L’educazione cattolica: arma di guerra contro il popolo

adadi Ronald Muñoz – CiudadCCS, 18 luglio 2013

Alla fine del XIX secolo l’umanità si trovava agli albori del dominio capitalista. La miseria e la povertà generate da questo nuovo modello imperante già si facevano palpabili nella dinamica sociale dei popoli. I grandi pensatori del socialismo sorsero analizzando le contraddizioni interne al miserabile sistema.

Sotto la direzione dei nascenti partiti rivoluzionari, i popoli erano la maggioranza e adesso lo sapevano. Il movimento operaio metteva sotto scacco il capitalismo e la sua depredatrice logica di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Da parte sua la Chiesa aveva perso gran parte della sua influenza mondiale grazie al sorgere del capitalismo come nuovo sistema socio-economico dominante. Nell’ambito del sistema feudale la chiesa era tutto: non influiva soltanto nel piccolo della quotidianità della vita delle persone ma controllava anche la geopolitica mondiale con la sua dottrina del “diritto divino” secondo il quale i re erano re perché “Dio” così lo voleva. Si diceva che lottare contro la nobiltà e la monarchia significava lottare contro Dio e quindi le monarchie per essere legittimate dovevano essere avallate dal papa; in questo modo il Sommo Pontefice cattolico era una specie di imperatore dei re che agiva come arbitro delle dispute inter-nobiliari e internazionali.

Imposto il capitalismo come sistema dominante, la Chiesa vedeva crollare il suo mondo davanti ai suoi occhi, ma essendo un’organizzazione che vanta tanta esperienza accumulata nel controllo dei popoli, c’era da aspettarsi che si sarebbe potuta accordare per risorgere. Soprattutto quando il capitalismo e il feudalesimo hanno un elemento comune: entrambi si sostengono sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Con l’apparizione dei sindacati – allora diretti dai socialisti dell’epoca – che iniziarono una lotta senza quartiere contro la classe dominante, il capitalismo cominciò a tremare… ed è stato qui che il Vaticano ha incontrato l’opportunità che cercava per riposizionarsi dentro le nuove alte sfere del potere.

Nel 1891 nell’ambito delle lotte popolari delle società già industrializzate, Papa Leone XIII lanciò la sua enciclica Rerum Novarum. Con questa, approfittando dell’ascendenza religiosa ancora esistente su gran parte del popolo, “Sua Santità” spiegava che non poteva esistere la lotta di classe così come teorizzata da Marx, ma che tutto doveva essere una questione di mutua accettazione tra la classe sfruttatrice e le grandi maggioranze sfruttate.

In un’altra sua enciclica Quod Apostolici muneris, Leone XIII lo spiega più chiaramente affermando che “è opportuno favorire le organizzazioni di operai e proletari che collocate sotto la tutela della religione si abituano ad accontentarsi della propria sorte. A sopportare debitamente il lavoro e a condurre una vita dolce e tranquilla”. In questo modo Leone XIII aveva creato una nuova corrente ideologico-politica: il cristianesimo sociale, dando vita ad una forma alternativa di organizzazione operaia con sindacati cristiano-sociali.

Approfittando della fede cattolica delle masse sfruttate, la Chiesa in questo modo salvava il capitalismo da quella che sarebbe stata una morte imminente. Da lì in avanti la Chiesa che già nel feudalesimo controllava in maniera quasi assoluta tutto ciò che era relativo all’educazione, stabiliva nuove alleanze con le nuove classi dominanti continuando a controllare i nuovi sistemi educativi moderni.

L’educazione cattolica nelle dittature del secolo XX

Nelle dittature fasciste nel XX secolo la Chiesa cattolica continuava ad essere responsabile nella missione di garantire l’agibilità a tali regimi nel tempo, seminando in maniera non dichiarata valori politico-ideologici nella popolazione insieme a valori religiosi che sono sempre serviti alle minoranze dominanti. Dopotutto, se qualcosa ha insegnato sempre il cristianesimo creato dalla Chiesa, è la rassegnazione davanti all’ingiustizia. Per il suo lavoro educativo la Chiesa è stata sempre ricompensata da tali regimi con il riconoscimento in denaro e proprietà e questa a sua volta ricambiava questi regimi avallandoli politicamente e lodandoli pubblicamente, come avvenne con l’assassino Pinochet in Cile o Francisco Franco in Spagna, che la Chiesa battezzò come “Caudillo per grazia di Dio”.

La Chiesa cattolica e l’educazione in Venezuela

La grande influenza della Chiesa nell’educazione venezuelana è una realtà di vecchia data. Solo per ricordare che la Chiesa gestiva in grande misura l’educazione durante la dittatura clerico-fascista di Marco Pérez Jiménez e che Romolo Gallegos fu defenestrato, tra le altre ragioni, per la sua riforma dell’educazione che toglieva il controllo alla Chiesa sul sistema educativo nel nostro paese.

Oggi la realtà è evidente davanti ai nostri occhi: è sufficiente che la reazione convochi una manifestazione contro il governo affinché i primi ad appoggiarla, spinti dalle loro autorità educative, siano gli studenti delle università private cattoliche e collegi privati cattolici. Un chiaro esempio di ciò è il collegio di Nostra Signora di Guadalupe, a Sabana Grande, dove ci sono casi di bambini fino alla terza classe che non sanno quasi leggere, o non sanno chi era Bolivar; a causa di ciò un rappresentante ha protestato con la scuola e gli è stato risposto che per queste cose c’è “la famiglia”.

Inoltre bisogna ricordare che l’educazione in Venezuela è laica e che non esiste nessuna materia conosciuta come “religione” nei documenti ufficiali del MPPE. Quindi è un reato utilizzare le ore regolari di lezione, ed anche giorni interi per il loro addottrinamento religioso. Cosa fa il MPPE? Le riunioni dei genitori e dei rappresentanti le utilizzano le monache per parlare male del governo. I libri consegnati gratuitamente dal governo non li usano ma ne mandano a comprare altri che hanno un approccio diverso. E come se non bastasse, il 14 aprile di quest’anno le monache hanno aperto le porte del Collegio ai gruppi violenti della destra per minacciare i testimoni del PSUV, che in maggioranza erano donne, fra le quali una anche incinta. A questa gente il nostro governo ingenuamente riconosce risorse per educare i nostri figli, bambini e adolescenti.

Non è possibile che vista la situazione si debba continuare a dipendere dal ricatto della gerarchia ecclesiastica per sostenere l’educazione. Questo modello di articolazione educativa risponde ad un momento storico diverso, nel quale le nostre comunità non avevano la capacità organizzativa necessaria.

Oggi esistono istanze organizzative comunitarie come le comuni e i consigli comunali che in breve o medio termine potranno gestire l’amministrazione dei centri educativi nelle loro rispettive comunità, prescindendo in questo modo dall’addottrinamento massivo cattolico che nel fondo è caratterizzato da una profonda carica ideologica reazionaria.

Continuare a lasciare l’educazione di migliaia e migliaia di giovani in mano alla sempre reazionaria Chiesa è un errore che con l’andar del tempo può costare la caduta di questo processo e di tutto ciò che a livello mondiale dipende da esso.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

 

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