Caracas: sventato golpe contro Maduro, opposizione attacca

di Geraldina Colotti – il manifesto

13feb2015.- In Vene­zuela, sven­tato un ten­ta­tivo di golpe con­tro il governo di Nico­las Maduro. Gli ana­li­sti Cia ave­vano visto giu­sto, anti­ci­pando una situa­zione di pro­te­ste e rischio di vio­lenze. E pour cause, secondo Maduro, visto che all’origine del ten­ta­tivo desta­bi­liz­zante, vi sareb­bero — come da copione — gli Usa. Si è trat­tato — ha spie­gato il pre­si­dente socia­li­sta — «di un ten­ta­tivo di ser­virsi di un gruppo di uffi­ciali dell’aviazione mili­tare per pro­vo­care un attacco, un atten­tato». Un piano deno­mi­nato “Ope­ra­zione Gerico” che pre­ve­deva di bom­bar­dare, oltre al palazzo pre­si­den­ziale di Mira­flo­res, a vari mini­steri e al muni­ci­pio della capi­tale, anche la tele­vi­sione Tele­sur, sem­pre al cen­tro degli attac­chi vio­lenti dell’estrema destra di opposizione.

I com­pu­ter degli uffi­ciali arre­stati, che sareb­bero stati in rela­zione con un depu­tato della destra, hanno rive­lato i ter­mini del piano e gli obiet­tivi. Parte degli attac­chi avreb­bero dovuto essere por­tati da un aereo Tucano, pro­ve­niente dall’estero (quelli nel paese non sono ope­ra­tivi) e gui­dato dal primo tenente, Antich Zapata, «in con­tatto con l’ambasciata degli Stati uniti». Un piano in diverse fasi che con­tem­plava soprat­tutto l’assassinio di Maduro.

Subito, gli alti comandi mili­tari hanno espresso soste­gno al governo: «La Forza armata nazio­nale riba­di­sce il suo appog­gio e la lealtà al pre­si­dente Nico­las Maduro e alla Rivo­lu­zione boli­va­riana, e riaf­ferma il suo impe­gno con la costru­zione e la volontà del popolo, in linea con i prin­cipi del Plan de la Patria nella costru­zione del socia­li­smo», ha dichia­rato il mini­stro della Difesa, Vla­di­mir Padrino Lopez e ha riba­dito che le Forze armate sono unite, e «riget­tano qua­lun­que atto di bar­ba­rie, per­ché un paese non si costrui­sce sulla violenza».

Intanto, come un anno fa — quando le feroci pro­te­ste dei gruppi oltran­zi­sti pro­vo­ca­rono 43 morti e 800 feriti — l’estrema destra ha ripreso gli scon­tri di piazza con­tro il governo, fidando in una nuova esca­la­tion prima delle ele­zioni di dicem­bre. E già si con­tano otto feriti

14 Febbraio 1982. Golan siriano: l’eroico sciopero contro Israele

da sana.sy

Sono passati 33 anni da quell’Intifada, quando iniziò una grande mobilitazione, segno di grande dignità e fermezza degli abitanti del Golan siriano occupato da Israele.

Il 14 febbraio 1982, i golanesi espressero con tutta la franchezza e il loro coraggio il rifiuto della decisione israeliana, ingiusta e illegale, di annettere il Golan, e proclamarono uno sciopero generale per affrontare i tentativi di imporre, con la forza, la falsa nazionalità di Israele, ribadendo il loro attaccamento e fedeltà alla Repubblica araba di Siria e alla sua terra.

Un documento rilasciato dalle autorità di occupazione, il 14 febbraio 1982, contenente le risoluzioni della Knesset di annettere il Golan siriano, provocò una rabbia generale e un rifiuto categorico degli abitanti del Golan occupato a queste misure che, immediatamente,  annunciarono uno sciopero generale in tutte le aree e luoghi.

Lo sciopero organizzato dai golanesi durò più di cinque mesi, fu lanciato un messaggio chiaro e fermo all’occupazione sionista e al mondo: Gli abitanti del Golan Siriano resteranno sempre fedeli e legati ai loro territori e alla loro identità araba siriana.

Il rifiuto dei cittadini del Golan siriano alle misure israeliane ebbe un epilogo positivo, in quanto, fu confermata dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza internazionale che giudicò la decisione israeliana dall’effetto giuridico nullo secondo la Carta delle Nazioni Unite.

La risoluzione del Consiglio di sicurezza internazionale rimane in vigore fino a quando, nel frattempo, Israele è sempre più riluttante e si rifiuta di ritirarsi dai territori siriani.

Lo sciopero evitò che l’entità sionista imponesse la cittadinanza israeliana agli abitanti del Golan e, quindi, di conseguenza l’arruolamento di giovani del Golan nell’esercito di occupazione, allo stesso tempo, liberati i prigionieri, gli israeliani furono costretti a lasciare le loro tattiche che solitamente usavano contro i giovani del Golan.

I residenti del Golan ottennero il successo e la vittoria, nonostante le condizioni alle quali furono sottoposti durante il lungo sciopero, dove gli israeliani limitarono cibo e medicine e le condizioni di vita raggiunsero un livello deplorevole in tutte le città e i villaggi il Golan. La maggior parte dei bambini scrissero un poema epico di eroismo e di resistenza che continua fino ad oggi, una lotta che non è mai stata separata dal quella condotta dalla madre patria siriana per la libertà e il ritorno del suo amato Golan.

Quest’anno, per commemorare il loro sciopero eroico, gli abitanti del Golan hanno espresso ancora più fiducia nella capacità delle forze armate siriane nel raggiungere la vittoria contro i gruppi terroristici armati che hanno cominciato a crollare a Deraa e Quneitra.

 [Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Shoigu: «Russia e Cuba stessa posizione sulla sicurezza»

f0029287da Russia Today

Con la visita a Cuba, il ministro della difesa russo Sergei Shoigu conclude il suo giro in America Latina. Il tema principale della riunione tra il ministro e il presidente cubano Raúl Castro è stato quello riguardante la cooperazione tecnico-militare

«Le nostre relazioni nel settore militare si stanno sviluppando in maniera costruttiva» ha annunciato Shoigu, secondo quanto riportato dall’agenzia Tass. «Ringraziamo la parte cubana per l’accoglienza riservata alle navi militari russe durante il loro ingresso nel porto dell’Avana. Siamo interessati a rendere operativa la collaborazione nel settore della marina militare» ha aggiunto il ministro.

Inoltre, Shoigu ha segnalato che la Russia e Cuba condividono la stessa posizione sulle questioni inerenti la sicurezza globale e regionale. «I nostri paesi sono legati da un interesse reciproco alla creazione di un ordine mondiale giusto e multipolare, basato sulla parità dei diritti e il rispetto del diritto internazionale con il ruolo guida dell’Onu».

A Cuba, Shoigu ha visitato una divisione di carri armati delle forze armate cubane. Il ministro della difesa ha sottolineato che alcuni eemplari sono unici perché rappresentano un ibrido con i carri armati di produzione sovietica.

Infine, Sergei Shoigu, ha deposto una corona di fiori davanti al Memoriale del Soldato Internazionalista Sovietico.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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Israele continua ad arrestare gli sportivi palestinesi

da http://capjpo-europalestine.com/

La Squadra di calcio palestinese, da alcuni mesi, ha perso sette dei suoi principali giocatori, rapiti e imprigionati dall’occupazione israeliana. L’ultimo in ordine di tempo è Mohamed Akhlil, arrestato mercoledì scorso all’alba.

Il direttore del Club giovanile di Beit Ummar, Akhlil Ahmed, ha dichiarato che Israele ha arrestato sette giocatori della sua squadra di calcio, che milita nel campionato della Premiere League palestinese ed ha, quindi, perso i suoi elementi principali, impedendogli di organizzare le partite.

Akhlil ha attirato l’attenzione sugli arresti nella sua intervista all’agenzia “Quds Press”.

Tre giocatori di talento sono stati rapiti il mese scorso, mentre il primo portiere Mohamed Awadh e il difensore Ahmed Awadh, sono ancora detenuti nelle prigioni israeliane.

Celebre il caso di Mahmoud Sarsak, la cui carriera si annunciava brillante, invece, è stata spezzata da una prigionia di tre anni, torturato e senza indennizzi. Il suo rilascio è stato possibile solo dopo uno sciopero della fame durato tre mesi, che lo ha indebolito nel fisico, impedendogli di riprendere la carriera calcistica.

Ma Mahmoud Sarska è solo uno dei molti atleti palestinesi ai quali Israele riserva tale sorte. Non si riesce quasi mai sapere i nomi di tutti coloro che sono in una situazione simile.

Queste pratiche dovrebbero portare alla espulsione di Israele, ipso facto, da tutte le competizioni sportive internazionali. Cosa aspettano UEFA e FIFA?

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Pueblo: en busca de un concepto

por Leonardo Boff

Pocas palabras hay más usadas por distintas retóricas que esta de «pueblo». Su sentido es tan fluctuante que las ciencias sociales le tienen poco aprecio prefiriendo hablar de sociedad o de clases sociales. Pero como nos enseñaba L. Wittgenstein «el significado de una palabra depende de su uso». Entre nosotros, quienes más usan positivamente la palabra «pueblo» son aquellos que se interesan por la suerte de las clases subalternas: el «pueblo».
Vamos a intentar hacer un esfuerzo teórico para dar un contenido analítico a «pueblo» a fin de que su uso sirva a aquellos que se sienten excluidos de la sociedad y quieren ser «pueblo».

El primer sentido filosófico-social tiene sus raíces en el pensamiento clásico de la antigüedad. Ya Cicerón y después san Agustín y Tomás de Aquino afirmaban que «pueblo no es cualquier reunión de hombres de cualquier modo, es la reunión de una multitud en torno al consenso del derecho y de los intereses comunes». Corresponde al Estado armonizar los distintos intereses.

Un segundo sentido de «pueblo» nos viene de la antropología cultural: es la población que pertenece a la misma cultura, y habita un determinado territorio. Tantas culturas, tantos pueblos. Este sentido es legítimo porque distingue un pueblo de otro: un quechua boliviano es diferente de un brasileño. Pero ese concepto de «pueblo» oculta las diferencias y hasta las contradicciones internas: tanto pertenece al «pueblo» un hacendado del agronegocio como el peón pobre que vive en su hacienda. Pero en el estado moderno el poder solo se legitima si está enraizado en el «pueblo». Por eso la Constitución reza que «todo poder emana del pueblo y debe ser ejercido en su nombre».

Un tercer sentido es clave para la política. Política es la búsqueda común del bien común (sentido general) o la actividad que busca el poder del Estado para administrar a partir de él la sociedad (sentido específico). En boca de los políticos profesionales «pueblo» presenta una gran ambigüedad. Por un lado expresa el conjunto indiferenciado de los miembros de una sociedad determinada (populus), y por el otro significa la gente pobre y con escasa instrucción y marginalizada (plebs=plebe). Cuando los políticos dicen que «van al pueblo, hablan al pueblo y actúan en beneficio del pueblo», piensan en las mayorías pobres.

Aquí surge una dicotomía entre las mayorías y sus dirigentes o entre la masa y las élites. Como decía N. W. Sodré: «una secreta intuición hace que cada uno se juzgue más pueblo cuanto más humilde es. Nada tiene, y por eso mismo se enorgullece de ser «pueblo» (Introdução à revolução brasileira, 1963, p. 188). Por ejemplo, nuestras élites brasileñas no se sienten «pueblo». Como decía antes de morir en 2013 Antônio Ermírio de Moraes: «las élites nunca piensan en el pueblo, solamente en sí mismas». Ese es el problema.

Hay un cuarto sentido de «pueblo» que deriva de la sociología. Aquí se impone cierto rigor del concepto para no caer en el populismo. Inicialmente posee un sentido político-ideológico en la medida en que oculta los conflictos internos del conjunto de personas con sus culturas diferentes, status social y proyectos distintos.
Ese sentido tiene escaso valor analítico pues es demasiado globalizador aunque sea el más usado en el lenguaje de los medios de comunicación y de los poderosos.

Sociológicamente «pueblo» aparece también como una categoría histórica que se sitúa entre masa y élites. En una sociedad que fue colonizada y de clases, es clara la figura de la élite: los que detentan el poder, el tener y el saber. La élite posee su ethos, sus hábitos y su lenguaje. Frente a ella surgen los nativos, los que no gozan de plena ciudadanía ni pueden elaborar un proyecto propio. Asumen, introyectado, el proyecto de las élites. Estas son hábiles en manipular «al pueblo»: es el populismo. El «pueblo» es cooptado como actor secundario de un proyecto formulado por las élites y para las élites.

Pero siempre hay rasgaduras en el proceso de hegemonía o dominación de clase: de la masa lentamente surgen líderes carismáticos que organizan movimientos sociales con una visión propia del país y de su futuro. Dejan de ser «pueblo-masa» y empiezan a ser ciudadanos activos y relativamente autónomos. Surgen sindicatos nuevos, movimientos de los sin tierra, de los sin techo, de mujeres, de afrodescendientes, de indígenas, entre otros.

De la articulación de esos movimientos entre sí nace un «pueblo» concreto. Ya no depende de las élites. Elabora una conciencia propia, un proyecto diferente para el país, ensaya prácticas de resistencia y de transformación de las relaciones sociales vigentes. El «pueblo» por lo tanto, nace y es el resultado de la articulación de los movimientos y de las comunidades activas. Este es el hecho nuevo en Brasil y en América Latina de los últimos decenios que culmina hoy con las nuevas democracias de cuño popular y republicano. Bien decía un líder del nuevo partido Podemos» en España: «no fue el pueblo quien produjo el hecho de levantarse, fue el levantarse quien produjo el pueblo». (Le Monde Diplomatique, enero, p. 16).

Ahora podemos hablar con cierto rigor conceptual: aquí hay un «pueblo» emergente a medida que tiene conciencia y proyecto propio para el país. El pueblo está simpre en construcción, en la medida en que mantiene la organicidad entre lso movimientos haciendo nacer el pueblo.

«Pueblo» posee también una dimensión axiológica: todos están llamados a ser pueblo: no haber dominados y dominadores, élites y masas, sino ciudadanos-actores de una sociedad en la cual todos pueden participar.

Leonardo Boff es columnista del JBonline, teólogo y filósofo, y escribió Y la Iglesia se hizo pueblo, Vozes 1991: concepto de pueblo, p. 39-47.

Traducción de Mj Gavito Milano

Je suis TeleSur, Yo soy TeleSur

Fernando Buen Abad Domínguezpor Fernando Buen Abad

Querían golpear, también, a TeleSur porque les estorba enormemente esa gran táctica de Chávez y Maduro que consiste en divulgar la verdad. El poder de la verdad en la boca de los pueblos. Quedó desenmascarado el ataque perverso contra TeleSur y Venezuela que no han hecho más que fijar como su Norte el Sur. Querían bombardear sus oficinas en Caracas porque la “oposición” nazi-fascista está sumida en un berrinche histérico de impotencia y desesperación. Es odio vetusto de alto nivel dirigido contra TeleSur y el Socialismo.

La verdad y la libertad juegan un papel central para producir información inteligente e inteligible. Es un cometido nodal para ganar posiciones en la experiencia comunicacional revolucionaria. Es un cometido de integración Socialista que Chávez anheló siempre y, por eso, golpearlo implica para los “opositores” nazi-fascistas una forma de golpear a Chávez en algo de lo que más brilla de su legado que son sus tácticas y sus estrategias de comunicación.

TeleSur es una de las mejores fuentes de información en todo el planeta, es una decisión política estratégica de envergadura trascendental en la ruta de cambiar los paradigmas informativos que nuestros pueblos necesitan para la construcción de su independencia y soberanía semántica. Es una televisora cuya complejidad de objetivos debe avanzar en terrenos muy ásperos y no pocas veces peligrosos. En un continente secuestrado por las cadenas mediáticas de la oligarquía, país por país, nada fácil es ser herramienta al servicio del ideal de integración latinoamericana y caribeña. TeleSur es un espejo continental invaluable para mirar nuestros logros y nuestras debilidades más significativos. Sin pasar por el discurso del imperio. Y, además de espejo, es una herramienta de intervención política sobre la realidad por la vía de la información liberada de la dictadura de la mercancía noticiosa.

Su “norte” es, también, la verdad. TeleSur ha transmitido desde un país sitiado mediáticamente, transmitiendo imágenes de todo el mundo a todo el mundo. Es televisión en vivo y en red con evidencias documentales y noticiosas que, a pesar de las amenazas oligarcas, no dejar de transmitir, aunque los días se pongan difíciles, aunque intentaron bombardearla. No cabe duda de que lo que querían hacer, realmente, es una etapa de la “guerra de terror” apoyada los medios burgueses en todas partes. La guerra contra TeleSur es financiada, también, por empresas mediáticas hambrientas de dominar al mundo. No hay que esperar un bombardeo para advertir cuáles son los anhelos de semejante amenaza contra una televisora de la Revolución.

No toleraremos la impunidad

Es preciso movilizar una protesta Internacional que sea capaz, incluso, de frenar esta escalada de violencia y muerte contra los periodistas más comprometidos con la verdad. Se trata de una escalada orquestada por asesinos títere que colaboran con el saqueo de los recursos naturales, la explotación de los trabajadores y la alienación de las masas. No nos acostumbremos al pisoteo. Son miles de periodistas honestos que, a diestra y siniestra, sufren descargas de violencia por informar con la verdad… con su aliento ético innegociable. Son miles los periodistas amenazados para callar las voces que muestran y denuncian la degradación a que son sometidos nuestros pueblos.

No es una casualidad que se trate de una agresión más contra Tele Sur. No es una equivocación, no se trata de una coincidencia… esto es un plan que repite sus patrones de un lado al otro, esto es una arremetida cínica que tiene filos múltiples pensada por las maquinarias de conspiradores asalariados para agudizar conflictos internacionales, poner bozal al periodismo independiente, desprestigiar lo mejor que tenemos en tareas periodísticas… asesinar a la verdad a cualquier precio. Y asesinar al presidente de Venezuela para asesinar a su Revolución Socialista.

No es un “hecho aislado”. Esta agresión tiene significados perversos y ya hemos visto cómo se compartan los lebreles del imperio a la hora de deformar la realidad y suprimir la libertad de expresión. He aquí un caso que los desnuda íntegramente. ¿Quién dio la orden? Esto es una prueba más del drama cotidiano en que vive Venezuela asediada por una “Guerra Económica” y una Guerra del capitalismo.

Debemos iniciar al lado de Tele Sur, y de sus trabajadores, una denuncia mundial muy enfática. Exigir que cese toda esa violencia e imponer justicia social abiertamente, públicamente, inmediatamente. Es nuestra obligación solidaria con Tele Sur y con sus trabajadores, camaradas nuestros, y exigiremos su solidaridad a todos los colegas que en organizaciones internacionales puedan ayudar a defender a Tele Sur y a todos los que, de igual manera, están bajo riesgo de represión y muerte por buscar apasionadamente la verdad para que sirva a la emancipación de los pueblos… a los trabajadores sólo los salvan los trabajadores.

No podrán silenciarnos. Exijamos investigación y sanción con intervención directa de los trabajadores y las organizaciones de periodistas. Investigación y sanción jurídica y política en manos de los trabajadores, también. Acompañamiento solidario y fraternal para sus familiares. Que jamás no se repita. ¡Jamás!

(VIDEO) Maduro anuncia desarticulación de golpe de Estado

007_eg_1876_1423789107por AVN

El presidente Nicolás Maduro dio a conocer este 12 de febrero que fue desarticulado y desmantelado “un atentado golpista contra la democracia y la estabilidad de nuestra Patria” usando a oficiales de la Aviación que ya se encuentran detenidos. La intención era artillar un avión Tucano con el cual iba a atacarse el Palacio de Miraflores y otros objetivos, como el Ministerio de la Defensa y la sede del canal Telesur, al tiempo que se mostraba el video de uno de los generales detenidos y sentenciados el año pasado por otro intento de golpe desmantelado.

El presidente Nicolás Maduro dio a conocer este 12 de febrero que fue desarticulado y desmantelado “un atentado golpista contra la democracia y la estabilidad de nuestra Patria” usando a oficiales de la Aviación que ya se encuentran detenidos. La intención era artillar un avión Tucano con el cual iba a atacarse el Palacio de Miraflores y otros objetivos, como el Ministerio de la Defensa y la sede del canal Telesur, al tiempo que se mostraba el video de uno de los generales detenidos y sentenciados el año pasado por otro intento de golpe desmantelado.

“Hicimos detenciones ayer en la noche, en la madrugada y hoy”, explicó el Jefe de Estado. Señaló que, al acercarse el 12 de febrero, el plan de los golpistas era publicar en un diario de circulación nacional un aviso de prensa llamando a “la transición”, tras lo cual se mostraría este video de militares golpistas manifestándose contra Maduro y entonces el avión Tucano haría los ataques. También tenían planeado producir muertos en las marchas de la derecha de hoy, razón por la cual se decidió evitar que llegaran a la Iglesia San Pedro.

El Presidente mostró el anuncio de prensa. También informó que los golpistas planeaban usar un avión Tucano traído desde el exterior, pues los Tucanos venezolanos están en una reparación profunda. Indicó que se tomaron medidas preventivas en conjunto con Países Bajos y se intentó contactar a Colombia, con el fin de mantener vigilado el espacio aéreo ante cualquier irregularidad.

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Maduro afirmó que uno de los oficiales involucrados estaba comprometido desde el año pasado con militares que fueron detenidos o investigados en abril de 2014 por un intento de golpe de Estado que también fue desarticulado. En aquel momento, a dicho oficial “lo mandamos para su casa”, en un acto de magnanimidad. “Este año lo activaron, le pagaron una suma importante en dólares (…) le dieron varias misiones, le dieron la visa norteamericana con fecha de 3 de febrero, le dijeron desde la Embajada de Estados Unidos que ‘si esto falla, ya sabes, tienes la visa para entrar desde cualquiera de nuestras fronteras’”, contó el Presidente.

Este militar contactó a cuatro compañeros más para ejecutar la orden “trazada desde Washington”, la cual era grabarle un video desde la cárcel a un general Hernández”, quien fue detenido y sentenciado en 2014 por el intento de golpe develado en aquel entonces.

“A este oficial le dieron la tarea de contactar y de grabar el video del general convicto y confeso”. Explicó que le iban a “grabar un video a este general y en esta fecha 12 de febrero, en los actos de conmemoración, artillar un avión Tucano y atacar el Palacio de Miraflores o el lugar donde yo participara de estas manifestaciones”, expuso, al tiempo que señaló que también se iban a atacar el Ministerio de la Defensa y la sede de Telesur.

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Participación de EEUU en planes golpistas 

El Presidente denunció que la derecha internacional está involucrada en el plan desvelado y neutralizado, que forma parte de una cadena de eventos planificados que produzcan inestabilidad social y están fundamentados en los lineamientos de la Escuela de Las Américas, en el Pentágono.

“El primer evento de alto impacto fue la emboscada económica 6, 7 y 8 de enero, calculando que yo estuviera afuera. Ellos (los golpistas) habían contratado grupos, capturamos varios, para desestabilizar al país”, al promover acciones violentas en las colas generadas por la guerra económica promovida por la misma derecha. No obstante, “el pueblo venezolano hizo caso omiso al llamado”, dijo Maduro en declaraciones transmitidas por Venezolana de Televisión.

Refirió que la derecha venezolana le había asegurado a los Estados Unidos que, una vez que se diera la emboscada económica, la oposición estaba en capacidad de hacer ingobernable al país. Sin embargo, no contaron con la paciencia y madurez del pueblo ante el golpe económico.

“Venían saqueos, grandes marchas y luego de este tipo de cosas venía, entonces, el debate internacional, el llamado a a una fuerza humanitaria, como lo hizo una personalidad que vino al país (…) y luego, en estos días, levantaban el avión Tucano artillado para atacar, y sumaban al evento económico, social y político el militar, los cuatro elementos que ellos llaman la ‘tormenta perfecta”.

“Es el gobierno de los Estados Unidos el que está detrás de los planes de desestabilización y los golpes de Estado en Venezuela”, subrayó, al tiempo que también responsabilizó por la acción golpista a la derecha venezolana. “Voy a hacer todo el esfuerzo por derrotar todas estas emboscadas y golpes de la derecha derrotada y maltrecha, del imperio estadounidense que decidió apretar, torcer el brazo de Venezuela, como dice Obama”, dijo Maduro, quien llamó al pueblo a mantenerse firme, pues vacilar “sería perder todo el esfuerzo de patria”.

Unión cívico-militar ante la inconstitucionalidad

Ante el desarticulado plan golpista, el jefe de Estado reiteró su llamado a la unión cívico-militar para enfrentar los intentos desestabilizadores del imperio norteamericano y de la derecha venezolana. “Estamos desmontando este atentado golpista, que pretendía convertirse en golpe de Estado. Llamo al pueblo a estar alerta, llamo a la Fuerza Armada a estar alerta, llamo a la unión cívico-militar (…) Le digo al pueblo y a la Fuerza Armada: si hubiera hechos de atentado contra mí como presidente, contra la República, contra la paz del paz del pueblo, ese día ustedes están autorizados a decretar un 13 de abril cívico-militar para responder el golpe de Estado con toda la fuerza popular”, exhortó.

Asimismo, llamó a proteger la democracia, como el 13 de abril de 2002, cuando la fuerzas populares y militares se unieron para restituir el hilo constitucional de la nación, roto dos días antes por un golpe de Estado de la derecha contra el entonces presidente Hugo Chávez. “Si algún día alguien levantara violencia contra la democracia, el pueblo debe decretarse en 13 de abril permanente (…) Lo dije y lo voy a cumplir, no voy a dejar que le hagan más daño al país. Tenemos que ir dos pasos adelante. No puede haber un 11 de abril, el 13 tiene que ser antes que el 11″, subrayó.

Destacó que la Revolución Bolivariana llegó para consolidarse como una fuerza política y social durante todo el siglo XXI y más allá; pese a los intentos golpistas. “No se trata de Maduro, de este hombre que está aquí. Yo soy un hombre de alma, espíritu y también físicamente estoy en condiciones para todas las batallas que vengan”, manifestó.

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Bajo lluvia celebró la Juventud Patriota

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Pasadas las 10:00 de la mañana, la juventud revolucionaria del país se concentró este jueves en los alrededores de la Plaza Venezuela, en Caracas, para conmemorar los 201 años de la Batalla de La Victoria. Con música, pancartas y la alegría que caracteriza a los jóvenes venezolanos, estudiantes universitarios, de bachillerato así como dirigentes del Partido Socialista Unido de Venezuela (Psuv) avanzaron a pesar del fuerte sol y luego dela copiosa lluvia hasta llegar a Parque Carabobo, parroquia La Candelaria.

Jovanni Quintero, proveniente de Guarenas, estado Miranda, dijo que los jóvenes están en la calle con el mismo espíritu combativo que tuvo el general José Félix Ribas, quien lideró la Batalla de La Victoria, el 12 de febrero de 1814.

“Ser joven y no ser revolucionario es una contradicción hasta biológica, por eso estamos hoy aquí conmemorando un día más del grito de José Félix Ribas, cuando dijo ‘entre vencer o morir, necesario es vencer’, quien con un grupo de seminaristas obtuvo la victoria de las importantes batallas que dio pasos importantes para la independencia”, comentó a la Agencia Venezolana de Noticias (AVN).

Añadió que en 15 años de Revolución Bolivariana los jóvenes del país han obtenido muchos logros, entre ellos mencionó las aldeas universitarias, las computadoras portátiles Canaimas, las becas estudiantiles y la eliminación de la población flotante.

Diana Saer, integrante del Frente de Trabajadores del Ministerio para el Servicio Penitenciario, manifestó que los jóvenes están conscientes del proceso revolucionario que vive el país, quienes “van a blindar de ahora en adelante al país contra las guarimbas, el fascismo y el terrorismo que quiere sembrar la derecha venezolana”.

El joven William Peña comentó que este jueves están recordando la gesta histórica de la Batalla de La Victoria así como un rechazo al terrorismo y a los asesinatos que han promovido sectores vandálicos del país.

Recordó al diputado socialista, Robert Serra, quien estuvo siempre acompañando a los jóvenes del país. “Estamos dando cuenta que la juventud venezolana está identificada con el proceso revolucionario y está en contra del intervencionismo imperialista. Acá en Venezuela se vive una verdadera democracia”.

El estudiante de la Universidad Nacional Experimental Politécnica de la Fuerza Armada Bolivariana (Unefa), Jaime Montalvo, manifestó que los jóvenes venezolanos deben mantenerse siempre a la vanguardia en la defensa de la nación.

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La classe operaia pronta ad assumere il controllo dei centri produttivi

Milizia Operaia Bolivariana

Milizia Operaia Bolivariana

da ciudadccs.info

La classe operaia assicurerà il controllo sui posti di lavoro e il funzionamento delle aree produttive di fronte a qualsiasi tentativo di colpo di stato o atto destabilizzatore contro il Venezuela, ha affermato il vicepresidente della Central Bolivariana Socialista de Trabajadores (CBST), Carlos López. Intervistato nel programma Sin Coba, trasmesso dall’emittente Venezolana de Televisión, il sindacalista ha spiegato che eventuali azioni golpiste non avranno alcuna possibilità di paralizzare le attività degli operai e dei luoghi di lavoro.

«Tutta la base della CBST è preparata per affrontare qualsiasi tipo di sabotaggio. Se si dovesse verificare un tentativo violento di abbattere la Rivoluzione, la classe operaia è pronta ad assumere il controllo completo di tutti i centri di produzione».

Il sindacalista ha ricordato che la maggior parte degli atti di sabotaggio sono rivolti contro le infrastrutture elettriche, così come contro gli impianti petroliferi, raffinerie, oleodotti, porti e strutture di comunicazione.

Ha sottolineato, inoltre, che la Central Bolivariana Socialista de Trabajadores insieme alla Milicia Bolivariana forma i corpi combattenti della classe operaia nelle aree d’interesse della patria, tra cui, l’elettricità, il petrolio e le comunicazioni.

López ha poi ricordato che i lavoratori sono attivi nella lotta contro la guerra economica, condotta dalla destra per generare destabilizzazione e caos nel paese.

«C’è un gran lavoro che stiamo portando avanti tra la base dei lavoratori – ha aggiunto López – ed è quello di rendere sempre più visibile il nemico della Rivoluzione Bolivariana e di tutti i popoli del mondo».

Giovedì, il presidente Nicolás Maduro, ha denunciato un nuovo tentativo di colpo di stato contro il suo governo e il popolo del Venezuela.

In questo tentativo di colpo di Stato è coinvolto un piccolo gruppo di ufficiali dell’aviazione militare e civile, sostenuto dal governo degli Stati Uniti.

L’azione incostituzionale, che prevedeva di attaccare per via aerea le istituzioni della nazione ubicate a Caracas, è stata sbaragliata.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

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