Oltre 2 mila militanti lanciano il Fronte Brasile Popolare a BH

Frente

di Pedro Carrano e Rafael Tatemoto, per Brasil de Fato

Decine di organizzazioni, con rappresentanti di 22 stati, mettono in piedi un’articolazione a favore di un’uscita a sinistra dalla crisi

05sett2015, Belo Horizonte.- (MG) Il Fronte Brasile Popolare, articolazione di movimenti popolari e organizzazioni politiche, è stato lanciato questo sabato, a Belo Horizonte, Minas Gerais. Riuniti nell’area esterna dell’Assemblea Legislativa, più di due mila persone hanno partecipato al Congresso Nazionale Popolare. Secondo gli organizzatori, l’obiettivo del Fronte è la difesa della democrazia e la proposta di una nuova politica economica, a favore dei lavoratori.

L’iniziativa politica e culturale del lanciamento del Fronte Brasile Popolare ha visto la presenza di rappresentanti dei movimenti sociali, delle centrali sindacali, dei movimenti della negritudine, dei gruppi LGBT e delle donne, al lato delle dirigenze politiche, parlamentari e intellettuali, che hanno criticato tanto il golpismo come l’attuale politica economica del governo. 21 stati, più il Distretto Federale, hanno inviato delegazioni.

La proposta

La mattina, il Fronte è stato presentato da João Pedro Stedile, della direzione nazionale del Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST) e da Carina Vitral, presidente dell’Unione Nazionale degli Studenti (UNE).

Carina ha affermato che “una svolta che difenda la democrazia e non tolga i diritti ai lavoratori dipende dall’unità tra i movimenti sociali”.

“La gente trova che questo Fronte possa riagglutinare i movimenti sociali in vista dell’impostazione di un’agenda popolare per il Brasile. La gente vuole discutere le prospettive della manovra fiscale, dal momento che non concordiamo con una manovra che intensifica la recessione e sottrae risorse ai programmi sociali. La gente vuole una riforma che tassi i ricchi”, ha detto.

Stedile ha sottolineato che la creazione del Fronte significa una novità nello scenario nazionale, per il fatto di poporre un’agenda positiva, “dal momento che, fino a questo momento, le mobilitazioni erano appena di reazione alle offensive del capitale”.

“Il Fronte Brasile Popolare deve articolare le più differenti organizzazioni, per compiere una missione necessaria in questa congiuntura di crisi politica ed economica: costruire un programma della classe lavoratrice, con l’unità tra di noi, e un calendario di mobilitazione, nella lotta concreta in strada”, ha dichiarato.

L’alternativa

Nel dedicare il pomeriggio a dibattiti collettivi che hanno coinvolto tutti i presenti – a partire di quattro assi tematici: la difesa dei diritti dei lavoratori; la difesa della democrazia e in favore di un’altra politica economica; la sovranità nazionale e l’integrazione latino-americana; le riforme strutturali e popolari – il Congresso ha realizzato un’Iniziativa Politica rappresentativa delle organizzazioni presenti.

Il diplomatico e intellettuale Samuel Pinheiro Guimarães ha parlato della regressione in atto nell’azione legislativa del Congresso, come nel caso delle terzerizzazioni. “Dobbiamo fare pressione sul governo affinché diventi un governo popolare. Dobbiamo far pagare quelli che evadono le imposte”, ha argomentato.

Raimundo Bonfim, del Coordinamento dei Movimenti Popolari (CMP), ha affermato che la vera svolta sta nella mobilitazione e nell’organizzazione popolare: “Dobbiamo convocare il popolo brasiliano per trovare una soluzione ai suoi problemi e alla mancanza di riforme strutturali nel nostro paese”, ha precisato.

Roberto Amaral, che ha rotto con il PSB, quando il partito ha deciso di appoggiare elettoralmente Aécio Neves (PSDB-MG), ha sottolineato che l’iniziativa del Fronte è partita dall’articolazione popolare: “la società civile ha preso coscienza della gravità del momento. La storia sta indicando un nuovo cammino: l’unità popolare nata dalla società, nata dalle realtà sociali, nata dal movimento sindacale. Per la prima volta, abbiamo un fronte che non è stato ideato dalla cupola, dai partiti, ma dalla società”.

Tarso Genro, ex-governatore del Rio Grande do Sul, ha salutato il lanciamento del Fronte Popolare come una delle grandi novità della sinistra nel paese. “Dobbiamo avvisare la presidenta Dilma che difenderemo fino alla fine il suo mandato, ma è necessario che sappia che questa politica economica ci sta portando alla recessione e alla disoccupazione”, ha argomentato.

Erano presenti innumerevoli deputati statuali e federali e leaders di partiti come il PT, il PCdoB, il PCO. Due senatoria si sono anche pronunciati nell’incontro a favore di cambi nelle prospettive del governo: Roberto Requião (PMDB-PR) e Lindberg Farias (PT-RJ). “Chi va a impedire il golpe in questo paese sono i movimenti sociali e popolari organizzati. Dobbiamo prendere chiaramente posizione contro l’Agenda Brasile di Renan Calheiros e del ministro (Joaquim) Levy”, ha affermato il senatore Lindberg Farias.

“Ieri eravamo insieme, quando abbiamo garantito 54 milioni di voti alla presidenta Dilma. Ma siamo qui per dirle che stiamo organizzando un fronte nazionale, popolare e democratico. Nazionale e popolare perché i rentiers non tengano più nulla a che vedere con il popolo brasiliano”, ha criticato il senatore Roberto Requião. Il paranaense ha chiesto a Dilma di modificare la sua politica economica: “vogliamo la Dilma eletta, non la Dilma comandata dalle banche e da Levy”.

I prossimi passi

È stato lanciato un manifesto del fronte, che elenca i quattro assi programmatici. Al di là di ciò, le organizzazioni sono riuscite a programmare un’iniziativa unificata il giorno 3 ottobre, in tutto il paese. “Usciamo da qui con una data unificata per dire al popolo brasiliano e al mondo che noi, classe lavoratrice, occuperemo le piazze in difesa del nostro patrimonio nazionale che è la Petrobras e della sovranità nazionale”, ha spiegato Rosane Silva, segretaria nazionale della donna lavoratrice della Centrale Unica dei Lavoratori (CUT).

Giovani protestano davanti al Banco Central

Circa 200 militanti della Mobilitazione Popolare della Gioventù hanno realizzato, il pomeriggio di sabato un’iniziativa politica di fronte alla sede del Banco Central a Belo Horizonte. Con le parole “Via Levy, che i ricchi paghino il conto della crisi” i giovani avevano l’obiettivo di denunciare l’attuale politica economica, i tagli ai diritti dei lavoratori e degli investimenti di politiche sociali. Secondo Renan Santos, del Minas Gerais, “questa politica penalizza i lavoratori, con la perdita di diritti e la perdita di reddito. E nessuna penalizzazione va a colpire l’élite che è, in ultima istanza, la responsabile della crisi”. Thiago Pará, del coordinamento nazionale del movimento, aggiunge che questo è il messaggio per la società. “Bisogna lottare molto per sconfiggere la manovra fiscale e avanzare nelle riforme strutturali di cui ha bisogno la società brasiliana”.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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