(VIDEO) Napoli 24ott2015: NO NATO, NO aggressioni imperialiste

NO NATO
Le contraddizioni causate dal dominio capitalistico ancora una volta stanno producendo crisi economica, rafforzamento della competizione tra le grandi potenze, aggressioni dirette ed indirette ai popoli dei Paesi più deboli e rafforzamento del militarismo. Ancora una volta si stanno creando le condizioni per un nuovo conflitto mondiale che tutte le classi dirigenti dicono di non volere ma che rafforzano ogni giorno di più con le loro scelte economiche, politiche e militari.

Le potenze occidentali, con capofila gli USA, per quanto in competizione anche tra di loro, perseguono al momento una politica unitaria nei confronti delle potenze emergenti di Russia e Cina ma soprattutto nella manomissione e aggressione verso i Paesi più deboli. Di tale politica unitaria la NATO è il dispositivo principale: uno strumento di convergenza e di coordinamento degli interessi dominanti dell’imperialismo euro-atlantico, uno strumento offensivo al servizio delle mire espansionistiche ed interventistiche delle grandi potenze occidentali, a scala planetaria, che tanti disastri stanno provocando in giro per il mondo. Dalla ex Jugoslavia all’Afghanistan, dall’Iraq alla Libia, passando per il sostegno ai cosiddetti “rivoltosi” di Ucraina e Siria, la Nato ha seminato morte e distruzione contro popolazioni e Paesi che non rappresentavano nessuna minaccia per l’Europa e per gli USA. 

Ma il crescente militarismo, la corsa agli armamenti da esso indotto e la militarizzazione dei territori degli stessi Paesi facenti parte della NATO si rivela essere un potente strumento in mano ai governanti e alle classi dirigenti per disciplinare anche le proprie popolazioni, per imporre una gestione sempre più autoritaria delle istituzioni, per ridurre le possibilità di ribellarsi alle conseguenze della crisi ed alle politiche che l’accompagnano a difesa dei grandi poteri economici finanziari ed industriali.

Per tale motivo la lotta contro la NATO rappresenta uno dei nodi principali per contrastare il crescente militarismo, la politica di aggressione e le spinte verso una Terza guerra mondiale. 

Dal 3 ottobre fino al 6 novembre si svolgerà in Italia, Spagna e Portogallo la «Trident Juncture 2015» (TJ15), definita dallo U.S. Army Europe «la più grande esercitazione Nato dalla caduta del Muro di Berlino». Con 36 mila uomini, oltre 60 navi e 200 aerei da guerra di 33 paesi (28 Nato più 5 alleati), questa esercitazione servirà a testare la forza di rapido intervento – Nato Response Force (NRF) – (circa 40mila effettivi) e soprattutto il suo corpo d’élite (5mila effettivi), la Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), enfaticamente soprannominata “Spearhead” (punta di lancia), in grado di essere schierata in meno di 48 ore per rispondere “alle sfide alla sicurezza sui nostri fianchi meridionale e orientale”. In altre parole ad intervenire rapidamente, portando la “guerra preventiva”, ovunque si ritengono minacciati gli interessi occidentali estendendo, quindi, l’azione della Nato ad ogni angolo del mondo. La TJ15 sarà guidata dal Joint Force Command Brunssum (Olanda).

Parteciperanno all’esercitazione, oltre ad alcune tra le maggiori organizzazioni internazionali e governative, anche varie associazioni cosiddette umanitarie e diverse ONG, a dimostrazione della funzione collaterale alle politiche interventiste delle grandi potenze che molte di esse svolgono. Soprattutto vi parteciperanno le industrie militari di 15 paesi pronte a fare altri profitti fornendo le nuove armi di cui la Nato avrà bisogno. 

Sebbene rappresenti un appuntamento decisivo per certificare le nuove strategie interventiste, Trident Juncture 2015 non è la sola grande esercitazione militare messa in campo dalla Nato. 

