Il Golpe in Venezuela si doveva realizzare in fasi

da Ambasciata del Venezuela ad Addis Abeba – Rappresentanza permanente presso l’Unione Africana

13 febbraio 2015

Il giorno 20 febbraio scorso, all’Ambasciata venezuelana di Addis Abeba, si è svolta un’iniziativa di contro-informazione sul tentativo di golpe predisposto da settori dell’opposizione anti-chavista, finanziato dagli U.S.A. e stroncato dall’intelligence bolivariana (sicuramente più efficace di quella statunitense alla vigilia dell’11/9 o di quella francese pre-attentato a Charlie Hebdo). L’ambasciatore Luis Mariano J. Mata ha introdotto l’argomento, sottolineando la viltà dell’aggressione a un popolo pacifico e operoso, che non chiede di meglio che di continuare ad auto-determinarsi.

Presenti le rappresentanze diplomatiche di Argentina e Brasile, che hanno espresso la loro piena solidarietà al Venezuela, paese “hermano y compañero de la Patria Grande”.

Durante l’iniziativa, è stato distribuito il seguente documento:

 

Il pianificato tentativo di colpo di stato in Venezuela è stato preceduto da un’imboscata economica e dal finanziamento a ufficiali militari, affinché promuovessero un sollevamento militare.

Il piano di colpo di stato che cercava di abbattere il Governo legittimo del presidente del Venezuela, Nicolás Maduro e che è stato neutralizzato grazie alla lealtà della Forza Armata Nazionale Bolivariana e al suo popolo, comprendeva varie fasi, articolate in eventi relazionati a settori strategici per il paese.

Si è cercato di attuare queste azioni a un anno dalle cosiddette guarimbas, eventi di opposizione violenta registrati il 12 febbraio 2014, che hanno lasciato 43 persone morte.

Un gruppo di cospiratori hanno programmato di abbattere il governo di Nicolás Maduro con una nuova campagna di violenza, che doveva cominciare con un’imboscata economica fino a una fase che includeva assassinii di massa e il bombardamento tattico di siti strategici nella capitale.

Queste sono le fasi del tentativo di colpo di stato

Fase 1-Imboscata economica:

L’imboscata economica è cominciata tra il 6, 7 e l’8 gennaio, mentre il Presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, realizzava il suo giro per i paesi dell’OPEC e altri, per valutare il mercato petrolifero e combattere l’abbassamento del prezzo del crudo.

In questa fase, l’opposizione venezuelana, appoggiata dai settori imprenditoriali di destra e fattori internazionali, ha promosso campagne di accaparramento e speculazione di alimenti basilari e prodotti di prima necessità, allo scopo di destabilizzare il paese e far sì che il popolo scendesse in strada per saccheggiare.

Le code ai supermercati erano obiettivi chiave per promuovere la violenza nel paese.

“Pensavano che il popolo si metteva a saccheggiare, perché io ero all’estero”, ha precisato Maduro, al momento di denunciare un colpo economico dall’Algeria.

In quest’occasione, il capo di Stato venezuelano ha detto che il Governo Bolivariano ha evitato queste manovre, grazie al lavoro articolato insieme al Potere Popolare, riuscendo a intercettare gli alimenti e i prodotti che si trovavano ritirati dalla circolazione.

Più diu mille tonnellate di alimenti sono state trovate in un magazzino di proprietà di un’azienda, i cui proprietari sono legati al partito di destra Volontà Popolare.

 

Fase 2: Dibattito internazionale su di una presunta crisi in Venezuela

L’opposizione venezuelana, appoggiata da media internazionali, cercava di generare un dibattito a livello mondiale, nel quale dava a conoscere un’immagine totalmente differente da quello che davvero si vive in Venezuela e, inoltre, tentava di far credere che esiste una crisi umanitaria.

Il mandatario venezuelano Nicolás Maduro ha denunciato che alcune agenzie internazionali hanno tentato di di vendere al mondo il peggio del Venezuela. I mezzi di comunicazione  pubblicavano notizie nelle quali facevano credere che nel paese non c’era cibo e che la produzione di alimenti si era fermata. L’intenzione era quella di spianare la strada all’abbattimento del capo di Stato venezuelano e all’intervento internazionale.

 

Fase 3: Colpo di stato politico

In questo piano si cercava un traditore, per poter abbattere il presidente Nicolás Maduro.

“Non voglio allarmare nessuno, ma sono obbligato a dire tutta la verità (…) Stanno cercando un traditore e chiedo al popolo di stare all’erta”, ha detto il presidente Nicolás Maduro, al momento du annunciare il tentativo di colpo di Stato.

Si è trattato di un tentativo di utilizzare un gruppo di ufficiali dell’Aviazione Militare per l’operazione golpista.

Il deputato Diosdato Cabello ha informato che avevano un ordine di registrare un video, invocando la ribellione di questo  gruppo di militari e che lo stesso sarebbe stato diffuso dalla giornalista Patria Poleo.

 

Fase 4: Colpo militare (tradimento di ufficiali)

Questa sarebbe stata la fase nella quale doveva terminare con l’abbattimento del presidente Nicolás Maduro e con il bombardamento di aree strategiche come teleSUR e la sede del Ministero della Difesa. In seguito, con l’attivazione del “Programma del Governo di Transizione”, un documento che si sarebbe pubblicato attraverso un mezzo nazionale.

Quest’evento doveva prodursi in seguito al sollevamento di un piccolo gruppo di ufficiali dell’Aviazione Militare, finanziati da Miami, U.S.A., secondo il presidente dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello. Di fronte a ciò, un gruppo di militari patrioti hanno allertato il Governo e si è potuta neutralizzare la minaccia.

Si pretendeva bombardare il Palazzo Miraflores (sede del Governo) a Caracas, mezzi di comunicazione, istituzioni dello Stato e persino un’attività alla quale partecipava il presidente Nicolás Maduro. Nell’operazione si dovevano usare aerei Tucanos introdotti dall’estero.

In questo modo, si sarebbe materializzato il golpe e il cammino libero per cominciare a fare retrocedere la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

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