Pepe Mujica: ‘Il Presidente Impossibile’

Verso il Secondo Incontro in Italia della Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana – Napoli 2015!


Presentazione della prima biografia italiana di Pepe Mujica

“Il Presidente Impossibile”

di Nadia Angelucci e Gianni Tarquini.

 
Festival  “Roma Salta in Aria” 2014
Per l’edizione 2014 del Festival “Roma Salta in Aria” la “Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana” e il Centro Sociale “Spartaco” presentano “Il presidente impossibile”.Il Festival si apre alle 18 con la street parade a cura del frente murghero, da Largo Spartaco (Quadraro) fino al Parco degli Acquedotti.…Alle ore 19 si arriva al Parco degli Acquedotti per la presentazione del libro su Pepe Mujica. “Il presidente Impossibile”.

A seguire l’esibizione della murga “Agarrate Catalina”.
( http://es.wikipedia.org/wiki/Agarrate_Catalina )
Dall’Uruguay per la prima volta a Roma, il gruppo latinoamericano suona una murga appassionata e coinvolgente che parla e rappresenta l’America Latina e l’Uruguay di oggi.

Sarà in funzione l’osteria di Spartaco.
Sul Festival: http://romasaltainariafestival.wordpress.com/

Nel libro “Il presidente impossibile”, gli autori citano il gruppo “Agarrate Catalina” perchè nelle loro esibizioni dal vivo questi stravaganti artisti parlano spesso del presidente guerrigliero Pepe Mujica. Un loro brano “Civilizaciòn” è interamente dedicato a lui e una delle loro maschere “preferite” è la faccia del vecchio Tupamaros, proprio per questo inviteremo la murga a prendere parte al dibattito sul libro.

 Introduce la Rete di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e presentano il libro:

 – gli autori: Nadia Angelucci e Gianni Tarquini.

Geraldina Colotti (Il manifesto/Le Monde Diplomatique).

– la murga “Agarrate Catalina”

Chi è Pepe Mujica?

Esponente di spicco del movimento guerrigliero Tupamaros, Mujica già tra il 1969 e il 1971 venne arrestato per le proprie azioni rivoluzionarie. Dopo un’evasione tornò nel 1973 definitivamente in carcere nello stesso anno del colpo di stato militare, che trasformò quello che era un Paese democratico ed avanzato in una prigione. Da lì uscì solo a democrazia ritornata nel 1985. Nel 2010 divenne presidente della repubblica in qualità di candidato del raggruppamento della sinistra uruguaiana Frente Amplio. [da controlacrisi.org] 

Sul Libro:
A chi non è capitato di sentir parlare di Pepe Mujica, il capo di stato più povero del mondo, che vive coltivando fiori in una piccola fattoria nella campagna uruguayana, che dona il 90% del suo stipendio ai poveri e che ha legalizzato l’uso della cannabis nel suo paese? Che parla alla gente con la lingua dei più umili e che fa della sobrietà uno stile di vita? Questo libro racconta proprio la sua storia, al di là del folclore e dell’agiografia che lo dipingono come un ‘santo moderno’. Narra della sua infanzia e gioventù in un Uruguay attraversato da grande fermento culturale e politico, Riporta le sue parole e le sue idee, raccolte dopo un’accurata ricerca tra i tanti documenti, libri, interviste, documentari che lo riguardano o lo vedono protagonista e attraverso conversazioni degli autori con compagni di viaggio, conoscenti e altri protagonisti della vita politica e della guerriglia del paese sudamericano. Gli ultimi capitoli raccontano il suo impegno come Ministro prima e Presidente poi, i progetti di legge che ha implementato e analizza quanto e se la presidenza di un uomo così fuori dalla norma ha cambiato l’Uruguay. [da controlacrisi.org]

Pepe Mujica. Il presidente impossibile
di Nadia Angelucci e Gianni Tarquini
presentazione di Erri De Luca
Nova Delphi Libri
Collana: Viento del Sur
 224 pagine

Punti di accordo sul cessate il fuoco a Gaza

da al manar

Israeliani e palestinesi hanno accettato la proposta egiziana per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, entrato in vigore dopo 50 giorni di un conflitto che ha ucciso 2.140 palestinesi e 69 israeliani, 64 erano soldati.

 Ecco i punti principali della proposta egiziana, secondo Azzam al-Ahmed, capo della delegazione palestinese:

 Apertura dei valichi di frontiera e fine al blocco.

 Il cessate il fuoco comporta l’immediata apertura dei passi che collegano la Striscia di Gaza con il territorio dell’entità sionista per contribuire alla ricostruzione di Gaza, che subisce un embargo israeliano rigoroso dal 2006. In questo senso, l’accordo prevede la fine del blocco di Gaza e  delle restrizioni per l’importazione di materiali da costruzione.

«L’iniziativa egiziana prevede l’apertura di passaggi per l’assistenza umanitaria e il cibo, forniture mediche e tutto il necessario per la riparazione di sistemi di acqua, elettricità e telefoni cellulari», ha detto Ahmad. Erez nel nord, è il principale punto di passaggio per le persone, mentre Kerem Shalom, nel sud di Gaza, è l’unico punto di attraversamento per i beni materiali. Tuttavia, Ahmed e gli egiziani non sono stati chiari sul valico di Rafah, in Egitto, chiuso più volte negli ultimi anni.

 Estensione della pesca

 Le restrizioni imposte da Israele ai pescatori di Gaza saranno rimosse, in particolare, la limitazione dell’area di navigazione a 3 miglia. Questa area sarà ora estesa a 12 miglia.

 Prigionieri

 La proposta egiziana, accettata da entrambe le parti, fa riferimento alla «liberazione dei prigionieri palestinesi in cambio dei corpi di soldati israeliani uccisi», ha detto Ahmed.  Hamas ha chiesto la liberazione di 60 prigionieri che sono stati rilasciati nel 2011 in cambio del soldato Shalit e sono stati arrestati di nuovo nel mese di giugno, dopo la morte di tre coloni israeliani nella Cisgiordania occupata.

 Porto e aeroporto di Gaza

 I palestinesi chiedono la riapertura dell’aeroporto di Gaza e la possibilità di riutilizzare il porto.  «È uno dei punti che verranno discussi nel corso dei prossimi negoziati che si terranno il prossimo mese», ha aggiunto il funzionario palestinese.

 Fine del lancio dei razzi

Le fazioni della resistenza palestinese si impegnano a non sparare razzi e missili contro gli insediamenti israeliani. Israele insiste sul fatto che la questione della smilitarizzazione di Gaza sia affrontato nei negoziati che inizieranno fra un mese, ma Hamas e altri gruppi palestinesi rifiutano il disarmo e tutte le indicazioni sono che questo non si verificherà.

 Fine delle restrizioni alle banche di Gaza

 Israele ha revocato le restrizioni finanziarie sulle banche di Gaza.

[Traduzione dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

 

Correa: «Il socialismo è la scelta giusta per l’America Latina»

guatemalacorreada Telesur

Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha dichiarato che il socialismo è l’unica opzione per una regione così diseguale come l’America Latina. Le sue osservazioni hanno avuto luogo in occasione del Forum Esquipulas celebrato in Guatemala, dove il presidente ha avuto modo di spiegare i fattori chiave del modello ecuadoriano.

Nella cerimonia di apertura, Correa ha tenuto una lectio magistralis intitolata «L’essere umano prima del profitto: una differente visione economica per lo sviluppo economico».

Tra i successi ottenuti dal suo governo, il presidente ecuadoriano ha sottolineato l’acquisto di gran parte del debito estero per una cifra pari a un terzo del suo valore, la rinegoziazione dei contratti petroliferi a favore dello Stato che così ottiene profitti più elevati e le entrate fiscali triplicate che hanno permesso investimenti in opere pubbliche di cui possono beneficiare la maggioranza degli ecuadoriani.

Ha inoltre menzionato anche alcune cifre che dimostrano il successo del modello ecuadoriano. Sottolineando che l’Ecuador ha ridotto di otto punti la concentrazione del reddito (diseguaglianza), un risultato quattro volte superiore alla media in America Latina.

Egli ha sottolineato l’importanza dell’educazione «come diritto, oltre che generatrice di talento umano».

«Superare la povertà è il più grande imperativo morale che ha il pianeta. Per la prima volta nella storia dell’umanità la povertà è frutto di sistemi ingiusti ed escludenti. Questo sarà risolto per mezzo di processi politici. Per questo siamo qui – ha concluso il presidente – noi vogliamo ritornare ad avere sistemi includenti».

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

Brasile: consulta popolare può correggere le distorsioni del finanziamento elettorale

Ref.di Caio Venâncio, da Porto Alegre, Brasile

Brasil de Fato, 14-20 agosto 2014, p. 7

 

Il giorno 5 ottobre a venire in Brasile si voterà per il prossimo mandato di Presidente e insieme per i membri del Congresso e del Senato Federali e dei deputati e governatori dei singoli Stati. La morte in un incidente aereo lo scorso 13 agosto  di uno dei candidati a Presidente, Eduardo Campos del PSB, ha provocato la rapida ascesa nei sondaggi della neo-candidata socialista Marina Silva (ex-partito ecologista ed ex-ministra del governo Lula) a circa il 29% dei consensi, in netto superamento del PSDB di Aécio Neves (dato al 19%) e, al secondo turno, anche del PT di Dilma Rousseff, con il 45% delle preferenze (sondaggio IPOBE[1] del 26 agosto). Altri partiti, come il PSOL di Luciano Genro, che ha nel suo programma politico l’avvicinamento del Brasile all’ALBA, il controllo severo della rendita finanziaria e del business dell’agro-negozio, nonché massicci investimenti nell’istruzione, nella sanità e nel trasporto pubblico, vengono dati all’1% o meno. Al di là dell’attendibilità e discutibilità di tale sondaggi, che già indirizzano strumentalmente le intenzioni di voto per le forze politiche espressione dei grandi gruppi economico-finanziari che li commissionano, resta il problema dell’ingiustizia strutturale di un sistema elettorale che, permettendo il libero finanziamento da parte dei privati, favorisce l’asservimento della politica agli interessi delle corporations, delle transnazionali e delle grandi lobbies di potere. Per tentare di intervenire su questo nodo strutturale, i movimenti sociali, tra cui il MST, insieme a parte del sindacalismo di base hanno deciso di realizzare una consulta Popolare per l’elezione di un’Assemblea Costituente, che muti radicalmente gli equilibri sistemici della democrazia brasiliana (premessa del curatore e traduttore).

 

Dice un vecchio proverbio che chi paga la banda, sceglie la musica. Nell’attuale modello politico brasiliano, che prevede la possibilità per le grandi imprese di fare donazioni per i candidati, la situazione non sembra molto differente. Prima delle elezioni, i soldi arrivano per finanziare i manifesti, i volantini, i banchetti e il pagamento alla militanza. Poi, quando il posto in parlamento è stato già assicurato, “vengono fuori” i progetti di legge che beneficiano quelli che hanno reso possibile l’elezione.

Per modificare questo modello, la Consulta popolare per una Costituente Esclusiva e Sovrana del Sistema Politico, che sarà realizzato la Settimana della Patria, a settembre, è visto come un’alternativa fattibile per attivisti e sindacalisti.

PlebiscitoIl giorno 6 agosto, il Tribunale Superiore Elettorale (TSE) ha divulgato il primo resoconto finanziario parziale dei candidati di queste elezioni. Il frigorifíco (azienda che tratta prodotti a base di carne) JBS-Friboi, l’impresa di costruzioni OAS e l’AMBEV sono responsabili del 65% delle donazioni quantificate fino a oggi per le campagne a Presidente della Repubblica. Da sola, la JBS ha donato 5 milioni di reais per le candidature di Aécio Neves (PSDB) e Dilma Rousseff (PT), oltre al milione dato a Eduardo Campos (PSB).

Nel Rio Grande do Sul, la situazione è simile. Reti di supermercati, aziende di costruzione e perfino imprese per la previdenza hanno già investito quantità voluminose nei progetti che si contendono il Palazzo Piratini.

 

Finanziamento pubblico

Ideatore del progetto Donos do Congreso, che riunisce in un sito dati sopra le donazioni per le campagne, il funzionario pubblico Dão Garcia crede che l’attuale modello di finanziamento elettorale danneggia la democrazia brasiliana. I candidati sarebbero difficilmente eletti senza questi artifici. Frattanto, conflitti d’interesse sorgono dopo le votazioni.

“Chi patrocina chiede naturalmente un ritorno, in funzione del vantaggio competitivo che ha reso possibile. In fondo, il nostro Congresso Nazionale è più il risultato dell’azione dei finanziatori che della volontà del popolo”, è la sua opinione.

Per lui, si tratta di un sistema che distorce la politica, giacché ogni impresario investe nelle campagne, aspettandosi qualcosa in cambio, che, nel caso, sarebbe l’approvazione di determinate leggi e il rigetto di altre.

“La logica dell’investimento capitalistico è la logica del lucro. La tassazione delle grandi fortune, per esempio, che è anche prevista dalla Costituzione, non è attuata proprio per questo motivo. In compenso, le alterazioni al Codice Forestale, che espandono la frontiera agricola e beneficiano i latifondisti, hanno luogo con faciltà”, precisa.

In questo scenario, da’ il benvenuto all’iniziativa dei movimenti sociali di proporre una Consulta Popolare per una Costituente che definisca un nuovo sistema politico. Per Dão, l’idea è più interessante della riforma politica promossa dall’attuale Congresso, che potrebbe essere una “riforma di facciata”.

“La riforma politica è la madre di tutte le altre. È fondamentale che abbia luogo e che implementi il finanziamento pubblico delle campagne, affinché esista un’eguaglianza di condizioni tra i candidati, il che qualificherebbe la nostra rappresentanza”, argomenta.

Il Presidente della Federazione dei Metallurgici della CUT del Rio Grande do Sul, Jairo Carneiro, racconta che i 29 sindacati che compongono l’entità sono entrati in accordo e tutti metteranno su comitati per le votazioni della Consulta Popolare di settembre. Più che nelle sedi delle entità, l’obiettivo è di portare la votazione alla porta delle fabbriche, dove lavorano i circa 136.000 metallurgici vincolati alla federazione.

Il sindacalista spiega che, al momento, la mobilitazione non è ancora al massimo, perché in molti posti, ancora continua la campagna salariale della categoria, iniziata a maggio.

“Ci divideremo e metteremo in piedi un operativo simile a quello di uno sciopero, andando di mattina presto nelle fabbriche. È utile montare punti di votazione in questi luoghi, perché, a differenza dello studente, che a volte può partecipare nel quartiere, al centro, l’operaio dipende di più da quest’urna prossima al luogo di lavoro.  Faremo anche un’edizione tutta dedicata alla consulta”, annuncia.

L’obiettivo tra i metallurgici è di ottenere tra i 40 e i 60 mila voti. “Dipenderà dalla nostra mobilitazione, ma questa cifra è al ribasso, perché in ogni fabbrica ci sono 1000, 1500 lavoratori”, immagina. E conclude: “Al nostro popolo piace l’azione diretta, fa sciopero, negozia, discute. Credo che sposerà anche quest’idea”.

Carneiro difende anche lui il finanziamento pubblico, come anche il voto in lista e l’idea che i mandati appartengano ai partiti politici.  “Non si può fare la campagna coi soldi del padrone. Dobbiamo finirla con la frode, con questa storia che il soggetto viene eletto, non compie le promesse, cambia partito e prosegue con il suo mandato“.

Per lui, l’attuale modello politico impedisce il rinnovamento della classe politica, dal momento che quelli che già sono in carica saranno sempre in vantaggio. “Se io uscissi dalla federazione per partecipare come candidato, per esempio, dovrei rimanere tre o quattro mesi senza salario. Potrei forse vivere d’aria? Al  contrario, un deputato si candida e continua ricevendo i suoi emolumenti normalmente. Con il finanziamento pubblico, discuteremmo di politica in condizioni eguali”, sostiene.

Al di là di ciò, i lavoratori nel loro insieme sarebbero danneggiati dalle regole vigenti. La rivendicazione storica delle 40 ore settimanali non sarebbe attuata proprio per questo. “Gli impresari minacciano di ritirare il finanziamento, perciò non si realizza. Il nostro modello non avanza per questo”, lamenta.

 

[Premessa e traduzione  dal portoghese per ALBAinformazione di Marco Nieli]

[1]Ente di ricerca privato legato alla Rete Globo, oppositrice del PT di Lula-Rousseff.

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