Attualità del pensiero politico del Che

1520725_1071788849517329_7921115247646617676_ndi Alessandro Pagani

Cosa significa oggi il pensiero politico di Ernesto Che Guevara? Ecco la domanda che ci poniamo in questa complessa congiuntura politica internazionale, e a distanza di 87 anni dalla sua nascita (14 giugno 1928), quando è giunto il momento di scegliere, parafrasando Rosa Luxemburg, tra socialismo o barbarie.

In termini semplici possiamo affermare che secondo noi il Che, non è semplicemente quello delle fotografie, delle magliette o delle statue, ma piuttosto il Comandante Ernesto Che Guevara; eterno guerrigliero eroico. Pertanto, quell’altro Ernesto Che Guevara, è, invero, una riduzione della sua dimensione universale, ragione per cui preferiamo orientare i nostri studi, la nostra prospettiva, verso un Che, politico, economista, poeta e guerrigliero dell’amore, in difesa di quei popoli oppressi che lottano contro ogni imperialismo e neocolonialismo; alla ricerca continua del superamento del conflitto capitale-lavoro a partire dal proprio “Io”, cercando di costruire “l’uomo nuovo”, come prima tappa verso l’assalto al cielo.

Quel Che, conduttore politico, emancipatore sociale, che sognava di abbattere il potere plutocratico e le oligarchie nazionali che impedivano lo sviluppo pieno e assoluto dei popoli in quello che doveva essere, altresì, la creazione di una grande Federazione di popoli e Governi latinoamericani e che Simón Bolívar ebbe a definire: Patria Grande. Questo è il Che nel quale ci rivediamo, quello che proteggeva l’economia nazionale cubana, quando fu ministro dell’industria e dell’economia a Cuba, là dove manifestava che solo con la giustizia e l’eguaglianza sociale, solo attraverso il superamento di talune delle principali categorie economiche e finanziarie capitaliste (la Legge del Valore in primis) saremmo giunti alla costruzione dei “nuestros socialismos”, e solo attraverso di questi, saremmo giunti – non per ultimo – alla costruzione di una grande Federazione di Repubbliche libere dal giogo imperiale della Roma americana (secondo le categorie utilizzate da José Martí). Quel Comandante Che Guevara che agiva in funzione dell’unità di classe, della solidarietà e l’amicizia tra i popoli lavoratori, dell’internazionalismo rivoluzionario, della lotta contro l’imperialismo (inteso come fase superiore del capitalismo e analizzato con precisione da Lenin); rompendo le frontiere geografiche e – finanche – mentali che allora imperversavano in America Latina e non solo. Egli criticava nella prassi la concezione stessa di “repubblichine delle banane” – che tanto piacevano a Washington – invitando a battersi per una grande nazione di Repubbliche e che egli – come prima di lui Bolívar e Martí – ebbe a definire come Patria Grande. Trattasi di un Che antioligarchico, antimperialista, antidogmatico e, quindi, detestato dagli Stati Uniti e nello specifico dalla CIA e dal Pentagono, come lo sono ancora Bolívar e Gramsci, se sappiamo leggere con attenzione il documento di Santa Fe IV, nel quale Simón Bolívar e Antonio Gramsci sono definiti “un pericolo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

D’altro canto, è necessario individuare un progetto attuale del pensiero politico del Che. Ebbene, se noi ci poniamo la domanda: è possibile fare una sintesi del pensiero critico di Ernesto Che Guevara e materializzarlo nel presente? Possiamo senz’altro affermare che il Che, cercava di portare avanti un progetto nel quale si sarebbe dovuta costruire un’America Latina basata sulla Pace con Giustizia Sociale, senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo e di questo sulla natura; dove fossero state abolite quelle catene invisibili che alienano e imprigionano gli uomini; quelle che – di fatto – trasformano gli uomini in pure merci di scambio. Ecco, dunque, secondo il Che, il bisogno di realizzare una rottura rivoluzionaria con le principali categorie economiche capitaliste, come la legge del valore all’interno delle relazioni economiche, commerciali e finanziarie in campo internazionale e nella fattispecie all’interno dei paesi del campo socialista di allora; ivi compreso, l’Unione Sovietica. Ecco la necessità di abolire le differenze di classe, ergendo a meta-norma – inteso come principio internazionale – il diritto dei popoli oppressi a sollevarsi con le armi contro la barbarie del capitale. Sicché, anche il Che, come prima di lui Simón Bolívar e José Martí, s’impegnò affinché fosse riconosciuto il diritto dei popoli alla “Guerra Justa”, e che oggi si riflette nella Resistenza dei popoli latinoamericani, in particolare di quello cubano e venezuelano contro le politiche d’ingerenza, di aggressione degli Stati Uniti; contro la guerra di Quarta Generazione (o guerra senza limiti), che Washington, attraverso il Dipartimento di Stato, la CIA e il Pentagono, perpetuano contro i popoli e i lavoratori in tutto il Tricontinente (America Latina, Africa e Asia); con lo scopo di portare a termine il saccheggio delle ricchezze del pianeta.

