L’esercito UK arruola migliaia di ‘Facebook Warriors’ per disinformare

di Michael Krieger – infowars.com

Ecco il 77° Battaglione: l’esercito britannico sta mobilitando 1500 ‘Facebook Warriors’ per diffondere la disinformazione. Tornerà in vita una delle più discusse unità delle forze speciali inglesi della seconda guerra mondiale.

L’esercito britannico farà rivivere una delle più controverse unità delle forze speciali della seconda guerra mondiale, i Chindits, sotto forma di una nuova generazione di “guerrieri di Facebook” che scateneranno complesse e segrete campagne sovversive di (dis)informazione.
Preparatevi: i social media stanno per diventare molto più pericolosi di quanto sono già. Fate molta attenzione nel saltare a conclusioni, pensate sempre con la vostra testa e usate il vostro miglior buon senso. Le operazioni psicologiche (psy ops) del governo stanno per intensificarsi.
Il blog tecnologico Gizmodo ha riportato quanto segue:
Un nuovo gruppo di soldati, conosciuto come Facebook Warriors, secondo il Financial Times «scatenerà complesse e segrete campagne sovversive di (dis)informazione». Questo reparto si chiamerà 77° battaglione, il cui numero ha anche un significato storico. FT riferisce:
I Chindits originali [77° Battaglione] erano un’unità partigiana guidata dallo spavaldo comandante britannico generale Orde Wingate, uno dei pionieri della moderna guerra non convenzionale. Operarono in profondità dietro le linee giapponesi in Birmania tra il 1942 e il 1945 e le loro missioni erano spesso discutibili.
Questi guerrieri di Facebook useranno simili tattiche atipiche, con mezzi nonviolenti, per combattere contro il loro nemico. Ciò sarà realizzato principalmente attraverso il “controllo del riflesso”, una vecchia tattica sovietica che consiste nel diffondere informazioni opportunamente confezionate al fine di indurre l’avversario a reagire esattamente nel modo voluto. È un trucco piuttosto complicato, e l’esercito britannico lo metterà in atto solamente con questo corpo di 1500 persone (o più) usando Twitter e Facebook come mezzi per diffondere disinformazione, le verità della guerra vera, e incidenti false flag (sotto falsa bandiera) quasi come una raccolta comune di informazioni. A quanto si riferisce, il 77° Battaglione entrerà in azione nel mese di aprile.
 
ARTICOLO CORRELATO:
[Traduzione per Megachip a cura di Emilio Marco Piano]

Quarto (Na)27feb2015: Venezuela, la Resistenza è femminile

L’impero vuole detonare l’arma più potente: la solidarietà

di Davide Angelilli – caracaschiama.noblogs.org

In questi suoi primi dieci anni, l’ALBA –un’alleanza politica promossa da Cuba, Venezuela, Nicaragua, Bolivia, Ecuador e altre isole caraibiche-  ha creato una rete solidale di relazioni politiche ed economiche che rompe con il sistema egemonico di Cooperazione Internazionale: un importante tassello del sistema neocoloniale di relazioni Nord-Sud.

Il sistema tradizionale di Cooperazione per lo Sviluppo rappresenta un significativo, anche se ristretto quantitativamente, settore di trasferimento e circolazione di capitale. Perché si basa sulla costruzione teorica che l’arretratezza dei paesi del Sud sia dovuta a problemi interni al loro sistema economico e politico nazionale (corruzione, neopatrimonialismo) -e non alle strutture diseguali e imperiali del Sistema Mondo e alle alleanze tra oligarchie-, evidenziando la falsa retorica liberale della “comunità internazionale”.

In ogni caso, possiamo definire la Cooperazione Internazionale capitalista e imperialista (sia Nord-Sud che Sud-Sud) come quel sistema di relazioni internazionali tra governi che, sì, cercano un mutuo beneficio per migliorare le condizioni socio-economiche dei paesi attraverso lo sviluppo del sistema capitalista, ma con l’obiettivo di preservare le gerarchie mondiali. Il che rende questo sistema di relazioni internazionali un “labirinto dorato” in cui circola il capitale. Al contrario, la cooperazione tra i paesi dell’ALBA cerca il beneficio mutuo tra gli Stati dentro la cornice di un progetto storico completamente opposto: la trasformazione dell’ordine mondiale imperialista.

Attorno a questa causa comune antimperialista, si è costruito un progetto politico condiviso alimentato dalla grande tensione popolare verso la solidarietà internazionalista, lasciata in eredità dal pensiero dei grandi ribelli del passato come Simón Bolívar e José Martí. Come spiega il magico Galeano, a differenza della carità – su cui si basa la Cooperazione Internazionale neocoloniale-  che s ipratica dall’alto verso il basso, umilia chi la riceve e non modifica mai, nemmeno un pizzico, le relazioni di podere tra aiutante e aiutato, la solidarietà è orizzontale e si realizza tra uguali. Per questo la Cooperazione tra i paesi dell’ALBA si distanzia nettamente dal concetto di “aiuto”. E’ la solidarietà la moneta di valore che guida le relazioni tra i paesi nell’Alleanza Bolivariana, spazzando via la “competizione” e aprendo la strada a nuovi e creativi modelli di relazioni internazionali antimperialisti e anticapitalisti.

La costruzione della solidarietà come elemento portante della coscienza popolare, e quindi l’abbattimento dell’individualismo, non è il risultato di un’evoluzione naturale, ma si costruisce attorno a progetti sociali inclusivi erivoluzionari, come quelli messi in piedi in America Latina negli ultimi 15 anni. Nel progetto comune di rompere l’ordine imperiale per costruire autodeterminazione prende forza la solidarietà come strumento di politica internazionale.

Nelle nuove costituzioni di Venezuela, Ecuador e Bolivia, la parola solidarietà compare rispettivamente 13, 13 e 14 volte. Se prendiamo la costituzione degli Stati Uniti, come esempio di Stato mosso da un fondamentalismo imperialista e capitalista, la solidarietà “brilla per la sua assenza”, non comparendo nemmeno una volta.

Grazie alla solidarietà, Cuba ha contribuito all’alfabetizzazione in 28 paesi di 8 milioni di persone “scomparse dalla stampa internazionali”. Per solidarietà, il Venezuela Bolivariano ha fatto della maledizione del petrolio una ricchezza contro la povertà estrema di un’intera regione.

Forse è proprio la solidarietà: l’arma più potente di qualsiasi ordigno bellico, che l’impero vuol detonare per impedire l’esplosione di nuove rivoluzioni. In quel continente ribelle che non è più il cortile di nessuno.

La lotta del Venezuela contro il comune nemico

da johnpilger.com

Con un “colpo al rallentatore” in corso in Venezuela, John Pilger è intervistato da Telesur, la retetelevisiva latino-americana, da Mike Albert.

Mike Albert: Perché gli U.S.A. vogliono rovesciare il governo del Venezuela?

John Pilger: Ci sono principi e dinamiche chiari al lavoro qui. Washington vuole fare

fuori il governo del Venezuela, perché esso è indipendente dai disegni U.S.A.per la regione e perché il Venezuela ha le più grandi riserve comprovate del mondo e usa i suoi proventi del petrolio per migliorare la qualità di vita di tutti i cittadini.

Il Venezuela rimane una fonte di ispirazione per il riformismo sociale, in un continente devastato dagli storicamente rapaci U.S.A. Un rapporto dell’Oxfam una volta ha descritto con clamore la rivoluzione sandinista in Nicaragua come “la minaccia di un buon esempio”. Questo si è ripetuto in Venezuela, fin da quando Hugo Chávez ha vinto la sua prima elezione.

La”minaccia” del Venezuela è più grande, naturalmente, perché esso non è un paese piccolo e debole; è ricco e influente ed è visto così dalla Cina. Il cambio notevole nel destino di milioni di persone nell’America Latina è l’obiettivo principale dell’ostilità degli U.S.A.

GliU.S.A. sono stati il nemico non dichiarato del progresso sociale in Latino-America per due secoli. Non importa chi ci sia alla Casa Bianca: Barak Obama o Teddy Roosevelt; gli U.S.A. non tollereranno paesi con governi e culture che mettano avanti i bisogni dei loro propri popoli e che rifiutino di promuovere o cedere alle richieste e pressioni degli USA.

Una democrazia riformista a sfondo sociale ma con una base capitalista – come è il Venezuela – non è perdonata dai governanti del mondo. Quello che è imperdonabile è l’indipendenza politica del Venezuela; solo l’acquiescenza completa è accettabile. La “sopravvivenza” del Venezuela chavista è un testamento a favore del sostegno dei Venezuelani comuni per il loro governo eletto – ciò mi è diventato molto chiaro l’ultima volta che sono stato lì.

La debolezza del Venezuela consiste nel fatto che l’opposizione politica – che io definirei la “feccia dell’East Caracas” – rappresenta interessi potenti, che sono stati alimentati per mantenere un potere economico critico. Solo quando quel potere sarà ridimensionato, il  Venezuela si scrollerà di dossola costante minaccia di una sovversione appoggiata dall’esterno, spesso criminale. Nessuna società dovrebbe avere a che fare con uno scenario simile, anno dopo anno.

MA: Che metodi hanno già adottato gli USA? puoi pronosticarne alcuni sviluppi futuri per scalzare i Bolivariani?

JP: C’è la solita accolita di quislings e spie; essi vanno e vengono con il loro teatro mediatico di false rivelazioni, ma il principale nemico sono i media. Forse ricorderete l’ammiraglio venezuelano, che fu uno dei  autori del complotto contro Chávez nel 2002, vantarsi durante il suo breve passaggio al potere, “La nostra arma segreta erano i media“.

I media venezuelani, specialmente la televisione, furono attivi partecipanti in quel colpo di stato, con la menzogna che sostenitori del governo stavano sparando sulla folla di manifestanti da un ponte. False immagini e titoli hanno girato il mondo. Il New York Times si è aggiunto al coro, benedicendo l’abbattimento di un governo democratico “anti-americano”; come di solito fa.

Qualcosa di simile è successo a Caracas l’anno scorso, quando corrotte mobilitazioni di destra sono lodate come “proteste pacifiche”, che erano “represse”.

Questo era senza dubbio l’inizio di una “rivoluzione colorata” sostenuta da Washington, apertamente appoggiata da organismi tipo il National Endowment for Democracy – un clone amico della CIA. Era un piano ingenuo, come il colpo che Washington ha messo in campo con successo in Ucraina lo scorso anno.

Come a Kiev, in Venezuela i “protestanti pacifici” hanno dato fuoco a edifici del governo e dispiegato cecchini: per questo, sono stati lodati dai politici e media occidentali. La strategia è quasi certamente quella di spingere il governo di Maduro verso destra e così alienare la sua base popolare. Dipingere il governo come dittatoriale e incompetente è stato un articolo di cattiva fede tra i giornalisti e networks in Venezuela e negli USA, nello UK ed Europa.

Una recente “storia” negli USA parlava di uno “scienziato USA imprigionato per aver tentato di aiutare il Venezuela a costruire bombe”. L’implicazione era che il Venezuela stava accogliendo “terroristi nucleari”. In realtà, il fisico nucleare scontento non aveva connessioni di nessun tipo con il Venezuela.

Tutto questo ci ricorda gli attacchi implacabili a Chávez, ognuno con quella particolare cattiveria riservata ai dissidenti dalla “unica vera via” dell’Occidente. Nel 2006, il Channel 4 News britannico ha effettivamente accusato il presidente venezuelano di aver complottato per la fabbricazione di arminucleari con l’Iran, una fantasia assurda. Il corrispondente di Washington, Jonathan Rugman, scherniva le politiche per sradicare la povertà e presentava Chávez come un buffone sinistro, consentendo a Donald Rumsfeld, un criminale di guerra, di paragonare Chávez a Hitler, senza ribattere.

La BBC non è diversa. I ricercatori della West England University nel Regno Unito hanno studiato la distorsione sistematica della BBC nel documentare il Venezuela nel corso di un periodo di 10 anni. Hanno guardato 304 servizi della BBC e hanno scoperto che solo tre di questi parlavano di alcune delle politiche positive del governo.

Per la BBC non esistevano le iniziative democratiche del Venezuela, la legislazione sui diritti umani, i programmi alimentari, le iniziative sanitarie e i programmi di riduzione della povertà. La Missione Robinson, il più grande programma di alfabetizzazione della storia umana, ha ricevuto appena una menzione di passaggio.

Questa censura virulenta per omissione integra le falsificazioni intenzionali, come le accuse che il governo venezuelano sia costituito da un gruppo di narco-trafficanti. Niente di tutto questo è nuovo; guardate il modo in cui Cuba è stata travisata – e aggredita – nel corso degli anni.

Reporters senza frontiere ha appena pubblicato la sua classifica mondiale delle nazioni in base alle loro pretese di una stampa libera. Gli Stati Uniti sono classificati al 49° posto, dietro a Malta, Niger, Burkina Faso e El Salvador.

MA: Perché potrebbe ora essere un tempo adatto, a livello internazionale, per la spinta verso un colpo di stato? Se il problema principale è che il Venezuela costituisce un esempio che potrebbe diffondersi, l’emergenza di un pubblico ricettivo verso questo esempio in Europa fornisce una spiegazione alla reazione degli Stati Uniti?

JP: È importante capire che Washington è governata da veri estremisti, una volta conosciuti all’interno della Beltway come “i pazzi”. Questo è stato vero fin da prima del 9/11. Alcuni sono decisamente fascisti. Affermare il dominio degli Stati Uniti è il loro gioco malcelato e, come gli eventi in Ucraina dimostrano, sono disposti a rischiare una guerra nucleare con la Russia. Queste persone dovrebbero essere il nemico comune di tutti gli esseri umani sani.

In Venezuela, vogliono un colpo di stato, in modo che possano far regredire alcune delle più importanti riforme sociali del mondo – come in Bolivia ed Ecuador. Hanno già schiacciato le speranze della gente comune in Honduras. L’attuale cospirazione tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita per abbassare il prezzo del petrolio è destinata a realizzare qualcosa di più spettacolare in Venezuela e in Russia.

MA: Quali pensi sia l’approccio migliore per allontanare le macchinazioni americane e delle élites nazionali venezuelane, per i Bolivariani?

JP: La maggioranza del popolo del Venezuela e il loro governo hanno bisogno di dire al mondo la verità sugli attacchi contro il loro paese. C’è una agitazione in tutto il mondo, e molte persone stanno ascoltando. Non vogliono l’instabilità perpetua, la povertà perpetua, la guerra perpetua, il dominio perpetuo delle oligarchie. E identificano il loro nemico principale; guardano le indagini elettorali internazionali, che chiedono quale paese rappresenta il più grande pericolo per l’umanità. La maggioranza delle persone puntano in maniera schiacciante contro gli Stati Uniti, per le sue numerose campagne di terrore e di eversione.

MA: Quale pensi sia la diretta responsabilità della sinistra fuori dal Venezuela, e in particolare negli Stati Uniti?

JP: Ciò richiede una domanda: chi sono questi “militanti di sinistra”? Sono i milioni di liberali nord-americani sedotti dall’ascesa speciosa di Obama e messi a tacere dalla sua criminalizzazione della libertà di informazione e di dissenso? Sono quelli che credono a ciò che viene detto dal New York Times, dal Washington Post, dal Guardian, dalla BBC? Si tratta di una questione importante.”Di sinistra” non è mai stato un termine più contestato e indebitamente attribuito. La mia sensazione è che le persone che vivono ai margini e lottano contro le forze appoggiate dagli USA in America Latina hanno capito il vero significato della parola, così come identificano un nemico comune. Se condividiamo i loro principi, e un po’ del loro coraggio, dobbiamo agire direttamente nei nostri paesi, cominciando, vorrei suggerire, con la propaganda nei media. Sì, è la nostra responsabilità, e non è mai stata più urgente.

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Análisis de Entorno Situacional Político (19feb2015)

por Néstor Francia 

– José Vicente y la “pentagonización” de Venezuela
– Una cosa es querer y otra poder
– Dos aniversarios que desnudan las debilidades de la derecha
– Nula convocatoria el 12 de febrero
– El show de la plaza José Martí
– Ausencias de la MUD y amargura de Ledezma
– Peor que la escasez de alimentos es la escasez de ideas
– Venezuela no se viste de blanco
– Muchos en la tarima, pocos en la calle
– El imperialismo y la canasta de las parlamentarias
– Agentes ineptos y mediocres
– Los violentos tropiezan con la misma piedra
– Las bestias y los justos

El periodista José Vicente Rangel da en el clavo al afirmar, en su columna “El Espejo” de ayer, que “… el general Vincent Stewart, director de Inteligencia del Departamento de Defensa de EEUU, compareció ante una Comisión de la Cámara de Representantes para informar sobre la estrategia de seguridad de EEUU en 2015, mencionó a Venezuela y pronosticó algo muy concreto: una ola de protestas violentas en el país, coincidente con las elecciones parlamentarias de este año.

¿Cómo lo sabe el alto funcionario? ¿Quién le suministró el dato? ¿Lo obtuvo a través de la oposición interna o de los canales que tiene el gobierno norteamericano para enterarse de lo que ocurre en la región? No deja de ser curioso que un destacado personaje del gobierno de EEUU -de su entramado de seguridad y defensa-, se atreva a abordar un tema delicado que, en otras circunstancias, trataría el órgano encargado de la política exterior, el Departamento de Estado. La explicación para mí está en que cada día se hace más evidente que Venezuela es considerada por el gobierno norteamericano como un asunto que compete más al ámbito militar que al diplomático. En otras palabras, que estamos en presencia de la militarización del caso. O de su “pentagonización”.

En realidad, la opción militar, incluida la intervención directa o disfrazada, siempre ha estado en las cuentas del imperialismo con relación a Venezuela. Lo que pasa es que una cosa es poder y otra querer. Dos “importantes” aniversarios han dejado al desnudo las debilidades de la derecha venezolana más violenta. Uno, el 12 de febrero, cuando estalló, en 2014, el fracasado intento guarimbero. No pudo la derecha, en ocasión de esa fecha, movilizara a sus parciales. Hubo tímidos intentos de reeditar algunas guarimbas, sobre todo en San Cristóbal en Caracas, con muy tímidos resultados. El otro “cumpleaños” fue ayer, un año del encarcelamiento de Leopoldo López. La ultraderecha montó un show mediático en torno a esa “conmemoración”. Y decimos la ultraderecha, porque la mayoría de los sectores políticos vinculados a la MUD se abstuvo de participar en el triste sainete escenificado en la plaza José Martí de Chacaíto. Esa ausencia fue mi notable y seguramente fue anunciada a lo interno de la oposición. Quizá fue eso lo que llevó a Antonio Ledezma a declarar amargamente que “hay que dejar de lado las ambiciones de orden personal, no es hora de estar pasando factura, eso nos debilita… o nos unimos o nos vamos a terminar de hundir”.

Claro, también puede estarse refiriendo al creciente cuestionamiento por parte de factores opositores del “liderazgo” de Chuo Torrealba, pues acotó que “este es un momento en que hay que contribuir y darle apoyo al Secretario Ejecutivo de la MUD”. Pero además: “En este momento es fundamental tener la agenda muy clara” ¿Conque problemas de “agenda”? ¿División por el tema de las primarias, por las tácticas violentas del sector al cual se adhiere Ledezma, por el plan de acción hacia las parlamentarias? ¡Vaya usted a saber, pero no hay duda de que esta gente tiene serios problemas! Es que mucho peor que la escasez de alimentos es la escasez de ideas. Lo cierto es que la ultraderecha quiso hacer bulla en torno a Leopoldo López y quedó muy mal parada. Se inventó una acción denominada “Venezuela se viste de blanco”. Ayer caminábamos por el centro de Caracas y, por supuesto, nadie vestía de blanco.

Un grupito de militantes se reunieron en la Plaza José Martí y el testimonio fotográfico nos dice que casi hubo más gente en la tarima que en la calle. Se confirma que López es una construcción mediática, al pueblo venezolano le importa un bledo ese señor. Suponemos que esas cuentas también las sacan con amargura los imperialistas. Seguramente los más realistas de ellos guardan la esperanza de que las parlamentarias cambien el panorama y tal vez para después su estrategia militarista tenga alguna oportunidad de concretarse

¿Será que finalmente pondrán todos los huevos en esa canasta, como dicen ellos, una vez develada la intentona militar reciente y tras el continuado fracaso de las convocatorias de sus lacayos? Todo eso probablemente sean temas de discusión el día de hoy en los círculos más belicosos del Imperio.

En fin, el imperialismo sigue teniendo muchos problemas para “solucionar” el caso Venezuela, entre otras cosas porque sus agentes políticos del patio son un verdadero monumento a la ineptitud y a la mediocridad. Pero la ultraderecha violenta no se cansa de meter la pata, tropezando una y otra vez con la misma piedra.

Ayer ellos mismos se encargaron de confirmar la vinculación de López con los grupos violentos, cuando muy pequeños focos fascistas presentaron un show deleznable que los desnuda y los deja tal cual realmente son. Hubo dos ataques a militares en Chacao. Uno contra una unidad móvil del CEOFANB, que fue atacada a pedradas por un grupete insignificante. Otro cuando fue acorralado un oficial de la aviación en una tienda con la intención de lincharlo.

Afortunadamente, el grupúsculo no tuvo éxito. Por si fuera poco, otro grupo violento atacó a un equipo reporteril del programa Zurda Conducta, de VTV, que cubría el fiasco de la plaza José Martí. Cada vez que estas bestias enseñan sus fauces, los justos ganan unos cuantos puntos.

Roma 28feb2015: Giornata di Solidarietà latinoamericana

L’UE vuole riprendere i contatti con Siria e Hezbollah

da al manar

Alti rappresentanti, tra cui il presidente del dipartimento del Parlamento europeo, Elmar Brok, hanno sottolineato che l’Unione europea sta ora discutendo un cambiamento nella sua politica nei confronti del governo di Bashar al Assad in Siria.

 Brok, che recentemente ha fatto una visita in Libano, non ha dato molti dettagli, ma ha annunciato che l’Unione europea è pronta a combattere l’Isis e si sta muovendo nella direzione della ricerca di una collaborazione con Assad in questo campo.

 All’inizio della guerra, l’Unione europea ha tagliato le sue relazioni con il governo di Assad e fermato le importazioni di petrolio siriano.

 Ora, però, molti nell’Unione europea, in particolare l’Italia, temono l’ascesa di gruppi terroristici in Medio Oriente e Nord Africa. Recentemente ci sono state segnalazioni che l’Isis cerchi di invadere l’Europa dalla Libia e Nord Africa.

«Siamo in una nuova battaglia mondiale», ha affermato Brok ed ha spiegato che l’Europa è stata profondamente colpita dal terrorismo takfiro. Recentemente, individui legati agli estremisti attuali hanno compiuto attacchi in Francia e Danimarca.

Il dibattito, però, non è finito, perché gli Stati Uniti e la Turchia e alcuni paesi dell’UE, come la Francia e il Regno Unito, hanno sollevato obiezioni al riguardo.

 Nel frattempo, la Reuters ha citato diplomatici di diversi paesi europei che, in privato, affermano che la chiusura delle ambasciate a Damasco è stato un errore e che è giunto il momento di ristabilire le relazioni con la Siria.

 Tra i paesi, oltre l’Italia, a difendere questa nuova posizione, ci sarà la Svezia, la Danimarca, la Romania, la Bulgaria, l’Austria, la Spagna e la Repubblica Ceca, che non hanno chiuso le loro ambasciate in Siria. Norvegia e Svizzera, al di fuori dell’UE, figurano fra quei paesi che sono d’accordo nel seguire questa direzione

 Secondo questi diplomatici, «il presidente Bashar al-Assad è una realtà e dobbiamo tenerne conto quando si parla di minacce contro l’Europa, in relazione ai terroristi europei di ritorno dalla Siria».

 Anche in Francia sono in crescita le voci che si oppongono alla posizione del governo anti-siriano Hollande. Un diplomatico francese ha dichiarato a Reuters di essere a favore del dialogo con la Siria e il suo alleato l’Iran. «La chiusura dell’ambasciata (francese) a Damasco è stato un errore», ha detto aggiungendo che «il desiderio di dialogo è presente nell’ambiente dell’ intelligence».

Rapporti con Hezbollah

Brok ha anche invitato Hezbollah, uno stretto alleato del governo di Assad, a «favorire un clima di unità politica» in Libano e ha ipotizzato che l’ala militare del partito potrebbe essere rimossa dalla lista delle organizzazioni terroristiche nel prossimo futuro, nel caso in cui ci fosse una «prova di responsabilità» per allentare le tensioni in Libano.

Inoltre, ha precisato che se è ancora prematuro per dire che se l’UE faccia questo passaggio, ha comunque, tenuto colloqui con il gruppo.

Brok ha anche espresso sostegno al dialogo tra Hezbollah e il Movimento del Futuro e ha sottolineato quanto sia necessario per la stabilità. Egli ha osservato che tali conversazioni sono anche fondamentali per condurre le elezioni parlamentari e le elezioni presidenziali in Libano.

Il rappresentante della UE ha ribadito che la situazione regionale è fragile, in particolare, anche se la minaccia dell’Isis e di altri gruppi terroristici potrebbero servire a unire le diverse fazioni libanesi.

Brok, infine, ha spiegato che la sua visita in Libano mira «a mostrare e fornire sostegno al paese nelle attuali circostanze, in particolare, per quanto riguarda la questione dei profughi».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Discorso del presidente Maduro sul tentanto golpe del 12-13feb2015

maduroda labussola.org

Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, a partire dal 2014 ha denunciato le azioni intraprese dalla destra venezuelana e da alcuni attori stranieri per rovesciare il governo democraticamente costituito nel paese. Le violente aggressioni avvenute contro la democrazia venezuelana provenivano da settori della destra estrema e violenta ed avevano l’obiettivo di minacciare la stabilità del sistema democratico, cercando di imporre la propria volontà al di sopra della volontà popolare ratificata nel corso degli ultimi 15 anni attraverso numerosi processi elettorali.

Dal 23 gennaio 2014, alcuni gruppi destabilizzatori hanno messo in moto un nuovo attacco contro la democrazia venezuelana. Il piano, denominato “La salida” (L’uscita), ha convocato manifestazioni presuntamente pacifiche.

Tuttavia, l’azione orchestrata da tali gruppi si è presto trasformata in un’onda di violenza smisurata, che ha coinvolto soprattutto alcuni stati e comuni del paese controllati da autorità locali contrarie al governo rivoluzionario.

In tale contesto Leopoldo López, dirigente del Partito “Voluntad Popular” (Volontà Popolare), dichiarò, attraverso le reti sociali: “Abbiamo previsto la necessità di un’uscita dal disastro, un’ uscita che passa per la costruzione di una forza popolare che sia attiva nelle piazze”; e aggiunse “Ci vediamo nelle piazze del Venezuela”, dichiarando che il paese si avvicinava “All’uscita e al cambiamento”.

Tale appello è stato accolto da alcuni settori della destra venezuelana che avevano attivato un piano di destabilizzazione che aveva portato agli atti violenti e vandalici iniziati il 12 febbraio 2014. Il tragico risultato dell’azione perpetrata da quei gruppi è stata la morte di 43 persone, centinaia di feriti e danni incalcolabili al patrimonio pubblico.

Le azioni violente realizzate da queste fazioni dell’opposizione furono tergiversate dai mezzi di comunicazione, sia nazionali che internazionali: furono presentate come manifestazioni “pacifiche” oggetto di repressione da parte del governo venezuelano, definendo l’azione degli agenti di polizia che agirono in difesa del popolo e della pace del paese come lesiva dei diritti umani.

Una volta fallita quell’onda di violenza senza senso, il presidente Nicolás Maduro lanciò un sincero appello a favore del dialogo e della comprensione.

Attraverso la collaborazione con UNASUR fu organizzato un tavolo cui vennero convocati i vari attori coinvolti. Tale sforzo, tuttavia, fu disprezzato da parte dell’opposizione venezuelana. Ancora una volta, venne assunta una posizione finalizzata alla promozione di azioni destabilizzatrici. Da quel momento, nel paese, l’azione di colpo di stato continuato è divenuta più aspra.
I settori dell’opposizione, con il supporto del governo degli Stati Uniti, hanno messo in atto un piano volto a minare l’ordine costituzionale e far cadere il governo.

Visto il fallimento della violenza creata in piazza, la borghesia ha lanciato una guerra economica contro il popolo venezuelano, cercando così di creare un clima di insoddisfazione nella popolazione che provocasse sia atti di sciacallaggio che una profonda spaccatura sociale. Così, attraverso l’accaparramento, la speculazione ed il contrabbando, si è voluto privare il popolo venezuelano dei principali prodotti alimentari e per l’igiene. Tale azione, ancora in corso, è stata scoperta dal Governo Bolivariano, che ha impiegato notevoli sforzi per frenare questa guerra contro l’economia che colpisce direttamente la popolazione.

Allo stesso tempo, il Governo è riuscito a disattivare una nuova azione, concepita stavolta sul piano militare. Un gruppo di ufficiali dell’aviazione aveva pianificato un attentato violento contro il Presidente della Repubblica e alcune istituzioni dello Stato. Il piano golpista è stato architettato da alcuni settori dell’ultradestra venezuelana, che hanno offerto soldi e una serie di benefici agli ufficiali che avrebbero partecipato all’azione, ed ha avuto il sostegno del Governo degli Stati Uniti d’America.

All’interno dello stesso piano, occorre sottolineare l’esistenza anche di un piano per eliminare fisicamente anche il dirigente dell’opposizione Leopoldo López, con il fine di generare un maggiore caos e favorire, così, una caduta definitiva del Governo. Al tempo stesso, nel corso di questa settimana, alcuni dirigenti dell’opposizione avrebbero sottoscritto un documento per la “transizione”, con la partecipazione di alcuni portavoce dell’opposizione politica dell’ultradestra venezuelana come María Corina Machado, Julio Borges e Antonio Ledezma, che andrebbero a formare un’ eventuale Giunta di Governo.

Inoltre, il tentanto Colpo di Stato aveva come obiettivo la morte di alti funzionari del Governo Bolivariano, come il presidente Nicolás Maduro, Diosdado Cabello, Tibisay Lucena, Jorge Rodrígueze Tareck El Aissami.

In tale ordine di idee, occorre informare che lo smantellamento di questo tentato golpe ha portato, ad oggi, alla detenzione di 10 ufficiali, mentre altri 3 militari si trovano in fuga all’estero.

Sono state anche sequestrate apparecchiature elettroniche (computer), sciabole, uniformi, vestiti usati per girare video, alcune foto di un sindaco dell’opposizione (Antonio Ledezma) e un documento per la “transizione”,recentemente riportato su un quotidiano di distribuzione nazionale.

I detenuti hanno confessato che la pubblicità presente sulla stampa era uno dei segnali all’azione.

In tale contesto, sono state analizzate numerose dichiarazioni rilasciate da parte di rappresentanti politici dell’opposizione nei confronti del Governo venezuelano: esse riflettono chiaramente una posizione favorevole ad un cambio di governo al margine della normativa costituzionale vigente e fanno appello anche alla Forza Armata Nazionale Bolivariana affinchè alteri il filo costituzionale nel paese. Allo stesso modo, un’associazione di venezuelani negli USA in un comunicato chiede “la liberazione dal dominio della mafia totalitaria esercitata dal potere che ha portato il Venezuela alla rovina” e il direttore di un giornale, lo stesso giorno in cui sarebbe dovuto avvenire il golpe, ha dichiarato:“In Venezuela si andrà alle urne nel 2018, ma la situazione è così catastrofica e il malcontento così grande a tutti i livelli, anche tra i chavisti e nella Forza Armata, che potrebbe succedere qualsiasi cosa”. 

Tutti questi elementi, costituiscono una chiara evidenza della continua strategia di destabilizzazione portata avanti in Venezuela da alcuni settori, che ha come obiettivo quello di minare l’ordine costituzionale del paese.

Oltre alla situazione creata nel paese da questi gruppi di destra, si osserva una marcata partecipazione e un constante intervento del Governo degli Stati Uniti d’America negli affari interni del paese. I principali rappresentanti governativi statunitensi, infatti, hanno il compito di emettere giudizi sproporzionati ed errati sulla situazione del Governo del presidente Nicolás Maduro Moros, con l’obiettivo di creare una matrice d’opinione internazionale che giustifichi il Colpo di Stato, l’intervento straniero e la cosiddetta “transizione pacifica” verso la democrazia. 

Il Colpo di Stato continuato è stato organizzato per tappe dagli attori nazionali ed internazionali interessati alla “Uscita” di scena del presidente Maduro e quindi del Governo Rivoluzionario.

Il Governo degli USA, ostentando la sua presunta egemonia, ha sistematicamente infranto l’obbligo internazionale di non – ingererenza negli affari interni del Venezuela, sviluppando una linea d’ azione dichiarativa e legislativa finalizzata a screditare e minare il governo bolivariano del presidente Nicolas Maduro e le istituzioni democratiche venezuelane, e quindi sovvertire il sistema partecipativo e protagonistico costituzionalmente vigente. 

Attraverso dichiarazioni ufficiali, tale Governo ha portato avanti, dal 2014, un comportamento perverso volto a screditare pubblicamente le politiche sviluppate dal governo venezuelano per affrontare la crisi promossa dall’ultra destra politica venezuelana.

Ciò si osserva, ad esempio, quando il Segretario di Stato, John Kerry [2014/05/21] travisa situazioni specifiche di violenza accadute in Venezuela definendole manifestazioni pacifiche, insistendo sulla falsa violazione dei diritti politici nel nostro paese e chiedendo persino la liberazione di personaggi che hanno promosso atti vandalici e criminali, giustificandoli con il fatto che “volevano solo esercitare il proprio diritto democratico di esprimere dissenso”.

Allo stesso modo, il vicepresidente americano, Joe Biden, in occasione di una visita in Brasile [16 e 17/06/2014] ha dichiarato apertamente che il governo USA crede si stia verificando un indebolimento delle istituzioni democratiche del Venezuela, che sta portando alla mancanza di democrazia e di garanzia dei diritti umani.

Il 30 luglio 2014 il Dipartimento di Stato ha imposto delle restrizioni alla concessione di visti per alcuni funzionari venezuelani, con il pretesto dell’esistenza di un’ intimidazione giudiziaria del dissenso politico venezuelano e di un uso eccessivo della forza nel controllo delle situazioni di violenza che, all’epoca, si stavano verificando in modo isolato in alcune zone urbane, e venivano definite come proteste pacifiche: l’obiettivo era garantire che i violatori dei diritti umani si rendessero responsabili.

Il Dipartimento di Stato, attraverso la sua portavoce, Jen Psaki, ha fornito e ribadito dichiarazioni a sostegno di false matrici di opinione sulla situazione economica nel nostro Paese, costruendo un’ipotesi di presunta criminalizzazione del dissenso politico venezuelano ed ovviando gli atti criminali e vandalici che alcuni leader politici della destra venezuelana hanno caldeggiato o promosso, direttamente e pubblicamente, essendo questa la vera ragione dei loro processi in corso.

In tal senso, il governo degli Stati Uniti non ha mai perso l’opportunità di mettere in discussione l’integrità del sistema di giustizia venezuelano, con particolare riferimento al processo giudiziario di Leopoldo López.

Inoltre è importante ricordare che il governo degli Stati Uniti, nella sua Strategia per la sicurezza nazionale 2015, mantiene una linea d’opinione distorta sulla violazione dei diritti umani, la criminalizzazione del dissenso politico e il divieto alla libertà di espressione in Venezuela: ciò con l’aggravante di promuovere, come linea d’azione, il sostegno all’opposizione politica venezuelana per un cambiamento di regime costituzionale democratico, partecipativo e protagonistico nel paese.

Doveroso fare riferimento anche alla famosa “Legge per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della società civile in Venezuela”, approvata dal Congresso e promulgata dal presidente Barack Obama nel mese di dicembre 2014. Tale “legge”, di natura eminentemente interventista, trova sostegno nella convinzione del governo statunitense che il governo bolivariano stia violando i diritti umani per far rispettare la legge e mantenere la pace e la sicurezza di tutti i venezuelani, anche quando questo significhi impedire che fazioni violente pagate dalla destra venezuelana commettano atti di vandalismo e azioni criminali.

Durante l’ iter parlamentare di tale legge, il governo degli Stati Uniti d’America ha dichiarato, davanti al Congresso, che le sanzioni previste all’interno di essa favoriscono le richieste dell’opposizione politica venezuelana. La legge impone, contro gli interessi del Venezuela, sanzioni unilaterali non autorizzate dal diritto internazionale che, secondo la dottrina internazionalistica contemporanea, basata sulla recente giurisprudenza della Corte Internazionale di Giustizia e degli organi del sistema delle Nazioni Unite, costituiscono una violazione del principio fondamentale di non ingerenza negli affari interni di un altro stato, sancito come obbligo universale di diritto internazionale che disciplina le relazioni internazionali tra gli Stati, al fine di garantire la pace e la sicurezza internazionale.

Inoltre, tale legge vuole costringere il governo bolivariano del Venezuela, attraverso un “attacco mirato”agli interessi patrimoniali di cittadini venezuelani sommariamente e segretamente segnalati dal Dipartimento di Stato (organo del potere esecutivo),a realizzare azioni di confisca in violazione dei diritti fondamentali riconosciuti dal mondo civilizzato.

L’ingerenza del Governo degli Stati Uniti d’America è stata riconosciuta e fortemente condannata anche dagli Stati della regione latinoamericana, i quali hanno ripetutamente richiamato tale governo al rispetto, nei propri rapporti con i paesi dell’America Latina e dei Caraibi,dell’impegno di non intervenire, direttamente o indirettamente, negli affari interni degli Stati e dei principi di sovranità nazionale, parità di diritti e libera autodeterminazione dei popoli (CELAC), astenendosi dall’imporre sanzioni unilaterali che violano il principio di non interferenza negli affari interni di altri Stati (UNASUR e MERCOSUR). 

Ciò nonostante, il Governo degli Stati Uniti ha ignorato questo reiterato invito al rispetto del diritto internazionale e ha ribadito e ampliato le misure sanzionatorie contro i funzionari del governo venezuelano, misure nuovamente respinte dai suddetti organismi regionali che si sono pronunciati anche attraverso il NAM (Movimento dei paesi non allineati) per invitare gli USA “ad abrogare tali misure coercitive illegali, poiché ledono lo spirito di dialogo e di comprensione politica tra il Venezuela e gli Stati Uniti d’ America”.

Alla luce di tutto questo, il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela sollecita la comunità internazionale affinchè respinga fermamente l’ingerenza sistematica e continuata del Governo degli Stati Uniti d’America negli affari politici interni, poiché essa mina i valori fondamentali di convivenza pacifica tra Stati contravvenendo ad un principio diritto internazionale stabilito nella Carta delle Nazioni Unite.

NORMATIVA INTERNAZIONALE SULLA NON INGERENZA NEGLI AFFARI INTERNI DEGLI STATI VIOLATA DAL GOVERNO DEGLI STATI UNITI

• Il comma 7 dell’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite stabilisce come principio fondamentale, che regola l’operato sia dell’Organizzazione che dei suoi paesi membri, l’obbligo di non intervenire negli affari che appartengono sostanzialmente alla giurisdizione interna degli Stati.
• Tale principio viene ripreso in pieno nella “Dichiarazione sui Principi di Diritto Internazionale relativi alle Relazioni di Amicizia e Cooperazione tra gli Stati, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite” (Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ ONU N° 2625 (XXV) del 24 ottobre 1970), che stabilisce quanto segue:
“Nessuno Stato o gruppo di Stati ha il diritto di intervenire, direttamente o indirettamente, per qualunque ragione, nelle questioni interne o esterne di un altro Stato. Di conseguenza, non solo l’intervento armato, ma anche ogni altra forma di ingerenza o di minaccia, diretta contro la personalità di uno Stato o contro le sue strutture politiche, economiche e culturali, sono contrarie al diritto internazionale”.
• Allo stesso modo, l’articolo 3 (e) della Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani stabilisce, come dovere di tutti i membri dell’organizzazione, “l’obbligo di non intervenire negli affari di altri Stati”, e nell’articolo 19 della stessa Carta dispone espressamente che:
“Nessuno Stato o gruppo di Stati ha il diritto di intervenire, direttamente o indirettamente, per qualunque ragione, nelle questioni interne o esterne di un altro Stato. Di conseguenza, non solo l’intervento armato, ma anche ogni altra forma di ingerenza o di minaccia, diretta contro la personalità di uno Stato o contro le sue strutture politiche, economiche e culturali, sono contrarie al diritto internazionale”.
• La codifica normativa di tale principio rende indubitabile la sua applicazione in tutti i paesi della regione, con il fine di mantenere delle buone relazioni necessarie a garantire la pace e la sicurezza. 
• Un’altra prova del fatto che tale principio universale costituisce una consuetudine emisferica, praticata con pieno obbligo da tutti i paesi della regione Americana, può essere rinvenuta al paragrafo 23 della Dichiarazione di Caracas del 2 e 3 dicembre 2011, sottoscritta dal Vertice della Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC) , in cui tale organismo politico e di integrazione riconosce come propri valori e principi guida il rispetto della sovranità, il rispetto dell’integrità territoriale e la non interferenza negli affari interni dei paesi.
• Tale posizione è stata successivamente confermata anche nella Dichiarazione Speciale sulla Democrazia e l’Ordine Costituzionale nella Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) del 3 dicembre 2011, che riporta quanto segue:
“Ratifichiamo che la vigenza dello stato di diritto, il rispetto alle autorità legittimamente costituite come espressione della volontà sovrana dei popoli, la non ingerenza negli affari interni e la difesa delle istituzioni democratiche costituiscono elementi indispensabili per garantire la pace, la stabilità, la prosperità economica e la giustizia sociale …”.
• Allo stesso modo, a livello regionale, l’ Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR), ha ribadito in più occasioni la convinzione degli Stati membri in relazione all’obbligo dell’intera comunità internazionale di rispettare il principio di non ingerenza negli affari interni e la sovranità degli Stati. Questo, al fine di mantenere la sicurezza regionale e la pace internazionale.
• Nella Decisione per l’istituzione del Consiglio di Difesa sudamericano di UNASUR, del 16 dicembre 2008, l’ Unione ha posto enfasi, all’articolo 3, su alcuni principi guida per la difesa sudamericana:
«(a) Il rispetto incondizionato della sovranità, l’integrità territoriale, l’inviolabilità degli Stati, il non intervento negli affari interni e l’autodeterminazione dei popoli».
«(e) […]La tutela della piena vigenza del Diritto Internazionale, oltre ai principi e le norme contenuti nella Carta delle Nazioni Unite, nella Carta dell’Organizzazione degli Stati Americani e nel Trattato Istituitivo dell’ UNASUR».
«(m)[…]La riaffermazione della convivenza pacifica dei popoli, il rispetto dei sistemi democratici di governo e la loro tutela, in materia di difesa, contro minacce o azioni esterne o interne, nel quadro della legislazione nazionale …»
• La Dichiarazione Congiunta a seguito della Riunione Speciale del Consiglio dei Capi di Stato dell’Unione delle Nazioni Sudamericane, del 28 Agosto 2009, ha posto nuovamente enfasi sul fatto che “Il pieno rispetto della sovranità, dell’integrità territoriale, dell’inviolabilità degli Stati, della non interferenza negli affari interni e l’autodeterminazione costituiscono elementi essenziali per rafforzare l’integrazione regionale”, e, in tale ottica, ha espresso “La volontà di consolidare in Sud America una zona di pace, come base per lo sviluppo integrale dei nostri popoli e per la conservazione delle risorse naturali, attraverso la prevenzione dei conflitti, la risoluzione pacifica delle controversie e l’astensione dalla minaccia o dall’uso della forza”.

Premessa

Dietro ai piani di destabilizzazione e di Colpo di Stato contro il Venezuela c’è il governo degli Stati Uniti. Da fuori, agisce per crearne le condizioni attraverso dei portavoce molto attivi sia all’interno del governo che nel potere legislativo americano. Insieme al governo statunitense, numerosi mass media e associazioni mantengono un contaste attivismo contro il nostro paese.

Basta leggere le dichiarazioni e provocazioni rilasciate.

Anche i mass media funzionano come un sistema integrato: alcuni producono delle matrici, altri le diffondono in tutto il mondo.

L’aggressione non si concretizza solo attraverso dichiarazioni ed intossicazioni
mediatiche, come quella creata contro il presidente dell’Assemblea Nazionale, il Deputato Diosdado Cabello, prodotta dal quotidiano ABC per mezzo della giornalista Emili J. Blasco, corrispondente da Washington. L’attacco non è gratuito e l’obiettivo è quello di confondere la popolazione e le forze militari venezuelane.

La confusione fa parte del piano: colpisce l’opinione pubblica e ammorbidisce le coscienze degli attori politici di tutto il mondo. Inoltre, spiana la strada ad eventuali azioni concrete.

Le autorità venezuelane hanno denunciato ripetutamente, e con molta enfasi, questa strategia di golpe continuato che si articola in diverse fasi. Il 12 febbraio scorso è stata resa pubblica la scoperta di un nuovo piano di Colpo di Stato, le cui caratteristiche hanno portato il presidente Nicolás Maduro Moros a qualificarlo come “Attentato Golpista”, poiché si trattava di un piano articolato che metteva insieme elementi diversi: dalla violenza di strada, alle azioni terroristiche di bombardamento su diversi obiettivi nella città di Caracas
fino ad arrivare alla pubblicazione di presunte dichiarazioni da parte di alcuni settori militari attraverso l’uso di videomessaggi anteriormente registrati.

Le autorità venezuelane possiedono le prove di questo piano, degli attori politici e militari venezuelani coinvolti e delle relazioni di alcuni di essi con funzionari dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Venezuela.

Storia del piano sventato 

L’11 e 12 febbraio scorso è stato sventato un ATTENTATO GOLPISTA CONTRO LA DEMOCRAZIA E LA STABILITÀ DELLA NOSTRA PATRIA.
Si è trattato del tentativo di utilizzare un gruppo di ufficiali dell’aviazione militare per provocare un fatto violento, un attentato, un attacco.

Un colpo di coda del cosiddetto Colpo di Stato blu, messo a segno un anno fa nel mese di marzo.

Grazie ad un intervento congiunto dei giovani ufficiali della Patria, della gioventù dei barrios, degli organi di intelligence, controspionaggio e sicurezza, è stato possibile seguire le tracce di questo attentato golpista e disarticolarlo in tempo.

Ci sono stati arresti importanti, oggi, e adesso alcune persone sono in carcere: ma le ricerche continuano e bisogna analizzare a fondo questo tentativo di colpo di stato contro il popolo, contro la democrazia, perché il nostro popolo vuole la pace.

Non è possibile che un gruppo di ultra destra riesca a usare, comprare e comandare un gruppo di ufficiali: alcuni di loro erano coinvolti già dall’anno scorso nel piano.

Ad esempio, uno dei militari coinvolti nelle ricerche aveva fornito informazioni anche l’anno scorso ed era stato rilasciato: ciò nonostante ha continuato a lavorare per la cospirazione.

Dall’anno scorso, alcuni settori politici della destra lo stavano cercando: quest’anno è stato ricontattato e gli è stata offerta una somma importante. Gli è stato dato un obiettivo e, soprattutto, un visto americano datato 3 febbraio: questo elemento ha destato molti sospetti.

Dall’Ambasciata degli Stati Uniti gli è stato detto che se avesse fallito, avrebbe potuto usare il visto ed entrare da qualsiasi frontiera del paese.

Si tratta di un generale dell’aviazione di nome Hernández, detto “l’orso”, e ha raccontato tutto quello che stava per fare: ha ricevuto non solo ordini da politici importanti (secondo gli atti processuali), tra cui il deputato di un partito della destra fascista, ma anche un piano di operazioni militari e dei soldi. Però non è riuscito a trovare nessun alleato all’interno delle
Forze Armate, che sono legate alla Patria a livello morale, etico e istituzionale.

Ha provato a raccontare il piano a un ufficiale, ma questo si è messo subito in contatto con me e mi ha detto: “Comandante, devo informarla che il generale Hernández mi ha detto questo, questo e questo….”. Sono partite le ricerche, è stato verificato ogni elemento e i personaggi coinvolti sono stati arrestati.

Si tratta di un gruppo finanziato da Miami: due di loro sono riusciti a fuggire. Entrambi, al momento, sono ricercati a livello internazionale e continuano a tramare complotti dall’estero.

Abbiamo lasciato che il generale tornasse a casa e non ci pentiamo di essere stati magnanimi. Ma pensiamo abbia tradito nuovamente la fiducia che gli era stata data, agendo ancora una volta contro la Patria. Gli hanno dato un visto, gli è stata offerta tutta la sicurezza: così ha cercato altri tre/quattro ufficiali per mettere in atto il piano.

Il piano, stavolta, era quello di registrare un video in cui parlasse proprio questo generale golpista, che adesso si trova in prigione, sotto processo, ed è stato lasciato solo: nessuno ha preso le sue difese.

L’idea, la strategia tracciata da Washington era di girare un filmato dal carcere in cui è detenuto e accusato il generale. Ma il generale ha confessato tutto: quello che doveva fare, chi l’ha finanziato e chi sono i politici che hanno partecipato alla riunione cui lui stesso ha partecipato, nella zona est di Caracas. E’ tutto contenuto negli atti processuali: il generale stesso ha fornito ogni dettaglio, indicando non solo chi l’ha pagato ma, con una mappa, anche gli obiettivi previsti per i bombardamenti.

Questa volta, ad alcuni del gruppo era stato dato un compito speciale: registrare un video-messaggio del generale, che sarebbe poi stato utilizzato il 12 febbraio.

Durante gli atti di commemorazione della Battaglia di La Vittoria, avrebbero utilizzato un aereo Tucano, dotato di artiglieria, per colpire il Palazzo di Miraflores o il luogo in cui si sarebbe trovato il presidente Maduro; poi, avrebbero colpito altri obiettivi sempre a Caracas, definiti tattici, precedentemente stabiliti.

Tra gli obiettivi, l’emittente televisiva Telesur, il Ministero della Difesa, il Ministero dell’Interno, la Direzione di Intelligence Militare SEBIN (in Piazza Venezuela), la Procura Generale della Repubblica (nella zona della Candelaria) e il Ministero degli Affari Esteri.

Il segnale ad agire era la pubblicazione su un quotidiano di quello che è, o voleva essere, il programma del nuovo governo di transizione da loro stessi redatto, cioè una sorta di nuovo Pedro Carmona Estanga. Queste informazioni sono contenute nei documenti degli ufficiali e dei civili che, al momento, si trovano in carcere: si stanno ancora cercando altri elementi.

Molti dettagli sono stati forniti dalle persone coinvolte anche al momento dell’arresto. Molti di loro si dicono pentiti.

Il segnale, dunque, consisteva nella pubblicazione di una sorta di manifesto di appello alla transizione su un quotidiano nazionale.

I documenti rinvenuti dalla Procura Generale della Repubblica e dai giudici contengono il programma, le azioni, i decreti, il governo di transizione.

Contengono anche il manifesto e le operazioni pianificate affinché l’aereo Tucano, in volo, realizzasse gli attacchi pianificati.

Dopo le azioni violente degli stessi gruppi che hanno pianificato “le guarimbas”, avrebbero cercato un altro motivo per arrivare alla pubblicazione di questo manifesto e, in seguito, all’attacco aereo: il 12 febbraio scorso, avrebbero provocato decine di morti a Caracas, e altri morti in tutto il paese attraverso attraverso altre manifestazioni dell’opposizione, della
destra.

Le manifestazioni della destra, però, non ci sono state, perché al momento c’è una situazione di profonda divisione e mancanza di organizzazione.

Volevano colpire la Chiesa di San Pedro, luogo a cui sono simbolicamente molto legato, perché proprio lì che sono stato battezzato e sono cresciuto, e oggi alcuni miei parenti vivono ancora là. Avevano pianificato delle manifestazioni in quella zona, per incatenarsi e mettere in scena uno show internazionale da trasmettere attraverso il canale CNN e attraverso tutto l’articolato sistema mediatico che esiste contro il Venezuela. Uno show
internazionale, una messa in scena in mezzo alla quale, a un certo punto, ci sarebbe stato l’attacco aereo, per provocare quella che nei loro documenti chiamano la crisi perfetta, la tormenta perfetta.

Questo attentato golpista, che voleva trasformarsi in un vero e proprio Colpo di Stato, è stato completamente disarticolato e sventato, ma si sta ancora indagando.

Il generale ha ricevuto il preciso compito di contattare altri ufficiali e girare il
videomessaggio dal carcere in cui è detenuto.

Sintesi del tentato golpe del 12 febbraio e delle azioni intraprese dallo Stato

1) Manifestazioni pubbliche allo scopo di generare violenza, poter presentare il
comportamento delle forze dell’ordine come atto di repressione e strumentalizzare le eventuali morti provocate da loro stessi.
2) Attacco areo perpetrato con velivoli Tucanos. Questo è un dato molto importante, perché crea un’allerta in più. Infatti, in Venezuela, gli aerei Tucanos in questo momento si trovano in processo di manutenzione: per questo motivo, i piloti sanno che non possono volare. Per l’attacco, quindi, non sarebbe stato usato un Tucano di bandiera, ma un Tucano portato dall’estero con le nostre sigle. Esiste anche una testimonianza al riguardo e sono stati informati i paesi confinanti con il Venezuela.
3) Videomessaggio del generale golpista.
4) Trasmissione del videomessaggio da parte di CNN, BBC, Reuters, AP, per
comunicare al mondo che Maduro è stato fatto cadere dalle sue stesse Forze
Armate, dai suoi compagni.
Questo, invece, è quello che stanno pianificando:
5) Stanno cercando traditori ed esistono chiare evidenze di questo. L’idea è trovare qualcuno che metta la faccia e dica: “Io sono Bolivariano: Maduro, tu hai tradito Chávez”. Cercano un traditore che possa dire queste frasi.
6) Dal momento che non hanno potuto girare il videomessaggio con il generale
golpista, hanno deciso di registrare un filmato con degli incappucciati, per poi
renderlo pubblico al momento opportuno e poter dire al mondo: le Forze Armate si sono ribellate contro Maduro;
7) Grazie alle misure di sicurezza intraprese, tuttavia, non hanno potuto registrare nemmeno questo filmato, quindi hanno accelerato il piano: hanno preso un appartamento a Maracay, città che si trova al centro del paese, poi due militari e due civili hanno indossato delle divise militari e dei passa montagna per registrare un filmato di 8 minuti e 42 secondi. Questo video è stato scoperto e le persone coinvolte sono state arrestate.
8) Se avessero reso pubblico il filmato, sarebbe stato riprodotto migliaia di volte con l’obiettivo di confondere la gente in Venezuela e in tutto il mondo per via della presenza, nel filmato stesso, di divise dell’Esercito, della Marina, dell’Aviazione e della Guardia Nazionale Bolivariana. Ma visto che non hanno trovato una divisa della Guardia Nazionale, hanno indossato dei passa montagna ed hanno girato comunque il video.

La sequenza del Piano Originale: la catena degli avvenimenti

Fase 1: Golpe economico, imbrogli;
Fase 2: Golpe sociale, imbrogli, saccheggi. La stampa internazionale, agendo da portavoce, avrebbe costretto il Presidente a fare ritorno dal suo viaggio per via dei saccheggi e delle manifestazioni: a quel punto Capriles sarebbe stato il portavoce di una grande manifestazione.
Fase 3: Golpe politico, trovare un traditore o un gruppo di traditori.
Fase 4: Azione militare, attentato golpista per provocare dei morti e diffondere filmati per confondere i militari, il popolo e il mondo. Questa fase consisteva nell’agire direttamente contro l’immagine della Rivoluzione, contro la sua simbologia e contro il presidente come leader del processo popolare rivoluzionario. Sarebbe stata attivata nel caso in cui gli obiettivi previsti in precedenza non fossero stati raggiunti. Ma non sono riusciti a provocare saccheggi o avviare grandi manifestazioni: al contrario, le forze popolari rivoluzionarie si sono attivate in difesa della rivoluzione. Quindi,
cercavano un golpe con le azioni violente.

Persone coinvolte:

Politici: Julio Borges, Antonio Ledezma, María Corina Machado, Pedro Mario Burelli, Ricardo Koesling, Patricia Poleo.
Militari: Generale Osvaldo Hernández, Capitano Héctor Noguera Figueroa, Colonello José Suárez Rómulo, Generale Maximiliano Hernández Vásquez, Maggiore César Pérez Carrero, Tenente Wilfredo Castillo, Tenente Henry Salazar, Tenente Miguel Salazar Molina, Tenente Carlos Esqueda Martínez, Tenente Jafred Tejeda, Tenente Ricardo Antich Zapata (era il contatto con l’Ambasciata degli USA), Tenente Peter Moreno Guevara, Tenente Luis Lugo, Sargente Maggiore Jesús Osuna, Tenente Eduardo Marchena (ora si trova a Panama).

La gioventù del mondo contro l’ingerenza imperialista in Venezuela

jcv_assembleada prensa.pcv.wordpress.com

Traduzione di Marx21.it

Comunicato del Partito Comunista del Venezuela

L’Ufficio Politico del Partito Comunista del Venezuela (PCV) esprime il suo pieno appoggio alla Missione Internazionale di Solidarietà con la rivoluzione bolivariana “contro l’ingerenza imperialista” che si svolgerà dal 20 al 28 febbraio a Caracas, organizzata dalla Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (FMGD) che celebra 70 anni di lotta della gioventù del mondo contro l’imperialismo e in difesa della Pace e della Sovranità dei Popoli.

Lo ha comunicato in una conferenza stampa il Segretario Generale della Gioventù Comunista del Venezuela (JCV) e membro dell’Ufficio Politico del PCV Héctor Alejo Rodriguez.
La Missione si svolgerà a un anno dall’inizio dell’offensiva imperialista e dei settori più violenti dell’opposizione venezuelana con il tentativo di rovesciare il governo democratico e instaurare una dittatura di carattere fascista nel nostro paese.

“Ricordiamo che proprio un anno fa, 45 persone persero la vita a causa di tale offensiva, e incalcolabili danni furono arrecati a beni di utilità pubblica nel paese”, ha affermato Rodriguez.

In questo contesto si svolgerà la Missione Internazionale di Solidarietà con la rivoluzione bolivariana “contro l’ingerenza imperialista”, organizzata dalla FMGD.

La Missione a Caracas è composta da circa 50 delegati di 25 paesi di 4 continenti, “in rappresentanza della gioventù progressista, antifascista e antimperialista del mondo”.

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