Attualità del pensiero politico del Che

1520725_1071788849517329_7921115247646617676_ndi Alessandro Pagani

Cosa significa oggi il pensiero politico di Ernesto Che Guevara? Ecco la domanda che ci poniamo in questa complessa congiuntura politica internazionale, e a distanza di 87 anni dalla sua nascita (14 giugno 1928), quando è giunto il momento di scegliere, parafrasando Rosa Luxemburg, tra socialismo o barbarie.

In termini semplici possiamo affermare che secondo noi il Che, non è semplicemente quello delle fotografie, delle magliette o delle statue, ma piuttosto il Comandante Ernesto Che Guevara; eterno guerrigliero eroico. Pertanto, quell’altro Ernesto Che Guevara, è, invero, una riduzione della sua dimensione universale, ragione per cui preferiamo orientare i nostri studi, la nostra prospettiva, verso un Che, politico, economista, poeta e guerrigliero dell’amore, in difesa di quei popoli oppressi che lottano contro ogni imperialismo e neocolonialismo; alla ricerca continua del superamento del conflitto capitale-lavoro a partire dal proprio “Io”, cercando di costruire “l’uomo nuovo”, come prima tappa verso l’assalto al cielo.

Quel Che, conduttore politico, emancipatore sociale, che sognava di abbattere il potere plutocratico e le oligarchie nazionali che impedivano lo sviluppo pieno e assoluto dei popoli in quello che doveva essere, altresì, la creazione di una grande Federazione di popoli e Governi latinoamericani e che Simón Bolívar ebbe a definire: Patria Grande. Questo è il Che nel quale ci rivediamo, quello che proteggeva l’economia nazionale cubana, quando fu ministro dell’industria e dell’economia a Cuba, là dove manifestava che solo con la giustizia e l’eguaglianza sociale, solo attraverso il superamento di talune delle principali categorie economiche e finanziarie capitaliste (la Legge del Valore in primis) saremmo giunti alla costruzione dei “nuestros socialismos”, e solo attraverso di questi, saremmo giunti – non per ultimo – alla costruzione di una grande Federazione di Repubbliche libere dal giogo imperiale della Roma americana (secondo le categorie utilizzate da José Martí). Quel Comandante Che Guevara che agiva in funzione dell’unità di classe, della solidarietà e l’amicizia tra i popoli lavoratori, dell’internazionalismo rivoluzionario, della lotta contro l’imperialismo (inteso come fase superiore del capitalismo e analizzato con precisione da Lenin); rompendo le frontiere geografiche e – finanche – mentali che allora imperversavano in America Latina e non solo. Egli criticava nella prassi la concezione stessa di “repubblichine delle banane” – che tanto piacevano a Washington – invitando a battersi per una grande nazione di Repubbliche e che egli – come prima di lui Bolívar e Martí – ebbe a definire come Patria Grande. Trattasi di un Che antioligarchico, antimperialista, antidogmatico e, quindi, detestato dagli Stati Uniti e nello specifico dalla CIA e dal Pentagono, come lo sono ancora Bolívar e Gramsci, se sappiamo leggere con attenzione il documento di Santa Fe IV, nel quale Simón Bolívar e Antonio Gramsci sono definiti “un pericolo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

D’altro canto, è necessario individuare un progetto attuale del pensiero politico del Che. Ebbene, se noi ci poniamo la domanda: è possibile fare una sintesi del pensiero critico di Ernesto Che Guevara e materializzarlo nel presente? Possiamo senz’altro affermare che il Che, cercava di portare avanti un progetto nel quale si sarebbe dovuta costruire un’America Latina basata sulla Pace con Giustizia Sociale, senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo e di questo sulla natura; dove fossero state abolite quelle catene invisibili che alienano e imprigionano gli uomini; quelle che – di fatto – trasformano gli uomini in pure merci di scambio. Ecco, dunque, secondo il Che, il bisogno di realizzare una rottura rivoluzionaria con le principali categorie economiche capitaliste, come la legge del valore all’interno delle relazioni economiche, commerciali e finanziarie in campo internazionale e nella fattispecie all’interno dei paesi del campo socialista di allora; ivi compreso, l’Unione Sovietica. Ecco la necessità di abolire le differenze di classe, ergendo a meta-norma – inteso come principio internazionale – il diritto dei popoli oppressi a sollevarsi con le armi contro la barbarie del capitale. Sicché, anche il Che, come prima di lui Simón Bolívar e José Martí, s’impegnò affinché fosse riconosciuto il diritto dei popoli alla “Guerra Justa”, e che oggi si riflette nella Resistenza dei popoli latinoamericani, in particolare di quello cubano e venezuelano contro le politiche d’ingerenza, di aggressione degli Stati Uniti; contro la guerra di Quarta Generazione (o guerra senza limiti), che Washington, attraverso il Dipartimento di Stato, la CIA e il Pentagono, perpetuano contro i popoli e i lavoratori in tutto il Tricontinente (America Latina, Africa e Asia); con lo scopo di portare a termine il saccheggio delle ricchezze del pianeta.

