Rodríguez: «I 5 Eroi cubani hanno dato lezioni di dignità al mondo»

cinco_cuba_reencuentro-644x362.jpg_1718483346da Correo del Orinoco

René González ha espresso la propria solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana: «A nome dei Cinque, affermo che siamo pronti a difendere il Venezuela, e prendere il fucile se necessario»

«I Cinque Eroi cubani hanno dato lezioni di dignità al mondo intero», queste le parole pronunciate dal Ministro degli Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, in riferimento all’arrivo dei fratelli Gerardo Hernández, René González, Ramón Labañino, Antonio Guerrero e Fernando González nella Patria di Bolívar.

Dall’aeroporto internazionale Simón Bolívar, la diplomatica ha spiegato che la liberazione dei cinque antiterroristi rappresenta una sconfitta per l’impero più criminale che l’umanità abbia mai conosciuto.

«Vogliamo che la loro visita nella nostra Patria serva d’esempio per i nostri figi», ha affermato la titolare del Ministero del Potere Popolare per gli Affari Esteri Delcy Rodríguez. 

Allo stesso tempo, ha ricordato, che i Cinque hanno subito le ingiustizie di un sistema carcerario che viola il Diritto Internazionale.

L’antiterrorista René González ha espresso la propria solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana: «A nome dei Cinque, affermo che siamo pronti a difendere il Venezuela, e prendere il fucile se necessario».

Infine, René González ha affermato: «Hugo Chávez ha guidato a livello internazionale la lotta per la nostra liberazione».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «Grazie al popolo cubano»

MADURO-TRABAJADOR-10-600x400da it.granma.cu

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha ringraziato il 1º Maggio «l’imponente e gigantesca marcia del popolo cubano che si è mobilitato in solidarietà con il suo paese»

Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha ringraziato il 1º maggio «l’imponente e gigantesca marcia del popolo cubano» che si è mobilitato in solidarietà con il suo paese nel contesto della celebrazione del Giorno Internazionale dei Lavoratori.

Maduro ha presieduto con il suo omologo cubano, il Generale d’Esercito Raúl Castro, la concentrazione nell’Isola e quindi è tornato nel pomeriggio in Venezuela per partecipare alla manifestazione a Caracas. Parlando alle migliaia di venezuelani che hanno partecipato alla marcia anti imperialista nelle strade di Caracas, ha espresso il suo ringraziamento al popolo rivoluzionario di Cuba, a Raúl e a Fidel. Il primo operaio e sindacalista che presiede il Venezuela, ha mostrato un’opera che gli ha regalato un famoso artista cubano, Kacho, che raffigura la bandiera bolivariana con i volti i José Martí, Hugo Chávez, Fidel Castro.

«Si tratta di un regalo per il popolo venezuelano e l’ho portato qui», ha commentato Maduro, che ha ricordato la battaglia vittoriosa dei venezuelani di questo 2015, «un anno che è stato marcato dall’aggressione imperialista», ha segnalato.

«Quando un popolo si mantiene in piedi, unito, cosciente e mobilitato, è indistruttibile», ha assicurato Maduro, che ha ricevuto un documento nel quale la classe operaia esprime il suo impegno per la vittoria della guerra economica.

Al ritmo del joropo (genere musicale e danza tradizionale del paese), conghe e cartelloni, con il viso del leader bolivariano Hugo Chávez, i venezuelani hanno marciato questo 1º Maggio, in difesa di tutte le loro conquiste.

Nel suo discorso Maduro ha annunciato una serie di misure a beneficio dei lavoratori, che hanno compreso un aumento del salario minimo esteso ai pensionati.

70° Aniversario de la heroica Victoria del pueblo soviético

por MPPRE

Exposición “70° Aniversario de la heroica Victoria del pueblo soviético en la Gran Guerra Patria” se presentará en la Casa Amarilla

Caracas 02 de mayo de 2015 (MPPRE).- El Ministerio del Poder Popular para Relaciones Exteriores y las Embajadas de la Federación de Rusia y la República de Bielorrusia acreditadas ante el Gobierno de la República Bolivariana de Venezuela, presentan la exposición fotográfica que conmemora el 70° Aniversario de la heroica Victoria contra el nazismo en la devastadora Gran Guerra Patria 1941-1945, la cual tiene por objeto honrar la hazaña de los pueblos que salvaron al planeta de la amenaza fascista.

La actividad se realizará el miércoles 6 de mayo en las instalaciones de la Casa Amarilla “Antonio José de Sucre, en la ciudad de Caracas a partir de las 3 de la tarde, con entrada libre. La misma se realiza con la finalidad de presentar de primera mano material fotográfico del transitar del pueblo soviético a la victoria en defensa de su patria y la paz, ante la amenaza a la humanidad representada por la Alemania nazi.

Esta exposición fotográfica ofrece, en 5 bloques temáticos, las diferentes facetas históricas de aquella gloriosa gesta: la hazaña de los héroes de la Fortaleza de Brest; la heroica defensa de Moscú; la Batalla de Stalingrado; el movimiento guerrillero y la liberación de Bielorrusia; así como la liberación de las capitales europeas.

Venezuela: la rivoluzione sulle palafitte

1239-300x225di Geraldina Colotti – Caracas ChiAma

Nello stato del Delta Amacuro, in Venezuela, le popolazioni indigene che abitano le comunità fluviali si spostano sulle canoe e vivono su palafitte. Ma anche da loro è arrivata la Misión Vivienda, attraverso la quale il governo socialista si propone di fornire a chi ne ha bisogno una casa popolare arredata. Finora ne sono state costruite 700.000 in tutto il paese, e l’obiettivo è di arrivare ai 3 milioni entro il 2019. Per le comunità del Delta Amacuro, però, le case popolari vengono tirate su in forma di palafitte: ognuna di 70 mq, provviste di cucina e bagno. Nonostante le difficoltà incontrate per trasportare il materiale, finora ne sono state costruite 30, 15 per ogni località e si prevede di terminare l’intero lavoro entro fine anno. Un modo di rendere concreto quanto enunciato dalle linee strategiche del Plan de la Patria 2013-2019 in cui risulta centrale il tema dell’ambiente e il perseguimento di un nuovo modello di sviluppo: in grado di portare benessere e progresso ma senza distruggere le architetture originarie.

Un esempio del lungo cammino di civiltà compiuto dal socialismo bolivariano in soli 16 anni. Un approccio ai diritti e alle differenze ben distante da quel che accade nel mondo capitalista, dove i migranti muoiono nelle acque del Mediterraneo e i rom – anche se nati nel paese – vengono discriminati e scacciati. Un percorso in controtendenza rispetto ai canoni del neoliberismo per cui gli indigeni, prima di Chávez, non erano neanche censiti. Alla fine degli anni ’90, il 30% della popolazione controllava il 61% della ricchezza nazionale. Oggi, mentre in Europa la disoccupazione aumenta e i salari diminuiscono, in Venezuela avviene il contrario.

viviendas_palafito-300x225

Occultare i risultati ottenuti dall’economia socialista, che dedica più del 60% del Pil agli investimenti sociali, significa cancellare il “cattivo” esempio che può essere ripreso nel Nord del mondo. Per le classi dominanti europee, dar manforte alla borghesia parassitaria venezuelana, alla Confindustria, alle oligarchie che combattono con ogni mezzo per riconquistare il terreno perduto, significa quindi allontanare da sé lo spettro della disfatta e tutelare i propri privilegi. Dove non si arriva con la forza, con la guerra sporca e con il sabotaggio, si prova con la melina della cosiddetta ricerca del dialogo: per zavorrare il governo socialista, disinnescare le conquiste sociali, scontentare l’elettorato chavista, e intanto continuare a perseguire i propri affari.

Bene ha fatto, perciò, Nicolas Maduro, ad annunciare una virata a sinistra, rileggendo in questo senso la “lezione” di Allende in Cile. Le similitudini con le manovre dirette da Washington, che hanno portato al golpe pinochettista dell’11 settembre 1973, infatti non mancano. Allora, Nixon ordinava “di far piangere l’economia cilena”. Oggi, l’eco di quelle parole aleggia sul Venezuela bolivariano. Maduro ha spiegato che le politiche socialiste hanno mantenuto “tre paesi”: quello reale, che oggi ha un tenore sociale più alto da cento anni e che ha sconfitto la fame e ridotto drasticamente la disoccupazione; quello delle mafie interne, che prosperano sul contrabbando e sul mercato nero dei prodotti sussidiati; e quello delle mafie colombiane, che si arricchiscono con i traffici oltrefrontiera garantiti dai bachaqueros, gli accaparratori a pagamento. Un esempio per tutti: in Venezuela la benzina costa pochissimo, un pieno di 80 litri si paga 7,76 bolivares. In Colombia, la rivendono a 2.100 bolivares. Non passa giorno senza che la polizia scopra tonnellate di prodotti nascosti, pronti per il mercato nero. Un business che svuota il paese di quasi 40% dei suoi prodotti sovvenzionati. In questo, giocano la propaganda e gli allarmi, che spingono una popolazione ancora troppo influenzata dal consumismo, all’acquisto compulsivo. E poi c’è la piaga dei “raspacupos”: una rete di trafficanti si dedica a “raspare” le carte di credito su cui deposita il montante di dollari a prezzo agevolato richiesto per presunti viaggi che poi non vengono effettuati. In compenso, si passa la carta a qualcuno che va a “svuotarla” all’estero con acquisti inesistenti e rivende i dollari al mercato nero. Il chavismo ha istituito la possibilità che tutti possano richiedere una certa cifra annuale di dollari: così anche i meno abbienti possono effettuare viaggi all’estero. Le mafie, però, ne hanno subito approfittato. E ora il governo cerca di modificare le procedure per arginare il fenomeno.

Oggi, 7.000 imprese sono sotto inchiesta per uso irregolare di dollari. Una commissione speciale del Parlamento sta indagando sulla fuga di oltre 20.000 milioni di dollari sottratti da imprese fantasma, illegali o non iscritte al registro mercantile.

“Non ci sono più dollari per Fedecámaras”, ha detto Maduro rivolgendosi alla locale Confindustria, e ha fatto appello agli operai affinché assumano con più coscienza il controllo della produzione.

Negli ultimi 16 anni, la classe operaia ha ricevuto 28 aumenti del salario minimo, estesi anche ai pensionati. In questo anno determinante per il “laboratorio” bolivariano, comincia ora una nuova sfida.

Análisis de Entorno Situacional Político (4mayo2015)

por Néstor Francia

– Cerramos las “Reflexiones del reposo”

– El discurso del 1° de mayo

– El aumento del salario

– Medidas con la Habilitante

– Dificultades y guerra mediática

– El tema de la conciencia del pueblo

– Las políticas comunicacionales

– La estrategia de Eudomar Santos

– La estrategia: base de toda política comunicacional

– Elementos de una estrategia

– Preeminencia de la propaganda sobre la formación

– La colonización de las mentes

– Temas pendientes

No vamos a mentir: el 1° de mayo esperábamos del Presidente un discurso más concreto, con más decisiones. De hecho, el aumento del salario mínimo no fue ninguna sorpresa, es lo que ha hecho el Gobierno bolivariano cada año. En principio es una medida positiva, aunque también lució como aislada. Más que una medida económica, es una medida compensatoria ¿Y todo lo demás? Porque un aumento de sueldo por sí solo está lejos de ser útil a la real resolución de las dificultades económicas y a la derrota de la guerra económica. Claro, también se convocó a los Consejos Populares de Abastecimiento y Producción. Igualmente positivo, pero todavía insuficiente.

Siendo justos, recordemos que el Presidente anunció que utilizará la Ley Habilitante para atacar el tema económico. Tengamos paciencia, aunque no sea fácil.

Todos sufrimos los efectos de la guerra y la sensación de que todo lo que se ha hecho hasta ahora –porque nadie puede negar el gran esfuerzo del Gobierno- no ha podido mejorar sino en un pequeño tilín los problemas del desabastecimiento, las colas y la inflación real, junto a la inducida por la especulación y el bachaqueo (ayer fuimos al mercado de Catia y los bachaqueros hacían públicamente de las suyas, vendiendo productos como detergente, papel toilette y café a precios exorbitantes).

Por otra parte, las dificultades reales se ven agravadas por los efectos de la guerra mediática. Cualquier problema, por pequeño o menos pequeño que sea, es sobredimensionado por las ofensivas mediáticas de la derecha y sus voceros políticos, frente que se conjugan en este ataque incesable e inclemente de la contrarrevolución.

Una de las cosas que dificulta la acción revolucionaria tiene que ver con las carencias de la conciencia político-ideológica del pueblo, a la cual se refirió el presidente Maduro en su discurso del Día del Trabajador. Esto tiene que ver, por supuesto, con las consuetudinarias fallas de nuestras políticas comunicacionales.

Aprovechemos, pues, para asomar hoy el pedacito que quedó faltando en nuestras “reflexiones del reposo”: el tema de esas políticas comunicacionales.

Nosotros hemos hablado bastante de esto desde hace años, basados en el hecho de que esa área constituye la principal fortaleza profesional que consideramos tener, tanto por nuestra formación como por la larga experiencia que hemos acumulado en esas lides, tanto en espacios públicos como en espacios privados.

Vamos primero que nada a referir con mínimos detalles lo que consideramos las grandes falencias de las políticas comunicacionales oficiales.

1.- La estrategia “Eudomar Santos”. Eso es lo que comúnmente hacemos: como vaya viniendo, vamos viendo. Al carecer de lo que es la base fundamental de toda política comunicacional, el establecimiento de una estrategia de largo aliento, practicamos una comunicación reactiva, que depende demasiado de la conformación de las matrices del enemigo. A veces respondemos muy bien, es verdad, como en el caso de la orden ejecutiva de Obama, pero el hecho de que generalmente esas contraofensivas nuestras no forman parte de un planteamiento estratégico, terminan luciendo como fragmentadas.

No se produce el necesario proceso acumulativo de toda comunicación exitosa, donde cada acción está vinculada a todas las demás y se pone al servicio de los grandes objetivos generales. Ojo: una estrategia no es un cuerpo teórico complicado que nos exija largos y engorrosos documentos, sino un plan concreto, con los mencionados grandes objetivos generales y también objetivos secundarios o tácticos cuya función principal es contribuir a la realización de los señalados objetivos generales. Igualmente debe incluir una segmentación de las audiencias que nos permita diferenciar los contenidos de los mensajes, y los distintos tonos y lenguajes a utilizar (lo cual nos podría ayudar significativamente a comunicarnos, por ejemplo, con las clases medias cuyas mentes está colonizadas por la derecha) Además, una estrategia debe incorporar políticas específicas para el correcto uso de los distintos medios de comunicación y una línea de acciones permanentes y prolongadas, que enmarquen a todas las acciones coyunturales y puntuales.

2.- La excesiva preeminencia de la propaganda sobre la formación de conciencia político ideológica. El Gobierno tiene que hacer propaganda, sin duda. Pero la propaganda suele ser un factor de información más que de formación, aunque en una correcta estrategia de comunicación, una cosa sirve a la otra. El imperialismo y sus lacayos tienen entre sus principales armas la colonización de las mentes, de la conciencia de la gente. Para ello cuentan con múltiples herramientas y una vasta experiencia. Todo su aparato comunicacional, su industria cultural y su adoctrinamiento en los distintos niveles de la educación están al servicio de esa colonización. Eso hace a los pueblos vulnerables a las ofertas de oropel del capitalismo, a las respuestas del egoísmo, a la manipulación y el engaño. Es algo muy difícil de superar y solo se puede lograr con una acumulación de acciones, estímulos y mensajes, en cuanto a resultados duraderos, con una estrategia de largo alcance y en plazos que no serían breves. La conformación de una conciencia crítica nueva no será producto de la propaganda, sino de un plan de formación político ideológica del pueblo al servicio del cual esté la propaganda ¿Fácil? No ¿Imposible? Tampoco. Pero lo cierto es que con la estrategia de Eudomar Santos no hay ninguna posibilidad de vencer en la trascendental batalla de las ideas. Son temas para el debate que se están debatiendo muy poco.

Siempre nos preocupamos de respetar el espacio previsto para estos Análisis y el tiempo de nuestros lectores. Así que estas opiniones sobre políticas comunicacionales continuarán mañana, junto a los temas que depare la cotidianidad. Quedan pendientes asuntos como las limitaciones creativas, la comunicación repetitiva y acrítica, la ausencia de debate y otros.

Siria: i media rivelano l’appoggio di Israele ai terroristi

da hispantv

Il canale 2 della TV del regime israeliano ha pubblicato, ieri, una relazione che documenta come un terrorista, ferito in Siria, abbia finito il processo di cura e riabilitazione in un ospedale nel nord dei territori occupati ed è tornato a combattere nel paese arabo.

«Preciso che i feriti (i terroristi) vanno in Siria dai territori palestinesi occupati per ricevere le cure e non in Giordania», ha spiegato alla televisione israeliana, Hisham, membro di un gruppo terroristico.

Secondo il presentatore del programma, l’equipe medica ha inventato un nuovo metodo, evitando di tagliare il piede ferito a Hisham.

D’altra parte, come ha documentato il canale di notizie in lingua araba Al-Alam, l’analista degli affari militari del Canale 1 israeliano, Amir Barshalom ha rivelato, nella sua relazione pubblicata lo stesso giorno, ha rivelato che l’esercito israeliano non ha risposto a un proiettile lanciato dalla Siria che ha colpito una regione a nord dei territori palestinesi occupati.

«L’esercito utilizza sistema di intercettazione che traccia il percorso da cui è stato lanciato il missile, si trattava di una zona sotto il controllo degli oppositori l governo siriano, per questa ragione si è preferito non rispondere», ha dichiarato Barshalom

Dall’inizio della crisi in Siria nel 2011, il regime di Tel Aviv, secondo la stampa israeliana, ha fornito assistenza medica a più di 1.400 terroristi nei loro ospedali nei territori palestinesi occupati, per un costo di circa 10 milioni di dollari.

Nel mese di settembre 2014, Il canale di notizie Vice News ha trasmesso un video in cui si vede come che i soldati danno assistenza medica per i terroristi feriti in Siria.

Il quotidiano israeliano Haaretz nel mese di gennaio ha confermato i rapporti sull’ampio sostegno del regime israeliano ai gruppi terroristici legati ad Al Qaeda sulle alture del Golan, che il regime di di Tel Aviv ha annesso nel 1981 ai territori occupati.

Il sostegno ai terroristi sionisti è stato evidenziato ancora una volta nel mese di marzo, quando il canale di notizie iraniano, in lingua inglese, Press Tv, ha rilasciato nuove immagini in merito.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformaizone di Francesco Guadagni]

Julio Antonio Mella e i semi della rivoluzione cubana

di Alessandro Pagani

«Siamo utili anche da morti», lottò contro la dittatura di Machado a Cuba e il fascismo di Mussolini. 

«Hasta después de muertos somos útiles» ebbe a scrivere Julio Antonio Mella. Oggi ad oltre 85 anni dall’assassinio avvenuto in Messico, del ventiseienne combattente rivoluzionario cubano da parte di un commando paramilitare al soldo del fascismo mussoliniano, la sua morte è ancora sentita nel mondo antimperialista e antifascista che lotta per la costruzione di un mondo basato sulla pace con giustizia sociale.

J. A. Mella nacque il 25 marzo 1903 a La Habana. Suo padre proveniva da Santo Domingo e sua madre, Alicia Mac Partland, era irlandese. Inizialmente frequentò un collegio religioso, dal quale venne espulso per la sua attività rivoluzionaria e ribelle; successivamente si trasferì all’Accademia “Newton” dove ebbe come maestro e amico il rivoluzionario messicano Salvador Diaz Miròn, che a sua volta era stato amico e allievo di José Martì.

Nel 1921, Mella si iscrisse all’Università “Alma Mater” de La Habana e in quei primi anni come universitario, non pochi furono gli avvenimenti che accesero il suo fervore rivoluzionario. Tra questi – senz’altro – la Rivoluzione Bolscevica e quella di Francisco “Pancho” Villa e Emiliano Zapata in Messico, con la Costituzione di Queretero, che ebbero una grande influenza nella sua formazione politica e su tutto il proletariato cubano rafforzando, nel 1921, il già esistente movimento di protesta contro l’imperialismo, la tirannia e la corruzione, che si alzava tra gli operai, i contadini e gli studenti a Cuba (e in tutto il mondo).

Questi due eventi, sommati alla rabbia di un popolo – quello cubano – che vedeva trasformata la propria patria in una colonia dove dominavano disoccupazione, miseria, prostituzione, mortalità elevatissima dell’infanzia, il capitale straniero e il latifondo, crearono le condizioni per una lotta di emancipazione all’interno della società cubana. Mella fu uno dei principali ispiratori di questa battaglia.

Quando si presentò all’Università il ministro dell’Istruzione, Eduardo Gonzalez Manet, per inaugurare l’anno accademico (1922-23), Julio Antonio Mella era alla guida di una manifestazione di protesta con gli studenti, che seguivano con trepidazione la lotta in corso in Argentina e in Perù per la riforma universitaria. Essi avvertivano, che le lotte studentesche in corso in tutta l’America Latina non erano disgiunte da quanto stava accadendo a Cuba, giacché facevano parte di una questione assai più complessa di una semplice riforma studentesca: in gioco era la questione della lotta per la liberazione dei popoli oppressi dal giogo imperialista.

Ciò detto, la gioventù cubana comprendeva che non poteva rimanere indietro e che all’università de La Habana si dovevano rinnovare i piani e i metodi di studio, cacciare i professori inetti, reazionari, corrotti, servi del clero e dell’imperialismo. Nel novembre del 1923 su proposta di Mella si realizzerà il Primo Congresso Nazionale degli studenti, dove lui verrà eletto presidente, sconfiggendo l’ala reazionaria e filogovernativa. Il Congresso non solo discuterà il contenuto della riforma universitaria, ma saluterà con gioia i popoli lavoratori e la classe operaia dell’Unione Sovietica, condannerà l’imperialismo, si opporrà ad ogni interferenza clericale nella scuola e accoglierà la proposta di creare l’Università Popolare “José Martì”, della quale Mella diverrà uno dei suoi migliori insegnanti. Questa grande esperienza universitaria aperta ai lavoratori sarà ostacolata, sabotata, per poi venire espulsa dal recinto universitario e infine soppressa dal governo.

L’acutezza politica di Mella indicherà invero la necessità che gli studenti marcino al fianco della classe operaia, senza la quale non ci potrà essere rivoluzione universitaria. La sua convinzione è tale che inizia a frequentare assiduamente il movimento operaio, collaborando con essi. Una delle prime azioni degli operai e studenti uniti è quella contro il regime fascista di Benito Mussolini, che aveva inviato nell’isola caraibica la nave da guerra “Italia” come strumento di propaganda fascista (settembre 1924). Per quattro giorni, la protesta si svolge davanti all’ambasciata italiana de La Habana scontrandosi con la cruenta reazione della polizia fascista di Gerardo Machado.

Il 16 agosto del 1925, assieme a Carlos Balino, amico di José Martì, Mella fonda il Partito Comunista Cubano e la “Liga Antimperialista”, impostando la lotta per l’abolizione dell’Emendamento Platt, che aveva trasformato Cuba in un protettorato statunitense.

Sarà solo nel 1933 che il movimento rivoluzionario cubano – che riuscì ad abbattere la dittatura fascista di Machado (il “Mussolini tropicale”, come ebbe a definirlo lo stesso Mella) – riesce a sopprimere siffatto emendamento. “Delenda est Wall Street, por la Justicia Social en América!”, erano le parole d’ordine del movimento politico guidato dal giovane rivoluzionario cubano.

Il 27 novembre 1925, Mella viene arrestato mentre si stava recando a un’assemblea operaia. L’accusa è per “atti terroristici”. Rinchiuso in carcere, cercano di deportarlo in un altro edificio. Mella comprende che l’intenzione è quella di assassinarlo, applicando contro di lui la “ley de fuga”, e, pertanto, comincia a urlare, a strepitare, per attirare l’attenzione degli altri prigionieri politici che popolavano l’arcipelago delle carceri fasciste vigenti allora a Cuba.

Successivamente, tenteranno di ucciderlo in carcere, ma non ci riusciranno. Nasce un Comitato di protesta per la sua scarcerazione. Il tiranno risponderà con spavalderia: “Mella rimarrà in galera finché lo vorrò io”, il giovane combattente cubano, inizierà uno sciopero della fame, dal 5 al 23 dicembre. Dopo 11 giorni ha un collasso. Fuori dal carcere la protesta diventa massiccia: nelle fabbriche, nelle scuole, nelle piazze, si chiede giustizia e libertà per il fondatore del Partito Comunista Cubano; inutili le repressioni della polizia politica verso le avanguardie operaie e studentesche, la rabbia popolare è incontrollabile.

Il suo avvocato è il poeta Ruben Martinez Villena, che si recherà da Machado a chiedere il rilascio del prigioniero politico. Riferendosi al dittatore cubano, egli dirà che era: «un asno con garras» (un asino con gli artigli). Finalmente Mella viene scarcerato, ma dovrà andarsene dall’isola (gennaio 1926).

Negli anni che seguirono Mella si dimostrerà un grande quadro politico. In Messico lotterà al fianco del popolo messicano e fonderà l’Associazione degli Emigrati Rivoluzionari Cubani, là dove pubblicherà il loro organo ufficiale: “Cuba Libre”.
Prima del suo assassinio per mano di sicari al soldo di Machado e Mussolini e con l’egida dell’imperialismo yankee, Mella avrà modo di distinguersi ancora per le varie denuncie pubbliche contro i crimini del fascismo mussoliniano.
Mella, visse anche una grande e importante relazione d’amore con l’artista, fotografa e combattente antifascista italiana Tina Modotti. Era assieme a lei in quella fatidica sera del 10 gennaio 1929, quando venne assassinato dall’agente Magrinat, assieme ad altri due sicari mandati da Machado in combutta con la OVRA (il servizio di spionaggio di Mussolini).

Per ricordare siffatti momenti, è necessario prendere spunto dalle parole di Vittorio Vidali in un suo articolo per il “Calendario del Popolo” (Nn. 333-334, luglio-agosto 1972) in cui scrive: “La sera del 10 gennaio 1929 eravamo riuniti nella sede del Soccorso Rosso. Mella, incaricato della sezione legale, presenta lo statuto del futuro segretariato del Soccorso Rosso Internazionale per i Caraibi. Lo statuto viene approvato; usciamo e ci salutiamo. Mella, accompagnato da Tina Modotti, si dirige verso casa, ma prima di arrivarci viene colpito da due revolverate. Arriva ancora a dire: “Machado me he mandado a matar. Magrinat tiene que ver con esto. Muero por la Revoluciòn”.

Le ceneri furono portate a Cuba, ma il governo di allora cercò di vietare ogni tipo di tributo a quel giovane rivoluzionario che dedicò tutta la sua vita, la sua “meglio gioventù”, la sua intelligenza, il suo impegno alla causa in difesa dei poveri, degli sfruttati e degli umiliati. Oggi il suo esempio, come quello di altri rivoluzionari morti perché lottavano per un mondo socialista – come furono i casi del Comandante Ernesto Che Guevara e di Antonio Gramsci – e più vivo che mai.

A Cuba, nel simbolo della Uniòn de los Jovenes Comunistas (UJC) vi sono disegnati: Julio Antonio Mella, il Che e Camilo Cienfuegos. Questi uomini, così semplici nei loro modi di fare, ma allo stesso tempo capaci di realizzare grandi gesta eroiche non sono da considerarsi solo e unicamente il patrimonio della gioventù e del popolo cubano, bensì di tutti i popoli lavoratori che credono nella solidarietà e l’amicizia tra i popoli come base per la costruzione di un mondo di pace con giustizia sociale. Una ragione – questa – per rafforzare i rapporti culturali e di amicizia tra il popolo italiano e quello cubano, partendo dal presupposto irrinunciabile che un altro mondo non solo è possibile, ma necessario e che dopo il neoliberalismo ci sarà ancora vita come ci insegnava Julio Antonio Mella.

—————————————————————————-
Bibliografia:

Adys Cupull y Froilàn Gonzalez, Julio Antonio Mella en medio del fuego: un asesinato en México, Ediciones Abril, La Habana, 2006;

Adys Cupull – Froilàn Gonzalez, Julio Antonio Mella e Tina Modotti contro il fascismo, Edizioni Achab, Verona, 2005;

Autores varios, Mella 100 años, (Tomo 1) Editorial Oriente, Ediciones La Memoria, Santiago de Cuba/La Habana, 2003;

Autores varios, Mella 100 años, (Tomo 2) Editorial Oriente, Ediciones La Memoria, Santiago de Cuba/La Habana, 2003;

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: