Xi Jinping: «Gli accordi con il Venezuela sono il motore per lo sviluppo globale della Cina»

potd-china-colombi_2981171kda Correo del Orinoco

Il leader cinese ha assicurato che gli accordi con il Venezuela sono come solide pietre che contribuiranno allo sviluppo delle relazioni tra i due paesi

Il presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, ha sottolineato che la cooperazione in ambito energetico, educativo, culturale, agricolo, nelle infrastrutture e nella tecnologia con il Venezuela, è come un motore per lo sviluppo globale tra i due paesi.

Ha spiegato che lo scopo della sua visita nel paese sudamericano è quello di promuovere l’amicizia, ampliare la cooperazione e promuovere lo sviluppo congiunto con il Venezuela.

Durante il discorso tenuto alla chiusura della XIII Commissione Mista Venezuela-China, ha spiegato che l’incontro serve a dare una definizione strategica ai vincoli binazionali per svilupparli a un livello più alto.

«Per rafforzare l’amicizia tra Venezuela e Cina, bisogna avere lo spirito di raggiungere nuovi traguardi», ha dichiarato indicando al contempo che «per arricchire il contenuto delle nostre relazioni dobbiamo stimolare lo scambio culturale con il Venezuela».

Con il Venezuela sono stati sottoscritti oltre 200 accordi in ambito culturale, economico, petrolifero, ed educativo, ha sottolineato il Presidente cinese. Ha riferito inoltre che la Cina attraverso il Fondo di Finanziamento, ha sostenuto più di 220 progetti riguardanti produzione e benessere sociale.

«Siamo diventati – ha detto Xi Jinping – il secondo partner commerciale e il secondo più grande importatore di petrolio dal Venezuela».

Infine, il Presidente della repubblica popolare cinese, ha assicurato che gli accordi con il Venezuela sono come solide pietre che contribuiranno allo sviluppo delle relazioni tra i due paesi.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

 

La Resistenza in Libano e a Gaza: risultato della scelta strategica di Hafez al Assad

da Al Manar

La strategia di difesa e deterrenza che diversi stati arabi e i movimenti di resistenza in Medio Oriente hanno attuato contro l’entità sionista ha la sua origine nella strategia avviata dal defunto presidente siriano Hafez Assad, poco dopo l’invasione del Libano nel 1982.

Durante tale operazioni, gli israeliani arrivarono fino a Beirut sulla forza fornita dal loro potere militare aereo e terrestre. Israele per la prima volta ha usato gli F-15 e poi gli F-16. In quel conflitto nei duelli aerei e di bombardamento i radar di allarme temporaneo diedero una chiara superiorità aerea e tecnologica sull’aviazione siriana, che subì pesanti perdite.

Pur arrivando a Beirut, espellendo i palestinesi dell’OLP dal Libano, Israele ottenne il suo obiettivo principale, ma in seguito subì conseguenze disastrose da questa invasione, per diversi motivi. In primo luogo, questa invasione ha dato luogo alla Resistenza libanese, che adottò una guerra di guerriglia, operando fra le linee israeliane riuscendo dopo 18 anni ad espellere le truppe israeliane dal sud del Libano.

In secondo luogo, i siriani riuscirono tramite i missili anti-carro, Gazelle, Sagger e Malyutka, a frenare la progressione israeliana in alcune regioni libanesi come il Monte Libano e la valle della Bekaa.

Dopo l’invasione del Libano, la Siria ha ritenuto necessario studiare i risultati di questa operazione israeliana e la natura delle battaglie aeree e terrestri per trarre lezione e tracciare una nuova strategia volta al raggiungimento di un nuovo equilibrio strategico contro l’entità sionista.

A seguito dei risultati della valutazione, il presidente siriano Hafez Assad ha preso alcune decisioni militari, che alla fine finirono per avere una enorme importanza.

In primo luogo, si stabilì la necessità di acquisire armi di qualità, tra cui quelle anticarro, che avrebbero neutralizzato il potenziale delle divisioni corazzate dell’esercito israeliano e distrutto la loro efficacia. Questa lezione è stata tratta anche dallo studio della Guerra di ottobre del 1973 tra Israele ed Egitto, dove gli egiziani distrussero un gran numero di carri armati israeliani nei combattimenti nella penisola del Sinai, grazie a tali armi.

In secondo luogo, si creò una forza missilistica di diversa tipologia e capacità per raggiungere il potere deterrente efficace ad influenzare in profondità il fronte israeliano in caso di conflitto e causare una significativo danno alla sua economia e al fronte interno.

In terzo luogo, aumentò il sostegno alla lotta della resistenza libanese, in particolare Hezbollah e Amal, al fine di aiutarla a combattere l’occupazione israeliana del Libano. La Siria è diventata, in questo modo, la profondità strategica di questa Resistenza, aiutando il Libano a combattere l’occupazione con le armi e altre forniture militari. Il risultato di questo supporto è stata la creazione di un efficace guerriglia che ha ucciso centinaia di soldati sionisti e costretto Israele a ritirarsi dal Libano, ad eccezione di alcune piccole zone sul confine. A questo proposito, il Libano è diventato quello che molti cominciarono a chiamare “il Vietnam di Israele”. Era anche la prima chiara vittoria di una forza militare araba contro Israele.

La liberazione del Libano non ha portato, però, la resistenza al sonno, ma, consapevoli del pericolo di essere vicini all’entità sionista, ha sviluppato il proprio arsenale di missili terra-terra, al fine di creare una capacità deterrente contro Israele, con missili anticarro seguendo il modello siriano.

Nel 2006, la Resistenza libanese aveva un grande arsenale di missili e razzi e durante la guerra del luglio di quell’anno, lanciata da un attacco a sorpresa israeliano contro il Libano, Hezbollah è riuscito a bombardare obiettivi in profondità dell’entità sionista, tra cui Haifa, per 33 giorni, portando milioni di israeliani nei rifugi e causando enormi danni economici a Israele in vari settori come l’industria, l’agricoltura e il turismo.

Tuttavia, la maggior parte dei missili usati in quel conflitto erano missili a corto raggio. L’arsenale della Resistenza, a quel tempo, aveva circa 11.000 missili Grad, di portata fino a 21 km e con una testata fino a 11 kg di esplosivi, nonché decine di migliaia di razzi Fajr-3 e Fajr-5 con una gamma fino a 90 km e una testata di 80 kg e un paio di migliaia di missili Zelzal, con raggio fino a 150 km e una testata di 150 kg.

La Resistenza libanese ha anche ampiamente utilizzato missili anticarro russi come Kornet e Konkurs e americani Tow, migliorati in Iran, e Javelin, che hanno causato la distruzione totale di più di 100 carri armati Merkava israeliani e ucciso decine di soldati. La Resistenza ha utilizzato, inoltre, un missile anti-nave Saar, di produzione cinese, che ha danneggiato una nave da guerra della Marina israeliana.

La resistenza palestinese nella Striscia di Gaza ha seguito questo modello. Dopo il ritiro di Israele da Gaza nel 2005, ha iniziato un processo di preparazione e si è attrezzata lungo le linee tracciate dalla Siria e dalla Resistenza libanese.

Nel conflitto in corso, la gamma dei missili delle fazioni della resistenza palestinese a Gaza ha ampliato la sua portata in regioni come Haifa e in tutto il Gush Dan, la regione centrale intorno a Tel Aviv, dove ci sono i principali centri economici di Israele.

La resistenza palestinese ha lanciato in 13 giorni circa 1.500 razzi Grad, lo stesso numero usato dalla resistenza libanese nel conflitto dei 33 giorni nel 2006.

Allo stesso tempo, la resistenza palestinese ha sviluppato una vasta rete di gallerie che raggiungono da dietro le linee nemiche e ha impiegato un tipo di tattica utilizzata in precedenza dalla resistenza libanese, che ben si adatta alla natura del terreno a Gaza.

Da parte sua, la Resistenza libanese ha continuato a sviluppare il suo arsenale, al fine di rafforzare la propria capacità di dissuasione contro Israele e ora ha migliaia di missili Fateh-110 e M-600 dalla gamma di 300 km e una testata di 650 kg. Questo permetterà alla resistenza, se ci fosse una nuova aggressione israeliana contro il Libano, di portare guerra in qualsiasi parte di Israele e distruggere le infrastrutture critiche e altri obiettivi di qualità, portando alla paralisi economica l’entità sionista.

Il risultato di quello che stiamo vedendo a Gaza e in Libano è quindi il frutto di tale scelta strategica storica adottata a suo tempo da Hafez Assad.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Gaza: El espejo

Por Carlos Carcione

No puede creerse tanta barbarie. Sin embargo existe, no es una ficción producida por Hollywood. El Estado de Israel está mostrando un adelanto. Ese es el futuro de este mundo, si sigue gobernado así, por esta “gente”. La sensación en el estómago es de vacío. La cabeza da vueltas y el piso se mueve bajo los pies, da vértigo y dolor y angustia. Las fotografías y los videos pierden impacto por lo repetido. Los rostros de esos niños transmiten un algo que no se puede describir. Están asesinando también las palabras.

Por eso es que los argumentos tampoco alcanzan, suenan huecos. Genocidio, nazismo, brutalidad, barbarie. Es todo eso y más. Nada puede ponerle nombre a tanta inhumanidad. Lo que despierta es más parecido a la desesperanza absoluta o al espanto frio de un territorio de espectros. 

Por eso, la primera respuesta que nace desde el fondo de las vísceras es un odio cargado de violencia. Claro. Responder con un odio justo porque todo parece perdido. Y cuando las preguntas más elementales no tienen respuestas lo que aparece es la violencia justiciera de la venganza. Así será y es el derecho de ese pueblo agredido. 

Los sionistas están buscando que todos tengamos miedo. Que el despiadado asesinato de nuestros hermanos palestinos nos horrorice tanto que bajemos los brazos. Y todo en nombre de un Dios que justifica una usurpación brutal. Pero en esa Franja arrinconada contra el mar pareciera que han muerto todos los dioses. Que los hombres y mujeres, los niños y ancianos han quedado solos bajo un cielo de fuego que más parece el lugar geográfico donde se ubica el infierno. Un infierno provocado por ellos, los sionistas.

Hay que despertar, nosotros aquí, en el Planeta Tierra, tenemos que despertar y no seguir aceptando tanto horror. Por el pueblo palestino, pero también por nosotros. Hay que despertar en defensa propia. En defensa de la humanidad toda. Si queremos seguir existiendo como especie. Porque esto que hoy sucede en Gaza es el adelanto de lo que viene si los dejamos. Si no nos ocupamos de frenarlo. Gaza es el espejo que devuelve la imagen de espanto del rostro del sionismo o lo que es lo mismo: del capital financiero internacional.

Y entonces sí, cuando despertemos y nos pongamos en movimiento. Y extendamos de verdad los brazos para cubrir a nuestros hermanos. Ese será el momento de la primavera. Reverdecerán los olivos de esas tierras. El sol calentará amorosamente esos cuerpos. El mar que hoy es barrera que encierra a los torturados, restaurará sus heridas. Y nuestros hermanos y sus descendientes volverán a sus casas, y podremos contar nuevamente la historia. Y podremos decir que allí donde una vez hubo un Estado nazi, desde que lo destruimos volvió a renacer la esperanza. 

(FOTO) Brigadas Internacionales UNADIKUM

por UNADIKUM Chile

Las BRIGADAS INTERNACIONALES UNADIKUM, nacen el año 2010, con el objetivo de romper el bloqueo que sufren los Territorios Ocupados Palestinos en la Franja de Gaza, para acabar con la pasividad de la comunidad internacional, y servir de Observadores Internacionales dentro de la Franja. Las brigadas de voluntarios internacionales cumplen distintas funciones en Gaza; Servir de escudos humanos para proteger la vida de pescadores, agricultores y establecimientos amenazados que así lo requieran, asistencia a las víctimas y sus familias, a los prisioneros políticos, a los desplazados etc. Acudir a los lugares atacados, hospitales y morgues para prestar ayuda e informar. Lanzar en conjunto con organizaciones gazatíes campañas de petición y presión internacional entre otras actividades.

Nuestro Director de Unadikum, Manuel Pineda (Manu Abu Carlos) de nacionalidad Española, lleva ya 4 años en la Franja. Durante la mayoría de los meses del año se encuentra trabajando con distintos activistas que se suman a las brigadas de distintas nacionalidades. En estos momentos están en la Franja realizando todo lo humanamente posible para proteger y ayudar a los Palestinos y difundiendo todo lo que sucede. Junto a nuestra compañera Valeria Cortes, nos envían toda la información para difundirla en nuestros países.

Héroes modernos y anónimos. Son nuestra inspiración junto al valiente pueblo Palestino, Por ellos es que seguiremos luchando a su lado, hasta ver a una Palestina Libre.

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