Nel pensiero politico del Comandante Ernesto Che Guevara, troviamo – senza dubbio – il concetto di autodeterminazione dei popoli; di giustizia sociale, dignità, democrazia e potere popolare.

Sicché tutto il pensiero e la vita del Comandante Ernesto Che Guevara è un inno alla vita, all’autodeterminazione dei popoli e alla costruzione della Patria Grande; una grande e forte Federazione di Paesi, governi e popoli legati dall’amicizia e la fratellanza, dalla cooperazione e dall’internazionalismo. Una cooperazione basata sulla solidarietà, che non deve essere quella di una società “protettrice degli animali” (parafrasando Antonio Gramsci), e come del resto lo sono – effettivamente – le politiche portate avanti dai paesi del centro imperialista (UE e USA) nei confronti della periferia (quella stessa periferia che ogni giorno che passa si fa sempre più centro strategico ed esempio di lotta e speranza per tutti i popoli e i lavoratori coscienti nel mondo). Per questo la necessità di porre in essere un nuovo modello di cooperazione e solidarietà internazionale tra i popoli, attraverso l’esempio che viene da quello che ancora oggi rappresenta per tutti un faro e un esempio di libertà: Cuba Socialista, con le sue importanti missioni mediche in Africa (e non solo); delle sua missione “Yo, si puedo” che ha reso possibile l’alfabetizzazione di circa 8 milioni di persone in tutto il mondo; oppure la “Operación Milagro” che ha curato la vista a milioni di latinoamericani in meno di dieci anni. Ecco, dunque, un esempio concreto – di cooperazione all’interno di quello che i politologi definiscono le nuove triangolazioni (America Latina – Cina – Russia) e il nuovo paradigma SUR–SUR e che di certo sono un interessante punto di partenza per il superamento delle principali categorie e leggi capitaliste quivi summenzionate.

Se qualcuno dovesse domandare una definizione precisa sul Comandante Ernesto Che Guevara, potremmo affermare che in lui spicca la visuale di un notevole statista politico, di un grande economista e filosofo; di un importante pensatore politico. Di un grande guerrigliero e combattente rivoluzionario comunista, là dove a muovere il suo fucile non era il suo braccio, in un movimento spontaneo di riflessi e pulsioni, ma il suo pensiero critico del reale, vale a dire quella teoria rivoluzionaria che già altri grandi rivoluzionari nella storia (come Lenin, Fidel, Mao Tse-Tung, Ho Chi Minh e il Comandante Von Nguyen Giap) seppero trasformare in prassi per la trasformazione dello stato di cose presenti. La politica che guida le armi, come spiegò il Generale Giap, ma prima ancora lo stesso Fidel, e non le armi che guidano la politica, come vorrebbero far credere certi pennivendoli al servizio del nemico: l’imperialismo yankee.

Sicché, il Che è anche quel rivoluzionario che seppe far proprio quei principi etici e morali che tanto predicano talune borghesie “illuminate” (che tanto illuminate non sono) senza però saperle mettere in pratica: la lotta contro la corruzione, contro il burocratismo, contro il non lavoro e che in una società socialista si trasforma in parassitismo e vigliaccheria.

Il Che rappresenta – oggi – il forgiatore di un Nuovo Diritto Internazionale americano, lo stratega di una guerra rivoluzionaria, dell’unità civica-militare all’interno della lotta contro la guerra mediatica, economica e psicologica che gli Stati Uniti del Nord America portano avanti nell’emisfero occidentale. Tutto il suo ideario politico e rivoluzionario è il motore per un nuovo paradigma, oggi così in auge in America Latina e che si chiama “Nuestra América”.

Dunque, il pensiero politico del Che – come quello di Simón Bolívar e Martí, di Marx, Lenin e Fidel – è quello dell’utopia come base per andare avanti verso quell’orizzonte bolivariano e martiano che è la “Patria Grande”; che supera il concetto geografico di America Latina e Caraibi, per abbracciare e coinvolgere tutti i popoli in lotta in ogni angolo del pianeta.

Per raggiungere tale meta è necessario che ogni rivoluzionario sia capace di sentire la sofferenza dell’altro essere umano sulla propria pelle e, quindi, il dovere di ogni rivoluzionario di attuare una trasformazione sociale, là dove le condizioni oggettive e soggettive lo permettano. In questo senso, il Che si riferisce al volo verso l’orizzonte; dell’assalto al cielo, del “deber ser y debemos cumplir”, che è l’essenza di ogni rivoluzionario che in ogni angolo del mondo lotta contro ogni genere di ingiustizia; parafrasando il Che potremmo affermare che a tutti noi tocca “di essere realisti, di ricercare l’impossibile”, perché del “possibile” se ne stanno già occupando le classi borghesi al potere, gli Stati Uniti del Nord America e l’Unione Europea, intesi come blocchi imperialisti rappresentanti di un più sofisticato e complesso blocco plutocratico e finanziario che dirige l’ordine internazionale.

Sicché, siffatta lotta per ottenere l’impossibile deve sempre guardare avanti, verso l’orizzonte, confutando concetti inquietanti come la “fine della storia” di Francis Fukuyama e che gli eventi storici hanno dimostrato – nei fatti – di essere erronei; e cioè, che oggi più che mai la lotta di classe e quindi la battaglia delle idee (parafrasando Fidel Castro), vale a dire: la lotta ideologica tra teoria rivoluzionaria e teoria borghese, è ancora in auge. Le guerre imperialiste, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura, lo scontro capitale–lavoro, la lotta di classe non sono da considerarsi un “incidente della storia”, ma rappresentano la sua essenza, giacché – come ebbe a dire Marx – la storia dell’umanità è sempre stata lotta di classe; laddove la Rivoluzione d’Ottobre – passando da Spartaco alla Comune di Parigi – rappresenta lo spartiacque tra preistoria e storia contemporanea.

Insomma, quello che crediamo sia importante è cominciare a porre in essere un’analisi dialettica del pensiero critico del Che; poiché l’uomo, inteso come soggetto che vive una propria crisi interiore del conflitto capitale-lavoro, abbisogna della ricerca continua di quel orizzonte rivoluzionario, di trasformazione socio-politica, verso la costruzione di una società basata sulla giustizia e l’eguaglianza sociale, dove i rapporti sociali non subiscano l’alienazione tipica che caratterizza l’odierna società tardo capitalista; dove gli esseri umani, per il loro ruolo all’interno del sistema di produzione capitalista, non si trasformino in pure merci.

Ed ecco, pertanto, la necessità di lottare al fianco dei popoli della cosiddetta periferia dell’impero e impegnarci anche qui in Europa nella realizzazione di quel sogno bolivariano e martiano che è la costruzione di una “Patria Grande”, sostenendo istituzioni e organismi internazionali come l’ALBA, UNASUR e la CELAC, come modello alternativo all’Unione Europea delle banche e che possano porre fine alla crisi strutturale del capitalismo; verso la costruzione di un mondo migliore che solo può essere nel Socialismo.

La CIA spende miliardi di dollari per rovesciare Assad

da hispantv

Il programma segreto della CIA in Siria per rovesciare il governo del presidente Bashar al-Assad costa miliardi di dollari ogni anno agli Stati Uniti. Lo ha riferito il Washington Post.

In un rapporto pubblicato sabato scorso, sulla base di documenti rilasciati dall’ex analista dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (NSA) Edward Snowden, il giornale statunitense ha sottolineato che questa spesa rappresenta un quindicesimo del bilancio totale della CIA.

Il giornale aggiunge che la CIA ha addestrato ed equipaggiato circa 10.000 uomini in Siria negli ultimi anni, il che significa che l’Agenzia sta spendendo circa 100.000 dollari l’anno per ciascuno dei terroristi coinvolti nel programma.

Secondo il documento, una gran parte dei fondi che sono stati stanziati dalla CIA riguardano: i campi segreti di addestramento per i terroristi organizzati  in Giordania, la raccolta di informazioni, l’assistenza e la guida delle operazioni dell’opposizione armata siriana e la gestione di una rete per l’invio di terroristi, munizioni e armi in Siria.

D’altra parte, si afferma che, poiché la CIA non è riuscita a rovesciare il governo di Damasco, il Congresso degli Stati Uniti ha deciso di ridurre fino al 20% il finanziamento di questo programma costoso.

I tagli al programma della CIA sono parte di un disegno di legge di spesa preliminare per l’intelligence che dovrà essere sottoposta a votazione la prossima settimana alla Camera dei Rappresentanti.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Il Venezuela ha sconfitto la fame perché è socialista!

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di Alessandro Pagani

Il vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela s’incontra con i movimenti popolari di sinistra in Italia, a latere della premiazione da parte della FAO dovuto al grande successo del paese sud americano nell’aver sconfitto completamente il problema della fame nel Paese. 

Il Vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, il compagno Jorge Arreaza, ha tenuto un incontro sul Monte Sacro a Roma insieme ai movimenti politici e popolari italiani e nello specifico con la “Rete Caracas ChiAma”, costituita da un eterogeneo blocco popolare di forze squisitamente di sinistra; nonché, riflesso di quella preziosa cristalleria politica che è la solidarietà e l’amicizia tra i popoli.  In questo incontro – accompagnato da una sottile pioggia – Arreaza ha parlato del premio ricevuto dalla FAO per l’ottimo risultato ottenuto dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela nell’eliminazione della fame nel Paese e ha dialogato con i più degni rappresentanti dei movimenti popolari e rivoluzionari italiani. Ha lanciato, inoltre, l’appello a moltiplicare gli sforzi nella costruzione di un Fronte Internazionale di forze progressiste e rivoluzionarie in difesa della Rivoluzione Bolivariana; dinanzi ad una campagna mediatica che non pochi esperti definiscono come la guerra psicologica degli Stati Uniti contro il Venezuela bolivariano. 

«Sono venuto qua a Roma, in nome del Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, del Primo Presidente Operaio della nostra Grande Patria Latinoamericana, il compagno Nicolás Maduro, che vi saluta calorosamente; sono qui in nome del popolo venezuelano, di quel popolo lavoratore che oggi difende il processo rivoluzionario iniziato dal nostro Eterno Comandante Hugo Rafael Chávez Frías; sono qui perché la FAO, organizzazione facente parte delle Nazioni Unite, ha deciso di premiarci con il più alto riconoscimento che un governo popolare e rivoluzionario possa ottenere: aver eliminato il problema della fame nei tempi prefissati; ovvero, nel 2015. In realtà avrebbero dovuto premiarci da molto tempo prima, fin dal 2012, giacché tale metà l’abbiamo raggiunta proprio quell’anno».

Il Vicepresidente Arreaza ha rilevato che «tali risultati non sono nient’altro che il riflesso della politica interna impostata dal primo giorno dell’avvento al potere del governo rivoluzionario e socialista del Presidente Hugo Chávez, là dove sono state messe in moto non poche politiche economiche e sociali basate sullo sviluppo dei servizi di base; in difesa di quei diritti umani collettivi (e non solo individuali!) che sono – tra i tanti – il diritto a vivere in una casa dignitosa, a ricevere tre pasti al giorno, a poter lavorare dignitosamente, ad un servizio nazionale medico gratuito e di alto livello, ad un istruzione pubblica e gratuita per tutto il popolo venezuelano». 

«Tutti questi traguardi e la premiazione alla FAO si devono non solo al Nostro Comandante Infinito Hugo Chávez e all’invitto popolo venezuelano, ma anche alla solidarietà dei popoli del mondo e in particolare del popolo cubano e del suo governo rivoluzionario; di Fidel e Raul, che con l’apporto di migliaia di lavoratori della salute e dell’educazione hanno contribuito fino ad oggi a rafforzare la nostra Resistenza popolare contro la guerra economica e le ingerenze di Washington».

Il vicepresidente venezuelano, durante il suo incontro con i movimenti sociali italiani ha posto l’accento sull’amicizia e la solidarietà tra i popoli e lo ha fatto in quello che – di certo – è un luogo sacro per il popolo venezuelano e per tutti quelli che lottano ogni giorno per la costruzione di un mondo basato sulla pace con giustizia ed eguaglianza sociale; verso il socialismo del XXI secolo. Proprio qui sul Monte Sacro, infatti, Simón Bolívar – di fronte al suo amico e maestro Simón Rodríguez – prestò il suo giuramento romano nel 1805 nel quale ebbe a dire: «Giuro per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia Patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo».

«Voglio ringraziare l’invito a partecipare a tal evento così importante, che ha come obiettivo quello di rafforzare l’amicizia tra i popoli», ha affermato il vicepresidente di fronte a centinaia di attivisti sociali giunti da ogni angolo della penisola italiana per dare il benvenuto a uno dei più alti rappresentanti della patria di Bolívar e Chávez. 

Nel suo emozionante discorso il vicepresidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha spiegato che per eliminare completamente la fame e la povertà nel pianeta è necessario moltiplicare i nostri sforzi nella costruzione di un mondo basato sulla solidarietà e l’amicizia tra i popoli e che, pertanto, bisogna essere consapevoli di quali sono i pericoli o i modelli (economici) che rappresentano il principale ostacolo a tale progetto.

In questo senso, ha segnalato come oggi non è il Venezuela della Rivoluzione Bolivariana a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti, ma che, semmai, proprio questi ultimi, a causa del loro modello economico e sociale – per la loro sete di consumare le risorse del pianeta – sono un pericolo per la stabilità della pace nel mondo e per l’esistenza stessa della specie umana. Per questo la necessità di rafforzare attraverso progetti politici e culturali l’amicizia tra i popoli – e in questo caso con il popolo italiano – con la ratio di svelare, così, le menzogne che i mezzi di comunicazione diffondono contro la Rivoluzione Bolivariana e mostrare ai popoli che lavorano in tutto il mondo che uscire dalla crisi imposta dalle banche e dai padroni è possibile. Che oltre al neoliberalismo e al capitalismo ci sarà ancora vita e che il modello economico e sociale per l’emancipazione dell’uomo si chiama: Socialismo.

Bruxelles: dichiarazione finale de la Cumbre de los Pueblos

145b5c3d-02b5-4357-a55a-7a6036f3eeb6Belgio, 12giu2015.- Noi, Popoli dell’America Latina, dei Caraibi e dell’Europa, riuniti nel Vertice dei Popoli, a Bruxelles i giorni 10 e 11 giugno del 2015, con oltre 1500 delegate e delegati, rappresentanti di 346 organizzazioni e movimenti sociali, provenienti da 43 paesi; all’interno di un dibattito unitario, fraterno e solidario, svoltosi attraverso conferenze e sette tavoli di lavoro

Dichiariamo: 

Il nostro appoggio all’integrazione regionale dell’America Latina e l’opposizione all’interventismo imperialista

  • Salutiamo e appoggiamo i processi di integrazione che prediligono e rafforzano l’autodeterminazione e la sovranità dei nostri popoli, così come l’ALBA, UNASUR e la CELAC che hanno rafforzato l’unità latinoamericana e che possono diventare un’ispirazione per un’integrazione europea di nuovo tipo che enfatizzi lo sviluppo economico, i diritti sociali e il benessere dei suoi popoli.
  • Esprimiamo il nostro fermo sostegno alla Proclamazione dell’America Latina e dei Caraibi come Territorio di Pace libero dal colonialismo. In questo senso, condanniamo l’implemento militare, le aggressioni e le minacce di ogni tipo che promuovono gli Stati Uniti e i suoi alleati contro la nostra regione attraverso l’istallazione di basi militari, centri di operazioni e istallazioni simili, che non hanno nessun altro tipo di giustificazione se non quella di un intervento militare contro i nostri Paesi. Per questo, esigiamo la chiusura di tutte le istallazioni militari statunitensi nella regione e ci appelliamo a una pace giusta e di lunga durata con giustizia sociale in Colombia.

