Messico: Una società indignata che non vuole più piangere

di Geraldina Colotti – il manifesto

21nov2014.- Il mas­sa­cro di Iguala ha scosso il mondo e le mani­fe­sta­zioni, nella gior­nata glo­bale indetta dagli stu­denti mes­si­cani, si sono ripe­tute nei quat­tro angoli del pia­neta. La scritta «siamo tutti Ayo­tzi­napa», che rim­balza da giorni nella rete, è com­parsa su car­telli e magliette dei cin­que con­ti­nenti: a par­tire da quello lati­noa­me­ri­cano, ma anche negli Stati uniti, in Canada, in Europa. Ayo­tzi­napa, sede della Escuela Nor­mal Rural Raul Isi­dro (appar­te­nente alla catena di isti­tuti rurali, di forte tra­di­zione poli­tica) è diven­tata il sim­bolo di chi non s’arrende: all’intreccio di mafia e poli­tica che governa il Mes­sico, allo stra­po­tere di mili­tari e poli­zia, cre­sciuto nel busi­ness della sicu­rezza forag­giato dagli Usa per com­bat­tere il nar­co­traf­fico, non con pane e diritti, ma con le armi. Per espri­mere soli­da­rietà ai fami­liari degli scom­parsi, il governo argen­tino ha invi­tato gli Usa a non inviare altre armi in Messico.

Un’esortazione al deserto, essendo il Mes­sico al cen­tro dei nuovi accordi neo­li­be­ri­sti con­tem­plati dall’Alleanza del Paci­fico. Gli stu­denti repressi a Iguala pro­te­sta­vano con­tro i tagli alla scuola pub­blica, seguiti alle misure di pri­va­tiz­za­zione sel­vag­gia avviati dal pre­si­dente Hen­ri­que Pena Nieto. Un tema ampia­mente visi­bile nell’imponente mani­fe­sta­zione di gio­vedì e in quelle che l’hanno pre­ce­duta. E sono in molti a ricor­dare l’analogia con un altro mas­sa­cro, com­piuto il 2 otto­bre di 46 anni fa, nella Piazza delle Tre cul­ture di Tla­te­lolco. Allora, cen­ti­naia di gio­vani che pro­te­sta­vano in soli­da­rietà al movi­mento del ’68, sono caduti sotto i colpi della poli­zia e molti altri sono stati arre­stati e tor­tu­rati. Sfi­la­vano per chie­dere il rispetto dei diritti umani e delle libertà civili. Gli stu­denti di Ayo­tzi­napa erano andati a Iguala pro­prio per rac­co­gliere fondi da impie­gare per la mani­fe­sta­zione che inten­de­vano orga­niz­zare in ricordo del mas­sa­cro di Tla­te­lolco. Il 2 otto­bre di 46 anni fa, gli stu­denti pro­te­sta­vano con­tro la povertà estrema e per la man­canza di sanità, edu­ca­zione, lavoro.

Anche oggi, una delle eco­no­mie «più dina­mi­che dell’America latina» (secondo il Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale), lascia senza lavoro gran parte dei suoi gio­vani, che fini­scono sovente sul libro paga dei car­telli della droga, o in una fossa comune clan­de­stina. La caro­vana com­po­sta da tre bri­gate infor­ma­tive, orga­niz­zata dai parenti dei 43 scom­parsi, ha messo in luce l’estensione delle tombe clan­de­stine in cui giac­ciono resti di per­sone che lo stato non si cura di iden­ti­fi­care. Solo nel 2013 sono scom­parse 19.000 per­sone, 51 al giorno e oltre due ogni ora. Secondo le orga­niz­za­zioni per i diritti umani, le vit­time degli ultimi 8 anni, arri­vano a circa 30.000, ma la quan­tità reale potrebbe essere dieci volte di più. Per il sacer­dote Ale­jan­dro Sola­linde, fon­da­tore del rifu­gio Migranti in cam­mino, decine di migliaia di migranti sono scom­parsi negli ultimi anni. E pro­prio cer­cando i 43 stu­denti in una delle fosse comuni fatta sco­prire nei din­torni di Iguala dai nar­co­traf­fi­canti arre­stati, un mem­bro delle bri­gate di auto­di­fesa comu­ni­ta­ria ha mostrato ai gior­na­li­sti un docu­mento e una foto: non era un “nor­ma­li­sta”, ma un migrante che il figlio ha così rico­no­sciuto e che ha potuto seppellire.

A Tla­te­lolco, a pro­te­stare era il movi­mento stu­den­te­sco, sia quello delle Nor­mal rura­les che quello dell’Universidad Uni­ver­si­dad Nacio­nal Auto­noma de Mexico (Unam), e dell’Instituto Poli­tec­nico Nacio­nal (Ipn), e quelli di altre uni­ver­sità: inclusi pro­fes­sori, intel­let­tuali, casa­lin­ghe, ope­rai e lavo­ra­tori dei ser­vizi. Un movi­mento che si era messo in moto a seguito di una pre­ce­dente repres­sione dell’esercito e che rag­giunse l’acme a set­tem­bre del ’68. Il 13 di quel mese si svolse “la mar­cia del silen­zio” durante la quale i mani­fe­stanti sfi­la­rono con un bava­glio bianco per gli arr­re­sti e le tor­ture. Il 18 set­tem­bre, l’esercito entrò alla Unam e all’Ipn e se ne andò solo un giorno prima del mas­sa­cro.

Il 2 di otto­bre del ’68, migliaia di stu­denti si riu­ni­rono paci­fi­ca­mente in piazza delle Tre cul­ture, al cen­tro della capi­tale. E a un certo punto, si sca­tenò la furia del Bat­ta­glione Olim­pia, ini­zial­mente creato per la sicu­rezza dei gio­chi olim­pici di quell’anno. Il saldo fu di cen­ti­naia di gio­vani morti, almeno 2.000 dete­nuti e 500 dete­nuti. Il 12 dicem­bre del 2011, altri nor­ma­li­stas che mani­fe­sta­vano nella Car­re­tera del Sol, a via Aca­pulco, furono sel­vag­gia­mente repressi e due per­sone mori­rono. Il 30 giu­gno del 2014, i mili­tari hanno ucciso 22 per­sone disar­mate, col pre­te­sto che si trat­tava di cri­mi­nali (e per que­sto alcuni sono stati arre­stati). Poi, la repres­sione del 26 set­tem­bre che, come il mas­sa­cro di 46 anni fa, ha inciso for­te­mente nella coscienza dei mes­si­cani. E in molti non vogliono più tor­nare indie­tro, soste­nuti dalla soli­da­rietà inter­na­zio­nale. Una sola voce ha voluto distin­guersi, quella dell’ex pre­si­dente colom­biano Alvaro Uribe. Osses­sio­nato dalla guer­ri­glia mar­xi­sta colom­biana, ha dichia­rato: «E’ colpa delle Farc, che hanno ven­duto droga ai car­telli messicani».

L’alba nutre i popoli

di Geraldina Colotti – il manifesto

21nov2014.- Storie. Si è conclusa ieri a Roma la seconda Conferenza internazionale sulla nutrizione, organizzata dalla Fao e dall’Organizzazione mondiale della Sanità in cui si è discusso di fame e squilibri alimentari. Il parere di un viceministro agronomo su come passare dall’impegno all’azione. Oltre 2200 par­te­ci­panti: «Un record», secondo il Diret­tore gene­rale della Fao José Gra­ziano da Silva, che ha con­cluso ieri a Roma la seconda Con­fe­renza inter­na­zio­nale sulla nutri­zione (Icn2). Le cifre della fame e quelle dell’obesità hanno mostrato il para­dosso del mondo glo­ba­liz­zato, diviso tra chi ha troppo e chi ha troppo poco. Tra reto­rica e impe­gni con­creti hanno sfi­lato anche prin­cipi e prin­ci­pesse, a par­lare di bam­bini senza nome e di troppe armi inviate al posto del pane (anche da que­gli stessi paesi venuti a rap­pre­sen­tare).

Papa Fran­ce­sco ha usato la tri­buna per fusti­gare i mer­canti del tem­pio. E ha pro­nun­ciato parole forti, riprese dal bra­si­liano da Silva nella rela­zione finale: «Non can­cel­late la soli­da­rietà dal dizio­na­rio – ha detto il papa argen­tino – altri­menti tutto il mondo ne pati­sce. Gli affa­mati non chie­dono ele­mo­sina, ma dignità e diritti, che impli­cano doveri da parte degli Stati e della società». Un atto d’accusa con­tro «il mer­cato che riduce il cibo a merce, a busi­ness e ad arma di ricatto» e pri­va­tizza il bene comune. Con­te­nuti espressi dal papa anche in occa­sione dell’Incontro mon­diale con i movi­menti popo­lari, più volte richia­mato nel corso della Conferenza.Alla Fao c’erano anche 150 rap­pre­sen­tanti della “società civile” e 100 del set­tore pri­vato. Gli 83 mini­stri, i 23 vice­mi­ni­stri in rap­pre­sen­tanza di 170 paesi – ha detto da Silva – erano in mag­gio­ranza inca­ri­cati per l’Agricoltura e pesca o la Salute, ma «la pre­senza di altri dello Svi­luppo, dell’Educazione, della Finanza o della pia­ni­fi­ca­zione, ha mostrato che la nutri­zione neces­sita di un approc­cio inte­grale». Que­sta seconda Con­fe­renza – ha detto ancora il Diret­tore gene­rale della Fao rias­su­mendo la discus­sione delle tre Tavole rotonde — «rimarrà nella sto­ria per aver por­tato la nutri­zione al cen­tro della scena pub­blica», facen­dola per­ce­pire «come un bene comune e non pri­vato. La sicu­rezza ali­men­tare e quella nutri­zio­nale — ha aggiunto — sono com­ple­men­tari, due facce stessa meda­glia.

