Nicolás Maduro: «agli Stati Uniti chiediamo solo rispetto»

maduro-biden-brasil-11-580x386da Cubadebate

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro e il vice presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden, hanno sostenuto un incontro in occasione della cerimonia d’insediamento del presidente brasiliano Dilma Rousseff, dov’erano stati entrambi invitati. Maduro, in quest’occasione, ha ribadito che il suo paese intende sviluppare relazioni rispettose con gli Stati Uniti.

Secondo il leader venezuelano, l’incontro con Biden ha avuto carattere cordiale e si è svolto in un clima di reciproco rispetto, che secondo Maduro, è quello che deve prevalere nelle relazioni future tra i due paesi.

«Ho detto a Biden, come abbiamo già fatto mille volte con gli Stati Uniti in pubblico e in privato, che noi vogliamo esclusivamente rapporti più rispettosi, nulla più», ha dichiarato Maduro secondo quanto riportato dall’emittente satellitare Telesur.

Il presidente venezuelano ha inoltre dichiarato che in occasione del prossimo Vertice della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) chiederà che vengano ritirate le sanzioni statunitensi imposte contro vari funzionari venezuelani.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

La società israeliana Afek ruba il petrolio siriano nel Golan occupato

da sana.sy

Dopo meno di un mese dal via libera israeliano concesso dal tribunale israeliano per rubare il petrolio siriano, la società Afek ha iniziato le operazioni iniziali di carotaggio come un preludio al lancio di operazioni reali nelle prossime due settimane.

I preparativi sono iniziati dopo la bocciatura della cosiddetta “Corte Suprema” ad una richiesta da parte di un gruppo ambientalista israeliana, giusto un paio di giorni, per fermare l’esplorazione petrolifera, che ha permesso alla società di iniziare la sua opera di provocazione dopo un periodo di alcuni mesi.

L’azienda, guidata da un membro della Knesset ed ex estremista, Evi Itam, si è affrettata ad annunciare la sua intenzione di lavorare direttamente e iniziare a scavare per finalizzare gli studi iniziali in oltre 10 siti, per effettuare la mappatura, analizzare i dati e per stimare le riserve di petrolio nelle alture del Golan.

“Il progetto di esplorazione” per il furto di petrolio siriano permette alla Afek di perforare dieci pozzi per l’esplorazione petrolifera.

Questa nuova mossa israeliana arriva dopo la richiesta delle Nazioni Unite ad Israele, il 5 dicembre scorso, a rispettare le risoluzioni sul Golan siriano occupato, in particolare la risoluzione n° 497 adottata nel 1981 dal Consiglio di sicurezza, che considera nulli e privi di effetti giuridici l’imposizione delle sue leggi e il suo ufficio giudiziario e amministrativo nel territorio occupato Golan da parte dell’occupante israeliano.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Un’epopea lunga 56 anni

Entrada_de_Fidel_a_La_Habana-2-580x278di Atilio Borón – Cubadebate

In un giorno come quello di ieri, 56 anni fa, una nuova fase storica si apriva nella ‘Nuestra America’. Batista con i suoi accoliti, insieme ai mentori e complici nordamericani e l’oligarchia filo-yankee, fuggiva da L’Avana. Si compiva così il trionfo della Rivoluzione Cubana. A partire da quel momento nulla sarebbe rimasto più uguale a prima in America Latina.

L’infallibile istinto dell’impero non si sbagliò, e sin dal suo inizio la Rivoluzione fu combattuta a morte, osteggiata, sabotata, isolata e i suoi capi furono oggetto di innumerevoli attentati, così come il suo popolo. Fu vittima del criminale ‘bloqueo’ commerciale, finanziario, migratorio, informatico più lungo della storia umana, che ancora prosegue nonostante sia stato ferito a morte e i suoi fautori ed esecutori costretti ad ammettere il suo fallimento.

Tutte le armi sono state utilizzate per distruggerla. Ma non hanno avuto successo, e nonostante questi furiosi attacchi la Rivoluzione ha garantito alla sua popolazione alti indici in materia di salute, educazione, accesso alla cultura e allo sport; un grado di sicurezza sociale uguale o superiore a quello raggiunto dai paesi capitalisti sviluppati. E inoltre fatto dell’internazionalismo socialista, della solidarietà internazionale, una bandiera incancellabile di lotta, portando i suoi medici, infermieri ed educatori in tutto il mondo, mentre i suoi detrattori inviavano truppe e scaricavano bombe.

E quando il suo aiuto è stato richiesto per sferrare il colpo definitivo contro il razzismo, l’apartheid e i resti del colonialismo in Africa, i Cubani in Angola sconfissero definitivamente i baluardi della reazione, come testimonierà ripetutamente un emozionato Nelson Mandela.

Se questa Rivoluzione (così, sempre con la maiuscola) fosse stata schiacciata, la storia dell’America Latina e dei Caraibi, e le nostre piccole biografie, sarebbero state differenti. Per questo saremo eternamente grati e in debito con la Rivoluzione Cubana, con Fidel, Raúl, il Che, Camilo, “Barbarroja” Piñeiro, Almeida e con tutti gli uomini e le donne che hanno lottato sotto la loro guida. Un debito enorme e impagabile.

La nostra solidarietà verso la Rivoluzione e la sua difesa dev’essere incondizionata, permanente e attiva, come lo è stata la campagna che ha reso possibile la liberazione de «Los 5». Oggi dobbiamo continuare a lottare, più che mai, perché l’impero si appresta a cambiare tattica per raggiungere, utilizzando il cosiddetto «soft power» (un pericoloso eufemismo!) quello che non è riuscito a ottenere, per oltre mezzo secolo, con la forza.

Ma Cuba, con l’appoggio di tutti i popoli della Nuestra America, resisterà e sconfiggerà anche questo insidioso assalto architettato da Washington.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

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