Venezuela e Iran per lo sviluppo industriale diversificato

da mre.gov.ve

Il Vice Ministro dell’Industria, Miniere e del Commercio iraniano, Valiollah Afkhami-Rad, e l’ambasciatore del Venezuela accreditato nel paese islamico, Amenothep Zambrano, si sono incontrati per valutare gli accordi tra i due paesi e le nuove iniziative proposte dal presidente Nicolas Maduro durante la sua ultima visita a Teheran nel gennaio 2015.

Nel corso di una sessione di lavoro presso la sede del Ministero dell’Industria, Miniere e Commercio della Repubblica islamica dell’Iran, a Teheran, Afkhami-Rad e Zambrano hanno valutato i diversi settori industriali in Iran. È stata sollevata la necessità di scambiare delegazioni di affari con capacità di  produzione e di esportazione in linea con i bisogni e le esigenze del mercato venezuelano.

Il diplomatico venezuelano ha sottolineato l’importanza dell’economia e dell’industria di base dell’Iran ed ha invitato a investire in Venezuela per stabilire reti di distribuzione e di marketing in diversi settori.

Zambrano ha spiegato che il mercato venezuelano è concentrato e diviso in alcuni settori industriali, non consentendo chiare regole della domanda e dell’offerta tra produttori e consumatori; questo fattore porta a carenze artificiali e alla speculazione.

Il Vice Ministro dell’Industria iraniano ha offerto tutto il sostegno e la volontà del governo iraniano per il governo venezuelano e evidenziando la capacità delle industrie iraniane di fornire il mercato venezuelano, con alta qualità e basso costo.

Ha aggiunto che i prodotti iraniani competono nel mondo e hanno posizionato marchi di alta qualità.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

El Aissami: «Il Socialismo è sacro per il popolo e la FANB»

hugo-chavez-tareck-el-aissamida Correo del Orinoco

Il governatore dello stato di Aragua ha dichiarato che il popolo venezuelano «oggi prova profonda ammirazione per tutti gli uomini e le donne in uniforme della nostra Forza Armata Nazionale Bolivariana»

«L’operazione congiunta più sacra che devono compiere oggi la Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB) e il popolo è la costruzione del socialismo affinché si affermi la pace e un sistema d’inclusione e giustizia», ha dichiarato il governatore dello stato di Aragua, Tareck El Aissami.

Ha assicurato che il popolo venezuelano «oggi prova profonda ammirazione e apprezzamento per tutti gli uomini e donne in uniforme della nostra Forza Armata Nazionale Bolivariana».

El Aissami ha poi avvertito che anche se il Venezuela è un paese «tartassato dalll’impero più potente che esiste» il popolo è stato capace «in passato e adesso di sconfiggere qualsiasi cospirazione interna e internazionale».

«Solo un modello di pace e la realizzazione del quarto obiettivo storico del Plan de la Patria, è possibile, in Rivoluzione e nel Socialismo».

Questo permetterà di «continuare sul cammino della pace per garantire il futuro della patria di Bolívar e Chávez», ha spiegato El Aissami.

Il governatore ha infine sostenuto che alla destra «fa male che i nostri generali, siano dei generali patrioti, rivoluzionari, antimperialisti e costruttori del socialismo».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

La Grecia minaccia uscita dall’Euro-gruppo per piegare la Troika

varoufakisdi Achille Lollo* da Roma (Italia)

CRISI- Sono dieci mesi che il primo ministro greco, Alexis Tsipras, e il suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, tentano di negoziare con l’FMI, la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea nuove forme per il pagamento del debito e un aiuto straordinario del valore di 7,2 miliardi di euro.

Settimane fa, nel concedere una rapida intervista collettiva sulle scale del suo ministero, Nikos Voutsis, il ministro degli Interni della Grecia, è stato il primo a dichiarare che il paese va in direzione della bancarotta.

A giugno, la Grecia dovrà pagare all’FMI quattro quote del suo debito, per un totale di 1,6 miliardi di euro. Un valore che non sarà pagato, perché non abbiamo questi soldi. La Grecia solo avrà come pagare se si concretizzerà un accordo tra l’FMI, la Banca Centrale Europea (BCE) e la Grecia. In pratica, ancora esiste un certo ottimismo e crediamo che sia possibile concludere un accordo che permetta al nostro paese di respirare e allo stesso tempo onorare gli impegni del debito.”

