Bernardo Alvarez: «Petrocaribe ha costruito relazioni di pace»

di Geraldina Colotti – il manifesto

Roma, 12mar2015.- Il convegno dei 5Stelle alla Camera: l’Alba di una nuova Europa

«Gli Stati uniti vedono Petro­ca­ribe come uno sce­na­rio in cui con­fron­tarsi con il Vene­zuela, per noi invece è uno stru­mento di svi­luppo, di soli­da­rietà e di pace». Così dice al mani­fe­sto il vene­zue­lano Ber­nardo Alva­rez, segre­ta­rio gene­rale dell’Alba (l’Alleanza boli­va­riana per le Ame­ri­che e i Caraibi) e pre­si­dente di Petro­ca­ribe, «un accordo di coo­pe­ra­zione ener­ge­tica a carat­tere soli­dale pro­po­sto dal governo boli­va­riano del Vene­zuela», pre­cisa il professore.

Oggi, Alva­rez pre­sie­derà la mat­ti­nata di dibat­tito alla Camera sul tema “L’Alba di una nuova Europa”, orga­niz­zata dal movi­mento 5 Stelle. Alla discus­sione, par­te­ci­pano i rap­pre­sen­tanti dei prin­ci­pali paesi che com­pon­gono il blocco regio­nale: Cuba, Vene­zuela, Boli­via, Ecua­dor e Nica­ra­gua (gli altri sono Domi­nica, Anti­gua e Bar­buda, Saint Vin­cent e Gre­na­dine). Il pro­getto Alba – ricorda Alva­rez – «è basato sulla coo­pe­ra­zione poli­tica, sociale ed eco­no­mica, gui­data da una logica di soli­da­rietà e di com­pen­sa­zione delle asim­me­trie, di inte­gra­zione e non di com­pe­ti­zione e per que­sto richiama il sogno della Patria Grande del Liber­ta­dor Simon Boli­var». L’alleanza boli­via­riana, che si arti­cola con i Trat­tati di com­mer­cio fra i popoli (Tcp), è nata nel 2004 per volontà di Cuba e Vene­zuela in alter­na­tiva al pro­getto neo­li­be­ri­sta dell’Accordo di libero com­mer­cio per le Ame­ri­che (Alca), pro­mosso dagli Stati uniti.

L’Alba ha coniato anche una moneta comune, il Sucre, che sta per Sistema uni­ta­rio di paga­mento a com­pen­sa­zione regio­nale. Una pic­cola moneta vir­tuale alter­na­tiva al dol­laro che serve per le tran­sa­zioni interne: «Nell’Alba e in Petro­ca­ribe — spiega Alva­rez — l’interscambio avviene per com­pen­sa­zione: chi manca di una cosa e la riceve, resti­tui­sce con qual­cosa che pro­duce in abbon­danza. Men­tre il modello di scambi neo­li­be­ri­sta dà prio­rità alla libe­ra­liz­za­zione del com­mer­cio e agli inve­sti­menti con­di­zio­nati, l’Alba mette al cen­tro la lotta alla povertà, all’esclusione sociale, all’analfabetismo. Fon­da­men­tali sono i diritti umani, quelli del lavoro, delle donne, dell’ambiente e il diritto all’integrità della per­sona». L’Alba ha carat­tere poli­tico, e per­ciò ha respinto l’aggressione di Washing­ton con­tro Caracas.

Per la destra vene­zue­lana, però, Alba e Petro­ca­ribe sono inu­tili spre­chi, e il loro ruolo è andato anzi pro­gres­si­va­mente affie­vo­len­dosi dopo la morte del suo prin­ci­pale pro­pul­sore, Hugo Cha­vez. A che punto stanno le cose? «La realtà dell’Alba — risponde Alva­rez — è sem­pre più estesa e, con Petro­ca­ribe, rag­giunge anche paesi che non ne sono mem­bri. Nella zona eco­no­mica Alba-Petrocaribe, il Sucre è finora arri­vato a un livello di inter­scam­bio di 1.000 milioni di dol­lari. Anche il Sal­va­dor usa il Sucre, in pic­cola scala, con il Cen­troa­me­rica. Dopo aver par­te­ci­pato a Petro­ca­ribe solo a par­tire da un muni­ci­pio in cui gover­nava il Frente Fara­bu­nhdo Marti, ora il Sal­va­dor è entrato come stato. Som­mato all’Alba, l’organismo com­prende 21 stati per un totale di 120 milioni di per­sone. E comun­que, l’Alba è prima di tutto un trat­tato di coo­pe­ra­zione, non deve por­tare bene­fici eco­no­mici al Vene­zuela. Dal punto di vista degli obbiet­tivi sociali, non c’è mai stato nella sto­ria recente dell’America latina un orga­ni­smo che abbia ten­tato un’operazione di simile ampiezza e abbia otte­nuto simili risultati».

Dopo la scon­fitta dell’Alca, gli Usa però hanno messo in campo l’Alleanza del Paci­fico, un’iniziativa d’integrazione regio­nale neo­li­be­ri­sta che ha al cen­tro Colom­bia, Mes­sico e Cile; e che mira a scal­zare il Vene­zuela nei rap­porti con Petro­ca­ribe, appro­fit­tando della caduta del prezzo del petro­lio. «Una set­ti­mana fa — ribatte Alva­rez — a Caca­ras si è tenuto un impor­tante ver­tice di Petro­ca­ribe. Il Vene­zuela ha messo a dispo­si­zione 200 milioni di dol­lari, parte dei quali desti­nati alle ener­gie alter­na­tive, e all’eolico in par­ti­co­lare. In Ame­rica latina, il vento non manca e biso­gna ser­vir­sene. Abbiamo una strut­tura per lavo­rare 750.000 ton­nel­late di fer­ti­liz­zante. Petro­ca­ribe sta facendo accordi per lo sfrut­ta­mento con­giunto del gas con paesi che non sono mem­bri dell’organismo. A set­tem­bre festeg­ge­remo in Gia­maica i 10 anni del blocco regio­nale per ricor­dare i 200 anni dalla firma della carta di Gia­maica da parte di Boli­var. Per­ché gli Stati uniti non si met­tono a col­la­bo­rare con lo stesso spi­rito soli­dale? Con tutti i mezzi che hanno si potrebbe avan­zare molto più in fretta».

In Grecia, Syriza apre uno scenario di polemiche

tsiprasdi Achille Lollo, da Roma, per il Correio da Cidadania, 4 Marzo 2015

In Grecia, l’entusiasmo per l’emozionante vittoria elettorale del partito Syriza è durata solo tre giorni, durante i quali Alexis Tsipras e il suo braccio destro, Yanis Varoufakis, il nuovo ministro delle Finanze, hanno continuato a recitare il copione del populismo elettorale, ripetendo in campagna: «… non ci abbasseremo mai agli uomini della Trojka e i loro dettami non torneranno mai ad Atene».

Per tre anni, vale a dire, dal momento in cui la coalizione della sinistra “Syriza” è diventato partito, Alexis Tsipras ha sapientemente coltivato l’illusione nella maggior parte dei Greci, che più volte ha votato per lui e per i parlamentari di Syriza, credendo agli slogan delle campagne elettorali, che erano chiari, diretti, come il programma che non presentava dubbi, concludendo con la frase celebre: «… mai abbasseremo la testa, noi non accetteremo mai la prosecuzione dei programmi di austerità. Belle parole, che hanno fatto piangere di felicità i Greci, tanto che, nei giorni precedenti le elezioni, ciò che più si sentiva nelle strade era il ritornello della campagna elettorale di Syriza, «Alla fine… è il momento di un cambiamento». Un ritornello che le radio avevano trasformato in un secondo inno nazionale e che ha ricevuto la solidarietà dei partiti di sinistra di tutto il mondo.

Syriza a due teste?

Oggi, si deve riconoscere che il marketing elettorale di Syriza è stato più che ottimo. In particolare, la performance del suo leader, Alexis Tsipras, ha segnato il massimo dei voti, dal momento in cui ha saputo convincere la maggior parte dei Greci che il nuovo governo avrebbe combattuto intensamente a Bruxelles, al tavolo delle trattative, per piegare i tecnocrati della BCE.

Escludendo pochi commentatori – tra cui il sottoscritto – tutti hanno creduto alle promesse di Tsipras, anche perché lo stesso New York Times, una settimana prima delle elezioni, ha sentenziato: «… Alexis Tsipras è l’Hugo Chávez ellenico, in grado di portare la Grecia fuori dall’Unione Europea e di rompere con l’Euro…».

Un enorme equivoco politico, che i media mainstream hanno creato appositamente, per far esplodere la sensazione di allarmismo già esistente nei paesi dell’Unione Europea, a causa delle minacce degli jihadisti dell’IS, del caos in Libia e della guerra in Ucraina. Un equivoco in cui sono inciampati tutti, da Atilio Borón a Noam Chomsky, da Tony Negri a Naomi Klein.
Ma è in Italia che questo malinteso ha raggiunto il livello massimo, perché in questo paese, Paolo Ferrero, leader del PRC (Partito per la Rifondazione Comunista), dopo le elezioni europee del maggio 2014, aveva tentato la carta del marketing elettorale Syriza, cambiando il nome e il badge del PRC nello slogan “Lista Tsipras”. Un’opzione, che ha causato la perdita di quasi il 3% dei voti, dal momento che non tutti gli elettori di sinistra sapevano chi era Alexis Tsipras e perché il partito aveva rinunciato alla sua identità comunista!

Tuttavia, nonostante il risultato elettorale slavato, nella sinistra italiana è rimasta forte la convinzione che Syriza fosse «l’essenza della nuova sinistra del XXI secolo», tanto che Nicky Vendola, leader di SEL (Socialismo Ecologia e Libertà) – una sorta di PSOL, ma molto più parlamentare e riformista – poco dopo la vittoria elettorale di Syriza, ha dichiarato: «… Alexis Tsipras, leader di Syriza, intende liberare i gruppi di sinistra dai limiti dell’ortodossia e dai rimasugli dell’estremismo. In realtà, ieri, Tsipras ha incontrato il presidente del Parlamento Europeo e del PSE (Partito Socialista Europeo) Martin Schultz, poi si dovrà incontrare con Matteo Renzi, e questo significa che vuole fare politica… Dopo l’affermazione di Syriza, credo che abbiamo bisogno di guardare con molta attenzione ciò che accadrà nelle famiglie della sinistra politica europea, visto che i partiti ortodossi, cioè i partitini comunisti, possono lasciare la GUE/NGL (gruppo parlamentare della sinistra europea), così come hanno fatto i due deputati europei del KKE nel giugno dello scorso anno…

Declarações de mero oportunismo político, que pretendem mascarar e, sobretudo, esconder aos militantes da esquerda o conúbio no Parlamento Europeu com os deputados europeus da socialdemocracia alemã. Um casamento ilícito, que provocou a saída do KKE (Partido Comunista da Grécia) do GUE/NGL (Esquerda Unitária Europeia/Esquerda Verde Nórdica), porque, segundo o secretário do KKE, Dimitris  Koutsoumpas: «… o novo posicionamento político e a pressão hegemônica do Syriza e dos alemães do Die Linke (partido “A Esquerda”) no âmbito do GUE, em favor de  um maior relacionamento com os  socialdemocratas do PSE (Partido do Socialismo Europeu), na realidade acabou por desnaturar a natureza política confederativa do GUE que, originariamente, visava preservar a identidade da esquerda europeia…».

Dichiarazioni di mero opportunismo politico, che aspirano a mascherare, e, soprattutto, a nascondere ai militanti di sinistra il connubio nel Parlamento Europeo con i deputati europei della socialdemocrazia tedesca. Un matrimonio anomalo, che ha portato all’uscita del KKE (Partito Comunista della Grecia) dal gruppo GUE/NGL (Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica), perché, secondo il segretario del KKE, Dimitris Koutsoumpas: «… il nuovo posizionamento politico e la pressione egemonica di Syriza e dei Tedeschi di Die Linke (partito “La Sinistra”) nell’ambito del GUE, a favore di un maggiore rapporto con i socialdemocratici del PSE (Partito del Socialismo Europeo), in realtà si è rivelato snaturare la natura politica confederativa del GUE che, originariamente, aspirava a preservare l’identità della sinistra europea…».
 

Allineamento con la socialdemocrazia?

 

A Bruxelles, i negoziati tra SYRIZA, la BCE e l’Unione Europea sono durati dieci giorni. Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis erano gli unici rappresentanti di SYRIZA, dal momento che nella delegazione del governo greco non c’era nessun membro della “Piattaforma di sinistra”, la minoranza di sinistra di Syriza. Da parte sua, la trojka è stato rappresentata da Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Euro-gruppo, da Wolfgang Scheuble, ministro delle Finanze della Germania, e da Mario Draghi, presidente della BCE, tutti in diretto contatto con il presidente del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, e con il primo ministro della Germania, Angela Merkel.

È stato a questo punto che la vera essenza politica e ideologica dei vecchi “euro-comunisti” greci, Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis, si è manifestata chiaramente. In effetti, è stato sulla base della logica di un presunto “compromesso storico di stampo europeo” che Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis hanno firmato un accordo che, da un lato, è la negazione del Programma di Salonicco del 14 Settembre 2014 e, dall’altro, è una re-edizione migliorata del vecchio Memorandum che il governo Samaras ha firmato con la Trojka (FMI, UE e BCE) nel luglio 2012.

La stampa europea e, in particolare, giornali e televisioni tedeschi, esaltavano il “realismo politico di Alexis Tsipras”, per distruggere dalle fondamenta tutte le tematiche della sinistra di Syriza (Piattaforma di Sinistra e Tendenza Comunista). Tuttavia, si deve sottolineare che il vero obiettivo strategico dei tecnocrati dell’UE era di mantenere la Grecia ancorata all’euro, strettamente monitorata con i programmi di austerità della BCE.

Così, era evidente che il nuovo governo greco avrebbe perso tutta la sua vitalità politica, cessando di essere un esempio ripetuto per la resistenza in Europa. Di conseguenza, il “realismo politico” di Alexis Tsipras e di Yanis Varoufakis avrebbe permesso di prevenire ipotetiche fratture nell’Euro-gruppo, dal momento che l’allineamento di Syriza con le posizioni concilianti della social-democrazia tedesca avrebbe attutito le contraddizioni politiche in Spagna, Portogallo, Italia e nella stessa Francia. Infatti, va ricordato che in questi paesi, la disoccupazione e la spirale recessiva hanno raggiunto i livelli massimi, a causa dei programmi di austerità e delle norme finanziarie europee fissate il 12 marzo 2012, con il Trattato Europeo sulla Stabilità, sul Coordinamento e sulla Governabilità. Regole che invece di aiutare, hanno depresso ancora di più le economie dell’Italia, della Spagna, del Portogallo e della Francia, con l’introduzione del Fiscal Compact e l’obbligo di mantenere il rapporto tra deficit di bilancio e il Pil al massimo del 3%.

In realtà, il perno della situazione greca è di natura politica, poiché l’argomento della ristrutturazione del debito o la programmazione di nuovi prestiti, per realizzare interventi di carattere meramente assistenziale, sono elementi tecnici che possono essere inquadrati, in qualsiasi momento, nei diversi programmi “Salva-Stati”, che la BCE guarda nelle sue casseforti come una semplice riserva finanziaria dell’ultima ora. Pertanto, l’elemento politico decisivo della questione greca è stato di evitare che Syriza radicalizzasse il suo programma politico a sinistra, per la salvezza della nazione greca e che il sostegno popolare ricevuto dalla sua contrapposizione ai dettami di Angela Merkel e di Christine Lagarde non diventasse un esempio vittorioso, soprattutto in Spagna e in Italia, dove esistono forze politiche in crescita, che hanno puntato sulla possibilità di costruire una vera alternativa al Fiscal Compact dell’Unione Europea e alla logica neo-liberista degli apparati finanziari tedeschi e francesi.

Un contesto che ha anche mostrato l’assenza di una base ideologica e di una preparazione politica da parte del gruppo di maggioranza di Syriza – politicamente guidato da Alexis Tsipras e da Yanis Varoufakis – necessarie per sostenere il confronto politico con i tecnocrati dell’Unione Europea e anche con il primo ministro tedesco Angela Merkel, il cui governo è sostenuto dai socialdemocratici della cosiddetta “Grande Coalizione”. Elementi che sono risultati evidenti quando Alexis Tsipras ha chiamato al governo il partito della destra nazionalista ANEL, per poi far nominare presidente della Repubblica Procopios Pavlopoulos (storicamente legato al partito di destra Nuova Democrazia), al posto di Manolis Glezos, eroe della resistenza al nazi-fascismo e attuale deputato europeo di Syriza.

Tutte queste opzioni prevedevano l’allineamento con le posizioni conciliatrici della socialdemocrazia tedesca; in realtà, non è stato per mera simpatia che il socialdemocratico Martin Schultz, presidente del Parlamento Europeo e del PSE, due giorni dopo della vittoria elettorale di Syriza, era già ad Atene per incontrare Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis!

All’interno di Syriza

Il ministro delle Finanze della Germania, Wolfgang Schaeuble, portavoce dell’ala più conservatrice del CDU, dopo l’insediamento del governo greco, con l’aria di vincitore, ha detto che «… i parlamentari del Bundestang, a larga maggioranza, hanno ratificato l’accordo tra l’Unione Europea e il nuovo governo della Grecia, decidendo l’estensione dell’assistenza finanziaria per altri quattro mesi, con la condizione che questa venga subordinata al rispetto delle riforme economiche che il governo greco si è impegnato a fare. Pertanto, l’importo di 11 miliardi di euro non sarà accreditato presso la Banca Nazionale di Grecia, ma nelle casse del Fondo Europeo (EFSF) gestito dalla Banca Centrale Europea…».

È chiaro che un tale accordo ha smascherato completamente le contraddizioni tra la strategia politica di Syriza, avversa ai programmi di austerità della Trojka e al progressivo indebitamento per circa 153 miliardi di Euro, in gran parte utilizzati per pagare i debiti con le banche europee (tedesco, francese e italiano) e per il rifinanziamento delle banche greche, e il marketing elettorale di Alexis Tsipras, che, nell’ultimo comizio ad Atene, il 25 gennaio, davanti a quasi un centinaio di migliaia di persone, ha detto: «… Dopo di aver vinto queste elezioni, il personale della Trojka non metterà più piede ad Atene!».

Se Alexis Tsipras e il suo braccio destro, Yanis Varoufakis, avessero subito dichiarato che non avrebbero mai rotto con l’Euro-gruppo, ma che avevano il solo scopo di migliorare le dure condizioni dell’indebitamento, realizzando i programmi di privatizzazione individuati dal personale dell’FMI, sicuramente molti elettori avrebbero votato per i comunisti del KKE, che sono sempre stati contro l’Unione Europea e la NATO. D’altra parte, se Alexis Tsipras avesse rivelato che l’aumento del salario minimo da 450 a 750 euro non sarebbe stato immediato ma graduale e forse dal settembre 2015, sulla base dell’insieme delle nuove risorse finanziarie, è chiaro che Syriza non avrebbe mai vinto le elezioni, e forse non sarebbe mai esistito come Partito della Sinistra Radicale.
Una considerazione che riflette l’analisi del complesso processo di trasformazione di Syriza in partito. Infatti, nel 2004, la coalizione di movimenti Synaspismós è stata trasformata in un partito, con un programma di sinistra del tutto diverso dalla logica sociale-democratica del PSE (Partito della Sinistra Europea), del quale oggi, Alexis Tsipras e il suo braccio destro, Yanis Varoufakis, sono ferventi discepoli.

Un contesto che lo studioso sloveno marxista Slavoj Zizek, ha perfettamente messo a fuoco nell’ottobre 2013 al Festival Sovversivo di Zagabria, sottolineando: «… la situazione in Grecia e quindi l’emergere di Syriza ci costringe a mettere in discussione le cosiddette alleanze intelligenti, dal momento in cui dobbiamo ancora vivere diversi decenni nel capitalismo, cioè, la cosiddetta borghesia progressista o patriottica che, di fatto, è interessata a produrre… Oggi, nel capitalismo, ci sono cose che funzionano, per esempio, la concorrenza. Così, Syriza, che agisce nell’ambito della redistribuzione globale dell’economia, dovrebbe rendere la vita più facile per i capitalisti che producono. Questo sarebbe il vero trionfo di Syriza, nel senso che, oltre a sostenere i lavoratori, sarebbe in grado di risolvere i problemi dei capitalisti. In realtà, credo che, oggi, un capitalista onesto dovrebbe votare per Syriza!».

Un argomento che non è sfuggito a Paolo Ferrero, leader del PRC italiano (Rifondazione Comunista) e fedele discepolo di Fausto Bertinotti, teorico del socialismo democratico, ma anche definito «… il fomentatore dell’anti-comunismo del secolo XXI…». Dal 2014, Ferrero usa l’esempio delle vittorie elettorali di Syriza per rimodellare il PRC italiano ideologicamente, allo scopo di togliergli lo “stigma comunista” e, quindi, essere in grado di afferrare il consenso nell’elettorato e tornare in Parlamento. Infatti, per gli orfani del “compromesso storico” del PCI di Berlinguer, le vittorie elettorali e la crescita politica di Syriza sono diventate l’elemento fondamentale per imporre il cosiddetto “socialismo democratico”, che è una mera forma di convivenza serena con il capitalismo. Un contesto che, oggi, dopo aver firmato l’accordo con l’Unione Europea, i principali gruppi che controllano il partito Syriza, gli euro-comunisti del ​​gruppo Akoa, i socialdemocratici e gli ambientalisti di Synaspismos e i nazionalisti di sinistra (DIKKI), non nascondono più.
Tuttavia, il preteso “controllo politico” del Comitato Centrale di Syriza e, quindi, il “controllo sociale delle masse” possono sfuggire dalle mani di Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis, dal momento che i gruppi minoritari di sinistra si sono ribellati nell’ultima riunione del Comitato Centrale di Syriza, quando 5 deputati non hanno votato l’accordo che Alexis Tsipras e Yanis Varoufakis avevano firmato con l’Unione Europea, e altri 30 si sono rifiutati di votare. Nel frattempo, le piccole organizzazioni di sinistra associate con Syriza, tra cui i trotskisti di Xekinima, Κόκκινο e DEA, i maoisti del KOE, i rivoluzionari del KEDA, i gruppi femministi, ambientalisti ed eco-socialisti, hanno iniziato proteste pubbliche contro la firma dell’accordo con l’Unione Europea.

Di conseguenza, il complesso sistema di alleanze e di impegni politici che governano il partito Syriza ha cominciato a vacillare, quando Statis Kuvelakis, uno dei teorici del partito, Dimitris Stratouli, Ministro della Previdenza Sociale, Panaghiotis Lafazanis, Ministro dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e dell’Energia, il presidente della Camera dei Rappresentanti, Zoe Konstantopoulou, e il mitico Manolis Glezos, eroe nazionale della resistenza al nazi-fascismo e oggi eurodeputato, hanno espresso il loro dissenso aperto con Alexis Tsipras, aumentando così il gruppo di oppositori di sinistra, riuniti nella cosiddetta “Piattaforma di sinistra”. Per inciso, Manolis Glezos ha fatto di più, pubblicando un editoriale dove, letteralmente, ha scritto «… Mi scuso con i Greci per aver scommesso su di un’illusione. Mi dissocio dalle scelte economiche fatte dal nuovo capo del governo, Alexis Tsipras, visto che hanno cercato di utilizzare una nuova terminologia per migliorare il Memorandum della Trojka, senza che cambi nulla nella situazione della Grecia… È un mese che speriamo di implementare ciò che è scritto nel nostro programma e che abbiamo promesso di realizzare. Quindi, chiedo scusa al popolo greco per aver partecipato a questa illusione!».

È chiaro che questo contesto trasformerà Syriza in un grande calderone di idee, rivendicazioni, cooptazioni, alleanze, programmi di lotta, il quale sicuramente scoppierà entro quattro mesi, quando la Commissione Europea, la BCE e il governo tedesco dovranno accertare la realizzazione dei programmi di austerità e il rispetto delle “riforme”, con le quali il governo dovrà ridurre l’occupazione, completamente privatizzare il sistema portuale del Pireo e tutte le imprese pubbliche, in particolare quelle che distribuiscono elettricità e acqua.

Por qual motivo deveríamos apoiar um governo que, com muita fadiga, vai conseguir poder garantir uma estável permanência na União Europeia, mantendo inalteradas todas as condições que destruíram a economia da Grécia? As poucas coisas feitas em favor do povo, tais como os cupons para dar um prato de sopa aos mais pobres, por exemplo, perdem seu valor humanitário diante das garantias que Alexis Tsipras deu à União Europeia, aos banqueiros, aos operadores da City e, sobretudo, à Confederação dos Empresários Gregos. Afinal, o que podemos esperar de um governo que se diz de esquerda, mas, na realidade, deixou inalterado o poderio dos grandes empresários gregos e das multinacionais?».

Un periodo che sarà estremamente positivo per il KKE (Partito Comunista Greco) e per la confederazione sindacale PAME, che oggi sono i veri avversari, ideologici e politici, del governo di Alex Tsipras.

Per questo, il segretario del KKE, Dimitris Koutsoumpas, ha dichiarato: «… Che cosa possiamo aspettarci da un governo che legittima un debito che non è stato creato a beneficio del popolo, ma solo per le banche? Possiamo contare su un governo che ha ridotto gli investimenti per trovare i soldi per i gruppi imprenditoriali e che non si è preoccupato di evitare la fuoriuscita di 20 miliardi di euro dalle banche della Grecia? Per quale motivo dovremmo sostenere un governo che, con molta fatica, sarà in grado di garantire una residenza stabile nell’Unione europea, mantenendo inalterate tutte le condizioni che hanno distrutto l’economia della Grecia? Le poche cose fatte per la gente, come i buoni per dare un piatto di minestra ai poveri, per esempio, perdono il loro valore umanitario di fronte alle garanzie che Alexis Tsipras ha dato all’Unione Europea, ai banchieri, agli operatori della City e, soprattutto, alla Confederazione degli Imprenditori Greci. Dopo tutto, che cosa possiamo aspettarci da un governo che si dice di sinistra, ma, in realtà, ha lasciato invariato il potere dei grandi imprenditori greci e delle multinazionali?».

Achille Lollo è un giornalista italiano, corrispondente di Brasil de Fato in Italia, curatore del programma televisivo “Quadrante Informativo” e colonnista di Correio da Ciudadania.

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

L’Aja accetta la richiesta dell’Ecuador contro la Chevron

da hispan.tv

La Corte internazionale di giustizia dell’Aia (ICJ) ha ritenuto legittimità la richiesta dell’Ecuador contro il gigante petrolifero statunitense Chevron per aver causato danni ambientali e sociali in Amazzonia tra il 1962 e il 1990.

A questa conclusione, si è giunti attraverso un voto separato 2-1, e si riconosce come legittima la domanda degli indigeni e dei coloni dell’Amazzonia ecuadoriana contro la Chevron, ci sono diritti individuali che devono essere rispettati.

La misura pur non avendo un effetto immediato e non essendo definitiva, il Procuratore Generale dell’Ecuador, Diego García Carrión, ha dichiarato che «La decisione di oggi rappresenta un passo importante nella giusta direzione».

A questo proposito, ribadisce che la Chevron è responsabile per la contaminazione diffusa nella regione, e celebra il fallimento della causa intentata dalla multinazionale del petrolio per evitare la condanna della giustizia ecuadoriana per danni ambientali e sociali in Amazzonia.

Da parte sua, il portavoce della Chevron, James Craig, ha sostenuto, invece, che «una corte federale degli Stati Uniti ha stabilito che la sentenza dell’Ecuador contro la società statunitense è il risultato di frode, corruzione e concussione. La decisione provvisoria resa oggi dalla Corte (l’Aia) non cambia questo fatto».

Nel frattempo, Pablo Fajardo, avvocato per i querelanti ecuadoriani, in risposta al portavoce della compagnia petrolifera, ha affermato che l’argomentazione della società su una presunta “frode” è senza fondamento.

Ricordando la prossima udienza sul caso, il prossimo 20 aprile, a New York, Fajardo spera che in quella sede «finisca per crollare la tesi dalla frode sostenuta dall’azienda petrolifera».

Secondo il Ministero dell’Ambiente dell’Ecuador, la Chevron, l’azienda più inquinante al mondo, ha versato 680.000 barili di petrolio contaminando fiumi, flora e fauna, ed ha bruciato 235 miliardi di metri cubi di gas all’aperto.

La giustizia ecuadoriana ha stabilito nel 2001 che Chevron deve risarcire danni per 9.500 milioni di euro, ma la multinazionale, finora, è riluttante nel rispettare la sentenza.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

FPLP esprime solidarietà al Venezuela contro le sanzioni USA

da Almayadeen

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha espresso, attraverso un comunicato ufficiale, la sua piena solidarietà al Venezuela, contro le sanzioni degli Stati Uniti che cercano di rovesciare il sistema politico e di governo che combatte le politiche dell’imperialismo e del capitalismo USA e cercano di far tornare il Paese caraibico il suo cortile, come prima che Chavez avviasse la Rivoluzione bolivariana.

A tal proposito, Kayed Al-Ghoul, membro dell’Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha chiamato tutti i popoli liberi e progressisti nel mondo, in particolare di quelli dell’America Latina, a condannare le decisioni degli Stati Uniti e a fornire il supporto e la solidarietà con il Venezuela nella sua confronto di resistenza contro queste misure statunitensi che cercano di indebolirlo per il suo ruolo da protagonista nella regione e impedire un ulteriore sostegno ai movimenti ribelli e progressisti nel mondo.

Al-Ghoul ha aggiunto che il Fronte Popolare confida che il Venezuela continuerà, così come nel periodo di Chávez, ad essere una spina nel fianco dell’amministrazione statunitense e del capitalismo mondiale, e resterà il paese che sostiene la lotta del nostro popolo, e di tutti i popoli che cercano la liberazione e la salvezza dell’egemonia imperiale dell’amministrazione statunitense, che continua ad applicare le sue politiche di saccheggio, sfruttamento, sottosviluppo, occupazione, guerra e sottomissione di tutti i popoli il mondo per promuovere i suoi interessi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Roma: Yankee Go Home!

Cari amici del Venezuela,

in questi ultimi tempi si è intensificata la strategia mediatica di destabilizzazione del governo del Presidente Maduro, eletto dalla maggioranza dei venezuelani, che ha la colpa di non favorire gli interessi storici degli Stati Uniti e dei loro complici venezuelani.

Dopo le proteste violente del 2014, che hanno causato decine di vittime ed il fallimento dell’ennesimo tentativo di colpo di Stato nel febbraio di quest’anno, il Presidente degli U.S.A., Barack Obama ha innescato una nuova campagna denigratoria internazionale dichiarando pubblicamente che il Venezuela “rappresenta una minaccia inusuale e straordinaria” per la maggiore potenza economico-militare del mondo decretando lo “Stato di Emergenza Nazionale”.

Abbiamo assistito a manifestazioni violente e al bombardamento mediatico massivo contro il processo bolivariano.

Persino a Roma una decina di oppositori si è riunito in centro e, di fronte a più telecamere che manifestanti, hanno dichiarato falsità diffamanti per confondere l’opinione pubblica.

Tutto questo ha però suscitato l’indignazione di chi quella realtà la conosce bene e di quei popoli che vedono nel Venezuela un riferimento per le profonde trasformazioni sociali che, nonostante le grandi difficoltà ed il sabotaggio sistematico, stanno portando avanti per il beneficio di ampi settori della popolazione. 

Persino le più importanti organizzazioni mondiali non possono negare i traguardi raggiunti (che anzi certificano), nel campo dei diritti, dell’economia, dei servizi, della qualità di vita… a scapito del personale beneficio di un ristretto gruppo di avidi profittatori che storicamente godevano di immensi privilegi sulla pelle di milioni di persone.

Si è pertanto dato vita ad una rete di solidarietà internazionale di sostegno al Venezuela, che denuncia l’ingerenza U.S.A. nella politica sovrana del paese latinoamericano e in appoggio al popolo di Bolivar, che sta organizzando manifestazioni in tutto il mondo ed ha indetto la data del 15 marzo come giornata di mobilitazione internazionale. 

Gli amanti della pace, dei diritti, della giustizia, non possiamo assistere inermi ad una aggressione che rappresenta un attacco alla sovranità dei popoli e ai valori di chi aspira ad un mondo giusto, equo e solidale.

Invitiamo pertanto tutti a partecipare al Flash mob che si realizzerà 

Domenica 15 Marzo 2015 

in Piazza di Spagna 

dalle ore 11 alle 12 

per manifestare la nostra solidarietà con il popolo venezuelano ed il legittimo governo della Repubblica bolivariana, 

come accadrà (e sta già accadendo) in tutto il mondo.

Partecipate e diffondete!

(DIRETTA STREAMING) L’Alba di una Nuova Europa

Cos’è il modello ALBA-TCP? Dove e perché nasce? Cosa c’entra con l’Euro e con le proposte del M5S per l’Europa del Sud?

Interverranno:

Gianni Minà – giornalista e scrittore
Luciano Vasapollo – docente di Economia (La Sapienza) e direttore del centro studi Cestes
Alessandro Di Battista – Vicepresidente Commissione Affari Esteri M5S
Joaquín Arriola – docente di Economia (Universidad El País Vasco)

Illustreranno il modello ALBA:

Bernardo Álvarez – Segretario Generale ALBA
Carlos Romero Bonifaz – Senatore della Bolivia
Veronica Rojas Berrios – Viceministro Affari Esteri del Nicaragua
Alba Beatriz Soto Pimentel – Ambasciatrice di Cuba in Italia
Juan F. Holguin – Ambasciatore dell’Ecuador in Italia

modera Manlio Di Stefano – Capogruppo Commissione Affari Esteri M5S

In chiusura è previsto un dibattito aperto a giornalisti ed esperti.

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