Brigata palestinese “Galilea” si unisce all’esercito siriano

da al manar

Più di 4.800 palestinesi hanno completato il loro addestramento militare intensivo e sono pronti a combattere sul campo di battaglia del Qalamún accanto all’esercito arabo siriano e Hezbollah.

I palestinesi hanno scelto di denominare la loro Brigata in “Galilea”. Il loro comandante, Fadi Malah, ha dichiarato che i palestinesi si identificano con gli ideali della resistenza siriana e libanese ed ha ricordato il tradizionale sostegno della Siria per la causa palestinese, sottolineando che questa è la ragione principale per cui la Siria sotto attacco.

Ha ricordato, inoltre, che l’ex presidente siriano Hafez el Assad decise di inviare battaglioni dell’esercito  per proteggere la resistenza palestinese nel 1970, durante gli eventi del Settembre Nero nella vicina Giordania.

In questo senso, questi palestinesi credono che sia loro dovere difendere la Siria e un onore intervenire per difenderla.

Recentemente, molti rifugiati palestinesi si sono uniti l’esercito siriano nella lotta contro i terroristi dell’Isis e di Al Nosra nel campo profughi di Yarmouk, che si trova nei pressi della capitale Damasco.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione  di Francesco Guadagni]

Armi ai terroristi in Siria, Erdogan denuncia Cumhuriyet

da press.tv

Il Presidente della Repubblica turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha presentato una denuncia nei confronti di un giornale per la pubblicazione di un rapporto sulla presunta fornitura di armi da parte di Ankara verso la Siria, per essere utilizzate dai terroristi che combattono per rovesciare il legittimo governo siriano.

Erdogan ha accusato il quotidiano Cumhuriyet di aver diffuso immagini e informazioni che erano sia “contrarie alla verità” che “segrete”.

Il giornale ha pubblicato, il 29 maggio scorso, dei video che dimostrerebbero come i servizi di sicurezza turchi, il MIT, con dei camion trasportano le armi e le munizioni ai terroristi stranieri all’interno della Siria.

In un’intervista televisiva, Erdogan ha definito il direttore del giornale, Can Dundar, una spia, minacciando di punire severamente i responsabili per il report.

«La persona che ha parlato di questa storia pagherà un prezzo pesante. Non voglio lasciarla scappare con essa», ha detto Erdogan al canale Tv TRT.

In risposta alle dure parole del presidente turco, i redattori di Cumhuriyet hanno pubblicato un articolo. In uno stralcio si legge: «Noi siamo i responsabili … per una storia che rivela la verità su un episodio che è stato negato dai funzionari statali per mesi».

Nell’articolo, i giornalisti hanno proseguito ribadendo che il filmato pubblicato è la prova che Ankara effettivamente arma i terroristi in Siria.

La Magistratura turca, per volere del governo, aveva già avviato un’inchiesta contro il quotidiano con l’accusa di ottenere informazioni segrete e per il coinvolgimento in attività di spionaggio.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Neoliberismo contro socialismo: 5 milioni di colombiani in Venezuela

resizedi Fabrizio Verde – lantidiplomatico.it

Mentre in Europa si pensa a come bombardare i barconi di immigrati, il Venezuela ha accolto 800 mila colombiani nel solo 2014

Di Venezuela e della rivoluzione bolivariana in corso nel paese in Italia leggete solo quando Saviano una mattina si sveglia e decide di diffondere falsità vecchie di mesi dalla peggiore stampa internazionale, quella stessa stampa che dal colpo di stato contro Chávez del 2002 ad oggi è il braccio armato ormai palesato di chi vuole imporre un cambio di regime forzato a Caracas e descrive il Venezuela come un paese senza controllo, destinato a schiantarsi. Un luogo dove il popolo è costretto a soffrire schiacciato dal tallone di ferro di un governo tirannico. Insomma, un posto da abbandonare il prima possibile.

Eppure, secondo i dati diffusi dal presidente Maduro e riportati in un’inchiesta del portale colombiano elespiadigital.com, la situazione è ben diversa, con milioni di colombiani che hanno abbandonato quello che potremmo definire un regime dove è in vigore il neoliberismo reale, per raggiungere il Venezuela Bolivariano e Socialista. È chiaro che c’è qualcosa che non torna nella narrazione del mainstream sul Venezuela.

Scrive elespiadigital.com: «Il presidente Maduro ha twittato le cifre sull’emigrazione colombiana in Venezuela. La quantità totale di emigrati è di circa 5 milioni, di cui 800mila nel solo 2014. Mentre furono 150mila nel 2013, e 12mila nel mese di gennaio di quest’anno. Cifre occultate dall’Istituto Nazionale di Statistica colombiano».

Secondo Félix de Alcázar, presidente dell’Associazione dei Colombiani e delle Colombiane in Venezuela, sono quattro i fattori fondamentali da prendere in considerazione per comprendere i motivi della migrazione colombiana in Venezuela.

Economico: lo stipendio base di un lavoratore colombiano (644.000 pesos al mese) non è sufficiente per mantenere se stesso e la sua famiglia a causa della forte inflazione e dell’elevato costo di beni e servizi. In Venezuela, invece, spiega Félix de Alcázar «in Venezuela difendono i diritti dei lavoratori e vengono assicurati prestazione mediche e sociali; non vi è sfruttamento come in un paese neoliberista come la Colombia».

Politico: in Colombia lo stato non si preoccupa che il popolo viva senza diritti; in Venezuela invece vige uno stato di diritto costituito da una rivoluzione.

Sociale: il problema sociale deriva direttamente da quello politico – scrive elespiadigital.com – perché vi sono persone che non hanno letteralmente da mangiare, oppure che ricevono una paga troppo bassa. Quindi il colombiano deve cercare di guadagnare attraverso il contrabbando.

Giudiziario: la violenza in Colombia resta impunita a causa della connivenza delle istituzioni.

Le cifre sull’emigrazione colombiana in Venezuela rese note da Maduro coincidono con i dati in possesso all’associazione che le conferma. Quindi dal paradiso neo-liberale, membro dell’Alleanza del Pacifico e modello per gli Stati Uniti per il futuro dell’America Latina si fugge letteralmente… e l’approdo è il “mostro” Venezuela. Basterebbe questa notizia per smontare in pochi minuti il 99% delle falsità che si scrivono su entrambi i paesi. E poi mentre in Europa si pensa ad affondare i barconi di immigrati, il “mostro Venezuela” ha accolto 800 mila colombiani solo nel 2014. Ma potete stare tranquilli perché di tutto questo in Italia non saprete mai nulla. E questo anche perché chi ha la possibilità di filtrare le notizie alla massa dell’opinione pubblica come Roberto Saviano non lo scriverà.

Análisis de Entorno Situacional Político (2junio2015)

por Néstor Francia

Martes 02 de junio de 2015

– Continúa el análisis de los objetivos de las marchas del sábado

– Venezuela como Estado fallido, un propósito de vieja data

– Pastrana y la “dictadura” en Venezuela

– El “dolor” de Quiroga

– El Club de Madrid y la cantaleta de improperios

– La preocupación de Martin Schulz

– La intervención, el objetivo más peligroso y condenable

– Tintori clama por la injerencia

– Entorpecer el diálogo con Estados Unidos

– No confiar en el imperialismo “ni tantito así”

– La denuncia de Antonov

– Petras y la política de palo y zanahoria

– El “escenario libio” en Venezuela

– “Huelga de hambre”: mantenerla o suspenderla a conveniencia

En nuestro Análisis de ayer asentamos que para la derecha radical nacional e internacional el montaje de las manifestaciones del pasado sábado se trató sobre todo de una operación mediática. Y nos referimos a los objetivos de esta operación: retomar la competencia por el liderazgo opositor frente al sector electoralista; moralizar a la base social del fascismo; proyectar una imagen internacional de fortaleza y de liderazgo;

continuar la tarea de estigmatización del Gobierno venezolano como el de un Estado fallido, dictatorial, violador de los “derechos humanos”, corrupto, y vinculado al terrorismo y al narcotráfico; y contribuir al establecimiento de un escenario que justifique en el presente y a futuro la injerencia, y en última instancia la intervención imperialista en cualquier modalidad. De los tres primeros objetivos hablamos en ese Análisis de ayer. Hoy nos toca comentar los dos restantes.

En cuanto a la estigmatización del venezolano como un Estado fallido, no es más que la continuación de un propósito que la derecha nacional e internacional se trae entre manos desde hace varios años. Ya ayer vimos como el pasquín pro imperialista Diario de las Américas definía al Gobierno de Maduro como una dictadura. Así pues, el tratamiento noticioso en torno a reos como López, Ceballos y Ledezma obvia las verdaderas causas por las cuales se les procesa e intenta definirlos como “presos políticos” o “presos de conciencia” que son castigados por ser “disidentes” y oponerse al Gobierno. Esto hay que vincularlo a todas las acciones que se ha adelantado para ligar a funcionarios venezolanos a delitos de narcotráfico y terrorismo sin aportar ningún tipo de pruebas, que tienen como más reciente manifestación la campaña difamatoria contra Diosdado Cabello, e igualmente a todas las invectivas sobre supuestas violaciones consuetudinarias de derechos humanos en Venezuela.

Directamente vinculada con todo el montaje mediático de las manifestaciones del sábado, está la declaración del pasado viernes hecha por el derechista Andrés Pastrana, en la que aseveró, después de no permitírsele que montara el show de la visita a López, que “Queda demostrado que lo que hay en Venezuela es una dictadura”. Y el otro mensajero neoliberal, Jorge Quiroga, afirmó que “Hoy duele ver que no nos dejan ingresar a ver a un hombre que está sin alimentos, sin comida, como buena parte del pueblo venezolanos por la catástrofe económica; que está sin atención médica”.

Simultáneamente, reaparece el Club de Madrid con un comunicado lleno de infamias contra nuestro Gobierno. En efecto, la llamada Iniciativa Democrática de España y las Américas, tutelada por Aznar y todo lo peor de la ultraderecha española, repite la conocida cantaleta de improperios y calumnias sobre el “régimen” venezolano, esta vez relacionándolos con la manipulación organizada en torno a los “presos políticos”.

Por otro lado, están las declaraciones del presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, en las que expresó su “preocupación” por la situación económica y política de nuestro país, precisamente cuando se aproxima la realización de la cumbre de la Unión Europea y la CELAC, a efectuarse los días 10 y 11 de junio en Bruselas.

Dijo Schulz que “Para nosotros, no lo vamos a ocultar aquí, Venezuela es un motivo de seria preocupación… el país va cada vez peor” (tanto en el ámbito económico como en el social), y que “la polarización política aumenta diariamente”. Pero en realidad el objetivo fascista que nos resulta más peligroso y condenable es el de contribuir a crear el escenario para justificar una intervención foránea en Venezuela, que es a lo que apunta la señalada estigmatización de nuestro Estado.

Precisamente, en la mencionada declaración de la llamada Iniciativa Democrática para las Américas se afirma que “Hacemos un llamado a la opinión pública internacional y la de nuestros países, a nuestros respectivos gobiernos y en general a las organizaciones internacionales encargadas de ofrecer su tutela a las víctimas de derechos humanos y de asegurar la democracia como derecho de los pueblos que los gobiernos han de respetar, a fin de que se mantengan vigilantes”.

En esta misma línea, vemos como Lilian Tintori, la esposa de Leopoldo López, llamó igualmente a la injerencia extranjera cuando, irrespetuosamente, interpeló a las mandatarias de Brasil, Chile y Argentina para que se pronuncien sobre el conflicto político en nuestro país: “Son tres mujeres latinoamericanas; vengan como hermanas a ayudarnos… Quiero dirigirme a Dilma Rousseff para que se pronuncie, así como a Michelle Bachelet. Usted es mujer, ayúdenos, venga con nosotros. Y por último a Cristina Kirchner, también pronúnciese por lo que está ocurriendo en Venezuela”. 

En este momento parece estarse dando un acercamiento positivo entre Venezuela y Estados Unidos. Precisamente el presidente Maduro ha dicho que espera que este diálogo no sea saboteado por terroristas venezolanos o por la ultraderecha de Estados Unidos. Lo cierto es que uno de los objetivos expresos de la ultraderecha del patio es entorpecer ese diálogo para alimentar la posibilidad de una intervención imperial en el futuro.

De todas formas, no hay que confiarse en absoluto de las tales políticas de diálogo de Estados Unidos con Cuba y ahora con Venezuela, pues es claro que su estrategia de dominación sigue siendo la misma. Esa desconfianza ha sido señalada recientemente por Fidel Castro, seguramente recordando aquel aserto del Che en las Naciones Unidas, en el sentido de que no se puede confiar en el imperialismo “ni tantito así”.

En torno a esto es bueno asentar que el pasado sábado el viceministro de Defensa de Rusia Anatoli Antonov denunció que Estados Unidos planea artillar los submarinos nucleares con armas supersónicas en la estrategia de un golpe relámpago global. Antonov se basó en informes del consorcio ruso Almaz-Antei, del complejo militar industrial, que advierte sobre las posibilidades de Estados Unidos para contar hacia 2020 con aparatos supersónicos en ataques aéreos y espaciales.

También el conocido analista estadounidense James Petras alerta sobre las reales intenciones de Estados Unidos hacia nuestro subcontinente. En medios académicos de Estados Unidos se comenta que ese país perdió batallas por el poder en varios países de América Latina, por lo que se prepara para intervenir en la región y mantener, o incluso aumentar su influencia, con base en una política de “palo y zanahoria”.

Según Petras “La política de palo y zanahoria de Washington se basa en una combinación de políticas reformistas hacia algunas formaciones políticas, mientras trabaja para derrocar a gobiernos y movimientos políticos con la fuerza y la intervención militar”. Petras recuerda que esta doctrina fue empleada durante el gobierno de Kennedy luego de la Revolución Cubana, cuando ofrecía a los países latinoamericanos programas de ayuda económica, préstamos e inversión, pero al mismo tiempo aumentaba su presencia militar y maniobras militares conjuntas con sus aliados en la región.

Para Petras, la apertura hacia Cuba es parte de una estrategia más amplia de una nueva forma de intervención política, y hace hincapié en el reciente envío de más de 280 marines a Centroamérica, cuya verdadera misión no está clara.

En todo caso, la ultraderecha fascista seguirá en su empeño de crear las condiciones para que se desate en Venezuela un conflicto político de grandes dimensiones, que incluya formas extendidas de violencia que justifiquen un “escenario libio en Venezuela”. Ignoramos cuáles son los desarrollos inmediatos previstos por los fascistas. Por lo pronto continúa la “huelga de hambre”, que es una carta que podrían mantener para acicatear la conspiración o retirar de la mesa a conveniencia si lo consideran pertinente, sobre todo si los planes subversivos se ven imposibilitados o postergados.

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