Donbass: intervista al combattente internazionalista anarchico Ludwig

da Comitato per il Donbass Antinazista

“Ludwig” italiano ed anarchico, entra nell’Unità 404 dei comunisti combattenti del comandante Arkadich. Lo intervistiamo.

• Nome di battaglia?

Ludwig

• Come il compositore?

Come il più grande compositore di sempre-

• Perché sei qui?

Vivo di ideali ma sono anche una persona molto pratica…

• In che senso?

Sono un anarchico, ho la mia utopia per cui combattere. Ma ciò che succede nel Donbass è qualcosa di diverso. E’ un qualcosa di tetro che può succedere anche in Italia se non lo fermiamo in tempo. La fascistizzazione dell’Ucraina è una questione seria. Una società evoluta dovrebbe puntare alla distruzione dei padroni mentre avviene il contrario in Ucraina, quella “liberata” come dicono loro a Kiev. Lì c’è proprio la massima espressione di quel che di peggio può combinare un padrone. L’indottrinamento e la propaganda stanno promuovendo il massacro di migliaia di persone.

• Quindi sei qui per partecipare ad una sorta di fronte antifascista?

Sì, fondamentalmente qui come in tutta Europa non c’è nemmeno un germoglio di quel futuro che un uomo dai principi di sinistra come me si augurerebbe di trovare. E’ una situazione generalizzata dei tempi che viviamo, possiamo solo porre resistenza alle barbarie che esondano di fronte ai nostri occhi, in attesa di una ricostituzione delle forze attorno ad un’idea comune di sinistra, di progresso.

Per il resto, mi chiedo, è possibile che nel 2015 ancora non si parli del benessere comune come argomento principale? Gli Stati Uniti, l’imperialismo, sono i promotori di questa visione omicida del mondo che porta l’uomo ad odiare l’uomo. Lo hanno dimostrato qui in Italia proteggendo i fascisti, utilizzandoli per soffocare i movimenti popolari. In Ucraina stanno sperimentando ora la regia statunitense, voglio sinceramente evitargli questa “democrazia” a stelle e strisce. Da questa storia o ne usciremo tutti un po’ più liberi o finiremo tutti un po’ più schiavi.

• Ludwig, la presenza degli italiani nel Donbass è veramente limitata se confrontata con quella gli spagnoli. Ti senti un po’ una specie di eroe?

Che sia un periodo storico in cui farebbe bene a tutti avere eroi questo mi pare evidente, purtroppo. In una società malata il popolo ha bisogno di eroi, nel casino della modernità fatta d’apparenza, sì, sarebbe proprio la medicina giusta. Ma ho solo una buona dose di senso del dovere, forse è empatia, forse sapere che è la cosa giusta da fare.

• Che ne pensi dei ribelli?

L’arma più forte che hanno i ribelli è la verità e non basteranno le armi più tecnologiche americane per sconfiggerli. Sono animati di un misto tra lotta di classe e guerra nazionalista. E’ già successo nella storia e continuerà a succedere. Sta a noi indirizzare e valorizzare una delle due tendenze.

• E dell’esercito ucraino?

Loro invece sono un misto fra nazionalisti, mercenari ma anche gente comune mandata a morire.

• Se incontri un soldato ucraino sul campo, uno giovane, magari finito nella mobilitazione di Poroshenko… cosa farai?

Questa guerra l’ho scelta e lui no, è contro questo che combatto, per evitare che altri come lui siano spinti a trovarsi nella sua stessa situazione.

• Hai saputo della campagna che stanno portando avanti gruppi musicali anarchici come i Moscow Death Brigade?

Mi stupisce questa cosa, sono rimasto piuttosto deluso quando ho letto il loro appello contro le repubbliche popolari. Non tutti gli anarchici hanno le stesse priorità, evidentemente. Forse sono rimasti spaventati dalla partecipazione di alcuni elementi nazionalisti fra la resistenza… ma questo sta nella natura delle cose, anche in Italia contro i nazifascisti fu proprio così, la situazione era tutt’altro che pura. Il conto però si paga alla fine. La guerra non finisce con la resistenza.

• Come ti informi?

Su internet c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Le televisioni sono inutili ed assoggettate ai poteri forti, è da sempre così. Con internet tutto questo è stato scavalcato, per chi comanda è un grosso problema. Seguo soprattutto alcuni gruppi italiani e spagnoli, sono quelli che stanno più sul pezzo.

• Come descrivi questa guerra?

E’ una guerra già vista, gli americani che armano e finanziano dei criminali ed il popolo che subisce le peggiori violenze di questa strategia scellerata. Ora c’è la tregua, prima ci riversavano proiettili e bombe dappertutto, senza badare alle zone abitate da civili inermi. Ogni area, anche a chilometri dalla linea del fronte, è a tiro dei missili Grad e dall’artiglieria.

• Quanto resterai lì?

Il tempo necessario, magari per mostrare ad altri che si può agire nella vita, che possiamo essere attori di questo spettacolo indecifrabile che è la nostra esistenza.

• Questa è la domanda che forse i più vorrebbero farti: non hai paura di morire?

Sono sicuro che quando giungerà la nostra ora ci torneranno in mente gli attimi in cui abbiamo voltato le spalle a chi aveva bisogno. Preferirei affrontare quel momento con il cuore sereno.

• Sei preparato per quello che ti aspetta?

Certo. Sono un fuciliere d’assalto.

• Vuoi mandare un messaggio ai compagni italiani?

Stare a casa ad impazzire sui socialnetwork, terribile, non credete?

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Cuba ribadisce il suo sostegno alla Siria contro il terrorismo

da sana.sy

Il Segretario regionale aggiunto del Partito Arabo socialista Baath, Hilal al-Hilal, ha discusso, oggi, con il membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, José Ramón Balaguer, i rapporti storici tra la Siria e Cuba. Hilal ha sottolineato che la Siria sta difendendo tutto il mondo dal terrorismo.

«Le relazioni amichevoli tra i due paesi si estendono lungo la storia e sono ancora presenti per il loro spessore e per la loro forza», ha detto al-Hilal, aggiungendo che questi legami sono consolidati sotto la guida dei presidenti Bashar al-Assad e Raúl Castro.

«Nonostante quattro anni di guerra e di aggressione contro il paese, la Siria è stata in grado, grazie alla competenza della sua leadership, dell’esercito e del suo popolo, a contrastare tutti i tentativi terroristici che hanno cercato di sconfiggere il paese», ha aggiunto al-Hilal .

Da parte sua, Balaguer ha affermato che Cuba segue con grande preoccupazione quanto sta accadendo, esprimendo l’appoggio di Cuba alla Siria.

«Cuba appoggia la Siria nella guerra globale lanciata dall’imperialismo contro il paese», ha ribadito Balaguer.

Al-Hilal, inoltre, ha deposto una corona al monumento dell’eroe nazionale di Cuba, José Martí.

La Delegazione del Partito Baath ha anche visitato, a Santa Clara, il Mausoleo dove riposano i resti del Comandante Ernesto Che Guevara e dei suoi compagni caduti in Bolivia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Venezuela, due video accusano leader oltranzisti: verso nuove violenze

di Geraldina Colotti – il manifesto

Caracas. Dal carcere, i piani di Lopez e Ceballos

26mag2015.- Se i grandi media per­se­guis­sero seria­mente la verità dei fatti, i video che pro­ven­gono dal Vene­zuela, dispo­ni­bili sulle reti sociali, baste­reb­bero a chia­rire i ter­mini di quanto accade nel paese. Il primo è stato regi­strato da un dete­nuto eccel­lente, Leo­poldo Lopez. Si vede il lea­der di Volun­tad Popu­lar, un par­tito di destra che par­te­cipa al car­tello di oppo­si­zione Mesa de la Uni­dad Demo­cra­tica (Mud). Porta una cami­cia bianca, una grossa croce al collo. Con sguardo iera­tico, si dichiara in scio­pero della fame inde­fi­nito e fa appello alla piazza per nuove pro­te­ste con­tro il governo di Nico­las Maduro.

Quelle dell’anno scorso, pro­mosse da lui e da altri diri­genti (ex gol­pi­sti a capo di for­ma­zioni oltran­zi­ste come Maria Corina Machado e Anto­nio Lede­zma) hanno pro­vo­cato 43 morti e oltre 800 feriti. Lopez è attual­mente sotto pro­cesso come respon­sa­bile di quelle vio­lenze e si trova nel car­cere mili­tare di Ramo Verde. Lede­zma è agli arre­sti domi­ci­liari in attesa di essere giu­di­cato per il ten­tato colpo di stato, sven­tato recen­te­mente dal governo. Machado è stata pri­vata dell’incarico par­la­men­tare dopo essere andata all’Organizzazione degli Stati ame­ri­cani (Osa) a par­lare a nome (o meglio, con­tro) del suo paese e senza mandato.

Per Lopez si sono mobi­li­tate le destre inter­na­zio­nali e anche par­la­men­tari di cen­tro­si­ni­stra: il “regime” del dit­ta­tore Maduro, si è detto, dopo aver represso paci­fici mani­fe­stanti, ne ha incar­ce­rato i suoi lea­der. Una cam­pa­gna inter­na­zio­nale che ha spinto il pre­si­dente Usa Barack Obama a un decreto di san­zioni con­tro fun­zio­nari del governo Maduro, nel quale il Vene­zuela è stato defi­nito «una minac­cia inu­suale e straor­di­na­ria» per la sicu­rezza degli Stati uniti. San­zioni — ha annun­ciato Washing­ton — che ver­ranno ulte­rior­mente inasprite.

Il secondo docu­mento audio deriva da inter­cet­ta­zioni ambien­tali in car­cere. Le voci che si sen­tono sono quelle di Lopez e di un altro poli­tico dete­nuto per le vio­lenze dell’anno scorso, il sin­daco Daniel Cebal­los. I due si scam­biano le infor­ma­zioni su un nuovo piano desta­bi­liz­zante, con tanto di nomi e cognomi e respon­sa­bili dell’organizzazione di nuove vio­lenze. Per que­sto, Cebal­los è stato tra­sfe­rito in altra sede. Per lui, subito si son fatti sen­tire noti difen­sori dei diritti umani quali l’ineffabile diret­tore ese­cu­tivo per le Ame­ri­che di Human Rights Watch, Miguel Vivanco e la Sot­to­se­gre­ta­ria di stato Usa, Roberta Jacobson.

Il Difen­sore del Popolo, Tarek Saab, si è subito recato a tro­varlo, ne ha con­sta­tato le buone con­di­zioni di salute e ha for­nito alla stampa par­ti­co­lari sulla situa­zione di Lopez: sta bene, ha rice­vuto la visita dei figli e ha man­giato con loro. Che poi il dete­nuto, che secondo i suoi soste­ni­tori sarebbe in iso­la­mento e super-sorvegliato fosse in pos­sesso di una tele­ca­mera, non ha tur­bato nessuno.

Nei pro­grammi di Lopez e Cebal­los, il primo refe­rente delle nuove pro­te­ste sarebbe stato il set­tore uni­ver­si­ta­rio di classe medio alta, orga­niz­zato dalle orga­niz­za­zioni fasci­ste. Dai quar­tieri bene del paese e non da quelli popo­lari (desti­na­tari dei mas­sicci inve­sti­menti sociali del governo) sono par­tite le «pro­te­ste dei ric­chi» dello scorso anno. Nelle regioni di con­fine con la Colom­bia, dove il traf­fico di valuta, di ben­zina e di ali­menti sus­si­diati apporta più di quello della droga, sono arri­vate le mafie colombiane.

Ma per alcuni media sarebbe invece in corso un’inchiesta dell’agenzia anti­droga Usa, la Dea, con­tro Dio­sdado Cabello, pre­si­dente del par­la­mento vene­zue­lano, accu­sato di essere a capo di un car­tello di nar­co­traf­fi­canti per por­tare la droga negli Usa. Con quali com­pli­cità nor­da­me­ri­cane avreb­bero potuto far atter­rare gli aerei? Né que­sta né altre domande logi­che sfio­rano la mente dei gior­na­li­sti che — come Roberto Saviano — hanno ampli­fi­cato la pre­sunta inchiesta.

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