“I nuovi Cantori di Sala Consilina” e l’amore per Gramsci

di Stefano Guarguaglini – resistenciasiempre.blogspot.it

In Italia da anni la figura di Gramsci viene volutamente ignorata, ci sono stati convegni e dichiarazioni che hanno tentato solo di distruggere la sua immagine o separarla dal comunismo… alcuni studiano Gramsci, a volte con acume filologico, ma né i governanti né i dirigenti politici traggono spunto dalla sua lezione o dichiarano di volerla applicare nella realtà odierna.

Ben diverso è “l’uso” di Gramsci tentato dalla Rivoluzione bolivariana, da Chavez e da Maduro, ma anche da Evo Morales, è studiato attentamente in Brasile, e perfino da molti nord-americani, che considerano Gramsci come il principale ispiratore teorico della rivoluzione possibile nel XXI secolo.

Quando il presidente del Venezuela bolivariano, il compagno Nicolàs Maduro, è venuto a Roma, nel giugno 2013 a ritirare un premio conferito dalla FAO al Venezuela di Hugo Chavez per gli straordinari successi conseguiti in pochi anni dalla rivoluzione bolivariana nel campo della lotta alla povertà, naturalmente la cosa non ha interessato la nostra “libera” stampa né le nostre “libere” Tv, Rai compresa e stampa “di sinistra” compresa; e meno che mai ha loro interessato il fatto che il presidente compagno Maduro si sia recato – per prima cosa – alla tomba di Gramsci, nel cimitero acattolico di porta San Paolo, per rinnovare in quel luogo il solenne giuramento (che già era stato del presidente Chavez) di proseguire e dare nuovo impulso alla “Rivoluzione Gramsciana” (come i Venezuelani stessi definiscono il proprio progetto rivoluzionario in atto).
Noi conosciamo il tramite diretto fra Gramsci e Chavez: si tratta del compagno Jorge Giordani, un italo-venezuelano, ex-ministro dell’economia a cui si deve fra l’altro la nazionalizzazione e la restituzione al popolo del petrolio venezuelano… Giordani è figlio di antifascisti italiani, poi combattenti della guerra di Spagna, infine dopo la sconfitta della Repubblica esuli in America Latina; e fu il figlio di questa coppia antifascista a portare a Hugo Chavez (nel periodo in cui questi si trovava in carcere) una copia dei Quaderni di Gramsci; ecco come, fra mille difficoltà e lotte eroiche, vive e si trasmette fra gli internazionalisti un pensiero rivoluzionario!

Chavez in carcere lesse dunque interamente Gramsci e vi trovò un’ispirazione preziosa per la Rivoluzione che, anni dopo, avrebbe portato alla vittoria, così che noi possiamo ben dire che quando il compianto presidente Chavez affermava che la rivoluzione bolivariana era, è, e sarà “una rivoluzione gramsciana”, egli parlava con cognizione di causa, sapeva bene quello che diceva (R.M), … Interrompo qua l’ introduzione di un documento redatto da Raul Mordenti, per far notare che nel vuoto culturale di questa Italia qualcosa di antagonista qua o là ancora resiste, magari fuori dalle sigle di partiti storici di sinistra, che per complicità e appiattimento alle scelte liberal capitaliste quando furono in area di governo, hanno perso sia in rappresentanza sia in aggregazione, quindi nel buio totale o quasi, aspettiamo speranzosi la nascita di un movimento che aggreghi nelle differenze i mille rivoli della sinistra italiana, possibilmente guidato da gente nuova che sulle linee tracciate da Podemos in Spagna e Syriza in Grecia, sia “veramente” capace (e non a promesse) di opporsi ai diktat autoritari della Merkel padrona dell’Europa… dunque, come accennato in Italia esistono focolai Resistenti, sono CSA, CSOA, radio o piccole tribù che lavorano come possono, con poche risorse economiche a disposizione e le porte istituzionali rigorosamente chiuse (porte che invece si spalancano ai gruppi fascisti di Casapound), … per esempio Piombino, una cittadina sulla costa Livornese, un tempo 2° polo siderurgico italiano, che con l’arrivo dell’attuale crisi sistemica vive il momento più drammatico della sua ultrasecolare storia industriale, vede la presenza di un gruppo di compagni marcatamente di sinistra che da tre anni, tra non pochi ostacoli e dinieghi, tra gli altri, porta avanti un progetto dedicato a Antonio Gramsci , … sì quel Gramsci oscurato in casa e studiato fuori dalle mura dagli studenti che vanno dalle università degli Stati Uniti a tutto il Continente Latino Americano, … nel loro progetto iniziato nel 2012 questi compagni piombinesi sono perfino riusciti a coinvolgere (cosa quasi impossibile oggi) gli studenti della IIIa M della scuola media “A Guardi” di Piombino, realizzando con loro il video “l’ombra di Gramsci”, per girarlo si sono recati anche a Torino nei luoghi frequentati in gioventù da Antonio Gramsci, la prima fase del progetto terminò nel salone Coop di Piombino con la proiezione del video durante una conferenza di alto spessore, che vide la presenza degli studenti, insegnanti e noti conoscitori della figura del politico comunista incarcerato e ucciso dal fascismo di Mussolini.

