Fernández, PL: «In Siria non è guerra civile ma guerra di rapina NATO»

da lantidiplomatico

Miguel Fernández Martínez, giornalista cubano e corrispondente dalla Siria per l’Agenzia di Stampa latinoamericana, Prensa Latina, rifiuta il luogo comune secondo il quale nel paese arabo, da quasi 5 anni, sia in corso una guerra civile. Per Fernández è in atto un aggressione ordita dalla NATO, con l’aiuto di Israele, Turchia, Giordania e delle Monarchie del Golfo per distruggere la Siria.

Aggressione finanziata dall’Occidente

Secondo l’UNICEF, 5,6 milioni di bambini siriani soffrono di povertà estrema e sono costretti a spostarsi continuamente per sfuggire dalle zone di guerra. Due milioni di rifugiati vivono in Libano, Giordania, Iraq, Egitto, Turchia e altri paesi del Nord Africa, mentre 3,6 milioni di bambini restano vulnerabili. Ventimila bambini sono morti in questa guerra imposta. «La foto del bambino siriano Aylan Kurdi, senza vita sulla sabbia di una spiaggia turca, è un colpo di frusta sulla coscienza di un Europa ipocrita e silenziosa, che nega la protezione alle sue vittime. Europa, Stati Uniti, Israele e i loro gendarmi hanno incoraggiato questa guerra fratricida. Aylan riflette altri bambini siriani che stanno morendo in questo momento a Damasco sotto il colpi di mortaio dei terroristi, o asfissiati dai gas tossici ad al-Foa e Kafraya, o brutalmente decapitati a Raqqa, o vinti dal calore e dalla sete nel deserto, cercando di sfuggire ai colpi di mortaio», ha affermato Fernández.

L’embargo degli Stati Uniti colpisce il popolo cubano anche nella comunicazione, Internet, radiodiffusione, qualcosa di simile avviene anche con la Siria?

«Tutte gli embarghi sono dannosi perché le vittime sono i poveri. Cuba lo sa che, dopo aver affrontato per più di 50 anni, un criminale blocco imposto dagli Stati Uniti le ha causato finora perdite e danni per più di 833.755 milioni di dollari. Le potenze occidentali nei confronti della Siria, guidate dagli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito non hanno mostrato alcuna pietà. Hanno bloccato le sue esportazioni, tutti i contratti, hanno congelato i conti bancari. Hanno interrotto i segnali satellitari, in modo che la verità non venga a galla, infine, hanno attuato una campagna mediatica destinata a destabilizzare, rompere e distruggere l’unità del popolo siriano, e minare la sua resistenza contro l’aggressione terrorista finanziata dall’Occidente».

Ci parli del governo di Bashar al-Assad. Come era la vita in Siria prima dell’intervento degli Stati Uniti e dell’Europa?

“Il presidente Bashar al-Assad è diventato il capro espiatorio dei maggiori circoli di potere internazionali per cercare di ripetere in Siria quello che hanno fatto in Afghanistan, Iraq, Yemen, Libia e altri paesi della regione. Da molto tempo prima della crisi iniziata nel 2011,  al-Assad è stato preso di mira da Washington e dalle sue agenzie di intelligence, chiamato a diventare una vittima dell’avidità imperiale per non aver ceduto alle disposizioni della Casa Bianca.

Da quando il presidente al-Assad è salito al potere dopo la morte del padre Hafez al-Assad, ha proseguito le politiche pan-arabiste di unità regionale, che hanno dato molto risalto alla Siria nel Movimento dei Paesi Non Allineati. Al-Assad non ha venduto l’economia nazionale al FMI, seguendo l’esempio di suo padre, il più importante sostenitore della causa palestinese per la restituzione dei territori occupati da Israele e del ritorno di milioni di profughi palestinesi al loro luogo di origine. La Siria è sempre stato uno dei peggiori nemici di Israele, che ha condannato per le sue politiche espansionistiche e chiede la restituzione delle alture del Golan, occupate illegalmente dall’esercito israeliano dal 1967. A questo, bisogna aggiungere la solida amicizia tra il governo di Damasco e la Repubblica islamica dell’Iran, unite da legami storici di amicizia e cooperazione.

Bashar al-Assad ha promosso la modernizzazione della società siriana, iniziata dal padre negli anni ’70, ha difeso il concetto di Stato laico, imponendo la legge dello Stato su ogni religione e il diritto di coesistenza di una popolazione multietnica. Né ha permesso la privatizzazione del settore petrolifero e delle industrie più importanti del paese. Per tutti questi motivi è stato un obiettivo da distruggere da parte delle amministrazioni neocoloniali degli Stati Uniti e dai suoi alleati europei».

In Siria è in corso una guerra civile?

«Mi rifiuto di accettare la tesi che qui sia in corso una guerra civile. È falso come il sole che sorge di notte. Quello che succede qui è un aggressione internazionale organizzata dalla NATO. Il Dipartimento di Stato nordamericano e i servizi segreti israeliani sono riusciti a riunire le monarchie del Golfo Arabia Saudita e Qatar, insieme ai governi di Giordania e Turchia, per iniziare l’assedio della Siria. Le strategie per avviare la crisi erano chiare. Hanno cercato di portare in Siria gli effetti sperimentati da altri paesi di quella che è divenuta nota come la primavera araba, un mostro destabilizzante che ha lasciato conseguenze dolorose in ogni paese in cui è stata imposta. Per questo hanno usato diversi metodi, uno era la manipolazione dei Fratelli Musulmani, che era già stato utilizzata in Egitto, Libia, Tunisia e altri paesi, cercando di dare una sfumatura religiosa alle proteste, oltre ad altre politiche destabilizzanti organizzate dall’ambasciata degli Stati Uniti.

Non è un segreto che durante le presunte manifestazioni popolari nel marzo 2011 quando ebbe inizio il conflitto, l’ex ambasciatore USA a Damasco, Robert Ford, era sempre in viaggio nelle varie province per incontrare i leader dell’opposizione e per finanziare le proteste. In quelle manifestazioni “popolari” c’erano uomini armati che sparavano contro la polizia. Hanno creato il caos e la violenza, perché è stato tutto ben progettato per generare destabilizzazione e far posto a ai gruppi jihadisti, organizzati, armati e addestrati dall’Occidente, in attesa alle frontiere della Giordania, a sud; La Turchia, a nord, e l’Iraq a est. Non è un segreto che l’auto-proclamato Free Syrian Army, composta per lo più di disertori dell’esercito siriano, è stato finanziato da Parigi, e nel suo processo di disintegrazione, la maggior parte dei suoi membri è passata alle bande di terroristi dello Stato islamico o al-Nusra, il braccio armato di Al Qaeda in Siria.

Un altro modo utilizzato per attaccare la Siria è stato attraverso il reclutamento di mercenari provenienti da più di sessanta paesi, che vengono istigati da leader religiosi estremisti ed insistono a chiamare il jihad o guerra santa contro il governo legittimo in Siria. Infine, quattro anni dopo l’inizio di questa guerra di rapina, le forze sono state concentrate in due gruppi principali. Da un lato, le forze armate siriane, con un esercito di quasi 350.000 uomini, in collaborazione con le unità di milizia conosciuta come Difesa nazionale, e dall’altra gruppi terroristici che continuano a provocare caos e terrore».

Il terrorismo dell’Isis

Come nasce l’Isis e come viene introdotto in Siria? Cosa controlla? Si dice che vendano petrolio per finanziarsi e dispongano di risorse milionarie

«Lo Stato islamico, gruppo terroristico, anche conosciuto in arabo come Daesh, è giunto qui da poco più di un anno, da uno smembramento di Al Qaeda che opera nel territorio dell’Iraq. Da quando ha iniziato la sua espansione in territorio siriano, hanno proclamato la creazione di un califfato, la cui capitale è la città di Raqqa, situata a poco più di 500 chilometri a est di Damasco, occupata dagli estremisti.

Sulle atrocità dello Stato Islamico si parla ogni giorno. Manipola la fede religiosa dei suoi membri e sostenitori, e fa un’interpretazione distorta del Corano, imponendo la legge della Sharia, e un tipo di governo tirannico che include l’imposizione di punizioni crudeli che possono variare dalla decapitazione alla lapidazione fino alla crocifissione ed ad altre forme barbariche per imporre la legge. Dietro c’è un intero gruppo di contrabbandieri, profittatori e criminali – la maggior parte sono proprio quei paesi che cercano di rovesciare Bashar al-Assad – che trafficano con loro il  petrolio nelle zone occupate, e le reliquie archeologiche e storiche vandalizzate da diversi villaggi ovunque vadano.

C’è un particolare che non voglio tralasciare circa la manipolazione esercitata dai grandi media occidentali sui territori occupati dall’Isis in Siria. Molti media insistono nel sostenere che occupa più del 50% del territorio siriano, ciò non corrisponde a nessuna verità. La maggior parte della popolazione siriana vive nelle zone sotto il controllo del governo, il centro ovest del Paese, sulla costa mediterranea. La maggior parte delle zone sotto il controllo dei terroristi sono zone desertiche a bassa densità demografica; L’Isis controlla solo la città di Raqqa, parte della città di Idleb e poco meno della metà di Aleppo. Dove sono forti in realtà nel controllo delle strade a est, impedendo il movimento delle truppe nelle zone di combattimento con ripercussioni sull’economia nazionale e sulla popolazione siriana».

A chi importa la distruzione della Siria?

«Ricordo molti anni fa qualcuno mi ha detto che gli Stati Uniti e le grandi potenze guardare al Medio Oriente come “un grande lago di petrolio”. L’Occidente non ha mai guardato con rispetto a questa parte del mondo. Qui ci sono presenti tracce del suo percorso coloniale, ha spogliato l’antica cultura di questi popoli e le loro principali riserve di combustibile. Nel caso della Siria, per aver rifiutato di essere un servitore delle potenze occidentali, è stata “condannata” ad essere invasa. Però non hanno fatto i conti con la resistenza del popolo siriano, che è stato in grado di difendersi in più di quattro anni da tutta questa campagna di aggressione terroristica. Inoltre, hanno usato anche una delle formule per  destabilizzare l’unità nazionale, come il settarismo, cercando di creare divisioni tra sunniti, sciiti, alawiti, curdi, armeni, drusi, cristiani, yazidi, che formano quell’amalgama storico e indistruttibile che si chiama popolo siriano».

Quali sono le difficoltà che lei deve affrontare per fare il suo lavoro come corrispondente di Prensa Latina?

«Le stesse di ogni siriano. Convivo con loro, soffriamo le stesse necessità e condividiamo le nostre speranze. Ho visitatole zone di combattimento, le scuole distrutte dalla guerra, i campi profughi, insomma, cerco di toccare con mano tutto. Ho potuto parlare con mercenari stranieri catturati dall’esercito e sentire dalle loro labbra quali forze esterne di gran lunga sono coinvolte in questa guerra. Ho avuto l’opportunità di intervistare ministri, così come la gente comune. Chi mi può dare la sua versione della guerra e mi permette di avere nuovi argomenti per spiegarli ai lettori, sarà sempre il benvenuto».

Qual è la situazione umanitaria in Siria?

«Secondo le Nazioni Unite, la Siria sta soffrendo la peggiore crisi umanitaria conosciuto da 70 anni a questa parte. Come risultato di questa guerra, più di quattro milioni di siriani si sono rifugiati in altri paesi. I principali paesi di accoglienza sono Libano, Turchia, Giordania, Iraq ed Egitto. Circa undici milioni sono gli sfollati all’interno del paese, e il numero dei morti è scioccante. Finora, alcuni dicono che sono stime prudenti, ci sono più di 240.000 morti, di essi, 50.000 membri dell’esercito. In alcune aree vi è la fame e la mancanza delle cose più elementari, come l’acqua, l’elettricità. È una storia difficile e triste».

Come ha affrontato il governo la lotta contro il terrorismo?

«La Siria si è difesa con gli artigli da un’aggressione internazionale. L’esercito siriano e le milizie hanno portato tutto il peso di questa guerra ed un alto costo umano e materiale. Sulla Coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, c’è poco da dire. Da più di un anno ”bombardano” presunte posizioni dei gruppi terroristici, e ciò che fanno è rafforzarli. Ci sono prove che in alcuni posti della Siria e dell’Iraq, questi stessi aerei hanno calato armi e munizioni che vanno nelle mani dei gruppi estremisti. Da parte loro, le milizie curdo-siriane che si identificano come YPG, hanno svolto anche loro un compito difficile nella difesa dei loro territori nel nord della Siria, soprattutto nelle zone a nord di Aleppo e nella provincia orientale di Hasaka, riuscendo persino ad espellere terroristi dai loro territori».

Cosa puoi dirci dei crimini contro donne, bambini e anziani e sulla distruzione dei beni culturali?

«Hanno scosso l’opinione pubblica internazionale. Sono metodi veramente sadici quelli utilizzati, come il taglio delle teste dei loro nemici o la crocifissione delle persone in luoghi pubblici, o lapidazione delle donne. Gli omosessuali li gettano dai tetti degli edifici, le donne sono picchiate per non aver indossato il velo o perché escono da sole per le strade. Quello che accade ai bambini mi fa male. Hanno chiuso molte scuole nelle aree occupate, e aperto delle scuole più piccole, dove si insegna l’importanza del suicidio al fine di raggiungere uno scopo, o diventano assistenti dei boia durante le esecuzioni. Il danno psicologico e sociale per questi bambini è impressionante».

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