Rete Caracas ChiAma con la Rivoluzione bolivariana

da Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana in Italia

Nell’era della Globalizzazione, la sfida di costruire un mondo multipolare basato sulla giustizia sociale necessita di azioni che vadano oltre i confini degli Stati Nazioni. Per questo ci riempie di soddisfazione l’entrata del Venezuela bolivariano nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Perché contro lo strapotere del Capitale transnazionale, che vola come vuole da una regione all’altra, abbiamo bisogno di agire in diversi ambiti e a diversi livelli e disegnare una nuova architettura mondiale.

Inoltre, il Venezuela bolivariano come membro di turno del Consiglio di sicurezza, un organo potentissimo che è spesso chiamato a pronunciarsi in tema di conflitti, è una speranza per i paesi e i movimenti della pace che lottano contro lo schieramento di Stati colonialisti e guerrafondai che continuano a portar tragedie belliche o destabilizzazioni nel resto del mondo.

 Vale sottolineare che il Venezuela riveste già un ruolo molto importante – e solitario, insieme a Cuba – come membro di turno del Consiglio diritti umani Onu a Ginevra.

La nostra solidarietà internazionalista vi accompagnerà anche in questa nuova sfida.

 

Rete Caracas Chiama

Movimento negro in sostegno a Dilma Rousseff

zumbida Brasil de Fato, 16/10/2014

Lettera del Movimento Negro Brasiliano

Le elezioni presidenziali del 2014 sono un momento particolare della vita politica del Brasile, specialmente per la popolazione negra. Non possiamo permettere regressi e nemmeno il ritorno dei gruppi conservatori e contrari alle azioni costruttive.

Bisogna garantire l’impiego e l’ascesa economica, politica e sociale della popolazione negra. Si tratta di una misura fondamentale per combattere il razzismo e le diseguaglianze sociali.

Per questo esigiamo più investimenti e il miglioramento della qualità dell’insegnamento pubblico e del Sistema Unico di Salude, tenendo d’occhio l’avanzamento delle azioni affermative nell’educazione e nella salute.

Il Pre-Sal (importante giacimento di petrolio scoperto al largo di Bahia alcuni anni or sono, NdT) è importante per lo sviluppo del Paese e deve essere strategicamente utilizzato per il miglioramento della qualità di vita del popolo brasiliano. Per questo, appoggiamo la decisione del Governo Federale di destinare le risorse del Pre-Sal al finanziamento e miglioramento dell’educazione e della salute.

Lo sterminio selettivo della gioventù negra è una questione delicata da affrontare e risolvere in maniera consistente e immediata. Esigiamo azioni decisive, allo scopo di estirpare le cause e gli effetti di questo fenomeno nefasto nella nostra società.

Chiediamo una riforma politica democratica, che implichi l’effettiva partecipazione del popolo e che risulti nell’aumento significativo della presenza negra nell’Esecutivo e nel Legislativo.

Esigiamo un percorso di investimenti specifico per lo sviluppo e la preservazione della cultura negra, come anche la democratizzazione dei mezzi di comunicazione e incentivi alla produzione artistica e audio-visuale della cultura afro-brasiliana.

Bisogna accelerare il processo di attribuzione delle terre quilombolas (terre appartenenti alle antiche comunita’ di schiavi afro fuggiti dalle piantagioni, NdT) e dei restanti segmenti della popolazione negra, nelle aree urbane e rurali del Paese, come anche garantire l’implementazione di politiche pubbliche nelle comunità riconosciute e titolate, assicurando le condizioni necessarie per il nostro sviluppo.

Difendiamo la continuità delle azioni e programmi che assecurino il rafforzamento dell’agricoltura familiare, come anche l’ampliamento e il perfezionamento di misure che assecurino la partecipazione qualificata della popolazione negra.

L’intolleranza religiosa contro le religioni di matrice africana è un affronto alla democrazia e ai diritti umani consacrati nella Costituzione Brasiliana. Difendiamo lo Stato Laico, la Libertà religiosa e il rispetto verso i popoli e le comunità tradizionali di matrice africana.

Bisogna garantire l’approvazione della nuova cornice legale che protegga i diritti fondamentali dei Popoli dei Terreiros (spazi sacri dei templi e case consacrate dei culti sincretici afro-brasiliani, come la macumba, il candomble’, etc. NdT) dei popoli e delle comunità tradizionali di matrice africana, quilombola, indigena, zingari e delle restanti comunità tradizionali.

Il razzismo, la povertà e il machismo impattano sulla cittadinanza delle donne negre e le tengono in una situazione quotidiana di violenze fisiche e psicologiche.

Sappiamo che il Programma di Governo iniziato nel 2003, con il Presidente Lula, è fortemente impegnato con la linea politica del movimento negro brasiliano, motivo per il quale le organizzazioni firmatarie di questa lettera appoggiano la rielezione della Presidentessa Dilma Rousseff.

ACBANTU – Associazione Nazionale Culturale per la Preservazione del Patrimonio Bantu
APNs – Agenti della Pastorale Negra del Brasile
ARATAMA – Articolazione Amazzonica dei Popoli Tradizionali di Matrice Africana
BLOCO AFRO ILÊ AIYÊ
BLOCO AFRO OLODUM
CCN – Centro di Cultura Negra del Maranhão.
CENARAB – Centro Nazionale di Africanità e Resistenza Afro-Brasiliana
CEN – COLETTIVO DI ENTITÀ NEGRA
CONAQ – Coordinamento Nazionale di Articolazione delle Entità Negre Rurali Quilombolas
CONERUQ – Associazione delle Comunità Negre Rurali Quilombolas del Maranhão
CONEN – COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE ENTITÀ NEGRE
ENEGRECER – Collettivo Nazionale della Gioventù Negra
FALA PRETA – ORGANIZZAZIONE DI DONNE NEGRE
FÓRUM AMAZZONIA NEGRA
FÓRUM DI DONNE NEGRE
FÓRUM NAZIONALE DELLA GIOVENTÙ NEGRA
MALUNGU – Coordinamento delle Associazioni delle Comunità di Quilombo Rinascenti del Pará
MUDA – Movimento Umbanda del Domani
RETE NAZIONALE DELLE RELIGIONI AFRO-BRASILIANE E DI SALVEZZA
REDE KÔDYA – Rete di Comunità Organizzate della Diaspora Africana per il Diritto Umano all’ Alimentazione.
SOCIETÀ PROTETTRICE DEI DISABILI
UNEGRO – UNIONE DI NEGRI PER L’EGUAGLIANZA

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

Perché Evo ha vinto?

Evodi Atilio Borón

(da TeleSUR).- Non si esagera minimamente, se si dice che Evo costituisce lo spartiacque della storia boliviana: c’è una Bolivia prima del suo governo e un’altra, distinta e migliore, a partire dal suo arrivo al Palacio Quemado.

La schiacciante vittoria di Evo Morales ha una spiegazione molto semplice: ha vinto perché il suo governo è stato, senza alcun dubbio, il migliore della convulsionata storia della Bolivia. “Migliore” vuole dire, sicuramente, che ha reso realtà la grande promessa, tante volte non mantenuta, di ogni democrazia: garantire il benessere materiale e spirituale delle grandi maggioranze nazionali, di questa eterogenea massa plebea oppressa, sfruttata e umiliata da secoli. Non si esagera minimamente se si dice che Evo è lo spartiacque della storia boliviana: c’è una Bolivia prima del suo governo e un’altra, distinta e migliore, a partire dal suo arrivo al Palacio Quemado. Questa nuova Bolivia, cristallizzata nello Stato Plurinazionale, ha sepolto definitivamente l’altra: coloniale, razzista, elitista, che niente né nessuno potrà riportare in vita.

Un errore frequente è attribuire questa vera prodezza storica alla buona congiuntura economica, che si sarebbe riversata sulla Bolivia a partire dai “venti di coda” dell’ economia mondiale, ignorando che, poco dopo l’accesso di Evo al governo, essa sarebbe entrata in un ciclo recessivo, dal quale ancora oggi non è uscita. Non c’è dubbio che il suo governo ha realizzato un’accurata gestione della politica economica, eppure quello che a nostro giudizio è essenziale per spiegare la sua straordinaria dirigenza è stato il fatto che con Evo si scatena una vera rivoluzione politica e sociale, il cui cui segno più notevole è l’instaurazione, per la prima volta nella storia boliviana, di un governo dei movimenti sociali. Il MAS non è un partito nel senso stretto, bensì una grande coalizione di organizzazioni popolari di diverso tipo, che durante questi anni si è andata ampliando fino a integrare nel suo progetto egemonico settori di “classe media”, che nel passato si erano opposti con fervore al leader cocalero.

Per questo, non sorprende che nel processo rivoluzionario boliviano (si ricordi che la rivoluzione è sempre un processo, mai un atto) si siano manifestate numerose contraddizioni, che Álvaro García Linera, il compagno di formula di Evo, aveva interpretato come le tensioni creative proprie di tutte le rivoluzioni. Nessuna è esente da contraddizioni, come tutto quello che vive; però, quello che distingue la gestione di Evo è stato il fatto che le è andate risolvendo correttamente, rafforzando il blocco popolare e riaffermando il suo predominio nell’ambito dello stato.

Un presidente che quando si è sbagliato – per esempio, durante il gasolinazo di dicembre del 2010- ha ammesso il proprio errore e dopo aver ascoltato la voce delle organizzazioni popolari, ha annullato l’aumento dei combustibili, decretato pochi giorni prima. Questa infrequente sensibilità per ascoltare la voce del popolo e rispondere conseguentemente, è ciò che spiega che Evo abbia realizzato quello in cui Lula e Dilma non sono riusciti: trasformare la sua maggioranza elettorale in egemonia politica, vale a dire, in capacità per elaborare un nuovo blocco storico e costruire alleanze sempre più ampie ma sempre sotto la direzione del popolo, organizzato nei movimenti sociali.

Ovviamente, quanto su detto non avrebbe potuto poggiare solo sull’abilità politica di Evo o sulla fascinazione di una narrazione che esaltasse l’epopea dei popoli originari. Senza un adeguato ancoraggio nella vita materiale, tutto ciò sarebbe svanito senza lasciare tracce. Invece, si è combinato con successi economici molto significativi che hanno apportato le condizioni necessarie a costruire l’ egemonia politica, che ieri ha reso possibile la sua schiacciante victoria. Il PIB è passato da 9.525 milioni di dollari nel 2005 a 30.381 nel 2013, e il PIB pro capite è balzato da 1.010 a 2.757 dollari in questi stessi anni. La chiave di questa crescita – e di questa distribuzione!- senza precedenti nella storia boliviana si trova nella nazionalizzazione degli idrocarburi. Se nel passato il settore della rendita gasifera e petrolifera lasciava nelle mani delle transnazionali l’82 % del prodotto, mentre lo Stato captava appena il restante 18 %, con Evo questa relazione si è invertita e adesso la parte del leone rimane nelle mani del fisco. Non sorprende, pertanto, che un paese che aveva deficits cronici nei conti fiscali abbia terminato l’anno 2013 con 14.430 milioni di dollari in riserve internazionali (contro i 1.714 milioni di cui disponeva nel 2005). Per calibrare il significato di questa cifra, basta dire che le stesse equivalgono al 47 % del PIB, alla lunga la percentuale più alta dell’America Latina. In linea con tutto quanto detto, l’estrema povertà si è abbassata dal 39 % nel 2005 al 18 % nel 2013, ed esiste l’obiettivo di sradicarla completamente entro l’anno 2025.

Con il risultato di ieri, Evo continuerà al Palacio Quemado fino al 2020, momento nel quale il suo progetto rifondazionale avrà passato il punto di non ritorno. Rimane da vedere se mantiene la maggioranza di due terzi nel Congresso, il che renderebbe possibile approvare una riforma costituzionale che gli aprirebbe la possibilità di una re-elezione indefinita. Di fronte a questa prospettiva, non mancheranno coloro che alzano le grida al cielo, accusando il presidente boliviano di dittatore o di pretendere di perpetuarsi al potere. Voci ipocrite e falsamente democratiche, che non hanno manifestato questa preoccupazione per i 16 anni di gestione di Helmut Kohl in Germania, o i 14 del lobbista delle transnazionali spagnole, Felipe González. Quello che in Europa è una virtù, prova inappellabile di prevedibilità o di stabilità politica, nel caso della Bolivia si converte in un vizio intollerabile, che mette a nudo la supposta essenza dispotica del progetto del MAS. Niente di nuovo: c’è una morale per gli Europei e un’altra per gli Indios. Semplicemente. ​

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Marco Nieli]

FAO reconoce a la Misión Alimentación

por Ciudad CCS

El presidente de la República, Nicolás Maduro, informó ayer durante un consejo de ministros realizado en el Palacio de Miraflores, que la Misión Alimentación recibió un reconocimiento por parte de la Organización de las Naciones Unidas para la Alimentación y la Agricultura (FAO, por sus siglas en inglés).

“Nos ha llegado un reconocimiento de la FAO. Venezuela hoy, 16 de octubre, recibe un reconocimiento mundial por todo lo que se hace en la Misión Alimentación para garantizar la soberanía alimentaria”, expresó.

El primer mandatario señaló que el reconocimiento especial es por los logros alcanzados en materia de seguridad alimentaria, con lo que se ha logrado mejorar el acceso de toda la población venezolana a los alimentos, como reza el documento que resalta los logros de la Misión Alimentación en todo el territorio nacional.

Esta iniciativa impulsa los programas sociales implementados por el Gobierno Nacional con jornadas de distribución de alimentos para sus trabajadores. También adelanta programas para la salud y nutrición de los niños de la Patria, a través del Programa de Alimentación Escolar, que elabora el menú que se ofrece en las escuelas públicas con alimentos sanos y soberanos.

“Vamos ganando prestigio en base a una obra. Venezuela hoy vuelve a recibir reconocimiento mundial por todo lo que hace la Misión Alimentación”, enfatizó el jefe de Estado.

En junio del año pasado, la FAO otorgó a Venezuela un reconocimiento por estar dentro del grupo de los 15 países que han realizado progresos por reducir la prevalencia de la subnutrición, que pasó de 13,5% en el período 1990-1992, a menos de 5% durante el lapso 2010-2012. De este modo, logró uno de los objetivos de desarrollo del milenio referente al hambre.

Punta de lanza

El presidente Nicolás Maduro destacó que la Misión Alimentación, puesta en marcha en abril de 2003 para garantizar la distribución de los alimentos en la población venezolana, avanzará hacia el impulso y consolidación del modelo económico productivo y de la soberanía alimentaria en el país.

“La Misión Alimentación debe ser, no solo para distribuir y colocar productos alimenticios (…), tiene que ser para producirlo”, dijo el mandatario nacional, al recordar que eso forma parte del legado del creador de este programa social, el Comandante Hugo Chávez.

“Es muy importante que la Misión Alimentación sea una productiva”, reiteró.

Maduro insistió en avanzar hacia una nueva etapa de esta misión, “que es la etapa donde vinculamos el desarrollo local, regional productivo con todo el sistema de tienda: mercados, hipermercados, abastos, Mercal y Pdval que tenemos en el país. Una nueva etapa”.

Renovarán Misión Agrovenezuela

El Gobierno prepara un evento especial para lanzar una nueva fase de la Gran Misión AgroVenezuela, dirigida a impulsar la producción agrícola.

“Vamos a renovarla completica, cada aspecto, para que funcione cada vez mejor”, puntualizó.

La Gran Misión AgroVenezuela nació en 2011 por iniciativa del líder de la Revolución Bolivariana, Hugo Chávez, a fin de incrementar la superficie de siembra en el país y la producción agrícola. Esta misión incluye un registro de productores agrícolas y apoyo financiero y técnico.

Maduro expresó que el país debe seguir avanzando en las hectáreas de siembra e industrializar procesos agroproductivos, para lo cual sostuvo que los recursos están garantizados.
“Nosotros garantizamos inversión para el desarrollo del campo como nunca antes en la historia, garantizamos apoyo al que trabaja, con créditos, subsidio y maquinarias cuando hace falta . No puede faltar ni fallar nada (…) en financiamiento para la producción, subsidio cuando hace falta para proteger al productor y al consumidor, en maquinaria, tecnología, semillas, apoyo moral, formativo, político, de todo tipo”, manifestó.

Maduro instó a los ministros que integran la Vicepresidencia de Seguridad y Soberanía Alimentaria a trabajar como un solo equipo o un Estado mayor en “una batalla que Venezuela tiene que seguir ganando, para la producción de alimentos y la garantía de seguridad y soberanía alimentaria”, sostuvo.

Por otro lado, Maduro llamó a los venezolanos a sumarse a la campaña del Estado que promueve una alimentación sana y a superar la comida chatarra.

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