Venezuela, la trappola della sicurezza

di Geraldina Colotti – il manifesto 

12ago2015.- Operazione Olp. Il governo venezuelano ha dichiarato guerra alla criminalità organizzata dando avvio all’Organizzazione per la liberazione e la protezione del popolo

Mon­tal­ban è un quar­tiere resi­den­ziale di classe media nel muni­ci­pio Liber­ta­dor di Cara­cas. E’ diviso in tre set­tori. In quello di Mon­tal­ban III, più noto come Op51 si ergono le torri della Gran Mision Vivienda Vene­zuela (Gmvv): un capi­tolo del gigan­te­sco piano di case popo­lari messo in atto dal governo socia­li­sta. Abi­ta­zioni gra­tuite e acces­so­riate per chi non ha red­dito, con for­mule con­tri­bu­tive ma sem­pre a basso costo per le altre fasce di popo­la­zione. Finora ne sono state con­se­gnate oltre 700.000. Alle prime luci dell’alba, la gente è per strada. Un migliaio di effet­tivi, tra mili­tari e poli­ziotti, accom­pa­gnati da 8 magi­strati del Mini­ste­rio Publico, ha fatto irru­zione nelle torri. Alcune donne applau­dono. Dall’altro lato del mar­cia­piede c’è chi guarda a brac­cia conserte.

A metà gior­nata, Gustavo Gon­za­lez Lopez, mini­stro degli Interni Giu­sti­zia e Pace si rivolge poi ai gior­na­li­sti, for­ni­sce il bilan­cio dell’operazione appena con­clusa: 21 appar­ta­menti recu­pe­rati, 26 colom­biani arre­stati, alcuni dei quali ricer­cati per gravi delitti, seque­stro di armi, uni­formi, droga, dol­lari e ingenti quan­tità di pro­dotti stoc­cati, pronti per essere ven­duti al mer­cato nero. «Siamo in pre­senza — dice — di un feno­meno simile a quello delle maras in Sal­va­dor, che si sono infil­trate qui con fina­lità poli­ti­che e che pra­ti­cano il nar­co­traf­fico, l’estorsione e il sicariato».

La scena si ripete la set­ti­mana suc­ces­siva, a fine luglio, nel cen­tro di Cara­cas, nelle case popo­lari di Par­que Cara­bobo: 12 per­sone arre­state, stessa tipo­lo­gia di reati, merce seque­strata. Irru­zioni ana­lo­ghe pro­se­guono in tutti gli stati del paese. Dal 13 luglio, il governo di Nico­las Maduro ha assunto così il pro­blema dell’insicurezza. Per la cam­pa­gna si è scelto un nome dalla forte carica sim­bo­lica: Olp, che sta per Ope­ra­zione per la libe­ra­zione e la pro­te­zione del popolo. L’Olp – ha spie­gato Maduro – non vuole essere una sem­plice ope­ra­zione repres­siva, ma un piano «inte­grale» ideato e appro­vato dalla popo­la­zione a sua pro­pria difesa. Ma il tema è spi­noso e il paese discute.

Fra gli stand della Fiera del libro, lo sto­rico Vla­di­mir Aco­sta com­menta: «Il Coman­dante Cha­vez spe­rava di redi­mere i delin­quenti, ma sulla que­stione dell’insicurezza ci sono grossi inte­ressi in campo. Il troppo ecu­me­ni­smo stava diven­tando una trap­pola». E rac­conta il cal­va­rio di alcune fami­glie, costrette a lasciare la casa popo­lare per la minac­cia delle bande armate che pren­dono pos­sesso dei quar­tieri. Bande di ragazzi che seguono le orme dei “pra­nes” — i gio­vani cri­mi­nali che impon­gono il pro­prio con­trollo nelle car­ceri -, dispo­sti a ucci­dere e a farsi ucci­dere per poco o niente pur di imi­tare que­gli eroi nega­tivi, che però vivono nel lusso e hanno potere.

L’insicurezza ha comun­que matrici diverse e molti com­mit­tenti. Il paese è al cro­ce­via di grandi inte­ressi, sia per i car­telli del nar­co­traf­fico, sia per quelli del con­trab­bando. Fare il pieno di ben­zina a un’automobile di grosso cali­bro, in Vene­zuela, costa meno di una bot­ti­glia d’acqua. Nelle zone di fron­tiera con la Colom­bia, soprat­tutto nello stato Tachira, si traf­fica di tutto, in una catena di cor­ru­zione resa evi­dente dall’entità del con­trab­bando. Alcune cifre aiu­tano a capire: dallo scorso ago­sto, quando Maduro ha deciso di inten­si­fi­care la lotta al con­trab­bando, nelle sole regioni di fron­tiera sono state recu­pe­rate oltre 18.000 ton­nel­late di pro­dotti, prin­ci­pal­mente ali­menti, ma anche cemento, rame e 800.000 litri di com­bu­sti­bile. L’altroieri sono stati bloc­cati diversi camion pieni di riso, che scar­seg­gia negli scaf­fali dei negozi.

Pro­dotti sot­tratti ai super­mer­cati sus­si­diati dal governo, e ven­duti al nero, all’interno del paese e fuori. Nella cit­ta­dina colom­biana di Cucuta il traf­fico è sotto gli occhi di tutti. Imprese senza scru­poli o pri­vati rice­vono dol­lari a cam­bio age­vo­lato dal governo cha­vi­sta per impor­ta­zioni fan­ta­sma o viaggi ine­si­stenti: i soldi si smer­ciano a cielo aperto o in appo­siti uffici di cambio.

Dal Tachira sono par­tite le pro­te­ste vio­lente dell’opposizione oltran­zi­sta, l’anno scorso. Il governo ha denun­ciato l’azione desta­bi­liz­zante di para­mi­li­tari colom­biani. L’ex sin­daco di San Cri­sto­bal Daniel Cebal­los, uno dei con­dan­nati per quei fatti, ha ora otte­nuto gli arre­sti domi­ci­liari, e la misura ha sca­te­nato un puti­fe­rio nelle reti sociali. Anche durante tutti gli ope­ra­tivi dell’Olp, la pre­senza di colom­biani con pre­ce­denti penali e con espe­rienza nell’esercito risulta costante. Maduro ha rias­sunto il lavoro di inchie­ste giu­di­zia­rie e gior­na­li­sti­che: «Le bande cri­mi­nali, coop­tate dall’estrema destra si stanno mili­ta­riz­zando sul modello colom­biano. E’ un pro­cesso che parte da lon­tano – ha detto — Dopo lo scio­gli­mento delle bande para­mi­li­tari, l’ex pre­si­dente colom­biano Alvaro Uribe ha inviato qui molte cel­lule “dor­mienti”, pronte all’azione».

E l’occasione sem­bra pro­pi­zia in que­sto anno di ele­zioni che – secondo un rap­porto del Pen­ta­gono – por­terà caos e crisi eco­no­mica. Una situa­zione simile – fatte le debite pro­por­zioni sto­ri­che – a quella indotta nel Cile di Allende per distrug­gere la pri­ma­vera socia­li­sta. Intanto, aumen­tano gli epi­sodi di sica­riato che vedono coin­volta la cri­mi­na­lità colom­biana: dall’uccisione del gio­vane depu­tato Robert Serra, che inda­gava sulle vio­lenze poli­ti­che dell’anno scorso, a quello del noto sto­rico boli­va­riano Jorge Mier Hof­f­man, un altro assas­si­nio su commissione.

E intanto, la pazienza del popolo vene­zue­lano è messa a dura prova dalle lun­ghe code per rifor­nirsi di pro­dotti a basso costo, che si ven­dono a prezzi stel­lari a soli venti metri dalle catene sus­si­diate dal governo. Ci sono anche code nei risto­ranti, dove una cena costa l’equivalente di tre salari minimi: un indice di quanto denaro cir­coli, comun­que, nelle tasche di chi avversa il cha­vi­smo ma se ne serve per fare buoni affari. Le grandi imprese di distri­bu­zione per­tur­bano a pro­prio van­tag­gio l’economia di un paese ancora troppo dipen­dente dal petro­lio. Bande cri­mi­nali chie­dono soldi per far entrare la gente in coda: altri­menti – rac­conta un’anziana – «si sco­stano la giacca, ti mostrano la pistola e ti fanno uscire dalla coda. Ho avuto paura di andare alla polizia».

Nono­stante i pro­grammi edu­ca­tivi e le uni­ver­sità come la Unes, di stampo mar­xi­sta e frei­riano, la poli­zia è infatti ancora parte del pro­blema e non della solu­zione: «O siamo poli­zia o siamo delin­quenti», ha detto senza mezzi ter­mini il mini­stro Lopez durante un recente incon­tro all’Accademia mili­tare. Lì si discu­teva il Piano nazio­nale dei diritti umani 2015–2019, pre­sen­tato al paese prima di essere appro­vato in par­la­mento, com’è con­sue­tu­dine in Vene­zuela. Sono state invi­tate anche quelle Ong di oppo­si­zione che, come Pro­vera o l’osservatorio Cofa­vic dif­fon­dono dati allar­mi­stici sulle poli­ti­che per la sicu­rezza e accu­sano il governo di favo­rire l’impunità: salvo poi denun­ciare «vio­la­zioni dei diritti umani» se que­sti decide di usare la forza pub­blica con­tro la delinquenza.

Ma anche dall’interno del cha­vi­smo in molti vedono il rischio di scor­cia­toie secu­ri­ta­rie, che ripor­te­reb­bero indie­tro la spinta ideale del socia­li­smo boli­va­riano. Per un mili­tante del Col­let­tivo Lina Ron, il governo ha «subito il ricatto della destra, ha per­se­guito i col­let­tivi che con­ten­dono il ter­ri­to­rio alla cri­mi­na­lità e que­sta ha ripreso spa­zio». Tra le voci liber­ta­rie più auto­re­voli, quella di Anto­nio Gon­za­lez Pless­mann, diret­tore del Cen­tro studi sui Diritti umani, con­vi­venza e sicu­rezza cit­ta­dina GisXXI. «A par­tire dal 2013 – spiega – il nostro cen­tro accom­pa­gna la costru­zione di pro­getti di auto­go­verno popo­lare e con­vi­venza in diversi quar­tieri che la stampa con­si­dera preda della delin­quenza. Lì i gio­vani non hanno fidu­cia nella poli­zia, da cui spesso ven­gono taglieg­giati. Coin­vol­gendo i ragazzi nello sport, nei pro­cessi edu­ca­tivi, cul­tu­rali, poli­tici, offrendo trat­ta­menti tera­peu­tici per chi fa uso pro­ble­ma­tico delle dro­ghe, siamo riu­sciti a disin­ne­scare la vio­lenza delle bande gio­va­nili, che hanno deciso una tre­gua e hanno smesso di ammaz­zarsi fra loro. La via repres­siva può por­tare più con­senso ma costi­tui­sce una trappola”.

All’inizio di luglio, durante alcuni ope­ra­tivi nello stato di Miranda, dove governa l’ex can­di­dato a pre­si­dente per la destra Hen­ri­que Capri­les, la poli­zia ha usato la mano pesante, ha arre­stato un cen­ti­naio di per­sone e abbat­tuto alcuni pluri-omicidi e ci sono state pro­te­ste. La linea di pre­ven­zione “inte­grale” e il Movi­mento per la pace e la vita di cui fa parte Pless­mann restano comun­que assi por­tanti dell’Olp.

Nel Petare (stato Miranda), che è di oppo­si­zione, abbiamo par­te­ci­pato a una seduta del Con­si­glio comu­nale (cha­vi­sta) nella biblio­teca di quar­tiere del muni­ci­pio Sucre: la terza riu­nione fra rap­pre­sen­tanti delle isti­tu­zioni e la cit­ta­di­nanza che abita nelle con­cen­tra­zioni urbane di classe media. «Niente può cam­biare senza la par­te­ci­pa­zione popo­lare – ci ha detto Gio­vanni Mar­ti­nez, coor­di­na­tore nazio­nale del Psuv della Com­mis­sione pre­si­den­ziale per la sicu­rezza cit­ta­dina e la poli­zia popo­lare – Alla fine dell’anno scorso, il pre­si­dente Maduro ha deciso di sot­to­porre a revi­sione tutti i pro­getti sulla sicu­rezza e di rac­co­gliere le nuove pro­po­ste dei quar­tieri. Ci stiamo riu­nendo con rap­pre­sen­tanti della chiesa, dei vigili urbani, degli inse­gnanti, per met­tere a punto un pro­gramma di pre­ven­zione inte­grale: con l’obiettivo di svi­lup­pare l’autogoverno delle comuni, pre­vi­sto dalla nostra Costi­tu­zione, e in cui è con­tem­plata la for­ma­zione di mili­zie popo­lari e poli­ziotti comu­nali. Al regi­stro, abbiamo già 1180 comuni, ma siamo ancora all’inizio».

Inter­viene Ive­lia Mala­ven, respon­sa­bile nazio­nale della sot­to­com­mis­sione per la riforma della poli­zia: «Quello della delin­quenza – dice – è un pro­blema com­plesso che non si può risol­vere con qual­che cor­ret­tivo, richiede tempo per­sino in un sistema avviato verso il socia­li­smo come il nostro. E’ uno dei grandi mali del capi­ta­li­smo, che si riflette anche da noi con l’incitamento al con­su­mi­smo e l’imposizione di modelli nega­tivi per i nostri gio­vani, indotti a cre­dere che essere vin­centi nella vita signi­fi­chi pos­se­dere oggetti di lusso o di tec­no­lo­gia avan­zata. La sicu­rezza non è un pro­blema di poli­zia, riguarda tutti. Occorre assu­merlo in pieno, se non vogliamo finire come in Messico».

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