L’indomito gruppo militante di via Cairoli (sede del loro laboratorio culturale) per mantenere vivo il progetto, nel novembre 2014 ha presentato l’opera musicale “l’amore di Gramsci” preparato e adattato dal gruppo folk-popolare “I nuovi cantori di sala Consilina” che altro non sono che gli stessi compagni ideatori del progetto.

Il professor Stefano Guarguaglini, arrangiantore, compositore, cantante e chitarra acustica del gruppo, riguardo a questa ben curata iniziativa musicale, di alto valore culturale, afferma: (M.C.) Il progetto del cd “L’amore di Gramsci” nasce come Prima versione del Gruppo a continuazione del precedente cd “Oltre la notte”. In questo, come suggerisce il titolo, venivano toccati alcuni temi da salvare nella “notte” della politica e della sinistra, da portare “oltre” questo periodo buio in cui sembrano essere dimenticati i principi fondamentali di un’identità sociale e collettiva, di una storia che ha generato speranze, lotte, saperi e le canzoni ricordano i protagonisti, gli avvenimenti, le situazioni di questa storia.

In questo contesto, Antonio Gramsci non poteva essere ricordato soltanto con un brano: la sua storia, la sua vita, il suo impegno dovevano approdare ad un lavoro autonomo, ad un progetto interamente a lui dedicato.

Così è nato il cd “L’amore di Gramsci”. La vita di Gramsci viene raccontata attraverso quella che è stata l’esperienza forse più intensa: la vicenda d’amore per Giulia. Una vicenda in cui amore e impegno politico diventano tutt’uno. Negli otto brani del cd si è cercato di dare voce agli entusiasmi del giovane Gramsci e al senso di sconfitta, anche individuale, degli ultimi anni della sua vita. Gramsci non perde mai però la capacità di provare amore, inteso come un sentimento forte di continuare a ragionare sulla storia, di tenersi attaccato agli affetti per le persone care, ai compagni che non lo comprendono e sembrano averlo dimenticato. E’ anche questa storia interiore di Gramsci, legata a Giulia e al sacrificio della vita per un’idea, che viene raccontata nel cd.

“L’amore di Gramsci” non è soltanto un progetto musicale, ma si presenta come un lavoro teatrale, in quanto i brani sono introdotti da un “parlato” che racconta sinteticamente la vita di Gramsci in relazione alle singole canzoni e dalla lettura di brani estratti dalle lettere. Inoltre si accompagna ad una mostra intitolata “L’ombra di Gramsci” (realizzata coinvolgendo il lavoro dei ragazzi di una classe di scuola media) che, attraverso fotografie, filmati, pannelli, costruisce un percorso di conoscenza della vita e del pensiero di Antonio Gramsci.

Il lavoro svolto, ovviamente, non è nient’altro che un gesto di affetto verso un uomo, un dirigente politico comunista, che ha rappresentato una delle menti più lucide del Novecento, uno dei pochi intellettuali di cui il nostro paese dovrebbe andare orgoglioso e coltivarne il ricordo, non soltanto per ciò che è stato, ma soprattutto per tutto ciò che ancora può insegnare per il futuro.

[Redatto su testi di: Raul Mordenti, Stefano Guarguaglini, Maurizio “Sandino” Cerboneschi]

Pronunciamiento comunicadores y comunicadoras revolucionarios

por comunicadoras y comunicadores revolucionarios

Nosotros y Nosotras, integrantes de las asociaciones comunitarias profesionales y gremiales que se mencionan continuación: Plataforma de Periodistas, Colectivo Radio Petare ( CRP) 91.5 FM Radio Petare, Radio Comunitaria San Bernardino (Rancosaber) 88.5 FM, Radio La Piedrita 95.1 FM, Consejo Nacional de Comunicadores Socialistas, Twiteros Independientes Revolucionarios, Movimiento de Periodismo Necesario, Grupo Combate, Fundación Grupo Madera, Comunicalle, Representantes del Bloque Infantil y Juvenil del Consejo Municipal del Municipio Bolivariano Libertador, UBCH República de Bolivia La Pastora, Defensores de la Constitución (Codecon), Colectivo Trenzas Insurgentes, Portal Globoterror, Colectivos de comunicadores Bolivarianos por la Transformación del Estado al Socialismo, Consejo Político Nacional de la Comunicación Popular de Partido Socialista de Venezuela (PSUV), Brigadas de Agitación Propaganda y Comunicación del Partido Socialista Unido de Venezuela/Región Central, procedemos a manifestarnos públicamente a los efectos de contrarrestar y denunciar la violación a la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela y a la paz del pueblo venezolano que se evidencia en el Comunicado suscrito por Antonio Ledezma, Maria Machado y Leopoldo López denominado “Acuerdo Nacional para la Transición” y al respecto declaramos que:

El presente documento viola lo establecido en la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela en los siguientes aspectos:

ASPECTOS JURÍDICOS.

Cuando el comunicado expresa: “Pongamos en marcha, con la urgencia del caso, un Acuerdo Nacional para la Transición.”

Esta transición, en los actuales momentos políticos y atendiendo a los tiempos constitucionales, no puede realizarse sin una ruptura violenta del orden democrático, tal como ocurrió el 11 de abril del año 2002, cuando bajo argumentos similares a los expuestos en el “comunicado” en comento, se rompió el hilo constitucional para instaurar una dictadura de “transición” que cambió la configuración de todas las ramas del Poder Público y desató, como era de esperarse, la violación de los derechos humanos de la población civil en general.

Desde una perspectiva general, el término de transición hace referencia a un proceso de cambio mediante el cual un régimen preexistente, político y/o económico, es reemplazado por otro, lo que conlleva a la sustitución de los valores, normas, reglas de juego e instituciones asociadas a éste, por otros diferentes. En el caso actual de Venezuela para que se produzca tal transición, debe promoverse indefectiblemente una ruptura del orden Constitucional, ya que nuestra Constitución establece los momentos y los mecanismos con los cuales se pueden realizar los cambios que la propia Carta Magna prevé

Cuando el comunicado expresa que “Preparar y realizar elecciones presidenciales libres y absolutamente transparentes”

¿Por qué se realizarán elecciones presidenciales, si ya tenemos un Presidente elegido legítimamente para cumplir sus funciones hasta 2019? ¿Qué ocurrirá con Nicolás Maduro? ¿Será arrestado, obligado a renunciar por coacción, enviado al exilio o asesinado? ¿Es o no es una referencia velada a un golpe de Estado? ¿Qué pasará con los millones que votaron por él y lo apoyan?

Cuando el comunicado señala que “Un régimen ineficiente y corrupto que robó, regaló y despilfarró recursos públicos cuantiosos…” “…una élite sin escrúpulos de no más de cien personas, que tomó por asalto al Estado para hacerlo totalitario, que se ha apoyado en grupos violentos y en un militarismo de cúpulas corruptas para controlar a la sociedad a través de la represión…” “…redes criminales que proliferaron gracias a la impunidad y a la complicidad del régimen actual…”;

A nuestro juicio, en ese comunicado se materializa un concurso de delitos, ya que no sólo se instiga al alzamiento y a la ruptura del hilo constitucional; además se realizan señalamientos graves que ofenden y someten al escarnio público al Presidente de la República; como jefe de Estado y de Gobierno; así como también a la dirigencia en pleno del gobierno e incluso a la Fuerza Armada Nacional Bolivariana.

Afirmaciones éstas sumamente delicadas e infundadas, ya que sólo persiguen desacreditar las instituciones del Estado para incentivar el irrespeto a ellas y generar un clima insurreccional. Por otra parte, al ser señalados, los responsables del “comunicado” como participantes del golpe de Estado frustrado, se podría demostrar su vinculación con un gobierno extranjero hostil que ha buscado conspirar contra la seguridad del territorio y sus instituciones, en un claro acto de traición a la patria. Delitos estos previstos en el artículo 132 del Código Penal venezolano y que debería ser castigado con presidio de 8 a 16 años pues todo aquel venezolano que conspire para destruir la forme republicana que se ha dado la Nación sea dentro o fuera del país es un traidor a la patria.

ASPECTO ECONÓMICO

El comunicado señala que “Insertar nuevamente a Venezuela en los circuitos financieros internacionales y obtener de ellos los apoyos económicos necesarios para superar las dificultades del corto plazo”

Esto significa contrariar el artículo 299 de la Constitución que establece que “el régimen socioeconómico de la República Bolivariana de Venezuela se fundamenta en los principios de justicia social, democracia, eficiencia, libre competencia, protección del ambiente, productividad y solidaridad, a los fines de asegurar el desarrollo humano integral y una existencia digna y provechosa para la colectividad. El Estado conjuntamente con la iniciativa privada promoverá el desarrollo armónico de la economía nacional con el fin de generar fuentes de trabajo, alto valor agregado nacional, elevar el nivel de vida de la población y fortalecer la soberanía económica del país, garantizando la seguridad jurídica, solidez, dinamismo, sustentabilidad, permanencia y equidad del crecimiento de la economía, para lograr una justa distribución de la riqueza mediante una planificación estratégica democrática participativa y de consulta abierta”.

Significa además el retorno de las negociaciones con el Fondo Monetario Internacional, el Banco Mundial y otras organizaciones internacionales, que no sólo hacen préstamos sino que condicionan al país a ejecutar políticas neoliberales, como privatizaciones, despido masivo de empleados públicos y reducción o fin de programas de asistencia al pueblo (pensiones, etc.) con el fin de “garantizar” que los préstamos se cancelen en el plazo prometido.

“Desmontar la maraña de controles que ahoga a la economía y reconstruir las bases jurídicas y económicas que son necesarias para atraer la inversión productiva que garantice un crecimiento estable en el futuro”

Esto equivale a la eliminación de la regulación de precios en productos de la cesta básica, servicios como el transporte público, baremos de las clínicas y similares. Eliminación de controles tales como la Ley de Precios Justos, el control de cambios que permite adquirir alimentos y medicinas fundamentales para venderlas a precios asequibles. Prioridad en atraer inversionistas antes que en proteger al pueblo venezolano.

Cuando establece que “recuperarán la capacidad operativa y elevar significativamente la producción de la industria petrolera… ”

Esto significa que se dejarán de cumplir las cuotas OPEP, lo que implicaría que Venezuela abandonará y fracturará dicha organización, causando una nueva caída de los precios del crudo a niveles similares a los de la era pre-Chávez: 9 dólares el barril. Disminución de ingresos al país, lo que llevará a tomar medidas neoliberales (“reducción” del Estado, eliminación de la inversión social, etc.)

Cuando indica que “deberemos restablecer a cortísimo plazo el abastecimiento normal de alimentos y otros bienes de consumo esencial de las familias y los suministros de repuestos e insumos que impiden la operación de las cadenas de distribución”

Al parecer, este paso será muy sencillo: sólo habrá que ordenar a los empresarios que “suelten” lo que tienen acaparado y que dejen de “bachaquear” la mercancía a Colombia. No nos extrañe si esto se acompaña de medidas como liberación de precios de productos fundamentales, o anulación de la Ley de Precios Justos.

ASPECTOS POLÍTICOS.

Llama poderosamente la atención como este “comunicado” que se constituye en el plan de gobierno de la supuesta TRANSICIÓN, guarda estrecha relación con el fallido Decreto de Carmona que disolvió la Constitución y los Poderes Públicos, así como el Plan de gobierno presentado por el cuatro veces candidato perdedor según el cual debía desmontarse la Constitución Nacional para desmontar el modelo de democracia participativa y dar paso a una plutocracia.

Al respecto, y prueba de ello, el referido comunicado plantea “rescatar la autonomía de los órganos del Poder Público, designar a sus directivos por las vías constitucionales y rehabilitar la pluralidad política y la soberanía del Estado nacional venezolano”

Nos preguntamos: ¿Cómo designar nuevas autoridades y órganos del Poder Público sin desconocer la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela. Esto se hará de la misma manera que se hizo el 12 de abril de 2002, cuando se destituyó arbitrariamente a los diputados de la Asamblea Nacional, Magistrados del Tribunal Supremo de Justicia, Fiscal General, Defensor del Pueblo, y se nombró nuevos personajes a dedo?

Busca por otra parte este llamado al desconocimiento de los momentos y mecanismos constitucionales que regulan el actual régimen democrático establecido entre otros en los artículos 2 y 5 de la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela. Quienes están promoviendo la sustitución de las máximas autoridades del Estado de manera anticipada, no están actuando por ignorancia de lo que al respecto establece la Constitución Nacional. Están haciendo un llamado evidente a desconocer los principios fundamentales que rigen al Estado venezolano y por ende, los valores superiores del ordenamiento jurídico y las instituciones democráticas dentro del régimen democrático participativo en el que vivimos.

“Asegurar la lealtad y el apego de la Fuerza Armada Nacional a la Constitución y su desvinculación de toda injerencia extranjera y actividad político-partidista”

¿Por qué se refieren a la Fuerza Armada Nacional, y no a la Fuerza Armada Nacional Bolivariana? ¿Por qué se suprime la palabra “Bolivariana” de su nombre?  ¿Quién medirá la “lealtad” de la FANB a la Constitución? ¿Cómo asegurarán su lealtad? Al señalar que los desvincularán de toda “actividad político-partidista”, ¿significa que les negarán el derecho al voto?

Admiten además en este comunicado que la llamada “transición” desatará: “Un proceso que experimentará riesgos, turbulencias y acechanzas de diverso orden.”

Los responsables de este llamado, saben que sus pretensiones sólo pueden lograrse por la vía de la violencia, y así se advierte cuando dicen en el comunicado: “…un proceso que experimentará riesgos, turbulencias y acechanzas de diverso orden.”; es decir está calculado y forma parte de sus previsiones y consecuencias en daños y vidas humana, su decisión de dar al traste con el Estado Democrático venezolano, previendo de esta manera, la segura respuesta que tendrían del pueblo democrático venezolano, tal como ocurrió durante los sucesos del 11,12 y 13 de abril de 2002, ello implica según la teoría de imputación objetiva que el daño a causar es un previsible, calculable e inminente, lo que resulta en una responsabilidad directa que forma parte de control del hecho que tiene el actor planificador.

Es por lo que estos colectivos, integrados por comunicadores populares, periodistas y abogados

ACORDAMOS

1.- Organizarnos en sesión permanente en defensa de la Revolución Bolivariana y cerrar filas con el Presidente Nicolás maduro.

2.- Proponemos, desde nuestras áreas de trabajo realizar un plan de contingencia para enfrentar la guerra económica, psicológica, política y terrorista contra la Revolución Bolivariana.

3.- Desplegar todas nuestras redes de comunicación y creación para hacer llegar nuestro mensaje a:

  • Voceros y voceras de los consejos comunales y comunas
  • UBCH, Círculos de Lucha Popular y todas las instancias del Partido Socialista Unido de Venezuela.
  • Medios alternativos, comunitarios y digitales
  • Periodistas y medios aliados en la región y en el mundo
  • Asímismo, haremos llegar nuestro mensaje a la cancillería venezolana para que a través de nuestras delegaciones diplomáticas se revele al mundo “La verdad de Venezuela”

4.- Acudir a organismos e instancias internacionales a exigir el respeto a nuestra soberanía y el orden democrático vigente en el país.

5.- Nuestra acción es para la verdad frente a la gran campaña internacional de mentiras y asedio permanente a la Revolución Bolivariana.

6.- Enfrentar la violencia mediática en todas sus manifestaciones, dentro y fuera del país, que atenta contra el derecho a la libertad de expresión y a la información libre y veraz, contemplados en los artículos 57 y 58 de la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela y la carta democrática.

7.- Condenar la injerencia directa, creciente y mal intencionada del gobierno de los Estados Unidos con el propósito de quebrar nuestra Revolución y sumir de nuevo a nuestro pueblo en la miseria y el caos.

8.- Denunciar ante el Ministerio Público el contenido subversivo, ilegal e inconstitucional del comunicado a los efectos de que se juzguen a los firmantes del mismo por los delitos aquí especificados, así como al editor del medio donde éste fue publicado por ser corresponsable en los hechos y actos de fuerza que pretenden derrocar a la forma de gobierno republicana que los y las venezolanas decidimos darnos.

Cosa rimane di Chávez?

di Rubén Martínez Dalmau* – constituyentes.org

È stata una esperienza unica. Nei corridoi del Palazzo Legislativo sfilavano donne, disabili, omosessuali, sordomuti, maestri e bambini. Tutti hanno trovato un posto nella Costituzione del 1999. Se esiste una prima Costituzione integratrice nel significato più sostanziale che possa esprimere la parola, quella lì lo era. Quando si finì di completare la redazione della bozza costituzionale l’abbiamo vista per tutta la notte e, quasi un anno dopo aver conosciuto il chavismo, ho conosciuto Chávez.

La prima volta che ho messo piede a Caracas fu nel 1998, ero appena un candidato ventenne con una valigia piena di speranze. Conoscevo il Venezuela attraverso i francobolli che mio cugino Juan Fernando mi spediva da Maracay, nome che faceva pensare a spiagge e foreste e anche a scambi filatelici che mi proporzionarono piaceri infiniti. Ricordo ancora quel primo e pallido francobollo di Bolívar che Juanfer mi regalò quando avevo compiuto diciotto anni. Nell’aeroporto di Maiquetía mi aspettava Gilberto Buenaño con sua moglie e mi ricevettero con un caloroso “benvenuto ai Caraibi”. Mi accompagnarono a mangiare qualcosa e prendere una birra in un locale di La Guaira che da molto tempo riposa nelle profondità del mare, dopo la frana di Vargas. Quella notte restai a dormire in casa sua e mi svegliai nell’altro mondo, circondato da boschi e acqua. Nel giro di qualche giorno trovai una stanza in un piccolo hotel dell’Avenida Casanova, vicino alla casa di Rafael Caldera, denominata “Punto Fijo”, la vera origine del “puntofijismo”.

Ho conosciuto il chavismo prima di Chávez. Era una vibrazione palpabile che si sentiva per le strade, negli sguardi delle persone, in qualsiasi conversazione dei bar. Gli incontri pomeridiani al Gran Café di Sabana Grande vertevano su Chávez e il “puntofijismo”, nel frattempo i veterani del posto sfogliavano el Nacional, el Universal o el Mundo, l’unico giornale pomeridiano che ho conosciuto. “El Mundo lo dice antes” (El Mundo lo dice per primo), recitava lo slogan rosso in uno degli alti edifici di quella città, prodotto della politica di sviluppo degli anni settanta, della Venezuela saudita, quella di Carlos Andrés Pérez; di quella che aveva costruito una autostrada da est a ovest che rende impossibile spostarsi a piedi da Chacao a Las Mercedes e che forse è l’unica cosa che attualmente unisce i ricchi quartieri caraqueños con quelli poveri.

Caracas era stata costruita per le macchine, per i grandi spazi, per l’ostentazione. Come se non si spiegasse un campo da golf nel bel mezzo della città. In qualche modo i Venezuelani ancora la pensano così: pensano in grande. Tanto territorio libero, tanto petrolio, tanta risorsa facile, condizionano la forma di capire ciò che li circonda. Chávez poteva solo esistere in un contesto come quello.

Quando l’anno successivo sono tornato, dall’aeroporto di Maiquetía mi diressi verso Caracas per partecipare come consigliere nell’Assemblea Costituente. Insieme a Roberto Viciano, mio punto di riferimento dalla lontananza, e grazie all’aiuto di alcuni amici che ancora conservo, m’inserii appieno nel lavoro e nelle commissioni.

È stata una esperienza unica. Nei corridoi del Palazzo Legislativo sfilavano donne, disabili, omosessuali, sordomuti, maestri e bambini. Tutti hanno trovato un posto nella Costituzione del 1999. Se esiste una prima Costituzione integratrice nel significato più fondamentale che possa esprimere questa parola, quella lì lo era. Quando si finì di completare la redazione della bozza costituzionale l’abbiamo vista per tutta la notte e, quasi un anno dopo aver conosciuto il chavismo, ho conosciuto Chávez.

Siccome sono mediterraneo, i miei genitori mi hanno insegnato a rispettare i morti. Il rispetto, nel mio ambiente significa non parlare né bene né male, ma tacere. Non è il momento di dire dove Chávez ha colpito nel segno e dove no, perché non saremo in grado di dirlo tutto.

È il momento di capire che solo per il fatto che una persona non ha lasciato immutato nessuno che l’abbia conosciuta è già da considerare un merito che la maggior parte dei mortali non possediamo. “Non sono una tazzina d’oro che possa piacere a tutti”, proferì una volta Chávez in uno dei suoi interminabili “Aló Presidente”, che ascoltava la casalinga mentre lavava il pavimento o il tassista di Caricuao.

Per questo motivo non voglio parlare male di Chávez, né del chavismo. Voglio parlare di quello che rimarrà se tutto seguirà il suo corso, dopo Chávez: la Costituzione del 1999. Un testo aperto che per lui è costituito allo stesso tempo un successo e un fallimento. L’unico processo elettorale che perse nei suoi quattordici anni di governo è stato quando propose una riforma costituzionale e il popolo, nel referendum, votò “No”. I votanti si differenziarono tra appoggiare il Presidente e cambiare la Costituzione. Perché sì, in Venezuela il cambio costituzionale si mette ai voti e non come in altre latitudini dove le riforme si negoziano di notte e con premeditazione.

Insieme a Juan Torres ho forse trascorso a Caracas i momenti più febbrili e vitali che posso ricordare. In una di quelle notti d’insonnia nella casa del pesce che sputa acqua –parafrasando a Herrera Luque – a qualcuno è venuto in mente di riflettere sul principale successo ottenuto con la Costituzione bolivariana. Marta Harnecker commentò a voce alta qualcosa di brillante a cui nessuno aveva pensato: la cosa più importante era che il popolo aveva ripristinato la dignità. E su questo avvenimento la Costituzione del 1999 svolse un ruolo importante.

Credetemi quando insisto che su Chávez si faranno molte e diverse analisi da tutti gli angoli possibili. E tutte, o la maggior parte di esse, avranno un po’ di ragione. Ma una cosa è indiscutibile, esiste un prima e un dopo Hugo Chávez. E mi rallegro di essere stato sia prima che dopo di lui, perché nessuno mi può venire a raccontare storie che io non conosca.

* Fondatore di Constituyentes (Spagna), Professore di Diritto Costituzionale dell’Universitat de Valéncia. Fundación CEPS.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

L’accordo nazionale per la transizione è stato finanziato dagli USA

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Il giornalista José Vicente Rangel ha segnalato che il documento «disconosce il governo costituzionale perché secondo i firmatari vive la sua fase terminale»

L’accordo nazionale per la transizione firmato e presentato al paese da Antonio Ledezma, Leopoldo López e María Corina Machado è stato finanziato da organizzazioni legate agli Stati Uniti, questo è quanto rivelato dal giornalista venezuelano José Vicente Rangel.

Nel programma domenicale, «José Vicente Hoy», trasmesso dall’emittente privata Televen, ha segnalato che il documento «disconosce il governo costituzionale perché secondo i firmatari vive la sua fase terminale».

«È stato redatto – ha spiegato il noto giornalista – da un team di avvocati che lavorano in importanti studi legali della capitale e che inoltre ricevono lauti stipendi, pagati da organizzazioni legate agli Stati Uniti, per difendere persone tratte in arresto durante lo svolgimento di manifestazioni (guarimbas)».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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