Da “l’esplosione” della crisi ucraina le esercitazioni a ridosso dei confini russi sono più che raddoppiate. Decine di migliaia di uomini e centinaia di mezzi hanno partecipato alle manovre aereo-navali nel mar Nero, al largo delle coste sia di Romania e Bulgaria che della Georgia, nel mar Baltico, al largo della Norvegia e delle Repubbliche baltiche, rafforzando di fatto la presenza navale Nato. E ancora, esercitazioni terrestri in Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e nei Paesi baltici cui si sta accompagnando un crescente processo di riarmo con il trasferimento in questi Paesi di centinaia di carri armati, pezzi di artiglieria ed altri mezzi militari e l’avvio del programma di dispiegamento della cosiddetta “Difesa antimissile” in Polonia.

Una provocatoria stretta militare sulla Russia che, insieme alle pressioni sulla Cina con il dispiegarsi di mezzi militari nel Mar Cinese, aumenta il rischio di uno scontro diretto tra grandi potenze, portandoci dritti ad un nuovo conflitto militare internazionale. 

Ma l’esercitazione è anche una prova di forza diretta a quei Paesi o pezzi di Paesi (ormai) riluttanti ad accettare supinamente il dominio dell’imperialismo. E’ di appena qualche giorno fa il minaccioso appello che i principali membri della Nato, Italia in primis, hanno indirizzato “a tutte le fazioni libiche” perché arrivino ad un “governo di concordia nazionale che, in cooperazione con la comunità internazionale, possa garantire la sicurezza al Paese (alias agli affari dei “nostri” imprenditori, al “nostro” petrolio, alle “nostre” coste) contro i gruppi di estremisti violenti che cercano di destabilizzarlo”. 

Un pretesto, quello del terrorismo e dell’ISIS, che, insieme alla lotta contro i trafficanti di esseri umani, serve a legittimare le guerre e le occupazioni militari in corso in alcuni Paesi e le nuove aggressioni, al Medio e Vicino Oriente come ai Paesi dell’Africa Nord e sub-sahariana. Il via libera alla missione navale EuNavForMed con cinque navi militari, due sottomarini, l’uso dei droni, tre elicotteri e un migliaio di soldati per bloccare la partenza dei migranti dalle coste libiche, è solo la fase preparatoria di un nuovo intervento in Libia di cui l’Italia si candida ad essere capofila. Così come l’annuncio da parte di Francia e Gran Bretagna dell’invio di aerei in Siria per bombardare ufficialmente le postazioni dell’ISIS, ma di fatto l’esercito siriano, è un salto di qualità in direzione di un’aggressione diretta alla Siria.

Come al solito le diplomazie dei governi occidentali si vestono da (presunti) pompieri dopo che hanno provveduto essi stessi ad appiccare l’incendio. Così ora si crea un allarme per l’arrivo di tanti immigrati come se le politiche di strozzinaggio e di rapina prima e di aggressione militare diretta ed indiretta poi, di cui sono stati artefici, non fossero la causa scatenante di questo enorme afflusso di immigrati. Così l’emergenza immigrati viene strumentalizzata per giustificare un ulteriore livello di militarizzazione e per creare consenso alle politiche interventiste facendo leva sulla più bieca propaganda razzista di cui in Italia è capofila la Lega di Salvini. Le orribili scene di morte, che, data la presenza dei barconi, l’esercitazione nel Mediterraneo rischia di moltiplicare, e la repressione di questi giorni verso chi fugge da guerra, fame e devastazione ambientale rendono ancora più doveroso uno schieramento netto al fianco degli immigrati ed una mobilitazione forte contro queste odiose campagne xenofobe. 

Opporsi alle esercitazioni per dire no alla politica di aggressione della Nato ed alla politica militarista del nostro governo è necessario. 

Non possiamo essere complici della politica imperialista di distruzione e sfruttamento. Non possiamo più accettare che mentre ci chiedono continui sacrifici per “uscire dalla crisi economica”, mentre tagliano salari e pensioni, la sanità, la scuola, i trasporti, rendendo precaria la nostra stessa sopravvivenza, continuano a spendere miliardi per le spese militari che hanno ormai raggiunto cifre spaventose (la spesa militare italiana, secondo il SIPRI, nel 2014, è stata di circa 30 miliardi di dollari). 

