I comunisti ucraini e di altri paesi contro fascismo e guerra nel Donbass

kpu_riunioneda Marx21.it

Traduzione dal russo di Mauro Gemma

Il Partito Comunista di Ucraina ha partecipato alla riunione del Gruppo di Lavoro per la preparazione del 17° Incontro dei Partiti Comunisti e Operai (link)

Una delegazione del Partito Comunista di Ucraina ha preso parte (a Istanbul, ndt) alla riunione del Gruppo di Lavoro per la preparazione del 17° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai. Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti di 14 partiti.

I membri della delegazione ucraina hanno esposto ai compagni degli altri paesi le considerazioni del Partito Comunista di Ucraina. Nel documento presentato si afferma:

«Il Partito Comunista di Ucraina si rivolge ai partecipanti al Gruppo di Lavoro per la preparazione del 17° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai con un appello a rafforzare gli sforzi nella lotta contro la fascistizzazione dell’Ucraina e per prevenire la diffusione dell’ideologia disumana del fascismo in Europa e nel mondo.


Dopo il colpo di Stato armato del febbraio 2014 al potere in Ucraina sono arrivate forze apertamente fasciste e borghesi-nazionaliste, che hanno alimentato il conflitto civile, che si è trasformato in una guerra sanguinosa in cui ucraini uccidono altri ucraini. Una guerra, in cui vengono uccise persone innocenti: donne, anziani, bambini. Una guerra che ha portato alla catastrofe umanitaria nel Donbass. Migliaia di morti, decine di migliaia di feriti, più di un milione di profughi. Scuole e asili distrutti – i bambini privati della possibilità di studiare. Sono state annientate aziende e infrastruttura e molti hanno perso il lavoro. Gli arretrati del salario sono raddoppiati. Non sono pagate le pensioni e le prestazioni sociali sono state interrotte. Non ci sono luce, gas, acqua.

Con il sostegno finanziario e politico dei circoli più reazionari del capitale internazionale, il regime oligarchico al governo ha scatenato il genocidio sociale del popolo dell’Ucraina. Battaglioni di combattenti apertamente nazisti ufficialmente incorporati nelle strutture del Ministero dell’Interno e del Ministero della Difesa vengono anche usati dalle attuali autorità per reprimere il dissenso e seminare il terrore, persino con l’eliminazione fisica degli oppositori politici.

Pratica abituale del regime al potere in Ucraina è diventata la censura più feroce nei media, l’impedimento ai cittadini a ricevere un’informazione obiettiva, la bugia più sfacciata e la disinformazione da parte delle strutture governative e dei funzionari ad ogni livello.

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Qual è l’interesse dell’Inghilterra nel caso di Leopoldo López?

lopez-300x225da Radio Nacional de Venezuela

Nell’udienza celebrata nei giorni scorsi a carico del dirigente di ‘Voluntad Popular’, Leopoldo López, sottoposto a giudizio per il coinvolgimento nelle guarimbas di febbraio del 2014, è stato identificato un diplomatico dell’ambasciata d’Inghilterra in Venezuela, presente in aula in compagnia di Leopoldo López Gil, padre dell’incriminato.

Il Procuratore Generale della Repubblica, Luisa Ortega Diaz, ha riferito durante il programma informativo ‘En Sintonía con el Ministerio Público’ trasmesso dalla Radio Nacional de Venezuela, di aver inviato una comunicazione al Ministero degli Esteri per trattare a livello diplomatico questa intromissione del funzionario britannico nel giudizio a carico del dirigente dell’estrema destra.

In aggiunta a questa irregolarità, ha segnalato che durante l’atto López Gil è stato colto in flagrante mentre era intento a registrare l’udienza senza autorizzazione del giudice con l’ausilio di occhiali speciali, violando quanto stabilito nel codice di procedura penale.

Il Procuratore Generale ha inoltre rivelato che quando scoperto, López Gil, ha passato gli occhiali al funzionario dell’ambasciata d’Inghilterra che si è appellato al suo status di diplomatico per sottrarsi alle domande degli ufficiali presenti.

Ortega ha dichiarato che quanto accaduto dovrebbe attirare l’attenzione, visto che si tratta di un attacco allo stato venezuelano, e per questo ha chiesto: cosa sarebbe accaduto se un ufficiale dell’ambasciata venezuelana in Inghilterra si fosse comportato allo stesso modo?

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

(VIDEO) Mussa Ibrahim. Una voce dalla Libia che resiste

di Leonor Massanet Arbona – lahaine.org

Dall’ultimo portavoce della Jamahiriyah libica un riassunto breve di quello che è successo in Libia, ma abbastanza chiaro per avere un’idea.

 Ero un’osservatrice straniera nel giugno 2011 a Tripoli, in Libia. Sono testimone di tante cose che sono avvenute che Mussa Ibrahim spiega e altre che non spiega. Sono stata testimone che c’erano giornalisti di media internazionali provenienti da tutto il mondo che non hanno informato di quanto stava accadendo. Erano testimoni diretti, fotografati, filmarono e visionarono quella realtà, ma non hanno mai pubblicato nulla.

 Ho assistito ogni giorno come gli aerei della NATO sono entrati in Libia, lanciando bombe sulle città. Non hanno ricevuto risposta libica e non so se si può immaginare che cosa significa la caduta di bombe su una città popolata da Tripoli, i morti, l’onda d’urto, la distruzione, … ogni giorno gli aerei iniziavano i bombardamenti su Tripoli all’alba e poi si ripetevano all’inizio della mattina. Impossibile per qualsiasi libico poter riposare più di quattro ore.

 Molte associazioni e gruppi internazionali sono venuti in Libia per essere diretti testimoni su ciò che stava accadendo, come l’associazione degli avvocati in testimoni del Mediterraneo. Dopo aver vissuto e assistito all’aggressione alla Libia,  non riesco più fidarmi dei media dei politici e dei governi che hanno sostenuto e nascosto qualcosa di così disumano, crudele, assurdo … RT e Telesur erano lì e hanno testimoniato tutto quella che c’era da riferire, per quanto ne so, hanno sempre detto la verità.

 Conferenza stampa 2014

 Parole di Mussa Ibrahim, ultimo portavoce della Jamahiriyah libica appartenente al Movimento nazionale del popolo libico che lavorar congiuntamente con il Consiglio di tutte le tribù libiche e le città cercando di risolvere la situazione libica dopo l’attacco della NATO e le sue conseguenze. Parla per 622 politici libici che si trovano in Libia e in esilio, rappresentano la Resistenza Verde. Difendono la riconciliazione di tutti i libici, lo sviluppo, i diritti umani.

 Noi apparteniamo a tutta la Libia e sosteniamo tutti i libici che non sostengono la NATO, non gli assassini fondamentalisti criminali, che stanno torturando, emarginando, cambiando le leggi per costringere i libici all’esilio.

 Cerchiamo il vostro supporto per farvi conoscere la nostra realtà. Nel 2011 sono stato responsabile per la comunicazione con i media internazionali, ho cercato di fare del mio meglio, ma i veri eroi sono quelli che hanno perso la vita sotto le bombe della Nato, nelle prigioni di Al qaeda. La sofferenza della Libia ha a da un avuto inizio con un attacco straniero dopo la risoluzione delle Nazioni Unite su cinque temi:

 

  1. Secondo i documenti ufficiali delle Nazioni Unite, 10.000 manifestanti sono stati uccisi a Bengasi nei primi giorni. Tuttavia, il Consiglio nazionale di transizione, testimone Abdul Jalil, ha ammesso pubblicamente e si possono anche ascoltare on-line le sue parole, dice hanno mentito. Sapevano che il governo libico della Jamahiriyah, aveva dato l’ordine di non intervenire nelle manifestazioni.

 

  1. Secondo i documenti ufficiali della NATO, i bombardamenti di Gheddafi avevano distrutto diverse aree di Tripoli come Suk al Juma, Fashlum, e altri. Oltre 1.000 giornalisti e osservatori internazionali hanno visitato e hanno visto con i loro occhi, potevano parlare con la gente e quindi controllare che non era vero, che queste zone erano completamente normali.

 

  1. Secondo i documenti ufficiali delle Nazioni Unite, più di 8.000 donne libiche erano state violentata dall’esercito libico le prime tre settimane del conflitto. Quando hanno cercato di dimostrarlo non si è presentato nemmeno una donna.

 

  1. Secondo i documenti ufficiali delle Nazioni Unite la Jamahiriyah libica aveva 35.000 mercenari africani. Non era vero e non avrebbero mai potuto dimostrare. Tuttavia è stato usato dalla Nato per uccidere migliaia e migliaia di libici neri e, ovviamente, una volta morti non poteva dichiarare nulla. La più terribile strage che si è tenuto nella città libica di Tawerga i cui cittadini che non sono stati uccisi, non gli è stato concesso di tornare a casa.

 

  1. Secondo i documenti ufficiali delle Nazioni Unite l’esercito libico della Jamahiriyah si muoveva verso Bengasi a placare con le armi le manifestazioni e radere al suolo la città. Secondo il documento ufficiale delle Nazioni Unite, la NATO doveva intervenire per fermare l’esercito e salvare la vita dei libici. Tuttavia la realtà è che il governo della Jamahiriyah aveva colloqui diretti con rappresentanti di Francia e Stati Uniti per dimostrare e promette che l’esercito libico non sarebbe entrato a Bengasi. Il governo della Jamahiriyah aveva ordinato all’esercito di non intervenire in alcun modo nelle manifestazioni qualsiasi cosa fosse successa. La Libia ha fatto l’errore di fidarsi della parola di Francia, Stati Uniti e l’Inghilterra che promisero che non sarebbero intervenute. La NATO ha mentito, è entrata in Libia e la prima cosa che fece fu di attaccare e uccidere l’esercito accampato fuori Bengasi.

 

La NATO intervenne sulla base di queste cinque bugie

 La Jamahiriyah Libia ha cercato di fare un “Fact Finding Mission” (una commissione per stabilire la verità dei fatti), così ha chiamato tutti i principali mezzi di comunicazione di tutto il mondo come la BBC, New York Times, RT, Telesur, … significa che il mondo poteva accertare i fatti, inoltre, furono invitati osservatori internazionali provenienti da tutto il mondo in modo da poter costatare la realtà.

 I Media Internazionali hanno detto che non potevano fare una ricerca sul campo (‘missione conoscitiva’) in quanto:

 

  1. Non avevano budget per farlo.

 

  1. Non avevano la stoffa giusta per dimostrarlo.

 

La Commissione dell’Unione africana ha cercato di creare un ‘Fact Finding Mission’, ma non gli è stato permesso.

 Tutti questi fatti sono stati ignorati dai media e dai politici internazionali.

 Ora sappiamo perché siamo stati attaccati: Per la posizione che occupava la Libia in Africa, sostenendo l’Unione africana, lavorando per il mercato comune africano, che lavora per l’Unione araba, sostenendo gli oppressi…

 Tutto questo ha causato l’attacco occidentale alla Libia perché non vogliono un Africa indipendente.

 In questo momento i problemi più grande di libici sono:

 

  1. Gli esuli: secondo il governo tunisino ci sono 1,5 milioni di rifugiati libici in Tunisia, il governo egiziano ha 1,25 milioni di rifugiati libici, oltre a tutti i rifugiati libici in Algeria, Niger, e molti altri paesi.

 Tuttavia, secondo le nostre stime ci sono circa due milioni di rifugiati libici all’estero. Ricordiamo che la Libia aveva una popolazione di sei milioni di persone, il che significa che il 30% dei libici sono stati costretti ad abbandonare il proprio paese e stanno soffrendo.

 

  1. Controllo della Libia da parte degli estremisti come Al qaeda, in quanto, hanno i soldi, hanno armi e sostegno straniero e migliaia di mercenari. In questo momento i peggiori terroristi del mondo sono in Libia.

Il terrorista più importante è Abdul Hakim Bilhaj che è stato in Somalia, Iraq, Afghanistan, è stato in prigione a Guantánamo e Libia. Nel settembre del 2011, quando la NATO è entrata a Tripoli BilHaj è stato nominato responsabile della sicurezza a Tripoli. È stato pagato dall’Occidente per il suo lavoro scolto con le loro aziende ed è diventato un milionario. Lo hanno ripulito ed è ora ricevuto dai governi occidentali. Oltre a Abdul Hakim Bilhaj, c’è l’ elite del terrorismo in Libia.

3.  Ci sono 35.000 prigionieri politici, in carceri illegali e sconosciute. Essi sono stati torturati, maltrattati, violando tutti i diritti umani. Ci sono anche intere famiglie bloccate. Ogni settimana escono corpi senza vita di questi prigionieri, alcuni sono sepolti direttamente e altri sono tornati alle famiglie.

 

  1. Balcanizzazione della Libia: Stanno cercando di dividere la Libia in tre parti. I fondamentalisti non vogliono una Libia forte, vogliono paesi piccoli e deboli per operare meglio.

I Libici piangono non solo per la Libia, ma cercano soluzioni per non essere “colonizzati”, ci affidiamo a un dialogo in cui includiamo tutti i libici tranne fondamentalisti e mercenari della NATO.

Il dialogo continua, lavoriamo duro per questo. Sarebbe molto più facile se non ci fosse per l’intervento occidentale.

La maggior parte dei libici sognano questi ultimi 42 anni di Jamahiriyah Libia. Questo non è per dire che tutto era perfetto, ci sono stati molti problemi, ma noi i libici li possiamo risolvere e stavamo lavorando per risolverli.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

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Venezuela, imprenditori farmaceutici arrestati: «Operai troppo garantiti»


di Geraldina Colotti – il manifesto

4feb2014.- Caracas. Il paese festeggia la ribellione civico-militare guidata da Chávez nel 1992

Si può senz’altro cri­ti­care la pro­pen­sione del governo vene­zue­lano alle denunce pub­bli­che circa i piani cospi­ra­tivi delle destre, nel paese e fuori: a forza di gri­dare «al lupo, al lupo», quando il lupo effet­ti­va­mente arriva, nes­suno accorre più. E inol­tre si rischia di aval­lare l’ampia e varie­gata pub­bli­ci­stica di oppo­si­zione che – in modo arro­gante e raz­zi­sta – tenta di dipin­gere come para­noico e auto­ri­ta­rio il governo (il “regime”) di Nico­lás Maduro (per la cro­naca, il pre­si­dente viene chia­mato Maburro — ove burro signi­fica asino — per i suoi tra­scorsi ope­rai, e dipinto con una banana in mano, così come Chávez veniva rap­pre­sen­tato come scim­mia per le sue ori­gini indi­gene. Cir­co­lano foto­mon­taggi in cui lo si vede fare la fine di Ghed­dafi o di Sad­dam Hus­sein, ecce­tera, ma nes­suno è mai andato in galera per que­sto). In que­sti giorni, Maduro ha accu­sato il vice­pre­si­dente degli Stati uniti, Joe Biden, di favo­rire piani desta­bi­liz­zanti. E si può pen­sare che la poli­tica di Barack Obama nei con­fronti dell’ex «cor­tile di casa» non sia quella del suo pre­de­ces­sore: niente golpe, tutt’al più una “dop­pia morale” (da una parte aper­tura – per quanto avve­le­nata – nei con­fronti di Cuba, dall’altra san­zioni al Vene­zuela che di Cuba è alleato e che, come Cuba, non rin­nega il socia­li­smo). E d’altro canto lo stesso Maduro con­ti­nua a cer­care il dia­logo con gli Usa e, in una let­tera inviata a Obama, ha accu­sato la «mafia di Miami» di essere all’origine delle cospirazioni.

Si può anche pren­dere per buono l’argomento delle destre che riten­gono que­gli allarmi un diver­sivo per disto­gliere il popolo vene­zue­lano dal «fal­li­mento del modello socia­li­sta» e dalle sue con­se­guenze (scar­sità di pro­dotti, code, infla­zione). E tut­ta­via, molti fatti avva­lo­rano le ana­lisi di un golpe stri­sciante: come quello messo in atto in Cile con­tro il governo socia­li­sta di Sal­va­dor Allende, l’11 set­tem­bre 1973. O come quello rea­liz­zato con­tro il legit­timo pre­si­dente dell’Honduras, Manuel Zelaya, il 28 giungo del 2009 (e Obama già c’era). Alcuni volti che incar­nano l’opposizione più accesa in Vene­zuela – come Maria Corina Machado o Leo­poldo Lopez, un tempo più stretto sodale di Hen­ri­que Capri­les Radon­ski – sono quelli che hanno ani­mato il colpo di stato (a guida Cia) con­tro Chávez del 2002. La loro idea di “demo­cra­zia” è stata spon­so­riz­zata da ex pre­si­denti di destra come il cileno Seba­stian Piñera, il colom­biano Andrés Pastrana o il mes­si­cano Felipe Cal­de­ron. E gli attori del nuovo copione appar­ten­gono alla stessa classe dell’ex pre­si­dente della locale Con­fin­du­stria, Car­mona Estanga, por­tato allora al governo dai per­so­naggi di cui sopra, prima che il popolo vene­zue­lano rimet­tesse in sella il pre­si­dente che aveva eletto e ripri­sti­nasse la Costi­tu­zione che Estanga aveva appena abolito.

Il Vene­zuela custo­di­sce le prime riserve di petro­lio cer­ti­fi­cate al mondo: attra­verso il con­trollo della com­pa­gni petro­li­fera di stato – Pdvsa – ha messo in atto una mas­sic­cia ridi­stri­bu­zione di risorse a favore delle classi popo­lari. Se Chávez non fosse andato al governo, si sarebbe arri­vati alla pri­va­tiz­za­zione di Pdvsa, già ridotta a un comi­tato d’affari. In que­sti giorni, sono arre­stati per cor­ru­zione alcuni alti fun­zio­nari dell’impresa. E sono finiti in car­cere vari respon­sa­bili di grandi catene di super­mer­cati: accu­sati di tenere in magaz­zino nume­rosi pro­dotti – dagli ali­menti ai medi­ci­nali – per pro­vo­care le code chi­lo­me­tri­che dif­fuse dai media inter­na­zio­nali. Arre­stati anche i pro­prie­tari di diversi depo­siti che ave­vano stor­nato ton­nel­late di merci desti­nate ai super­mer­cati per essere ven­dute a prezzi sus­si­diati. E invece pronti per il mer­cato nero. In un sistema eco­no­mico ibrido come quello in vigore in Vene­zuela, di certo non sono man­cati gli errori di pia­ni­fi­ca­zione. Ma la prin­ci­pale difesa degli arre­stati è un’indicazione per capire lo scon­tro di inte­ressi in corso: «è colpa della legge sul lavoro che vieta di licen­ziare le cas­siere assen­tei­ste», hanno detto. Fatto sta che, dopo gli arre­sti, gran parte delle code sono scom­parse. E diverse inchie­ste hanno mostrato camion di per­sone pagate per far le code e acca­par­rarsi i prodotti.

Para­noia del com­plotto? Intanto, il gio­vane depu­tato Robert Serra, a capo della com­mis­sione par­la­men­tare che inda­gava i legami con l’estrema destra inter­na­zio­nale, è stato ucciso con la com­pli­cità degli agenti di scorta. E un altro ex agente di scorta è al cen­tro di una grot­te­sca denun­cia per traf­fico di droga al pre­si­dente del par­la­mento, Dio­sdado Cabello, pro­ve­niente dagli Usa. La depo­si­zione è però «presa molto sul serio» dalla magi­stra­tura nor­da­me­ri­cana. La tesi: il Vene­zuela è uno stato «narco-terrorista», in com­butta con agenti cubani e con i guer­ri­glieri delle Farc colom­biane. Ieri, il cha­vi­smo ha festeg­giato la ribel­lione civico-militare del 4 feb­braio 1992, gui­data dall’allora tenente colon­nello Hugo Chávez con­tro le poli­ti­che neo­li­be­ri­ste di Car­los Andrés Pérez. Una mar­cia al grido di: No vol­ve­ran, non torneranno.

Análisis de Entorno Situacional Político (5febrero2015)

di Néstor Francia

– Las confesiones de Miguel Henrique Otero: el pensamiento fascista
– Un ejercicio, un juego a modo de catálogo
– Miente con descaro, sin pruebas ni reparo
– Usa argumentos fuera de contexto, utiliza cualquier pretexto
– Ataco al enemigo de mi amigo, así siempre algo consigo
– Confiesa tu neoliberalismo y ataca al socialismo
– Si eres golpista, ni disimular despista
– Estados Unidos contra la Unasur

Miguel Henrique Otero ha concedido al diario proto franquista español ABC una entrevista donde sale a relucir todo el pensamiento de la ultraderecha venezolana. De hecho, El Nacional se ha convertido en el único diario de cobertura nacional que apoya abiertamente a este sector.

Hagamos un ejercicio, un juego, un breve catálogo con parte de las declaraciones de Otero.1.- Miente con descaro, sin pruebas ni reparo:La denuncia de uno de los ex jefes de Seguridad de Chávez y Maduro va acompañada de vídeos y testimonios. Si EE.UU. asigna el caso a un fiscal del estado de Nueva York y, conociendo el peso que tenía este señor en Venezuela, se resume que hay bastante credibilidad. No es una maniobra mediática del imperialismo, como siempre descalifican este tipo de regímenes”.¿Cómo sabes tú que La Guaira es lejos? Es decir, ¿de dónde saca Otero que Leamsy Salazar tiene videos y testimonios, si ni siquiera el gobierno de Estados Unidos ha reconocido que exista realmente un caso contra Cabello en algún tribunal de ese país?¿Por qué afirma que este traidor (Salazar) tiene “bastante credibilidad”?

¿Desde cuándo un policía traidor es alguien creíble?

2.-Usa argumentos fuera de contexto, utiliza cualquier pretexto
“El cartel de los Soles no tiene un jefe, no creo que sea una estructura piramidal. Son algunas personas del gobierno y las Fuerzas Armadas que en sus vinculaciones con las FARC y el ELN, altamente conocidas en el mundo, se acercaron al narcotráfico, que se ha convertido en una fuente de ingresos importante para mucha gente. Eso pasó en Cuba, durante el periodo especial, cuando Fidel Castro ordenó fusilar al general Ochoa. No tendría nada de particular que en Venezuela esté pasando lo mismo”.

¿Qué tiene que ver el cuello con las pestañas? La extrapolación del caso Ochoa a la situación venezolana no es solo una arbitrariedad, sino sobre todo una artimaña, un artificio barato para atacar a los líderes de la Revolución Bolivariana.

3.- Ataco al enemigo de tus amigos, así siempre algo consigo: contra Podemos
“Se parece muchísimo. Los líderes populistas se apoyan en el descontento con las estructuras tradicionales. La gente se suma a esta esperanza de unos individuos que prometen cualquier cosa. No tienen manera de probar que lo que ellos ofrecen se puede hacer. Es el típico populismo de oferta y de engaños”

Aunque Otero habla del exitoso partido español Podemos, parece que se refiere a los neoliberales que lideran la contrarrevolución en Venezuela: se apoyan en el descontento, prometen cualquier cosa, no tienen manera de probar que lo que ellos ofrecen se puede hacer.

4.- Confiesa tu neoliberalismo y ataca al socialismo:
“El problema pasa por abrirse a la inversión privada, sincerar los precios, reducir los controles, y ellos no lo van a hacer porque es contrario a su pensamiento ideológico”

A confesión de parte………….. Aclaremos: donde dice “abrirse a la inversión
privada”, debe decir: “privatizar la sociedad”; donde dice “sincerar los precios”, debe decir: “echar al pueblo a los perros del ‘libre mercado’”; donde dice “reducir los controles”, debe decir: “minimizar el papel del Estado e imponer el reino del mercado”.

5.- Si eres golpista, ni disimular despista:
“Las próximas presidenciales son en 2018 y el nivel de agravamiento de la crisis es tan aterrador que pensar en cambiar de gobierno en esa fecha es demasiado lejos. La desesperación de la gente es algo que se puede palpar día a día. Hay una situación de inestabilidad muy grande, que puede generar un cambio radical. La probabilidad de que ocurra un evento de ruptura en la continuidad de este gobierno es cada día mayor y mayor”.

¿2018 está “demasiado lejos”? ¿Un “evento de ruptura”? ¡A buen entendedor, pocas palabras bastan!

A Estados Unidos le nombran Unasur y huye despavorido. Como se sabe, el
presidente Maduro ha propuesto que Unasur sea al puente para tratar de abrir canales de diálogo entre la potencia imperial y Venezuela. De hecho, ya Ernesto Samper está en nuestro país para esos fines. El gobierno estadounidense no ha tardado mucho en mostrarse contario a esa posibilidad.

Un funcionario de ese país, según reseñan agencias, ha declarado que “No hemos recibido contactos desde Unasur sobre este asunto, ni los esperamos… mantenemos relaciones diplomáticas con el Gobierno de Venezuela y el Gobierno de Venezuela será bienvenido a comunicar sus puntos de vista directamente a través de estos canales”. En este caso de lo que se trata, sobre todo, es de negarle beligerancia a la Unasur, una organización de integración suramericana que se muestra contraria a los planes agresivos del Imperio contra Venezuela.

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