Quando si parla di nutri­zione non si pos­sono distin­guere qua­lità e quan­tità, per­ché vanno affron­tate in modo con­giunto». La Dichia­ra­zione di Roma e il Qua­dro d’azione adot­tate dalla Icn 2 sono «espres­sioni tan­gi­bili di que­sto impe­gno», ma ora c’è biso­gno di «finan­zia­menti e di fondi ade­guati per rea­liz­zare e attuare que­sto Qua­dro d’azione». I pros­simi passi – ha detto ancora da Silva — saranno Expo Milano 2015 e la sca­denza degli Obiet­tivi di svi­luppo del mil­len­nio, a cui man­cano meno di 400 giorni. «È ora di assu­mere l’impegno fame zero e per una nutri­zione ade­guata», ha con­cluso l’ex mini­stro per la Sicu­rezza ali­men­tare nel Bra­sile di Lula.Dall’impegno all’azione.

Un’indicazione già pra­ti­cata nell’America latina del cam­bia­mento, che ha illu­strato cifre e pro­getti di una nuova coo­pe­ra­zione «sud-sud». E ieri, al ter­mine della con­fe­renza, i rap­pre­sen­tanti diplo­ma­tici e poli­tici dei paesi dell’Alba, l’Alleanza boli­va­riana per i popoli della nostra Ame­rica, hanno festeg­giato i 10 anni dell’Alba sco­prendo una targa e spie­gando i pro­gressi com­piuti. Pre­sente anche il vice­mi­ni­stro vene­zue­lano per l’Agricoltura e terra, Alfredo Bal­di­zan, inge­gnere agro­nomo, che ha con­ver­sato con il mani­fe­sto: «Dieci anni fa — ha ricor­dato — è stata creata l’Alba da Fidel Castro e Hugo Cha­vez, che ha poi dato ori­gine a Petro­ca­ribe e ha pro­mosso lo svi­luppo della Union de Nacio­nes Sura­me­ri­ca­nas (Una­sur), creando un modello con­ti­nen­tale di con­ce­pire la coo­pe­ra­zione sud-sud». In que­sto schema, nel 2008 «abbiamo ideato il Fondo Alba per gli ali­menti, che ha finora finan­ziato 12 pro­getti pari a 21 milioni di dol­lari. Alba-Caribe, tra il 2006 e il 2011, ha finan­ziato 88 pro­getti per oltre 200 milioni di dol­lari rivolti a fra­telli e sorelle dei Caraibi». Un qua­dro che ha por­tato al «Piano di azione per lo sra­di­ca­mento della fame e della povertà estrema chia­mato Hugo Cha­vez e diretto alla zona Alba-Petrocaribe». Allo stesso modo, la Comu­nità degli stati lati­noa­me­ri­cani e carai­bici (Celac), creata nel 2011, «ha svi­lup­pato il Pro­getto di piano per la sicu­rezza ali­men­tare e la nutri­zione e per la scon­fitta della fame 2025, che sarà esa­mi­nato a Cara­cas il 25 novem­bre per essere sot­to­po­sto all’approvazione dei capi di stato della Celac nel 2015».Una coo­pe­ra­zione sud-sud che si estende «alle nostre sorelle e fra­telli afri­cani per miglio­rare, anche con l’appoggio della Fao, i sistemi di pro­du­zione di riso nell’Africa sub­sa­ha­riana e che si estende, attra­verso i fondi stan­ziati dal Vene­zuela, alla lotta con­tro il virus dell’Ebola». Ma in Vene­zuela? I grandi media non fanno che par­lare di scar­sità di pro­dotti. «Il socia­li­smo boli­va­riano che stiamo costruendo ha al cen­tro tre pila­stri dello svi­luppo soste­ni­bile: eco­no­mico, sociale e ambien­tale. La nutri­zione è parte fon­da­men­tale della poli­tica eco­no­mica e sociale. Abbiamo avviato una poli­tica agri­cola inte­grale, che include la lotta con­tro il lati­fondo, abbiamo riscat­tato oltre 4 milioni di ettari, finan­ziato l’infrastruttura agri­cola e agroin­du­striale attra­verso la par­te­ci­pa­zione di con­ta­dini e con­ta­dine, dando prio­rità a pro­getti di genere e all’agricoltura fami­gliare. Dal 1998 a oggi, la pro­du­zione è aumen­tata del 42%. La Mision Ali­men­ta­cion, creata dal pre­si­dente Cha­vez nel 2003, è un pro­gramma che garan­ti­sce l’accesso agli ali­menti base con sus­sidi e prezzi rego­lati. Vi sono 23.000 punti ali­men­tari e 4.000 case che distri­bui­scono pasti gra­tis alla popo­la­zione più vul­ne­ra­bile e un pro­gramma di ali­men­ta­zione quo­ti­diana equi­li­brata per 4 milioni di sco­lari. Così, come ha rico­no­sciuto la Fao pre­miando il pre­si­dente Nico­las Maduro nel 2013, abbiamo scon­fitto la fame. Oggi il 96,4% dei vene­zue­lani man­gia tre volte al giorno o più, inge­rendo quo­ti­dia­na­mente pro­te­nine ani­mali, men­tre nel 1990 uno su cin­que sof­friva la fame. La denu­tri­zione infan­tile è scesa dall’8% al 3,4%».

E tut­ta­via, la sovra­nità ali­men­tare è un approdo lon­tano, il Vene­zuela importa ancora gran parte degli ali­menti. E poi, con la caduta del prezzo del petro­lio, le cose potreb­bero peg­gio­rare. «Per me, que­sta potrebbe essere un’occasione per farla finita con la men­ta­lità estrat­ti­vi­sta che pog­gia sulla ren­dita petro­li­fera, e comin­ciare final­mente a capire il valore della pro­du­zione. Quanto al petro­lio, custo­diamo le più grandi riserve al mondo, e l’interscambio con i paesi di Petro­ca­ribe che pro­du­cono ali­menti, fun­ziona. Comun­que, abbiamo fatto già grandi passi avanti, l’anno pros­simo espor­te­remo riso e patate in Rus­sia. Abbiamo pro­getti defi­niti. Le grandi imprese agroin­du­striali devono pro­durre gli ali­menti per gli ani­mali a livello locale, valo­riz­zando quello che abbiamo come piante e forag­gio, e disin­ne­scando i mono­poli dell’importazione, per esem­pio della soya. Fidel ci ha inse­gnato a usare e dif­fon­dere la moringa olei­fera, che ha anche ottime qua­lità cura­tive e nutri­tive e per que­sto dà noia alle grandi case far­ma­ceu­ti­che. Ma all’inizio ci ha detto: non gri­da­telo ai quat­tro venti. Per paura del sabo­tag­gio. Infatti ci hanno bru­ciato mol­tis­simi ettari, ma la moringa adesso si è diffusa».

Alla Fao c’è chi ha fame e chi affama

di  Geraldina Colotti, ROMA, 20.11.2014

Roma. Il giorno di Bergoglio alla Conferenza internazionale sulla nutrizione, che riunisce i paesi poveri e quelli ricchi, in una grande varietà di posizioni politiche. Nel suo discorso papa Francesco affronta il «paradosso dell’abbondanza» e il tema della soldiarietà: «Quando manca in un paese, tutto il mondo ne risente». E Marino cita Castro.

«La lotta con­tro la fame e la mal­nu­tri­zione è osta­co­lata dalle prio­rità del mer­cato e del pro­fitto che ridu­cono il cibo a merce, sog­getta a spe­cu­la­zioni anche finanziarie».

Alla seconda Con­fe­renza inter­na­zio­nale sulla nutri­zione, in corso a Roma, la voce di papa Fran­ce­sco è risuo­nata ieri forte e chiara. Ha chia­mato in causa la respon­sa­bi­lità dei governi e di quei «gruppi di potere» che impe­di­scono risul­tati con­creti nella lotta con­tro la fame e le ingiu­sti­zie. Ha invi­tato a par­lare «di doveri» non solo di diritti, «di dignità per gli ultimi e non di ele­mo­sina». Poi ha richia­mato «il para­dosso dell’abbondanza» e l’assenza di soli­da­rietà: «Mi sem­bra che la si voglia can­cel­lare dal dizio­na­rio — ha detto – ma quando manca la soli­da­rietà in un paese, tutto il mondo ne risente». Parole che sem­bra­vano dirette alle peri­fe­rie di casa nostra. Invece – ha detto Fran­ce­sco — «la fami­glia umana deve uscire a incon­trare l’altro, e fon­dare le pro­prie rela­zioni sociali su un sen­ti­mento di fra­tel­lanza che va ben oltre le dif­fe­renze e i limiti, e spinge a cer­care insieme il bene comune».

Un invito agli Stati

Un invito rivolto alle per­sone, ma anche agli Stati, che devono col­ti­vare quei valori e assi­cu­rare garan­zie a «ogni donna, uomo, bam­bino o anziano». Cri­teri che «non pos­sono restare nel limbo della teo­ria», per­ché «le per­sone e i popoli esi­gono che si metta in pra­tica la giu­sti­zia; non solo quella legale, ma anche quella con­tri­bu­tiva e distri­bu­tiva». Altri­menti – ha aggiunto – biso­gna aspet­tarsi rivolte con­tro le isti­tu­zioni. Con­te­nuti già espressi dell’Incontro mon­diale con le orga­niz­za­zioni popo­lari, richia­mato dall’intervento del bra­si­liano Gra­ziano da Silva, diret­tore gene­rale della Fao ed ex mini­stro per la Sicu­rezza alimentare.

Parole che invi­tano a con­se­guenza il titolo della Dichia­ra­zione di Roma, «Dall’impegno all’azione». Un docu­mento sot­to­scritto da tutti i 170 paesi par­te­ci­panti alla seconda Con­fe­renza che si chiude oggi alla Fao. Un indi­rizzo non vin­co­lante, basato su un Qua­dro ope­ra­tivo di dati e «sfide», e su 60 «azioni rac­co­man­date». Docu­menti che riaf­fer­mano gli impe­gni assunti in occa­sione della prima Con­fe­renza (1992), nei ver­tici mon­diali sull’alimentazione e la sicu­rezza ali­men­tare che si sono suc­ce­duti, e richia­mano il Piano d’azione glo­bale 2013–2020 dell’Organizzazione mon­diale della sanità (Oms), seconda orga­niz­za­zione della con­fe­renza. Data la varietà poli­tica dei par­te­ci­panti (pre­senti sia «i paesi che affa­mano che quelli affa­mati), l’analisi delle cause che pro­du­cono sot­to­nu­tri­zione e mal­nu­tri­zione (805 milioni di per­sone vit­time di fame cro­nica tra il 2012 e il 2014, 51 milioni di bam­bini sotto i 5 anni nel 2013) è come sem­pre gene­rica: anne­gata in un elenco di «fat­tori com­plessi e mul­ti­di­men­sio­nali» senza gerarchia.

Marino «castri­sta»

Certo, i rife­ri­menti pre­cisi non sono man­cati. Anche il sin­daco di Roma Igna­zio Marino ha richia­mato le parole pro­nun­ciate da Fidel Castro durante il ver­tice sull’alimentazione del ’96: «La fame – aveva detto Castro – inse­pa­ra­bile com­pa­gna dei poveri è figlia della distri­bu­zione dise­guale delle ric­chezze e della ingiu­sti­zie di que­sto mondo. I ric­chi non cono­scono la fame… Regni la verità e non l’ipocrisia e la men­zo­gna». E i paesi socia­li­sti dell’America latina, pre­senti alla Con­fe­renza, hanno inqua­drato sfide e risul­tati in un con­te­sto d’analisi che pone al primo piano la respon­sa­bi­lità dei governi e la loro visione poli­tica, sia sul piano interno che nel con­te­sto internazionale.

Il con­ti­nente Sudamerica

Nel con­ti­nente lati­noa­me­ri­cano vi sono 37 milioni di affa­mati, 164 milioni di poveri e 69 milioni di indi­genti sugli 805 milioni di per­sone che non hanno da man­giare nel mondo, i 51 milioni che sof­frono di denu­tri­zione acuta e i 160 milioni di bam­bini sotto i cin­que anni con ritardi nella cre­scita dovuta a carenze nutri­tive. Tut­ta­via, è nei paesi che hanno eletto governi pro­gres­si­sti, come il Bra­sile o in quelli socia­li­sti che i passi com­piuti sono più evi­denti. Cuba, col­pita da anni di blocco eco­no­mico impo­sto dagli Usa, ha evi­den­ziato i risul­tati otte­nuti nel segno della coo­pe­ra­zione sud-sud, e ha messo l’accento sulla neces­sità che il cibo non venga usato come ele­mento di ricatto politico.

Un punto, que­sto, assunto dalla Dichia­ra­zione finale e riba­dito durante gli inter­venti della seconda gior­nata. La rap­pre­sen­tante peru­viana Nadine Here­dia, amba­scia­trice spe­ciale non­ché moglie del pre­si­dente Hol­lanta Umala ha denun­ciato «un sistema che pri­vi­le­gia il lucro, il con­su­mi­smo sfre­nato e l’individualismo più che la salute delle per­sone e il bene comune», e la pub­bli­cità che induce i gio­vani a con­su­mare cibo spazzatura.

Alba e i monopoli

Il vice­mi­ni­stro dell’Agricoltura vene­zue­lano, Alfredo Bal­ti­zan, durante un incon­tro che si è svolto ieri per ricor­dare i dieci anni di vita dell’Alleanza boli­via­riana per i popoli della nostra Ame­rica (Alba) ha denun­ciato «i grandi mono­poli inter­na­zio­nali che non con­si­de­rano l’alimentazione come un diritto fon­da­men­tale». Ha elen­cato le cifre del cam­bia­mento nel suo paese: «In Vene­zuela – ha detto – stiamo costruendo il socia­li­smo boli­va­riano come modello alter­na­tivo di giu­sti­zia sociale e di diritto, basato sulla demo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva e pro­ta­go­ni­sta, impe­gnato nei tre assi dello svi­luppo soste­ni­bile: eco­no­mico, sociale e ambien­tale. Il nutri­mento è con­si­de­rato parte fon­da­men­tale della poli­tica eco­no­mica e sociale».

Contro la fame tra impegno e retorica

Roma. Apre i battenti alla Fao la Seconda conferenza internazionale sulla nutrizione.

