Iniziativa su internet: «Obama, Venezuela non è una minaccia»

da www.change.org

L’iniziativa nasce dal rifiuto dell’ordine esecutivo sottoscritto da Obama il 9 marzo scorso nel quale dichiara “un’emergenza nazionale” rispetto alla “minaccia inusuale e straordinaria” per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti, rappresentata dalla “situazione in Venezuela”.

Nel testo la richiesta  fa un appello al governo USA in modo tale che assuma l’obbligo internazionale di  rispettare l’autodeterminazione dei popoli e il diritto che hanno di decidere il proprio cammino.

I firmatari, I movimenti sociali in solidarietà con la Patria Bolivariana e il popolo venezuelano, fanno un appello per far si che il presidente Obama ritiri l’ordine esecutiva contro il Venezuela e “riprenda relazioni diplomatiche normali con il governo legittimamente eletto del Presidente Maduro, sulla base del rispetto mutuo e il principio della non ingerenza negli affari interni dei paesi”.

La richiesta è stata avanzata tramite l’iniziativa:

 “Obama, Venezuela no es una amenaza” sulla pagina web www.change.org, sito gratuito in cui si possono raccogliere firme in appoggio a determinate cause dando anche la possibilità di invitare altre persone a dare il sostegno e sostegno mediante Facebook, Twitter e posta elettronica.

Per visualizzare l’iniziativa cliccare sul il seguente link:

https://www.change.org/p/presidente-de-ee-uu-barack-obama-retiro-inmediato-de-la-orden-ejecutiva-en-contra-de-venezuela

Il link per sottoscrivere in appoggio al Venezuela:

https://www.change.org/p/presidente-de-ee-uu-barack-obama-retiro-inmediato-de-la-orden-ejecutiva-en-contra-de-venezuela

Posizionarsi sul lato destro dove appare “firma esta petición”, scrivere nome, cognome ed un indirizzo email valido, paese, città, e scrive opzionalmente la ragione per cui si sta sottoscrivendo la richiesta. Scegliere inoltre se si desidera condividere tramite facebook, infine scegliere l’opzione “firma”.

Per invitare altre persone ad unirsi all’iniziativa, inviare direttamente uno dei link, corto o lungo, e seguire le istruzioni per unirsi all’appello in appoggio al popolo venezuelano.

La versione corta del link: http://goo.gl/wBRiFI

L’iniziativa su  Twitter: @VzlaNoEsAmenaza http://twitter.com/vzlanoesamenaza/

Facebook: https://www.facebook.com/hugo.chavez.77.

Il gruppo Facebook dell’iniziativa: www.facebook.com/groups/350378428492848

Delcy Rodriguez: «Unasur ratifica lo spirito di libertà e sovranità»

delcy rodriguez quitoda Correo del Orinoco

«Abbiamo ricevuto il sostegno delle nostre nazioni del Sud, il nostro popolo apprezza la fermezza con cui l’Unasur emesso questo comunicato, perché sappiamo che il Venezuela non è solo, nell’ambito diplomatico così come in quello della diplomazia dei popoli», ha dichiarato il Ministro degli Esteri

Il Ministro degli Esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha dichiarato che il comunicato emesso dall’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) dove viene condannata l’ingerenza del governo degli Stati Uniti d’America e dove viene richiesta l’abrogazione del decreto legge che qualifica il Venezuela come una “minaccia inusuale e straordinaria”, ratifica lo spirito di unità, libertà, sovranità e indipendenza dei popoli latinoamericani.

Nell’ambito della trasmissione En contacto informativo in onda su Telesur, dalla sede di Quito, in Ecuador, Rodriguez ha affermato che la riunione dei ministri degli Esteri dei paesi membri dell’Unasur «è stata caratterizzata dallo spirito di libertà dell’America Latina, di quei popoli che da molto tempo hanno deciso di essere liberi e di non voler tornare mai più all’oscurantismo che pretende d’imporre l’imperialismo, in questo caso, con una decisione terribile e sproporzionata (…) con cui si vuole attaccare la sovranità e l’autodeterminazione del popolo venezuelano».

«Portiamo qui il messaggio del nostro popolo – ha spiegato il Ministro degli Esteri – del Presidente Maduro, un messaggio di fermezza, di apertura al dialogo, ma con fermezza e soprattutto uguaglianza con il governo degli Stati Uniti». Definendo il decreto di Barack Obama come un atto emanato da «una classe dirigente che non rispetta alcun principio del Diritto Internazionale, che non aderisce ai principi delle Nazioni Unite».

Il Ministro degli Esteri venezuelano ha espresso gratitudine ai suoi omologhi sudamericani presenti alla riunione di Quito, «coscienti della gravità che rappresenta l’ordine esecutivo, non solo per il Venezuela, ma per l’intera regione, perché potrebbe verificarsi un intervento militare che non sappiamo quando andrà a violare le frontiere del Venezuela».

Ha poi definito la decisione dell’Unasur come storica e affermato che con questa posizione l’organismo «si è opposto all’imperialismo in maniera ferma e contundente». Delcy Rodriguez ha inoltre evidenziato che «non si tratta di politicizzare o ideologizzare lo scontro in atto, ma di confermare che nellà diversita possiamo essere uniti di fronte a cose grandi, dinanzi a grandi sfide storiche».

Il popolo venezuelano continuerà a stare in trincea, a lottare in difesa della propria sovranità e autodeterminazione, «perché il Venezuela si pone dinanzi ai popoli con la diplomazia bolivariana, che è di pace. Di fronte alla politica bellicista dell’amministrazione statunitense, noi sosteniamo la diplomazia della pace».

«Abbiamo ricevuto il sostegno delle nostre nazioni del Sud, il nostro popolo apprezza la fermezza con cui l’Unasur emesso questo comunicato, perché sappiamo che il Venezuela non è solo, nell’ambito diplomatico così come in quello della diplomazia dei popoli», ha sottolineato la dirigente bolivariana.

Nel comunicato emesso dall’organismo sudamericano, i paesi membri ratificano «il rigetto del Decreto Esecutivo del Governo degli Stati Uniti d’America, approvato il 9 marzo del 2015, in quanto costituisce una grave minaccia interventista, diretta contro la sovranità e al principio di non intervento negli affari interni di altri Stati».

Inoltre, esigono che il governo degli Stati Uniti s’impegni a «valutare e implementare soluzioni alternative per il dialogo con il governo del Venezuela, basate sul principio di rispetto della sovranità e dell’autodeterminazione dei popoli. Di conseguenza – chiedono – l’abrograzione del Decreto Esecutivo».

Infine, il blocco di integrazione ha ribadito il suo impegno per la piena osservanza del Diritto Internazionale, la Risoluzione Pacifica delle Controversie e il principio di non Intervento.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione a cura di Fabrizio Verde]

AN aprueba Ley Habilitante Antiimperialista

por AVN

La mayoría bolivariana de la Asamblea Nacional aprobó este domingo la Ley Habilitante Antiimperialista para la Paz, que autoriza al presidente de la República, Nicolás Maduro, dictar decretos con rango, valor y fuerza de ley que permitan fortalecer la paz y la defensa, ante la agresión del gobierno de Estados Unidos, que incrementó su agresión al país, al declarar a Venezuela una “amenaza inusual y extraordinaria” para su seguridad.

La ley, solicitada el pasado martes por el jefe de Estado, consta de cuatro artículos.

En su primer artículo, autoriza al Mandatario nacional para que en Consejo de Ministros dicte decretos de conformidad con los artículos 203 y 236 de la Constitución Nacional, para que ” reforme leyes en el ámbito de la libertad, la igualdad, justicia y paz internacional, la independencia, la soberanía, la integridad territorial y la autodeterminación nacional”.

Dicho artículo, igualmente, refiere la importancia de proteger al pueblo de la injerencia de otros países y de las actuaciones de entes económicos transnacionales, así como establecer alianzas con países de la región latinoamericana y caribeña.

La Ley Habilitante Antiimperialista para la Paz estará vigente hasta el próximo 31 de diciembre de 2015.

Díaz: “Lo que está detrás aquí, señores, es la intención impune de ponerle la mano a la riqueza de Venezuela”

La Asamblea Nacional (AN) realiza este domingo en segunda discusión la Ley Habilitante Antiimperialista solicitada por el presidente Nicolás Maduro el pasado martes, mecanismo jurídico que buscará defender la paz y soberanía de Venezuela.

La segunda vicepresidenta de la AN, Tania Díaz, señaló que es fundamental aprobar la Ley Habilitante Antiimperialista, solicitada por el presidente de la República, Nicolás Maduro, ante la Asamblea Nacional (AN) para que defienda la soberanía nacional y a todos los venezolanos de las agresiones del Gobierno de EEUU contra Venezuela.

“Lo que está detrás aquí, señores, es la intención impune de ponerle la mano a la riqueza de Venezuela, como lo han hecho en otras naciones; lo que está detrás de eso es la intención del señor Obama, junto con sus secretarios, de poner restricciones comerciales a la riqueza venezolana, de hacer un bloqueo comercial, un bloqueo económico de manera impune y silenciosa, y con la alcahuetería de las grandes transnacionales, los medios de comunicación y esta bancada de la derecha”, alertó la diputada.

Ortega: Obama debe derogar ese decreto que abre las puertas a la agresión militar

El diputado Saúl Ortega, exigió este domingo, durante la segunda discusión de la Ley Habilitante, la derogación de las medidas contra Venezuela promovidas por el imperialismo norteamericano

Ortega manifestó el rechazo que los diputados revolucionarios al comunicado emitido el pasado lunes 9 de marzo, en el cual, el gobierno de Estados Unidos declaraba a Venezuela “una amenaza inusual y extraordinaria”

“solicitemos a Obama derogar ese decreto que abre las puertas a la agresión militar y al bloqueo y rechazar el injerencismo” dijo el diputado.

Instó seguir el mismo ejemplo de la Unidad de Naciones Suramericanas (Unasur), la cual el día de ayer, luego de la Asamblea Extraordinaria celebrada en Ecuador, rechazó este nuevo ataque imperial contra Venezuela y exigió derogar esta medida contra la soberanía venezolana.

Herrera: Decreto de Obama “es también una agresión contra todos los pueblos de América”

El diputado por el Partido Socialista Unido de Venezuela, Earle Herrera, manifestó este domingo que el decreto ley que firmó el presidente de Estados Unidos, Barack Hussein Obama, contra Venezuela es también una agresión contra todos los pueblos de América y del mundo porque marca un precedente de intervención en el que se atribuye el derecho de intervenir en la política interna y en el sistema de justicia de los países.

Tania Díaz, vicepresidenta de la AN / Foto AN

Directiva de la AN durante sesión Antiimperialista / Foto AN

Aprobatoria de Habilitante por parte de la AN / Foto AN

Fotos: Asamblea Nacional

Voz antiimperialista del pueblo revolucionario resuena en Caracas

por AVN

La algarabía rebelde del pueblo revolucionario se escucha con fuerza este domingo en varios puntos del centro de Caracas, para ratificar el carácter antiimperialista de la Revolución Bolivariana, ante la más reciente agresión del Gobierno de Estados Unidos que aprobó un decreto ley que declara a Venezuela una “amenaza inusual y extraordinaria” para la seguridad estadounidense. 

Personas de la tercera edad, con discapacidad, jóvenes, movimientos de mujeres, representantes de los partidos Socialista Unido de Venezuela (Psuv) y Comunista de Venezuela (PCV), así como el poder popular caraqueño y de otras entidades del país participan en esta concentración.

Tal es el caso de Cruz Aguilar, quien se trasladó desde el estado Vargas para acompañar la movilización, que a esta hora de la tarde se encuentra en la avenida Urdaneta de Caracas y seguirá hasta el Palacio de Miraflores.

Al condenar la declaración del presidente de Estados Unidos, Barack Obama, de considerar a Venezuela una amenaza para ese país, Cruz señaló: “Esas agresiones van a ser todo el tiempo. Mientras tengamos un país independiente, Estados Unidos cree que nosotros somos patio trasero de ellos y eso es negativo”.

En declaraciones ofrecidas al equipo de la Agencia Venezolana de Noticias (AVN), el varguense recordó que fue el líder revolucionario, Hugo Chávez, quien logró el sentido de pertenencia que hoy tiene el pueblo por su país.

“El comandante Chávez le levantó la moral a un pueblo que estaba dormido y que jamás pensó salir al paso a Estados Unidos”, expresó.

Tras ser consultado sobre la solicitud de la Ley Habilitante Antiimperialista, que este domingo se discute en la Asamblea Nacional (AN), Cruz agregó: “Pienso que es una ley para reafirmar más la democracia y para que los quieran invadir nuestra patria estén conscientes que nosotros estamos viviendo en democracia y en libertad”.

De El Junquito, Caracas, también se trasladó hasta la avenida Urdaneta Mara Hernández, quien envió palabras de apoyo al jefe de Estado, Nicolás Maduro.

“Venezuela es Venezuela y nadie va a venir a meterse con nosotros. Presidente, cuente con todo este pueblo”, dijo.

Destacó que Venezuela es una nación de paz, en contraste con Estados Unidos. “(Barack) Obama es una persona que menciona mucho la paz, pero no la aplica”, sostuvo.

Igualmente, para acompañar esta concentración, Angélica García, de la parroquia caraqueña El Valle, se movilizó hasta la Plaza Bolívar de Caracas, donde respaldó el llamado a la paz hecho por el presidente Maduro.

“Venezuela es un país de paz, pero no por eso vamos a permitir que venga Estados Unidos a meterse en nuestros asuntos. Hago un llamado a la movilización permanente para que Estados Unidos sepa que aquí un pueblo organizado y preparado”, manifestó.

Respaldo a Venezuela

A la par de esta concentración, trabajadores de Cantv, la telefónica nacional, marchan en Caracas hasta el Palacio de Miraflores para entregar dividendos por el orden de los 2.200 millones de bolívares, producidos por esta empresa del Estado en 2014.

Estos dividendos representan 10% más del monto alcanzado en 2013, cuando la empresa entregó 2.100 millones de bolívares en dividendos, lo cual demuestra que las empresas estatales pueden ser tanto o más productivas que las empresas privadas.

Ambas movilizaciones se suman a las actividades que se realizaron en otros países de la región en respaldo a Venezuela, como Nicaragua, Argentina, Ecuador y El Salvador, así como el contundente respaldo al pueblo de Simón Bolívar por parte de la Unión de Naciones Suramericana (Unasur) y la Alianza Bolivariana para los pueblos de Nuestra América (Alba).

El pasado lunes, Estados Unidos sumó una nueva escalada de agresión contra la soberanía y la democracia de Venezuela con la firma del presidente de ese país, Barack Obama, de una ley en la que declara a Venezuela como una “amenaza extraordinaria e inusual a la seguridad nacional y política exterior estadounidense”.

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(VIDEO) Si affaccia in Europa la Nuova ALBA dei popoli

di Ciro Brescia

il 13 marzo 2015 a Roma presso la Sala della Camera dei Deputati, dedicata all’ex Presidente della Repubblica e partigiano socialista “Sandro Pertini”, si è tenuta l’annunciata conferenza “L’ALBA di una Nuova Europa”, organizzata dalla Commissione Esteri del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Hanno preso parte all’importante evento storiche figure del giornalismo italiano come Gianni Minà, direttore della rivista Latinoamerica e tutti i Sud del mondo, professori universitari come l’economista Luciano Vasapollo, responsabile della Rivista CESTES-PROTEO ed esponente della Rete dei Comunisti, il vicepresidente della Commissione Esteri della Camera Alessandro Di Battista, nonché il Professore Basco marxista, Joaquín Arriola.

In sala hanno preso posto ed ascoltato con molta attenzione gli interventi dei ponenti, giornalisti ed attivisti ecologisti, sociali e politici, come Marinella Correggia, Geraldina Colotti, Federica Zaccagnini, Fabio Marcelli, Fulvio Grimaldi, Giulietto Chiesa.

Erano presenti e sono intervenuti diplomatici e rappresentati politici dei paesi aderenti all’ALBA-TCP, come l’ecuatoriano Juan Holguín, ed il Segretario Esecutivo dell’ALBA-TCP, il venezuelano Bernardo ÁlvarezVeronica Rojas Berrios, Viceministro Affari Esteri del Nicaragua.

Sono intervenuti anche Roger López Garcia, consigliere politico dell’Ambasciata cubana e il consigliere della Repubblica Plurinazionale della Bolivia, Luis Arce Catacora.

In sala anche gli ambasciatori e l’ambasciatrice – con i relativi corpi diplomatici – della Repubblica Bolivariana del Venezuela presso la Repubblica Italiana Julián Isaías Rodríguez Díaz, presso la FAO, Gladys Urbaneja Duran e presso lo Stato Vaticano Germán José Mundaraín Hernández, nonché la Console Generale a Napoli Amarilis Gutiérrez Graffe

Decine di attivisti del M5S, tra i quali il deputato Carlo Sibilia e il vice-presidente della Camera dei Deputati, Luigi Di Maio.

Dopo questa data la storia politica del M5S si divide tra un prima e un dopo, e lo stesso si può dire della storia politica del paese nonché delle sorti del continente. Tutto questo può avere un suo peso nei prossimi tempi e dare fiducia alle proposte alternative nelle politiche del vecchio continente. 

Il convegno è stato moderato dal deputato Manlio Di Stefano, Capogruppo Commissione Affari Esteri M5S il quale ha sottolineato come il convegno significhi un avanzamento verso una più profonda interlocuzione tra realtà e paesi diversi in cerca di una soluzione alle politiche di austerità della BCE, del FMI, della BM e di tutte le istituzioni che hanno lo scopo di applicare i diktat neoliberisti. 

Riportiamo qui di seguito i video dell’evento.

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Tenemos mucho para dar, mucho para cambiar

por Página/12

Con una verdadera fiesta en la calle cerraron los tres días de debates, con la presencia de dos ministros. Se leyó el Manifiesto de Buenos Aires, que repudia el imperialismo y los intentos desestabilizantes desde el exterior.

Tras tres días de exposiciones y conferencias en el salón del Teatro Nacional Cervantes, el Foro Internacional por la Emancipación y la Igualdad tuvo un cierre a la luz del día, en plena calle. Varios de los exponentes que nutrieron la propuesta organizada por la Secretaría de Coordinación Estratégica para el Pensamiento Nacional, como el brasileño Emir Sader, la portuguesa Marisa Matías, el español Iñigo Errejón Galván y el ministro de Economía, Axel Kicillof, celebraron sobre un escenario ubicado en plena avenida Córdoba la clausura del foro: “Damos la lucha hoy y siempre por esas dos palabras que le dan nombre: emancipación e igualdad”, concluyó, a los gritos, el titular del organismo organizador, Ricardo Forster. “Tenemos mucho para dar, mucho para cambiar y estamos decididos a hacerlo”, completó la ministra de Cultura, Teresa Parodi, donde en el Ejecutivo se ancla la secretaría responsable del encuentro.

Pasadas las 18 culminó el último panel del encuentro internacional que reunió referentes de renombre dentro de los campos de las ciencias sociales, políticas y económicas de América latina y el resto del mundo. Hacia el final de las ponencias de la mesa de cierre del foro, dedicada a desentrañar la relación entre la juventud y la política (ver aparte), todos salieron a la calle. “Era necesario cerrar esto en la calle”, gritó con alegría Forster ante un público entusiasta. Las banderas de La Cámpora se colgaron de los andamios instalados para arreglar la fachada del Cervantes y se expusieron más que las de las demás organizaciones que participaron de las jornadas. Ayer, uno de los integrantes del último panel del encuentro fue Mariano Recalde, integrante de esa agrupación y flamante precandidato a jefe de Gobierno porteño por el Frente para la Victoria. También compartió el escenario, aunque dejó su arenga política dentro del teatro.

El cierre al aire libre, la jugada política del evento organizado por Forster, tuvo como introducción la lectura del Manifiesto de Buenos Aires por la Emancipación y la Igualdad, el documento de cierre del foro en el que sus participantes expresaron su “compromiso público y mundial con las luchas sociales y políticas que en este momento anida la humanidad en aras de construir un destino mejor para nuestros pueblos”, y acordaron un conjunto de “prioridades que deberán guiar del ideario social y político de nuestros pueblos y sus líderes en los próximos años” (ver aparte).

El repudio a “los intentos destituyentes por parte de los países poderosos, asociados a empresas multinacionales y a grandes medios de comunicación” es una de las prioridades planteadas en aquel documento final y la idea inicial que expresó Forster ante la juventud militante en la puerta del Cervantes. “Estamos hoy y estaremos siempre con las democracias y pueblos de América latina”, arengó. El secretario de Coordinación Estratégica para el Pensamiento Nacional relacionó los tres días de “debate continuo de ideas” con “tres horas y media” de discurso de la presidenta Cristina Fernández de Kirchner a propósito de la inauguración de las sesiones legislativas ordinarias “que el pueblo escuchó firme en la plaza” de los dos Congresos. “Le decimos a la prensa miserable que estamos dispuestos a escuchar tres horas de discurso de una presidenta democrática y a pasar tres días debatiendo, en democracia, en un espacio público”, dedicó y, antes de agradecer a la primera mandataria y a Parodi por creer en la propuesta del foro, concluyó: “Damos la lucha hoy y siempre por esas dos palabras que forman su nombre: emancipación e igualdad”.

La ministra de Cultura aprovechó el micrófono para expresarse “conmovida por los intercambios, las experiencias y las ideas expresadas” durante el foro, al que inauguró y le dio cierre. “Estos tres días demostraron que tenemos mucho para dar, mucho por cambiar y que estamos decididos a hacerlo”, consideró. Kicillof, a su turno, eligió destacar “la hermandad de los pueblos” que significaron “cada una de las mesas que integraron el foro”. “La hermandad entre los pueblos de América latina, entre los de América latina y Europa, entre los que luchan para transformar el mundo en algo mejor no es una entelequia, sino una realidad, y aquí quedó demostrado”, resumió.

El secretario ejecutivo del Consejo Latinoamericano en Ciencias Sociales, sociólogo y cientista político Emir Sader agradeció a la Argentina “la posibilidad” de “dar esta clase de debates de cara a la sociedad” y abogó por “la derrota eterna de la derecha argentina”. “Nunca más volverán”, deseó. Iñigo Errejón Galván también agradeció “la calidez” del país y se refirió a “las derechas”. “América latina demostró que los gobiernos deben responder a quien los elige. A Europa le ha llegado la hora de los pueblos, la hora en la que los gobiernos estén al servicio de su gente”, concluyó el secretario de estrategia política de Podemos, la flamante alternativa progresista en la política española.

Venezuela amenazada

por Luis Britto García

1

¿Cómo Venezuela puede ser considerada “amenaza extraordinaria e inusual a la seguridad nacional y política exterior estadounidenses”? Somos  país de extensión mediana, modesto desarrollo industrial, armamento convencional, ejército con moderado número de efectivos y desde que liberamos lo que ahora son cinco repúblicas a principios del siglo XIX, nunca hemos agredido a otro pueblo.

2

Venezuela amenaza con el ejemplo. El Imperio vive de la predación de los recursos naturales y las industrias básicas de las naciones periféricas. Venezuela es elocuente demostración de que un país puede utilizar los unos y las otras en beneficio de su pueblo por vías democráticas y constitucionales.

3

El Imperio recurrirá a ocho vías complementarias para aniquilar a Venezuela. La primera, la profundización de la guerra económica con un bloqueo progresivo a fin de forzar un resultado adverso al bolivarianismo en las elecciones para el Poder Legislativo. La segunda, utilizar dicha esperada  mayoría en un golpe de Estado parlamentario a la paraguaya. La tercera, la intensificación del terrorismo  por  paramilitares y mercenarios para simular un escenario de “guerra civil”. La cuarta, para coronar dicho montaje intentar un magnicidio o un atentado de falsa bandera.  La quinta, intervención militar de otro país de la región. La sexta, agresión directa con  tropas y equipos imperiales, desde las bases que ya ocupan en América Latina y el Caribe. La séptima, la  campaña mediática para ocultar y deformar ante el país y el mundo la naturaleza de las agresiones anteriores. La octava, agresión diplomática para arrancar de las instancias internacionales veredictos condenatorios para el país. 

4

¿Cómo salvarnos? Combatamos la guerra económica que desmoraliza a la ciudadanía, con la asunción por el Estado del control de las importaciones básicas, con implacables sanciones contra empresas de maletín y cómplices en fraudes cambiarios, acaparadores, especuladores, bachaqueros y contrabandistas de extracción, y con la promulgación de leyes para tipificar  delitos financieros, traición a la patria e infracciones a la seguridad.  Ganemos las elecciones parlamentarias con candidatos de reputación inmaculada, no incursos en delitos ni corruptelas.

5

Así como terceriza su economía, Estados Unidos terceriza sus ejércitos. Primero los integra con mercenarios reclutados entre sus hispanos, sus afroamericanos, sus marginales; luego, funda, financia y pertrecha organizaciones terroristas compuestas de sicarios y terroristas a sueldo como Al Qaeda y el Daesh. Lo más probable es que la agresión a Venezuela  se tercerice a través de un tercer país o de sus fuerzas paramilitares, que han infiltrado profundamente nuestra sociedad. Muchos de sus integrantes fueron detenidos actuando durante las oleadas terroristas de 2014. Es precisa una tarea conjunta de inteligencia entre organismos de seguridad y movimientos sociales para localizar y neutralizar estos invasores silenciosos antes de que se movilicen de nuevo. En todo caso, no es seguro el triunfo de los agresores.

6

Extrememos las medidas de seguridad para dirigentes y figuras claves, así como para instalaciones y personas estadounidenses. Convenzamos a países vecinos que llevan medio siglo combatiendo infructuosamente una insurrección interna, de que les sería imposible vencer contra una sublevaciones interna y otra externa. 

7

En las agresiones imperiales, el ejército convencional del país víctima es a veces destruido a las pocas semanas. Lo que decide el conflicto es la resistencia popular. El pueblo venezolano no puede esperar a que caigan las bombas para preparar su defensa. Organizaciones populares, movimientos sociales, sindicatos, partidos, comunas, cooperativas, deben desde ya coordinar con el gobierno y el ejército regular respuestas,  estrategias de supervivencia y coordinación para preparar la guerra del pueblo.

8

Hemos construido un sistema de medios de servicio público, comunitarios y alternativos que nos permiten manejar la batalla comunicacional interna.  Reformemos y dinamicemos sin contemplaciones este sistema para llevarlo a su máxima eficacia. Utilicemos los satélites de que disponemos para llevar este mensaje al mundo.

9

Venezuela ha hecho casi más que cualquier otro país por el desarrollo de una diplomacia multipolar. Incorporada al Mercosur,  impulsora de  organizaciones integracionistas latinoamericanas como el ALBA, la CELAC y UNASUR que excluyen a Estados Unidos y Canadá. Venezuela ha consolidado relaciones con Asia y África y con los No Alineados. Estas redes diplomáticas tienen peso en los organismos internacionales y deben ser usadas para propiciar  en el Consejo de Seguridad de la ONU el veto de Rusia y China, impenetrable escudo contra  intervenciones. Cuba pudo. Nosotros también.

Kerry: «Negozieremo con Assad»

da al manar

Gli Stati Uniti dovranno negoziare con il presidente siriano Bashar al-Assad per porre fine alla crisi, che entra ora nel suo quinto anno. Lo ha dichiarato, oggi, il Segretario di Stato USA, John Kerry, nel corso di un’intervista concessa alla CBS.

«Beh, alla fine dobbiamo negoziare. Siamo sempre stati disposti al negoziato, nel contesto del processo di Ginevra», ha dichiarato Kerry durante l’intervista.

Tra l’altro, ha sottolineato che Washington sta lavorando duramente per “riprendere” gli sforzi e trovare una soluzione politica per porre fine alla guerra.

«Assad non voleva negoziare», ha detto Kerry.
«Quindi, che sia  pronto ad avere un serio negoziato in merito all’attuazione di Ginevra I, naturalmente, se le persone sono disposte a farlo. E quello che stiamo facendo è convincerlo a a fare questo», ha così risposto quando gli è stato chiesto circa la volontà di negoziare con Assad.

«Si tratta di una delle peggiori tragedie che nessuno di noi ha mai visto sulla faccia del pianeta», ha aggiunto Kerry, nell’intervista registrata nella località egiziana di Sharm el-Sheikh.

Inoltre, ha insistito sul fatto che, nonostante la sfida della lotta condotta dagli Stati Uniti contro l’Isis, Washington è ancora focalizzata sul porre fine alla crisi siriana.

«Stiamo aumentando i nostri sforzi in modo molto significativo, lavorando con l’opposizione moderata, ma fare molto di più», ha spiegato Kerry.
«Stiamo perseguendo una pista diplomatica. Abbiamo avuto colloqui con un numero di diversi giocatori critici in questa tragedia», ha aggiunto.

La Russia, che ha stretti legami di Assad, ha contribuito a avviare i colloqui di Ginevra II nel 2013, che sono stati finalizzati per favorire una transizione politica basata su i precedenti negoziati di Ginevra I.

Kerry si è riunito a Ginevra all’inizio di marzo con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov per discutere le modalità per portare tutte le parti al tavolo dei negoziati.

«Stiamo lavorando molto duramente con le altre parti interessate per vedere se siamo in grado di raggiungere un risultato diplomatico», ha affermato il Segretario di Stato USA.

Infine Kerry, ha evidenziato che il presidente Usa, Barack Obama «è molto investito dal problema e si è concentrato su di esso con l’intento di vedere cosa possiamo fare per cambiare la rotta».

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Ante la agresión e insolencia imperial,  la solidaridad y lucha activa

En defensa de la República Bolivariana de Venezuela
Las y los participantes del Encuentro Continental Contra la Minería y por la Soberanía Popular que se realiza en la ciudad de Mataquescuintla, Jalapa, Guatemala durante los días del 11 al 16 de marzo del 2015, delegados de 60 organizaciones de 16 países – Guatemala, El Salvador, Brasil, Perú, Honduras, República Dominicana, Colombia, Haití, Costa Rica, México, Argentina, Canadá, Estados Unidos de América, Sudáfrica, Noruega e Islandia – convocados por la Articulación de Movimientos Sociales hacia el ALBA; ante la nueva agresión de los Estados Unidos de Norteamérica en contra de la República Bolivariana de Venezuela. 
Expresamos:
1. Nuestro profundo reconocimiento al rol que la Revolución  Bolivariana de Venezuela ha jugado en el impulso de procesos de integración Sur-Sur, en la constitución del proyecto ALBA, CELAC, y conjuntamente con los BRICS, en los esfuerzos por constituir un cambio radical en el orden mundial y en el debate sobre la necesidad de transitar a un nuevo modelo civilizatorio que rompa con el capital y su naturaleza depredadora y destructiva. 
2. El incondicional e irrestricto respaldo al Gobierno, democráticamente electo, de la República Bolivariana de Venezuela y al Presidente Compañero Nicolás Maduro, que ha logrado de manera exitosa desmontar una y otra vez, la conocida estrategia intervencionista y de desestabilización impulsada desde el Imperio y sus secuaces, que pretende nada menos que derrocar el proceso revolucionario, apropiarse de las reservas de petróleo  e instalar un régimen títere subordinado a los capitales  transnacionales e intereses imperiales.
3. Denunciamos que la guerra mediática, la guerra económica, los atentados terroristas, las guarimbas, los intentos de Golpe de Estado, las operaciones encubiertas y creación de grupos paramilitares han pretendido desmoralizar, debilitar y resquebrajar el apoyo popular al proceso revolucionario.
 
4. Valoramos altamente que todas esas maniobras de la derecha y el imperio, han sido enfrentadas de manera exitosa y decidida por el Pueblo venezolano, conducido por su gobierno; por ello, ante el fracaso del último intento de golpe de estado, que contó con la participación directa de Estados Unidos y motivó que se decretara medidas legítimas y necesarias en defensa de la soberanía nacional, la reacción imperial ha sido provocar una escalada de agresiones que desembocaron en un decreto que declara “una emergencia nacional con respecto a la amenaza inusual y extraordinaria para la seguridad nacional y la política exterior de Estados Unidos representada por la situación en Venezuela”.
5. Ante la gravedad de las implicaciones que conlleva ese decreto, expresamos nuestro más enérgico rechazo ante la amenaza vertida por parte de los Estados Unidos de Norteamérica en contra de la República Bolivariana de Venezuela y reafirmamos que la principal amenaza para la humanidad lo constituye el gobierno imperialista estadounidense, encabezado por Barak Obama. 
6. Nos  sumamos a las voces de los pueblos de nuestra Patria Grande quienes una y otra vez hemos sido explícitos en defender, con los medios necesarios, no solamente la Revolución Bolivariana de Venezuela sino el resto de los procesos emancipatorios y revolucionarios en Nuestra América.
7. Llamamos a los países del ALBA y a los que apoyan a Venezuela, a tomar las medidas necesarias para defender la República Bolivariana de Venezuela, redefinir sus relaciones con los Estados Unidos y profundizar los procesos revolucionarios que están en marcha.
8. Convocamos a los movimientos sociales y pueblos de nuestra Patria Grande a movilizarnos mediante la lucha y solidaridad activa en contra la injerencia imperial y en defensa de la Revolución Bolivariana de Venezuela.
Por la Defensa de Nuestra Patria Grande
Sí a la Vida, No a la Agresión e Intervención Imperialista
 
Mataquescuintla, Guatemala 12 de marzo de 2015

(VIDEO) Unasur solicita derogación de decreto EEUU contra Venezuela

CAGPzHTUMAAU32c.jpg:largepor TeleSur

Los Estados miembros de la Unión de Naciones Suramericanas (Unasur) manifestaron su rechazo al decreto ejecutivo del Gobierno de Estados Unidos aprobado el pasado 9 de marzo porque “constituye una amenaza injerencista a la soberanía y al principio de no intervención en los asuntos internos de otros Estados”, afirmó el canciller de Uruguay, Rodolfo Nin Novoa, quien le dio lectura al texto institucional. En el comunicado, Unasur solicita a los Estados Unidos la derogación del decreto ejecutivo que declara a Venezuela como una “amenaza” a la seguridad de ese país. El organismo considera que el Decreto “constituye una amenaza injerencista a la soberanía y al principio de no intervención en los asuntos internos de otros Estados”.

Asimismo, reafirmaron su compromiso “con la plena vigencia del derecho internacional, la solución pacífica de las controversias y el principio de no intervención”. También reiteraron su llamado a que “los Gobiernos se abstengan de la aplicación de medidas coercitivas unilaterales que contravengan el derecho internacional”

En este sentido, instaron a Estados Unidos a evaluar y poner en práctica “alternativas de diálogo con el Gobierno de Venezuela bajo el principio de soberanía de los pueblos”.

Por otro lado, el canciller uruguayo indicó que seguirán acompañando “el más amplio diálogo político con todas las fuerzas democráticas venezolanas con el pleno respeto al orden constitucional, los derechos humanos y los estados de derecho”. Expresa que la situación interna en Venezuela debe ser resuelta por los mecanismos democráticos previstos en la Constitución venezolana.

También manifestaron su apoyo para las próximas elecciones parlamentarias en el país suramericano “convencidos de la importancia del mantenimiento del orden constitucional así como al democracia y la más plena vigencia de todos los derechos humanos fundamentales de Unasur”.

A continuación, el texto de los dos comunicados:

Comunicado de la Unión de Naciones Suramericanas sobre el Decreto Ejecutivo del Gobierno de los Estados Unidos sobre Venezuela

Los Estados miembros de la Unión de Naciones Suramericanas manifiestan su rechazo al Decreto Ejecutivo del Gobierno de los Estados Unidos de América, aprobado el 9 de marzo de 2015, por cuanto constituye una amenaza injerencista a la soberanía y al principio de no intervención en los asuntos internos de otros Estados.

Los Estados Miembros de UNASUR reafirman su compromiso con la plena vigencia del Derecho Internacional, la Solución Pacífica de Controversias y el principio de No

Intervención, y reiteran su llamado a que los Gobiernos se abstengan de la aplicación de medidas coercitivas unilaterales que contravengan el Derecho Internacional.

UNASUR reitera el llamado al gobierno de los Estados Unidos de América para que evalúe y ponga en práctica alternativas de diálogo con el gobierno de Venezuela, bajo los principios de respeto a la soberanía y autodeterminación de los pueblos. En consecuencia, solicita la derogación del citado Decreto Ejecutivo.

Mitad del Mundo, Quito, 14 de marzo de 2015

Comunicado de la Unión de Naciones Suramericanas sobre la continuación del diálogo político en Venezuela

Los Estados Miembros de UNASUR renovaron el mandato contenido en la Resolución 02-2014 de la Comisión de Cancilleres para seguir acompañando, con el apoyo de

la Secretaria General, el más amplio diálogo político con todas las fuerzas democráticas venezolanas, con el pleno respeto al orden institucional, los derechos humanos y el estado de derecho.

Los Estados Miembros de UNASUR expresan que la situación interna en Venezuela debe ser resuelta por los mecanismos democráticos previstos en la Constitución venezolana. Los Estados Miembros de UNASUR manifiestan su apoyo para la celebración de las próximas elecciones parlamentarias, convencidos de la importancia del mantenimiento del orden constitucional así como de la democracia y la más plena vigencia de todos los derechos humanos, principios fundamentales de UNASUR.

Mitad del Mundo, Quito, 14 de marzo de 2015

En contexto

El lunes pasado, el Gobierno norteamericano sumó una nueva agresión contra la soberanía y la democracia de Venezuela cuando el presidente de Estados Unidos, Barack Obama, firmó una orden ejecutiva que declara a Venezuela como una “amenaza extraordinaria e inusual a la seguridad nacional y política exterior estadounidenses”.

El documento fue rechazado por gran parte de la comunidad latinoamericana, que apoyó a Venezuela en la defensa de su soberanía.
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(FOTO) Maniobras cívico-militares en defensa de la Patria

img_92331426360116por AVN

Con la realización desde este sábado y por los próximos 10 días del Ejercicio Nacional Escudo Bolivariano, el poder popular y la Fuerza Armada Nacional Bolivariana (FANB) ratifican su voluntad de vencer, destacó el ministro para la Defensa, Vladimir Padrino López, al ofrecer declaraciones desde Fuerte Tiuna, Caracas, donde dirigió la maniobra cívico militar en la que participan 80.000 soldados y 20.000 civiles. Explicó que estos “son ejercicios que fortalecen el apresto, identifican más al soldado con su tarea, con su misión, con su voluntad de vencer”, manifestó.

En el ejercicio participaron soldados, trabajadores, milicianos y voceros comunitarios, movilizados tras la agresión del gobierno de Estados Unidos, cuyo presidente, Barack Obama, firmó el pasado lunes una orden ejecutiva que declara a Venezuela como una “amenaza extraordinaria e inusual a la seguridad nacional y política exterior estadounidense”.

En este sentido, el general Padrino López señaló que “nosotros estamos en la obligación constitucional de garantizar nuestra independencia, la soberanía, la integridad de nuestros espacios geográficos”, señaló el ministro.

Indicó que este sábado se activaron las siete Regiones Estratégicas de Desarrollo Integral (Redi), además de las 24 Zonas de Desarrollo Integral (Zodi) y las Áreas de Defensa Integral, para poner en marcha la estrategia de defensa del pueblo.

Padrino López precisó que la Armada Bolivariana de Venezuela desarrollará los ejercicios hacia el Golfo de Venezuela, mientras que la Infantería de Marina participará en otra práctica en Puerto Cabello, estado Carabobo; otros serán en Amuay, Falcón, y en Apure.

El ministro explicó que estos ejercicios tiene como objetivo potenciar la defensa integral de la nación, lo cual está establecido en el artículo 322 de la Constitución Nacional, referido a que la seguridad del país es responsabilidad del Estado, pero su defensa corresponde a todos los venezolanos.

“La defensa de la patria le corresponde a todos los venezolanos y allí debe incorporarse la empresa privada, las instituciones públicas, todas las instancias de Gobierno y del Estado. Y también el artículo 326 habla de la corresponsabilidad en todos los asuntos de la defensa de la nación”, recordó.

En transmisión de Venezolana de Televisión, destacó que en estos ejercicios participan los cuatro componentes de la FANB : Ejército Nacional Bolivariano, Armada Bolivariana de Venezuela, Aviación Militar Bolivariana y la Guardia Nacional Bolivariana (GNB).

Prácticas en todo el país

La mañana de este sábado, se efectuó el ejercicio militar en el estado Anzoátegui, con la participación del cuerpo de combatientes de seguridad marítima en las instalaciones de Bolivariana de Puertos (Bolipuertos), en Guanta.

De igual forma, en Sucre, civiles y militares realizaron ejercicios de exploración y control de áreas en la Base Naval Francisco Javier Gutiérrez.

En Paraguaná, estado Falcón, el cuerpo de combatientes de la Refinería de Petróleos de Venezuela y la Milicia Bolivariana participaron en el ejercicio de seguridad y defensa de la empresa, la segunda más grande del mundo en su tipo.

Está previsto que este sábado también se realicen maniobras cívico militares en Vargas, Mérida, Cojedes, Bolívar y Nueva Esparta.

El pasado martes, el presidente de la República, Nicolás Maduro, convocó al pueblo venezolano a participar en el Ejercicio Nacional de Escudo Bolivariano, como mecanismo para definir los puntos de defensa ante cualquier agresión estadounidense contra Venezuela.

“Hago el llamado más sincero y profundo a toda Venezuela, a nuestra FANB, ejemplo de disciplina, cohesión, concepto estratégico y capacidad operativa, a participar (…) en todos los estados, a incorporarse y apoyar a la FANB y a la Milicia Nacional Bolivariana en este ejercicio necesario para marcar los puntos defensivos y que nuestra patria no la toque nadie, no la toque la bota yankee nunca”, llamó el Presidente.

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¿Por qué Barack Obama ataca a Venezuela?

La nación sudamericana lejos de representar una amenaza para la seguridad de Estados Unidos, promueve la cooperación y las relaciones de solidaridad entre naciones

img_90491426360120Por Alí Rodríguez Araque

El presidente de la mayor potencia militar en la historia de la humanidad, Barack Obama, abrió una nueva fase de la intervención yanqui en Venezuela pues, según él, nuestro país representa una “amenaza inusual y extraordinaria” para la seguridad de Estados Unidos. Con el cinismo característico de los voceros imperialistas, el agresor quie­re presentarse como víctima. ¿Cuál es en verdad la realidad?

El pueblo venezolano es un pueblo pacífico. La única experiencia que registra la historia sobre la salida de fuerzas armadas venezolanas más allá de las fronteras, data del siglo diecinueve, cuando las tropas dirigidas por el Libertador Simón Bolívar, salieron a luchar, junt­o a los pueblos de Colombia, Perú, Ecuador y Bolivia, por la independencia, del imperio colonial es­pa­ñol. Nunca, desde entonces y hasta el presente, se ha conocido la presencia de nuestros soldados fuera de nuestra fronteras, salvo en ocasionales invitaciones a desfiles co­mo los que se escenifican en aniversarios como, por ejemplo, de la Ba­talla de Ayacucho.

Pero ¿a cuento de qué viene esta queja del señor Obama? ¿Es creíble el absurdo de que un país como Ve­nezuela pueda amenazar a una su­perpotencia como Estados Uni­dos?

El gobierno yanqui, desde los mismos días en que el comandante Hu­go Chávez se perfilaba como claro ganador en las elecciones ve­ne­zolanas de 1998, desató gigantescas campañas para presentar una imagen groseramente deformada del líder que se insurgía co­mo un hombre que encarnaba las tradiciones patrióticas de nuestro pueblo y su firme compromiso con la causa popular.

Una vez que asume la presidencia, la campaña se arreció. Pero ya no solamente en términos de propaganda, sino de acciones para derrocarlo. Financiaron y coordinaron conspiraciones y golpes de Estado que fueron derrotados por la rápida movilización popular y los sectores patrióticos ampliamente mayoritarios dentro de la fuerza armada na­cional.

Pero no han cesado de fi­nanciar y promover conspiraciones, así como todo género de actividades para desestabilizar y provocar el fracaso de los gobiernos bolivarianos, tanto de Chávez como de Nicolás Maduro. Fra­ca­saron y si­guen fracasando. Aun así, no rectifican. El sector más violento y más atado a los intereses de Estados Uni­dos, impone su política a los más tibios.

Ahora bien, cuando hablamos de los intereses de Estados Unidos, entre otros, nos referimos a las más grandes reservas petroleras del mundo y a la posición geopolítica de Ve­ne­zuela. Dos factores estratégicos de primer orden que preocupan al im­perio cuando se trata de un gobierno patriótico que claramente se re­conoce como socialista. Por pa­trio­tas, Hugo Chávez y Ni­colás Maduro han sostenido una política nacional en el ejercicio de la propiedad sobre nuestro principal recurso natural. Pero, además, han impulsado una política de unidad de la Orga­ni­za­ción de Países Expor­tadores de Petróleo (OPEP), ente contra el cual las grandes potencias consumidoras de energía han maniobrado desde los tiempos de Henry Kissinger, tratando de destruirlo. Y casi habían logrado su objetivo cuando Hugo Chávez entra en el escenario petrolero mundial frustrando tales planes a los cuales servían gobiernos serviles.

Chávez y Maduro, por socialistas consecuentes, han aplicado políticas de distribución del ingreso, ya no para enriquecer a sectores privilegiados de Venezuela y de ca­pital extranjero, sino para mejorar de ma­nera consistente, las condiciones de vida del pueblo venezolano.

La mejoría en las condiciones ma­teriales de existencia del pueblo ve­nezolano y las políticas soberanas que caracterizan al gobierno, han hecho de Venezuela, un país fuerte, no tanto por sus riquezas como por su entereza bolivariana.

Pero, además de las políticas de cara al interés nacional, el comandante Hugo Chávez irrigó, literalmente, las semillas de la integración de Nuestra América que yacían dor­midas desde los tiempos de Bolívar. Nacieron así, Alba, Petro­ca­ribe, Unasur, Celac. Bajo su liderazgo, Bolívar dejó de ser reliquia para la veneración y cobró, de nuevo, vida real. Fue discurso, cierto, y muy inspirado, pero también fue acción concreta. De nuevo Nuestra América ha comenzado a ser, ya no solo una nación en sí, una nación que simplemente se conforma con existir, sino una na­ción para sí, es decir, una nación cada vez más consciente del enorme potencial que representa la unión y de la impresionante riqueza que aloja tanto su suelo como, principalmente, el poder creador de su pueblo.

Esto es lo que considera Obama una “amenaza inusual y extraordinaria” para la seguridad de Estados Unidos. Dentro de su lógica ¿deberíamos ser entonces débiles y sumisos, ensimismados en nuestros pro­blemas cotidianos? ¿De­bería­mos, en suma, dejar de ser bolivarianos, ser gente sin principios, sin dignidad para merecer el reconocimiento del imperio?  Cualquier co­mentario resultaría tonta necedad.

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