Lecce 24mar2015: Giornata di studio sulla Costituzione Bolivariana

di Giuseppe Angiuli

Tra nuovi diritti e forme inedite di democrazia partecipativa.

La cosiddetta Rivoluzione Bolivariana del Venezuela è un lungo processo politico che ha preso vita nel Paese sudamericano a partire dalla fine del secolo scorso e che si è incarnato nella leadership del compianto Presidente Hugo Chávez.

Tale processo in Venezuela si è consacrato attraverso l’approvazione di una nuova carta costituzionale (poi presa come esempio anche da altri paesi latino-americani come Bolivia ed Ecuador) che offre dei modelli inediti di organizzazione dei diritti e delle forme partecipative dei cittadini alle decisioni democratiche: la tutela dell’ambiente e delle minoranze etnico-linguistiche, gli organismi di consultazione permanente come i “consejos comunales”, l’istituto del referendum revocatorio, il libero accesso ai mezzi di comunicazione, oltre ad alcuni elementi di socialismo in economia, sono solo alcuni degli aspetti che connotano la nuova carta costituzionale del Paese.

Se ne discuterà presso l’Università di Lecce in una giornata di studio dedicata alla scoperta di questi nuovi modelli di organizzazione sociale e politica di cui in Italia si ha tanto bisogno di conoscenza.

La nuova Costituzione venezuelana è stata stampata e tradotta in lingua italiana, grazie all’ausilio del costituzionalista napoletano prof. Carlo Amirante ed una copia sarà distribuita ai partecipanti all’evento che ne faranno richiesta.

Intervengono:

Amarilis Gutiérrez Graffe
Console Generale del Venezuela a Napoli

prof. Michele Carducci
Docente di diritto costituzionale – Università del Salento

prof. Fabio de Nardis
Docente di sociologia politica – Università del Salento

Presenta e modera:
avv. Giuseppe Angiuli

Martedì 24 marzo
alle ore 16.00
Università del Salento
ex Monastero degli Olivetani
Viale San Nicola – Lecce

FPLP: le elezioni riflettono razzismo e fascismo del sionismo

da http://pflp.ps/

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha dichiarato che i risultati delle elezioni israeliane riflettono semplicemente la natura e la struttura razzista e fascista della società sionista che ha prodotto questi risultati e ha eletto il partito Likud e i suoi alleati di destra, che si sono impegnati in tutta la campagna elettorale in più attacchi estremi contro i palestinesi alle nostre persone ed ai nostri diritti.

La palese crescita dell’estremismo e dell razzismo nella società sionista e il clima di fascismo è alimentato solo dal fallimento della burocrazia palestinese e araba per affrontare lo stato di occupazione, così come le potenze imperialiste internazionali che forniscono copertura ai suoi crimini e alle sue violazioni lampanti del diritto internazionale, preservandfo la sua immunità e impunità dalle responsabilità o dalle azioni penali.

Il Fronte sottolinea che affrontare l’estremismo sionista e rispondere a queste elezioni richiede una politica palestinese chiara e decisa che metta da parte le illusioni e l’affidamento a trattative inutili, costruendo, invece, una strategia nazionale unitaria per affrontare il nemico e lottare per i pieni diritti delle persone, sulla base della nostra percorso strategico di resistenza per costruire i nostri successi.

Il Fronte chiede l’immediata attuazione delle risoluzioni del Consiglio centrale palestinese passate nella sua ultima sessione, per disattivare  lo stato di occupazione e i suoi funzionari, prima di tutto, mettendo fine al coordinamento della sicurezza e rifiutando la strada degli accordi di Oslo, che sono stati distruttivi per il popolo palestinese, ponendo fine alla divisione interna palestinese attraverso un serio progetto di unità nazionale sulla base di un programma unitario e di ricostruzione dell’OLP attraverso elezioni, istituzioni democratiche che abbraccino tutte le forze palestinesi, e così facendo fino a cercare il perseguimento dei capi dell’entità sionista alla Corte penale internazionale.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Modo di produzione —> sistema segnico —> ideologia

di Vincenzo Paglione

La riproduzione sociale nella nostra società capitalistica flessibilizzata avviene in questi tre livelli sopra elencati. I sistemi segnici (linguaggio, scrittura, discorsi, numeri, statistiche, ecc.) occupano in prevalenza una posizione intermedia fra il modo di produzione capitalistico e le istituzioni ideologiche che lo legittimano, ma possono essere a loro volta mediati. Il modo di produzione capitalista e i sistemi segnici che esso produce sono impregnati d’ideologia. Infatti la parola e l’ideologia che la veicola, e che a sua volta è veicolata, partecipano al processo di produzione e alla sua riproduzione. I think tank cui si affidano gli economisti e i politici di tutto il mondo per influenzare governi e l’opinione pubblica, sono consapevoli di questo fatto. Chi avrebbe mai detto che l’attuale premier italiano, Matteo Renzi, avrebbe potuto promuovere le su riforme con un termine vecchio più di settecento anni fa? Nell’inglese del Trecento la parola “job” (“lavoro”) indicava qualcosa che poteva essere spostato nella sua totalità da una parte a un’altra. La flessibilità dei nostri giorni ha ripescato questo antico termine della parola “inglese” job, JOBS ACT, e applicato anziché alle cose, alle persone chiamate a svolgere pacchetti di lavoro, dove anche loro con questa pratica possono essere spostate all’improvviso a ricoprire altri incarichi.

I neocon venezuelani, coadiuvati dai centri del potere massmediologico internazionale, sono i divulgatori e i promotori di un pensiero che si pone come valore-realtà, anzi, per chi serba ancora dei dubbi, è la sola realtà, poiché fa perno a una visione totalizzante del mondo capitalista. Le menzogne sulle presunte violazioni della libertà di espressione, le libertà civili e politiche, il soffocamento dell’economia, ecc. da parte del governo chavista, danno origine a illusioni dialettiche e confusioni nell’opinione pubblica, diventando anche il punto di vista convenzionale tra i giornalisti. Da esperti manipolatori del linguaggio, i giornalisti delle principali testate internazionali hanno spostato la battaglia sul terreno dell’universo dei valori possibili (unici) dove poter definire la politica e l’economia venezuelana. I loro ragionamenti sono organizzati allo scopo di spiegare artificiosamente queste “violazioni” al fine di attivare una programmazione sociale dei comportamenti che ruota sul passato “glorioso” del Venezuela, di paese ricco, cioè di qualcosa che è stato e non si deve cambiare. Invece di fondarla non su ciò che è stato ma su ciò che potrà essere se si riuscisse a pensare una nuova progettazione sociale e a realizzarla per mezzo di programmazioni appropriate: “Socialismo del XXI secolo”. Ciò corrisponderebbe a una presa di coscienza sul fatto che la riproduzione sociale è il principio di tutte le cose e che le illusioni e gli atteggiamenti avventuristici di molti neocon venezuelani che sono all’interno e all’esterno del paese, così come quelle dei tanti Renzi che si succedono in Italia, sono favoriti dal sistema capitalista per impedire o ritardare la formazione di una opposizione programmata e consapevole, in modo tale da possedere non solo la furia ma anche la freddezza di ribaltarlo.

[Redatto per ALBAInformazione da Vincenzo Paglione]

Ministro degli esteri tedesco: «Colloqui necessari con Assad»

da süddeutsche zeitung

Sullo sfondo della drammatica situazione in Siria, con più di 200 000 morti, dopo circa quattro anni di guerra il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ritiene necessaria la possibilità di avere colloqui con il Presidente siriano Bashar al Assad. Steinmeier ha dichiarato al quotidiano “Süddeutsche Zeitung: «Il modo per porre fine alla violenza è solo attraverso i negoziati per una soluzione politica, anche con colloqui con Assad se si rendessero necessari».

 Il ministro degli Esteri tedesco ha sostenuto, a tal proposito, gli sforzi delle Nazioni Unite attraverso il  Rappresentante speciale Staffan de Mistura, che è attualmente in trattative anche con il governo di Damasco per trovare una via d’uscita dal conflitto devastante.

Secondo il Ministero degli Esteri tedesco, tutti gli sforzi precedenti hanno raggiunto un punto morto; quindi, il supporto per la missione di de Mistura è un tentativo per rompere i blocchi, anche pensando di porre fine a sofferenze insopportabili. Allo studio, secondo Steinmeiersi bisognerebbe fare «una massiccia pressione su Assad, insieme alla possibilità di offrirgli negoziati seri», questa sembra essere la soluzione in grado di superare la situazione di stallo e di creare nuovo corso politico.

[Trad. dal tedesco per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Il Venezuela possiede un poderoso sistema di difesa antiaerea

misiles_s-300vmda Tribuna Popular

Dal luglio 2013, il Venezuela ha provveduto all’installazione del sistema di armamento antiaereo più potente del mondo, ha annunciato il presidente Nicolás Maduro da Carúpano, dove si trovava per l’iniziativa Gobierno de la Eficiencia en la Calle.

In qualità di Comandante in Capo della Forza Armata Nazionale Bolivariana (FANB), il presidente ha garantito che il sistema venezuelano è il più potente del mondo. «Abbiamo provveduto all’installazione del sistema su tutte le montagne, i corridoi, le pianure venezuelane, frontiere marittime e terrestri (…), nessuno potrà toccare nemmeno un centimetro della Patria. La nostra Patria è sacra, questa è la patria di Bolívar, Sucre, Mariño, Bermúdez, Piar».

Missili S-300VM

Dall’inizio del 2013, il Venezuela ha ricevuto i sistemi S-300VM russi, in grado di intercettare tutti i tipi di obiettivi, siano essi missili o aerei, in un raggio di 200 chilometri, attraverso l’utilizzo di due tipi di sistemi missilistici.

La consegna delle apparecchiature militari appena descritte, è stata effettuata in virtù del contratto di vendita di diversi sistemi d’arma, siglato nel 2009, tra Venezuela e Russia. Secondo le informazioni riportate dall’agenzia russa RT.

Con l’acquisizione del sistema S-300VM di media portata, il Venezuela ha creato un sistema di difesa antiaereo intensivo, integrato da cannoni antiaerei ZU-23, sistemi missilistici Buk-2M, Pechora-2M e S-300VM.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

MNOAL condena agresiones de Estados Unidos contra Venezuela

por VTV

El Movimiento de Países No Alineados (MNOAL), que agrupa a 120 naciones de todo el mundo, aprobó este lunes un comunicado conjunto en el cual rechaza las agresiones de las cuales ha sido víctima la República Bolivariana de Venezuela por parte del Gobierno de Estados Unidos, declarando al país como una “amenaza a la seguridad nacional”.

El Embajador de la República Bolivariana de Venezuela ante Naciones Unidas, Rafael Ramírez, informó que luego de una reunión conjunta, y uniéndose a la condena internacional de Gobiernos, organismos regionales e internacionales, como el ALBA y la UNASUR; personalidades del mundo académico e intelectual, movimientos sociales y políticos, entre otros, el MNOAL emitió un contundente comunicado en rechazo a tales medidas coercitivas unilaterales, que atentan contra los principios de soberanía y autodeterminación de los pueblos.

El Embajador Ramírez informó que el MNOAL consideró como inaceptables tales medidas, que atentan contra la dignidad del pueblo de Venezuela y buscan abrir caminos para medidas de mayor calado.

A continuación el texto del comunicado:

Comunicado del Buró de Coordinación del Movimiento de Países

No Alineados en rechazo a la reciente decisión del Gobierno de los Estados Unidos bajo la Orden Ejecutiva firmada por el Presidente Barack Obama, de ampliar las medidas coercitivas unilaterales contra la República Bolivariana de Venezuela.

El Buró de Coordinación del Movimiento de Países No Alineados rechaza de forma categórica la más reciente decisión del Gobierno de los Estados Unidos de ampliar sus medidas coercitivas unilaterales contra la República Bolivariana de Venezuela, adoptada el 9 de marzo de 2014, bajo la Orden Ejecutiva suscrita por el Presidente Barack Obama, mediante el cual declara “una emergencia nacional respecto de la amenaza inusual y extraordinaria,  a la seguridad nacional y política exterior planteada por la situación en Venezuela”.

El Buró de Coordinación del Movimiento de Países No Alineados deplora estas medidas desproporcionadas y reitera su firme apoyo a la soberanía, integridad territorial e independencia política de la República Bolivariana de Venezuela, con arreglo a los Principios de Bandung. En tal sentido, el Buró de Coordinación del Movimiento de Países No Alineados reafirma la necesidad de respetar el derecho internacional, incluyendo los principios y propósitos de la Carta de las Naciones Unidas y la Declaración sobre los Principios de Derecho Internacional referentes a las relaciones de amistad y la cooperación entre los Estados Miembros  de conformidad con la Carta de las Naciones Unidas.

El Buró de Coordinación del Movimiento de Países No Alineados reafirma la importancia del diálogo para la promoción de la solución pacífica de las controversias y urge al Gobierno de los Estados Unidos a participar en un diálogo constructivo con la República Bolivariana de Venezuela.

El Buró de Coordinación del Movimiento de Países No Alineados expresa su solidaridad y apoyo al pueblo y Gobierno de Venezuela en rechazo a estas medidas ilegales e insta al Gobierno de los Estados Unidos a cesar estas medidas coercitivas ilegales que afectan el espíritu de diálogo y entendimiento político entre las naciones.

Nueva York, 16 de marzo de 2015.

Alba rechaza ataques injerencistas de EEUU contra Venezuela

por Correo del Orinoco

Los jefes de Estado, Primeros Ministros y cancilleres de los países que integran la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América – Tratado de Comercio de los Pueblos (Alba-TCP), manifestaron este martes su compromiso y apoyo irrestricto con Venezuela en la búsqueda de los mecanismos de diálogo con el gobierno de los Estado Unidos para que cesen las agresiones contra el país suramericano.

Desde el Palacio de Miraflores, en Caracas, el presidente de la República Bolivariana de Venezuela, Nicolás Maduro, fue el encargado de leer las conclusiones impulsadas por los 11 países que integran la Alba, donde destacaron el profundo rechazo de las medidas tomadas por el presidente Barack Obama el pasado 9 de marzo contra la Patria de Bolívar ya que la misma socava la Carta de las Naciones Unidas y el derecho internacional, en particular el principio de no intervención.

Antigua y Barbuda, Bolivia, Cuba, Dominica, Ecuador, Granada, Nicaragua, San Cristóbal y Nieves, San Vicente y Granadinas, Santa Lucía y Venezuela, son los países latino-caribeños que integran la alianza creada por los comandantes revolucionarios Hugo Chávez y Fidel Castro en 2004, bajo los principios de la solidaridad, la complementariedad, la justicia y la cooperación.

El Alba-TCP es uno de los bloques regionales de la unidad latinoamericana y caribeña, al que se han sumado otros organismos como la Unión de Naciones Suramericanas (Unasur) y la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (Celac).

DECLARACIÓN FINAL DE LA CUMBRE ALBA – TCP

1.- Declaramos nuestro rechazo a la orden ejecutiva emitida el 9 de marzo de 2015 por el gobierno de EEUU sobre la base de que esta orden Ejecutiva es injustificada e injusta, que constituye una amenaza de interferencia contra el principio de soberanía y no intervención en los asuntos internos de los Estados.

2.-Nuestro compromiso con la aplicación del derecho internacional, la resolución pacifica de los conflictos y los principios de no intervención y llamar a los gobiernos a actuar en el marco de los principios universales y la carta de las Naciones Unidas, en particular la necesidad y la disposición de los gobiernos de abstenerse del uso de recursos coercitivos unilaterales que violen el derecho internacional

3.- Nuestra solicitud soberana y sincera al gobierno de EEUU para acoger y establecer un diálogo con el gobierno de la República Bolivariana de Venezuela como alternativa al conflicto y a la confrontación fundamentado en el respeto permanente de la soberanía y la autodeterminación delos pueblos de los estados y naciones independientes.

4.- Nuestra propuesta de conformar un grupo de facilitares de nuestro hemisferio y sus instituciones Celac, Unasur, Alba-Tcp para facilitar una diplomacia de compromiso entre los gobiernos de EE. UU. y la República Bolivariana de Venezuela para aliviar las tensiones y garantizar la resolución amigable.

En tal sentido, decidimos:

1. Ratificar nuestro compromiso y apoyo irrestricto con la hermana República Bolivariana de Venezuela, en la búsqueda de los mecanismos de diálogo con el Gobierno de los Estados Unidos, para que cesen las agresiones de este gobierno contra Venezuela.

2. Reafirmar que América Latina y el Caribe es una Zona de Paz, donde las naciones impulsan procesos de integración y relaciones de amistad, con el fin de seguir garantizando la mayor suma de felicidad para nuestros pueblos.

3. Enfatizar que la hermana República Bolivariana de Venezuela no representa amenaza para ningún país, siendo una nación solidaria que ha demostrado su voluntad de cooperación con los Pueblos y Gobiernos de toda la región, convirtiéndose en garantía para la Paz Social y la estabilidad en nuestro continente.

4. Exigir al Gobierno de los Estados Unidos que cese de inmediato el hostigamiento y agresión contra el Gobierno y pueblo venezolanos, por cuanto dicha política alienta la desestabilización y uso de la violencia por parte de sectores de la oposición venezolana.

5. Resaltar que la Orden Ejecutiva aprobada por el presidente de los Estados Unidos, Barack Obama, desconoce flagrantemente la “Declaración de Solidaridad y Respaldo a la Institucionalidad Democrática, al Diálogo y la Paz en la República Bolivariana de Venezuela” aprobada por el Consejo Permanente de la OEA el 7 marzo de 2014.

6. Denunciar la feroz campaña mediática internacional contra la hermana República Bolivariana de Venezuela y su gobierno, encaminada a desacreditar la Revolución Bolivariana, intentando crear las condiciones para una intervención de mayor escala y ajena a la solución pacífica de las diferencias.

7. Reiterar el más firme respaldo al gobierno democráticamente electo y legítimo de la presidenta de la hermana República Federativa del Brasil, Dilma Rousseff, contribuyendo al fortalecimiento y consolidación de los valores y principios democráticos, de la libertad y solidaridad en Nuestra América.

8. Manifestar las más profundas palabras de solidaridad y apoyo con la Presidenta de la República Argentina, Cristina Fernández de Kirchner y demás funcionarios de su gobierno, quienes están siendo sometidos a una campaña de desprestigio personal e institucional por parte de sectores de la derecha política y mediática de su país, a la vez de ser agredidos por los fondos buitres y el capital financiero internacional.

9. Saludar el diálogo constructivo sostenido en la XX Reunión de la Asociación de Estados del Caribe (AEC), realizada en Antigua-Guatemala el pasado 10 de marzo de 2015, acerca de la desproporcionada Orden Ejecutiva firmada por el Presidente de los Estados Unidos, Barack Obama, contra la República Bolivariana de Venezuela.

10. Instruir a los Embajadores de los países miembros del ALBA – TCP en todo el Mundo, a desarrollar una campaña de información y difusión, acerca de la verdad sobre lo que ocurre en Venezuela, y las amenazas que sobre ella y la región se ciernen.

11. Exhortar a los movimientos sociales, obreros, estudiantes, campesinos, indígenas, mujeres, a movilizarse de manera permanente y a mantenerse en vigilia para informar al Mundo entero y a los Pueblos de nuestra América, que Venezuela y el Gobierno legítimo del Presidente Constitucional, Nicolás Maduro, no están solos y que los Pueblos del Mundo rechazan de manera categórica esta nueva intervención imperial en la Patria grande, cuyas consecuencias pueden ser nefastas para la Paz y la estabilidad de la región.

12. Reafirmar que el ALBA-TCP continuará promoviendo la unidad, integración, solidaridad, convivencia pacífica como expresión del ideal y compromiso latinoamericano y caribeño por la construcción de una región y un mundo de paz, como base fundamental para consolidar las relaciones entre los pueblos.

Además, declaramos y reiteramos, en el contexto de un compromiso eficaz de no confrontación, nuestro respaldo a la “Carta al Pueblo de los Estados Unidos de América: Venezuela no es una amenaza”, emitida por el Gobierno de la República Bolivariana de Venezuela, en particular en lo que se refiere a los siguientes aspectos:

a) El compromiso de Venezuela con la libertad, la independencia y el multilateralismo.

b) La creencia fundamental de Venezuela en la paz, la soberanía nacional y el derecho internacional.

c) La realidad de Venezuela como una sociedad abierta y democrática de acuerdo a su Constitución y las aspiraciones de su pueblo.

d) La amistad de larga data de Venezuela con el pueblo de Estados Unidos.

e) La acción falsa e injusta, unilateral y desproporcionada en los términos de la Orden Ejecutiva del Gobierno de Estados Unidos de América mediante la cual se declara a Venezuela como una amenaza a la seguridad nacional de Estados Unidos de América.

f) La declaración por parte de Venezuela del carácter sagrado de su soberanía.

En consecuencia, nosotros, los líderes del ALBA-TCP, nos solidarizamos con Venezuela. Conocemos nuestras libertades fundamentales y hacemos valer nuestros derechos. Respaldamos inequívocamente a Venezuela en la defensa de su soberanía e independencia y el hecho de que lo haga de pie y no de rodillas.

En este sentido, solicitamos al Gobierno de Estados Unidos de América, y específicamente al Presidente, Barack Obama, derogar la Orden Ejecutiva aprobada el 9 de marzo de 2015, por cuanto constituye una amenaza a la soberanía y una intervención en los asuntos internos de la República Bolivariana de Venezuela.

Adoptada en la ciudad de Caracas, República Bolivariana de Venezuela, el 17 de marzo del 2015.

El ALBA unida con Venezuela

Sesiona en Caracas Cumbre Extraordinaria de la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América, ALBA.por granma.cu

17mar2015.- Los representantes de los países miembros del bloque reafirmaron el apoyo a Venezuela y se pronunciaron por defender la paz y soberanía de todos los estados.

Bolivia: EE.UU. se siente amenazado por la nueva América Latina y el Caribe

El presidente boliviano, Evo Morales, sostuvo este martes en Caracas que “Estados Unidos se siente amenazado por el proceso de liberación de América Latina y el Caribe”.

Al intervenir en la Cumbre Extraordinaria del Alternativa Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América (ALBA) que sesiona en Caracas en apoyo a Venezuela, afirmó que “ya no estamos en tiempos de reparto imperial” y que “el modelo neoliberal no sirve para los pueblos de la región”.

Argumentó que Nuestra América está defendiendo con todas sus fuerzas su liberación política, social y también económica, y esa situación no le agrada a EE.UU.

Morales expresó su confianza en mecanismos de integración como la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (Celac), la Unión de Naciones Sudamericanas (Unasur) y el ALBA, y aseguró que estos dan fe de la nueva época que se vive en el área.

Subrayó que si el presidente Obama tiene la aspiración de hacer historia, debería llegar a la Cumbre de las Américas en Panamá sin bloqueo a Cuba y sin decreto ejecutivo que denomina a Venezuela como una supuesta amenaza para la seguridad nacional de EE.UU.

“Quisiéramos una América con EE.UU., en la que seamos defensores de la paz y la soberanía de todos los estados, una América sin intervenciones militares”, acotó.

El jefe de Estado boliviano reafirmó el apoyo de su país a la Revolución Bolivariana.

“Bolivia, hija predilecta de Simón Bolivar, se solidariza con Venezuela” y junto a los pueblos de nuestra América no va a permitir ningún intento de invasión o intervención”.

Argumentó que el móvil de la agresión a Venezuela es la ambición por sus recursos energéticos y recordó el caso de Libia, donde EE.UU. promovió un golpe de Estado.

Cuando en la región predominaban los gobiernos procapitalistas no había necesidad de golpes de Estado, pero ahora se nos ataca con golpes suaves, explicó.

Cuando no pueden derrocarnos mediante los métodos convencionales, intentan dividirnos, añadió.

En tanto, Morales llamó a fortalecer la unidad regional. “Obama tiene que saber que está equivocado y que América Latina y el Caribe ha cambiado”. 

Antigua y Barbuda: “Venezuela no podría ser una amenaza de ningún tipo”

Nuestra presencia es una demostración de la solidaridad con Venezuela y con el gobierno electo democráticamente, afirmó Gaston Browne, Primer Ministro de Antigua y Barbuda.

Tenemos conocimiento de la declaración del presidente estadounidense Barack Obama y las sanciones unilaterales contra el Gobierno Bolivariano, y ningún país tiene derecho a esto, añadió.

Browne lamentó las palabras de Obama hacia la nación bolivariana al catalogarla de amenaza para Estados Unidos.

“Venezuela no podría ser una amenaza de ningún tipo, ni sus políticas de paz”, afirmó y agregó que desea la mejora de las relaciones entre ambas naciones.

Al referirse a la Cumbre de las Américas en Panamá, Browne señaló que el reto para la región es la equidad y la prosperidad. “Todos nuestros gobiernos deben trabajar para lograr eso en beneficio de nuestros pueblos”.

A propósito, propuso designar mandatarios de varias naciones para promover el diálogo entre el gobierno de Venezuela y Estados Unidos.

Por otra parte, el Primer Ministro de Antigua y Barbuda subrayó que el hemisferio puede ser el área económica más grande del mundo por su potencial y esto se traduciría en una mayor producción, más empleos y una mayor calidad de vida para los pueblos.

Dominica: Podemos negociar las palabras, pero no los principios

Podemos negociar las palabras, pero no los principios. Estamos aquí para, a través del diálogo, la diplomacia y el consenso, resolver las diferencias, afirmó Roosevelt Skerrit, primer ministro de la mancomunidad de Dominica.

Ningún país tiene autoridad para aplicar esas medidas a otro estado. Se trata de principios, y los principios no se negocian, continuó.

Asimismo llamó la atención sobre el gran desafío que esto representa, porque “este no es momento para dividirnos, es un momento para que todos nuestros pueblos y gobiernos sean uno, con una misma posición, porque no van a afectar a un gobierno o a un presidente, sino a los pueblos.

Añadió además que la región no debe callar ante esta nueva injusticia. Tal y como por muchos años hemos mostrado nuestra solidaridad con Cuba en el caso de injusto bloqueo, Venezuela no está sola, refirió.

Debemos enfrentar el domino externo y esta convocatoria debe aprovecharse para decirle a Venezuela, somos uno, estamos con ustedes, dijo. “Mostramos nuestro compromiso para alcanzar la independencia”.

Con las enseñanzas de Bolívar y Chávez, Venezuela ha sido solidaria con toda América Latina, incluso con EE.UU., recordó.

Es nuestro deber como lideres llamar la atención al respecto, es una cuestión de principios. “Quien será el próximo país si no mostramos unidad y solidaridad”.

Ustedes tienen hasta el último poblado de América Latina y el Caribe a su lado, no están solos, concluyó. “Los pueblos no están del lado equivocado de la historia, están en solidaridad con Venezuela”.

San Vicente y las Granadinas: EE.UU. debe evaluar un camino alternativo en sus relaciones con Venezuela

El Primer Ministro de San Vicente y las Granadinas, Ralph Gonsalves, propuso que dentro de la declaración final de la Cumbre Extraordinaria del ALBA se incluyan algunas de las ideas presentes en la declaración de la UNASUR, la carta del presidente Maduro al pueblo norteamericano y las intervenciones del presidente cubano, Raúl Castro y el Primer Ministro de Antigua y Barbuda, Gaston Browne.

Con ello, dijo, podríamos cubrir todos los puntos de nuestra denuncia, y para reflejar la justicia de nuestro planteamiento.

Declaró además que se busca una diplomacia de actividades y no de confrontaciones. “Tenemos que conseguir un camino practico para el alivio de las tenciones y conflictos”.

Gonsalves rechazó el decreto ejecutivo del presidente estadounidense Barack Obama de que Venezuela constituye una amenaza y ratificó su compromiso con la aplicación del derecho internacional, la no intervención y la resolución pacífica de los conflictos.

El premier llamó también a los Estados Unidos a evaluar un camino alternativo en sus relaciones con Venezuela.

Invitó al presidente Obama a abrazar un dialogo y derogar el injusto decreto ejecutivo. “Nuestra creencia en la paz y la seguridad interna de la región es invariable”, acotó.

“Venezuela es una sociedad democrática, así lo hemos visto luego tantas elecciones y el funcionamiento de las instituciones democráticas”, subrayó.

Somos amigos del pueblo de EE.UU. y queremos destacar que hay una falta de razón al declarar que un país como Venezuela es una amenaza para la seguridad, sostuvo.

No se debe proceder unilateralmente y de manera intervencionista, agregó.

Gonsalves destacó la idea planteada por el presidente cubano cuando dijo que “la soberanía es sagrada”. Debemos capturar esos elementos esenciales para nuestra declaración, afirmó.

Debemos, señaló, crear un grupo que facilite en dialogo significativo entre EE.UU. y Venezuela. El presidente Obama está convencido de que debe emitir ese documento, que es una amenaza para nosotros y debemos hacerle ver que está sustentado en bases erróneas, sentenció. “El mundo ve que EE.UU. está siendo injusto con nuestros países”.

Debemos protestar contra esta medida unilateral como no solo como el ALBA, sino también como UNASUR, debemos oponernos a esto de manera unificada.

Somos líderes de países independientes, no debemos protestar al gobierno de los Estados Unidos, sino entablar nuestra posición para que sea respetada, concluyó.

Granada: Atmósfera entre EE.UU. y Venezuela es muy dañina

El primer ministro de Granada, Keith Mitchell, lamentó la presente atmósfera entre Estados Unidos y Venezuela, que calificó de “muy dañina” para la región.

Resulta contradictorio que EE.UU. y Venezuela estén en esta situación mientras el país norteamericano alivia las tensiones con Cuba, nación que ha sido agredida por más de 50 años, sostuvo.

Mitchell recordó la figura de Comandante Hugo Chávez y la ayuda que prestara a Granada en el 2004 ante las inclemencias de la naturaleza.

En ese sentido, destacó las contribuciones de Chávez a la integración regional y el bienestar de la región.

Ratificó su solidaridad con el pueblo y Gobierno de Nicolás Maduro y consideró inaceptable el decreto firmado por el presidente Barack Obama el pasado 9 de marzo.

A nombre de la Comunidad del Caribe (Caricom), también expresó el apoyo del Caribe a la nación bolivariana.

Ecuador: Nuestros pueblos están dispuestos a defender cada centímetro de Latinoamérica

Mientras Washington habla de problemas existentes en Venezuela, los presidentes de América Latina se han reunido para decir que Estados Unidos es el problema, destacó Ricardo Patiño, canciller de Ecuador.

Pensar que podían cometer este atropello sin consecuencias, es evidencia de lo poco que conocen a nuestros pueblos. Siguen practicando sus políticas intervencionistas, en un momento donde el único camino que existe es el de la independencia, agregó el jefe de la diplomacia ecuatoriana.

Como ha sucedido anteriormente en Brasil, Nicaragua, Panamá, Cuba, la República Dominicana y en otros países del mundo, ese señalamiento de parte de Washington y las propagandas son la antesala de la intervención incluso de la agresión militar, alertó Patiño.

No se cansa de repetir Washington que el gobierno de Venezuela atenta contra los derechos humanos —el motivo de las sanciones—, pero qué puede decir Estados Unidos sobre derechos humanos, se cuestionó el canciller ecuatoriano.

Patiño añadió que ese mismo país llama a las víctimas civiles de las guerras “daños colaterales”, impone el bloqueo a Cuba, traslada prisioneros de guerra sin ningún respeto a los procesos, miente sobre los gobiernos de países opuestos, implanta dictaduras y tiene las agencias de espionaje que vigilan las comunicaciones.

El diplomático ecuatoriano subrayó que no tiene legitimidad para pedirle cuenta a nadie en materia de derechos humanos, menos a Venezuela.

Si Venezuela resulta una amenaza cualquiera puede ser una amenaza. Tenemos que dejar un mensaje claro: el decreto ejecutivo debe ser eliminado, subrayó.

Por otra parte, exigió mecanismos comunes para derrotar las mentiras, demostrar la verdad y luchar contra el imperialismo.

Asimismo, se refirió a que Obama vive en el pasado, pues las relaciones entre las Américas deben ser basadas en el respeto a la soberanía y la libre determinación.

Debemos ser firmes ante Estados Unidos. Venezuela no está sola, junto a ella están todos los países de Latinoamérica, recalcó.

Nuestros pueblos están dispuestos a defender cada centímetro arrebatado a la violencia, al hambre, a la pobreza en Latinoamérica, concluyó.

San Cristóbal y Nieves: Hemos venido con los principios de la coexistencia pacífica

Timothy Harris, Primer Ministro de San Cristóbal y Nieves, dijo que asistía a su primera Cumbre del ALBA con los principios de la coexistencia pacífica, sobretodo en este momento de desafío que enfrenta Venezuela y el hemisferio.

Añadió que cree en la fuerza de la unión en este momento, porque podemos convertir este riesgo en una oportunidad para la paz.

Las naciones del Caribe, a través de la Organización de Estados del Caribe Oriental, expresamos nuestro apoyo a Venezuela.

Harris reconoció la gratitud de los pueblos caribeños por una solidaridad que no conoce fronteras.

Cuenten con nuestro pueblo y gobierno. “Hemos venido a reafirmar nuestro propio compromiso con solidaridad y soberanía”, concluyó.

Santa Lucía: Gracias por la generosidad con el Caribe

El representante de Santa Lucía, Eustace Vitalis, transmitió en nombre del primer ministro de su país, Kenny Anthony, la solidaridad y el apoyo del país caribeño con el pueblo y el Gobierno de Venezuela en este momento tan difícil.

También agradeció el apoyo y la generosidad que la Revolución Bolivariana y la Revolución Cubana les han brindado históricamente a los pueblos del Caribe.

El vice primer ministro expresó que confía en la pronta solución a la tensión que existe entre Washington y Caracas.

Santa Lucía se suma al rechazo de los pueblos de la región al decreto del presidente Barack Obama que considera a Venezuela como una supuesta amenaza para la seguridad nacional norteamericana, concluyó.

Nicaragua: El pueblo bolivariano es un ejemplo para los pueblos de Nuestra América

El presidente de Nicaragua, Comandante Daniel Ortega, comenzó su intervención expresando su cariño y amor al pueblo de Bolívar y de Chávez.

Ortega felicitó a todas las familias venezolanas de todas las corrientes políticas por cerrar filas en estas difíciles circunstancias y defender la unidad de la patria.

Destacó que varios líderes políticos y religiosos rechazaron esta decisión el gobierno de EE.UU., y han dicho con toda claridad que es una resolución inaceptable, comentó.

“Le digo al pueblo bolivariano que son un ejemplo para los pueblos de nuestra América, están dando la batalla por la independencia y la ciudadanía”, afirmó.

Ortega agregó que ese decreto ejecutivo es una infamia, un crimen.

Recordó las falsas expectativas creadas por el presidente Obama cuando en la cumbre de la América de Trinidad y Tobago dijo que pretendía construir relaciones con América Latina y el Caribe, sustentadas en sus orígenes afro descendientes.

Con el tiempo, reflexionó Ortega, me he dado cuenta de que el presidente de EE.UU. no puede cambiar la naturaleza económica imperialista de lo ese país, por más voluntad que tenga. En EE.UU los presidentes no mandan y cuando se atreven a tomar una decisión los asesinan como hicieron con John F. Kennedy, sostuvo.

Esta declaración aseveró se hace en vísperas de la Cumbre de la Américas en Panamá, donde exaltaremos el derecho de Cuba a participar en estas reuniones y a su independencia, también luego de los anuncios realizados por los presidentes de Cuba y Estados Unidos para avanzar en el restablecimiento de relaciones diplomáticas, por lo que ahora este decreto sobre Venezuela resulta ilógico y ridículo.

“Esta es una medida unilateral cuando y nosotros, los pueblos del mundo, bien podríamos que EE.UU. se ha caracteriza por su política imperialista”, señaló Ortega.

“Nosotros los gobiernos del ALBA si declaramos a Estados Unidos una amenaza para la seguridad del planeta y no es una recurso retórico, es la realidad”.

Nos engañamos con las promesas del presidente Obama cuando dijo que iba a retirar todas sus topas, que cerraría la prisión de Guantánamo, nos esperanzamos cuando llego a la Casa Blanca un demócrata y afro descendiente, pensamos EE.UU. debe cambiar porque el mundo está cambiando, pero no fue así vino el golpe en Paraguay, Ecuador, Bolivia y ahora las campañas para desestabilizar Venezuela, recalcó el mandatario bolivariano.

“Nuestra declaración no tendrá el mismo impacto que el decreto del gobernante norteamericano porque es una declaración de contenido político y moral, porque no está en nuestra naturaleza agredir a Estado Unidos”, remarcó.

Ortega pidió que ideas como el reconocimiento a la valentía del pueblo venezolano, la lucha por la paz, por la plena coexistencia pacífica, queden claras en la declaración.

La declaración de Unasur, añadió, muestra que estos son otros tiempos. Casi el 80% de los miembros de la Celac se han manifestado en contra del decreto del presidente Obama.

Agradeció a Fidel y Raúl por mantener siempre una posición invariable con América Latina.

Vamos a la reunión de Panamá unidos, que nadie nos divide. Exigiremos que se suspenda y bloqueo a Cuba y defenderemos a Venezuela, dijo.

Declaró que el 9 de abril antes de ir a Panamá, Obama se reunirá en Jamaica con los presidentes de Caricom, por lo que sería una buena oportunidad para exigirle que derogue esta decisión y así establecer verdaderas relaciones con los pueblos de América Latina y el Caribe.

“Sería una excelente oportunidad para conversar con él sobre el bloqueo y las relaciones con Venezuela” según Ortega.

Recordó que en la Cumbre de la Américas de Trinidad y Tobago expresó que habían dos grande ausentes: Cuba y Puerto Rico.

A Panamá, dijo, llega Cuba pero sigue ausente Puerto Rico y seguimos luchando porque llegue el día en que esta nación este presente.

Defendió el derecho de los puertorriqueños a ser independientes, los norteamericanos no los quieren como estado, sino como ciervos. “Puerto rico tiene su identidad, no es norteamericano, es caribeño”.

“Iremos a Panamá a hacer énfasis en dos temas esenciales, la defensa de Venezuela y la eliminación del bloqueo a Cuba, solo así diremos que han cambiado las relaciones”, concluyó.

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