(VIDEO) Il Venezuela mostra la sua potenza militare

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Il 5 luglio il Venezuela ha celebrato l’anniversario della firma della Dichiarazione di Indipendenza.

Il Presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, ha assistito a una sessione solenne dell’Assemblea Nazionale e presieduto una parata militare

In Venezuela il 5 luglio si sono tenute diverse manifestazioni per commemorare il 204° anniversario della firma della Dichirazione d’Indipendenza, guidate dal Presidente Nicolás Maduro. Le attività hanno avuto inizio nell’Assemblea Nazionale con una sessione solenne, alla quale hanno preso parte ministri, l’alto comando militare, i rappresentanti delle forze politiche e delegazioni diplomatiche.

In seguito, il Presidente della Repubblica Bolivariana ha presieduto una grande parata militare, tenutasi presso il Paseo Los Próceres nella città di Caracas (Venezuela). «Siamo la patria chavista, qui c’è il Venezuela, in questo 2015 e per sempre», ha annunciato il Presidente secondo quanto riportato da RNV.

Nicolás Maduro ha riconosciuto che, nonostante i 204 anni di indipendenza del Venezuela, vi è ancora un duro cammino da percorrere: «Il presente è di lotta, il futuro appartiene al popolo venezuelano, viva la Forza Armata Nazionale!»

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«204 anni dopo – ha dichiarato inoltre Maduro attraverso il proprio account Twitter – qui abbiamo un popolo che si è alzato in piedi, più deciso che mai a essere libero e sovrano, percorrendo il cammino rivoluzionario di Bolívar e Chávez».

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Il 5 luglio del 1811, mediante il documento conosciuto come Atto della Dichiarazione di Indipendenza, il Congresso del Venezuela dichiarò in maniera solenne la sua separazione dalla Spagna. I rappresentanti delle sette province appartenenti alla vecchia Capitanía General de Venezuela (Caracas, Barquisimeto, Cumaná, Barcelona, Mérida, Margarita e Trujillo), riuniti nella Capilla Santa Rosa de Lima, a Caracas, resero effettiva la separazione dalla Corona spagnola e diedero vita a una nuova nazione sudamericana. Attraverso la Dichiarazione di Indipendenza, il Venezuela stabilì il principio di uguaglianza dei cittadini, l’abolizione della censura e la libertà d’espressione.

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[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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M5S: il nuovo mondo con i BRICS

da Commissione Affari Esteri del M5S

Pochi mesi dopo essere stato eletto presidente del Brasile, Luís Inácio Lula da Silva rivolse al suo ministro degli Esteri, Celso Amorim, la seguente domanda: “…Se l’economia è globalizzata perché per comprare dall’India dobbiamo fare prima la conversione della nostra moneta (Real) in dollari statunitense, per poi cambiare l’equivalente in moneta indiana (Rupia)? Non sarebbe più vantaggioso effettuare direttamente il cambio tra Real e Rupia?”
La risposta venne sei anni dopo, nel 2009, dopo aver maturato nel 2008, la dolorosa esperienza della crisi del sistema finanziario mondiale, impostato sulla centralità del dollaro e le arroganti imposizione neoliberiste del Fondo Monetario Internazionale e il Banco Mondiale (1).

Infatti, il 16 giugno del 2009 si riunivano a Ekaterinburg (Russia) i presidenti di Brasile, Russia, Cina e India, rispettivamente,  Luiz Inácio Lula da SilvaDimitry MedvedevHu Jintao e Manmohan Singh. L’anno seguente (15/16/aprile del 2010) Jacob Zuma, rappresentando il Sud Africa partecipava nella riunione di Brasilia, in cui nascevano i BRICS (Brasile – Russia – India – Cina – Sudafrica) con l’obbiettivo di “…sviluppare gli strumenti per la creazione di un nuovo ordine mondiale che superasse il centralismo della dollarizzazione, promovendo la democrazia e l’eguaglianza nelle relazioni internazionali…”.

Finalmente, il 15 luglio del 2014, il mondo si rendeva conto del significato geopolitico dei BRICS quando i cinque paesi realizzavano il sesto Summit nella città brasiliana di Fortaleza discutendo: a) la promozione della crescita sostentabile, b) le perspettive per l’integrazione, c) lo sviluppo del commercio e del flusso di investimenti Sud-Sud.  Argomenti che furono messi in risalto dal presidente della delegazione cinese, Ma Zehua, che, in quell’occasione pronunciò un importante monito: “…Non dobbiamo permettere che barriere e ostacoli di vario tipo intralcino i nostri programmi privandoci della nostra visione per il futuro…”.

Per questo, nella riunione di Fortaleza fu deciso che i BRICS si impegnavano a creare due istituti finanziari: La Nuova Banca per lo Sviluppo (2) con un capitale di 50 miliardi di dollari e un Fondo di Emergenza (3) con un capitale di 100 miliardi di dollari da usare per superare i possibili effetti negativi provocati dalle crisi finanziarie.  In proposito la presidente del Brasile, Dilma Roussef, sottolineava: “…La nuova Banca è una alternativa per quanto riguarda le necessità di finanziamento in favore dei paesi in via di sviluppo che compenserà l’insufficienza del credito delle principali istituzioni finanziarie internazionali. In questo modo stiamo avanzando in direzione di una nuova architettura mondiale…”.

Il motivo principale che spinse i BRICS a decidere, nel 2014, per la rapida creazione di questa Nuova Banca per lo Sviluppo fu la necessità di avere a disposizione una struttura protettiva, contrapposta alle politiche economiche e finanziarie dei paesi europei e degli Stati Uniti e quindi capace di promuovere operazioni finanziarie in favore dei paesi emergenti e in via di sviluppo. Per questo Vladimir Putin, presidente della Russia faceva notare che: “…Questa istituzione finanziaria sarà un mezzo estremamente poderoso per prevenire possibili difficoltà economiche. Nello stesso tempo contribuirà a definire i fondamenti per attivare i grandi cambiamenti economici a livello mondiale…”.

Per capire meglio la logica dei BRICS e, quindi la dinamica della Nuova Banca per lo Sviluppo è necessario ricordare che, nel 2013, il volume degli investimenti mondiali ha toccato i 1,5 trilioni di dollari (nel 2010 si arrivò a 2 trilioni), di cui 617 miliardi di dollari destinati a progetti in favore dei paesi in via di sviluppo. Di questi il 50% furono finanziati da Cina, India, Brasile e Russia. In secondo luogo, i BRICS, oggi, rappresentano 40% della popolazione mondiale e circa il 25% del PIL mondiale, le sue economie sono caratterizzate da una grande capacità produttiva nei settori primario, estrattivo e energetico, oltre ad essere grandi esportatori di prodotti manifatturati e di servizi.

Un contesto che ha permesso definire i BRICS “il nuovo soggetto politico del secolo XXI” non solo per il suo potenziale e la crescita economica, ma, soprattutto, per l’adozione di una agenda politica che nell’ambito internazionale si contrappone nettamente a quella del blocco storico del G6 (Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Francia, Germania e Giappone).

L’inaugurazione del NBS

Il primo luglio il Parlamento cinese ha approvato la creazione del Nuovo Banco per lo Sviluppo, che sarà inaugurata oggi a Mosca. Molto probabilmente nella prima settimana di agosto dovrebbe entrare in funzionamento anche il Fondo di Riserva dei BRICS, reso operativo con un capitale di 100 miliardi di dollari.

Commentando i risultati ottenuti, l’Itamaraty brasiliano (Ministero degli Esteri) diramava una nota in cui si specificava che: “…La Nuova Banca per lo Sviluppo sarà lo strumento adatto a promuovere la stabilità finanziaria internazionale, dal momento che il suo obbiettivo sarà quello di fornire risorse finanziarie a quei paesi membri dei BRICS che soffrono pressioni nella rispettiva bilancia dei pagamenti.  Sarà quindi un meccanismo che rinforzerà la fiducia degli agenti economici e finanziari mondiali e ridurrà il rischio di contagio in occasione di eventuali momenti di crisi che potranno toccare i settori economici dei BRICS…”.

Di un possibile nuovo mondo non più “dollarizzato” discuterà il Vice-prsidente della Commissione Affari esteri della Duma russa, Andrey Klimov con rappresentanti governativi di Cina, Sud Africa e Brasile in un convegno venerdì 10 luglio alla Camera dei Deputati.

Per adesioni e info 

Cuba si congratula con la Grecia per la vittoria del ‘no’

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Il popolo greco ha rifiutato i tagli sociali richiesti dall’Unione Europea

Il Presidente di Cuba, Raúl Castro, si è congratulato con il governo greco in seguito alla grande vittoria del ‘no’ nel referendum di domenica, secondo le informazioni riportate dal quotidiano Granma.

«Signor Primo Ministro: porgo sinceri complimenti per la vittoria del NO nel referendum tenutosi in Grecia il 5 luglio 2015» recita il testo inviato dal capo di stato cubano.

Raúl Castro inoltre ritiene che l’esito referendario «dimostra il sostegno della maggioranza del popolo greco alla coraggiosa politica del governo che Lei (Tsipras) presiede».

Il Primo Ministro Alexis Tsipras ha annunciato che il suo paese riprenderà i colloqui con i creditori.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Kirchner: «Gli argentini sanno perché i greci hanno votato no»

Argentine President Cristina Fernandez de Kirchnerda Russia Today

Dopo l’esito del referendum in Grecia, il Presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner, ha celebrato il rifiuto opposto dai cittadini greci al programma dei creditori

«Una rotonda vittoria di democrazia e dignità. Il popolo greco ha detto no alle impossibili e umilianti condizioni che volevano imporre per la ristrutturazione del suo debito estero», queste le parole espresse tramite il proprio account Twitter dal Presidente dell’Argentina Cristina Fernández de Kirchner, dopo la schiacciante vittoria del ‘no’ nel referendum greco.

«Noi argentini sappiamo di cosa si tratta. Speriamo che l’Europa e i suoi leader comprendano il messaggio arrivato dalle urne», ha dichiarato il Presidente. «Non si può chiedere a nessuno di firmare il proprio atto di morte».

Il ‘no’ ha ottenuto una vittoria travolgente raggiungendo il 61,3% dei voti. Così, i cittadini del paese ellenico hanno respinto le nuove misure di austerità proposte dalla Troika dei creditori ad Atene in cambio dell’erogazione di nuovi fondi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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