PC siriano Unito: «Lottiamo contro ingiustizie, oppressione e per la patria»

da an-nour

Il saluto del Primo Segretario del Partito Comunista Siriano Unificato, Husein Nemer, in occasione dei 90 anni della sua fondazione:

A nome del Comitato Centrale del Partito Comunista siriano Unito, vi saluto ringraziandovi per la vostra generosità, in occasione della celebrazione del novantesimo anniversario della fondazione del nostro Partito, il Partito Comunista della Siria, che è nato e continuerà a restare in vita per lottare contro l’ingiustizia, l’oppressione di classe e fino a quando la patria sarà minacciata.

Ogni anno, come da 90 anni, accendiamo una nuova candela per simboleggiare il rinnovamento e la speranza. È stato un cammino laborioso, coperto di sangue e bagnato di lacrime.

Il Partito è stato fondato nel bel mezzo di una lotta per liberare il paese dal colonialismo francese in un collegamento tra la lotta patriottica e la lotta di classe. Centinaia di compagni di partito hanno conosciuto la prigione e provato il dolore della tortura, senza rinnegare i loro principi, il Partito è diventato un modello di coerenza e aderenza ai principi del socialismo, e nonostante i duri colpi che gli sono stati inferti, ha recuperato vitalità in un breve periodo di tempo.

La Scuola di Partito ha organizzato tre generazioni successive di compagni che illuminano e risvegliano la consapevolezza socialista tra le masse lavoratrici.

Il legame tra lotta patriottica e internazionalismo ha sostenuto l’unità araba sulla base di validi motivi, per combattere con Nasser per la causa palestinese contro il sionismo con i membri volontari del Partito che hanno combattuto nell’organizzazione della guerriglia.

Il Partito ha avuto stretti legami con l’Unione Sovietica e il movimento comunista internazionale. Con il crollo dell’Unione Sovietica non è crollato il principio socialista e abbiamo ricostruito i rapporti con i partiti comunisti in varie parti del mondo.

Questo è il nostro partito che ha raggiunto i novanta anni, ancora vivo e rinnovato, con le sue rosse radici sempre più radicate nelle profondità della terra.

Mi fa male davvero tanto che in questo anniversario la nostra Patria vive e soffre delle tragedie causate dal terrorismo reazionario che ha ucciso migliaia di figli del popolo siriano, distruggendo, bruciando e facendo saltare in aria le nostre strutture, le scuole dei nostri figli, e ha rubato il sorriso dagli occhi dei nostri bambini.

Si tratta di un nuovo attacco sionista travestito con falsi abiti religiosi, sostenuto dall’Occidente coloniale e guidato dagli Stati Uniti. Stiamo subendo la peggiore barbara invasione della storia moderna, con l’obiettivo di subordinarci all’imperialismo, e annullare la nostra sovranità nazionale indipendente, ci uccidono perché noi sosteniamo la resistenza in Palestina e in Libano. Ma la Siria è unita, la sua gente, il suo valoroso esercito, sotto la guida del presidente Bashar al-Asad, la cooperazione con i paesi amici come la Russia, Iran e Cina, sarà in grado di trovare la sua strada verso la creazione di una società democratica pluralista, la creazione di una civiltà progressista e laica, risolvendo i problemi di vita che affliggono i cittadini e camminando per la via della creazione dell’economia nazionale progressista.

Gloria eterna ai martiri della Patria e del Partito!

Viva il Partito comunista siriano!

Viva la Siria libera e fiera. La pace sia su di voi!

[Trad. dall’arabo per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Esperti militari: La Siria ha diritto di difendersi

da al manar

La Siria ha chiesto alla Russia armi di buona qualità per far fronte alle future minacce. Il ministro degli Esteri siriano, Walid Muallem ha espresso questa richiesta nell’intervista al quotidiano libanese “Al-Akhbar”. Tra l’altro ha espresso i suoi timori che la vittoria repubblicana alle elezioni negli Stati Uniti possa aumentare la pressione su Obama per costringerlo a cambiare strategia nei confronti di Damasco. Moallem ha precisato che si tratta della consegna del sistema missilistico di “difesa aerea”, S-300.

Secondo l’esperto militare libanese, Amin Hteit, i timori del ministro siriano sono giustificati:

«Tutti sanno che la Siria resiste al terrorismo e all’aggressione degli Stati Uniti. In un primo momento, gli Stati Uniti sono coinvolti nella creazione e nel rafforzamento di questa organizzazione. Ora gli Stati Uniti lottano contro di essa, ma questa lotta contribuisce solo a rafforzare gli estremisti. Così, prima dell’operazione della coalizione, il numero di estremisti non superava i 20-25.000. Ora ci sono 60-65.000 terroristi che agiscono su un vasto territorio tra l’Iraq e la Siria».

È possibile evidenziare, allo stesso tempo, l’ovvio successo dell’esercito siriano che si sta preparando a liberare Aleppo. In generale, questa sarà una battaglia chiave. Ma il problema è che riprendere il controllo della città da parte dei siriani è svantaggioso per gli statunitensi. A Damasco, ci sono seri timori che gli Stati Uniti e la loro coalizione inizino gli attacchi contro le truppe governative siriane.

Va ricordato che da circa un anno, la Russia ha già in programma di fornire a Damasco gli S-300, ma questa decisione è stata annullata.

Il commentatore militare Victor Litovkin ricorda la storia di questa decisione.
«Voglio ribadire che le consegne degli S-300 a Damasco sono state, inizialmente, ampiamente discusse in relazione alla minaccia di invasione straniera a causa dell’attacco con l’uso di armi chimiche, alla periferia della capitale siriana. Gli Stati Uniti hanno accusato le autorità siriane e poi, come sappiamo, si è concordata la distruzione delle armi chimiche. Una volta che la minaccia di invasione è stato revocata, la Russia, a sua volta, ha anche annullato la consegna degli S-300 per contribuire alla distensione».

Ora la situazione ha qualcosa di simile – e non possiamo escludere la possibilità di una nuova invasione straniera in Siria sotto un altro pretesto. È naturale che in tali circostanze la Siria voglia essere in grado di difendersi. Questo paese, come ogni altro, ha sicuramente il diritto di farlo.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

(VIDEO) Tre Domande al duo “L’Esistenza dei Mostri”

da Cons Gnrl Venezuela Nápoles
L’intervista realizzata al duo “L’Esistenza dei Mostri” 

Quale sono le tematiche principali che trattate nelle vostre canzoni? E perché?

Solitamente i nostri pezzi nascono da una pubblicità su youtube, da un passaggio particolarmente ad effetto di un libro, da una prescrizione medica, da una frase sentita in un talk show politico e storpiata, da quattro parole che messe di fila suonano bene su quel giro di accordi che ci sta in testa da un po’. Insomma nessuna scelta fatta a tavolino.
A valle di una genesi così casuale ciò che paradossalmente viene spesso fuori è un amalgama indistinto di riflessioni e stati d’animo molto intimi e suggestioni riconducibili all’economia, alla politica e all’attualità. Il personale e il politico, insomma, senza predicati. Così, spesso e volentieri, lo stile sfocia nel non-sense mentre come mood negli ultimi tempi prevale la frustrazione sulla speranza, lo schifo sulla rabbia, e come diciamo in “Isometrici”, il cinismo sull’ironia.

Perché una canzone in omaggio al Presidente Chávez?

Per la nostra generazione di trentenni che, musicalmente e non, ha campato di rendita sui miti dei genitori o al massimo dei fratelli maggiori, Chávez è stato il grande personaggio che, seppure a migliaia di chilometri di distanza da qui (o forse proprio per questo), ci ha fatto sentire per una volta trascinati dall’impeto della Storia, quella con la esse maiuscola. Come altri miti latinoamericani che lo hanno preceduto (il Che, Diego, Gabo) ha rappresentato il coraggio, la voglia di riscatto, l’estro e la spregiudicatezza, con la differenza rispetto agli altri di essere riuscito a trascinare per i capelli tutto questo armamentario fin dentro questo aridissimo ventunesimo secolo. E diciamo questo anche a prescindere da un giudizio di merito sulla sua azione di governo rivoluzionario che, a nostro modestissimo avviso, dovrebbe anche interessare relativamente chi ha l’ambizione di fare arte.

Cosa ne pensate della musica come canale informativo?

Sinceramente un buon 80% della cultura generale che ci siamo fatti deriva da questa nostra passione. Un altro mito, nato però negli U.S.A., cantava “abbiamo imparato più da un disco di tre minuti che da tutto quello che abbiamo studiato a scuola”. E’ vero che la musica in quanto linguaggio pressocchè universale può comunicare i sentimenti e le emozioni senza avere bisogno anche di una sola parola ma è altrettanto vero che grandi autori hanno saputo unire a questo aspetto la capacità di fare grande letteratura ed addirittura di influire direttamente sugli eventi storici della loro epoca. Diceva Guccini “a canzoni non si fan rivoluzioni” ma è anche provato che, tanto per rimanere in Sud America, artisti come Victor Jara hanno fatto arrivare le vicende del proprio paese molto più lontano di tanti telegiornali dell’epoca ed hanno consegnato quegli eventi alla storia del mondo.

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