Il nostro impegno è agire sul cambio climatico per proteggere l’ambiente

  • Il cambio climatico rappresenta la più grande minaccia che l’umanità affronta e che sta già danneggiando i popoli dell’America Latina. Il capitalismo neoliberale ha esacerbato enormemente la sostenibilità del pianeta, intensificando, invero, tutti i problemi associati con il cambio climatico. Lanciamo un appello per un accordo climatico che mantenga l’innalzamento della temperatura sotto i 1,5° celsius; che tenga conto del diritto di tutti a poter vivere una vita degna e sostenibile; che non limiti la capacità delle future generazioni nel soddisfare le proprie necessità; e che si basi sul principio della mutua responsabilità in relazione al cambio climatico. Sosteniamo un futuro libero dai combustibili fossili e basato sull’energia rinnovabile e ci opponiamo, pertanto, al fracking, le falde petrolifere di Alguitran e le perforazioni nell’Artico. Sosteniamo un programma integrale di riduzione netta di emissioni, che sia un impulso per i paesi in via di sviluppo affinché abbandonino l’estrazione di combustibili fossili e si concentrino, invece, in soluzioni sostenibili. Sosteniamo, inoltre, la giustizia ambientale attraverso una tassazione ecologica al commercio del petrolio e di altri combustibili fossili per finanziare, così, un Fondo Climatico Verde, oltre ad essere un strumento vincolante nei confronti di quelle compagnie multinazionali che si sono rese responsabili di non pochi abusi ai danni dell’uomo e dell’ambiente. E’ necessario prendere le debite distanze dalla agricoltura e pesca industriale dannose. Chiamiamo a rispettare i diritti delle nazioni e dei popoli, in particolare in America Latina, per poter vivere in armonia con la Madre Natura e di rispettare tutte le forme ancestrali di vita e di identità indipendente dei popoli e nazioni. Condanniamo il disastro del medio ambiente causato dalla Chevron ai danni di comunità locali in Ecuador, e condanniamo, inoltre, l’attacco e il giudizio contro il governo dell’Ecuador; appoggiamo, pertanto, la lotta di questi contro questa predona compagnia petrolifera. 
  • Sosteniamo il popolo cubano e la sua Rivoluzione, e salutiamo il ritorno a casa dei Cinque Eroi Cubani, prodotto della solidarietà internazionale e della instancabile lotta del suo popolo. Sosteniamo, inoltre, i passi che gli Stati Uniti hanno intrapreso verso un dialogo basato sul rispetto reciproco con Cuba, così come il ritiro di Cuba dalla lista di quelli Stati patrocinatori del terrorismo, e nel quale non sarebbe dovuto mai esserci, ma nel contempo esigiamo l’abolizione totale, immediata e incondizionate del blocco genocida contro Cuba da parte del governo degli Stati Uniti, nonché la chiusura immediata della base navale di Guantanamo e, quindi, il ristabilimento incondizionato della sovranità cubana. 
  • Esprimiamo il nostro appoggio incondizionate e senza limiti alla Rivoluzione Bolivariana e al Governo legittimo capeggiato dal compagno Maduro e condanniamo i piani permanenti di destabilizzazione che si orchestrano alle sue spalle; finanziati e organizzati da organismi statunitensi. Condanniamo nella fattispecie l’ingiusto e immorale Ordine Esecutivo del Governo degli Stati Uniti che pretende catalogare la Repubblica Bolivariana del Venezuela come una minaccia alla sua sicurezza nazionale – e che ha visto la condanna unanime di tutti i Paesi di Nostra America – e chiediamo che questo venga subito derogato.
  • Condanniamo ogni genere di ingerenza degli Stati Uniti contro i Governi progressisti dell’America Latina e esigiamo che venga rispettata la sovranità e l’autodeterminazione della regione. Ci appelliamo a tutte le istituzioni dell’Unione Europea, così come ai suoi Stati membri a non essere complici dell’ingerenza statunitense contro l’America Latina, ma di adottare, invece, un comportamento e una politica di dialogo costruttivo verso la nostra regione. Per questo, condanniamo qualsiasi tipo di appoggio che tanto le istituzioni dell’Unione Europea che quelle dei suoi Paesi membri promuovono a favore della politica estera statunitense contro i governi progressisti dell’America Latina, come per esempio la Posizione Comune dell’Unione Europea verso Cuba.
  • Appoggiamo tutte le decisioni a favore dello sviluppo di economie nazionali indipendenti che possano interagire con il mondo sulla base dell’eguaglianza e con la ratio di impedire che l’ingiusto debito estero paralizzi la crescita e lo sviluppo. Appoggiamo e promuoviamo tutte le decisioni che si orientano nella costruzione di una democrazia partecipativa come base principale per la realizzazione dei diritti politici individuali e collettivi dei cittadini dell’America Latina. Per garantire i diritti umani di tutti, esigiamo il rispetto del diritto dei popoli dell’America Latina, Sovranità affiancata al rispetto del principio di non intervento deve essere la condizione essenziale per poter ottenere i diritti umani e dei popoli. Facciamo nostra la richiesta della Bolivia di vedersi riconosciuto l’accesso al mare. Appoggiamo, inoltre, la richiesta dell’Argentina sulla sovranità delle Isole Malvine e, pertanto, condanniamo il comportamento aggressivo del Regno Unito e l’espropriazione del petrolio. Applaudiamo l’iniziativa del Nicaragua e del Venezuela di inserire Porto Rico nella CELAC come dimostrazione che l’America Latina è un territorio libero dal colonialismo. 

