Fayssal Mikdad, Siria: L’Occidente ha un comportamento fascista

da sana.sy

In occasione del 70° anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sul nazismo, a Damasco, le ambasciate di Russia, Bielorussia e Armenia a Damasco hanno organizzato un ricevimento.

All’evento hanno partecipato il presidente dell’Assemblea popolare Mohammad Jihad al-Lahham,  diversi ministri, diplomatici, esponenti politici e della società civile.

Il Vice Ministro degli Esteri e Espatriati siriano, Fayssal Mikdad ha dichiarato che alcuni Paesi occidentali che hanno combattuto, in passato, contro il nazismo e il fascismo, oggi, si comportano in un modo incredibilmente fascista, e che i siriani stanno ora combattendo un’ideologia terrorista molto simile al fascismo e al nazismo, sottolineando che i crimini dei terroristi contro il popolo siriano non sono meno atroci rispetto ai crimini commessi dai nazisti.

Mikdad ha anche criticato i tentativi degli Stati Uniti e dei paese occidentali di porsi come unici rappresentanti del diritto internazionale, quando in realtà stanno dirottando i diritti di altre persone e violano i diritti umani in tutto il mondo.

Nel suo intervento l’ambasciatore armeno in Siria, Arshak Poladian ha sottolineato che in questo giorno, 70 anni fa, il destino e il futuro dell’umanità è stato deciso a Berlino, quando la Germania nazista ei suoi alleati si sono arresi in seguito ad una guerra estenuante, in cui, l’esercito sovietico e suoi alleati sono riusciti a mettere fine alla macchina da guerra nazista.

Poladian ha aggiunto che la storia non ha assistito a niente di paragonabile come la Grande Guerra Patriottica, in termini di vittime,  operazioni militari su più fronti, e che l’Unione Sovietica ha impedito alle potenze dell’Asse di diffondere la loro influenza in tutto il mondo.

Egli ha osservato che, oggi, le nuove tendenze fasciste stanno emergendo sotto diversi supporti da più parti, uno di questi aspetti del fascismo appare nel Medio Oriente, sotto le vesti dell’ideologia takfira, una minaccia che la Siria sta affrontando.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

 

 

Turchia e Arabia Saudita sostengono Al Qaeda a Idleb

da al manar

Dopo mesi di accuse sul coinvolgimento turco nel sostegno ai gruppi terroristici e riconosciuto anche dall’ONU in Siria, e la denuncia del paese arabo contro la Turchia per il suo sostegno a questi gruppi nella loro recente offensiva nella provincia siriana settentrionale di Idleb, alcuni funzionari turchi hanno finalmente riconosciuto che il sostegno c’è è stato. Lo riporta Huffington Post.

Questi funzionari turchi hanno dichiarato che i recenti “successi” di Fronte Nusra, cioè Al-Qaeda, sono il risultato di un accordo tra Erdogan e l’Arabia Saudita per cercare di portare un cambiamento di governo in Siria. L’accordo è stato firmato durante la visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a Riad, a marzo, dove ha incontrato il re Salman. Le relazioni tra Riad e Ankara erano tese durante il periodo del defunto re Abdullah a causa del sostegno della Turchia di Erdogan ai Fratelli musulmani.

L’offensiva in Idleb di Al Qaida e il bombardamento dello Yemen fanno parte di una guerra lanciata dall’Arabia Saudita contro l’Iran, che in Siria è condotta tramite terzi, ovvero attraverso i gruppi terroristici.

A dire il vero, la Turchia e l’Arabia Saudita vogliono rovesciare il presidente Bashar al Assad e imporre un regime fondamentalista fantoccio.

Entrambi i paesi hanno a lungo cercato di provocare un intervento occidentale contro la Siria, usando false provocazioni come l’attacco nel Ghouta nell’agosto del 2013, e negli ultimi tempi hanno visto bene l’approccio dei paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti , in Iran.

I citati funzionari turchi hanno dichiarato che la Turchia sta fornendo supporto logistico e consulenti ai ribelli egemonizzati, aggiungendo che questo non è visto dal governo di Erdogan come una minaccia per la Turchia. Da parte sua, l’Arabia Saudita ha finanziato con fondi il terrorismo.

Questa nuova alleanza terrorista chiamata “L’esercito di conquista” è riuscita a prendere la città di Idleb e Jisr al Sugur nel mese di aprile, ma è andato sulla difensiva dopo l’offensiva dell’esercito siriano. L’accordo tra la Turchia e l’Arabia Saudita ha anche portato a un comando congiunto nel nord-est di Idlib. Una coalizione di gruppi, tra cui al Nusra e Ahrar al-Sham, entrambe legate ad Al Qaeda e coordinano gli attacchi nella provincia siriana.

La preoccupazione occidentale

Alcuni paesi occidentali sono preoccupati per questa nuova alleanza turco-saudita-Al Qaida. Se questa nuova partnership avesse successo e prendesse il controllo in Siria, l’estremismo religioso in Medio Oriente e potrebbe essere troppo potente per essere fermato e una potente minaccia sorgerebbe contro il mondo, compresi i paesi occidentali.

Un osservatore occidentale ha avvertito, nel frattempo, al Huffington Post che «tutti coloro che nel Medio Oriente hanno cercato di utilizzare la potenza di jihadisti nel loro interesse, poi gli si è rivoltato contro».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Maduro a RT: «C’è grande miopia nella leadership occidentale»

554dfc97c4618885068b4616da Russia Today

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, che si trova a Mosca per le celebrazioni del Giorno della Vittoria, ha visitato la sede di Russia Today e concesso un’intervista esclusiva sui temi chiave della politica internazionale

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, è uno dei leader mondiali arrivati a Mosca per commemorare il 70° anniversario della Grande Vittoria sul fascismo nella Seconda Guerra Mondiale. Dalla sede di Russia Today il dirigente bolivariano ha concesso un’intervista che ha toccato diverse questioni internazionali.

«RT ha riempito di qualità la televisione internazionale», ha affermato Maduro ringraziando l’emittente per l’invito.

Commemorazione del Giorno della Vittoria

Il capo dello stato venezuelano ha evidenziato che «fu il popolo russo a rompere la spina dorsale della Germania nazista».

«Spetta alla gioventù assumere il compito di costruire un altro mondo. Questo è il messaggio proveniente dalla celebrazione della Vittoria», ha commentato il presidente, sottolineando che la storia è ancora tutta da costruire.

Riguardo le celebrazioni per il 70° anniversario, il presidente venezuelano ha dichiarato che l’arrivo di tanti leader mondiali a Mosca è il segno «della grande ammirazione per la storia russa».

«Sembra che l’Europa stia lavorando contro se stessa. Per la meschinità di alcuni leader, che sono essi stessi i grandi perdenti», con queste parole Maduro ha commentato la mancata partecipazione alle celebrazioni nella capitale russa di alcuni capi di stato occidentali.

Relazioni tra Venezuela e Stati Uniti

Parlando della tensione nelle relazioni tra Venezuela e gli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica Bolivariana ha descritto il decreto di Washington contro Caracas come ‘sproporzionato’. Il decreto, che è stato approvato nel mese di marzo, impone sanzioni a vari funzionari venezuelani e qualifica il Venezuela come una minaccia. Maduro, da questo punto di vista, ritiene che sia Obama con il suo ordine esecutivo a voler «minacciare il Venezuela».

Secondo il presidente, in America Latina «abbiamo una posizione unanime contro questo documento». Grazie all’appoggio del continente al Venezuela, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, «si è reso conto» che la Repubblica Bolivariana non è sola. «Il rifiuto al decreto degli Stati Uniti è forte».

«Gli Stati Uniti vogliono arrestare la crescente forza della Russia»

«La Russia si è già affermata nel XXI secolo come una delle grandi potenze», ha affermato il dirigente bolivariano, che ha poi spiegato che Washington cerca di «ostacolare il percorso naturale della Russia». Secondo la sua opinione, la Russia è in forte crescita e gli «Stati Uniti vogliono arrestarla».

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«Gli Stati Uniti necessitano sempre di un nemico – ha denunciato il presidente – così adesso hanno creato un nuovo mostro, il terrorismo internazionale».

La ‘stretta di mano’ tra Cuba e Stati Uniti

In occasione del Vertice delle Americhe tenutosi a Panama i presidenti di Cuba e Stati Uniti hanno tenuto uno storico incontro, che ha rappresentato una simbolica stretta di mano dopo oltre mezzo secolo di restrizioni economiche imposte contro la nazione cubana. Nicolás Maduro ha ricordato che il presidente statunitense ha «riconosciuto» che il bloqueo imposto a Cuba «è stato un fallimento».

«Cuba ha vinto e conquistato una nuova era nelle relazioni con gli Stati Uniti», ha affermato il presidente venezuelano, sottolineando che «Cuba è un esempio di dignità, di lotta e di resistenza da 56 anni».

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«Stiamo lavorando affinché gli Stati Uniti imparino ad avere rapporti rispettosi con Cuba e tutta l’America Latina», ha concluso Maduro.

La situazione economica in Venezuela

In ripetute occasioni il governo venezuelano ha denunciato di dover far fronte a una guerra economica promossa dall’estero e dalla destra venezuelana. A questo proposito, il presidente ha dichiarato «la guerra economica è il residuo fronte di attacco rimasto alla politica imperiale». «Abbiamo ingaggiato una tremenda battaglia verso il contrabbando […]. Stiamo facendo sforzi enormi per soddisfare tutte le necessità dei venezuelani».

Inoltre, il dirigente bolivariano ha spiegato che sono stati fatti passi importanti per superare i problemi economici, evidenziando che l’anno scorso si è concluso con il «5,4% di disoccupazione». Il presidente ha poi ricordato che sono state adottate misure per incrementare gli investimenti nella sfera pubblica e per aumentare i poteri presidenziali (habilitantes) al fine di proteggere la popolazione dalla guerra economica.

L’opposizione e il governo venezuelano

«Credevano che con la scomparsa fisica di Chávez si sarebbero potuti liberare facilmente di me, adesso sanno che non è così», ha dichiarato il presidente venezuelano, commentando la tensione nel paese dovuta alle azioni dell’opposizione.

Il presidente ha rivelato che «quasi tutti i settori dell’opposizione sono coinvolti nei piani golpisti».

Tuttavia, «noi continueremo per la nostra strada. Siamo sempre pronti a dialogare con l’opposizione» ha sottolienato Maduro. «Il nostro è un popolo nobile», ha affermato il presidente, ricordando che «financo gli oppositori si sono riempiti con i valori della rivoluzione bolivariana».

Nicolás Maduro ha confessato con un sorriso che, evidentemente, è un «compito difficile» governare dopo Hugo Chávez, anche se ha sottolineato che «il Comandante ci ha preparato per questo e altro ancora. Ha formato un popolo molto partecipativo, critico ed esigente».

RT in Venezuela

Da novembre 2014, il blocco informativo di RT è trasmesso dal canale televisivo pubblico venezuelano VTV. Lo scorso mese di dicembre RT in spagnolo ha iniziato a trasmettere il suo segnale sul canale 709 della rete venezuelana satellitare DIRECTV, la maggiore piattaforma digitale del mondo, e sul canale 25.05 della ‘Televisión Digital Abierta de Venezuela’.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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La conferencia de Bandung y el movimiento de los No Alineados

Unknownpor Alessandro Pagani

Vigencia y actualidad en la construcción de un Nuevo Orden mundial multipolar y multicentrico.

Siempre, al hacer el análisis de clases en Asia y ademas en los diálogos sur-sur, norte-sur y las triangulaciones es importante decir que ya desde cuándo los dirigentes asiáticos y africanos se encontraron en Bandung (1955) se instauraron múltiples y complejas diferencias  en medio de una lucha política que todavía no había alcanzado a la independencia total de los países asiático y africanos. Se instauraron en estés países dos formas distintas de tácticas y estrategias para alcanzar a una total y definitiva “interdependencia en el seno de la economía mundial”: de un lado quien como “los dirigentes comunistas que proponían salir del ámbito capitalista para formar – con la URSS, o bajo su liderazgo – un campo socialista mundial” y por otro lado, se decía que “el desarrollo era posible en la interdependencia en el seno de la economía mundial”. Al parecer, según estos ultimos, era posible alcanzar a la independencia  por medio de un regimen político y económico que no necesariamente tendría que crear una ruptura (revolucionaria) con el sistema de dominación, explotación y sometimiento violento de las demás clases subalternas, soportado sobre el sistema económico y financiero capitalista y de un bipartidismo sectario y agresivo de una “Oligarquía nacional”, o amalgama indisoluble formada por terratenientes esclavistas, financistas y exportadores de materias primas y productos agrícolas; primero a Inglaterra, Francia y a otros países europeos y después, cuando a mediados del Siglo XX estas potencias coloniales fueron sustituidas, hacia los EEUU.

Esta heterogeneidad que se presentó en la Conferencia de Bandung (1955) y que conformó el movimiento de No alineados con el tiempo mostró casi todas sus contradicciones. A pesar de la buenas intenciones como la de Cuba que había osado oponerse en la teoria y en las praxis a la Roma americana, el Movimiento de los No alineados no rompió con su temprana y férrea alianza a las políticas económicas e financiarías capitalistas y sobre todo con el gobierno de los EEUU. Quien abrigue dudas puede consultar la entrevista del escritor Samir Amin: “ El 50 aniversario de la Conferencia de Bandung: hacia una nueva solidaridad renovada de los pueblos del Sur”, en la cual el marxista egipcio nos explica muy bien como en definitiva: “El Movimiento de los No Alineados que incluía a casi todos los países de Asia y Africa, fue perdiendo poco a poco su carácter solidario centrado en las luchas de liberación y el rechazo a los pactos militares, para transformarse en un sindicato que planteaba reclamaciones económicas al Norte”

Esta amalgama heterogénea entres un polo clasista que defendía un “status quo” y un otro que intentaba romper con la subalternidad económica y financiaría a nivel internacional, ha determinado objetivamente la “contradicción esencial” o como denominaba Lenin “el eslabón fundamental que permite agarrar los demás eslabones de la cadena de acontecimientos históricos”, y por esta razón cuando los marxistas cubanos cogieron teórica y prácticamente este eslabón, pudieron definir (también como lo planteaba Lenin) “la tarea fundamental” como una tarea anti-oligárquica y anti-imperialista que hiciera posibles los cambios esenciales que las masas proletarias, los pueblos oprimidos en lucha y los trabajadores cocientes hoy demandan, y que hasta la fecha de hoy han sido casi siempre postergados. Nunca nadie le planteó a las clases subalternas antagónicas o Pueblo Trabajador (según la categoría definida por Antonio Gramsci) “una tarea anti-elite y anti- Imperio”, sino contra una clase concreta definida histórica y universalmente, y contra la política de esa Roma Americana que (también desde su definición por Lenin) se llama Imperialismo y no “imperio” como la definió en forma ambigua el italiano Antonio Negri en su libro que representa uno de los mas claros ejemplos de aquel drama histórico y político que se suele definir como “eurocentrismo” (o como en este caso “italocentrismo”).

Con esto, y siguiendo la enseñanza (también de Lenin) de que “el arte de un político consiste en encontrar y asir con fuerza el eslabón que menos pueda ser arrancado de sus manos, que sea el más importante en un momento determinado y garantice lo más posible a quien lo posea el apoderarse de la cadena”; es que en el momento presente, el eslabón actual constituido por el proyecto de la construcción de un Nuevo orden mundial multicentrico, multipolar, multicultural, con paz y (sobre todo) con Justicia Social, nos permite hacer un análisis de clase al interior de lo que está sucediendo en medio de esta amalgama imperialista que (afortunadamente) no domina como en los anos posteriores de la caída del bloque socialista y de la URSS: la disputa entre un Orden mundial Unipolar dominado por EE.UU y la teoría de una mal llamada “fin de la historia” (o “fin de las ideologías), y la actual coyuntura internacional conformada por Países heterogéneos entres ellos y No alineados a los intereses de Estado Unidos ( me refiero a Brasil, Rusia, India, China, Sur Africa, Cuba, Venezuela, Argentina, Ecuador, Bolivia, etc).

Partimos del hecho comprobado de que la teoría de la “fin de la historia” es la máxima coagulación en la esfera de la ideología idealista “post”: post-moderna, post-estructural, post-marxista, que el imperialismo estadounidense, y sus acólitos europeos, lograron imponer, paulatinamente, en todo el aparato mediatico y académico de la actual sociedad mundial contemporanea con sus escuadrones de periodistas asalariados y profesores alineados y subalternos a las políticas norteamericanas y en la ideologia del “American Way of Life”, a partir de las últimas Veinte décadas.

Sin embargo, el proyecto de un Orden Mundial Unipolar, donde EE.UU asometen a todos los pueblos a sus intereses nacionales (que son el control de todos los recursos naturales y energéticas del planeta) parece encontrarse en una crisis que no vee alguna salida por EE.UU (sino una guerra) y que pone a la atención de todos la cuestión de que si hay vida después del capitalismo y neoliberalismo? O a caso estamos de verdad – como no contaron los postmodernos frente a la “fin de la historia” y de “las ideologías” y por ende tenemos que alinearnos a este sistema económico y financiario que solo provoca sufrimiento, pobrezas, enfermedades y guerra?

En medio de estas circunstancias históricas, filosóficas, políticas e internacionales es necesario dar resalto al surgimiento de proyectos de integración como los BRICS, el G77+China (a nivel mundial); y el ALBA, la Unasur y la CELAC (a nivel de America Latina y el Caribe); avances en los procesos democráticos y anti-imperialistas en Bolivia, Venezuela, Ecuador, Argentina, Uruguay, Brasil (entre otros). Se ha generado una diferenciación, realineamiento y pugna extrema al interior de la amalgama oligárquica, imperialista y capitalista, inconcebible hasta hace apenas unos años a nivel internacional y alcanzó su máxima expresión en la Cumbre de el ano pasado de la CELAC en la Habana (Cuba), que trazó una línea divisoria en las políticas interamericanas entre quienes (por medio de una mal llamada Alianza del Pacifico) atenta al  proceso de unión de la región, hacia una Patria Grande latinoamericana, bolivariana y martiana (Mexico, Panamá, Mexico, Colombia y Peru), y quienes está a favor de su completa culminación (Argentina, Bolivia, Cuba, Ecuador, Venezuela…).

Pero hay dos hechos políticos que están ejerciendo un peso muy importante sobre el eslabón actual, con el fin de impedir que se pueda agarrar el otro eslabón de la cadena que sigue a continuación: el de los cambios que la sociedad latinoamericana necesita y quiere. Uno, que la hegemonía social política, cultural y militar de EE.UU y representada por la alienación de el hombre todavia no ha sido derrotada. Y dos, que los EE.UU se han dado cuenta de esto, y lo que es peor aún, es que siguen utilizando la “guerra no convencional” en todas sus variables (“guerra mediatica”, “guerra psicológica” y el paramilitarismo) para realizar – como diría Antonio Gramsci – una “revolución pasiva” a la intención de equilibrar su propia hegemonía y dominio en lo que ellos desde el 1823 suelen definir como su proprio “patio trasero”: es decir, Latinoamerica.

Una “revolución pasiva” que pretende anticiparse a la refrendación de los acuerdos que se alcancen en la Cumbre de la CELAC en la Habana y claro, aniquilar la verdadera reforma que necesitan los pueblos de toda Latino America, hacia la Union Latinoamérica y sobre todo hacia el Socialismo del Siglo XXI. Un socialismo del Siglo XXI que muchas veces habló el comandante supremo de la Revolución boliviaria, Hugo Rafael Chavez Frías y que tal vez necesita de ser definido mas claramente para no caer en el riesgo que no se vean materializados estos proyectos regionales de unión latinoamericana, juntos a las nuevas triangulaciones a nivel internacional, hacia un nuevo orden mundial multipolar y multicentrico. Como solía decir el Presidente Chavez y como siempre nos repite el Comandante de la Revolución cubana, Fidel Castro, solo en el Socialismo hay otro mundo posible y finalmente solo dando una ruptura contundente con el capitalismo se puede alcanzar a un Nuevo orden mundial basado sobre el “buen vivir” entres los pueblos, en el respecto de nuestra Madre Tierra (nuestra Pachamama como dirían los pueblos ancestrales de Nuestra America), y en definitiva para alcanzar a un mundo de Paz con Justicia Social.

*Por Alessandro Pagani

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BIBLIOGRAFIA: 

  • Atilio A. Boron, Socialismo siglo XXI: hay vida después del neoliberalismo? Ediciones Luxemburg, Buenos Aires, 2008.
  • Atilio A. Boron, Imperio e Imperialismo: una lectura crítica de Michael Hardt y Antonio Negri, Clacso, Buenos Aires, 2004.
  • Francis Fukuyama, La fine della storia e l’ultimo uomo, Rizzoli Editore, Milano, 2003.
  • Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Edizione Critica (a cura) di V. Gerratana, Einaudi, Torino, 2001.
  • Vladimir Il’ich Lenin, El imperialismo, fase superior del capitalismo, Ediciones en lengua extranjera de Pekín, 1975

Putin, Maduro e i leader mondiali omaggiano il Milite Ignoto

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Il presidente russo Vladimir Putin partecipa alla cerimonia della posa dei fiori alla Tomba del Milite Ignoto a Mosca.
La cerimonia ha coinvolto anche gli ospiti stranieri, che si sono recati ​​a Mosca in occasione del 70° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica.
Dopo la cerimonia con la deposizione dei fiori, raggiungeranno la grotta nei Giardini di Alessandro, dove verranno fatte le foto di rito.
In precedenza Putin aveva incontrato i membri delle delegazioni straniere al Cremlino ed aveva pronunciato un discorso durante la parata militare sulla Piazza Rossa.

Sono arrivati a Mosca i presidenti di Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan. Inoltre hanno preso parte i leader di Cina, India, Sudafrica, Venezuela, Vietnam, Cuba, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Cipro, Zimbabwe, Mongolia, Palestina, Abcasia, Ossezia del Sud e il segretario generale Nazioni Unite e il direttore generale dell’UNESCO.
In precedenza il consigliere del presidente russo Yuri Ushakov aveva detto che erano arrivati a Mosca circa 40 rappresentanti di Stati stranieri.

Il Venezuela si congratula con la Russia per il Giorno della Vittoria

bf154796-7cf2-4b58-9370-97d88c336c3bda Ministerio del Poder Popular para Relaciones Exteriores

Il Presidente Nicolás Maduro, a nome del governo e del Popolo venezuelano, rivolge sincere congratulazioni al governo e al popolo russo in occasione dei 70 anni del Giorno della Vittoria, data in cui si concretizzò la sconfitta militare delle forze fasciste, sbaragliate dall’Esercito Rosso.

Come affermava l’immortale uruguayano, Eduardo Galeano: «La storia è un profeta con lo sguardo rivolto all’indietro: da ciò che fu e contro ciò che fu, annuncia ciò che sarà». Oggi ricordiamo le gesta eroiche del popolo sovietico e dei suoi alleati contro la barbarie del nazifascismo.

Il Governo venezuelano esalta questo giorno con la certezza che si tratta di un momento storico che ci consente di porre le basi per ottenere un mondo più giusto, nel quale possiamo pensare a relazioni internazionali di rispetto e uguaglianza tra gli Stati, dove i popoli hanno il diritto di determinare liberamente il proprio destino.

Il Comandante Eterno Hugo Chávez, che ha sempre avuto tanto affetto e ammirazione per il popolo russo e la sua storia, considerava l’unità un fattore fondamentale nel cammino verso la piena libertà, osservando: «Dire liberazione e unione è ridondante, perché solo uniti saremo liberi. Solo unendoci, ma sinceramente, saremo liberi e consegneremo alle generazioni future un mondo di liberi ed eguali». Per questo, di fronte alle minacce incombenti, facciamo appello all’unità e alla libertà come elementi fondamentali per il consolidamento di un mondo multipolare e multicentrico.

La storia di devozione e dignità che ci ha lasciato in eredità il popolo sovietico, ci insegna che per quanto grande possa essere il nostro compito, quanto complicate possano essere le difficoltà, quanto durra possa essere la lotta; possiamo sempre uscirne vittoriosi in nome della giustizia e dell’uguaglianza.

Caracas, 9 maggio 2015

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro con Bielorussia, Mongolia, India, Sudafrica e Zimbabwe

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Il presidente venezuelano ha sostenuto gli incontri con i suoi omologhi al Cremlino, dove si trova per assistere alla cerimonia per il 70° anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica

Intensa giornata di lavoro per il presidente venezuelano Maduro, che al Cremlino nella capitale russa Mosca, ha incontrato i suoi omologhi Tsajiagiin Elbegdorzh della Mongolia; Alexander Lukashenko della Bielorussia; Pranab Mukherjee dell’India; Jacob Zuma del Sudafrica e Robert Gabriel Mugabe presidente dello Zimbabwe. Nicolás Maduro si trova a Mosca per assistere come invitato speciale alla cerimonia per il 70° anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica.23905315-f241-495a-a788-ac6ce91114b0

Al termine dell’incontro al Cremlino, il presidente venezuelano ha avuto l’opportunità di visitare i giardini Alexandrovsky nei pressi della Piazza Rossa, e il monumento in onore allo Zar russo Alessandro, che sconfisse le truppe di Napoleone nel XIX secolo.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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