Voutsis ha poi concluso il suo intervento ricordando che “… il nostro governo è determinato ad affrontare la strategia dei nostri creditori, che è la strategia dell’impiccagione. La Grecia non può più sopportare la politica di estrema austerità e di disoccupazione di massa. Per questo, non desisteremo da questa battaglia…”.

Le parole di Nikos Voutsis hanno anticipato in poche ore la dichiarazione ufficiale del governo greco che il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha presentato allo stupefatto speaker della BBC, Andrew Marr. Nelle sue parole, Varoufakis ha ricordato che il governo greco, in questi dieci mesi, ha fatto di tutto per negoziare e definire un accordo con le istituzioni finanziarie internazionali che, in risposta, hanno mantenuto sempre la posizione iniziale. “… Per questo, voglio ricordare” – ha sottolineato il ministro greco — “… che negli ultimi quattro mesi la Grecia, oltre a gestire da sola, senza nessun aiuto, il pagamento dei salari e delle riforme, ha dovuto dirottare il 14% del suo PIL per rispettare gli impegni con i creditori internazionali. Se questo non cambierà, il governo della Grecia non avrà più condizioni di onorare gli impegni del debito…”. Ha poi terminato con una drammatico allarme: “… Il nostro governo ha già fatto la sua parte, tuttavia, se questa situazione persistesse, saremo obbligati a uscire dall’Euro-gruppo, il che, a mio vedere, sarà una soluzione catastrofica non solo per la Grecia, ma anche per l’Unione Europea, visto che questo fatto rappresenterà l’inizio della fine del processo della moneta unica europea”.

 

 

I mercati

Di fronte a un possibile default della Grecia, i mercati non hanno reagito come il primo ministro greco, Alexis Tsipras, e il suo ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, credevano che sarebbe successo. Ci sono state, è vero, delle variazioni nelle borse valori che, d’altra parte, non hanno incendiato le redazioni e i gabinetti delle cancellerie europee.

Secondo i porta-voci delle “eccellenze” del mercato, questa apparente calma non è casuale, dal momento che la decisione del governo greco era, in realtà, attesa dopo l’ultimo incontro realizzato nella capitale dell’Estonia, Riga, tra il primo ministro greco, la prima ministra della Germania, Angela Merkel, e il presidente della Francia, François Hollande. A Riga, il giovane primo ministro greco ha ricevuto un brutale ultimatum dalla Merkel, che, parlando a nome dell’Unione Europea, ha dichiarato che non credeva più alle promesse del governo greco.

Merkel ha sentenziato che: “… L’aiuto promesso dalla Banca Centrale Europea, per il valore di 7,2 miliardi di euro, sarà concesso solamente dopo la realizzazione delle riforme definite anteriormente con la Commissione Europea …”.

Bisogna sottolineare che in questa riunione non era presente il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker, che, secondo i porta-voce delle “eccellenze” del mercato, sarebbe stato “troppo condiscendente con Tsipras sulle proposte di revisione del debito greco”. Anche così, c’è chi assicura che l’esclusione di Jean-Claude Junker è stato uno stratagemma diplomatico della Merkel, visto che “qualcuno” dovrà riprendere il dialogo dopo che il governo greco ha dichiarato che uscirà dall’Euro-gruppo.

Il futuro dell’U.E.

Nei giorni seguenti l’annuncio del governo greco, i media main-stream, al posto di analizzare le conseguenze monetarie e finanziarie che il futuro default della Grecia potrebbe provocare nei paesi europei, hanno scelto di speculare sul futuro politico dell’Unione Europea (UE), visto che, in Spagna, il partito Podemos ha vinto il comune di Barcellona e tutto porta a credere pure quello di Madrid; il governo britannico pretende di fissare nel 2016 il referendum “BRITEX” per definire se il Regno Unito deve o no rimanere nell’Unione Europea; mentre in Polonia, il partito populista – abbastanza ostile ai tecnocrati di Bruxelles, ha vinto le elezioni presidenziali.

Non c’è dubbio che, se il primo ministro greco firmerà, il giorno 3 giugno, il decreto-legge che sanziona l’uscita della Grecia dall’Euro-gruppo e la ripresa dell’antica moneta greca, la dracma, l’ immagine politica dell’Unione Europea dovrà soffrire alcune conseguenze. Ma saranno solo smagliature, visto che il debito della Grecia, in totale, è di solo 320 miliardi di euro. Un valore che potrà essere coperto dai principali paesi dell’UE con estrema facilità, anche perché la maggior parte di questo debito già è sotto il controllo dell’FMI e della BCE. Questo significa che nessuna banca privata europea o mondiale andrà a soffrire con la bancarotta della Grecia.

Per esempio, il governo italiano che, nel 2012, ha comprato titoli sovrani della Grecia per un valore di 40 miliardi di euro, ufficialmente, andrà a perdere questi soldi. Tuttavia, questa perdita sarà recuperata in un prossimo futuro con l’entrata in vigore del “Prestito Salva-Stati” della BCE, nel caso che le negoziazioni dovessero piegare definitivamente il governo di Alex Tsipras. Prestito questo, che il presidente della BCE, Mario Draghi, già ha nei cassieri della BCE e che sarà “offerto” al governo greco solamente quando lo stesso si sottometterà, accettando di implementare tutte le “riforme” che la Troika (FMI, BCE e UE) ha definito nel 2011. Cioè: la privatizzazione dei “gioielli” dello Stato greco, il taglio del sistema pensionistico, la riduzione della burocrazia pubblica (si parla di disoccupazione definitiva per quasi 5.000 persone) e l’apertura dell’economia agli investitori, in particolare alle transnazionali petrolifere, interessate a sfruttare, in regime di esclusività, l’off-shore del Mar Egeo.

Pertanto, dal mese di aprile, tutto il mondo già sapeva che il governo greco non sarebbe stato più in condizioni di pagare all’FMI la quota di 750 milioni di euro che scade a giugno. In più, c’era la piena certezza che la Banca Centrale della Grecia, nel mese di maggio, non avrebbe avuto più risorse per pagare i salari degli impiegati statali e delle riforme, nel caso che, il giorno 5 giugno, restituisse all’FMI una quota di 300 milioni di euro, assumendo l’impegno di depositare il resto dopo poco.

Alex Tsipras

Molto probabilmente, la drammatica situazione della Grecia sarà valutata anche nella prossima riunione del G7, quando gli U.S.A. e la Germania potranno proporre agli Stati del G7 una “colletta” per coprire i debiti della Grecia, che, in realtà, interessano appena l’FMI, il quale, da parte sua, non può apparire come il “perditore politico dello scontro con il governo di sinistra della Grecia” e, allo stesso tempo, essere considerato “il benefattore dei Greci”.

In realtà, l’andamento e la qualificazione delle negoziazioni con la Troika dipendono dal chiarimento che deve essere fatto in seno al partito Syriza, soprattutto da parte del gruppo dirigente legato al primo ministro Alexis Tsipras. Infatti, il problema è prima di tutto politico, visto che una consistente minoranza (30%) del partito Syriza non accetta le imposizioni della Troika e il 59% della popolazione pure rifiuta il trattamento che i creditori internazionali pretendono di imporre al popolo greco.

Alex Tsipras ha promesso ai Greci che non avrebbe mai accettato le regole del Memorandum del 2011 ed è stato con questa promessa che Syriza ha vinto le elezioni. D’altro canto, non possiamo dimenticare che la caduta della produttività a quasi il 28% ha fatto esplodere la disoccupazione, che è arrivata al record europeo del 29% – con il 50% di questa massa rappresentata da lavoratori giovani tra i 18 e i 38 anni. Di modo che, in conseguenza di ciò, il 12% della popolazione già vive in regime di povertà assoluta e il 32% sprofonda nella miseria, non riuscendo più a pagare gli affitti, le bollette della luce e della fornitura dell’acqua e del gas.

Di fronte a questo drammatico scenario socio-economico, nel caso che Alex Tsipras accetti le “riforme” del Memorandum del 2011, difficilmente il partito Syriza continuerà unificato. In questo caso, l’ampliamento della coalizione con la partecipazione delle vecchie volpi uscite dal PASOK (il partito social-democratico che ha firmato il Memorandum del 2011) potrà evitare nuove elezioni, tuttavia, non potrà evitare lo scioglimento politico del partito Syriza e del proprio Tsipras.

Un altro elemento che preoccupa abbastanza il gruppo dirigente di Syriza è la reazione dei comunisti del KKE e delle confederazioni sindicali, nel caso che il governo privatizzi il porto del Pireo e tutte le altre imprese pubblicche, provocando un’ondata di licenziamenti.

Un contesto che potrà essere sfruttato anche dalla destra fascista (Alba Dorata), il cui apparente anti-europeismo è l’anti-sala della soluzione golpista, con la quale le “eccellenze del mercato” potranno ristrutturare lo Stato secondo i loro interessi e seppellire definitivamente i comunisti e la sinistra greca. Un film che già abbiamo visto nel 1968!

* Achille Lollo è un giornalista italiano, corrispondente di Brasil de Fato in Italia, curatore del programma TV “Quadrante Informativo” ed editorialista del Correio da Cidadania.

 

[Traduzione dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Vittime Guarimbas chiedono giustizia e verità al Parlamento Europeo

IMG-20da mre.gov.ve

I rappresentanti del Comitato Vittime delle Guarimbas e del Golpe Continuado hanno chiesto al Parlamento Europeo, con sede a Bruxelles, che non sia stravolta la verità sui casi di violenza politica che si sono verificati in Venezuela, nel 2013 e 2014, che hanno provocato 43 morti e 878 feriti.

Il Comitato ha inoltre richiesto che, dal Parlamento Europeo, si promuovano azioni volte a sanzionare i responsabili materiali e intellettuali di questi gravi eventi.

Durante il suo intervento davanti alla Commissione per i Diritti Umani del Parlamento, la portavoce del Comitato delle Vittime, Desiree Cabrera, ha dichiarato che «quando in ambito internazionale si afferma che le 43 persone morte in Venezuela erano ‘studenti e manifestanti assassinati dal regime di Nicolás Maduro’, le vere vittime provano grande indignazione. Si cerca di presentare gli autori materiali e i mandanti dei delitti come vittime del potere statale».

Davanti l’Eurocamera la portavoce ha evidenziato che il tema dei diritti umani non può essere utilizzato per «giustificare e legittimare azioni che costituiscono veri e propri atti di violenza e delitti. La comunità internazionale non può essere tratta in inganno sulle vere intenzioni che hanno mosso i dirigenti e i partiti politici quando organizzarono le manifestazioni violente da febbraio a giugno del 2014».

Al contempo, Cabrera ha chiesto che non venga promossa l’impunità per i responsabili degli atti violenti. «Quando in questo Parlamento così come in altre istanze viene richiesta la liberazione di Leopoldo López, Daniel Ceballos e altre persone detenute per i crimini commessi negli atti violenti, classificati come ‘prigionieri politici’, viene violato il nostro diritto alla giustizia».

La portavoce ha inoltre informato il Parlamento circa le violazioni dei diritti umani sofferte: «È giusto che questo Parlamento sappia che oltre un Leopoldo López e un Daniel Ceballos, oggi privati della libertà, esiste un Elvis Durán, giovane lavoratore morto nell’impatto con una delle guayas, lasciando orfana una bambina di 7 anni, e così, altri uomini e donne che hanno pagato a caro prezzo le conseguenze delle azioni violente verificatesi in Venezuela l’anno scorso».

Dopo aver illustrato i casi, Desiree Cabrera ha sollecitato gli europarlamentari a essere solidali con le persone colpite dalle azioni violente. «Vi chiediamo di aiutarci a fare giustizia per tutte le famiglie colpite. Che vi sia rispetto e solidarietà per tutte le vittime. Abbiamo perso i nostri cari per l’azione di chi ha utilizzato il tema dei diritti umani come scusa per la violenza politica», ha concluso la rappresentante del Comitato.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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