Mosche nelle bottiglie di Coca-Cola?

di Pedro Ramiro*

Articolo pubblicato nel nº 61 di Pueblos – Revista de Información y Debate, secondo trimestre 2014, monografico su comunicazione, potere e democrazia. revistapueblos.org

La proprietà dei mezzi, la proprietà dell’informazione

“Una volta qualcuno disse che negli Stati Uniti si può scrivere contro il presidente democratico o contro il presidente repubblicano, ma non sarà mai possibile pubblicare una notizia che riferisce la scoperta di una mosca in una bottiglia di Coca-Cola”. Così comincia Una mosca en una botella de Coca-Cola, il documentario recentemente prodotto da OMAL-Paz insieme a Dignidad y Producciones CMI (sotto la regia di Javier Couso e la sceneggiatura di Pablo Iglesias [1]) dove si analizza il rapporto che intercorre tra i principali mezzi di comunicazione e le grandi multinazionali spagnole. Perché, come ci si domanda nel documentario, chi fa la scelta dei presidenti? I cittadini o i mezzi di comunicazione? Chi oserebbe far vedere la mosca che è presente nella bottiglia di Coca-Cola?

Prendendo come spunto la ricerca intrapresa da Pascual Serrano sui grandi media della comunicazione che operano nello Stato spagnolo [2], questo documentario ci racconta come “una grossa fetta dell’informazione che vediamo, ascoltiamo e leggiamo appartiene alla BBVA, a Repsol, al Grupo Planeta, a La Caixa, al Banco Santander, a Telefónica o a Silvio Berlusconi. Le grandi corporazioni multinazionali e agenzie pubblicitarie sono quelle che controllano ciò che vedi, ascolti e leggi”. Ecco perché in questi mezzi frequentemente si possono vedere le notizie nelle quali si risalta il comportamento “esemplare” delle multinazionali spagnole in America latina. Sarà un puro caso se i presidenti dei governi latinoamericani che hanno scommesso a rinforzare il ruolo dello Stato e a esercitare una maggiore sovranità sulle risorse naturali siano, per l’appunto, quelli peggio trattati dai mass media dello Stato spagnolo?

Mezzi di comunicazione e multinazionali spagnole

Nel prologo al libro Papel mojado, Pere Ruisiñol, ex capo redattore del quotidiano El País e vice della redazione di Público fino alla chiusura della sua edizione stampata, afferma che “attualmente quasi tutti i mass media spagnoli sono stati assorbiti dal potere finanziario. E non mediante la classica dipendenza della loro influenza sulla pubblicità o con i finanziamenti, bensì sotto un aspetto ancora più profondo: agiscono direttamente sulla proprietà” [3] Per questa ragione si può spiegare, ad esempio, come da sempre nel quotidiano El País, proprietà di un gruppo imprenditoriale come lo è Prisa il quale, a sua volta, è passato sotto il controllo delle grandi banche come il Santander e La Caixa, le dichiarazioni di Emilio Botín sul “recupero” dell’economia spagnola occupino un posto rilevante; invece, al contrario, scandali come quello dell’accordo tra il presidente del Santander e l’erario dello Stato per evitare la condanna per evasione fiscale o l’indulto al suo ex consigliere delegato, concesso dall’Esecutivo di Zapatero proprio prima che questi lasciasse il governo e in seguito annullato dalla Corte di Cassazione, passano per inavvertiti. Come dichiara Ruisiñol “in altre epoche l’incredibile indulto concesso ad Alfredo Saénz farebbe aprire tutte le pagine dei giornali invece di vederlo accantonato in un faldone sperduto” [4].

Esistono pochi studi che ci spiegano l’intreccio esistente tra i grandi mezzi di comunicazione, che parlano dei rapporti che questi intrattengono con le banche o che analizzino i loro collegamenti con le società transnazionali. Traficantes de información, finalmente pubblicato dall’editore Akal dopo il parere negativo degli azionisti e del direttivo di Península (editrice controllata dal Grupo Planeta) e nonostante l’esplicita richiesta fatta all’autore di volerlo pubblicare, contando con il parere positivo dell’editore, rappresenta una delle poche eccezioni alla regola. Da questo libro di Pascual Serrano il documentario ci ricorda i collegamenti esistenti tra le aziende multinazionali e i principali gruppi mediatici spagnoli: Prisa, editrice di El País e proprietaria della rete SER, è nelle mani di fondi d’investimento come Liberty e di banche come La Caixa, Santander e HSBC; Vocento, responsabile di ABC e di diversi quotidiani locali, annovera tra i suoi proprietari a BBVA e Ferrovial; Unidad Editorial, azienda alla quale appartiene El Mundo, Marca ed Expansión, è controllata da un gruppo finanziario.

Per non tacere su come altre grandi aziende di comunicazione, vincolate a diverse famiglie dell’imprenditoria spagnola (tra questi si possono annoverare il Grupo Zeta, Planeta, Libertad Digital o il Grupo intereconomía), concentrano la proprietà di buona parte dei mass media che frequentemente vediamo nei giornalai e nella TV “I proprietari, gli azionisti, gli inserzionisti… loro sì che rappresentano i veri intoccabili”, argomenta Serrano nel documentario come epilogo della sua intervista.

Notizie e “trattamento dell’informazione”

A nessuno può sembrare strano, in questo contesto, il “trattamento dell’informazione” (tanto per assegnargli un nome) che elargiscono i grandi mezzi di comunicazione privati alle notizie concernenti le multinazionali spagnole. In modo altrettanto uguale i governanti di paesi come il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia e l’Argentina, che hanno avviato politiche economiche opposte agli interessi di queste aziende (nazionalizzazioni, innalzamento delle imposte, espropriazioni), sono oggetto di ogni tipo di offesa e commenti aggressivi per aver osato far vedere le mosche nelle bottiglie di Coca-Cola. “Evidentemente è stata una informazione manipolata, aggressiva e completamente viziata, dove si è applicata la politica dei due pesi due misure che non è usata nei confronti di altri paesi con carenze democratiche ben più evidenti”, afferma nel documentario Ignacio Escobar, direttore di eldiario.es. E abbiamo molteplici esempi che confermano questa dichiarazione.

“Bottino”, “Sopruso”, “Saccheggio”, “Angheria”. Verso la metà di aprile 2012 i principali giornali di questo paese mettevano a disposizione tutta la loro artiglieria pesante aprendo le loro edizioni con titoli come questi per screditare la decisione del governo argentino di nazionalizzare l’industria petrolifera YPF, filiale della multinazionale spagnola Repsol. “Populismo intimidatorio”, “bullismo”, “dittatura”, “peronismo sorpassato”, “nazionalismo viscerale”, “guerra sporca”, “il riflesso di un’altra epoca”… Qualsiasi epiteto era valido pur di criticare le misure adottate dal governo di Cristina Fernández (il quale a proposito contava con l’ampio appoggio della popolazione argentina secondo le inchieste) poiché, come ha affermato il ministro degli Affari Esteri, si ammetteva che era “una decisione contra Repsol e per tanto contro la Spagna e contro il governo della Spagna” [5].

Qualcosa di simile è accaduto nel 2006 quando l’allora neo eletto presidente Evo Morales promulgò la nazionalizzazione degli idrocarburi. Secondo l’articolo pubblicato da El Mundo “il decreto fa saltare i principi della libertà economica, un concetto già di se svalutato nel paese andino”. Facendo causa comune con gli interessi delle grandi compagnie spagnole come la Repsol, il quotidiano di Unidad Editorial si domandava: “A partire da questo momento con quale sicurezza una azienda straniera potrà investire in Bolivia, sapendo che i suoi affari possono svanire nel giro di poche ore?” [6]. Recentemente le manifestazioni di “conflitto” da parte della Sacyr in Panama [7] e le nazionalizzazioni delle filiali di Iberdrola, Red Eléctrica e Abertis in Bolivia ci sono servite per dimostrare che la reazione delle istituzioni che ci governano sarebbe stata la stessa: “Il governo spagnolo difende gli interessi delle aziende spagnole, sia si trovino all’interno sia fuori la Spagna”, ha dichiarato lo scorso anno il ministro dell’Energia [8].