Non possiamo permettere che mentre si strozzano Paesi come la Grecia e si spendono centinaia di milioni per impedire l’arrivo dei migranti o per tenerli in lager come i CIE, ogni minuto si spendono nel mondo, con scopi militari, 3,4 milioni di dollari, 204 milioni ogni ora, 4,9 miliardi al giorno con il solo obiettivo di accrescere i profitti e difendere i privilegi delle classi dominanti.

L’esercitazione Trident Juncture 2015 vedrà il ruolo strategico del Jfc Naples, comando Nato (con quartier generale a Lago Patria, Napoli) agli ordini dell’ammiraglio USA Ferguson, che è a capo delle Forze navali USA in Europa e delle Forze navali del Comando Africa. Non è occasionale: il Jfc Naples, infatti, si alternerà annualmente con Brunssum (Olanda) nel comando operativo della Nato Response Force, confermando il ruolo decisivo di Napoli nelle strategie dei comandi militari.

E’ per questo che, a partire dalla Sicilia (dove il governo tenta d’imporre l’entrata in funzione del micidiale Muos a Niscemi), dalla Sardegna, da Poggio Renatico (Ferrara), da Pratica di Mare e Pisa, tutti coinvolti nell’esercitazione, proponiamo di costruire insieme una forte mobilitazione contro la Trident Juncture, la militarizzazione dei territori e le politiche di guerra, su tutto il territorio nazionale da far confluire in una manifestazione nazionale a Napoli il 24 ottobre.

Anche negli altri Paesi coinvolti dall’esercitazione – ad es., a Saragoza e Barbate, in Spagna – gli attivisti antimilitaristi hanno avviato una campagna di opposizione alle manovre Nato e stanno preparando mobilitazioni.

Lavoriamo sin da ora a coordinare le tante opposizioni che si daranno dentro e fuori dall’Italia per allargare e dare continuità ad un movimento contro la Nato e la guerra.

Napoli 24 ottobre 2015 Manifestazione Nazionale per dire con concentramento in Piazza del Gesù alle ore 14.30. Qui la Pagina Facebook della Mobilitazione, con la piattaforma, le iniziative e le numerose adesioni: NO-Trident.

A cura del Comitato Pace Disarmo e Smilitarizzazione di Napoli e della Campania e Rete Napoli Nowar

• No all’esercitazione militare NATO “Trident Juncture 2015”
• No alle aggressioni militari e a qualsiasi ingerenza e manomissione portata avanti dalle potenze imperialiste
• No alla militarizzazione dei territori, alle servitù militari e alla devastazione ambientale
• No alle campagne razziste e xenofobe
• Si al diritto d’asilo europeo per tutti i profughi ed al diritto alla libera circolazione per tutti gli immigrati;
• Si al taglio delle spese militari e l’incremento delle spese sociali per: casa, lavoro, servizi sociali, reddito garantito, provvedimenti a difesa del territorio e dell’ambiente…

Napoli 01/10/15 Per info, adesioni e contatti: assembleanowar.na@gmail.com

Promotori:

Alex Zanotelli, padre missionario comboniano
Comitato napoletano “Pace e disarmo”
Rete Napoli No War

Prime adesioni collettive:

Albainformazione; Associazione “La Città Felice” di Catania; Associazione Claudio Miccoli; Associazione Asper-Eritrea; Biblioteca Ramondino e Newiller – Napoli; Caracas ChiAma Rete di solidarietà con la Rivoluzione boliviariana; Centro sociale ex Canapificio di Caserta; Circolo Vegetariano VV.TT.; Cobas Napoli; Collettivo Comunista (maxista-leninista) di Nuoro; Comitato BDS Campania; Comitato di Lotta per la Salute Mentale – Napoli; Comitato sardo Gettiamo le Basi; Comitato di sostegno alla resistenza palestinese – Napoli; Comitato Ucraina Antifascista di Bologna; Comitato Promotore coordinamento nazionale di solidarietà con il Donbass e l’Ucraina antifascista; Confederazione Cobas Sicilia; Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ONLUS; Comitato NO Base NATO Lago Patria; Comitato di base NoMuos/NoSigonella (Ct); Comitato No Muos No war di Piazza Armerina; Comitato No inceneritore San Salvatore Telesino; Comitato A Guardia dell’Ambiente Guardia Sanframondi; Comunità Palestinese della Campania; Cooperativa Sociale ‘E Pappeci; Coordinamento campano per la gestione pubblica dell’Acqua; Coordinamento NoTriv Terra di Bari; C.S.O.A. Officina99-Lab.Occ.Ska; E la caserma crollò – Napoli; Ex Opg Occupato “Je so’ Pazzo”; Esseblog; Fronte Palestina; IPRI – Rete CCP (Istituto Italiano di Ricerca per la Pace – Rete Corpi Civili di Pace); Forum mediterraneo forpeace; L’amico dolce – gruppo di volontariato; Laboratorio Politico Iskra; Laboratorio Politico Kamo; Mensa Occupata; Mondo senza Guerre e senza Violenza; Movimento di lotta per il lavoro Banchi Nuovi; Movimento immigrati e rifugiati di Caserta; Movimento No Muos; Peacelink Campania; Peacelink Italia; Pax Christi Italia; Pax Christi Napoli; Partito della Rifondazione Comunista; Redazione www.ildialogo.org (Giovanni Sarubbi – direttore); Radio Vostok; Red Link; Rete antirazzista catanese; Rete antirazzista Napoli; Rete campana salute e ambiente; Rete dei Comunisti; Rete No War – Roma; Rete nazionale Noi Saremo Tutto; Rete Radiè Resch – Gruppo di Salerno; Ross@; Scuola di Pace – Napoli; Si Cobas Napoli; Si Cobas Caserta; Sinistra anticapitalista Napoli; VAS (Verdi Ambiente e Società) NAPOLI; Laboratorio Zero81 – Napoli; Un ponte per…

Prime adesioni individuali 
Alessandra Esposito, Impiegata – Roma; Alessandro Santoro – prete della comunità delle Piagge; Angelo Agrippa operatore culturale Napoli; Antonio Mangione giornalista Giugliano; Antonio Rega Giugliano; Antonella Santarelli, sociologo e scrittrice; Antonina Piras –Napoli; Antonio Mazzeo – mediattivista; Alfonso Pirozzi –Giugliano; Bruno Antonio Bellerate Professore- Rocca di Papa (RM); Celeste Bucci -Prignano Cilento; Ciro Tello, Pozzuoli (NA); Tanio Uberto Gioino ingegnere Villaricca; Massimo Guida Padova; Claudia Berton, Verona (insegnante e scrittrice); Daniela Aluzzi impiegata Pozzuoli; Emanuela Maglione neuropsicomotricista Napoli; Fabrizio Cracolici – A.N.P.I. Nova Milanese (Monza e Brianza); Franceschino Nieddu impiegato da Nuoro; Francesco Cacciapuoti studente universitario/attivista Movimento Polis; Francesco Musumeci – medico; Francesco Perrotti –Napoli; Gaia Parise Lago Patria; Gianluca Volpe, Ricercatore – Roma; Gianni Lixi Cagliari; Gigliola Izzo scrittora Lago Patria; Giuseppe Zambon Frankfurt; Giuseppe Aragno, storico Napoli; Guido Piccoli – giornalista; Luca Gatto Lago Patria; Luisa Cerqua agente di commercio Giugliano; Luigi Grillo – avvocato di Torre del Greco; Laura Tussi – PeaceLink; Maite (Maria Teresa Iervolino), Marco Armiero ricercatore Stoccolma; Prc Napoli; Marcello Console, Lanciano; Milena Roberti insegnante Napoli; Novella Palombo, Analista ambientale – Roma; Ottavio Iommelli medico Napoli; Pasquale Pirozzi- Parete; Pietro Evangelista ricercatore Napoli; Renato Calì Sviluppatore informatico – Napoli; Riccardo Troisi – Rete italiana disarmo; Roberto Sabia ricercatore Roma; Raffaele Gargiulo fisioterapista Napoli; Salvatore Giordano, sociologo, scrittore; Simone Colella, Ricercatore – Roma; Rosa Schiano – attivista ISM