Il nostro appoggio per una società basata sull’uguaglianza e la nostra opposizione al neoliberismo

  • Manifestiamo la necessità assoluta di costruire una nuova società, con giustizia sociale e equità di genere, con la partecipazione attiva dei giovani e dei differenti attori sociali, con la solidarietà come principio fondamentale per lo sviluppo integrale e sovrano dei nostri popoli. La maggior parte delle repubbliche latinoamericane si stanno orientando in siffatta direzione. L’America Latina sta promuovendo politiche progressiste che hanno ridotto al minimo la povertà, l’esclusione sociale, nello specifico nei confronti delle donne, le comunità afro-discendenti, i gruppi indigeni e le fasce maggiormente povere e marginalizzate. Appoggiamo totalmente la lotta dei poveri indigeni per il raggiungimento dei propri diritti sociali e culturali in tutto il continente. Esprimiamo, inoltre, la nostra solidarietà con i popoli dell’Africa e con le minoranze negli Stati Uniti che lottano contro l’imperialismo. L’integrazione dell’America Latina non può definirsi completa senza essere collegata con quella dell’Africa. 
  • Rifiutiamo il modello neo-liberale come soluzione ai problemi e alle necessità del nostro popolo, giacché ha dimostrato essere lo strumento perfetto per approfondire la povertà, la miseria, la disuguaglianza e l’ingiusta distribuzione. Vi è disgraziatamente una minoranza che insiste nel cercare di imporre il modello neo-liberale. Ci opponiamo all’austerità economica imposta dalla troika in tutta l’Unione Europea, là dove a beneficiarsi è solo l’1% più ricco della società e, ci opponiamo nello specifico all’austerità della troika contro il governo e il popolo greco. Condanniamo l’assedio e la pressione con cui la troika e le istituzioni dell’Unione Europea la sottomettono. Non per ultimo, l’Unione Europea appoggia e collabora nelle illegittime aggressioni militari contro nazioni sovrane in guerre costosissime che peggiorano e aggravano l’austerità contro i popoli dell’Europa. No alla partecipazione europea in guerre illegali.
  • Riaffermiamo la nostra lotta contro i trattati di libero commercio come il TLC, TPC, TISA e l’Alleanza del Pacifico, poiché rappresentano un attacco brutale contro i diritti sociali, democratici e politici dei lavoratori e dei popoli, là dove tali accordi si implementano. Nel contempo continuiamo a sostenere che il debito estero dei nostri Paesi è incalcolabile e impagabile, come illegittimo e immorale. 
  • Manifestiamo e convochiamo a una lotta globale in difesa delle nostre risorse naturali, la biodiversità, la sovranità alimentare, dei nostri beni comuni, della Madre Terra e dei diritti sociali. La lotta per l’impiego, il lavoro e un degno salario, la sicurezza sociale, le pensioni, ad un contratto collettivo nazionale, al diritto ad associarsi in sindacati, il diritto allo sciopero, il diritto alla salute sul lavoro, l’eliminazione del lavoro minorile e della schiavitù, e la giustizia con eguaglianza di genere. Tutto ciò è – e sarà – possibile se lavoriamo uniti con l’ambizione di costruire la più ampia coalizione di forze sociali e politiche che permetta di sostituire l’attuale blocco di potere neoliberale dominante per uno sociale e politico che difenda gli interessi dei nostri popoli e elevi i diritti sociali, politici, culturali e di identità dell’essere umano al centro del suo che fare. 

Il nostro appoggio per i diritti umani per i palestinesi

  • Condanniamo la persistente aggressione israeliana contro il popolo palestinese e chiamiamo l’Unione Europea e tutti gli stati membri, seguendo l’esempio della Svezia, a riconoscere l’esistenza dello Stato palestinese e esigiamo la fine immediata e incondizionata del blocco contro Gaza così come il rispetto dei diritti umani, nazionali e culturali del popolo palestinese. 

No all’espansione della NATO 

  • Condanniamo energicamente la militarizzazione e l’aggressione della NATO in Europa orientale e in Ucraina per ampliare la sfera di influenza dell’UE e degli USA.

La nostra opposizione al razzismo e alla xenofobia

  • Condanniamo energicamente l’attuale politica sull’immigrazione dell’Unione Europea, la cui barbarie e carenza della più minima difesa del diritto alla vita, causa migliaia di morti nel Mar Mediterraneo e in altre parti. Condanniamo, inoltre, il razzismo, ogni volta sempre più prevalente, così come tutte le manifestazioni xenofobe che spesso i partiti europei di destra utilizzano con lo scopo di capitalizzare a livello elettorale e politicamente presentando un’immagine fallace delle comunità migranti e trasformandole come capro espiatorio nonché, la causa principale della disoccupazione, della mancanza di abitazioni e delle difficoltà economiche della società.

Il nostro appoggio per la trasformazione e il controllo dei mezzi di comunicazione 

  • Le gigantesche corporazioni dei mezzi di comunicazione di massa esibiscono uno dei più alti livelli di centralizzazione e concentrazione del capitale corporativo nel mondo e per questo rispondono a potenti interessi di corporazioni giganti che si oppongono diametralmente a ogni tentativo di affermazione della sovranità nazionale e di agende anti-neoliberali di qualsiasi governo del mondo. Questi mezzi sono un’arma potentissima di demonizzazione e di destabilizzazione dei processi progressisti in auge in America Latina. Per cambiare i mezzi di comunicazione di massa manca tuttavia un cambiamento netto nella società. Frattanto organizzeremo i nostri propri mezzi di comunicazione, a livello nazionale e internazionale, sulla base del comune interesse sociale. Il principio che regge i nostro mezzi sociali è di rimpiazzare l’ideologia neo-liberale dominante per un’ideologia progressista che abbia come filo di trasmissione lo sviluppo sociale e democratico, la partecipazione cittadina e i diritti sociali dei popoli.
  • Noi, i popoli della Nostra America e dell’Europa continueremo a lottare opponendoci a tutte le forme di discriminazione, pressione, sfruttamento, razzismo, esclusione e ingiustizia sociale; al neo-liberalismo e alle guerre imperialiste, lottando per la pace, l’eguaglianza, la democrazia partecipativa, la giustizia sociale; vale a dire, continueremo a lottare per costruire un mondo migliore. 

11 giugno 2015

Bruxelles, Belgio.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessandro Pagani

Giù le mani dall’Ecuador!

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di Tania Barahona Tererán*

Appello URGENTE dall’Ecuador

Quito, 14giu2015.- Care compagne e cari compagni del Venezuela, Bolivia, Argentina, Cuba, Honduras, Italia e di tutto il mondo: è necessario informavi che qui la destra sta orchestrando un tentativo di colpo di Stato. In questa ultima settimana è scattata la difesa popolare della principale sede nazionale di “Alleanza Paese” a Quito (il nostro movimento), la destra fascista aveva un piano per occupare la sede, vi sono stati feriti tra i quali un ex deputato dell’assemblea nazionale. Il pretesto di tali piani è stata una legge di tassazione progressiva sulle ricchezze in possesso degli strati più ricchi della popolazione, siffatta legge non colpisce il 98% degli ecuatoriani, giacché il nostro paese non è un paese di ricchi capitalisti. Questa tassazione si impone nei confronti di quei gruppi economici che sono una minoranza. Il tema è stato manipolato dalle principali corporazioni mediatiche che hanno cercato di avvelenare il nostro popolo, fa schifo vedere che la gente della classe media che non verrà per nulla toccata da questa legge sia scesa nelle strade a protestare e a difendere gli interessi dell’oligarchia di questo Paese. La situazione è sotto controllo, sebbene siffatta opposizione ha lanciato l’appello alle forze armate affinché buttino giù con la forza il nostro caro Presidente, Rafael Correa. I gruppi dell’opposizione hanno fatto ricorso sistematicamente alla violenza, utilizzando i simboli e le bandiere del fascismo.

Ciò detto, quello che costoro non hanno compreso è che il popolo è pronto a difendere questa Rivoluzione e la gioia che ho provato in questi giorni nel vedere con i miei occhi come tutte le strutture giovanili siano scese immediatamente nelle strade a difendere la Rivoluzione è nientemeno che la prova concreta che i fascisti in Ecuador:

NO PASARAN!

Insomma, qui in Ecuador nessuno vuole tornare al passato, là dove un oligarchia asservita agli interessi dell’imperialismo yankee svendeva il nostro Paese.

OGGI SIAMO SOVRANI! VIVA LA RIVOLUZIONE CITTADINA!

* compagna della Patria Grande latinoamericana

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Alessandro Pagani]

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