La risposta della Resistenza: Hezbollah attacca Israele a Shebaa

da al manar

Un’operazione molto importante, oggi, intorno a mezzogiorno, Hezbollah ha colpito un convoglio di veicoli militari israeliani nella regione occupata libanese delle fattorie di Shebaa.

Il primo bilancio, non ufficiale, è stato di circa 15 soldati uccisi e nove veicoli blindati distrutti o danneggiati, secondo fonti citate da Al Manar.

Senza indugio, Hezbollah ha sostenuto l’operazione prevista per vendicare il martirio di sei guerriglieri della resistenza libanese e di un generale iraniano in un raid israeliano nel Golan siriano occupato, avvenuto lo scorso 18 gennaio.

«Il gruppo chiamato Martiri di Quneitra ha attaccato, intorno 11:35, ora locale, un convoglio militare israeliana alle fattorie di Shebaa occupate», si legge nel primo comunicato di rivendicazione degli Hezbollah.

Il comunicato stampa afferma che l’attacco Hezbollah è stato realizzato con missili e ha riportato numerosi morti e feriti tra le fila dei soldati e ufficiali israeliani.

I media israeliani hanno parlato di missili anti-carro di tipo Cornet.

Per quanto riguarda il bilancio delle vittime, fonti ufficiali all’inizio riferivano di almeno 7 feriti, i media israeliani hanno poi annunciato che quattro soldati israeliani sono stati uccisi e 14 feriti. Sono membri dell’unità di elite Golani.

Intorno 16:30 (ora locale), la censura militare israeliana ha dato il permesso ai media di rendere pubblica la morte di due soldati israeliani.

Secondo il canale 2 della televisione israeliana, un comandante della brigata è stato ucciso.

L’operazione è avvenuta quando i soldati dell’esercito di occupazione presenti in questa zona erano alla ricerca di potenziali tunnel di Hezbollah.

Il corrispondente di Al Manar nel sud del Libano, la posizione israeliana di al-Alam Rwaïset, vicino al luogo dell’attentato dove Hezbollah ha aspettato per tutta la giornata i rinforzi militari israeliani, compresi carri armati e blindati, inviati per affrontare le minacce di Hezbollah.

Sembra che uno dei suoi convogli colpiti dall’attacco era uno di questi rinforzi.

Tuttavia, secondo il canale 10 della Tv israeliana, il convoglio preso di mira nell’attacco di Hezbollah aveva completato la sua missione e stava per andarsene.

Esperti israeliani hanno descritto l’operazione militare come “molto complicata”.

Per i media israeliani, questo è l’attacco più pericoloso contro “Israele” dalla guerra israeliana contro il Libano nel 2006.

Subito dopo, l’esercito di occupazione israeliano ha convocato i coloni della Galilea ordinando loro di non lasciare le loro case. Le strade della colonia israeliana di Kiryat Shmona, nel nord della Palestina occupata, sono state bloccate.

Gli aeroporti di Haifa e Rush Vena sono stati chiusi per timore di un’escalation.

Un soldato spagnolo ucciso

Secondo una fonte della sicurezza libanese, l’artiglieria israeliana ha bombardato i villaggi di Kfar Shuba, Majidiyé, Halta e Arkoub nel sud del Libano, dove sono presenti l’esercito libanese e la Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL).

Un soldato spagnolo dell’UNIFIL è morto per le ferite riportate.

Nel giro di due ore, l’esercito di occupazione ha sparato una cinquantina di colpi di artiglieria e cinquanta bombe fumogene.

Allo stesso tempo, la resistenza ha risposto lanciando razzi sulle postazioni israeliane a Shebaa, ha riferito Al Mayadeen.

Una fonte della sicurezza libanese ha riportato, in questo contesto, che Hezbollah ha evacuato tutte le postazioni fin da martedì nella periferia sud.

Alla domanda su un attacco aereo israeliano previsto nella periferia sud di Beirut, un funzionario israeliano ha dichiarato che «questa ipotesi è stata scartata», ha riferito il corrispondente AlMayadeen a Ramallah.

Ritorno alla normalità

Sotto l’aspetto politico, si è tenuta una riunione del Consiglio dei ministri di Israele limitato alla presenza del Capo di Stato e alti ufficiali israeliani. Alla sua conclusione, secondo il corrispondente di Al Mayadeen, il Capo di Stato Maggiore israeliano, Benny Gantz, si è rivolto ai coloni che vivono nelle zone di confine con il Libano, e ha chiesto loro «di riprendere le loro normali attività».

 

Israele non risponderà nell’immediato

Stessa deduzione lanciata dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Se i lanci riprendono, noi reagiremo con la forza».

Poco prima Netanyahu aveva lanciato un avvertimento a Hezbollah. «Io consiglio di non metterci alla prova», brandendo lo scenario di Gaza.

Messaggio di Hezbollah

I media israeliani hanno riferito a loro volta che ci saranno negoziati di cessate il fuoco condotti dall’UNIFIL tra “Israele” e Hezbollah. Attraverso la forza Onu, il Movimento di Resistenza ha inviato un messaggio al nemico sionista assicurandogli che non è interessato a un’escalation e che questa è stata una risposta alla morte dei suoi resistenti.

La solidarietà della Palestina

Da parte palestinese, diversi movimenti di resistenza hanno manifestato subito la loro solidarietà con Hezbollah: Hamas, Jihad islamica e il Fronte democratico per la Liberazione della Palestina, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, hanno accolto con favore l’operazione e difeso il diritto di Hezbollah di rispondere all’attacco israeliano di Quneitra.

Il portavoce del Comitato di resistenza popolare Abu Moujahed ha dichiarato alla catena tv libanese, Al Mayadeen, che le fazioni della resistenza palestinese sono pronte a intervenire con Hezbollah e dare una mano per affrontare il nemico sionista.

Nel tardo pomeriggio, le fazioni della resistenza palestinese a Gaza hanno organizzato una grande manifestazione a sostegno di Hezbollah. Molti rappresentanti palestinesi hanno preso la parola per accogliere l’operazione contro il convoglio israeliano.

In Tunisia, anche il Comitato nazionale di sostegno alla resistenza araba ha accolto con favore l’operazione di Hezbollah.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Piñera e soci, strani paladini dei diritti umani

di Geraldina Colotti – il manifesto

26gen2015.- Venezuela. Ex presidenti latinoamericani (di destra) in difesa di Leopoldo López.

La reto­rica sui diritti umani, si sa, è buona per tutte le sta­gioni. Ma l’immagine di 3 ex pre­si­denti lati­noa­me­ri­cani, che durante i loro man­dati hanno cal­pe­stato le garan­zie e i diritti, saliti in cat­te­dra a dar lezioni sulla mate­ria, ne ha dato par­ti­co­lar­mente il senso. Par­liamo di Andrés Pastrana (Colom­bia), di Felipe Cal­de­ron (Mes­sico) e di Seba­stián Piñera (Cile). Tre volti della destra, sbar­cati in Vene­zuela per un con­ve­gno inter­na­zio­nale su “demo­cra­zia e diritti umani” e in difesa di un lea­der di oppo­si­zione, Leo­poldo López, in car­cere con l’accusa di aver pro­vo­cato le vio­lente pro­te­ste con­tro il governo, scop­piate nel feb­braio dell’anno scorso (43 morti e oltre 800 feriti).

Accom­pa­gnati Maria Corina Machado e Anto­nio Lede­zma — due diri­genti della destra vene­zue­lana, pro­mo­tori della cam­pa­gna per l’espulsione dal governo del pre­si­dente Maduro («la salida»), hanno ten­tato di entrare in car­cere senza per­messo, ma sono stati riman­dati indie­tro. Intanto, movi­menti sociali, ex rifu­giati cileni e colom­biani, migranti mes­si­cani e il comi­tato Vit­time delle gua­rim­bas (vio­lente tec­ni­che da strada che hanno pro­vo­cato la gran parte dei morti) pro­te­sta­vano e cer­ca­vano di farsi ascol­tare. Molti reca­vano car­telli sulla repres­sione com­piuta dagli ex pre­si­denti nei loro paesi e ricor­da­vano i tra­scorsi poli­tici di Piñera durante la dit­ta­tura di Pino­chet.

Altri, ricor­da­vano anche l’atteggiamento anti­de­mo­cra­tico di Lede­zma, sin­daco della Gran Cara­cas, durante gli anni della IV Repub­blica. Intanto, arri­vava dalla Colom­bia il soste­gno di Alvaro Uribe, ex pre­si­dente di estrema destra e attuale sena­tore, grande spon­sor dei para­mi­li­tari e nemico acer­rimo del pro­cesso di pace in corso all’Avana: «Final­mente qual­cuno che tiene alto l’onore della Colom­bia», ha dichia­rato Uribe.

«Sono venuti a orga­niz­zare il colpo di stato. Maduro come Allende», hanno dichia­rato invece i diri­genti cha­vi­sti. Un’opinione sem­pre più con­di­visa. L’ha soste­nuta il pre­si­dente dell’Ecuador, Rafael Cor­rea, l’hanno ripresa il pre­si­dente e il vice­pre­si­dente della Boli­via, Evo Mora­les e Alvaro Gar­cia Linera durante la recente assun­zione d’incarico: nel Vene­zuela socia­li­sta — hanno detto — è in atto lo stesso copione messo in campo con­tro il pre­si­dente Sal­va­dor Allende per pre­pa­rare il golpe in Cile del 1973. Uno sce­na­rio che, allora come oggi, pre­vede il sabo­tag­gio eco­no­mico e il discre­dito inter­na­zio­nale, por­tato avanti dai poten­tati eco­no­mici e dai grandi media privati.

Come l’anno scorso, la destra ha pro­vato di nuovo a sca­te­nare la piazza, ma finora l’appello alle gua­rim­bas non ha sor­tito effetti. E la mani­fe­sta­zione delle «pen­tole vuote», indetta sabato scorso, più che il vuoto delle pen­tole ha mostrato quello delle piazze. Dif­fi­cile d’altronde pen­sare che gli abi­tanti dei quar­tieri agiati, che orga­niz­zano que­ste pro­te­ste, non abbiano di che riem­pire le pen­tole. Dif­fi­cile anche smen­tire i dati della Fao. E ieri, si è svolto un semi­na­rio inter­na­zio­nale di segno inverso, dal titolo «Neo­li­be­ri­smo e diritti umani: par­lano le vittime».

Napoli: 4F Giornata della dignità

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli

In memoria del 4 Febbraio 1992

 e del pensiero politico del Comandante Hugo Chávez

 

Invita all’Incontro

Venezuela Bolivariano: lotta per la pace e la solidarietà internazionale, contro la guerra e l’imperialismo”

Mercoledì 4 Febbraio. Ore 16.00                                                                                                       

Sala Multimediale del Comune di Napoli “G.Nugnes”. Via Verdi,35

Interverranno

Marinella Correggia, eco-attivista per la pace

Francesco Guadagni, Redazione AlbaInformazione

Ciro Brescia, Rete di Solidarietà Caracas ChiAma

Rosa Schiano,  fotoreporter e attivista per i diritti umani in Palestina

Indira Pineda, sociologa cubana

Modera l’incontro Gianmarco Pisa, Rete Corpi Civili di Pace

Interviene

il Console Generale a Napoli della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Amarilis Gutierrez Graffe

Saluti di Arnaldo Maurino, Consigliere Comunale di Napoli

Con il patrocinio del Comune di Napoli
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Verso il II Incontro Italiano di Solidarietà con la

Rivoluzione Bolivariana 

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