Nel pensiero politico del Comandante Ernesto Che Guevara, troviamo – senza dubbio – il concetto di autodeterminazione dei popoli; di giustizia sociale, dignità, democrazia e potere popolare.

Sicché tutto il pensiero e la vita del Comandante Ernesto Che Guevara è un inno alla vita, all’autodeterminazione dei popoli e alla costruzione della Patria Grande; una grande e forte Federazione di Paesi, governi e popoli legati dall’amicizia e la fratellanza, dalla cooperazione e dall’internazionalismo. Una cooperazione basata sulla solidarietà, che non deve essere quella di una società “protettrice degli animali” (parafrasando Antonio Gramsci), e come del resto lo sono – effettivamente – le politiche portate avanti dai paesi del centro imperialista (UE e USA) nei confronti della periferia (quella stessa periferia che ogni giorno che passa si fa sempre più centro strategico ed esempio di lotta e speranza per tutti i popoli e i lavoratori coscienti nel mondo). Per questo la necessità di porre in essere un nuovo modello di cooperazione e solidarietà internazionale tra i popoli, attraverso l’esempio che viene da quello che ancora oggi rappresenta per tutti un faro e un esempio di libertà: Cuba Socialista, con le sue importanti missioni mediche in Africa (e non solo); delle sua missione “Yo, si puedo” che ha reso possibile l’alfabetizzazione di circa 8 milioni di persone in tutto il mondo; oppure la “Operación Milagro” che ha curato la vista a milioni di latinoamericani in meno di dieci anni. Ecco, dunque, un esempio concreto – di cooperazione all’interno di quello che i politologi definiscono le nuove triangolazioni (America Latina – Cina – Russia) e il nuovo paradigma SUR–SUR e che di certo sono un interessante punto di partenza per il superamento delle principali categorie e leggi capitaliste quivi summenzionate.

Se qualcuno dovesse domandare una definizione precisa sul Comandante Ernesto Che Guevara, potremmo affermare che in lui spicca la visuale di un notevole statista politico, di un grande economista e filosofo; di un importante pensatore politico. Di un grande guerrigliero e combattente rivoluzionario comunista, là dove a muovere il suo fucile non era il suo braccio, in un movimento spontaneo di riflessi e pulsioni, ma il suo pensiero critico del reale, vale a dire quella teoria rivoluzionaria che già altri grandi rivoluzionari nella storia (come Lenin, Fidel, Mao Tse-Tung, Ho Chi Minh e il Comandante Von Nguyen Giap) seppero trasformare in prassi per la trasformazione dello stato di cose presenti. La politica che guida le armi, come spiegò il Generale Giap, ma prima ancora lo stesso Fidel, e non le armi che guidano la politica, come vorrebbero far credere certi pennivendoli al servizio del nemico: l’imperialismo yankee.

Sicché, il Che è anche quel rivoluzionario che seppe far proprio quei principi etici e morali che tanto predicano talune borghesie “illuminate” (che tanto illuminate non sono) senza però saperle mettere in pratica: la lotta contro la corruzione, contro il burocratismo, contro il non lavoro e che in una società socialista si trasforma in parassitismo e vigliaccheria.

Il Che rappresenta – oggi – il forgiatore di un Nuovo Diritto Internazionale americano, lo stratega di una guerra rivoluzionaria, dell’unità civica-militare all’interno della lotta contro la guerra mediatica, economica e psicologica che gli Stati Uniti del Nord America portano avanti nell’emisfero occidentale. Tutto il suo ideario politico e rivoluzionario è il motore per un nuovo paradigma, oggi così in auge in America Latina e che si chiama “Nuestra América”.