Prime adesioni di artisti

Associazione Illimitarte; Associazione Angeliblues; Capatosta; Juke Joint bb; Lino Vairetti musicista Napoli; Donato Corbo musicista Potenza; Lorenzo Federici musicista Napoli; Canio Loguercio artista Roma; Enzo Nini musicista Napoli; Brunella Selo musicista Napoli; Manuel Carotenuto musicista Napoli; Renato Federico musicista Napoli; Geremia Tierno musicista Napoli; Umberto Sirigatti musicista Napoli; Guido Migliaro musicista Napoli; Raffaele Cardone musicista Villaricca; Luciano Nini musicista Napoli; Maurizio Capone musicista Napoli; Daniele Sepe musicista Napoli; Rocco de Rosa musicista Roma; Gennaro Porcelli musicista Napoli; Mario Insenga musicista Arpino (Frosinone); Blue Stuff; Patrizio Esposito fotografo; Massimo Ferrante cantante-musicista; E Zezi Gruppo Operaio; Francesco Matarrese artista;

WSJ: «La visita di Assad a Mosca è disobbedienza all’Occidente»

da lantidiplomatico

La visita del presidente siriano Bashar al Assad a Mosca indica la sua disobbedienza verso l’Occidente e il ruolo essenziale che la Russia cerca di svolgere in Medio Oriente, secondo il quotidiano statunitense The Wall Street Journal.

Sul quotidiano nordamericano The Wall Street Journal si legge che è stata la «prima visita effettuata da Al Assad al di fuori del suo paese dopo lo scoppio del conflitto».

“L’invito del presidente russo Vladimir Putin mostra un forte sostegno pubblico al leader siriano e ribadisce le garanzie di Mosca di fronte alle critiche occidentale», secondo il giornale statunitense.

Con il suo intervento militare, si legge nell’articolo, il Cremlino si è posizionata come un attore chiave nel risolvere il conflitto che dura quattro anni, contribuendo ad aiutare al-Assad per evitare una sconfitta diretta sul campo di battaglia.

Nell’articolo si ricorda che nei mesi precedenti l’operazione aerea russa, le forze governative siriane hanno perso molte delle loro posizioni con un grande logorio e perdita di combattenti.

Nella conclusione dell’articolo di sostiene che «Ora Damasco si sente abbastanza sicura per lanciare un’offensiva e tornare a controllare i territori perduti».

Daniel Placeres, il deputato trasparente

di Geraldina Colotti – il manifesto

Uruguay. Intervista all’operaio-tupamaro, che ora è in parlamento, ma continua a lavorare in fabbrica

22ott2015.- «Dall’America latina all’Europa, pro­viamo a far cir­co­lare un’adrenalina comune, una nuova spinta al cam­bia­mento basata sugli ideali e sulla nostra sto­ria di rivo­lu­zione». La voce di Daniel Pla­ce­res, pacata e ferma, ben tra­dotta dalla gior­na­li­sta Nadia Ange­lucci, cat­tura l’attenzione dei pre­senti. Siamo nell’auletta par­la­men­tare dei gruppi messa a dispo­si­zione da Sel. L’ospite, accom­pa­gnato da una dele­ga­zione di movi­menti e asso­cia­zioni è il rap­pre­sen­tante nazio­nale del Movi­miento Par­ti­ci­pa­cion Popu­lar– Frente Amplio dell’Uruguay. E’ un ope­raio della fab­brica recu­pe­rata Envi­drio, che ha una gemella in Vene­zuela (Ven­Vi­drio). Fa il par­la­men­tare, ma con­ti­nua a lavo­rare in fabbrica.

Carlo De Ange­lis, della Coo­pe­ra­tiva sociale Agri­col­tura Capo­darco spiega il per­ché dell’incontro, ultima tappa di un viag­gio all’insegna della «coo­pe­ra­zione decen­trata inter­na­zio­nale»: con il cen­tro sociale La Strada, con il Cnca, con Action diritti, con Spin Time Labs e con l’Unione inqui­lini. Con l’Uruguay che ha por­tato alla pre­si­denza l’ex tupa­maro Pepe Mujica e che con­ti­nua a scom­met­tere su un modello inte­grato di par­te­ci­pa­zione popo­lare, il tema su tavolo è ghiotto: «uti­liz­zare la loro espe­rienza per aprire una rifles­sione sul rap­porto tra movi­menti sociali e poli­tici e sulla pos­si­bi­lità di un nuovo mutua­li­smo: per sanare la frat­tura che invece esi­ste in Ita­lia tra movi­menti sociali e poli­tici, fra spinte dal basso e rap­pre­sen­tanze isti­tu­zio­nali». Un tema par­ti­co­lar­mente sen­tito da Giu­lio Mar­con, indi­pen­dente di Sel, uno dei prin­ci­pali anfitrioni.

Pla­ce­res non si rispar­mia e per chia­rire il suo pen­siero, sven­tola la tes­sera da par­la­men­tare: «Que­sto car­tel­lino — dice — non deve diven­tare uno stru­mento di pri­vi­le­gio. Il par­la­mento deve aprirsi alla par­te­ci­pa­zione dei movi­menti e delle orga­niz­za­zioni popo­lari. Per molto tempo que­sto non è avve­nuto in Uru­guay, ma con la prima vit­to­ria del Frente amplio, nel 2004, i set­tori poli­tici hanno incor­po­rato le orga­niz­za­zioni sociali nelle deci­sioni. Il mes­sag­gio lan­ciato da Pepe Mujica, che è di tutti noi, è sem­plice: non vogliamo vivere come l’1% dei pri­vi­le­giati, ma come il 99% della popolazione».

Al ter­mine dell’incontro, Daniel Pla­ce­res ha con­ver­sato con il mani­fe­sto sulla situa­zione poli­tica in Uru­guay nella nuova geo­po­li­tica del con­ti­nente e nel con­te­sto inter­na­zio­nale.
Lei ha incon­trato i movi­menti per la casa, le asso­cia­zioni, i par­la­men­tari. Qual è il bilan­cio di que­sto viag­gio? Che idea si è fatta della situa­zione ita­liana?

E’ stato un viag­gio, breve, non ho la pre­sun­zione di avere un’idea esau­stiva. Però, per alcuni aspetti e fatte le debite pro­por­zioni, mi sem­bra che le domande emerse richia­mino quelle rima­ste ine­vase dalle nostre parti dopo la deva­sta­zione com­piuta dalle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste degli anni 80–90 e la crisi delle rap­pre­sen­tanze isti­tu­zio­nali tra­di­zio­nali. Non c’è uno spa­zio con­di­viso, un pro­gramma comune che dia sbocco alle richie­ste della popo­la­zione. Certo, l’Uruguay è un paese pic­colo, ma noi que­sto siamo riu­sciti a costruirlo. Il Frente Amplio è un movi­mento poli­clas­si­sta, che esi­ste dal 1971 ma che è andato affi­nando l’intesa fra le varie com­po­nenti, pur molto diverse: al nostro interno ci sono i comu­ni­sti, i socia­li­sti, i demo­cra­tici…

E come fate a tro­vare un accordo?

Si discute a fondo. All’inizio ognuno arriva con il pro­prio baga­glio, forte delle pro­prie gra­ni­ti­che con­vin­zioni. Molti non capi­vano per­ché un ope­raio dovesse discu­tere con un impren­di­tore — fosse anche uno di quelli che non vogliono sol­tanto sfrut­tare gli ope­rai. Ma poi tutti alla fine hanno capito che si deve cedere qual­cosa nel corso del con­fronto per par­te­ci­pare dav­vero alla gestione del paese e con­di­vi­derne costi e bene­fici. Alla fine, ci si mette d’accordo su alcuni punti del pro­gramma. E nes­suno può dero­gare, se non con­vo­cando un con­gresso che rimetta in discus­sione i punti da rive­dere.

E però le forze mode­rate cer­cano di far pas­sare misure neo­li­be­ri­ste sot­to­banco: come nel caso del Tisa, l’accordo per la libe­ra­liz­za­zione dei ser­vizi. Com’è andata?

Anche in quel caso, abbiamo dovuto fare una ple­na­ria. Durante il dibat­tito è emerso un orien­ta­mento pre­va­lente, con­tra­rio alla libe­ra­liz­za­zione dei ser­vizi, che ci avrebbe fatto tor­nare indie­tro dalle nostre prin­ci­pali con­qui­ste. Nei dieci anni di governi del Frente Amplio abbiamo avan­zato molto: per esem­pio nelle ener­gie alter­na­tive: a causa della crisi dell’Europa. Prima com­pra­vamo petro­lio per tra­sfor­marlo in ener­gia. Ave­vamo solo dighe e quando i fiumi si sec­ca­vano per la sic­cità, era­vamo dipen­denti dall’esterno. Ora il 40% della nostra ener­gia viene dall’eolico, dal foto­vol­taico, dal bio­di­sel… Passi avanti che certi parla-mentari non dicono per­ché vogliono appunto solo “parla-mentare”. E’ un pro­blema che vedo molto in Europa: ven­gono elette per­sone che diven­tano spe­cia­li­sti di leggi e isti­tu­zioni, ma che non sanno niente di fab­bri­che, di come si deve svi­lup­pare un’industria, come svi­lup­pare l’agricoltura, come fare in modo che un paese pro­duca e non debba sem­pre impor­tare. Comun­que, il nostro orien­ta­mento sul Tisa è stato por­tato al pre­si­dente Tabaré Vaz­quez, che avrebbe anche potuto non acco­glierlo e deci­dere diver­sa­mente. Invece ci ha dato ascolto, e il Tisa non è pas­sato, l’Uruguay è uscito dai nego­ziati. Ma c’è chi con­ti­nua a pen­sare che sarebbe posi­tivo par­te­ci­pare a que­sto tipo di accordi per­ché abbiamo biso­gno di ven­dere i nostri pro­dotti sugli altri mer­cati. L’Mpp non è mag­gio­ri­ta­rio nella coa­li­zione. E il dibat­tito è ancora aspro: per­ché quando in par­la­mento hai 50 depu­tati su 90, gli altri 40 con­tano. Soprat­tutto se pos­sono avere l’appoggio dei grandi media, com’è ancora in Uru­guay. I media, oggi, soprat­tutto la tele­vi­sione, rie­scono a san­ti­fi­care un demo­nio e vice­versa. Guar­date come distor­cono l’informazione sui governi pro­gres­si­sti dell’America latina: gli attac­chi for­sen­nati con­tro il governo di Nico­las Maduro, in Vene­zuela. Si san­ti­fica un gol­pi­sta come Leo­poldo Lopez, inter­fe­rendo nelle deci­sioni sovrane di un paese. Nes­suno dice che il Vene­zuela è l’unico paese al mondo ad aver svi­lup­pato un gigan­te­sco piano di costru­zione di case popo­lari, anche auto­ge­stito: oltre 700.000 in dieci anni.

Nel 2005, lei è stato inca­ri­cato da Hugo Cha­vez di dif­fon­dere l’esperienza di Envi­drio anche in Vene­zuela. Com’è andata e a che punto stanno le cose da voi per quanto riguarda le fab­bri­che recu­pe­rate?

Quel che non tutti sanno è che il primo incon­tro su que­sto tema è par­tito da Tabaré Vaz­quez e non da Pepe Mujica. Tabaré si è incon­trato con Cha­vez e hanno deciso di dare un forte impulso alle espe­rienze di auto­ge­stione. Noi ave­vamo recu­pe­rato la fab­brica Envi­drio. Insieme alla mia fami­glia ero andato a vivere nella fat­to­ria di Pepe per­ché non ave­vamo risorse. Era un periodo molto dif­fi­cile. L’Argentina ne sa qual­cosa. I padroni chiu­de­vano le fab­bri­che e ci lascia­vano in mezzo alla strada. Nel 2005, il governo ha riscat­tato molte imprese: soprat­tutto ha riscat­tato i mestieri. Allora, Tabaré ha creato per decreto un fondo di svi­luppo eco­no­mico costi­tuito con il 30% dei gua­da­gni della banca pub­blica. Poi, con Pepe, il decreto è diven­tato legge.

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: