G77, Maduro: «Dobbiamo ricordare la lotta del popolo Siriano contro il terrorismo e l’imperialismo»

da Sana.Sy

Il vertice del G-77, con la partecipazione della Cina, ha iniziato i lavori, ieri, in Bolivia, nella città di Santa Cruz de la Sierra, sul tema ”La creazione di un nuovo ordine mondiale”, con la partecipazione di una delegazione dalla Siria.

Nel suo intervento, il presidente venezuelano Maduro ha sottolineato la necessità di sostenere la lotta del popolo siriano contro il terrorismo e l’imperialismo.

«Dobbiamo ricordare la lotta del popolo siriano e la sua fermezza di fronte ai terroristi e ai loro agenti», ha dichiarato Maduro, che ha colto l’ occasione per inviare un saluto al presidente Bashar al-Assad.

Inoltre, ha fatto riferimento sul rischio terrorismo nella regione, ponendo una domanda: «Perché il mondo non parla di coloro che finanziano il terrorismo in Iraq, Siria, Venezuela e Ucraina?».

Il gruppo G77 è stato fondato nel 1964 a Ginevra da 77 paesi. Oggi comprende 134 paesi, vale a dire, due terzi dei membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

G77+Cina per un mondo ‘multicentrico e pluripolare’

da telesurtv.net

Contro il NWO imperialista targato USA/Israele, «per un nuovo ordine mondiale del Buen Vivir», multicentrico e pluripolare, questa la direzione del vertice G77+Cina che si sta svolgendo in Bolivia.

In un pre-vertice della riunione G77 + Cina, i leader e rappresentanti dei paesi che compongono il gruppo hanno respinto l’intervento del potere imperiale in Venezuela e l’assedio contro il presidente Nicolás Maduro.

I leader e rappresentanti dei paesi del vertice del Gruppo dei 77 e Cina (G77 + Cina) che si svolge questo fine settimana a Santa Cruz, in Bolivia, ha respinto l’intervento del potere imperiale in Venezuela e l’assedio contro il presidente costituzionale Maduro.

Il presidente di Cuba Raul Castro ha detto il Sabato la necessità di fornire sostegno e solidarietà in Venezuela, contro gli attacchi imperialisti per assicurare l’unità e l’indipendenza sudamericana.

«Difendere il Venezuela, significa difendere la Bolivia, difendere tutta l’America, perché è il punto di attacco contro la nostra indipendenza, libertà e dignità. Sarebbe un duro colpo fermare il processo di vera integrazione nel luogo in cui le nostre nazioni si sono unite nella Comunità dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC)», ha detto durante il suo discorso in occasione della riunione con i movimenti sociali prima del vertice.

Inoltre, il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, ha dichiarato che l’America Latina respinge l’assedio che la destra venezuelana, alleata con la ultra-destra internazionale, mantiene «contro il legittimo presidente Maduro come parte delle loro strategie di divisione e destabilizzazione».

«Tutta l’America Latina è con la nostra amata Venezuela, Nicolás. Vi supportiamo in questa lotta per la sovranità», ha spiegato Correa, notando che solo con l’unità dell’America Latina e del mondo povero di questa terra «si può far sentire la nostra voce e cambiare l’ordine imperiale».

Venezuela chiede la pace

Il presidente del Venezuela, Maduro, ha riferito che l’impero USA cospira contro il Venezuela per seminare violenza, in modo da giustificare un intervento contro il paese, con l’obiettivo di appropriarsi delle riserve di petrolio situate nella fascia dell’Orinoco, dove è accumulata la maggiore quantità di petrolio del mondo, che il popolo rifiuta l’interventismo e chiede il diritto di vivere in pace.

«Portiamo la verità, al G77 + Cina, del Venezuela, la vera voce del popolo che ripudia l’interventismo e chiede il rispetto del diritto alla pace, la sovranità, la democrazia e la vita del nostro popolo», ha dichiarato Maduro.

A sua volta, ha detto che queste azioni sono una nuova forma di colonialismo nel XXI secolo come è già stato testato in paesi come la Libia e la Siria.

Nuovo ordine mondiale per vivere in pace

Il Vice presidente dell’Iran, Eshaq Jahangiri, ha detto che una delle sfide del vertice G77 + Cina è quello di stabilire «un nuovo ordine mondiale che ci permette di vivere in pace e in benessere».

Durante l’atto con i movimenti sociali, Jahangiri ha ribadito che i popoli delle 133 nazioni di questo gruppo devono essere disposti a fare un doppio sforzo per raggiungere l’obiettivo di vivere in pace, sicurezza e benessere.

Allo stesso modo, il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha detto che il vertice permetterà ai paesi che compongono il gruppo di stabilire nuove politiche per un nuovo ordine mondiale al servizio dei popoli del mondo.

Ha chiamato a unire le forze per difendere quelle nazioni minacciate dall’imperialismo, tra cui segnaliamo il Venezuela, che sta subendo tentativi di colpi di stato e campagne di destabilizzazione da membri foraggiati dagli Stati Uniti, in collaborazione con la destra venezuelana.

«Mr. (Barack) Obama sta attaccando il Venezuela, ma il presidente Maduro non è solo, ci sono i paesi fratelli che si uniscono per difendere le nostre risorse naturali, la nostra sovranità e la dignità in questa lotta contro il colonialismo», ha affermato il presidente boliviano.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

È a Cuba uno dei migliori sistemi di istruzione al mondo

cuba scuolada cittadelsole.noblogs.org

In pochi ne parlano ma il sistema di Istruzione di Cuba è uno dei migliori al mondo. La spesa di L’Avana nell’Istruzione si aggira intorno al 23,6% del Pil contro il 3/4% dell’Italia. Non solo, negli ultimi 35 anni il governo rivoluzionario ha investito più di ogni altro in termini di fondi, strutture, elaborazione teorica e modernizzazione di metodi e programmi.

Quando si parla di Cuba molti radical chic arricciano quasi istintivamente il naso. Difficile dar loro torto, del resto, in quanto Cuba, con la sua stessa esistenza, rappresenta la prova vivente che è possibile organizzare un Paese in modo socialista avendo contro un nemico formidabile come gli Stati Uniti, e quindi come l’Occidente in senso lato.

Quando si parla di Cuba molti di questi radical chic faranno immediato riferimento a Yoani Sanchez e alle sue accuse al governo castrista, peccato che sia stato proprio il suo traduttore italiano recentemente a sbugiardarla, definendola come una donna ambiziosa che inventava letteralmente le notizie per fare audience e creare il suo personaggio. Nonostante gli sforzi fatti da personaggi di grande levatura come Gianni Minà, che hanno disperatamente cercato di lumeggiare la vera realtà di Cuba all’assopito e borioso pubblico occidentale, in molti pensano ancora che Cuba sia una sorta di inferno vivente. Sarebbe forse opportuno ricordare loro che Cuba è molto ma molto differente da quanto viene raccontato da una propaganda anticastrista sempre più rozza, e soprattutto che la vita a Cuba per molti è sicuramente meglio della vita di cui potrebbero fruire in molti dei paesi del mondo cosiddetto “libero”.

In pochi sanno però che Cuba è un Paese che, come pochi, ha saputo combattere una guerra senza quartiere contro l’analfabetismo e la povertà e denutrizione infantili, battaglie che ha saputo anche vincere. Solo per fare un esempio nel 1959, quando la Rivoluzione di Fidel trionfò, a Cuba viveva qualcosa come un milione e mezzo di analfabeti e almeno mezzo milione di semi analfabeti, senza contare le centinaia di migliaia di ragazzi non scolarizzati. Visto che all’epoca Cuba contava poco meno di sette milioni di abitanti ecco che Fidel Castro e i suoi rivoluzionari dovettero porre rimedio a una situazione drammatica. Nel 1959 il 23,6% delle persone non sapeva leggere né scrivere, vi erano 10.000 maestri disoccupati e le aule non erano nemmeno sufficienti a ospitare i pochi studenti presenti. Del resto proprio Fidel Castro prese il potere annunciando che uno degli obiettivi della rivoluzione sarebbe stato quello di garantire a tutti uno dei diritti dell’essere umano: ovvero il diritto ad apprendere e sviluppare le proprie idee.

Negli ultimi 35 anni Cuba ha portato avanti questo lavoro in modo indefesso, continuando a investire nel campo dell’Istruzione sotto ogni punto di vista. E Cuba non è certo la Svizzera dal momento che ha a che fare ormai da anni con gravissimi problemi economici, ma non per questo ha mai abbassato la spesa pubblica per l’istruzione, a oggi pari al 23,6% contro il 3-4% italiano! Strano visto e considerato che per molti radical chic Cuba è invece un esempio di un turpe e illiberale regime, un regime che però considera l’insegnamento un diritto dovere di tutti i cittadini, e che offre il sistema educativo completamente gratuito e democratico a tutti i cubani. Non solo, non esistono distinzioni di razza, sesso, credo religioso, origine e stato sociale; noi in Italia e in Europa possiamo dire lo stesso? Comunque non è finita qui: lo Stato cubano offre anche un ampio sistema di borse di studio per tutti gli studenti e fornisce la possibilità a tutti i lavoratori di accedere a qualsiasi livello di istruzione. Attualmente il tasso di scolarizzazione è del 100% fino agli 11 anni, e il tasso di analfabetismo è sceso all’1,9% della popolazione compresa tra 10 e 49 anni. Il dato assoluto della popolazione analfabeta è del 3,8%, uno dei più bassi al mondo, compresa l’area G8. Il tasso di analfabetismo funzionale degli adulti è di circa il 10% (in Italia è del 65% circa). I laureati universitari sono uno ogni 15 abitanti, dei dati che renderebbero Cuba tra i primi anche nell’avanzatissima Europa. Se poi pensate che sempre a Cuba si trovano 2111 centri di educazione e 46 centri universitari distribuiti in tutto il territorio, ben si comprende che stiamo parlando forse del sistema educativo migliore al mondo se si contestualizza la situazione di Cuba. Secondo tutte le organizzazioni internazionali inoltre il governo di Cuba in questi ultimi anni nonostante versi in difficoltà economiche oggettive non ha mai fatto mancare alla popolazione i servizi fondamentali, compresa l’istruzione. “Le risorse assegnate dallo stato insieme agli sforzi degli operatori del settore hanno permesso di non chiudere una sola scuola, asilo o università, né di lasciare un solo maestro o insegnante senza lavoro”, come ha spiegato l’Unità.

Come vanno invece le cose negli altri paesi considerati saldi alleati di Washington? All’opposto, in quasi tutto il mondo “occidentale” si tende ormai a privatizzare tutto il privatizzabile, col risultato di espellere sempre più persone dall’Istruzione.

Ma Cuba propone un modello da studiare attentamente anche per un altro motivo: il sistema educativo cubano combina studio con lavoro, una caratteristica che rappresenta sul piano metodologico uno dei risultati più importanti della pedagogia cubana. A ispirare questo sistema lavoro-studio fu l’insegnamento di José Martì, l’eroe nazionale che aveva evidenziato la necessità di combattere il divorzio tra la teoria e la pratica, tra lo studio e il lavoro. In pochi sanno che Cuba oggi è riuscita a tenere aperte quasi 14.000 scuole frequentate da oltre tre milioni di studenti. Anche se Cuba non fa parte dell’Ocse, secondo varie rilevazioni internazionali Cuba si trova al primo posto, con molti punti di vantaggio, nel mondo latino-americano, al punto che secondo molti sarebbe alla pari con la Finlandia. Il corpo docenti conta qualcosa come trecentomila unità tra maestri e professori, mentre per l’insegnamento alle elementari Cuba può già contare su 18.000 maestri con istruzione universitaria.

Cosa ancora più difficile a credersi, ma vera, gli studenti cubani oltre a ricevere una istruzione di primordine completamente gratis, ottengono gratis anche il materiale scolastico e tutto quello che concerne con l’istruzione, dall’alloggio all’alimentazione passando per il vestiario e uno stipendio per le spese. Spese che non servono a coprire il servizio sanitario dal momento che tutti già ricevono un’assistenza medica gratuita e, nei limiti delle possibilità, il diritto alla ricreazione e al trasporto dai propri luoghi di residenza, talvolta anche molto lontani dalle scuole di appartenenza. Nella scuola primaria cubana recentemente è stato raggiunto il 72% degli alunni che frequentano il sesto grado con la modalità del tempo pieno (in Sicilia abbiamo meno del 3%!).

All’inizio della Rivoluzione a Cuba l’81% della popolazione studentesca frequentava le elementari e solo il 2% l’università, oggi si ha un 100% della popolazione alle elementari, un 97% alle medie, un 78% di pre universitario e un 21% all’università. Insomma, piaccia o meno ai radical chic e ai fan della “democrazia” nostrani, Cuba è uno dei primi paesi nel mondo per quanto riguarda gli investimenti pro-capite nelle attività scolastiche.

Vi era poi una leggenda radicata, ovvero che i maestri cubani riceverebbero uno stipendio infame essendo così costretti a fare altri lavoretti degradanti per sopravvivere. Niente di più falso dal momento che i maestri ricevono uno stipendio tra i più alti a Cuba e soprattutto oggi L’Avana conta quasi dieci volte di più il numero di medici che aveva nel 1959.

E mentre da noi in Europa si taglia il tagliabile, anche alle persone in difficoltà, a Cuba ci sono 512 scuole per l’istruzione differenziata con 63.000 iscritti per 7 specializzazioni, scuole rivolte a bambini o giovani con limitazioni fisiche e mentali, difficoltà nell’apprendimento e problemi seri come disturbi alla vista, all’udito, alla parola, ritardo mentale acuto, impedimento fisico-motorio. A Cuba il 100% dei bambini malati è completamente scolarizzato.

Insomma leggete questi dati e riflettete, pensate davvero che viviamo in un Paese e in una società che sia in grado di dare giudizi di valore su Cuba? E soprattutto, pensate davvero che il nostro definirci “democratici” ci metta su un gradino superiore rispetto a Cuba? I dati lascerebbero pensare di no.

Piano per uccidere Maduro: il governo venezuelano presenta le prove

Caracas, 13giu2014.- L’intelligence avrebbe anche sventato un attacco all’ambasciata del Brasile. 

Mili­tari, alti fun­zio­nari e per­so­na­lità poli­ti­che di oppo­si­zione. Il governo vene­zue­lano ha illu­strato ieri un altro capi­tolo del piano ever­sivo, denun­ciato lo scorso 28 mag­gio, volto a ucci­dere il pre­si­dente Nico­las Maduro. Un’operazione da rea­liz­zare nell’ambito delle pro­te­ste vio­lente, scop­piate il 12 feb­braio, e ancora par­zial­mente in corso. Ieri, il mini­stro degli Interni Miguel Rodri­guez Tor­res ha detto che l’intelligence ha sven­tato anche un attacco all’ambasciata del Bra­sile. Nello stato Lara, un gruppo armato ha assal­tato una caserma mili­tare, ferendo un tenente e alcuni sol­dati. Gio­vedì, un gruppo di incap­puc­ciati ha attac­cato un auto­bus di linea a Puerto ordaz, aggre­dendo l’autista, in un copione già visto spesso in altre parti del paese.

A mag­gio, i diri­genti del Par­tito socia­li­sta unito del Vene­zuela (Psuv) hanno pre­sen­tato alla stampa alcune inter­cet­ta­zioni, dispo­ste dalla Pro­cura gene­rale alla posta elet­tro­nica di noti impren­di­tori, diplo­ma­tici e lea­der dell’opposizione oltran­zi­sta, come la ex depu­tata Maria Corina Machado. Gio­vedì sera, in un pro­gramma tele­vi­sivo con­dotto dal pre­si­dente dell’Assemblea, Dio­sdado Cabello, è stato dif­fuso un video e sono state rese pub­bli­che altre inter­cet­ta­zioni tele­fo­ni­che e ambientali.

La voce prin­ci­pale è quella di Pedro Burelli, un ex impren­di­tore che ha occu­pato i ver­tici dell’impresa petro­li­fera di stato Pdvsa ai tempi del ten­tato golpe con­tro Hugo Cha­vez e che da anni risiede negli Stati uniti. Parla a più riprese con un mili­tare non iden­ti­fi­cato affin­ché con­vinca altri suoi com­mi­li­toni a unirsi ai piani gol­pi­sti. Si dice con­vinto che le vio­lenze di piazza, sca­te­nate dall’opposizione oltran­zi­sta, pro­dur­ranno un’insurrezione all’interno della Forza armata nazio­nale boli­va­riana (Fanb): «Altri­menti – dice la voce – ci saranno altri Leo­poldo Lopez nelle Forze armate che coglie­ranno il momento giu­sto per spaz­zar via la sco­ria del cha­vi­smo». Leo­poldo Lopez è il diri­gente di Volun­tad popu­lar (una delle forze che par­te­ci­pano al car­tello di oppo­si­zione Mud) in car­cere in attesa di pro­cesso con l’accusa di aver gui­dato le vio­lenze, che hanno finora pro­vo­cato 42 morti. Insieme a Machado e al sin­daco della Gran Cara­cas, Anto­nio Lede­zma, Lopez ha pro­mosso la cam­pa­gna «la salida» per pro­muo­vere l’espulsione dal governo di Maduro a furor di piazza.

La Pro­cura che indaga sulla rete ever­siva, in cui è coin­volto anche un ex amba­scia­tore Usa in Colom­bia, Kevin Whi­ta­ker, ha emesso alcuni ordini di com­pa­ri­zione. Nes­suno, però, si è pre­sen­tato e così, oltre a Koe­sling, sono ora ricer­cati dall’Interpol anche Diego Arria, ex gover­na­tore del Distretto fede­rale (Cara­cas), e Burelli. Lunedì deve com­pa­rire davanti al giu­dice Maria Machado, e nel corso della set­ti­mana saranno sen­tite anche diverse altre per­so­na­lità coinvolte.

Ieri, la Pro­cu­ra­trice gene­rale della Repub­blica, Luisa Ortega Díaz, ha pole­miz­zato con Gabriela Knaul, rela­trice spe­ciale all’Onu, che ha mani­fe­stato «pre­oc­cu­pa­zione» per l’indipendenza della magi­stra­tura in Vene­zuela. «E io, signora, sono pre­oc­cu­pata per la sua man­canza di infor­ma­zione», ha ribat­tuto Ortega, snoc­cio­lando cifre e dati. Secondo una recente inchie­sta dell’International Con­sul­ting Ser­vi­ces (Ics), l’82,5% dei vene­zue­lani è con­vinto che gli Usa com­piano inge­renze in Vene­zuela. Pur dicen­dosi pre­oc­cu­pato per l’insicurezza e per l’inflazione, se si votasse oggi, il 54,3% sce­glie­rebbe di nuovo Nico­las Maduro.

Il pre­si­dente vene­zue­lano arriva oggi in Boli­via, per par­te­ci­pare al ver­tice del G77 più Cina (e con l’Onu), che si con­clude domani. Sul tavolo i temi per le pros­sime Mete del Mil­len­nio che si rin­no­vano nel 2015.

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