Venezuela: Gli USA e gli scenari per distruggere la rivoluzione bolivariana

da lantidiplomatico.it

La data precisa delle prossime elezioni parlamentari in Venezuela ancora non si conosce. Ma sarà prima di quanto precedentemente dichiarato (dicembre) come richiesto dal presidente Maduro per ascoltare la voce della popolazione. Nelle ultime elezioni parlamentari del 2010, il partito al potere, il Partido Socialista Unido de Venezuela, PSUV, ha ottenuto 96 seggi che insieme ai tre del PCV (Partito Comunista del Venezuela), i sei di Patria Para Todos, PPT offrivano una solida maggioranza rispetto all’opposizione della Mesa de la Unidad Democrática, MUD e quindi una certa tranquillità per Maduro di far approvare le leggi dal Parlamento.

Lo scenario, scrive Nikondrov, potrebbe cambiare però dopo le elezioni di ottobre o novembre prossimo per una crisi crescente ed indotta nel paese. Gli esperti stanno cercando di identificare le ragioni della crisi. Nella sua ricerca “Que le están haciendo al pueblo venezolano en la guerra de cuarta generación”, Ramón Manaure ha analizzato la situazione del paese e ha cercato di offrire alcune risposte: in primo luogo, la guerra economica contro Caracas serve a minare il processo di riforme per cambiare il paese e il mondo iniziata con Hugo Chavez. Chi è responsabile di questa guerra? Gli Stati Uniti hanno la responsabilità di mettere in campo i maggiori sforzi di modificare il corso interno di Caracas per destabilizzare tutte le nazioni che adottano politiche al fine di attuare le politiche indipendenti. Quale obiettivo persegue Washington? E qui secondo l’esperto c’è la risposta delle risposte: gli Usa hanno pianificato di sbarazzarsi della rivoluzione bolivariana e dei suoi leader.
 

E la strategia americana è chiara: un piano a multi-fasi con l’aiuto di esperti stranieri che portino avanti quella che è definita la guerra di quarta generazione, con la partecipazione evidente del Dipartimento di Difesa americana, della CIA e di altre agenzie di intelligence americana, oltre ad università americane e straniere, agenzie di pubblicità, gruppi paramilitari colombiani, partiti di estrema destra, media nazionali e esteri asserviti.
 

Ramon Manaure, prosegue Nikandrov, non è il solo a credere che le attività sovversive dei cospiratori hanno lo scopo di eliminare il supporto politico al PSUV prima delle elezioni. Le attività con strumenti di propaganda sono pienamente operativi nel paese e all’estero secondo lo scenario preparato. La leadership bolivariana è sotto attacco concentrico. Centinaia di pseudo commentatori ed analisti sono impegnati in questa strategia: definiscono Hugo Chavez in modo differente, iniziano a parlare positivamente dell’ex presidente, un vero leader secondo loro, ma i suoi successori, nel racconto ufficiale, hanno rovinato la sua eredità, si sono macchiati di corruzione e stanno voltando le spalle alla loro popolazione.
 

E in quest’ottica gli attacchi sono concentrici e continui soprattutto contro il Presidente Maduro e Diosdado Cabello Rondón, presidente dell’Assemblea Nazionale. Leggere Roberto Saviano recentemente per capire di cosa stiamo parlando. Molte volte ormai i leader dell’opposizione hanno cercato di destituire Maduro e il suo governo con i servizi speciali americani e si sono concentrati nella possibilità che a succedergli sia Diosdado Cabello, dipinto infatti come il leader del cartello della droga più grande dell’America Latina, con i generali venezuelani nei posti di comando della struttura criminale. 

Ma gli stessi sforzi di mistificazione e di fango negli anni si erano concentrati anche contro Hugo Chavez e il suo cerchio di ristretti. Senza risultati. Cabello si è difeso con dignità a tutte le accuse. Il parlamento venezuelano ha adottato misure per la lotta contro il traffico di droga molto importanti, da ultimo il via libera di abbattere il «transito» di aeromobili che trasportano stupefacenti provenienti da Colombia, Perù e Bolivia. Nessuno, prosegue l’analista, in America Latina può dimostrare che il presidente Maduro non abbia preso tutte le misure in suo possesso nello sforzo di combattere il traffico di droga. Persino la Drug Enforcement Administration (la DEA) ha dovuto ammettere che il Venezuela aveva preso misure efficaci per contrastare le attività criminali legate agli stupefacenti. Aerei in transito sono passati attraverso le isole dei Caraibi.
 

Il governo di Maduro ha più volte reso noti le operazioni sponsorizzate dal governo degli Stati Uniti per destabilizzare Caracas: gli ambienti finanziari del Venezuela e gli imprenditori danneggiano il paese e il governo in modo continuo e palese. Fanno del loro meglio per aggravare la crisi economica, stimolano l’inflazione con il contrabbando di beni sovvenzionati e alimentari fuori del paese. Il rafforzamento della sicurezza delle frontiere non ha impedito percorsi segreti utilizzati per arrivare con i prodotti in Colombia. Il gas viene contrabbandato in grandi quantità utilizzando percorsi fluviali ed il mercato nero esiste e offre prodotti a prezzi superiori a molte volte quello che dovrebbe essere.
 

Il tasso criminale è in aumento nei paesi sotto il controllo politico degli Stati Uniti, come il Messico, Guatemala, Honduras e Colombia. Ma la propaganda statunitense si concentra solo sul Venezuela, attraverso statistiche truccate. Gli Stati Uniti attraverso la propaganda cercano di imporre la visione che le forze dell’ordine venezuelane non sono in grado di mantenere l’ordine. Impianti di petrolio e di produzione di energia sono soggetti ad atti di sabotaggio. Nicolas Maduro ha affrontato la nazione recentemente due volte per dire alla gente che ci sono prove per corroborare il fatto che tali attività non si sussistono.

Studiosi politici venezuelani hanno iniziato ad usare il termine «colombization» parlando di formazioni paramilitari che penetrano nel paese dalla Colombia. L’amministrazione Obama vede il paese come una minaccia per gli Stati Uniti. 

Secondo alcuni rapporti, il presidente Maduro ha recentemente annullato una visita in Italia dopo aver ricevuto informazioni relative a provocazioni armate previste dall’opposizione di estrema destra durante la sua assenza. Nel 2014 queste persone hanno provocato disordini nelle strade con un bilancio di vittime che è stato di 43 morti. La leadership bolivariana mostra autocontrollo, la fiducia e la disponibilità per un dialogo con l’opposizione: il presidente Maduro ha offerto alla MUD, opposizione, comprendente più di 20 partiti e organizzazioni, a stringere un accordo con PSUV sul riconoscimento dei risultati elettorali. Ma l’opposizione reagisce invitando Felipe González, ex primo ministro di Spagna, per ideare con l’estero un nuovo golpe finanziato e fiancheggiato dagli Stati Uniti. González ha poi lasciato, in chiara e grave violazione della sovranità venezuelana, il territorio di Caracas da un aereo di stato colombiano senza aver avvisato le autorità venezuelane.

(VIDEO) Morales: «Non accetteremo di essere i guardiani del Nord»

da lantidiplomatico.it

In un’intervista esclusiva a RT, Morales attacca i tentativi Usa di dividere l’unità latina e accusa alcuni politici europei di incitare colpi di stato dell’estrema destra

Evo Morales, presidente della Bolivia, ha rilasciato un’intervista esclusiva a RT da Bruxelles dove è in corso il vertice tra l’Ue e la Celac.

Nel corso dell’intervista, Evo Morales ha criticato i tentativi degli Stati Uniti di dividere l’unità dell’America Latina e ha raccomandato i paesi europei di restare politicamente liberi degli Stati Uniti ed economicamente dalle catene del FMI. E poi una frecciatina sull’immigrazione: «Ci sono molti più europei in America Latina che latinoamericani in Europa, eppure non abbiamo mai pensato di espellerli».

Il presidente boliviano ha precisato che negli Stati Uniti è ampiamente usata la tattica di lanciare accuse infondate per cercare di dividere e dominare i governi dell’America Latina, oltre ad utilizzare alcuni politici europei per incitare colpi di stato da parte di politici dell’estrema destra nel continente. E’ notizia di ieri, non a caso, che il presidente del Venezuela Maduro ha chiesto spiegazioni formali alla Colombia dopo che l’ex premier spagnolo Gonzales ha lasciato senza avviso il paese con un aereo di stato colombiano, dopo aver incitato molto probabilmente l’estrema destra del paese ad un nuovo tentativo di colpo di stato. 

Nel proseguo della sua intervista, Morales ha sostenuto che gli Stati Uniti sono impegnati a “fermare la grande rivoluzione latino-americana”, con la costruzione di nuove basi militari. «Noi che viviamo al sud non accetteremo mai di essere i guardaparchi del Nord», ha dichiarato.

«I tentativi degli Stati Uniti sono ora volti a dividere i paesi UNASUR dell’Alleanza del Pacifico. L’Alleanza del Pacifico vuole privatizzare di nuovo i servizi di base e parla di nuovo di libero mercato. Dopo aver fallito nell’imporre questi principi al processo di integrazione dell’America Latina, ora prova a dividerci», prosegue il presidente della Bolivia, sottolineando che la cosa più importante è che «il sogno di Fidel Castro, Hugo Chavez e Nestor Kirchner, la CELAC, si consolida. É una nuova organizzazione degli stati americani senza gli Stati Uniti ed è la testimonianza più importante che la l’America Latina è oggi una regione di pace, ma con la giustizia sociale», ha sottolineato il presidente. 

Per quanto riguarda l’attuale posizione dell’Occidente nei confronti della Russia nella crisi ucraina, il presidente Morales ha affermato che «la nuova politica anti-russa degli Stati Uniti” viene effettuata “con espansione militare» e «l’ingerenza da parte di alcuni paesi europei».

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