Guerra totale in Ucraina: “offensiva finale” della NATO

G20di James Petras

11.nov2014.- Vi sono chiari segnali che una guerra più vasta sta per scoppiare in Ucraina: una guerra attivamente promossa dai regimi della NATO e dai loro alleati e clienti in Asia (Giappone) e nel Medio Oriente (Arabia Saudita).

La guerra contro l’Ucraina sarà condotta essenzialmente lungo le linee di un’offensiva militare su larga scala contro la regione del sud-est, il Donbass, prendendo a oggetto le repubbliche etniche dei popoli Russo-ucraini di Donetsk e di Lugansk, con l’intenzione di rovesciare il governo democraticamente eletto, disarmando le milizie popolari, eliminando i partigiani della resistenza guerrillera e la loro base di massa, smantellando le organizzazioni popolari rappresentative e inaugurando la pulizia etnica di milioni di cittadini bilingue Ucraino-Russi. L’imminente presa da parte della NATO della regione del Donbass è una continuazione ed estensione del suo violento putsch originale di Kiev, che ha rovesciato un governo ucraino legittimamente eletto nel Febbraio 2014.

La giunta di Kiev, i suoi governanti clientelari recentemente ‘eletti’ e i suoi sponsors NATO sono intenti a operare una purga, per consolidare il dominio dittatoriale del fantoccio Poroshenko. Le recenti elezioni sposorizzate dalla NATO hanno escluso parecchi importanti partiti politici che avevano tradizionalmente sostenuto le numerose popolazioni etnicamente minoritarie del paese, e sono state boicottate nella regione del Donbass. Quest’elezione-farsa a Kiev ha dato il tono per la prossima mossa della NATO nella direzione di una trasformazione dell’Ucraina in una gigantesca base militare multi-funzionale di matrice USA, puntata contro il cuore della Russia e in una neo-colonia per il capitale tedesco, che fornisce a Berlino grano e materie prime, mentre serve da mercato privilegiato per i prodotti manifatturieri tedeschi.

Una crescente febbre da guerra sta attraversando l’Occidente; le conseguenze di questa follia appaiono sempre più gravi d’ora in ora.

Segnali di guerra: la campagna di propaganda e delle sanzioni, il summit G20 e la costruzione militare

Il tamburo di guerra ufficiale per l’ampiamento del conflitto in Ucraina, promosso dalla giunta di Kiev e dalle sue milizie fasciste, echeggia in ogni esternazione dei mass media occidentali, ogni giorno. Le maggiori industrie della propaganda dei mass media e i portavoce dei governi pubblicano o annunciano nuove versioni gonfiate delle crescenti minacce militari russe ai loro vicini e delle invasioni oltre-confine in Ucraina. Nuove incursioni russe sono ‘riportate’ dai confini nordici degli stati baltici a quelli del Caucaso. Il governo svedese crea un nuovo livello di isteria su di un misterioso sottomarino “russo” di fronte alla costa di Stoccolma, ma che non viene identificato o localizzato – solo se ne conferma l’‘avvistamento’. L’Estonia e la Lituania dichiarano che veivoli da guerra russi hanno violato il loro spazio aereo, ma senza conferma. La Polonia espelle “spie” russe, senza prove o testimoni. Provocatorie esercitazioni militari su larga scala tra la NATO e gli stati clienti stanno avendo luogo lungo le frontiere russe con i Stati Baltici, la Polonia, la Romania e l’Ucraina.

La NATO sta inviando vasti carichi di armi alla giunta di Kiev, insieme a consiglieri da “Forze Speciali” ed esperti di contro-insurrezione, nell’anticipazione di un attacco di larga scala contro i ribelli del Donbass.

Il regime di Kiev non ha mai obbedito al cessate il fuoco di Minsk. Secondo l’ufficio dei Diritti Umani dell’ONU, 13 persone in media – per lo più civili – sono state uccise ogni giorno fin dal cessate il fuoco di Settembre. L’ONU riferisce che 957 persone sono state uccise in otto settimane – in maniera preponderante dalle forze armate di Kiev.

Il regime di Kiev, a sua volta, ha tagliato tutti i servizi basici sociali e pubblici alle “Repubbliche dei Popoli”, inclusa l’elettricità, il combustibile, i salari dei dipendenti pubblici, le pensioni, le forniture mediche, i salari degli insegnanti e dei lavoratori sanitari, gli stipendi degli operatori municipali; le banche e il trasporto sono stati bloccati.

La strategia è di strangolare ulteriormente l’economia, distruggere l’infra-struttura, imporre un esodo di massa ancora più grande di disperati, rifugiati dalle città densamente popolate oltre il confine con la Russia e poi lanciare massicci attacchi via aria, con missili, e via terra con l’artiglieria su centri urbani come anche sulle basi dei ribelli.

La giunta di Kiev ha proclamato una mobilitazione militare totale nelle regioni occidentali, accompagnata da feroci campagne di addottrinamento anti-russo, anti-orientale e anti-ortodosso, finalizzate ad attrarre i più violenti delinquenti dell’estrema destra e a incorporare le brigate militari in stile nazista nelle truppe d’assalto in prima fila. L’uso cinico delle milizie irregolari fasciste ‘libererà’ la NATO e la Germania da ogni responsabilità per l’inevitabile terrore e atrocità della loro campagna. Questo sistema di ‘plausibile refutabilità’ riflette le tattiche dei Nazisti tedeschi, le cui orde di Ucraini fascisti e Ustasha croati erano famigerate all’epoca della pulizia etnica.

G20-più NATO: sostegno al blitz di Kiev

Per isolare e indebolire la resistenza nel Donbass e garantire la vittoria dell’imminente blitz di Kiev, l’UE e gli USA stanno intensificando la loro pressione economica, militare e diplomatica sulla Russia, affinché abbandoni la nascente democrazia dei popoli nella regione sud-orientale dell’Ucraina, suoi principali alleati.

Ogni escalation di sanzioni economiche contro la Russia è mirata a indebolire la capacità dei combattenti della resistenza del Donbass di difendere le proprie case, cittadine e città. Ogni carico navale russo, essenzialmente di forniture mediche e alimentari alla popolazione assediata, evoca un nuovo e più isterico scoppio – perché si contrappone alla strategia di Kiev e della NATO di affamare i partigiani e indurre la loro base di massa alla sottomissione o di provocare la loro fuga verso la salvezza oltre il confine russo.

Dopo aver sofferto una serie di sconfitte, il regime di Kiev e i suoi strateghi NATO hanno deciso di firmare un ‘protocollo di pace’, il cosiddetto accordo di Minsk, per fermare l’avanzamento della resistenza del Donbass nelle regioni del sud-est e di proteggere i soldati e le milizie di Kiev bloccate in enclavi isolate nell’est. L’accordo di Minsk è stato ideato per permettere alla giunta di Kiev di ricostruire il suo esercito, ri-organizzare il suo comando e incorporare le varie milizie naziste nelle sue forze militari ufficiali, in preparazione dell’‘offensiva finale’. La costruzione militare di Kiev all’interno e l’escalation delle sanzioni NATO contro la Russia all’esterno sarebbero i due lati della stessa strategia: il successo di un attacco frontale alla resistenza democratica del bacino del Donbass dipende dal minimizzare il sostegno militare russo attraverso le sanzioni internazionali.

La virulenta ostilità della NATO verso il Presidente russo Putin è stata ampiamente evidente all’incontro G20 in Australia: le minacce politiche nonché gli aperti insulti dei presidenti e dei primi ministri legati alla NATO, specialmente della Merkel, di Obama, di Cameron, di Abbott, di Harper hanno fatto da pendant al crescente blocco alimentare di Kiev rivolto ai ribelli assediati e ai centri della popolazione nel sud-est. Sia le minacce economiche del G20 contro la Russia che l’isolamento diplomatico di Putin e il blocco economico di Kiev sono preliminari alla Soluzione Finale della NATO – l’annullamento fisico di tutte le vestigia della resistenza del Donbass, della democrazia popolare e dei legami culturali-economici con la Russia.

Kiev dipende dai suoi mentori NATO per imporre un nuovo giro di severe sanzioni contro la Russia, specialmente se la sua invasione pianificata incontra una bene armata e robusta resistenza di massa sostenuta dagli aiuti russi. La NATO conta sulla reintegrata capacità militare di Kiev, recentemente rinforzata, per distruggere effettivamente i centri sud-orientali della resistenza.

La NATO ha optato per ‘una campagna tutto o nulla’: prendere tutta l’Ucraina o, fallito questo proposito, distruggere il rimanente sud-est, annullare la sua popolazione e capacità produttiva e impegnarsi in una guerra economica totale (possibilmente anche reale) con la Russia. La Cancelliera Angela Merkel è impegnata in questo piano, nonostante le lamentele degli imprenditori tedeschi per le enormi perdite di vendite dell’export verso la Russia. Il Presidente Hollande della Francia l’ha sottoscritto, liquidando le lamentele dei sindacalisti sulla perdita di migliaia di impieghi francesi nei cantieri navali. Il Primo Ministro David Cameron è entusiasta di una guerra economica contro Mosca, suggerendo ai banchieri della City di Londra di trovare nuovi canali per lavare i guadagni illeciti degli oligarchi russi.

La risposta russa

I diplomatici russi sono disperatamente impegnati a trovare un compromesso, che permetta alla popolazione etnica ucraino-russo dell’Ucraina del sud-est di mantenere un po’ di autonomia in un piano di federazione e riguadagnare influenza nella ‘nuova’ Ucraina post-putsch. Gli strateghi militari russi hanno fornito aiuti logistici e militari alla resistenza, allo scopo di evitare una ripetizione del massacro dei Russi di Odessa da parte dei fascisti ucraini su di una scala di massa. Soprattutto, la Russia non può accettare di avere basi militari NATO-Nazi-Kiev lungo il proprio confine meridionale, che impongano un blocco alla Crimea e che provochino un esodo di massa di Russi dal Donbass. Sotto Putin, il governo russo ha tentato di proporre compromessi che permettano la supremazia economica dell’Occidente sull’Ucraina, ma senza l’espansione militare della NATO e l’assorbimento da parte di Kiev.

Questa politica di conciliazione è ripetutamente fallita.

Il “regime di compromesso” eletto a Kiev è stato rovesciato nel Febbraio 2014 in un violento putsch, che ha installato una giunta pro-NATO.

Kiev ha violato l’accordo di Minsk con impunità e con l’incoraggiamento da parte dei poteri della NATO e della Germania.

Il recente incontro G20 in Australia ha messo in campo un coro di istigazioni demagogiche contro il Presidente Putin. L’incontro privato cruciale di quattro ore tra Putin e la Merkel si è trasformata in un fiasco, in quanto che la Germania ha scimmiottato il coro della NATO.

Putin, alla fine, ha risposto aumentando la preparazione delle truppe d’aria e di terra della Russia lungo i suoi confini e accelerando lo spostamento degli interessi economici di Mosca verso l’Asia.

Cosa più importante, il Presidente Putin ha annunciato che la Russia non può stare ferma e permettere il massacro di un intero popolo nella regione del Donbass.

L’imminente blitz di Poroshenko contro il popolo del sud-est dell’Ucraina è finalizzato a provocare una risposta russa – di tipo umanitario? Affronterà la Russia l’offensiva della NATO diretta attraverso Kiev e rischierà una rottura totale con l’Occidente?

[Trad. dall’inglese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

 

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1 Commento

  1. Gian Piero casaceli

     /  novembre 24, 2014

    Non c’è da stupirsi : i governi europei alle prese con una crisi economica e sociale di carattere non ciclico ma strutturale, una crisi di sistema, cerca disperatamente di distrarre
    l’attenzione delle sue popolazioni dai problemi interni puntando su di un “nemico esterno”.
    E’ una tattica vecchia come il “cucco” che ha potato a sanguinosi conflitti mondiali.. In più entrano nel gioco gli interessi dell’industria militare statunitense e non solo. Il tutto accompagnato da un crescente rigurgito fascista nei vari paesi. Le forze democratiche dei paesi europei devono vigilare, smontare questa vergognosa manovra ed opporvisi energicamente con tutti i mezzi disponibili.

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