Le cifre della fame e i passi per scon­fig­gerla: passi con­creti o solo annun­ciati, con tipica reto­rica da sum­mit. Si è aperta ieri a Roma la Seconda con­fe­renza inter­na­zio­nale sulla nutri­zione orga­niz­zata dalla Fao e dall’Oms. Mini­stri e alti fun­zio­nari di 170 paesi hanno ammesso che, nono­stante i passi avanti con­tro la mal­nu­tri­zione dalla Prima con­fe­renza del 1992, i pro­gressi sono stati «insuf­fi­cienti e irre­go­lari». Seb­bene l’incidenza della fame sia scesa del 21% dal 1990-’92, vi sono ancora oltre 800 milioni di per­sone affa­mate nel mondo. Per quanto in dimi­nu­zione, anche il ritardo della cre­scita (bassa altezza in rap­porto all’età) nel 2013 ha riguar­dato ancora 161 milioni di bam­bini sotto i cin­que anni, men­tre 51 milioni risul­tano ancora depe­riti, hanno un peso basso rispetto all’altezza. La mal­nu­tri­zione è col­le­gata a quasi metà di tutte le morti infan­tili sotto i cin­que anni, pari a circa 2,8 milioni l’anno. Oltre due miliardi sof­frono per carenze di micro­nu­trienti, o “fame nasco­sta”, dovute a man­canza di vita­mine o minerali.L’Africa, che si sostiene soprat­tutto gra­zie all’agricoltura (nella foto Reu­ters, con­ta­dini in Kenya), è sem­pre dram­ma­ti­ca­mente in primo piano, col­pita «dalla man­canza di risorse e dagli effetti del cam­bia­mento cli­ma­tico», ha detto Moha­med Gha­rib Bilal, vice­pre­si­dente della Tan­za­nia. A causa della mal­nu­tri­zione — ha aggiunto -, «per­diamo 390 milioni di dol­lari di red­dito ogni anno per le cure». Qual­che risul­tato posi­tivo il governo lo ha otte­nuto con i pro­grammi di arric­chi­mento ali­men­tare di olio e farina, ma la sequela di orga­ni­smi inter­na­zio­nali rin­gra­ziati da Bilal (dalla Usaid al Fmi), indica quanto il suo paese, come gran parte del con­ti­nente, sia dipen­dente dai “dona­tori” e dai loro con­di­zio­na­menti.E invece, circa 42 milioni di bam­bini sotto i cin­que anni sono già in sovrap­peso: e non solo nel nord del mondo, ma anche in quei paesi dove le poli­ti­che sociali hanno pro­dotto benes­sere e mag­gior accesso al con­sumo, come in Vene­zuela. Squi­li­bri ed eccessi ali­men­tari che inci­dono anche sui sistemi sani­tari «da difen­dere comun­que anche quando pos­sono appa­rire forti», ha pre­ci­sato la mini­stra della salute Bea­trice Loren­zin, improv­vi­san­dosi difen­sore delle poli­ti­che pub­bli­che. «Il dia­bete ali­men­tare – ha aggiunto – com­porta una spesa sani­ta­ria di 3 miliardi di euro, e con una cor­retta ali­men­ta­zione si potreb­bero rispar­miare 10 miliardi l’anno».

La difesa dei diritti fon­da­men­tali — ha spie­gato invece il mini­stro della Salute bra­si­liano, Arthur Chioro, – «va accom­pa­gnata lungo tutto il pro­cesso di pro­du­zione, distri­bu­zione e con­sumo». Poli­ti­che che i governi pro­gres­si­sti dell’America latina por­tano avanti con pro­fitto attra­verso piani di soste­gno al red­dito o all’alimentazione con i quali hanno dra­sti­ca­mente ridotto povertà e disoc­cu­pa­zione. Con inter­venti strut­tu­rali, i paesi che si richia­mano al “socia­li­smo del XXI secolo”, come Vene­zuela, Boli­via, Ecua­dor, hanno dal canto loro rag­giunto anzi­tempo gli Obiet­tivi del Mil­len­nio, van­tando livelli di eccel­lenza lad­dove prima c’erano solo fame, anal­fa­be­ti­smo e disu­gua­glianza. E il bra­si­liano Gra­ziano da Silva, diret­tore della Fao che tutti vogliono rican­di­dare, lo ha richia­mato.

«Voglio ricor­dare le parole pro­nun­ciate qui dal coman­dante Fidel Castro nel 1996: la fame è una com­pa­gna inse­pa­ra­bile dei poveri. Rispetto alle cifre di allora, le cose non sono miglio­rate», ha detto al mani­fe­sto il sin­daco di Roma, Igna­zio Marino uscendo dalla Fao. Cuba e Vene­zuela seguono però un indi­rizzo oppo­sto a quello impo­sto dall’Europa della Troika. E anche a Roma c’è fame e disoc­cu­pa­zione. «Con­di­vido i pro­grammi Fame zero e le poli­ti­che sociali del Bra­sile – risponde il sin­daco — La nostra giunta ha can­cel­lato deli­bere che affi­da­vano le terre alla spe­cu­la­zione edi­li­zia, abbiamo devo­luto 100 ettari ai pic­coli agri­col­tori e altri 500 andranno a breve ai gio­vani sotto i quarant’anni. Non ho la pre­sun­zione di risol­vere così il dram­ma­tico pro­blema dell’occupazione, ma stiamo dando un mes­sag­gio agendo su un tas­sello. Le indi­ca­zioni della Fao e il mes­sag­gio del papa devono essere non solo un monito, ma un programma».

Alla Con­fe­renza i paesi dell’Alba festeg­giano i 10 anni di un’alleanza con­ti­nen­tale basata sulla soli­da­rietà, che nel 2004 ha scon­fitto l’Alca, l’Accordo di libero com­mer­cio pro­po­sto dagli Usa. Un appun­ta­mento anche per Marino? «La strada della soli­da­rietà – risponde il sin­daco – è impor­tante e anche molto attuale, ed è causa di con­flitti, come vediamo pur­troppo in que­sti giorni. Ma io pre­fe­ri­sco essere in mino­ranza e riba­dirla».

Ieri, i 170 paesi hanno appro­vato la Dichia­ra­zione di Roma. Deli­nea 60 azioni per i governi, da inse­rire nei pro­grammi nazio­nali per le poli­ti­che nutri­zio­nali, sani­ta­rie, agri­cole, edu­ca­tive, di svi­luppo e inve­sti­mento. E oggi alle 11 arriva anche papa Francesco.

Roma: 25° anniversario dell’assassinio di Rohana Wijeweera

13 NOVEMBRE 1989: 25º ANNIVERSARIO ASSASSINIO DEL  COMPAGNO ROHANA WIJEWEERA, DIRIGENTE E FONDATORE DEL JVP !

Care compagne, cari compagni,

il 13 novembre di 25 anni fa, nel 1989, il fondatore dirigente del Fronte di Liberazione del Popolo venne ucciso barbaramente dalle forze di polizia dello Sri Lanka. Da due anni il JVP aveva ingaggiato una lotta senza quartiere contro un governo dittatoriale di destra che, appena giunto al potere, aveva abolito la costituzione, soppresso i fondamentali diritti democratici, messo fuori legge la sinistra rivoluzionaria.

Sul piano economico – sociale la destra aveva imboccato la via di un neoliberismo selvaggio fatto di privatizzazioni e di misure antipopolari che svendevano l’economia del paese alle multinazionali e all’imperialismo.

Con l’appoggio della sinistra opportunista la dittatura aveva portato il paese sull’orlo del collasso e all’affamamento delle masse popolari. Assieme alle ingiustizie, crescevano le ricchezze della borghesia compradora.

Stanchi di 10 anni di tirannia capitalista nel 1987 il proletariato e la gioventù dello Sri Lanka iniziano una lotta con scioperi e mobilitazioni. Il governo rispose con lo stato d’emergenza e la persecuzione più feroce.

Ai comunisti non restava che passare alla resistenza armata popolare alla quale il governo rispose con la ferocia, il piombo e gli squadroni della morte. Per due anni  nello Sri Lanka è il teatro in cui si affrontano faccia a faccia la controrivoluzione e la rivoluzione di cui il JVP è stata guida indiscussa. Due anni di fuoco in cui persero la vita, vittime del terrore controrivoluzionario quasi 60.000 giovani, operai e contadini.

L’assassinio a sangue freddo del massimo dirigente del JVP Rohana Wijeweera, il 13 novembre 1989, fu l’atto conclusivo dello sterminio reazionario.

A 25 anni di distanza noi invitiamo tutti comunisti e gli antimperialisti a commemorare Rohana Wijeweera, i martiri del JVP e tutti i proletari caduti in combattimento.

Siete pertanto caldamente invitati a partecipare alla commemorazione degli eroi di novembre, che si terrà,

CON UN PROGRAMMA CULTURALE CHE PREVEDE CANTI E BALLI.

DOMENICA 30 NOVEMBRE ORE 15

Presso in VIA GALILEI 53 (METRO MANZONI)ROMA

 

Con i più calorosi e fraterni saluti

Il Comitato del J.V.P. in Italia

09Novembre 2014

FRONTE DI LIBERAZIONE DEL POPOLO (JVP SRI LANKA) Comitato in Italia

Via Giolitti 231,00185 – Roma.  Fax; 06 62202704   E-mail; jvpsrilanka.italia@gmail.com

(FOTO) Napoli: solidarietà antimperialista nel corteo operaio

di Ciro Brescia

Il corteo napoletano della Federazione Italiana degli Operai Metalmeccanici (FIOM) di ieri 21 novembre 2014, in vista dello sciopero generale intercategoriale, è stato caratterizzato dal nostro piccolo ma significativo drappello di bandiere antimperialiste, a partire dalla grande bandiera del Venezuela bolivariano accompagnata dalla bandiera della Repubblica Araba di Siria – in resistenza contro le orde mercenarie e fanatiche salafite e wahabite, fiananziate dalle petro-monarchie arabe, con il tacito e malcelato consenso della comunità internazionale dei gruppi imperialisti, oggi a guida USA e sionisti, da ormai più di tre, ben prima che media mainstream internazionali cominciassero a parlare di ISIS – della bandiera della martoriata Palestina accanto a quella dei territori ribelli del Donbass nell’Ucraina del colpo di stato di stampo banderista e nazista con la copertura della UE e del governo italiano di Renzi-Berlusconi.

Così come gli operai e la popolazione italiana in generale, subiscono gli attacchi, come in una guerra di sterminio non dichiarata, da parte degli imperialisti che si servono in Italia del fantoccio e buffone ex-sindaco di Firenze (nonché ex concorrente da telequiz alla Mike Bongiorno) alla stessa stregua, lo stesso imperialismo si serve dei mercenari senza patria per minacciare, distruggere e mettere a ferro e fuoco interi paesi e popoli che, con sempre maggiore determinazione rivendicano la propria sovranità.

Guerra interna e guerra esterna sono due facce della stessa medaglia; in questo modo abbiamo voluto evidenziare questa stretta relazione per le strade della nostra città.

Abbiamo, in questa manifestazione, riscontato quanto siano apprezzati tra gli operai i simboli della odierna resistenza antimperialista e di quanto, al contempo, sia necessario continuare a tessere le relazioni internazionali nel nostro paese. 

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Napoli: Commemorazione del 10° anniversario dell’ALBA – TCP

di Indira Pineda Daudinot

Il 27 novembre 2014, il Consolato della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, insieme alla Rete di Solidarietà “Caracas ChiAma” e la Tricontinentale delle Relazioni Internazionali e della Solidarietà (Trisol del ALBA), commemora il X Anniversario della Fondazione della Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America –  Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP), convocando un incontro con studiosi, giornalisti, associazioni e membri della Rete Nazionale di Solidarietà con il Venezuela bolivariano presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, sezione venezuelana, sala “Simon Bolívar”, a partire dalle ore 15,00. 

 

L’ALBA nasce il 14 dicembre del 2004, come frutto del I Vertice dove si conferma l’accordo tra Venezuela e Cuba, nelle figure dei presidenti Hugo Chávez e Fidel Castro. Ha come scopo la promozione di un nuovo progetto di integrazione latinoamericana e caraibica, mettendo al centro la questione della povertà e dell’esclusione sociale. Ha rappresentato una risposta all’Accordo di Libero Commercio per le Americhe (ALCA), avanzato dagli Stati Uniti, proposta fondata sullo scambio diseguale.
Cattura
Nell’occasione sarà consegnato il Premio che Trisol del ALBA ha conferito a Marinella Correggia, come vincitrice del Concorso: “Il  pensiero e l’opera socialista di Hugo Chávez Frías”.

TRISOL è l’associazione della Tricontinentale delle Relazioni Internazionali e la Solidarietà, che mette insieme donne e uomini che si occupano di formazione, gestione e direzione delle relazioni tra le nazioni.

Marinella Correggia ha vinto il premio con il saggio L’Albero Maestro Hugo Chávez: resistenza al bellicismo imperialista, solidarietà internazionalista, cammino verso l’ecosocialismo. Scrittrice, giornalista e collaboratrice esterna de “Il Manifesto” dal 1990, Altreconomia, Adista, e come attivista ai siti Sibialiria, ALBAinformazione, Rhc. Attenta ai temi dell’ambiente, della pace, dei diritti umani, della solidarietà e della nonviolenza, è stata in Iraq, Afghanistan, Pakistan, Serbia, Bosnia, Bangladesh, Nepal, India, Vietnam, Cuba, Libia, Siria, Sri Lanka e Burundi; si è occupata di campagne animaliste e vegetariane, di assistenza a prigionieri politici e condannati a morte, di commercio equo e di azioni contro la guerra; si è dedicata anche allo studio delle disuguaglianze e del “sottosviluppo”. Ha, inoltre, curato come co-autrice, insieme a Claudia Fanti nel 2007, il testo L’ALBA dell’avvenire.

consIl 27 novembre, inoltre, è una data di grande significato per la Storia della Repubblica Bolivariana del Venezuelana. Quel giorno del 1992, in seguito al tentativo di insurrezione civico-militare portato avanti dal Comandante Chávez il 4 Febbraio, alla luce delle difficili condizioni sociali e umane della maggioranza della popolazione, un gruppo cívico-militar di appartenenti alle quattro aree delle Forze Armate tenta un’altra ribellione militare. Tra i principali vincolati: i contrammiragli Hernán Grüber Odremán e Luis Enrique Cabrera Aguirre, Il Generale di Brigata della Forza Aerea Francisco Visconti Osorio, il colonnello dell’Esercito Higinio Castro e il Generale della Guardia Nazionale Carlos Salima Colina. Per la parte civile parteciparono organizzazioni vincolate a Bandera Roja Tercer Camino, nonché membri del Frente Patriotico. I loro obiettivi furono: il rovesciamento del sistema politico, la destituzione del corrotto presidente Carlos Andrés Pérez e la liberazione del Comandante Chávez.

L’incontro sarà utile, inoltre, per analizzare i risultati dell’ALBA – TCP in questi dieci anni, dal punto di vista europeo e dell’attuale crisi capitalista che scuote il vecchio continente, centrando il dibattito sul ruolo della Repubblica Bolivariana del Venezuela e della Rivoluzione bolivariana condotta dal Comandante Chávez.

Questa importante iniziativa si colloca nelle attività realizzate in coordinazione con la Rete di Solidarietà “Caracas ChiAma”, verso il II Incontro in Italia di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, che si terrà a Napoli nell’aprile del 2015.
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