Napoli 18/19ott2015: Due giorni con il Comitato Vittime delle Guarimbas

A Napoli la verità sugli scontri nella Venezuela Bolivariana

Nel febbraio del 2014 le cosiddette guarimbas, azioni violente di piazza, provocate dalla destra eversiva e ispirata dai suoi sponsor statunitensi, hanno provocato 43 morti, 800 feriti e un’ampia serie di devastazioni. Leopoldo López è stato condannato a 13 anni e 9 mesi di reclusione in quanto responsabile di questo tentativo di golpe di stato. I mezzi di disinformazione internazionale continuano a trasformare la realtà dei successi chiedendo la libertà di Lopez. Per tali motivi oggi più che mai il Comitato ‘Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado’ ha inoltre richiesto che, dal Parlamento Europeo, si promuovano azioni volte a sanzionare i responsabili materiali e intellettuali di questi gravi eventi.


Il perché della nostra lotta


Successivamente all’elezione democratica di Nicolás Maduro Moros alla Presidenza della Repubblica, il 13 aprile del 2013, il nostro Paese è stato vittima di azioni violente che hanno leso i diritti umani.

Si è trattato di azioni di violenza politica da parte di settori della società venezuelana, con il proposito di disconoscere la volontà della maggioranza del Popolo espressa nelle elezioni, e spingere ad una rottura dell’ordine costituzionale. Azioni che sono state accompagnate ed articolate da persone, partiti e governi stranieri includendo organizzazioni del crimine organizzato e terroriste.

Lo stesso 13 aprile del 2013 il candidato dell’opposizione, che perse le elezioni, il signor Henrique Capriles Radonski, invito i suoi sostenitori a scaricare la loro “arrechera” nelle strade e contro i risultati elettorali che gli erano avversi. In Venezuela la parola “arrechera” è sinonimo di rabbia, odio e violenza.

Tale pubblico appello a generare atti di violenza con motivi politici è stato realizzato attraverso la televisione e la radio e altri mezzi di comunicazione sociali ed ha generato atti di aggressione da parte dei suoi sostenitori contro coloro che festeggiavano la vittoria elettorale del presidente Maduro e contro le installazioni pubbliche dirette a prestare servizi pubblici essenziali come la salute e l’alimentazione.

Questa azione politica, responsabilità diretta del candidato perdente delle elezioni, ha generato la morte di 9 persone e decine di feriti che nella loro maggioranza erano in strade esprimendo la propria allegria per la vittoria elettorale ottenuta. È importante segnalare che le azioni violente includevano l’uso di armi da fuoco, e che in molti casi erano premeditate.

Successivamente fra febbraio e giugno del 2014, il nostro Paese ha sofferto un altro attacco di violenza politica diretta a generale una rottura dell’ordine costituzionale. Questa nuova offensiva denominata “la salida” è stata convocata pubblicamente da partiti e dirigenti politici dell’opposizione, fra i quali il signor Leopoldo López Mendoza, Maria Corina Machado e Antonio Ledezma.

Durante questo periodo si sono combinate manifestazioni pacifiche legittime che esprimevano le opinioni di un settore democratico della popolazione venezuelana, con manifestazioni violente, azioni terroriste e delitti contro le persone in generale, ed in particolare di coloro che simpatizzano con il governo del presidente Maduro.

Probabilmente la cosa più grave che è accaduta in questa opportunità è stata che i fatti violenti sono stati accompagnati o avallati da governatori, sindaci dell’opposizione insieme ai loro corpi di polizia. Con questo comportamento è da notare la partecipazione del sindaco di San Cristóbal, Daniel Ceballos (Tachira) e del municipio di San Diego (Carabobo) Enzo Scarano.

Nell’ambito di questa azione, diverse zone del Paese sono state scenario delle Guarimbas, nelle loro strade di comunicazione. Vale a dire installazioni di barricate con ogni genere di materiale di rifiuto, con l’obiettivo di ostacolare la circolazione dei veicoli e delle persone. È importante evidenziare che in alcune di esse è stato utilizzato il filo di ferro per le strade a mo’ di trappole per i motociclisti. Un generale in pensione ha diffuso in twitter le istruzioni per realizzare questa criminale azione.

Durante tutti questi avvenimenti occorsi da febbraio a giugno del 2014, sono morti in totale 43 persone, delle quali 29 sono morti a causa delle ferite da arma da fuoco, 7 a causa di trappole per le strade pubbliche e 9 nel tentativo di liberare le strade dalle barricate di rifiuti. La maggioranza delle persone assassinate sono responsabilità di coloro che erano lì esercitando violenza politica per ottenere “la salida”, vale a dire l’uscita di scena del presidente democraticamente eletto, quindi la rottura costituzionale.

Per descrivere il livello e il tipo di violenza esercitata da questi settori è opportuno evidenziare che si sono avuti 9 morti per ferite di arma da fuoco, funzionarie e funzionari dei corpi di polizia e della Forza Armata Nazionale Bolivariana, alcuni dei quali mentre ripulivano dalle barricate le strade pubbliche dopo la conclusione delle manifestazioni. Inoltre centinaia di persone sono state ferite ed hanno dato fuoco ad un centro pubblico di educazione primaria che ospitava più di 94 bambini e bambine minori di 6 anni; e centri pubblici di salute con il personale al loro interno minacciati di morte e dopo aver ricevuto aggressioni fisiche; unità di trasporto collettivo pubblico mentre si impediva di uscirne ai suoi conducenti e all’utenza.

Inoltre è opportuno segnalare che sono state distrutte e incendiate infrastrutture di rete a prestare servizio pubblico essenziale: centri di salute, scuole, università, biblioteche, locali di raccolta e distribuzione di alimenti a prezzi calmierati, infrastrutture elettriche, impianti per il trattamento dell’acqua e del trasporto pubblico. Azioni che hanno minacciato e messo in discussione i diritti umani collettivi della popolazione.

Purtroppo tutti questi fatti sono stati occultati o deformati da parte di alcuni media di comunicazione sociale e altri attori politici, includendo determinati organismi internazionali di diritti umani, che hanno preteso mostrare gli autori intellettuali materiali della violenza come se fossero vittime del potere statale, dimenticando coloro che realmente hanno sofferto le conseguenze dell’appello alla violenza.

Noi che facciamo parte del Comitato delle Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuato abbiamo sofferto direttamente queste gravi violazioni dei diritti umani. Abbiamo perso i nostri amati, i nostri figli e le nostre figlie, nostri padri e le nostre madri, i nostri fratelli e le nostre sorelle, i nostri compagni e le nostre compagne, i nostri mariti e le nostre spose. Abbiamo direttamente sperimentato la violenza scatenata dalle ambizioni politiche e ne stiamo vivendo le conseguenze.
Per questo siamo decisi nell’esigere che si realizzino le dovute investigazioni e si determini la verità dei fatti accaduti, chi sono stati i responsabili intellettuali materiali di queste violenze contro i diritti umani, quali sono le vere motivazioni, e soprattutto, che si prendano le misure necessarie corrispondenti.

Siamo convinte e convinti che non si farà giustizia fino a quando la verità di quanto accaduto non sia conosciuta da tutti e da tutte, dentro e fuori il nostro paese.

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