Per quanto ancora?

di Eduardo Galeano

Ieri, a 74 anni,  è scomparso Eduardo Galeano. L’America Latina e il mondo intero hanno perso uno scrittore, un poeta, un militante dall’immenso valore. Vogliamo ricordare il Maestro con un articolo che scrisse nel 2006 quando Israele attaccò il Libano, intitolato “¿Hasta cuándo?”.

Ecco il testo:

A Cana, dove Gesù trasformò l’acqua in vino per celebrare l’amore umano, l’odio umano frantuma oltre trenta bambini in un lungo bombardamento. La guerra continua, come al solito. Come al solito, si dice che è stato un errore. Per quando tempo gli orrori saranno chiamati errori?

Questa guerra, questo massacro di civili, sono scoppiati con il rapimento di un soldato. Per quanto tempo il rapimento di un soldato israeliano può giustificare il rapimento della sovranità palestinese? Per quanto tempo il rapimento di due soldati israeliani può giustificare il sequestro di tutto il Libano?

La caccia agli ebrei è stato, per secoli, lo sport preferito degli europei. Ad Auschwitz scorreva un antico fiume di fantasmi, che avevano attraversato l’Europa. Per quanto tempo ancora i palestinesi e altri arabi dovranno pagare per i crimini che non hanno commesso?

Hezbollah non esisteva quando Israele distrusse il Libano nelle invasioni precedenti. Fino a quando continueremo a credere alla storia dell’aggressore aggredito, che pratica il terrorismo perché ha il diritto di difendersi contro il terrorismo?

Iraq, Afghanistan, Palestina, Libano. Quanto tempo si può continuare a sterminare paesi sterminando?

Le torture di Abu Ghraib, che hanno scatenato una certa malattia universale, non sono una novità per noi in America Latina. Il nostro esercito ha imparato quelle tecniche di interrogatorio presso la Scuola delle Americhe, ora perso il nome, ma non i suoi trucchi. Per quanto dovremo accettare che la tortura sia ulteriormente legittimata, come ha fatto la Corte Suprema di Israele, in nome della legittima difesa della patria?

Israele ha ignorato quarantasei risoluzioni dell’Assemblea Generale e altre agenzie delle Nazioni Unite. Per quanto tempo Israele godrà del privilegio di essere sordo?

Le Nazioni Unite raccomandano, ma non decidono. Quando decidono, la Casa Bianca continua a decidere, perché ha il potere di veto. La Casa Bianca ha posto il veto al Consiglio di Sicurezza su quaranta risoluzioni che condannano Israele. Per quanto tempo le Nazioni Unite agiranno per gli Stati Uniti come se avessero un altro nome?

Dal momento che i palestinesi sono stati cacciati dalle loro case e privati delle loro terre, molto sangue è stato versato. Per quanto tempo il flusso di sangue  continuerà a scorrere affinché la forza possa giustificare ciò che il diritto nega?

La storia si ripete giorno dopo giorno, anno dopo anno, e muore un israeliano per ogni dieci arabi uccisi. Per quanto tempo la vita di ogni israeliano varrà dieci volte di più?

In proporzione alla popolazione, cinquantamila civili, soprattutto donne e bambini, uccisi in Iraq, sono pari a ottocentomila statunitensi. Per quanto dovremo accettare, come se fosse consuetudine, l’uccisione di iracheni in una guerra cieca che ha dimenticato i suoi pretesti? Per quanto tempo rimarrà normale per i vivi e per i morti essere di prima, seconda, terza o quarta classe?

L’Iran sta sviluppando l’energia nucleare. Per quanto tempo crederemo che ciò sia sufficiente per dimostrare che un paese è una minaccia per l’umanità? Alla cosiddetta comunità internazionale non genera angoscia il fatto che Israele ha duecentocinquanta bombe atomiche, anche se è un paese che vive sull’orlo di una crisi di nervi. Chi gestisce il pericolosimetro universale? É l’Iran il paese che ha sganciato le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki?

Nell’era della globalizzazione, il diritto alla repressione è più forte del diritto di espressione. Per giustificare l’occupazione illegale del territorio palestinese, la guerra si chiama pace. Gli israeliani sono patrioti e i palestinesi sono terroristi, e i terroristi seminano allarme universale. Per quanto tempo i mezzi di comunicazione resteranno i paurosi della comunicazione?

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

L’Ecuador ha abbattuto la povertà sotto la presidenza di Correa

220px-La_revolucion_ciudadana_Avanzada Telesur English

Un’indagine ha rivelato che negli ultimi otto anni 1,3 milioni di ecuadoriani sono usciti dalla condizione di povertà

I risultati della prima ‘Indagine sulle condizioni di vita in Ecuador’ hanno mostrato che la povertà è diminuita di un terzo nel paese andino. Hanno inoltre rivelato che 900.000 persone sono uscite dalla povertà estrema, mentre il coefficiente di Gini, che misura i divari di ricchezza, è sceso di 4,8 punti dal 2006.

Il direttore dell’Istituto Nazionale di Statistica Jose Rosero, ha spiegato che «la povertà estrema è stata ridotta di 7,1 punti percentuali, il che significa che è stata portata alla metà rispetto al dato registrato nell’anno 2006 a livello nazionale».

Con il più alto investimento pubblico in America Latina, pari al 15 per cento del PIL, i risultati dell’Indagine sulle Condizioni di Vita dimostrano il successo delle politiche adottate dallo Stato ecuadoriano, volte alla riduzione della povertà e ad un maggiore accesso ai servizi pubblici.

«Direi che in Ecuador l’accesso ai servizi di base è migliorato negli ultimi 10 anni, a partire dal 2004/2005. Ma ci sono ancora aree che necessitano di copertura, principalmente nelle zone rurali», ha dichiarato Rene Patricio Larenas, un avvocato di Quito in un’intervista rilasciata a Telesur English.

Michelle Cardenas, una studentessa della provincia meridionale di Loja, ha evidenziato il netto miglioramento della qualità della vita nella sua regione.

Queste le sue parole: «L’educazione è migliorata notevolmente, e godiamo di tutti i servizi di base. La qualità della vita è buona, le cose non sono come come erano prima».

Oltre ai livelli di povertà, l’indagine durata un anno, il primo sondaggio nazionale pubblicato in Ecuador sulla povertà, l’accesso ai servizi pubblici e sulla qualità della vita a partire dal 2006, ha mostrato notevoli miglioramenti in tutte le aree analizzate, come l’accesso alla salute e all’istruzione.

Pabel Muñoz, Segretario Nazionale per la Pianificazione e lo Sviluppo, ha spiegato alla stampa che «le efficaci politiche» adottate nell’ambito del processo di trasformazione sociale noto in Ecuador come Revolucion Ciudadana hanno avuto un «peso maggiore rispetto al favorevole prezzo del petrolio di cui l’Ecuador ha potuto beneficiare negli ultimi anni.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Dichiarazione di Napoli della Rete “Caracas ChiAma”!

da Caracas ChiAma

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana: Napoli risponde!

Si è tenuto a Napoli, nei giorni 10, 11 e 12 Aprile 2015, il Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Socialista Bolivariana, convocato dalla rete italiana di solidarietà “Caracas ChiAma”. L’incontro si è svolto in un momento storico molto delicato per il Venezuela Bolivariano, oggi più che mai sotto la costante minaccia dell’imperialismo statunitense, che vede nel socialismo del XXI secolo la più grande minaccia ai propri interessi e al proprio disegno di dominio mondiale.

L’incontro condanna nella maniera più ferma e categorica l’emanazione del decreto della Casa Bianca nel quale il Venezuela è definito una “minaccia” alla sicurezza nazionale USA e condanna altresì le provocazioni ordite dall’imperialismo, nell’ambito della VII Cumbre de las Americas, Panama 2015, contro le delegazioni rivoluzionarie cubana e venezuelana.

Il Venezuela non è una minaccia, ma una speranza. Il Venezuela oggi mantiene aperta una prospettiva e ridefinisce un orizzonte, fondato su una forte rimessa in questione dei rapporti di proprietà e sul capovolgimento della subalternità economica alle grandi istituzioni internazionali.

Ci uniamo alla campagna internazionale “Il Venezuela non è una minaccia. Siamo una speranza.
#ObamaDerogaElDecretoYa”.

Secondo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana: Napoli risponde! Dichiarazione di Napoli della Rete "Caracas ChiAma"!L’incontro ha rappresentato concretamente una manifestazione di solidarietà di ritorno, perché ha testimoniato che il modo migliore di appoggiare e di sostenere il decisivo processo rivoluzionario in Venezuela è quello di approfondire, sviluppare e costruire un processo rivoluzionario, orientato al socialismo, anche nel nostro Paese.

L’incontro ha visto la rilevante partecipazione di reti, organizzazioni sociali e culturali, associazioni, partiti, collettivi e comitati, ospitati da alcune tra le realtà che, in questo momento, a Napoli, ma non solo, rappresentano nella pratica la possibilità di costruire un mondo migliore, una alternativa di società e di sistema, che superi l’alienazione e combatta lo sfruttamento in tutte le sue forme: in particolare, l’ex Asilo Filangieri, la Mensa Occupata, l’ex OPG “Je so’ pazzo” e GAlleЯi@rt.

I temi centrali intorno ai quali si è sviluppato il nostro confronto e la nostra elaborazione sono:

1. la minaccia dell’imperialismo
2. il potere popolare e la rappresentanza
3. la guerra economica e la disinformazione imperialista
4. i nuovi modelli di integrazione regionale
5. la formazione politica e ideologica e i diritti del lavoro
6. questione di genere e questione di classe, le identità sessuali come scelta e non come destino
7. giovani, sport e tempo libero
8. eco-socialismo come alternativa sistemica al capitalismo e alle sue guerre

Integrando la riflessione e le proposte sviluppate dai singoli tavoli di lavoro, l’incontro italiano di solidarietà, continua la sua battaglia affinché:

a. cessino le azioni ostili del governo USA contro il Venezuela
b. si deroghi il decreto che dichiara il Venezuela una “minaccia”
c. vengano sospese le ingiuriose sanzioni contro i funzionari venezuelani
d. si ponga fine immediatamente al blocco economico, commerciale e finanziario e alle continue provocazioni contro Cuba socialista
e. si chiudano tutte le basi militari USA e NATO in America Latina e nel mondo, nonché il vergognoso lager di Guantánamo e tutte le “Guantánamo” presenti in Italia
f. si realizzi l’indipendenza di Puerto Rico
g. sia fatta luce e giustizia per i Nostri compagni e compagne studenti “normalistas” di Ayotzinapa,
h. si concretizzi l’immediata cessazione delle guerre e delle ingerenze imperialiste ovunque nel mondo.

La rete di solidarietà si impegna a:

– consolidare ed estendere in tutte le città la rete di solidarietà con la rivoluzione bolivariana,
– sviluppare e approfondire la relazione con i Paesi ed i popoli dell’ALBA – TCP,
– combattere, tempestivamente ed efficacemente, la guerra mediatica e psicologica contro la rivoluzione bolivariana e a sostegno dei processi di emancipazione e pace con giustizia sociale.

“¡Todo 11 tiene su 13!”, dicevano i compagni e le compagne venezuelani dopo aver sconfitto il colpo di stato dell’11 aprile 2002.

Questo incontro rende omaggio al potere e alla partecipazione popolare, al protagonismo delle masse, all’unione civico-militare quale pilastro fondamentale della rivoluzione bolivariana, che nel 2002 ha sconfitto il golpe delle oligarchie venezuelane al soldo dell’imperialismo yankee e ha ri-installato al potere, con la mobilitazione delle masse, il presidente costituzionale Hugo Rafael Chávez Frías.

Oggi come ieri il potere e la mobilitazione popolare, di tutti i popoli lavoratori in lotta per il socialismo, sapranno respingere le trame reazionarie della borghesia e i tentativi di golpe foraggiati dall’imperialismo.

Da questo momento è aperta la convocazione del Terzo Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana per il quale si è proposta Ravenna per Ottobre 2015.

Napoli, 12 aprile 2015
Rete “Caracas ChiAma”
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