Bashar al Assad i suoi nemici e Ban Ki-Moon

di Manlio Di Stefano – Parlamentare italiano Movimento 5 Stelle*

Oggi al Consiglio d’Europa ha partecipato Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, e si è sottoposto ad uno scambio di vedute sulla politica estera globale e ad una serie di domande.

Purtroppo risultavo in fondo alla lista degli oratori e non ho potuto porgli la mia domanda quindi, la pubblico qui, sperando che sia da stimolo per un serio dibattito di politica estera.

“Il 16 agosto scorso è stata approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU la risoluzione n. 2170 che prevede misure per ostacolare ogni tipo di supporto, finanziamento e armamento ai terroristi dello Stato islamico dell’Iraq e della Siria, al fronte terroristico “Jabhat al-Nusra” e al flusso di terroristi in Siria e in Iraq.

Visto che:

Il Consiglio ha istruito un team incaricato di monitorare le violazioni nelle sanzioni sui gruppi terroristici, e di riferire, entro 90 giorni, eventuali minacce in aree dove ISIS e Jabhat al-Nusra sono attive e fornire raccomandazioni per affrontare queste minacce;

Dal mese di aprile, l’Isis e il fronte Jabhat al-Nusra hanno proseguito la loro avanzata in Iraq e Siria, con l’occupazione di Ramadi (Iraq), Idlib e Palmyra (Siria);


Diversi media in Turchia, così come il Dipartimento di Stato USA, hanno provato il coinvolgimento dei servizi segreti turchi nel passaggio dei terroristi in Siria;


L’Isis continua a ricevere i proventi dalla vendita di petrolio alla Turchia ad un prezzo ridotto (come documentato da vari analisti e reporter di guerra).

Dal momento che:

La Giordania favorisce il passaggio di terroristi sul suolo siriano;

Israele accoglie i terroristi feriti in Siria e li rispedisce nei campi di battaglia, così come gli offre supporto logistico, come documentato dai media israeliani;


Quali sanzioni o misure sono stati attuati dal Consiglio di Sicurezza contro Turchia, Giordania, Israele, oltre alle già note Qatar e Arabia saudita per il loro appoggio, diretto e non, alle sopracitate organizzazioni terroristiche?


Se l’inviato dell’Onu in Siria Staffan De Mistura ha ribadito più volte che il Presidente siriano Bashar al Assad è parte della soluzione alla crisi siriana, non sarebbe necessario un maggior coordinamento con le forze armate siriane contro Isis e Jabhat al-Nusra, avendo conoscenze e informazioni sul fenomeno del terrorismo islamico e attuato, in proporzione, decine di attacchi aerei in più rispetto alla cosiddetta coalizione Isis, la cui azione in Siria e Iraq si è dimostrata finora inconcludente?

Chissà cosa avrebbe risposto Ban Ki-Moon…

* Capogruppo M5S della III Commissione Affari Esteri e Comunitari. Membro della delegazione italiana del Consiglio d’Europa.

Arrigoni: Uno dei killer fugge e va a combattere in Siria e non è il primo

di Paola di Lullo – Assadakah Napoli

Avrebbe avuto un permesso speciale per lasciare il carcere e recarsi a trovare la sua famiglia in occasione del Ramadan, Mahmoud Salfiti. Da quel momento in poi, si sono perse le sue tracce. Fonti Palestinesi dichiarano che l’uomo sarebbe andato in Siria a combattere con l’ISIS, pur senza essere in grado di spiegare come abbia potuto lasciare la Striscia, se attraverso i tunnel o i Valico di Rafah (il che sarebbe un tantino grave, alla luce delle restrizioni imposte ai Palestinesi tutti, o quasi, ed agli internazionali, dal governo egiziano).

Condannato all’ergastolo (che per la legge di Gaza equivale a 25 anni di prigione) più 10 anni e lavori forzati a vita, in primo grado, insieme all’altro salafita Tamer al-Hasasna (a seguito dell’intervento della famiglia Arrigoni, che chiese di commutare la pena di morte in carcere a vita) ed a 15 anni, durante il processo d’appello, Salfiti faceva parte del commando di salafiti che il 14 aprile 2011 rapirono Vittorio Arrigoni, concedendo ad Hamas 72 ore per liberare, in cambio della vita dell’attivista italiano, il loro leader, Hisham al-Saedni, più noto come sceicco Abu al Walid al Maqdisi, e di alcuni militanti jihadisti detenuti nelle carceri palestinesi.

Il giorno dopo, la polizia di Hamas faceva irruzione nell’appartamento di Nuseirat in cui il commando teneva prigioniero Vittorio. Nello scontro a fuoco, rimasero uccisi un uomo proveniente dalla Giordania, la mente del gruppo, Abdel Rahman Breizat, ed il Palestinese Bilal al Omari, mentre furono arrestati gli altri quattro, Mahmoud Salfiti, 23 anni,Tamer al-Hasasna, 25 anni, Khader Jram, 26 anni, ed Amer Abu Ghoul, 25 anni (gli ultimi due condannati in primo grado, rispettivamente a 10 e ad 1 anno, per essere stati il primo il contatto e l’informatore, il secondo il basista).

Vittorio era già morto, ben prima dello scadere dell’ultimatum, per strangolamento, ucciso secondo le forze di sicurezza di Hamas, nella notte tra il 14 e il 15 aprile. L’autopsia, svolta successivamente all’Istituto di medicina legale dell’Università Sapienza di Roma, confermò quanto stabilito a Gaza.

Il processo di primo grado terminò il 17 settembre 2012, ma emerge un dato sconcertante: Amer Abu Ghoul, 25 anni, colui che aveva fornito la casa per il rapimento, fu condannato in contumacia, perché già scarcerato. «Abu Ghoul è già a piede libero da mesi», scriveva Michele Giorgio su Il Manifesto il 18/09/2012, il giorno dopo la sentenza. Non solo. Shaheen Khalil del Palestinian Center od Human Rights, dichiarava il 16/03/2012 al Corriere della Sera «Qualche settimana fa pure il basista, Aamer Abu Ghula, uno che sa molto, è stato inspiegabilmente scarcerato ed è sparito».

Il 17/09/2012, giorno in cui terminò il processo di primo grado, Luca Salerno, Nena News, scriveva sul blog di Vittorio: «Amer Abu-Ghoul, colui che aveva affittato la casa dove Vittorio è stato ucciso e sul cui ruolo sembrano esserci ancora molte ombre, è stato condannato in contumacia ad un anno di prigione».

«Amer Abu Ghoul era originario di Nuseirat, nel centro di Gaza, secondo Al Quds. Il rapporto cita anche una fonte anonima che ha sostenuto che Abu Ghoul era fuggito da un carcere di Hamas in Siria. Abu Ghoul era stato condannato ad un anno di carcere nel mese di settembre 2012 per essere legato al rapimento ed all’omicidio di un attivista italiano Vittorio Arrigoni, nel mese di aprile 2011. Non è del tutto chiaro se Abu Ghoul abbia mai trascorso del tempo in un carcere di Hamas. Secondo l’ Independent , Abu Ghoul è stato condannato in contumacia. Tuttavia, nel febbraio 2013 rapporto dell’AFP dichiarava che “è stato imprigionato per un anno».

Perché è importante Amer Abu-Ghoul? Perché, in questa circostanza, ossia nel momento in cui uno degli assassini di Vittorio Arrigoni, Mahmoud Salfiti, fugge in Siria per combattere nelle fila dell’ISIS, ci torna in mente che Amer Abu-Ghoul veniva ucciso, secondo varie fonti in Siria, ad Aleppo, il 17/11/2013, nelle file di al Nosra.

Se la notizia trovasse conferma, le responsabilità del governo di Hamas, non solo nel processo farsa ai sequestratori nonché assassini di Vittorio Arrigoni, ma anche nella fuga (???) di costoro nelle file dell’ISIS diventerebbe evidente.

Concludiamo con due parole sul processo d’appello: 9 udienze a porte chiuse, di cui non fu informato nemmeno l’avvocato della famiglia Arrigoni, Gilberto Pagani.

L’unica udienza che vide la partecipazione del Dr. Pagani, nonché di alcuni italiani, amici di Vittorio, fu la lettura della sentenza: Mahmoud al Salfiti e Tamer al Hassasna, i due militanti dell’organizzazione salafita, responsabili dell’uccisione dell’attivista italiano, si videro la pena ridotta a 15 anni.

Il procuratore avrebbe rivelato a Meri Calvelli, italiana che da anni lavora nella Striscia di Gaza che secondo la legge locale è possibile applicare solo una delle due pene (ne erano previste due : 25 + 10) e la corte ha scelto la più lunga. Dei due lustri di carcere che i colpevoli avrebbero dovuto scontare, il stesso procuratore generale affermò che cinque anni erano già stati scontati dagli imputati “per non precisati reati passati”. Quali sono i reati scontati dai killer di Vittorio? E soprattutto perché sono stati usati per diminuire la loro pena resta ancora ignoto. Buio totale anche sulle motivazioni che hanno portato alla sentenza d’appello, di cui sembra nessuno ne conosca le ragioni o le possibili attenuanti usate dai legali dei colpevoli.

Pedro Camejo: la ribellione dell’uomo del popolo in difesa della patria

negroprimero1433333095da Agencia Venezolana de Noticias

Il seme dell’indipendenza è cresciuto in Pedro Camejo sin dalla sua nascita, che avvenne, in un’umile casa a San Juan de Payara, in Apure. Il bambino con la pelle scura e i capelli arricciati crebbe tra l’immensità della savana e le canzoni che i llaneros intonavano per ravvivare le loro giornate, in epoca di schiavitù.

Da piccolo, Camejo già si faceva notare per il suo carattere forte, dominante, mai domo davanti a una vita di schiavitù che, tuttavia, non gli ha mai fatto perdere il suo atteggiamento gioviale, semplice, di un bambino che raccontava storie piene di magia che incantavano tutti.

Così era Pedro Camejo, secondo il racconto dello storico Félix Ojeda, intervistato dall’Agenzia Venezolana de Noticias in occasione del 194° anniversario della morte dell’eroe dell’indipendenza, llanero di nascita, caduto sul campo nella Battaglia di Carabobo.

Lo pseudonimo di Negro Primero arrivò dopo, quando era già un uomo, quando il suo padrone proprietario terriero Vicente Alonzo gli concesse la libertà dopo anni di sfruttamento per mandarlo ad arruolarsi nelle truppe realiste che difendevano la corona spagnola, e il soprannome gli fu dato per il suo coraggio in battaglia, per essere il primo a lanciarsi contro il nemico.

«Alonzo essendo il padrone di Pedro Camejo, temeva per il suo carattere ribelle, per questo lo inviò a servire nelle truppe realiste», spiega Ojeda, che ha inoltre condiviso aneddoti sul combattente per la libertà i cui resti saranno traslati il giorno 24 presso il Pantheon Nazionale.

Negro Primero ha combattuto a fianco dei realisti fin quando non ha incontrato il generale José Antonio Páez – siamo nel 1816 – quando l’ufficiale, conosciuto tra i llaneros come ‘El taita’, gli parlò della patria. «Da quel momento scoprì l’amore per la patria e si unì alle fila patriottiche», ha raccontato lo storico.

Documentazione storica indica che il Negro Primero ha avuto un incontro con il Libertador Simón Bolívar a Cañafístola in Apure, e che abbia dolorosamente ammesso di aver servito nelle truppe spagnole, una decisione che suscitò la curiosità del Libertador, a cui Pedro Camejo confessò di aver scelto di aderire alle truppe realiste solo per indossare una divisa e ottenere poche monete d’oro.camejo-620x400

«La sua risposta fu brusca, gli disse di aver fatto quella scelta per avidità», ha commentato Ojeda, segnalando al contempo che il pentimento del Negro Primero fu segnato da un impegno assoluto nella difesa della patria e della sua indipendenza, un sentimento tanto forte da farlo uscire vittorioso dalla Battaglia delle Queseras, aprile del 1819, dove con 150 lancieri sotto il comando del generale Páez, riuscì a sconfiggere un grande esercito.

Fu in quella battaglia, spiega lo storico, che i lancieri adottarono una strategia eroica, accompagnata da una visione tattica straordinaria che chiamarono ‘vuelvan caras’. «Quella battaglia gli diede molta popolarità e riconoscimento al Negro Primero, tanto da renderlo meritevole dell’Orden Libertadores de Venezuela», ha sottolineato Ojeda.

Camejo continua a essere presente nelle battaglie per l’indipendenza, fissando nel popolo la memoria dei lancieri, della sua destrezza in battaglia. Verrà ricordato per sempre il suo sogno d’indipendenza, stroncato da una pallottola alla testa nella Battaglia di Carabobo. Un colpo che ha spento la sua vita ma non i suoi ideali.

Quando la pallottola penetra nel suo corpo «il Negro lascia i ranghi di combattimento, Páez lo vede ed esclama ‘Negro perché scappi, torna alla battaglia’ e allora Camejo, avvicinatosi gli dice ‘io non scappo mio generale. Vengo a dirle addio perché sono morto’».

In riconoscimento a un nobile combattente, il Governo Venezuelano, attraverso l’Assemblea Nazionale ha decretato il trasferimento dei resti di Pedro Camejo presso il Pantheon Nazionale, che fino a questo momento erano nel cimitero di Tocuyito, nel Carabobo, uno dei luoghi più vicini all’ultima battaglia del llanero.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(FOTO) L’incontro dei Popoli a Bruxelles

Cumbre de los Pueblos

di Gianmarco Pisa – esseblog.it

La “Cumbre de los Pueblos”, l’incontro dei popoli dell’America Latina e del Continente Europeo, si è svolta a cavallo degli scorsi 10 e 11 giugno, affiancando, con un programma e una proposta alternative, lo svolgimento del vertice UE-CELAC, tra i capi di stato e di governo della Comunità degli Stati dell’America Latina e del Caribe e quelli dell’Unione Europea, ed animando, con una presenza di massa, colorata ed entusiasta, le strade e le piazze della “capitale d’Europa”, il centro delle funzioni politiche e amministrative dell’Unione Europea, la centrale dell’austerity e del neo-liberalismo in versione comunitaria, Bruxelles.

11390291_996918943675246_4179778460202940014_nL’incontro dei popoli ha rappresentato una novità inedita, che ha fatto irruzione in maniera originale e sorprendente, tra i palazzi e i grattacieli della metropoli europea, chiamando a raccolta delegazioni provenienti in pratica da tutto il mondo, non solo ad esibire voci e colori di una presenza di massa e di una partecipazione diffusa intorno alle prospettive democratiche, di pace e cooperazione, di giustizia e solidarietà, che devono (dovrebbero) animare i rapporti tra i due “blocchi” continentali, ma soprattutto a riflettere e condividere pratiche ed esperienze della mobilitazione rivoluzionaria all’interno delle rispettive realtà nazionali, come ha dimostrato l’articolazione dei tavoli di lavoro che hanno attraversato i lavori della “Cumbre”.

Molti e impegnativi: l’integrazione dei popoli dell’America Latina (CELAC, UNASUR, ALBA); i trattati di libero scambio e i movimenti sociali; pace e sovranità: ingerenze e sanzioni; la protezione sociale; il cambiamento climatico: costruire un movimento mondiale per una trasformazione di sistema; diritti umani e potere dei media. Accompagnati, peraltro, da alcuni relatori e facilitatori d’eccezione, come Fernando Buen Abad ed Abel Prieto, già ministro della cultura e presidente dell’unione degli scrittori di Cuba, Aleyda Guevara e Martin Almada, vittima e strenuo oppositore, al tempo stesso, della dittatura in Paraguay, Premio Nobel Alternativo per la Pace, nel 2002; Pedro Calzadilla e Carmen Bohorquez, deputata e docente universitaria, già viceministro della cultura in Venezuela.

Non è stato, tuttavia, solo un momento di coinvolgimento e di scambio, reciproco e solidario, tra i movimenti progressisti e rivoluzionari al di qua e al di là dell’Atlantico – ma verso la Sponda Sud, non verso il Nord, quello degli Stati Uniti e del Canada, esclusi dalla CELAC, che, come giustamente è stato ricordato, rappresenta il primo consesso panamericano da cui gli USA sono, significativamente, esclusi – che, per la prima volta in forma istituzionale, grazie all’intuizione di Hugo Chavez, realizza il “sogno di Bolivar”, dell’unione dei popoli, dell’integrazione latino-americana e della “Patria Grande”; è stata anche un’occasione di battaglia nel “contingente”, per ribadire, alla opinione pubblica, alla grancassa mediatica mainstreaming e ai capi di stato europei, che l’America Latina è oggi all’avanguardia tra le esperienze mondiali di sperimentazione di un “altro” mondo possibile e di un “altro” modello di sviluppo; che Cuba continua a rappresentare una fonte di ispirazione inesauribile per il socialismo e la democrazia nella giustizia; che il Venezuela “non è una minaccia, ma una speranza”; che gli Stati Uniti devono ritirare il decreto con cui dichiarano, incredibilmente, il Venezuela una “minaccia alla sicurezza nazionale USA”, decreto foriero di nuove ingerenze e di ulteriori destabilizzazioni; e che sia arrestata la guerriglia criminale e il sabotaggio economico che le destre eversive venezuelane hanno messo in campo, sin dallo scorso anno, per provocare un golpe reazionario sul modello cileno.

Cumbre Foto Correa

Quando, nell’incontro conclusivo, tra i movimenti sociali (oltre quaranta delegazioni internazionali, ottanta Paesi rappresentati, duemila partecipanti alla Cumbre) e le delegazioni istituzionali dei Paesi CELAC, il presidente ecuadoriano, promotore della Rivoluzione “Ciudadana”, Rafael Correa, ha ricordato l’esempio storico e attuale di Cuba, l’ispirazione creatrice e rivoluzionaria di Hugo Chavez, l’ALBA dei popoli dell’America Latina come esperienza di pace e di autodeterminazione, denunciando le ingerenze degli Stati Uniti e la politica del doppio standard che ancora domina le relazioni tra il Nord e il Sud, uno degli applausi più fragorosi è risuonato nella prestigiosa Basilica di Koekelberg, la celebre, magnifica, Basilica del Sacro Cuore, la sesta, per estensione, al mondo.

Un tributo confermato dal calore e dall’entusiasmo che hanno scandito i passaggi delle conclusioni, da parte del vicepresidente del Venezuela Bolivariano, Jorge Arreaza, 42 anni appena compiuti, una laurea in studi internazionali alla UCV, un master in studi politici europei a Cambridge e una esperienza di Ministro della Scienza nel governo bolivariano tra il 2011 e il 2013, che, nella sua oratoria, così simile talvolta a quella di Chavez, ha ribadito le peculiarità della transizione bolivariana al socialismo, l’originalità di quella esperienza dinamica, avanzata, inclusiva, che va sotto il nome di “socialismo del XXI secolo”, cui lo stesso Chavez ha saputo fornire grande impulso, l’impegno per la “pace con giustizia” e la cooperazione tra i popoli, di cui l’ALBA e la CELAC sono espressione.

IMG-20150612-WA0015Che dire, dunque, di ritorno da questo evento, che non è forse azzardato definire “storico”? Che è stato un esercizio di ascolto e di condivisione, delle “nostre” (europee) pratiche con le “loro” (latino-americane) innovazioni e conquiste, sul terreno politico e sociale, testimoniate dai progressi compiuti dai paesi progressisti latino-americani nel conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite e nel recente premio che la FAO ha riconosciuto al Venezuela, per avere sostanzialmente azzerato la fame nel Paese, persino in anticipo rispetto alla tabella di marcia decisa dall’organizzazione internazionale.

Che è stata, di conseguenza, una lezione al nostro, presunto e tradizionale, “eurocentrismo”, collocando l’Europa dell’austerity e del neoliberalismo alla retroguardia del processo mondiale di emancipazione e di inclusione sociale, come dimostra, peraltro, anche la battaglia diplomatica in corso tra le istituzioni comunitarie e la Grecia di Syriza in merito al superamento dell’austerity e alla ristrutturazione del debito. Che è stata, soprattutto, una espressione, colorata e moltitudinaria, non solo dall’Italia (presente all’evento con la delegazione più numerosa tra quelle europee, oltre cento presenze), di entusiasmo e condivisione, prima ancora che di appoggio e solidarietà, espressione, in altri termini, di un desiderio di giustizia e di una attualità del socialismo che molti, troppi, si erano affrettati a dichiarare finito una volta per tutte.

___

IMG-20150610-WA0048

IMG_20150610_100532

IMG-20150610-WA0054

IMG-20150610-WA0050

IMG-20150611-WA0020

IMG-20150611-WA0019

cumbre 6

Il Venezuela sostiene il diritto all’autodeterminazione di Porto Rico

ramirez-venezuela_xoptimizadax--644x362da Correo del Orinoco

«Porto Rico è stata sottomessa a un quadro spregevole di dominazione coloniale che dura da più di un secolo, negando a questo popolo fratello di poter sfruttare i propri diritti umani» ha denunciato il rappresentante permanente del Venezuela alle Nazioni Unite

In occasione della sessione del Comitato per la Decolonizzazione delle Nazioni Unite su Porto Rico, il rappresentante permanente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Rafael Ramirez, ha condannato la condizione coloniale in cui si trova la nazione latinoamericana e caraibica che viola il diritto all’autodeterminazione, definendola come un «affronto e vergogna per l’umanità».

Su proposta della delegazione di Cuba è stata approvata una risoluzione dove viene riaffermato il diritto inalienabile di Porto Rico alla sua indipendenza e autodeterminazione.

«Porto Rico è stata sottomessa a un quadro spregevole di dominazione coloniale che dura da più di un secolo, negando a questo popolo fratello di poter sfruttare i propri diritti umani, compreso il diritto all’autodeterminazione», ha affermato Ramirez.

Il rappresentante della Repubblica Bolivariana presso le Nazioni Unite ha poi sottolineato che la lotta per l’indipendeza di Porto Rico è una causa storica difesa già dal Libertador, Simón Bolívar, oltre duecento anni fa. «Dobbiamo ricordare che il Libertador, Simón Bolívar, dichiarò nel Congresso di Panama del 1826 l’indipendenza di Porto Rico come uno dei punti fondamentali del programma di emancipazione. La questione è ancora oggi in sospeso».

Ha inoltre spiegato che la situazione in cui si trova Porto Rico ha influenzato negativamente sull’economia della nazione, che si trova in recessione dal 2006.

Durante il suo discorso, Ramírez, ha chiesto la liberazione di Óscar López Rivera, che a livello internazionale è il prigioniero politico con più anni di detenzione; attualmente si trova in stato di detenzione negli Stati Uniti a causa della sua lotta per l’indipendenza dell’isola natale.

«Il colonialismo ha anche avuto un impatto negativo sui diritti umani del popolo portoricano. I leader indipendendisti sono stati repressi e privati della libertà, il caso di Óscar López Rivera è solo il più emblematico. Questo nazionalista portoricano è ingiustamente imprigionato da 34 anni per l’instancabile lotta condotta per l’indipendenza della sua patria; essendo attualmente il prigioniero politico detenuto dal maggior numero di anni a livello internazionale, esigiamo la sua pronta liberazione».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: