(VIDEO) FANB: absoluta lealtad ante golpe continuado

fanb-reitera-jacquelinefaria.jpgpor vtv.gob.ve

Caracas, 13 de febrero de 2015.- La Fuerza Armada Nacional Bolivariana de Venezuela (FANB), reitera su lealtad con el presidente de la República, Nicolás Maduro Moros, y con la Constitución Nacional.

El ministro del Poder Popular para la Defensa, general en jefe Vladimir Padrino López, en compañía del Alto Mando Militar de la Nación, expresó que “la Fuerza Armada Nacional Bolivariana reitera su apoyo incondicional y lealtad absoluta al presidente comandante en jefe de la FANB, Nicolás Maduro Moros, y reafirma su compromiso con la Constitución, la voluntad del pueblo y los postulados del Plan de La Patria, ley que guía a la Revolución Bolivariana en la construcción del socialismo bolivariano del siglo XXI”

Asimismo, en la alocución a la nación, Padrino López ratificó el contundente rechazo de la FANB ante los planes “desestabilizadores y la conjura continuada” y la conducta de un reducido número de profesionales militares que no representan el pensar, sentir y actuar la institución armada.

“Por los más perversos intereses y alimentados por las más mezquinas intenciones de sectores apátridas, han mancillado el honor militar tratando de manchar el decoro de la institución castrense, violando su juramento al atentar contra la democracia y la paz nacional”, reza parte del comunicado leído por Padrino López.

Asimismo, el también Jefe del Comando Estratégico Operacional (CEOFANB) reiteró que los conjurados en atentar contra el Jefe de Estado Nicolás Maduro y la paz de la nación, fueron puestos en evidencia “cuando planificaban acciones militares para vulnerar el orden constitucional, procediéndose de manera inmediata a tomar las acciones para que se les aplique la justicia

Destacó que la Fiscalía Militar fue notificada para que inicie los procesos judiciales de acuerdo a la normativa vigente, respetando el debido proceso y los derechos fundamentales de los detenidos.

“Frente a estos hechos, la Fuerza Armada Nacional Bolivariana se mantiene incólume, monolítica y unida en sus convicciones democráticas y rechaza todo acto de barbarie contra nuestro pueblo y sus instituciones. Un país nos se construye con violencia y resentimiento, sino con justicia, cooperación y entendimiento”. / CLAA.

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(FOTO) Napoli: ALBAinformazione in marcia con il popolo greco

di ALBAinformazione

Napoli, 11 febbraio 2015.- La redazione di ALBAinformazione (ANROS Italia) ha partecipato a Napoli, all’evento in solidarietà con il popolo Greco in lotta contro i diktat del neoliberismo della Troika, della UE, della BCE, del FMI, della BM. Un filo rosso tiene insieme tutti i popoli del mondo, dal Venezuela alla Grecia, dall’Italia all’Ucraina, dal Burkina Faso a Cuba.

Con questo spirito abbiamo partecipato alla manifestazione, che si è tenuta in concomitanza con la riunione del cosiddetto “Eurogruppo” e in contemporanea a molte città in Italia ed in Europa, diffondendo un volantino il cui contenuto qui postiamo:

La Rivoluzione Bolivariana resiste ad un’aggressione imperialista senza precedenti

Salutiamo con favore l’annuncio del Presidente venezuelano Nicolás Maduro che ha deciso di stringere nuovi accordi di cooperazione bilaterale con il nuovo governo Tsipras in Grecia. La solidarietà è la tenerezza dei popoli, sosteneva il Comandante Ernesto Che Guevara.

L’aggressione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela va avanti dal novembre 2013 registrando una violenta escalation nel febbraio 2014 che è proseguita nei mesi successivi e continua tuttora. Durante lo scorso anno, le cosiddette guarimbas, azioni violente di piazza, provocate dalla destra eversiva e ispirata dai suoi sponsor statunitensi, hanno provocato 43 morti, 800 feriti e un’ampia serie di devastazioni.

Come alla vigilia del golpe cileno dell’11 settembre 1973, la destabilizzazione va avanti, all’insegna dell’accaparramento dei beni di prima necessità e del sabotaggio della distribuzione alimentare, per sobillare il caos e scatenare il panico tra i cittadini e le cittadine venezuelani.

Questo tentativo di golpe ha il volto dei più squallidi personaggi della destra venezuelana: Leopoldo López, capo di un partito para-fascista già incriminato per malversazione e violenze; l’amica della famiglia Bush, Maria Corina Machado, che si è recata persino in consessi internazionali a chiedere il rovesciamento, anche violento, del legittimo governo venezuelano. Joe Biden, vice-presidente USA, non si è fatto scrupolo di telefonare ai capi di stato latinoamericani per diffamare il Venezuela ed il suo legittimo presidente, Nicolás Maduro.

È una tattica disperata: l’ultima assemblea della CELAC, Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi, ha confermato il pieno sostegno alla Rivoluzione Bolivariana da parte di tutti i 33 capi di stato latinoamericani; il popolo venezuelano, sceso in piazza a milioni nelle ultime settimane, ha con forza confermato il sostegno alla Rivoluzione Bolivariana che, sulla scorta dell’ispirazione creatrice del Comandante Hugo Chávez, continua ad assicurare pace, inclusione e benessere al popolo del Venezuela.

Siamo tutti e tutte al fianco del popolo venezuelano e lavoriamo perché le conquiste della Rivoluzione Bolivariana e del Socialismo vadano avanti e si approfondiscano sempre di più. Respingiamo e denunciamo i tentativi eversivi, la destabilizzazione economica e il golpe continuado in corso in Venezuela.

Salutiamo l’iniziativa della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica (WFDY) che ha convocato una Missione Internazionale di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana tra il 20 e il 28 febbraio e raccogliamo l’invito del Consiglio Mondiale per la Pace a sostegno della Rivoluzione bolivariana e del Governo Maduro, nonché l’iniziativa Los Pueblos con Venezuela che ha convocato la settimana di mobilitazione internazionale dal 1° all’8 marzo 2015.

Con questo spirito, le forze amiche del Venezuela, legate all’eredità politica e intellettuale del Comandante Hugo Chávez, a fianco dell’esperienza del suo successore Nicolás Maduro, lavorano per la piena riuscita e invitano alla più convinta adesione al percorso di iniziativa e di mobilitazione, di qui al prossimo 10-12 aprile, per il Secondo Incontro di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, che si terrà a Napoli e che vedrà la più ampia partecipazione di tutte le forze democratiche e antimperialiste.

ALBAinformazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli – ANROS Italia

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(FOTO) Venezuela nei Barrios… di Roma

da labussola.org

Accoglienza delle grandi occasioni per la Ministro Consigliere Marcela Khan e tutto il personale diplomatico della Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela al Centro di Iniziativa Popolare – Alessandrino di Roma, sede della Scuola Popolare delle Arti.

La visita allo storico centro sociale romano si è data in occasione dell’incontro commemorativo delle vittime delle Guarimbas, (le manifestazioni violente che hanno causato 43 morti, organizzate nel febbraio 2014 dai settori più reazionari dell’opposizione venezuelana contro il legittimo governo del Presidente Nicolás Maduro) e per un confronto tra i rappresentanti del Governo Bolivariano e dei movimenti popolari della Capitale che condividono un percorso di costruzione di una rete di solidarietà internazionalista (Caracas ChiAma).

IMG-20150213-WA0006Nella circostanza si è data diffusione di materiale informativo sulla realtà attuale della Patria di Bolivar – troppo spesso mistificata e distorta dai mass media – e si è rinnovato l’impegno a promuovere iniziative comuni di informazione e solidarietà, assolvendo al compito lasciato in eredità dalla prematura scomparsa del Comandante Hugo Chávez.

La comitiva diplomatica si è poi trattenuta alla cena sociale offerta dal C.I.P. apprezzando la calorosa accoglienza riservata ai compagni venezuelani da parte di frequentatori ed attivisti del posto, non nuovo ad iniziative dal sapore internazionale… nel cuore della periferia romana!

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L’Eln: «La pace è il sogno più prezioso»

di Geraldina Colotti – il manifesto

11gen2015.- Colombia. Un’intervista esclusiva a Gabino, Primo comandante dell’Esercito di liberazione nazionale

Da qual­che parte sulle mon­ta­gne della Colom­bia. L’Esercito di libe­ra­zione nazio­nale (Eln) si pre­para al V Con­gresso. Il Primo coman­dante Nico­lás Rodríguez Bau­ti­sta (nome di bat­ta­glia Gabino), sto­rico diri­gente della for­ma­zione armata, prende posto nella fila di guer­ri­glieri. Da quella di fronte, un’altra coman­dante avanza. Gabino tende le brac­cia per rice­vere la ban­diera pie­gata dell’Eln: una scritta bianca su sfondo rosso e nero. Il sim­bolo verrà espo­sto a fianco del ritratto di Camilo Tor­res — il prete col fucile, caduto com­bat­tendo il 15 feb­braio del ’66 — e a quello del Liber­ta­dor Simón Boliívar. Il Primo coman­dante ricorda i prin­cipi del Mani­fe­sto di Sima­cota, il pro­gramma dell’Eln, reso pub­blico il 7 gen­naio del 1965. «Quei 12 punti sono tutt’ora senza rispo­sta», dirà in seguito al mani­fe­sto. Da qual­che parte sulle mon­ta­gne della Colombia.

Qual è la posi­zione dell’Eln sul pro­cesso di pace in corso all’Avana?

Oltre 20 anni fa, abbiamo ini­ziato i col­lo­qui di pace, sem­pre con­sa­pe­voli delle dif­fi­coltà di por­tarli a buon fine. Per­ché il regime vuole una pace che tagli le gambe alla ribel­lione e porti alla resa, men­tre per l’Eln pace signi­fica giu­sti­zia, ugua­glianza sociale e sovra­nità. La pace non può essere la paci­fi­ca­zione, ma implica cam­bia­menti che por­tino al supe­ra­mento della crisi attuale. La Colom­bia è uno dei paesi con gli indici più alti di disu­gua­glianze, l’impunità per le vio­la­zioni dei diritti umani com­piute dallo Stato supera il 95%, e siamo in pre­senza di un con­flitto poli­tico che dura da oltre 70 anni. Un pro­cesso di pace deve inclu­dere la società, soprat­tutto gli esclusi di sem­pre. Se que­sto non avverrà, sarà un fal­li­mento, non è que­stione di accordi o di conciliaboli.

L’Eln ha una lunga sto­ria. Qual è il bilan­cio ora?

Cinquant’anni dopo la nostra nascita, abbiamo appena con­cluso con suc­cesso il nostro V Con­gresso, con­sta­tando il per­ma­nere delle con­di­zioni poli­ti­che che ci hanno spinto a ribel­larci con le armi, in base al diritto dei popoli alla rivolta. In Colom­bia, per­si­stono il ter­ro­ri­smo di Stato, l’esclusione e l’impossibilità che il popolo possa usare le vie demo­cra­ti­che in una pro­spet­tiva di potere, come ha evi­den­ziato mezzo secolo fa il sacer­dote e socio­logo Camilo Tor­res, ucciso in bat­ta­glia dopo essere entrato a far parte dell’Eln. Solo pochi giorni fa, i gruppi ter­ro­ri­stici di Stato hanno assas­si­nato Car­los Alberto Pedraza, noto diri­gente delle lotte sociali. E subito dopo l’inizio del pro­cesso di pace tra le guer­ri­glie e il governo si è sca­te­nata un’ondata di minacce con­tro lea­der e mili­tanti delle orga­niz­za­zioni popo­lari e dei movi­menti sociali: per inti­mi­dire le per­sone che sosten­gono il pro­cesso di pace, e che rap­pre­sen­tano la mag­gio­ranza delle colom­biane e dei colom­biani. L’Eln rimane attivo mezzo secolo dopo la sua nascita, per­ché sostiene ed è soste­nuto dal popolo. Que­sto è il segreto che ci ha con­sen­tito di affron­tare con suc­cesso la più potente mac­china da guerra dell’America latina, che ha avuto come con­su­lenti il Pen­ta­gono e il Mos­sad israe­liano. Una guerra di ster­mi­nio costata agli ultimi della catena più di tutte le dit­ta­ture che hanno infe­stato il nostro con­ti­nente. Da quando abbiamo imbrac­ciato le armi, la pace è il nostro obiet­tivo più impor­tante e il nostro sogno più pre­zioso. Per que­sto stiamo par­te­ci­pando ai dia­lo­ghi con il governo, per vedere se dav­vero esi­ste una volontà che porti al supe­ra­mento dello stato di esclu­sione e di intol­le­ranza, e se dav­vero esi­ste l’intenzione di rico­no­scere gli ultimi come veri sog­getti del cam­bia­mento, affin­ché siano loro a defi­nire il futuro della Colom­bia al di sopra della mino­ranza bene­stante che ha impo­sto il suo domi­nio. Noi vogliamo che in Colom­bia vi sia demo­cra­zia, inclu­sione, giu­sti­zia sociale e sovra­nità, que­sta è la vera pace per cui lottiamo.

Può rias­su­mere i con­cetti teo­rici dell’Eln e le dif­fe­renze con le Farc, la guer­ri­glia mar­xi­sta colom­biana? Voi siete “gue­va­ri­sti”. Cosa signi­fica oggi?

Le vere dif­fe­renze con i com­pa­gni delle Farc sono di stile, sto­rie indi­vi­duali e metodi, non di carat­tere stra­te­gico, per que­sto ci sono forti pos­si­bi­lità di unirci. Si tratta di discu­tere, ascol­tarci e con­ti­nuare a supe­rare i malin­tesi e i set­ta­ri­smi che si devono ancora supe­rare affin­ché non tor­niamo mai più a scon­trarci fra noi, quello scon­tro è stato una ver­go­gna di fronte al paese e al mondo. Oggi esi­ste un grande intento uni­ta­rio, c’è coor­di­na­mento fra tutte le strut­ture del paese in cui ci incon­triamo o in cui abbiamo ter­ri­tori in comune, abbiamo deciso di con­fluire nello stesso pro­cesso di pace in modo che ci siano due tavoli di dia­logo con il governo. Sul piano con­cet­tuale, diciamo che por­tiamo avanti una guerra rivo­lu­zio­na­ria di potere popo­lare per una nuova nazione. Che è anche rispo­sta alla guerra che il regime ha impo­sto agli ultimi, e che si per­pe­tua da quando gli stra­nieri hanno cal­pe­stato il nostro suolo oltre 500 anni fa. Da allora, e salvo per brevi periodi, le guerre non sono mai finite. Per que­sto è falso dire che in Colom­bia c’è una demo­cra­zia. Le oli­gar­chie sono unite e legate a dop­pio filo ai pro­getti impe­ria­li­sti per imporre al popolo i loro dise­gni. I governi nor­da­me­ri­cani che si sono suc­ce­duti con­ti­nuano a con­si­de­rare l’America latina come il loro “cor­tile di casa” per que­sto è così dura la lotta, la libertà e l’indipendenza di que­sti popoli. Per gli Usa è un affronto al loro potere di gen­darme. Siamo orgo­gliosi che ci chia­mino gue­va­ri­sti. Il Che è il simbo di lotta popo­lare, di uma­ne­simo, di unità tra i popoli e di antim­pe­ria­li­smo, tutto que­sto forma la nostra iden­tità. Que­sto ha detto il Che della guerra di guer­ri­glia: «La guer­ri­glia è parte inte­grante della lotta di libe­ra­zione dei popoli, nella quale si com­bi­nano le forme della lotta armata con la lotta poli­tica delle masse per rag­giun­gere ampi obiet­tivi comuni». Anche noi la vediamo così e alziamo la fronte quando ci chia­mano gue­va­ri­sti. Da diversi anni abbiamo coniato lo slo­gan di «stare con gli altri». La Colom­bia è un paese di Città-Regioni, sono realtà che si inte­grano, sono inter­di­pen­denti e que­sto carat­te­rizza il paese. Abbiamo una grande ric­chezza storico-culturale, ciò richiede una con­ce­zione di unità popo­lare e rivo­lu­zio­na­ria ampia, plu­rale e inclu­siva. Ci sen­tiamo rap­pre­sen­tati dal pen­siero del sacer­dote e guer­ri­gliero Camilo Tor­res quando ha detto che dob­biamo unirci in base a quel che ci acco­muna e non allon­ta­narci esa­cer­bando le dif­fe­renze. Solo agendo così otter­remo la vit­to­ria. L’Eln è parte della stra­te­gia lati­noa­me­ri­cana secondo la quale per il trionfo popo­lare si richiede l’unità dei popoli, con­tro il nemico comune, l’imperialismo. Come ha detto il nostro Liber­ta­dor Simón Bolí­var, siamo una grande nazione lati­noa­me­ri­cana e carai­bica, ossia, siamo popoli della nostra Ame­rica. Essere rivo­lu­zio­na­rio oggi non è solo lot­tare per la feli­cità dell’umanità, ma lot­tare per vivere in armo­nia con madre natura, con una cosmo­vi­sione che superi la distru­zione e i danni che oggi il capi­ta­li­smo causa al pianeta.

Cuba e Vene­zuela sono garanti nei nego­ziati. Cosa pensa di ciò che accade nei paesi socia­li­sti latinoamericani?

Dal punto di vista mili­tare e mate­riale, le lotte dei popoli sono alta­mente dise­guali. Gli Usa sono una gigan­te­sca mac­china mili­tare, e svi­lup­pare le lotte indi­pen­den­ti­ste e di libe­ra­zione nazio­nale implica assu­mere que­sto com­pito antim­pe­ria­li­sta, per que­sto è indi­spen­sa­bile l’unità. Noi abbiamo detto che Cuba è la dignità dell’America, lo stoi­ci­smo di que­sto popolo non ha para­goni se si tiene conto del cri­mi­nale blocco eco­no­mico degli Usa. Cinquant’anni dopo, gli Usa devono rico­no­scere che la loro poli­tica fu sba­gliata. Il trionfo recente di Cuba nel rista­bi­lire di nuovo le rela­zioni diplo­ma­ti­che con gli Usa e recu­pe­rare “i 5″ è con­tun­dente, soprat­tutto per­ché la ragione si impone sull’arbitrio e la calun­nia. La lea­der­ship ammi­re­vole del pre­si­dente Chá­vez, in oltre 10 anni durante i quali è stato pre­si­dente del popolo vene­zue­lano è la dimo­stra­zione più chiara e con­vin­cente della capa­cità di que­sto popolo di pro­durre sue auten­ti­che lea­der­ship. La fusione di popolo e lea­der ha con­sen­tito un salto nello svi­luppo della lotta rivo­lu­zio­na­ria. Al con­tempo, il Pre­si­dente Chá­vez ha vis­suto la sua vita a grandi passi per for­giare un governo, creare un par­tito, orga­niz­zare le mili­zie e il popolo e aumen­tarne la coscienza. Tutti que­sti sono stati ele­menti deci­sivi in un pro­cesso popo­lare rivo­lu­zio­na­rio. Nell’ambito inter­na­zio­nale, Chá­vez ha lasciato in ere­dità ai popoli d’America e dei Caraibi la spinta all’unità della regione, sul piano poli­tico ed eco­no­mico, e ha com­piuto passi impor­tanti per la difesa comune. Tutte que­ste que­stioni stra­te­gi­che si sono con­ver­tite in altret­tanti punti di forza del pro­cesso rivo­lu­zio­na­rio nella nostra sorella Vene­zuela. Era logico aspet­tarsi la rispo­sta impe­ria­li­sta e della destra non solo vene­zue­lana ma lati­noa­me­ri­cana, quella che Gene Sharp defi­ni­sce come «golpe blando» e che si estende oggi a diverse lati­tu­dini del pia­neta per desta­bi­liz­zare e abbat­tere governi demo­cra­tici, pro­gres­si­sti e rivo­lu­zio­nari, in cerca di libe­ra­zione nazio­nale, e di una vera indi­pen­denza. Pur rico­no­scendo le dif­fi­coltà esi­stenti, l’Eln loda la forza popo­lare e antim­pe­ria­li­sta del pro­cesso popo­lare e rivo­lu­zio­na­rio della Repub­blica boli­va­riana del Vene­zuela e la guida sicura del suo pre­si­dente Nico­lás Maduro e degli altri qua­dri del governo, uniti ai loro patrioti e rivo­lu­zio­nari della Forza armata bolivariana.

Pensa che possa esi­stere un’articolazione tra le forze che si bat­tono per il cam­bia­mento in Ame­rica latina e in Europa?

Poi­ché il sistema capi­ta­li­sta è uno solo – nel pieno della sua crisi pro­fonda e irre­ver­si­bile e con note crepe al suo interno e nelle sue dina­mi­che – i popoli del mondo devono capire che è indi­spen­sa­bile unire le lotte che tutti svi­lup­piamo. Urge che que­sta unità si con­cre­tizzi attra­verso le orga­niz­za­zioni popo­lari e sociali, attra­verso i governi demo­cra­tici, patriot­tici e rivo­lu­zio­nari, a par­tire dalla loro spe­ci­fi­cità nelle lotte anti­ca­pi­ta­li­ste e antimperialiste.

Mosca offre un’alternativa di sviluppo a Cuba, Venezuela e Nicaragua

1033864013da mundo.sputniknews.com

La Russia propone uno sviluppo strategico alternativo a Cuba, Venezuela e Nicaragua secondo Alberto Hutschenreuter, PhD in Relazioni Internazionali e professore di Geopolitica presso la Escuela Superior de Guerra Aérea in Argentina

In questi giorni il ministro della difesa russo Sergei Shoigu visiterà i tre paesi menzionati. Con Nicaragua e Venezuela già sono stati firmati accordi nell’ambito della cooperazione tecnica e militare.

«La Russia può fornire un’alternativa strategica a questi paesi come Cuba, Venezuela e Nicaragua, che desiderano aumentare le proprie capacità di sviluppo e ritengono che l’America Latina dovrebbe dare priorità ai suoi interessi», ha dichiarato il professore in un’intervista all’agenzia Ria Novosti.

Secondo Hutschenreuter, l’incremento della cooperazione tra Russia e America Latina osservato di recente è da mettere in relazione alle politiche che le potenze occidentali hanno adottato nei confronti della Russia.

«In questo contesto, le crescenti relazioni tra la Russia e i paesi dell’America Latina rappresentano una sorta di risposta agli approcci ostili dei paesi occidentali nei confronti della Russia. Per esempio – ha spiegato il professore – sull’Ucraina o prima in Georgia, l’avvicinamento della Nato ai confini russi, lo scuso missilistico».

L’esperto ha affermato che gli siglati nel tour di Shoigu dimostrano che la Russia può addentrarsi in uno spazio tradizionalmente sensibile per Washington, cioè, l’America Centrale, i Caraibi e la zona settentrionale dell’America del Sud, una sorta di enorme «mare nostrum americano».

Hutschenreuter ritiene che gli accordi firmati tra Russia e Nicaragua vadano in questa direzione, per esempio, sulle procedure di attracco delle navi da guerra russe nei porti del paese centroamericano, sugli accordi di cooperazione militare o in relazione all’ottimizzazione delle capacità dell’Esercito nicaraguense.

Il professore ha poi sottolineato che questi accordi non devono essere bollati come ideologici, né tantomeno definiti «nuovo imperialismo».

Segnalando infine che la Russia così come i paesi dell’America Latina si trovano in una fase di diversificazione delle loro relazioni su scala globale, e quindi gli accordi di cooperazione in ambito militare sono un passaggio necessario.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Maduro: «Abbiamo sventato un colpo di stato»

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Il Presidente ha riferito che sono in corso le indagini necessarie per arrestare tutte le persone coinvolte nelle azioni violente contro il Venezuela

Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, ha annunciato che è stato sventato un tentativo di colpo di stato contro la nazione sudamericana.

Durante la cerimonia di consegna di opere pubbliche a Caracas, il capo dello stato ha spiegato alla nazione che l’intento era quello di colpire in maniera violenta e golpista il governo venezuelano.

Attraverso il suo account Twitter @pvillegas_tlSUR la presidente di Telesur Patricia Villegas ha illustrato le mosse intraprese dalla destra fascista per attuare il tentativo di colpo di stato contro il Venezuela.

«Attraverso un gruppo di ufficiali dell’aviazione militare hanno cercato il colpo di coda, un atto violento, il colpo di stato», ha dichiarato Maduro.

Il presidente ha poi spiegato che «il gruppo di ufficiali è stato finanziato da Miami (Usa) e aveva intenzione di colpire con un aereo Tucano il palazzo di Miraflores (…) nel Giorno della Gioventù».

«Voglio ringraziare gli ufficiali giovani – ha affermato Maduro – e gli organismi di intelligence perché grazie a loro abbiamo sventato questo tentativo di colpo di stato contor il nostro paese».

«I gruppi fascisti che promuovono piani golpisti contro la Rivoluzione Bolivariana saranno sconfitti dalla coscienza e dalla mobilitazione popolare della nostra gente», ha assicurato il successore di Chavez.

Maduro ha riferito che sono stati catturati diversi ufficiali, che si trovano attualmente in carcere, per aver tentato di realizzare un colpo di stato e installare un governo di transizione che avrebbe dovuto nominare un nuovo presidente, il vicepresidente e i ministri del Venezuela.

Il Ministro della Difesa del Venezuela, Vladimir Padrino López, attraverso il proprio account Twitter ha condannato qualsiasi azione golpista contro il Governo Costituzionale del Presidente Maduro.

Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, ha in precedenza informato dell’avvenuto arresto di un individuo che aveva intenzione di portare a compimento un piano di destabilizzazione del governo di Nicolás Maduro.

Cabello ha spiegato che questo individuo – identificato come Álvaro Jesús Carmona Rodríguez – aveva pianificato di assassinare Maduro, in occasione di una cerimonia a cui il presidente avrebbe dovuto partecipare nella città di Valencia.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

L’Esercito siriano e Hezbollah avanzano, fallito l’appoggio di Israele

da al manar

Mentre continua l’avanzata dell’esercito siriano nelle province di Daraa e di Quneitra, Siria meridionale, le autorità israeliane stanno monitorando attentamente quello che sta accadendo e già vedere i combattenti di Hezbollah sulla linea di confine con il Golan occupato.

 L’operazione definita “Marrtiri di Quneitra”, in riferimento i al convoglio di sei dirigenti di Hezbollah e del colonnello dei  Pasdaran dell’Iran, caduti martiri in un raid israeliano il 18 gennaio scorso,  ha permesso all’esercito siriano di prendere pezzi importanti di questa regione, importanti strategicamente anche a livello locale, perché è la porta a sud di Damasco, come a livello regionale si trova a cavallo tra il Libano, la Giordania e la Palestina occupata.

 Israele chiede il ritorno del UNDOF

 Ufficialmente, come riporta il canale televisivo arabo Al-Mayadeen, il rappresentante della entità sionista ha chiesto alle Nazioni Unite il ritorno dei soldati dell’ONU del UNDOF nella zona. Questi erano stati indotti ad andare via lo scorso anno dal braccio armato di Al Qaeda in Siria, Al-Nusra, e con il tacito consenso israeliano.

 Nel frattempo, i media evocano la possibilità della maggior presenza di Hezbollah sulla linea di confine con il Golan occupato.

 Il lavoro di un anno vaporizzato

 Secondo il canale7 della Tv israeliana, « il lavoro di un intero anno di supporto ai moderati anti-Assad si è vaporizzato in poche ore»”

 Sapendo che l’entità sionista non ha solo supportato in questa regione i “moderati”, ma anche i takfiri islamisti del braccio armato di Al Qaeda, in Siria, Al-Nusra, come hanno confermato le Nazioni Unite.

 Sempre secondo il canale televisivo israeliano 7, «le milizie stanno lottando per fermare l’avanzata dell’esercito siriano e di Hezbollah, il prossimo obiettivo sarà senza dubbio prendere Tal al-Harat» riporta il sito di notizie libanese al-Hadath News.

 Quest’ultima è una collina situata vicino a quelle di Tillal al-Ahmar, che si trovano di fronte alla regione Golan.

Quneitra come Qusayr

 «Quello che succede a Quneitra è molto simile alla battaglia che Hezbollah aveva portato ad Al-Qusayr, al confine siro-libanese. Il problema sta nel fatto che riescono a cacciare gli insorti da lì – e non vedo che accadrà, ma può succedere-, se caccia gli insorti e arrivano ai nostri confini, credo che questo sia l’ultima cosa che Israele voglia vedere, ovvero un nuovo fronte con Hezbollah. Parlano ora di una resistenza popolare e la formazione di un fronte unito», ha così descritto lo scenario che si presenta il cronista del canale televisivo israeliano 2, Ehud Yaari , preoccupato per i problemi di sicurezza.

 Ricordando che i combattimenti sono a 10 chilometri dalla linea che divide le forze Golan, Yaari pone la questione della reazione di Israele, soprattutto dopo le dichiarazioni lanciate il mese scorso, il rifiuto di consentire ad Hezbollah di formare una base in questa regione.

 Per quanto riguarda la stazione televisiva israeliana 10, vicina all’esercito israeliano, vede ciò che sta accadendo a sud della Siria come «il ripetersi dello scenario di Shebaa nel Golan».

 Il coinvolgimento dei combattenti Hezbollah in questa battaglia è stato riconosciuto da una fonte militare siriano ha riferito l’AFP lunedì scorso.

Battaglia preventiva

 Per gli osservatori arabi citati dal canale televisivo arabo Al Mayadeen, l’offensiva dell’esercito siriano è principalmente un’operazione preventiva perché impedisce l’avvio di un attacco su larga scala contro la capitale siriana preparato dalle milizie della regione.

L’operazione è anche un monito per la Giordania, la cui interferenza nella regione siriana non conosce tregua.

 «Questo non è più ammesso. Come un camion dei rifiuti portano le milizie in Siria, dopo averle sottoposto un addestramento militare necessaria in coordinamento con gli americani», ha indicato uno di loro, riferisce Al-Hadath News.

 Campo di Battaglia

 Sul terreno, dopo essersi assicurate le località di Der Maker, Der ADASS e Al Danaji e le colline Tallet Arouss, Tallet Sarjat, Tallet Msayyeh e Tallet Merii, a nord della provincia di Deraa, le truppe governative avanzano verso l’est di Deraa, e precisamente a Kherbet Saltanet e Tallat  Fatima che sono sotto il fuoco dell’artiglieria dell’esercito siriano, nonché a Kfar Chams, a ovest della provincia di Deraa

Secondo il corrispondente della stazione televisiva al-Manar, nel sud della Siria, l’esercito siriano procede nella sua avanzata in orizzontale e verticale e non si accontenta solo di attaccare le posizioni delle milizie, permettendo così di guadagnare terreno e di confondere, allo stesso tempo, i miliziani.

 Il corrispondente di al-Manar assicura anche che l’asse dei combattimenti è tra Kherbet-Saltanet, Habbariyé e Kfar Shams.

 Quest’ultima è la roccaforte militare della milizia, il braccio armato di Al-Qaeda, Al-Nusra, il Battaglione al-Fourqane i, Tawhid al-Umma (Unify Nation) ei terroristi della Valle di Hourane.

Secondo al-Akhbar, divergenze sono scoppiate tra i gruppi terroristi del FSA, e molti di loro hanno lasciato la città in cui rimangono solo gli elementi di Nosra e i loro alleati. La milizia di Al Qaeda detiene missili anti-tank di tipo Taw, altre strutture fornite dagli Stati Uniti e una rete di comunicazione in codice difficile da essere intercettata.

 [Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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