In ogni ambito del senso comune ci aspetta una lunga battaglia

posda cubainformacion.tv

Intervista realizzata da Davide Angelilli a Ciro Brescia che ha partecipato con la delegazione italiana alla quinta Escuela de Verano e all’incontro latino americano progressista realizzato a Quito in Ecuador nel mese di settembre. Ciro Brescia è parte del progetto informativo ALBAinformazione per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli, sito dell’Associazione Nazionale delle Reti di Organizzazioni Sociali (ANROS Italia), aderente alla Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”.

Come è stato l’incontro latinoamericano progressista? Qual è stato il messaggio che più si è ascoltato?

Abbiamo partecipato alla quinta scuola di Verano organizzata dal Ministero delle relazioni estere e della mobilità umana dell’Ecuador. Giovani provenienti da giardino dei paesi dell’America Latina e del mondo Hanno condiviso per due settimane lezioni ed escursioni per conoscere la realtà dell’Ecuador della rivoluzione cittadina e della proposta del Sumak Kwsay, El buen vivir ecuatoriano. Dall’Italia abbiamo partecipato in due, con Danilo Della Valle, che inoltre ha avuto l’onore di partecipare all’atto del cambio di guardia al palazzo presidenziale Carondelet insieme al presidente Rafael Correa.

Alla fine della scuola abbiamo partecipato anche al Secondo Incontro Latinoamericano Progressista, del quale ci ha molto colpito il discorso di Álvaro García Linera, il vicepresidente della Bolivia, che ha sottolineato l’imprescindibile necessità di prendere in mano le redini del potere dello Stato: prima di tutto, se vuoi trasformare il potere dello Stato, devi prenderlo nelle tue mani.

“Salvo il potere tutto è illusione”, diceva Lenin, e in questo senso l’ha anche sottolineato Diego Vintimilla Jarrím, il più giovane deputato dell’Ecuador e militante del Partito comunista ecuatoriano, come ci ha tenuto a precisare la presidenta dell’Assemblea nazionale, Gabriela Rivadeneira, anche lei molto giovane, e come ci ha tenuto a ricordare anche il compañero ministro degli esteri, Ricardo Patiño.

Álvaro García Linera ha approfittato di questa occasione per reiterare la sua dichiarata visione leninista e per ricordare ai partecipanti che non si può scindere dell’apporto di Lenin, né dal pensiero di Gramsci, dalla “connessione sentimentale con le masse”. “Gramsci senza Lenin è come la tenerezza senza la vittoria”, ha commentato Garcia Linera.

Considero inoltre che ci sono altri apporti che devono essere valorizzati nei processi rivoluzionari, imprescindibilmente, come quelli di Mao, e nello specifico in relazione all’applicazione della linea di massa, che è comunque collegata a ciò che lo stesso Gramsci ci dice. In poche parole: Dobbiamo imparare ad inserirci in ogni situazione concreta con l’obiettivo di individuare la parte più avanzata (possiamo parlare in questo senso di “sinistra”), avvicinare a questa la parte che sta nel mezzo, (“il centro”), al fine di isolare la parte più arretrata (“la destra”).

Dobbiamo anche comprendere che c’è sempre una lotta fra due linee che si scontrano per determinare la propria influenza sulle masse, non solo, ma anche nelle file della stessa organizzazione, e persino fin dentro noi stessi; tale dinamica si realizza coscientemente attraverso una lotta ideologica attiva. In quest’ambito, la lotta di classe continua anche se sotto forma diversa nella fase di transizione socialista (dal capitalismo al comunismo); la rivoluzione proletaria si esprime nei paesi bersaglio dell’imperialismo in quanto rivoluzione di nuova democrazia per poi passare alla fase della rivoluzione socialista.

Qual è stata la partecipazione dell’Italia?

L’unico invitato italiano ufficiale alla ELAP è stato il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista rappresentante della seconda forza politica del Parlamento italiano. Nel Parlamento italiano non esistono forze “di sinistra”, ad esclusione del Pd è di Sel che nonostante continuino a dichiararsi tali, come la socialdemocrazia europea, in fin dei conti, in un modo o in un altro, finiscono per appoggiare le aggressioni imperialiste (in genere attaccano sempre la Rivoluzione Bolivariana…). Pertanto a dire il vero mi sembra che molto poco possono dirsi di sinistra, nonostante si presentino come tali, in molti casi utilizzando in maniera strumentare il discorso dei migranti per apparire quello che non sono.

D’altro canto, il Movimento 5 Stelle, seppur rifiutando di posizionarsi sull’asse destra-centro-sinistra, è ogni giorno più impegnato a dare a conoscere in Italia la realtà delle proposte dell’ALBA-TCP che vede il protagonismo di Cuba, del Venezuela, dell’Ecuador, della Bolivia, del Nicaragua e alcune isole dei Caraibi, e allo stesso modo lo facciamo noi come ALBAinformazione.

Io stesso sono iscritto alla piattaforma del Movimento 5 Stelle, con il quale ho partecipato alle elezioni regionali della mia regione, la Campania, già nel 2010, quando ancora il movimento non era molto conosciuto e aveva molto poco ritorno elettorale. Il Movimento 5 Stelle non nasce da una base ideologica precostituita, piuttosto come associazione cittadina dove si esercitano forme di democrazia diretta, con le quali tutte e tutti possono partecipare ad esprimersi, senza doversi iscrivere ad alcun partito.

Alessandro Di Battista conosce molto bene l’America Latina, poiché l’ha percorsa, zaino in spalla, in lungo e largo macinando 80.000 km in due anni, toccando con mano la realtà dei popoli latino americani. Il suo discorso è stato molto apprezzato dai giovani ecuadoriani, più d’uno ha chiesto di farsi fotografare con lui; come ha affermato la compagna italo-cubana Ida Garberi, sembrava quasi essere diventato più famoso dei cinque!

Qui il discorso di Di Battista alla ELAP: https://www.youtube.com/watch?v=hj_2FH4M7bg

Personalmente poco mi interessa che lui non si definisca di sinistra o comunista, considero più importante che sia una persona onesta; oggi i processi progressisti rivoluzionari latino americani hanno bisogno di avere un ampio sostegno e molti amici a livello internazionale, molto più in là degli “addetti ai lavori”, degli “esperti di marxismo” e simili, che inoltre non sono nemmeno molti: l’identitarismo serve soltanto per soddisfare ego personali di coloro che credono di essere più rivoluzionari di altri, non molto di più, e a volte nel concreto della trasformazione della realtà riescono solo a fare danni.

Quali sono stati i principali momenti di controversia e dibattiti (estrattivismo, relazioni Stato movimenti sociali)?

Il discorso di Álvaro García Linera nella sua conferenza magistrale è stato molto chiaro, ed è stato ben apprezzato anche dal sociologo e politologo argentino Atilio Alberto Borón, cosa che mi sembra importante evidenziare.

Esiste una cosiddetta “sinistra”, che ritiene di essere sempre a più “a sinistra” di altri. Gli ultra-sinistri finiscono sempre per rivelarsi i migliori alleati dell’oligarchia, della borghesia imperialista, come ha sottolineato Linera, come succede in Venezuela con il partito autodenominato “Bandiera Rossa”, che scende in piazza con la destra, lo stesso accade con alcuni sedicenti maoisti – e ovviamente anche “trotzkisti” – in Ecuador.

Lo stesso Correa ha fatto riferimento a questo aspetto nei suoi discorsi, come Linera quando parla degli “ecologisti ingenui”, la cui unica parola d’ordine è “basta con l’estrazione”, dalla notte alla mattina, di qualsiasi materia prima. Non a caso certi personaggi sono sostenuti da ONG molto conosciute, affermano sempre Linera e Correa, con i soldi delle oligarchie imperialiste, e bene lo sa, e lo denuncia Evo Morales.

Inoltre ritengo che ci troviamo in una lotta di lunga durata, che non si risolverà da un giorno all’altro, ed è proprio per questo che abbiamo bisogno di elaborare strategie chiare ed avere la massima flessibilità tattica necessaria. Di fronte a noi ci aspetta una lunga guerra popolare rivoluzionaria per farla finita con l’imperialismo, una guerra che non si riduce semplicemente e crudamente sul piano militare armato, parlo di qualcosa di più sottile, che si combatte giorno dopo giorno sul piano in ogni ambito del senso comune.

Basti pensare che oggi gli Stati Uniti stanno ammettendo in maniera aperta e sfacciata che i loro agenti addestrano i criminali in Siria, e non hanno nemmeno vergogna di denunciare che questi mercenari sono colpiti dalla forza aerea russa!

La guerra seminata dall’imperialismo è questa e non esistono terze vie di comodo da scegliere: o stai dalla parte dell’imperialismo ed i sui criminali e lacchè, veri nazifascisti, con i fanatici taglia-gole che si definiscono “islamici”, o stai dalla parte dei popoli in resistenza con i suoi alleati. O ti collochi in uno dei due lati della barricata, o sei parte della barricata.

Correttamente García Linera ha evidenziato come non abbia senso giustapporre la cosiddetta “guerra di movimento” contro “la guerra di posizione”, allo stesso modo non ha senso mettere in contraddizione Gramsci e Lenin, i due sono elementi intrecciati dialetticamente che si articolano in maniera diversa a seconda dei casi.

Lo stesso discorso vale quando si parla delle relazioni tra il potere costituito e il potere costituente, certamente ci appoggiamo sul secondo per spingere il primo, poiché sono le prospettive del secondo che devono prendere in mano le redini della costruzione umanizzante, ciò per quanto riguarda i termini del discorso nella relazione stato-movimenti sociali.

Cuba era presente con i Cinque. Come avete vissuto questo momento?

La partecipazione dei Cinque è stata davvero una festa, negli ultimi vent’anni siamo stati attivi quasi in ogni angolo del mondo per far conoscere il caso dei Cinque. Fidel disse: torneranno. E così è stato.

In Italia anche alcuni compagni nel 2010, sono stati perseguiti e condannati proprio pochi mesi fa, avendo partecipato ad alcune attività in solidarietà con Cinque. È successo anche alla mia città Napoli.

Di seguito alcuni video del presidio presso il Consolato degli Stati Uniti a Napoli, che evidenziano le provocazioni degli agenti imperialisti quando tentarono di sottrarci il nostro striscione strappandocelo dalle mani:




Vedere il ministro degli Esteri Ricardo Patiño cantare – lui sì che è un vero cantante – Insieme ai Cinque eroi cubani la dice lunga.

La presenza dei cinque nella ELAP ci dice che stiamo vincendo, cosa che ci riempie di orgoglio tutte e tutti, ma allo stesso tempo sappiamo che la lotta si farà più difficile e ancora più dura, non possiamo avere alcuna fiducia della borghesia imperialista, ní un tantico así, come già ci disse Che Guevara a suo tempo, e di questo siamo ben coscienti. Cuba continua ad essere il faro di riferimento dell’America Latina e qualcosa dice anche a noi europei di oggi.

Vuoi aggiungere altro?

I giorni della Escuela de Verano il compañero Patiño era impegnato come mediatore, nell’ambito della Unasur, in relazione alla crisi della frontiera fra Colombia e la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Nel giorno in cui era proprio lui a darci lezione al palazzo del ministero degli Esteri, si notava che era molto preso dalla questione fra i due paesi, molto attento al telefono, ogni 15 minuti arriva una telefonata importante a cui doveva rispondere, la lezione era diventata a capitoli… dopo la terza telefonata ci informa della lieta notizia che abbiamo accolto con un lungo applauso: l’azione di mediazione aveva raggiunto il suo obiettivo di far incontrare a Quito, Maduro con il presidente della Colombia Santos, qualche giorno dopo infatti abbiamo partecipato al comitato di benvenuto del presidente Maduro all’aeroporto di Quito.

Si notava facilmente che Ricardo Patiño era molto soddisfatto e contento; noi della Escuela de Verano siamo stati i primi ai quali ha commentato l’avvenimento. Con un largo è contagioso sorriso ha approfittato per darci una lezione in relazione al fatto che, come lui stesso ci ha commentato, nella vita bisogna avere il giusto tatto per relazionarsi con gli altri. Bisogna essere capaci di mostrare affetto ed empatia. In questo modo le cose riescono meglio.

Credo che Patiño oltre ad essere un buon cantante sia anche davvero un ottimo pedagogo. In qualche modo mi ha confermato qualcosa che già da tempo stavo teorizzando, per dirlo in questo modo, per costruire una democrazia effettiva questa deve essere davvero una democrazia affettiva.

Ci ha parlato a lungo del comandante Chávez, il quale lo invitava sempre, in ogni occasione utile, a cantare, e così lui sempre fa; con grande spirito di coinvolgimento ha messo tutta la scuola a cantare “Todo cambia”

Noi tutte e noi tutti dobbiamo prendere nelle nostre mani le redini del destino, anche con il canto.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Davide Angelilli]

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