Dunque, il pensiero politico del Che – come quello di Simón Bolívar e Martí, di Marx, Lenin e Fidel – è quello dell’utopia come base per andare avanti verso quell’orizzonte bolivariano e martiano che è la “Patria Grande”; che supera il concetto geografico di America Latina e Caraibi, per abbracciare e coinvolgere tutti i popoli in lotta in ogni angolo del pianeta.

Per raggiungere tale meta è necessario che ogni rivoluzionario sia capace di sentire la sofferenza dell’altro essere umano sulla propria pelle e, quindi, il dovere di ogni rivoluzionario di attuare una trasformazione sociale, là dove le condizioni oggettive e soggettive lo permettano. In questo senso, il Che si riferisce al volo verso l’orizzonte; dell’assalto al cielo, del “deber ser y debemos cumplir”, che è l’essenza di ogni rivoluzionario che in ogni angolo del mondo lotta contro ogni genere di ingiustizia; parafrasando il Che potremmo affermare che a tutti noi tocca “di essere realisti, di ricercare l’impossibile”, perché del “possibile” se ne stanno già occupando le classi borghesi al potere, gli Stati Uniti del Nord America e l’Unione Europea, intesi come blocchi imperialisti rappresentanti di un più sofisticato e complesso blocco plutocratico e finanziario che dirige l’ordine internazionale.

Sicché, siffatta lotta per ottenere l’impossibile deve sempre guardare avanti, verso l’orizzonte, confutando concetti inquietanti come la “fine della storia” di Francis Fukuyama e che gli eventi storici hanno dimostrato – nei fatti – di essere erronei; e cioè, che oggi più che mai la lotta di classe e quindi la battaglia delle idee (parafrasando Fidel Castro), vale a dire: la lotta ideologica tra teoria rivoluzionaria e teoria borghese, è ancora in auge. Le guerre imperialiste, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura, lo scontro capitale–lavoro, la lotta di classe non sono da considerarsi un “incidente della storia”, ma rappresentano la sua essenza, giacché – come ebbe a dire Marx – la storia dell’umanità è sempre stata lotta di classe; laddove la Rivoluzione d’Ottobre – passando da Spartaco alla Comune di Parigi – rappresenta lo spartiacque tra preistoria e storia contemporanea.

Insomma, quello che crediamo sia importante è cominciare a porre in essere un’analisi dialettica del pensiero critico del Che; poiché l’uomo, inteso come soggetto che vive una propria crisi interiore del conflitto capitale-lavoro, abbisogna della ricerca continua di quel orizzonte rivoluzionario, di trasformazione socio-politica, verso la costruzione di una società basata sulla giustizia e l’eguaglianza sociale, dove i rapporti sociali non subiscano l’alienazione tipica che caratterizza l’odierna società tardo capitalista; dove gli esseri umani, per il loro ruolo all’interno del sistema di produzione capitalista, non si trasformino in pure merci.

Ed ecco, pertanto, la necessità di lottare al fianco dei popoli della cosiddetta periferia dell’impero e impegnarci anche qui in Europa nella realizzazione di quel sogno bolivariano e martiano che è la costruzione di una “Patria Grande”, sostenendo istituzioni e organismi internazionali come l’ALBA, UNASUR e la CELAC, come modello alternativo all’Unione Europea delle banche e che possano porre fine alla crisi strutturale del capitalismo; verso la costruzione di un mondo migliore che solo può essere nel Socialismo.

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2 commenti

  1. Massimo

     /  giugno 15, 2017

    Credo che una Rivoluzione possa avvenire nella lotta della persona contro i suoi limiti mentali più che in una lotta di classe. Bisogna migliorare la qualità di se stessi, combattendo contro i propri limiti. Solo questa “battaglia” potrà portare a migliorare la qualità della vita di tutti: L’UNICA VERA GRANDE RIVOLUZIONE CHE SI PUO’ FARE E’ QUELLA DENTRO OGNUNO DI NOI. Solo dopo che molti uomini avranno intrapreso questa strada si potranno intraprendere strategie di cambiamento DI GRUPPO efficaci e durature, altrimenti, come la storia ha ampiamente dimostrato, NON CI POTRA’ MAI ESSERE un reale e duraturo CAMBIAMENTO PER QUANTO LE RIVOLUZIONI POSSANO ESSERE FORTI E ARMATE. In altre parole per avere un Popolo capace di cambiare in meglio la qualità della propria vita, essendo esso composto da persone, BISOGNA AVERE PRIMA DELLE PERSONE DETERMINATE A MIGLIORARE SE STESSE.

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