Assad: «Il terrorismo è lo strumento dell’aggressione israeliana alla Siria»

da Spondasud

Il presidente Bashar al-Assad ha dichiarato che i terroristi sono il vero e proprio strumento dell’aggressione israeliana contro la Siria e svolgono un ruolo pericoloso come quello di Israele.

In una sua intervista rilasciata al canale libanese Al Manar, al-Assad ha affermato che il motivo principale della crisi in Siria è l’intervento straniero: «Se cessassero tutte le forme di questo intervento, potremmo dire che la crisi è nelle sue fasi finali e la lotta contro al terrorismo diventerebbe più facile».

Il presidente al-Assad ha indicato che il clima favorevole e i parametri necessari per il successo di una soluzione politica della crisi, tra cui la presenza delle forze politiche siriane indipendenti appartenenti al popolo siriano finora non ci sono stati, sottolineando che i paesi che sostengono il terrorismo impongono personalità che non rappresentano il popolo siriano.

Assad ha assicurato che gli Stati Uniti non vogliono né che il terrorismo trionfi, né che si indebolisca affinché si raggiunga un livello di stabilità nella regione. «Gli Stati Uniti vogliono che ci sia caos e decadenza in tutti i paesi».

Ed ha proseguito: «La crisi ha confermato che Erdogan è un fantoccio con un sacco di sogni, l’ultimo è la buffer zone», assicurando che Erdogan difficilmente può agire senza il via libera del suo padrone statunitense.

Il presidente siriano ha evidenziato che la difesa del paese non sta solo nell’atto di portare le armi, ma anche in tutta la strada in ha consolidato la sua fermezza nell’affrontare l’offensiva.

Rispondendo ad una domanda sulla fiducia della Siria nella vittoria nella guerra, Assad ha ribadito che la Siria non avrebbe potuto resistere per quattro anni e mezzo senza che i cittadini avessero speranza di vittoria.

« In primo luogo contiamo sul popolo, perché senza il sostegno popolare è impossibile resistere, e in secondo luogo, contiamo su i nostri amici che sostengono con fermezza la Siria in Medio Oriente e nel mondo»..

Riguardo alla questione che la crisi in Siria è nel suo “ultimo quarto d’ora,” Assad ha spiegato che non si può dire che la crisi è nel suo ultimo quarto d’ora, fin quando non si risolve il problema alla radice, ovvero l’intervento straniero che fornisce soldi e armi ai terroristi in Siria.

«Quando coloro che cospirano contro la Siria e i paesi coinvolti nel bagno di sangue del paese, la smetteranno di fornire sostegno al terrorismo, si può dire che abbiamo raggiunto l’ultimo quarto d’ora della crisi, dal momento che tutti altri dettagli, come ad esempio la soluzione politica, l’aspetto politico o qualsiasi altra misura da intraprendere sarà facile, anche se la lotta contro i terroristi continua in Siria», ha aggiunto.

«Se si ferma il sostegno esterno al terrorismo, la lotta contro questo fenomeno sarà più facile».

Alla domanda su cosa dobbiamo intendere quando parla di una soluzione politica, al-Assad ha fatto notare che non usa la parola “soluzione politica”, ma di “componente politica”, che è il dialogo con le forze politiche per raggiungere una soluzione della crisi, precisando: «Siamo pronti ad impegnarci senza esitazioni con le forze in campo come rappresentanti del popolo siriano e  che confermino ciò che essi rappresentano in termini di consenso popolare. L’aspetto politico ha un effetto, ma deve essere effettuato tra le forze politiche siriane indipendenti appartenenti al popolo siriano. Ma noi non troviamo che molti le forze che dipendono dall’estero, finanziariamente e politicamente».

«La componente politica è necessaria non solo per risolvere la crisi, ma anche per sviluppare la Siria. Ma finora, i parametri necessari o il clima favorevole per ottenere i risultati finali attraverso questo dialogo non sono ancora certi, soprattutto con il costante sostegno al terrorismo, che costituisce uno dei principali ostacoli a qualsiasi azione vera politica il campo», ha detto Assad.

Alla domanda circa la visita del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e ministro degli esteri, Walid al-Moallem, in Oman e il contributo della visita alla soluzione della crisi, il presidente al-Assad ha affermato che Oman ha un ruolo importante da svolgere nel trattare con le diverse tensioni nella zona per sedare e po raggiungere un accordo, sottolineando che è chiaro che la visita del ministro degli Esteri è in questo contesto, ossia la risoluzione della crisi.

Per quanto riguarda le incursioni ripetute recentemente effettuate dal nemico sionista sui territori siriani e come affrontarle, Assad ha ricordato quello che successe nel corso degli ultimi decenni in Libano, dove alcune fazioni, dipendeva dall’estero, chiedevano ogni forma di intervento straniero, concedendo ad Israele l’opportunità di colpire, ha puntualizzato: «In Siria è lo stesso. Alcuni gruppi siriani, accettando di trattare con i nemici, incluso Israele,  chiedendo loro di intervenire in Siria, con l’obiettivo di incoraggiarli».

«I terroristi sono il vero e proprio strumento di aggressione israeliana contro la Siria e svolgono un ruolo pericoloso quanto quello di Israele».

Il presidente al-Assad ha fatto notare che se si vuole affrontare Israele, in primo luogo, si troverà di fronte i suoi seguaci, «perché è impossibile affrontare un nemico esterno se abbiamo un nemico interno», ha spiegato.

Alla domanda se il nemico sionista si avvale dell’impegno della Siria nella lotta contro il terrorismo per compiere attacchi contro di lei, il presidente al-Assad ha sottolineato: «Questo può essere un fattore, ma il  fattore più importante è la presenza di parti che sono disposti a lavorare con lui».

In merito alal questione che la Siria aveva dato la Patria alll’Iran e Hezbollah quando ha detto nel suo ultimo discorso che il paese non appartiene a chi vive lì, ma a chi lo difende e protegge la Assad ha spiegato che alcune persone pur non risiedendo in Siria, la difendono, mentre ci sono persone che sono nel paese e augura ogni giorno i raid della NATO o un intervento di terra delle forze straniere, assicurando che si parla solo dei siriani.

Circa la valutazione della inviato dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, che si è imbarcato su una qualsiasi dichiarazione delle accuse contro lo Stato siriano, al-Assad ha sottolineato che gli Stati Uniti e i paesi occidentali non accetteranno alcuna inviato Onu imparziale «dichiarazioni così distorte degli emissari fanno parte del ruolo che viene chiesto di loro», ha detto.

Sul successo della missione di De Mistura nel contribuire alla soluzione della crisi in Siria, al-Assad ha ricordato il sostegno diretto che la Siria aveva concesso a de Mistura quando ha avanzato la questione della riconciliazione in Aleppo, sottolineando che l’iniziativa era buona, ma l’inviato ONU non era stata autorizzata ad avanzare meccanismi in questo senso.

Ed ha aggiunto: «Noi non sosteniamo ogni iniziativa che si fondi sui nostri interessi nazionali».

Riguardo alla manipolazioni dei media, in particolare, quelle relative alla posizione russa verso la Siria, il presidente al-Assad ha affermato che la politica della Russia è fondata su dei principi e sulla coerenza, sapendo che la Russia non sosterrà una persona o un presidente, ma  principi definiti, cioè la sovranità dello Stato e del popolo, e la decisione del popolo che sceglie e elegge il presidente che gli si addice.

Alla domanda circa gli sforzi della Russia, il presidente ha espresso fiducia nei russi che hanno confermato questo appoggio durante la crisi con sincerità e trasparenza.

Per quanto riguarda le possibilità di partecipazione a Ginevra 3, il presidente al-Assad ha fatto notare che le riunioni tenute dalla Russia con le varie parti per raggiungere lo scopo di Ginevra 3 o Mosca 3, dipende dal clima internazionale, non da quello che pensa la Russia e la Russia e la Siria, perché ci sono diverse forze, come gli Stati Uniti.

Per quanto riguarda la posizione siriana su qualsiasi iniziativa senza prendere in considerazione le parti in anticipo, al-Assad ha precisato: «Ogni iniziativa deve rispettare la sovranità e l’integrità dei suoi territori siriani. In questa iniziativa, la decisione spetta al popolo siriano e la lotta contro il terrorismo deve essere una priorità».

 

Alla domanda se le iniziative avanzate, come quelle sul riscrivere la costituzione o lo svolgimento di elezioni sotto la supervisione internazionale, costituiscono un’ ingerenza negli affari siriani, il presidente al-Assad ha risposto che non c’è nessun problema fino a quando queste iniziative sono una decisione siriana e il risultato del dialogo e della riconciliazione nazionale, rifiutando lo svolgimento di qualsiasi elezione sotto supervisione internazionale che costituirebbe un’ingerenza nella sovranità siriana.

Sul fatto che  la Siria sia stata una vittima della conclusione dell’accordo sul nucleare iraniano, il presidente al-Assad ha replicato che la Siria non è stata una vittima, perché non era parte dei negoziati sul nucleare, sottolineando che le forze occidentali avevano cercato di convincere l’Iran a inserire la parte siriana nella questione del nucleare per farlo rinunciare alle questioni relative al supporto alla Siria per ottenere delle cose nel negoziato.

«La posizione iraniana in questo senso è stata decisiva e ha negato che qualsiasi falso dossier sia stato parte dei negoziati nucleari», ha riferito.

Rispondendo ad una domanda sulla creazione di nuove alleanze in tutto il mondo, in particolare quella che coinvolge Siria e l’Iran, il presidente al-Assad ha ricordato: «L’alleanza della Siria con l’Iran dura da tre decenni e mezzo, allora, cosa succede. I nostri rapporti sono forti e noi siamo alleati. Alla guerra ingiusta contro l’Iran, sosteniamo l’Iran che si attesta attualmente con noi nella guerra mirata la Siria».

Per quanto riguarda il sentimento di delusione del cittadino siriano e la sua insoddisfazione per lo Stato nazionale e l’arabismo, il presidente al-Assad ha spiegato che le circostanze hanno costretto i cittadini ad indignarsi sull’arabismo e a non fare la vera differenza tra l’arabismo e alcuni arabi che  lo sostengono mentre i loro cuori, ragioni, i sentimenti e gli interessi sono completamente fuori dalla regione, sostenendo che arabismo è un’identità essenziale.

Inoltre, il presidente al-Assad ha sottolineato il coordinamento tra Siria e Iraq, elogiando la grande maturità in Iraq sul fatto che la battaglia è la stessa, perché il nemico è lo stesso ed i risultati sono gli stessi vale a dire che ciò che accade in Iraq si rifletterà sulla Siria e viceversa.

Alla domanda circa la differenza tra la presenza di combattenti Hezbollah in Siria e il fatto che l’altra parte ha nazionalità ci sono combattenti stranieri, Assad ha precisato che la differenza è la legittimità, Hezbollah è arrivato in Siria tramite un accordo con lo Stato siriano, un governo legittimo che rappresenta il popolo siriano e che ha il sostegno della maggioranza del popolo siriano, sottolineando che lo Stato siriano ha il diritto di chiamare le forze che difendono il popolo siriano, mentre altre forze terroristiche sono venute in Siria per uccidere il popolo siriano, senza il consenso del popolo o della leadership dello Stato che lo rappresenta.

Per quanto riguarda i suoi rapporti con il Sayed Nasrallah, Assad ha ricordato che questo rapporto è forte e risale a più di 20 anni fa, ed ogni osservatore può vedere che questo è un rapporto caratterizzato da onestà e trasparenza, perché Nasrallah è una persona leale, assolutamente onesta, trasparente, di principio e fedele ai suoi principi e ai suoi amici.

Rispondendo a una domanda su un partito può decidere il cessate il fuoco da un altro paese, mentre i soldati siriani hanno un ordine dalla Stato al-Assad ha dichiarato che la questione era stata discussa con degli inviati che hanno parlato alla questione del cessate il fuoco, che si riferiscono al rifiuto della terminologia del cessate-il-fuoco che si svolge tra i paesi ed eserciti, non tra uno Stato e gruppi terroristici.

«Nessuno è garante per i gruppi terroristici, anche se dipendono da altre forze. Queste forze non sono in grado di costringerli ad attuare qualsiasi decisione», ha aggiunto.

In merito a come la Siria possa combattere contro il terrorismo accanto a quelli che accusa di sostenerlo al-Assad ha assicurato che nell’ azione politica, dobbiamo raggiungere un obiettivo che deve essere pagato nell’ interesse del popolo in Siria, sostenendo che «qualsiasi alleanza o il dialogo con conseguente che arresti lo spargimento di sangue  del popolo siriano deve essere una priorità per noi».

E il presidente al-Assad ha aggiunto: «Logicamente, è impossibile per i paesi che si trovavano a fianco del terrorismo sono gli stessi che lottano contro questo fenomeno, ma vi è una scelta semplice, vale a dire l’ammissione da questi paesi hanno seguito la strada sbagliata, o forse per motivi di interesse a causa della loro preoccupazione per la diffusione del terrorismo».

Per quanto riguarda l’escalation dell’Arabia Saudita contro la Siria, in particolare le dichiarazioni del suo ministro degli Esteri a seguito delle notizie trasmesse sulla riunione siro-saudita, il presidente al-Assad ha affermato che  le rivelazioni dei media «non hanno alcun significato, ciò che conta sono le pratiche di tale Stato. Se lo stato già sostiene il terrorismo, l’arrampicata e la sua assenza non avrà alcun valore».

Per quanto riguarda la formazione di un’opposizione siriana da Washington, al-Assad ha sottolineato che i rischi più importanti che dobbiamo temere è la mancanza di visione in Occidente, in particolare gli Stati Uniti, pericolo del terrorismo e il significato della vittoria del terrorismo nella regione.

Per quanto riguarda l’esistenza di una stanza per le operazioni di sicurezza comuni militari in Giordania e che il re di Giordania Abdullah II vuole essere coinvolto nella crisi in Siria, al-Assad non ha alcun dubbio: «La Giordania è indipendente nelle sue politiche? … la maggior parte dei paesi arabi dipende dagli Stati Uniti».

Ad una domanda sulle relazioni siro-egiziane, il presidente al-Assad ha assicurato che le relazioni tra la Siria, l’Egitto e l’Iraq hanno una particolarità, in quanto questi paesi sono alla base di tutta la civiltà araba, dicendo: «Certamente attribuiamo importanza al rapporto con l’Egitto. La Siria combatte nella stessa trincea con l’esercito e il popolo egiziano egiziano contro i terroristi», ha sottolineato il presidente al-Assad.

Sulle ulteriori misure per contribuire a migliorare le condizioni di vita del cittadino siriano, il presidente al-Assad ha parlato del lancio di progetti di ricostruzione, oltre al recupero dei progetti di produzione bloccate a causa della guerra, mettendo in evidenza la creazione del Dipartimento di riforma amministrativa per la lotta contro la corruzione e spreco di fondi.

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