1° Maggio, il Saluto del Partito Comunista Siriano Unito

da an-nour.com

In tutto il mondo, la classe operaia celebra, oggi, 1° Maggio, l’eroica lotta quotidiana contro il capitalismo e lo sfruttamento… Per un mondo migliore senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo… e per la solidarietà della classe operaia internazionale, sotto lo slogan coniato dai maestri della classe operaia Karl Marx e Friedrich Engels.

Proletari di tutto il mondo unitevi…

Dopo il crollo del sistema socialista, la direzione politica ed economica del mondo da parte dell’imperialismo degli Stati Uniti, l’ulteriore sfruttamento selvaggio della classe operaia e dei popolo dei paesi in via di sviluppo, hanno rivelato ai lavoratori il castello di illusioni dell’imperialismo mondiale in tutti i paesi capitalistici.

I lavoratori hanno denunciato nelle strade la globalizzazione selvaggia che ignora le condizioni umanitarie e sociali per milioni di persone, soprattutto, dopo la recente crisi economica, il grande crollo nell’autunno del 2008, che ha portato a licenziare milioni di lavoratori e a ridurre i loro salari.

Difficilmente passa un giorno senza vedere, in una città dei paesi capitalisti, uno sciopero dei lavoratori contro il capitalismo che diventa più aggressivo e determinato a fomentare guerre, nazionali e internazionali.

La Classe Operaia Siriana ha combattuto, in tutte le forme di lotta, in difesa dei suoi diritti e, a sua volta, ha contribuito alla difesa del proprio Paese di fronte dell’imperialismo e al sionismo, per una Siria indipendente e progressista. Nella nostra crisi, voluta dall’imperialismo degli Stati Uniti e dai suoi partner europei, del Golfo e dai neo-ottomani, la classe operaia siriana ha un ruolo fondamentale nel difendere i suoi diritti e le fabbriche dagli attacchi dei gruppi terroristici.

La Classe Operaia Siriana sarà sempre in prima linea nella lotta contro il terrorismo e la reazione e diventerà protagonista nella ricostruzione di una Siria Progressista e Democratica.

Il Partito Comunista Siriano Unito come in passato, ed ancora oggi, interprete delle istanze della classe operaia siriana, saluta i nostri lavoratori, stringe le loro mani e apprezza molto il suo ruolo di fronte alle multiformi aggressioni esterne.

A questo proposito, il Partito invita la classe operaia a resistere al fine di raggiungere le sue legittime richieste: un equo salario, un alloggio adeguato, un lavoro dignitoso, il mantenimento dei diritti acquisiti, la lotta contro la corruzione e l’aumento dei prezzi e il ritorno dei rifugiati e degli sfollati.

Viva il 1 Maggio!

Partito Comunista Siriano Unito

[Tad. dall’arabo per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Chi ha ucciso Elié­cer Otaiza?

di Geraldina Colotti – il manifesto

Venezuela. 29apr2014.-Figura storica del chavismo, è stato ucciso sabato a colpi di pistola. Maduro sull’omicidio: «Strane circostanze». 

Chi ha ucciso Elié­cer Otaiza? L’ex diret­tore dell’intelligence vene­zue­lana, 49 anni, figura sto­rica del cha­vi­smo, è stato ucciso sabato a colpi di pistola. Il corpo è stato ritro­vato, privo di docu­menti, nella zona di El Hatillo e por­tato alla camera mor­tua­ria di Cara­cas, dov’è stato identificato. Secondo le prime rico­stru­zioni, è stato ammaz­zato men­tre si tro­vava in mac­china nel quar­tiere di Baruta (stato di Miranda), vicino a Cara­cas. Jorge Rodrí­guez, sin­daco del muni­ci­pio Liber­ta­dor di cui Otaiza era con­si­gliere ha decre­tato cin­que giorni di lutto nella capitale.

E ieri il par­la­mento, dov’è stata alle­stita la camera ardente, ha sospeso la seduta per inau­gu­rare il primo dei tre giorni di veglia. Le mas­sime auto­rità hanno ricor­dato il per­corso di Otaiza a fianco di Hugo Chá­vez (morto il 5 marzo del 2013), che di lui parla nel libro Cuen­tos del Arañero. Chá­vez rac­conta che il gio­vane tenente Otaiza lo andò a tro­vare vestito da donna per farlo eva­dere dal car­cere, dov’era finito per aver diretto la ribel­lione civico-militare del 4 feb­braio 1992.

Poi non se ne fece niente, ma il 27 novem­bre di quello stesso anno Otaiza par­te­cipò al secondo momento di quella ribel­lione, diretta con­tro il governo del pre­si­dente social­de­mo­cra­tico Car­los Andrés Pérez. Anche quel ten­ta­tivo fallì e Otaiza scampò per un pelo alla morte: si prese quat­tro fuci­late in pieno petto, ma soprav­visse, venne arre­stato e rimase in car­cere con Chá­vez fino al ’94, quando usu­fruì dell’amnistia. Da allora seguì le vicende poli­ti­che dell’ex tenente colon­nello, che vinse le ele­zioni nel 1998.

Otaiza fece parte del Movi­mento quinta repub­blica (Mvr) e fu tra i par­te­ci­panti all’Assemblea costi­tuente del 1999. Il nome Repub­blica boli­va­riana si deve a lui. Lo ha ricor­dato nel 2013 il pre­si­dente Nico­lás Maduro, quando gli ha con­fe­rito un’onorificenza.

Sulle cause della morte di Otaiza è in corso un’inchiesta e non ci sono al momento posi­zioni uffi­ciali. Il sospetto che possa trat­tarsi di un omi­ci­dio poli­tico è però pre­sente. «Com­pa­gno Eliécer sarai ven­di­cato», ha scritto in twit­ter la mini­stra del sistema Peni­ten­zia­rio, Iris Varela. E Maduro ha rile­vato «le strane cir­co­stanze dell’assassinio». Il muni­ci­pio Baruta è fra quelli che hanno ani­mato le pro­te­ste vio­lente con­tro il governo, che durano da oltre due mesi e hanno pro­vo­cato 41 morti e oltre 650 feriti. Attual­mente è in corso il dia­logo tra governo e oppo­si­zione, sotto l’egida della Una­sur e del Vati­cano. Ieri, Maduro ha rin­gra­ziato papa Ber­go­glio per l’atteggiamento preso: ovvero per non aver appog­giato, lan­cia in resta, la bel­li­cosa Con­fe­renza epi­sco­pale vene­zue­lana, da sem­pre schie­ra­tis­sima con l’opposizione.

La dele­ga­zione vene­zue­lana venuta ad assi­stere alla cano­niz­za­zione dei due papi ha rega­lato a Ber­go­glio il Plan della Patria, il pro­gramma di governo appro­vato dal par­la­mento. Con­tiene le linee stra­te­gi­che del modello socia­li­sta, che l’opposizione vor­rebbe azze­rare. I col­lo­qui, giunti al terzo round, stanno disin­ne­scando il pro­ta­go­ni­smo degli oltran­zi­sti, anche se per­si­stono punti caldi, soprat­tutto nello stato Tachira, alla fron­tiera con la Colom­bia. «L’attacco ter­ro­ri­sta ha bru­ciato 9 unità di tra­sporto pub­blico nel Tachira, che davano da vivere a fami­glie povere. Allerta», ha scritto in twit­ter il capo del comando ope­ra­tivo della Forza armata, Vla­di­mir Padrino López. Il timore è che l’estrema destra decida di pas­sare a un’altra fase desta­bi­liz­zante, basata sull’omicidio poli­tico. Ieri, il noto gior­na­li­sta José Vin­cente Ran­gel, sem­pre ben infor­mato, è tor­nato ad accu­sare l’Agenzia per la sicu­rezza Usa (Nsa), al cen­tro dello scan­dalo per le inter­cet­ta­zioni ille­gali (Data­gate). Gli Usa, ha detto, hanno raf­for­zato la sor­ve­glianza sul governo vene­zue­lano per intos­si­care l’informazione e mani­po­lare la vita politica.

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