Il “Cartello di Madrid” e la cospirazione contro il Venezuela

El “Cartel de Madrid” y los delitos de conspiración contra la patria venezolanadi Freddy Marcial Ramos – telesurtv.net

01 luglio 2015

Spettabili lettrici e lettori.

In una recente intervista realizzata dal giornalista Earle Herrera al Dott. Tarek William Saab, il quale attualmente ricopre la carica di Difensore del Popolo che risiede nella Repubblica Bolivariana del Venezuela e all’estero. L’intervista è stata trasmessa in diretta nel suo programma televisivo domenicale “El Kiosco Verás”, divulgato dall’emittente dello Stato Vtv Canal 8. Dunque in questa intervista il chiacchierone Herrera domanda al dott. Saab: che ne pensi del “club di Madrid”? Ed egli risponde: “[…] a quel gruppo di ex presidenti delle repubbliche orientati a destra e all’estrema destra, personalmente lo definirei ‘Il Cartello di Madrid’”! Esso è formato da ex capi di Stato che durante i loro governi hanno autorizzato e cooperato con i paramilitari, i narcotrafficanti, i terroristi, i corpi militari e polizieschi di cui si sono avvalsi anche i leader di estrema destra e della destra fascista, commettendo orribili assassini di massa contro chi si è opposto alle loro nefaste azioni di violazione dei diritti umani. Oppure verso uomini e donne innocenti vittime dei loro piani guerrafondai e terroristi che hanno classificato come “danni collaterali”.

Il dott. Saab ha proseguito: “Tutti quegli ex governanti sono stati e sono tuttora collaboratori o diretti impiegati dell’apparato di sicurezza del Dipartimento di Stato degli USA (CIA – FBI) e la violazione dei diritti umani è diretta conseguenza degli organismi di sicurezza dello Stato a cui appartengono coloro che hanno governato”. Saab ha anche aggiunto che: “Questo cosiddetto ‘Cartello di Madrid’ è formato da: Sebastián Piñeira (Cile), che ha maltrattato gli studenti, la classe operaia e gli indigeni “Mapuches” durante il suo governo ed è anche un piccione del dittatore Augusto Pinochet; Felipe Calderón (Messico), il quale durante il suo governo ha fatto uso della forza militare, paramilitare e poliziesca per commettere uccisioni e flagrante violazione dei diritti umani del popolo messicano con il pretesto di combattere il narcotraffico, irrobustendo inusitatamente questo settore criminale; Álvaro Uribe Vélez (Colombia), creatore e difensore delle Fuerzas Unidas de Colombia (FUC). Formazione paramilitare che, congiunta ai cartelli dei narcotrafficanti, ha massacrato e tuttora massacra centinaia di dirigenti politici dell’opposizione e migliaia di colombiani e colombiane, contadini e indigeni, spogliandoli delle loro proprietà e terre ancestrali con il presunto obiettivo di rendere applicabile l’indesiderato e fallimentare “Plan Patriota – USA”. Ma in realtà costituisco azioni di repressione politica per proteggere gli interessi degli empori imprenditoriali transnazionali; José María Aznar (Spagna), piccione nazifascista del generale Francisco Franco, durante il suo governo ordinò l’impiego dell’esercito spagnolo per appoggiare George Walker Bush (padre e figlio). Entrambi noti governanti criminali di guerra dell’impero capitalista neoliberale degli USA, i quali pianificarono, finanziarono, coordinarono, promossero e attuarono le guerre contro i Balcani, Afganistan, Iraq e altri paesi del cosiddetto “Corno d’Africa”. José María Aznar è stato uno dei primi governanti che appoggiarono il “colpo di stato del 2002”, compiuto dall’oligarchia venezuelana rappresentata da Pedro Carmona Estanga e la sua combriccola di golpisti militari e civili. Ancora oggi, insieme alla direzione del “Partido Popular Español” (PP), presieduto dall’attuale capo dello Stato, Mariano Rajoy, continuano ad appoggiare finanziariamente la realizzazione di cospirazioni e colpi di stato contro la nostra patria venezuelana”.

Il dott. Saab ha aggiunto anche che “il detto ‘Cartello di Madrid’ è stato una creazione di Felipe González (grandissimo amico dell’ex capo di stato venezuelano Carlos Andrés Pérez), ex mandatario spagnolo che secondo quanto afferma il sito web ‘La Iguana Tv’, durante i suoi primi cinque anni di governo in Spagna sono esistiti i cosiddetti gruppi antiterroristi di liberazione, una formazione paramilitare che praticò il terrorismo di stato contro il gruppo ribelle basco, ETA. Questi paramilitari, più noti come GAL, hanno agito tra il 1983 e il 1987 e sono stati responsabili della morte di 27 persone.

Felipe González ha ingannato il paese quando lo ha spinto a formar parte della NATO, accordando la presenza di basi militari nordamericane in suolo spagnolo. Eliminò le organizzazioni di base e i sindacati. Oltre ai già elencati ex mandatari coordinati dal Dipartimento di Stato e dal Congresso degli USA, formano anche parte di questo “Cartello di Madrid” altri non meno conosciuti per le violazioni dei diritti umani dei cittadini e delle cittadine residenti nei paesi che hanno governato. Tra questi si possono annoverare: Oscar Arias, presidente della Costa Rica (1986-1990; 2006-2010); Micheline Calmy Rey, presidentessa della Svizzera (2007 e 2011); Fernando Henrique Cardoso, presidente del Brasile (1995.2003); Philip Dimitrov, primo ministro della Bulgaria (1991-1992); Vicente Fox, presidente del Messico (2000-2006); Eduardo Frei, presidente del Cile (1994-2000); Osvaldo Hurtado, presidente dell’Ecuador (1981-1984); Chandrika Kumaratunga, presidentessa dello Sri Lanka (1994-2005); Aleksander Kwasniewski, presidente della Polonia (1995-2005); Luis Alberto Lacalle, presidente dell’Uruguay (1990-1995); Ricardo Lagos, presidente del Cile (2000-2006); Zatko Lagumdzija, primo ministro della Bosnia Herzegovina (2001-2002); Yves Leterme, primo ministro del Belgio (2008; 2009-2011); Ruud Lubbers, primo ministro dei Paesi Bassi (1982-1994); Antônio Mascarenhas Monteiro, presidente delle isole di Capo Verde (1991-2001); Andrés Pastrana, presidente della Colombia (1998-2002); Iveta Radicova, primo ministro della Slovacchia (2010-2012); Petre Roman, primo ministro della Romania (1989-1991); José Manuel Ramos Horta, presidente di Timor-Leste (2007-2012); Olusegun Obasanjo, presidente della Nigeria (1976-1979 e 1999-2007); Julio Maria Sanguinetti, presidente dell’Uruguay (1985-1990 e 1995-2000).

Il mediatico “club di Madrid” che, secondo quanto afferma il dott. William Saab, rappresenta il “Cartello di Madrid”, pretende continuare ad agire contro il governo legittimo e costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, presieduto dal coraggioso leader operaio e chavista Nicolás Maduro Moros. Questi signori si stanno dando da fare per intromettersi negli affari interni della nostra patria venezuelana, violando in modo flagrante, mediante le loro azioni cospirative, gli accordi stabiliti con le nazioni aderenti allo “Statuto di Roma” in materia di Diritto Internazionale (i quali non sono stati firmati dagli USA e da alcuni altri paesi governati da mandatari sepoy). L’ex presidente spagnolo Felipe González pretende farsi passare per il Difensore giuridico delle seguenti personalità: Leopoldo López, Antonio Ledezma, insieme con altri cospiratori, golpisti o terroristi che in questo momento sono agli arresti per aver violato quanto previsto nell’art. 128 paragrafo unico del Codice Penale Venezuelano (CPV), dove recita: “Chiunque, in accordo con un paese o Repubblica straniera, nemici esterni, gruppi o associazioni terroriste, paramilitari, insorgenti o sovversivi, cospiri contro l’integrità del territorio della patria o contro le istituzioni repubblicane o li utilizzi per qualsiasi altro scopo per il conseguimento di questi fini, sarà punito dai venti ai trent’anni di prigione”.

Nel paragrafo unico del CPV si legge: “Chi fosse coinvolto in qualsiasi dei casi sopraddetti non avrà diritto a godere dei benefici processuali della legge, né l’applicazione di misure alternative per il corretto adempimento della pena”.

Tuttavia la difesa dei cospiratori golpisti pretende che ai loro assistiti siano conferiti i diritti previsti del “Codice Organico Processuale Penale” (COPP) in vigore. Condizione giuridica inapplicabile in questo caso. Purtroppo il sistema giuridico corrente adottato dallo Stato rivoluzionario venezuelano, garante fino all’ultimo della “Costituzione della Repubblica Bolivariana (CRBV)” e dei Diritti Umani Fondamentali dei cittadini e delle cittadine, ha concesso dei benefici ad alcuni dei golpisti che sono stati privati della loro libertà con sentenza del Tribunale come “Politici prigionieri per i crimini commessi” e nonostante si è consapevoli che con questi procedimenti giuridici si viola quanto previsto dall’art. 128 del COPP suddetto. Che vi sembra?

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione  di Vincenzo Paglione]

Análisis de Entorno Situacional Político (3sept2015)

por Néstor Francia

Jueves 03 de septiembre de 2015

– Esto pica y se extiende

– Enjambre de abejas africanizadas

– Abejas traidoras de nuestra colmena

– Acción conjunta a partir de las matrices mediáticas

– Los editoriales del New York Times y del Washington Post

– Santos, embajadores y ministros en Cúcuta

– Amenaza cumplida

– Igual que los de aquí: a las “instancias internacionales”

– Los mismos argumentos

– Holguín muy activa: múltiples reuniones

– ¡Yo te aviso, Chirulí!

– Un angelito

– Almagro entregado a la farsa

– Curas de Colombia y Venezuela complotados

– El diablo viste de cura

– Venezuela: apuesta por la paz y defensa de la soberanía

– A Dios rogando y con el mazo dando

– Insistir con Unasur y Comisión de la Verdad

– Necesaria contraofensiva internacional

– A camarón que se duerme se lo lleva la corriente 

Esto pica y se extiende. La derrota de Colombia en la OEA ha funcionado como un palo que ha alborotado a un tumultuoso enjambre de abejas africanizadas que atacan sin clemencia, algunas de ellas, lamentablemente, nacieron en nuestra colmena y se han puesto abiertamente al servicio de los intereses del paramilitarismo y del crimen fronterizo, y emiten declaraciones y artículos contrarios a Venezuela: Capriles, Mitzi de Ledezma, María Corina Machado, Rafal Poleo, Manuel Malaver y unos cuantos más. Ante esa realidad, ahora menos que nunca se puede dar un paso atrás. Hay que mantener el cierre fronterizo, profundizarlo, defenderlo, difundir sus resultados y beneficios.

El enjambre venenoso se mueve desde distintas direcciones y comienza a actuar de manera conjunta bajo la guía de las matrices que se desarrollan desde la canalla mediática internacional. Está el ejemplo de los puñeteros editoriales simultáneos, puestos de acuerdo, por supuesto, del Washington Post y el New York Times. Ambos editoriales acusan al presidente Maduro de “fabricar” una disputa con Colombia.

El diario derechista de Nueva York habla de una crisis “fabricada por un presidente cada vez más impopular que está desesperado por apuntalar el apoyo a su partido con vistas a las elecciones parlamentarias previstas para diciembre”. De manera indignante el diario tergiversa lo que ocurre en la frontera al afirmar que las “excentricidades” de Maduro “han interrumpido un importante corredor comercial, separado a familias y desplazado a cientos de personas de sus hogares”. Un importante corredor comercial… ¡para los contrabandistas, los traficantes y los bachaqueros!

Por su parte, el Washington Post atribuye las acciones de Venezuela a que nuestro Gobierno “populista” “parece encaminarse hacia una gran derrota en las elecciones legislativas previstas para diciembre, si el voto es libre y justo”.

Como se ve, este diario que representa a los sectores más recalcitrantes del Imperio aprovecha para poner en duda la transparencia de las elecciones del 6D. Para el diario capitalino gringo, el problema en la frontera no es causa del paramilitarismo, el crimen organizado y la permisividad del gobierno de Colombia, “no es parte de los colombianos, sino de las políticas económicas desastrosas del Gobierno de Maduro”.

Como contraparte, los dos editoriales no escatiman elogios para Juan Manuel Santos quien según el Post “ha reaccionado con moderación” ante la “provocación cínica” de Maduro. Según el New York Times, “Las autoridades colombianas se han abstenido de manera sensata de iniciar una guerra dialéctica que podría incrementar el fervor nacionalista en Venezuela”. Bueno, al menos reconoce que hay aquí “fervor nacionalista”.

Entre tanto, Santos se reúne en Cúcuta con su gabinete y sus embajadores del continente, montando un show de resonancias mediáticas, que será coronado por la visita, a todas luces inoportuna, del secretario general de la OEA, Luis Almagro, a la zona fronteriza del lado colombiano. Está ocurriendo, pues, lo que ofreció el embajador de Colombia ante la OEA, Angel González, quien afirmó, inmediatamente después de la votación del 31 de agosto en el organismo continental, que “Vamos a continuar en nuestros planteamientos… Esto apenas comienza”.

Además el presidente colombiano vuelve a exhibir los mecanismos típicos de la oposición venezolana, al declarar que las “deportaciones” de colombianos pueden ser llevadas a la Corte Penal Internacional, amenaza que fue respaldada públicamente por la traidora Delsa Solorzano. Y en otro arranque que es común en la derecha del patio, Santos cargó contra la decisión del Consejo Permanente de la OEA con los mismos argumentos que estamos cansados de oír aquí, provenientes de la oposición venezolana: “Infortunadamente, pudieron más la ideología y los intereses monetarios que las razones humanitarias. ¡Es triste constatarlo, pero fue así!”.

Por otro lado, la canciller María Angela Holguín se muestra muy activa en el terreno internacional y siguiendo con los usos a los que nos ha acostumbrado la derecha venezolana, se anuncia su reunión con el presidente de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), un enemigo jurado de Venezuela, y ante organismos de Naciones Unidas, incluido un encuentro la próxima semana con el secretario general de la ONU, Ban Ki-moon. La canciller también se reunirá con el Alto Comisionado de las Naciones Unidas para los Derechos Humanos, Zeid Raad Al Hussein, con el director de la Organización Internacional para las Migraciones (OIM), William Lacy Swing y con el director de la Oficina de la ONU para la Coordinación de Asuntos Humanitarios. A todas estas, Santos pretende mostrarse como un angelito: “Colombia es una nación decente, civilizada, democrática, respetuosa de los derechos humanos y de las instancias internacionales, que cree en el diálogo y la diplomacia, ¡y lo seguirá siendo!”. ¿Decente, civilizada, democrática, respetuosa de los derechos humanos? ¡Yo te aviso, chirulí!

Por su parte, Luis Almagro, quien sigue prestándose descaradamente a la farsa colombiana, anunció una ayuda de 25.000 dólares de fondos de emergencia de la OEA para llevar “asistencia” a los colombianos que dice el gobierno colombiano son afectados por las repatriaciones, fondos que serían canalizados a través de la Cruz Roja.

Otro mecanismo que ya conocemos y que se usa en los procesos de estigmatización de naciones soberanas como violadoras de los “derechos humanos” y que refuerza la matriz de “crisis humanitaria” con la que se pretende desviar la atención de los verdaderos problemas de la frontera colombo-venezolana. Es por ello que el embajador de Colombia ante la OEA, Andrés González, se muestra tan complacido con los movimientos de Almagro, y afirma que el secretario general de la organización, en una nota emitida ayer, “hizo suyo” el comunicado del 27 de agosto de la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), en el que urgió a Venezuela a detener de manera inmediata “cualquier expulsión colectiva, arbitraria o sumaria” de colombianos y a “abstenerse de adoptar cualquier medida tendente a destruir sus propiedades”. En fin, Dios los crea y ellos se juntan.

Las oligarquías de Colombia y Venezuela no se van a quedar tranquilas. Ya se anuncia un nuevo espectáculo: Obispos de las iglesias católicas de Colombia y Venezuela se reunirán hoy en Bogotá para fijar una posición que “ayude a superar la crisis fronteriza”. La agenda no deja lugar a dudas de las intenciones de este cónclave de burgueses con sotanas. Han dicho que analizarán la “crisis humanitaria” en la frontera común. A la cita acudirán los miembros de la Comisión Permanente del Episcopado Colombiano, presidida por el cura Luis Augusto Castro, y los obispos de las jurisdicciones eclesiásticas que se encuentran en la frontera. Por Venezuela participarán varias “joyitas” de conocido “brillo”, el presidente de la Conferencia Episcopal, Diego Padrón, y el inefable arzobispo de Coro, Roberto Lückert, así como el obispo de San Cristóbal, Mario Moronta. Todos enemigos jurados de la Revolución Bolivariana y aliados cercanos de la oligarquía más recalcitrante del país.

Castro aseguró que en la reunión se busca “estudiar procesos de pastoral que nos ayuden también a hacer más fácil y llevadera la situación de estos colombianos”. Ni una sola palabra, por supuesto, sobre paramilitarismo, contrabando, bachaqueo, tráfico de personas, prostitución, secuestros ni nada parecido. El diablo viste de cura.

Venezuela mantiene su apuesta por la paz sin renunciar a su soberanía y al derecho de proteger nuestra frontera. El canciller Roy Chaderton ha dicho que nuestro país prefiere resolver este asunto “en familia”, de manera bilateral con Colombia y apuntando a políticas de colaboración. Pero a Dios rogando y con el mazo dando. La ofensiva internacional de Colombia es muy peligrosa y puede convertirse en una espina para nuestro país, si no reaccionamos rápido. Hay que insistir en el involucramiento de la Unasur y en el nombramiento de una Comisión de la Verdad en torno al caso, e iniciar ya una contraofensiva más allá de nuestras fronteras. Debería crearse una comitiva de alto nivel, que incluya aliados extranjeros, voceros de derechos humanos, intelectuales, periodistas, figuras de peso mediático, que le dé la vuelta al mundo llevando por doquier nuestras verdades. Como apunta el conocido dicho: a camarón que se duerme se lo lleva la corriente.

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