Il fatto che si voglia confondere gli interessi delle “nostre aziende” e di tutto quanto rappresenta il marchio Spagna con quelli generali della popolazione non è una novità [9]. La logica è semplice: si vuole identificare i profitti ottenuti dalla piccola minoranza che possiede la proprietà azionaria e che occupa l’alta dirigenza delle grandi corporazioni con il “progresso” e il “benessere” della maggioranza della società. Dopo la crisi finanziaria e la caduta della domanda nei paesi centrali, l’ortodossia dominante impone le sue ricette per “uscire dalla crisi” e l’internazionalizzazione aziendale e l’attrazione d’investimenti stranieri si presentano come i pilastri fondamentali per l’espansione dei mercati e il “recupero economico”. Quest’idea si è vista ancora più rafforzata (nonostante si dimostri la sua falsità ogniqualvolta si fanno pubblici i dati, i dividendi imprenditoriali e i compensi dei manager e si paragonano con le condizioni lavorative della maggioranza della popolazione). I mezzi di comunicazione svolgono un ruolo centrale in tutto ciò: “Ci stanno obbligando a credere che gli interessi delle multinazionali spagnole sono i nostri interessi, quando precisamente è il contrario”, afferma in Una mosca en una botella de Coca-Cola la giornalista Olga Rodríguez.

Il gruppo Prisa come esempio

Pere Ruisiñol assicura che “i mezzi di riferimento costituiscono parte fondamentale di questo sistema in crisi e difficilmente possono essere, di conseguenza, i più idonei per narrare questa crisi” [10]. Possiamo dimostrarlo, ad esempio, seguendo il percorso del Gruppo Prisa.

Questo grande gruppo imprenditoriale di comunicazione negli ultimi anni ha organizzato, tanto in America latina quanto in Spagna, una serie d’incontri dal titolo “Investire in…”, facendo affidamento sulla collaborazione dei rispettivi governi e con il patrocinio delle principali aziende spagnole presenti in ciascuno di questi paesi. Il quotidiano El País si è adoperato per favorire l’espansione degli affari delle transnazionali e promuovere le “bontà” dell’investimento straniero in Messico, Brasile, Cile, Perù, Colombia e Panama. Nel mese di gennaio di quest’anno, senza doverci allontanare troppo nel tempo, Prisa ha organizzato la giornata Investire in Colombia. In questo incontro sono partecipati il presidente del governo colombiano, Juan Manuel Santos; Felipe González, ex presidente del governo spagnolo e consigliere di Gas Natural Fenosa, insieme con alti dirigenti di questa azienda; Ferrovial, Indra e Telefónica. I reportage, le interviste, i programmi d’opinione e perfino un editoriale di El País hanno dato una immagine molto positiva della Colombia, pubblicizzando le opportunità affaristiche che il paese andino può offrire alle aziende spagnole.

Al di fuori della narrazione ufficiale restano esclusi quei casi considerati di “disturbo” agli interessi del capitale: non si menzionano gli indici di povertà e di diseguaglianza, nessun dato sulla violenza politica e le minacce ai dirigenti sindacali, si esclude ogni argomento che faccia riferimento alle proteste e alle mobilitazioni popolari contrarie alla creazione della società liberale “post conflitto”. Come aveva già scritto Erika González: “sia perché il Grupo Prisa è una compagnia con investimenti in Colombia, sia perché i gruppi imprenditoriali presenti finanziano la pubblicità di questa transnazionale della comunicazione, il messaggio da trasmettere si sintetizza in una sola idea: quello che è buono per le transnazionali spagnole lo è anche per la società colombiana” [11].

Come ci riferisce l’Informe Mongolia sui principali mezzi di comunicazione spagnoli “questi non solo sono degli intermediari: sono anche degli agenti decisivi nella crisi” e, in effetti, i loro collegamenti con le banche e le grandi corporazioni, la loro dipendenza tanto dalle aziende inserzioniste quanto dalle entità finanziarie che sono passate a controllare i loro consigli d’amministrazione, ha fatto sì che “qualsiasi conflitto che accade in queste aziende sparse per il mondo rappresenta un problema che i loro agenti assumono automaticamente come il proprio: dalle banche azioniste e dai mezzi di proprietà controllate da queste” [12] . Ma questo non è affare nostro.

*Pedro Ramiro coordina l’Observatorio de Multinacionales en América Latina (OMAL)Paz con Dignidad.

Note

[1] Il documentario Una mosca en una botella de Coca-Cola si può vedere in maniera integrale online in www.omal.info e su Youtube https://www.youtube.com/watch?v=SIDrAfArRMY

[2] Serrano, Pascual (2010): Traficantes de información. La historia oculta de los medios de comunicación españoles, Akal, Madrid.

[3] Reality News-Mongolia (2013): Papel mojado. La crisis de la prensa y el fracaso de los periódicos en España, Debate, Barcelona, p. 11.

[4] Ibídem, p. 14.

[5] “Argentina expropia a Repsol su filial YPF”, El País, 17 de abril de 2012.

[6] “El leonino decreto de Evo”, articolo di fondo di El Mundo, 3 de mayo de 2006.

[7] Ramiro, Pedro (2014): “Sacyr en Panamá o la historia de ‘nuestras empresas’”, in La Marea, 17 gennaio.

[8] González, Erika (2013): “Iberdrola en Bolivia: una actividad nada ejemplar”, in Diagonal, 31 gennaio.

[9] Ramiro, Pedro (2013): “¿A quién representa la marca España?”, in Pueblos, nº 57.

[10] Reality News-Mongolia, op. cit. p. 15.

[11] González, Erika (2014): “La Colombia del Grupo Prisa”, in el eldiario.es, 23 gennaio.

[12] Reality News-Mongolia, op. cit. pp. 13 e 18

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

 

Cuba: cooperazione e solidarietà tra i popoli contro la crisi capitalistica

da radioreloj.cu

La Habana – Cuba ha esortato oggi ad affrontare la crisi economica internazionale con nuovi metodi, iniziative e proposte, che diano vita a una maggiore cooperazione, collaborazione e solidarietà in America Latina.

Antonio Carricarte, primo viceministro cubano del Commercio Estero, ha detto che in un contesto internazionale convulso e instabile, è giusto evidenziare come la nostra regione consolida la sua unità e lavora per la sua integrazione.

Il funzionario è intervenuto nella XVII Riunione del consiglio dei Ministri delle Relazioni Estere dell’Associazione Latinoamericana di Integrazione, che ha rieletto l’argentino Carlos Chacho Álvarez come segretario generale.

Carricarte ha sottolineato che una delle risoluzioni approvate potenzia la partecipazione dei movimenti sociali nel processo di integrazione, e questo rinnova il programma dell’Associazione Latinoamericana di Integrazione.

[Trad. a cura della Redazione di El Moncada]

Contro l’Isis, gli Usa costretti a collaborare con Assad

da al manar

Dall’inizio degli attacchi americani sullo Stato Islamico molti responsabili della politica estera Usa sono convinti che siano efficaci solo se effettuati in Siria, come ha riportato venerdì scorso il Washington Post. Il giorno precedente, il generale Martin Dempsey ha dichiarato che l’Isis non può essere sconfitto senza agire «su entrambi i lati di ciò che è essenzialmente un confine inesistente».

Tuttavia, «per attaccare lo Stato Islamico in Siria, gli Stati Uniti potrebbero finire per indebolire i ribelli siriani e rafforzare il regime di Bashar al Assad», si legge sul Post. «Io non sono un apologeta del regime di Assad», ha dichiarato l’ex ambasciatore americano in Siria Ryan Crocker, «tuttavia, in termini della nostra sicurezza, l’Isis è di gran lunga la più grande minaccia».

Max Abrahms, professore alla Northeastern University e studioso di terrorismo, ha anche sottolineato che «gli Americani mostrano una comprensibile riluttanza ad aiutare Assad… Ma Washington deve considerare qual è il modo migliore per proteggere il popolo americano».

La cooperazione con l’Iran, «inimmaginabile nella maggior parte delle circostanze» è ancora sul tavolo, dice il Post. Lo scorso fine settimana il primo ministro britannico David Cameron ha scritto sul Daily Telegraph: «Dobbiamo lavorare con i paesi come Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Turchia contro le forze estremiste, e forse anche in Iran è possibile scegliere questo momento per l’azione della comunità internazionale contro questa minaccia comune».

Negli Stati Uniti l’idea di lavorare con l’Iran contro l’Isis è stata presa in considerazione per mesi. Nel mese di giugno, il Segretario di Stato, John Kerry e il presidente Barack Obama hanno dichiarato che erano aperti a lavorare con l’Iran per stabilizzare l’Iraq e contenere la minaccia dell’Isis. All’idea ha dato anche un limitato supporto il senatore repubblicano Lindsey Graham, considerato un falco sulla politica estera.

Nel frattempo, il quotidiano britannico The Independent ha riferito, sabato scorso, che gli Stati Uniti potrebbe essere costretti, pubblicamente o segretamente, a collaborare con il presidente Assad per fermare la diffusione dell’Isis, che sta per sconfiggere completamente, nel nord della Siria, i terroristi che combattono contro il governo siriano.

«Gli Stati Uniti hanno già fornito assistenza segreta al governo di Assad trasmettendo l’esatta posizione dei leader jihadisti attraverso il BND, il servizio di intelligence tedesco», ha aggiunto il quotidiano britannico.

«Questo potrebbe spiegare perché gli aerei siriani e l’artiglieria sono stati in grado di attaccare con precisione i leader dell’Isis e la sede centrale».

Secondo l’ex ambasciatore americano in Arabia Saudita, Chas Freeman, il generale Dempsey ha dimostrato che ci  dovrebbe essere una politica su entrambi i lati della frontiera nella lotta contro l’Isis. «Il Generale Dempsey non ha discusso le implicazioni della sua dichiarazione, ma, a mio parere, sono nella direzione di porre fine al confronto con Assad. Questo potrebbe significare la condivisione di intelligence con gli avversari dell’Isis, anche quelli con i quali ci siamo allontanati».

Il giornale osserva che «la politica degli Stati Uniti, del Regno Unito e dei loro alleati nella regione negli ultimi tre anni è stata quello di sostenere i ribelli siriani “moderati”che avrebbero dovuto combattere l’Isis e altri jihadisti e contro il governo Assad a Damasco».

Tuttavia, «l’Esercito Siriano Libero, sostenuto dai paesi occidentali, è sempre più debole ed è sempre più emarginato, mentre altri gruppi armati, come il Fronte Nosra, Ahrar al Sham e il Fronte islamico non sono riusciti a resistere all’assalto dell’Isis».

«Gli attacchi aerei non sono l’unico modo in cui gli Stati Uniti, Regno Unito ed i loro alleati tra paesi vicini possono indebolire e isolare l’Isis», secondo The Independent. «Tuttavia, nel caso della Siria, agendo in questo modo, si indeboliscono anche gli altri gruppi ribelli».

Il documento critica anche il ruolo della Turchia nella crescita di dell’Isis. «Un elemento chiave della crescita dei takfiri sono le migliaia di combattenti stranieri che si sono uniti al gruppo utilizzando la Turchia come un punto di passaggio».

 [Traduzione dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Planetasperger

sindrome de asperger u otros WordPress.com weblog

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: