Recep Tayyip Erdogan: il terrorista scatenato

curdidi James Petras – nov2015

Introduzione: L’attacco terroristico di Ankara del 12 ottobre 2015, causando la morte di 127 sindacalisti di categoria, attivisti per la pace, sostenitori della causa curda e progressisti, è stato attribuito sia al regime di Recep Tayyip Erdogan che ai terroristi dell’ISIS. L’’ipotesi’ del regime di Erdogan è che l’ISIS o il Partito Curdo dei Lavoratori (PKK) siano stati responsabili dell’attacco terroristico, una posizione ripresa da tutti i governi della NATO e doverosamente ripetuta da tutti i mass-media occidentali. La loro dichiarazione più recente è che un membro turco dell’ISIS ha effettuato la strage – in ‘un’azione copia e incolla’, seguita a quella di un altro membro, accusato dal governo turco per un attentato precedente, che ha lasciato 33 giovani attivisti pro-curdi morti nel mese di luglio a Suruc, sul confine siriano.

L’ipotesi alternativa, espressa dalla maggioranza dell’opposizione turca, è che il regime di Erdogan sia stato, direttamente o indirettamente, coinvolto nell’organizzazione terroristica o di avere permesso che questo accadesse.

Nell’analizzare ciascuna delle ipotesi, è necessario esaminare quale delle due risponda meglio per i fatti che hanno portato al massacro e chi beneficia della conseguente confusione.

Il nostro approccio consiste nell’esaminare chi sta dietro i vari atti di violenza che precedono, accompagnano e seguono la strage di Ankara. Prenderemo in esame le politiche sia delle vittime che del regime di Erdogan, e la loro concezione della governance politica, in particolare alla luce delle prossime elezioni nazionali del novembre 2015.

Antecedenti dell’attacco terroristico di Ankara

Nel corso degli ultimi anni, il regime di Erdogan è stata impegnato in una violenta repressione dell’ attività della società civile. Nel 2013, una massiccia azione della polizia ha represso una grande protesta sociale nel centro di Istanbul, uccidendo 8 manifestanti e ferendo 8500 ecologisti e attivisti della società civile che difendevano il Parco Taksim Gezi dagli ‘sviluppisti’ legati al governo. Nel mese di maggio 2014, oltre 300 minatori turchi sono stati uccisi a Soma da un’esplosione sotterranea in una miniera di proprietà di un sostenitore Erdogan. Le successive dimostrazioni sono state brutalmente represse dallo Stato. La miniera, precedentemente di proprietà statale, era stata privatizzata da Erdogan nel 2005 – molti hanno espresso dubbi sulla legittimità della vendita ai compari del regime.

Prima e dopo queste violente azioni della polizia contro i manifestanti civili, migliaia di funzionari e personaggi pubblici sono stati arrestati, licenziati e indagati dal regime di Erdogan, con l’accusa di essere sostenitori di un’organizzazione sociale islamica legale – il cosiddetto movimento Gülen.

Centinaia di giornalisti, attivisti per i diritti umani, editori e altri operatori dei media sono stati arrestati, licenziati e ricattati su comando del regime di Erdogan, per aver criticato la corruzione ai vertici del governo Erdogan.

Il regime di Erdogan ha intensificato la repressione interna verso l’opposizione laica, al fine di concentrare il potere nelle mani di un governo di culto islamico. Questo è stato particolarmente vero, dopo che il governo ha approfondito il suo sostegno a migliaia di estremisti jihadisti stranieri e mercenari di passaggio in Turchia nel loro cammino verso la jihad siriana.

Dall’inizio della rivolta armata in Siria, la Turchia è diventata il principale campo di allenamento, deposito di armi e punto d’ingresso per i terroristi islamici armati (AIT) diretti verso la Siria. Il regime di Erdogan ha diretto gli AIT ad attaccare, espropriare e distruggere i Curdi siriani e iracheni, i cui combattenti hanno liberato una parte significativa del nord della Siria e dell’Iraq e hanno servito da ‘esempio di autogoverno’ per i Curdi turchi.

Il regime di Erdogan ha accompagnato la brutale monarchia saudita brutale nel finanziare e armare gli AIT e, soprattutto, il loro addestramento nella guerriglia terroristica urbana contro il governo secolare di Damasco e il regime sciita di Baghdad. Essi si sono specializzati negli attacchi bomba contro i siti popolati dai nemici di Erdogan o verso gli obiettivi dei Sauditi, soprattutto Curdi secolari, movimenti di sinistra, sindacalisti e Sciiti alleati con l’Iran.

A tal fine, Erdogan ha combinato quattro politiche:

  • Ha notevolmente ampliato il sostegno turcoe il reclutamento di terroristi islamicii n tutto il mondo, compresa la Libia e la Cecenia.

(2) Ha facilitato il loro ingresso in Siria, e li ha incoraggiati ad attaccare villaggi e città nelle regioni etniche curde .

(3) Ha interrotto i negoziati di pace con il PKK e rilanciato una guerra su vasta scala contro i Curdi militanti.
(4) Ha organizzato una campagna terroristica segreta contro il partito legale laico ed elettorale pro-curdo, il Partito Democratico del Popolo (HDP).

Il regime di Erdogan ha cercato di consolidare i suoi poteri dittatoriali per perseguire e approfondire l’’islamizzazione’ della società turca e per proiettare la sua versione di egemonia turca sulla Siria e le regioni curde, dentro e fuori della Turchia. Per raggiungere questi obiettivi ambiziosi e di ampia portata, Erdogan aveva bisogno di purgare la sua Amministrazione da eventuali centri di potere rivali.

Ha iniziato con l’incarcerazione e l’espulsione di fugure secolari, militari kemalisti e nazionalisti. Ha continuato con una purga dei suoi ex-sostenitori dell’organizzazione Gülen.

Non riuscendo a ottenere una maggioranza nelle elezioni nazionali a causa della crescita dell’HDP, ha proceduto con una campagna di terrore sistematica, organizzando gruppi da strada costituiti da suoi seguaci del ‘Partito della Giustizia e dello Sviluppo’, che hanno bruciato e distrutto gli uffici dell’HDP e picchiato gli attivisti. La campagna di terrore di Erdogan è culminata con l’attacco-bomba del luglio 2015 a un incontro di giovani di sinistra a Suruc, i cui attivisti erano riuniti per aiutare i profughi curdi siriani e i combattenti assediati resistenti ai terroristi islamici a Kobane, una grande città siriana di là del confine controllato dall’ISIS sostenuto da Erdogan. Oltre 33 attivisti sono stati uccisi e 104 sono stati feriti. Due ufficiali o poliziotti dell’intelligence segreta turca, che sapevano in anticipo dell’attacco, sono stati catturati, interrogati e giustiziati dal PKK. Questa rappresaglia per quello che è stato ampiamente creduto essere un massacro sponsorizzato dallo stato ha fornito a Erdogan un pretesto per rilanciare la sua guerra contro i Curdi. Erdogan ha subito dichiarato guerra a entrambi i movimenti curdi, armati e disarmati.

Il regime di Erdogan ha tirato fuori l’affermazione che l’attacco terroristico a Suruç è stato commesso da attentatori suicidi dell’ISIS, ignorando i legami del regime con l’ISIS. Ha annunciato un’indagine su larga scala. In realtà è stata una mossa superficiale, seguita dal rilascio di sospetti senza alcuna conseguenza.

Se l’ISIS è stato coinvolto in questo e nei massacri di Ankara, lo ha fatto al comando e sotto la direzione dell’intelligence turca agli ordini del presidente Erdogan.

Il massacre di Suruç: una prova generale per Ankara

Suruç è stata una ‘prova generale’ per l’attacco terroristico di Erdogan ad Ankara, tre mesi più tardi.

Ancora una volta, l’obiettivo principale è stato il partito di opposizione curdo elettorale (HDP), così come i maggiori sindacati progressisti, le associazioni di categoria e di attivisti contro la guerra.

Ancora una volta, Erdogan ha accusato l’ISIS, senza riconoscere i suoi legami con l’ISIS. Certi fatti indicano la complicità dello Stato turco:

1) Perché le bombe erano collocate in mezzo ai manifestanti disarmati e non vicino al quartier generale della polizia e dell’intelligence alla distanza di un blocco dalla carneficina?

2) Perché la polizia di Erdogan ha attaccato ed impedito l’assistenza medica di emergenza ai manifestanti nel periodo immediatamente successivo l’attentato?

3) Perché ha impedito ai leaders popolari, agli inquirenti indipendenti e ai rappresentanti dei gruppi colpiti di esaminare il sito dell’attacco?

4) Perché Erdogan ha rifiutato immediatamente l’offerta del cessate-il-fuoco del PKK e ha lanciato una vasta operazione militare, mentre promuoveva i manifestanti di strada rabbiosamente sciovinisti contro i Curdi impegnati in campagne politiche legali?

5) Perché la polizia ha attaccato i partecipanti ai successivi funerali?

Chi si è beneficiato degli attacchi terroristici?

Gli attacchi terroristici hanno beneficiato gli obiettivi politici immediati e strategici, a lungo termine, di Erdogan – e di nessun altro!

In primo luogo, essi hanno fatto fuori attivisti del partito HDP, della sinistra pacifista e sindacalisti. I violenti attacchi del governo contro l’HDP all’indomani del massacro hanno aumentato la possibilità di Erdogan di assicurarsi la maggioranza elettorale, di cui ha bisogno per cambiare la costituzione turca, così da poter assumere poteri dittatoriali.

In secondo luogo, era mirato a: (1) ridurre i legami tra i Curdi turchi e siriani; (2) rompere i legami tra i sindacati turchi progressisti, i professionisti laici, gli attivisti per la pace e il Partito Democratico Curdo; (3) mobilitare i gruppi da strada ultra-nazionalisti turchi affinché attaccassero e distruggessero gli uffici elettorali dell’HDP; (4) intimidire gli attivisti democratici e progressisti e mettere a tacere il dissenso verso la presa di potere interna di Erdogan e l’intervento in Siria.

Alla domanda: chi è responsabile dei violenti attacchi seriali verso le organizzazioni della società civile e i partiti politici di opposizione, delle purghe e degli arresti di funzionari indipendenti in vista dell’attacco terroristico, dobbiamo rispondere che è Erdogan.

Chi è stato dietro la campagna di violenza e gli attacchi-bomba nei quartieri curdi a Istanbul e altrove che hanno portato agli attacchi terroristici a Suruç e Ankara? La risposta è Erdogan.

Conclusione

Inizialmente abbiamo contrapposto due ipotesi per quanto riguarda l’attacco terrorista ad Ankara: l’ipotesi del regime di Erdogan che l’ISIS – in quanto forza indipendente dal governo turco -o anche il Pkk siano stati responsabili dell’uccisione brutale di attivisti delle organizzazioni civili turche e curde; e l’ipotesi opposta, che il regime di Erdogan ne sia stato la mente.

Dopo aver esaminato le motivazioni, le azioni, i beneficiari e gli interessi dei due ipotetici sospetti, l’ipotesi che rappresenta più elegantemente e accuratamente e che dà un senso ai fatti è che il regime di Erdogan sia direttamente responsabile della pianificazione e dell’organizzazione dei massacri, attraverso i suoi agenti dei servizi segreti.

Un’ipotesi sussidiaria è che l’esecuzione – la collocazione delle bombe – potrebbe essere stata compiuta da un terrorista dell’ISIS, ma sotto il controllo di apparati della polizia di Erdogan.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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