João Pedro Stédile: «Per i lavoratori è necessario che vinca Dilma»

di Geraldina Colotti – il manifesto

15ott2014.- Se la bor­ghe­sia batte la sini­stra, si aprirà un periodo di scon­tro per­ma­nente», dice al mani­fe­sto Joao Pedro Ste­dile, coor­di­na­tore del Movi­mento dei senza terra (ma lui pre­fe­ri­sce pre­sen­tarsi solo come uno dei com­po­nenti la Dire­zione nazio­nale). La par­tita è quella per le pre­si­den­ziali del 26 otto­bre, decise al secondo turno tra l’attuale capo di stato Dilma Rous­seff e il con­ser­va­tore Aecio Neves

Per­ché il Mst appog­gia Dilma?

Il Mst non prende deci­sioni elet­to­rali. Man­tiene la sua salu­tare auto­no­mia nei con­fronti dei par­titi, dei governi, dello stato, della chiesa. Tut­ta­via i suoi mili­tanti, la sua base sociale e i suoi diri­genti devono pren­dere posi­zione come cit­ta­dini di fronte alle sfide poli­ti­che che si pre­sen­tano con le ele­zioni. Il popolo chiede sì un cam­bia­mento, ma che porti a con­di­zioni di vita migliori. E per que­sto sarà neces­sa­rio fare una serie di riforme strut­tu­rali, a comin­ciare dalla riforma poli­tica, quella tri­bu­ta­ria, la riforma agra­ria, dell’educazione.… Di fronte a que­sta situa­zione, Aecio rap­pre­senta gli inte­ressi della classe domi­nante che chiede il ritorno ai tempi duri del neo­li­be­ri­smo, durante i quali, come Mst, abbiamo subito due mas­sa­cri, quello de Eldo­rado dos Cara­jas e la strage di Corum­biara. E le forze che stanno con Dilma scom­met­tono sulla con­ti­nuità del suo pro­gramma però spin­gendo più avanti il cam­bia­mento nel senso delle riforme sociali neces­sa­rie. Non è dif­fi­cile capire per­ché per i lavo­ra­tori sia neces­sa­rio che Dilma scon­figga Aecio.

Marina Silva ha subor­di­nato il suo appog­gio a Neves all’assunzione di riven­di­ca­zioni che riguar­dano Mst e gli indi­geni. Che pensa della sua cam­pa­gna e del suo personaggio?

È una tro­vata elet­to­rale, un atteg­gia­mento pro­prio della sua per­so­na­lità poli­tica ondi­vaga. In realtà lei non rap­pre­senta classi sociali o forze popo­lari che abbiano un pro­getto pro­prio per dia­lo­gare con altre forze.

Quale sarà lo sce­na­rio in Bra­sile sul piano eco­no­mico, poli­tico e sociale in caso di vit­to­ria dell’una o dell’altro candidato?

Il Bra­sile ha esau­rito il suo pro­gramma neo­svi­lup­pi­sta. La dipen­denza della nostra eco­no­mia dal capi­tale inter­na­zio­nale ci ha messo in ginoc­chio. I pro­blemi sociali neces­si­tano di cam­bia­menti strut­tu­rali. E la poli­tica è un pan­tano, per­ché c’è una crisi di rap­pre­sen­tanza, per­ché la demo­cra­zia è stata seque­strata da 117 imprese che finan­ziano ed eleg­gono chi vogliono con il loro denaro e i loro tenu­tari. Così, entre­remo in un periodo sto­rico di neces­sità di cam­bia­menti. Se la bor­ghe­sia ci scon­figge e ci imprime un pro­gramma neo­li­be­ri­sta, sarà un periodo di scon­tri per­ma­nenti. Se vince Dilma, dovrà fare un governo più di cen­tro­si­ni­stra, abban­do­nare alcune alleanze con­ser­va­trici che man­tiene, e avvi­ci­narsi di più al popolo. E noi dei movi­menti sociali, chiun­que sia a vin­cere, abbiamo sem­pre lo stesso com­pito: aumen­tare la coscienza del popolo, orga­niz­zarlo e fare lotta sociale, per migliori con­di­zioni di vita. E spe­riamo che nel pros­simo periodo oltre a con­qui­stare un’Assemblea costi­tuente, otter­remo un nuovo periodo di avan­zata del movi­mento di massa, nel quale il popolo assuma il suo ruolo, nelle piazze.

Il Mst pone il tema di un’Assemblea costi­tuente, che è una richie­sta avan­zata da tutti i movi­menti di sini­stra in Ame­rica latina nei paesi in cui non c’è un cam­bia­mento, come in Colom­bia, o dove sta cer­cando di farsi strada, come in Cile. Come imma­gina le tappe di que­sto pro­cesso in Brasile?

Il pros­simo passo sarebbe l’approvazione di un decreto da parte del Con­gresso, l’unico abi­li­tato a farlo, per con­vo­care un refe­ren­dum legale, obbli­ga­to­rio, in cui ogni let­tore decida se vuolo o no un’Assemblea costi­tuente. Se vince il sì, il Con­gresso dovrà con­vo­care le ele­zioni dei depu­tati costi­tuenti in forma indi­pen­dente dallo stesso Con­gresso in carica, e dovrà sta­bi­lire un tempo — per esem­pio di un anno -, per­ché vi siano nuove leggi di tutto il sistema poli­tico bra­si­liano. I movi­menti cre­dono che sia pos­si­bile nel 2015 fare il refe­ren­dum e con­vo­care l’assemblea affin­ché diventi ope­rante nel 2016, in modo che le pros­sime ele­zioni pos­sano svol­gersi già con nuove regole. Se non otte­niamo que­sto, con­ti­nue­remo con la lotta sociale, nelle piazze e con sem­pre più forza, per­ché la gente non si rico­no­sce nei poli­tici eletti.

Poco tempo fa, il Mst si è riu­nito a Cara­cas con altri movi­menti sociali. Che cosa è stato deciso? E che ne è dei movi­menti sociali «alter­mon­dia­li­sti» di Porto Ale­gre? Molte di quelle istanze sono parte della «demo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva» del Vene­zuela e di altri governi socialisti.

Come parte di que­sto pro­cesso dei Forum sociali mon­diali, e della loro arti­co­la­zione, posso dirti che attual­mente ci tro­viamo in una tappa supe­riore in Ame­rica Latina, e stiamo cer­cando di costruire un’articolazione con­ti­nen­tale dei movi­menti sociali all’interno dell’Alba (l’Alleanza boli­va­riana per il popoli della nostra Ame­rica, ndr). Alba intesa come un pro­getto di inte­gra­zione popo­lare di tutti i popoli del con­ti­nente, dal Canada al Cile. Men­tre i governi e gli stati fanno le loro arti­co­la­zioni, con Una­sur, Celac, ecc, noi stiamo costruendo la nostra. Abbiamo già oltre mille movi­menti in rete, abbiamo orga­niz­za­zioni nazio­nali, e un coor­di­na­mento con­ti­nen­tale for­mato da due diri­genti per paese, di tutto il con­ti­nente. E con­ti­nuiamo a riu­nirci e ad arti­co­lare le atti­vità e le lotte comuni nel con­ti­nente. Chia­ra­mente, il tema della soli­da­rietà tra le lotte dei popoli è sem­pre pre­sente, così siamo in cam­pa­gna per la par­tenza delle truppe stra­niere da Haiti, o per la soli­da­rietà con il Vene­zuela in un momento in cui l’impero e la destra interna cer­cano di fare un golpe con­tro Maduro. Così come siamo soli­dali con l’Argentina con­tro il ten­ta­tivo di rapi­narle il capi­tale da parte degli Stati uniti che chie­dono il paga­mento di un debito impagabile…

In tema d’ambiente, i movi­menti sociali han fatto pro­po­ste su un cam­bia­mento di modello pro­dut­tivo. Qual è lo spa­zio del Mst?

Su que­sto tema, vi sono molte riu­nioni, dibat­titi, assem­blee che si sono svolte a Rio, nell’ambito della Rio+ 20, poi ci sono state riu­nioni in Boli­via, più di recente in Perù: que­sto è un tema molto pre­sente nelle lotte sociali del con­ti­nente, soprat­tutto di fronte all’aggressione delle imprese mul­ti­na­zio­nali per le risorse natu­rali dei nostri paesi, siano esse mine­ra­rie o ener­ge­ti­chem petro­li­fero, o di bio­di­ver­sità, così come c’è un’offensiva per appro­priarsi delle fore­ste dei nativi, tra­sfor­marle in valori di cre­dito di car­bo­nio e nego­ziare con le imprese inqui­na­trici dell’Europa. Una ver­go­gna. Nel movi­mento Sem Terra e nei movi­menti con­ta­dini del con­ti­nente della Via Cam­pe­sina abbiamo accom­pa­gnato e lot­tato inten­sa­mente con­tro il domi­nio del capi­tale sui beni naturali.

Uno dei «demoni» per la destra in Bra­sile e a livello inter­na­zio­nale è il peri­colo del «cha­vi­smo». Che pensa di quel che suc­cede in Vene­zuela, paese in cui il Mst è molto ascoltato?

Cha­vi­smo, intanto, è un ter­mine poco appro­priato. Cha­vez è stato un lea­der popo­lare geniale, con una chia­rezza poli­tica e un corag­gio e un impe­gno con il popolo vene­zue­lano e lati­noa­me­ri­cano che mai potremo dimen­ti­care. Però quel che è in corso in Vene­zuela fa parte di un pro­getto di pro­spet­tiva più ampia. C’è una crisi del domi­nio capi­ta­li­sta in tutto il con­ti­nente, eppure non riu­sciamo ancora ad avan­zare verso un pro­getto di mag­gior inte­gra­zione popo­lare, per­ché que­sto dipende dalla con­giun­tura di ogni paese. Per que­sto le dif­fi­coltà dei cam­bia­menti in Vene­zuela sono così grandi, per­ché è molto dif­fi­cile fare una tran­si­zione, affron­tare l’imperialismo a par­tire da un solo paese.

In que­sti giorni la Fao orga­nizza gli incon­tri per la gior­nata mon­diale dell’alimentazione, che fa il Mst?

La Fao è un orga­ni­smo dei governi, e vive le con­trad­di­zioni che al suo interno hanno i diversi tipi di governi, dalle dit­ta­ture, a quelli neo­li­be­ri­sti, fino ai governi di sini­stra. Il nuovo diret­tore, che è bra­si­liano, è nostro amico. Però il pro­blema non è di ami­ci­zia, riguarda la natura dell’organismo. Per que­sto la Via cam­pe­sina man­tiene sì delle rela­zioni, appog­gia ogni tipo di dibat­tito, però noi sap­piamo che i cam­bia­menti sostan­ziali dipen­dono dall’organizzazione e dalla lotta dei con­ta­dini, e que­sto è il nostro com­pito principale.

Roma: 24 ottobre con la Red de Amigos de la Revolución Ciudadana

VENERDI’ 24 OTTOBRE 2014   

La Red de Amigos de la Revolución Ciudadana – Roma –

Organizza presso il CSOA “SPARTACO”  (Via Selinunte)

Ore 19.00  Incontro e Cena con   Pedro Páez Pérez

Economista di professione (Ph.D y M.Sc. en Economía por la Universidad de Texas) ma anche studioso studioso di filosofia, Pedro Pérez Páez è attualmente Soprintendente per il controllo del potere di mercato. Nella sua lunga carriera è stato anche Presidente della Commissione Tecnica Presidenziale Ecuadoriana per il disegno della Nuova Architettura Finanziaria Regionale – Banco del Sur e fu anche Rappresentante Plenipotenziario del Governo dell’Ecuador sui temi della NAFI approfondendo la politica estera ecuadoriano verso l’integrazione dello stato latinoamericano.

Con una vasta esperienza nell’amministrazione pubblica, soprattutto durante il governo della Revolución Ciudadana, Pedro Paez é stato Ministro Coordinatore della Politica Economica (2007-2008) e il Vice Ministro dell’Economia (2005-2006) dove si è occupato di incentivare la Legge sugli idrocarburi, legge che ha permesso la rinegoziazione sovrana dei contratti petroliferi con diverse multinazionali. Nel 2008 si dimette da Viceministro e si candida all’Assemblea Nazionale con  PAIS Movimento.

Con un forte contenuto ideologico di sinistra, questo attivista anti-capitalista ha criticato la politica degli Stati Uniti e il trattato di libero commercio a condizioni disuguali. La sua carriera come docente universitario gli ha consentito di avere un posto importante nel campo intellettuale e della ricerca tanto a livello nazionale che internazionale.

Info: facebook Red de Amigos de la Revolución Ciudadana

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