Arabia Saudita e Francia intenzionate a sabotare le elezioni siriane

da Al Manar

I servizi segreti sauditi e francesi lavorano ad un piano per sabotare le prossime elezioni presidenziali in Siria.

Fonti informate, parlando a condizione di anonimato, hanno spiegato che il piano è stato ideato da agenti provenienti dall’Arabia Saudita e dai servizi segreti francesi in una regione di confine, tra la Siria e la Giordania. Lo ha riferito la rete televisiva libanese Al- Manar.

Le fonti, inoltre, hanno dichiarato che le operazioni massicce condotte dalle truppe dell’esercito siriano per eliminare i terroristi da Homs, hanno causato preoccupazione tra i funzionari di Riyad e Parigi.

Le autorità di intelligence saudite, nel frattempo, hanno ordinato ai comandanti dei gruppi terroristi che operano all’interno di Homs, di non perdere terreno nelle battaglie contro le forze governative siriane e li hanno minacciati di morte in caso di sconfitta.

I terroristi sono stati indirizzati a condurre nuovi attacchi in diverse parti della Siria nel caso in cui l’esercito siriano riprendesse il pieno controllo su Homs.

I servizi segreti francesi hanno anche in programma di fornire ai terroristi missili anti -aerei, nonostante gli avvertimenti dell’Unione Europea nell’armare i takfiri in Siria.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Libano, elezioni presidenziali ed il candidato gradito ad Israele

da Al Manar

Il Parlamento libanese, che dovrà eleggere il Presidente della Repubblica, ha tenuto questa mattina, il primo turno di votazione per le elezioni presidenziali.

In totale, 124 deputati su 128 hanno partecipato al voto.

52 membri hanno votato scheda bianca, altri 48 Samir Geagea, 16 Henri Helou, 1 solo voto per Amin Gemayel, 7 i voti annullati. Sulle schede nulle sono stati scritti i nomi delle persone uccise da Geagea durante la guerra civile libanese che si è protratta tra il 1975 e il 1991.

Il Capo dello Stato, che deve essere della minoranza cristiano maronita, come prevede la Costituzione, succederà a Michel Suleiman, le cui funzioni termineranno il 25 maggio prossimo, dopo sei anni alla guida del paese.

Alla vigilia del voto, la coalizione 14 marzo (52 membri) ha annunciato la sua intenzione di votare a favore del leader delle Forze libanesi, Samir Geagea.

Hezbollah (13 membri), il blocco del generale Michel Aoun (27 membri) e Amal (13 membri) avevano annunciato la loro intenzione di votare scheda bianca.

Tuttavia, Geagea ha poche possibilità di essere eletto per la forte opposizione della coalizione 8 marzo, del blocco di Walid Jumblatt e di 4 deputati di Tripoli.

Geagea è accusato, inoltre, di aver ucciso l’ex primo ministro Rashid Karami, originario di Tripoli.

Il nuovo turno di votazione è previsto per il prossimo 30 aprile.

[Trad. dal francese per ALBAinformazione di Francesco Guadagni]

Come si manipola l’informazione

di Dênis de Moraes*

da cartamaior.com.br

Non è solo a partire dalla realtà odierna che svariati pensatori autorevoli si sono messi a studiare i meccanismi della manipolazione dell’informazione tramite i mass media. Uno di loro, il linguista Noam Chomsky, ha tratteggiato dieci strategie sull’argomento.

Precisamente Chomsky ha elaborato un vero trattato che dovrebbe essere analizzato da tutti (giornalisti e non) gli interessati su un tema che oggi è così in voga in funzione dell’importanza acquisita dai mezzi di comunicazione nella battaglia quotidiana di “traviamento della realtà”.

Vale la pena trascrivere il quinto punto da lui sviluppato e che si riferisce a una cosa, per così dire, banale come può essere un telegiornale brasiliano di ampio ascolto e, in modo particolare, al suo presentatore.

Il capitolo in questione segnala che il presentatore si deve “rivolgere al pubblico come se fossero dei bambini di poca età o con degli handicap cognitivi. La maggior parte della pubblicità rivolta al grande pubblico utilizza i discorsi, gli argomenti, i personaggi e un’intonazione particolarmente infantile, spesso vicino all’insufficienza mentale. Quanto più si vuole ingannare lo spettatore, più si cerca di adottare un tono infantile”

Chomsky continua a indagare la motivazione di questa strategia. E risponde in questi termini: “Se qualcuno si rivolge a una persona come se questa avesse dodici anni o meno, allora, per ragioni di suggestione, con qualche probabilità sarà incline a dare una risposta o reazione, anche se sprovvista di un senso critico, come può accadere a una persona di dodici anni o anche meno”.

Qualcuno può immaginare che Chomsky si abbia ispirato a William Bonner, il presentatore del brasiliano Jornal Nacional, il quale fedelmente fa uso di questa strategia segnalata dal linguista.

Ma non è proprio così, perché in altri paesi esistono figure simili a quelle di Bonner che sono state assegnate in quello specifico compito per fare esattamente quello che fanno, aiutando ad approfondire lo schema del pensiero unico e l’infantilizzazione del telespettatore.

In ogni caso quello che vuol dire Chomsky si riferisce all’articolo scritto tempo fa dal professor Laurindo Leal Filho dopo aver partecipato a un incontro, insieme con altri professori universitari, nel Jornal Nacional condotta da Bonner.

In quell’occasione il professor Laurindo segnalava che Bonner aveva identificato in una ricerca realizzata per la TV Globo il profilo del telespettatore medio del Jornal Nacional. Secondo Bonner in quella ricerca si dimostrò che il profilo di questo telespettatore “mostrava evidenti segni di difficoltà per comprendere le notizie complesse e poca familiarità con le sigle tipo BNDES (Banco Nazionale per lo Sviluppo del Brasile ndt). Nella redazione del programma a questo tipo di teleutente gli fu assegnato il nome di Homer Simpson, un simpatico ma ottuso personaggio dei Simpsons, una delle serie americane di maggior successo nella televisione mondiale”.

E l’articolo prosegue osservando che Homer Simpson “è padre di famiglia, ama stare sul divano mentre mangia ciambelline e beve birra, è un pigro e ha una capacità di ragionamento lenta”.

I professori che visitavano la redazione giornalistica della TV Globo restavano sconcertati che Bonner utilizzasse i seguenti termini per vietare questo o quel reportage: “Questa storia Homer non la capirebbe”.

L’incontro con il Jornal Nacional avvenne verso la fine del 2005. Il commento di Noam Chomsky forse è più recente. È probabile che il linguista americano non conosca la relazione elaborata da Laurindo Leal Filho, anche dovuto al fatto che dopo sette anni fu messa nel dimenticatoio. Ma siccome si tratta di un articolo storico che segnò un’epoca, è opportuno ricordarlo.

Da quel momento fino ad ora il Jornal Nacional in sostanza non ha cambiato strategia e nemmeno il suo caporedattore. Continua a manipolare l’informazione a suo piacimento come è avvenuto di recente sul caso della deforestazione dell’Amazzonia, la cui notizia è stata elaborata per irritare l’opinione pubblica contro i possidenti.

L’articolo affermava che i possedimenti sono i responsabili del processo di deforestazione della regione amazzonica, omettendo volutamente il fatto che la deforestazione non è dovuta ai possidenti, bensì ai gruppi di commercianti del legname che operano in modo illegale.

Bonner sicuramente aveva guidato l’argomento con l’evidente obiettivo di far schierare il telespettatore contro la riforma agraria, giacché secondo la versione manipolata della TV Globo, i possidenti violano il medio ambiente.

Insomma: così procede il giornalismo della TV Globo. Quando è sotto accusa, la risposta degli editori è quella di biasimare i critici che difendono la censura. Un argomento che non regge.

A proposito il giornale O Globo è ai ferri corti con il governo equadoregno di Rafael Correa, al quale accusa di limitare la libertà di stampa. Un articolo recente, molto critico nei suoi confronti, citava come esempio il mancato rinnovamento della concessione per alcune emittenti radio che non avrebbero rispettato alcune indicazioni del contratto.

Le organizzazioni del gruppo Globo e altri media associati alla Società Interamericana della Stampa (SIP) ragionano come se i canali di radio e di televisione equadoregni fossero di loro proprietà e non concessioni pubbliche con norme e procedure che devono essere rispettati.

In altri termini: per il patronato associato alla SIP chi dirige sono i proprietari che possono fare quel che vogliono senza sottostare agli obblighi contrattuali.

Dal momento in cui lo Stato controlla e bada sul corretto adempimento di quanto richiesto, i proprietari dei mezzi elettronici di comunicazione scendono in campo per denunciare quello che considerano una restrizione alla libertà di stampa.

I governi di Equador, Venezuela, Bolivia e Argentina sono nell’indice del baronato mediatico, precisamente perché riscuotono i vincoli contrattuali. Quando le emittenti irregolari non ottengono il rinnovamento delle concessioni, lo stridore insistente e fastidioso del patronato diventa ampio, generale e illimitato.

Così che O Globo di Rio di Janeiro, Clarin di Argentina, El Mercurio del Cile e altri organi di stampa pubblicano articoli su questa linea d’onda, come se fossero stati ricavati da una medesima matrice mediatica.

 

* Dênis de Moraes è dottore in Comunicazione e Cultura presso l’Università Federale di Rio de Janeiro e ha ottenuto il post dottorato nel Consiglio Latinoamericano per le Scienze Sociali (CLACSO, Argentina). Attualmente è professore associato presso il Dipartimento di Studi Culturali e Mediatici dell’Università Federale Fluminense, ricercatore del CNPq e Scienziato del Nosso Estado della FAPERJ. Autore, coordinatore e coautore di oltre 25 libri pubblicati in Brasile, Spagna, Argentina e Cuba. Per l’editrice Boitempo ha pubblicato Media, potere e contropotere: dalla concentrazione monopolista alla democratizzazione dell’informazione (2013) e Il vecchi Graça: una biografia su Graciliano Ramos (2012).

 

[Trad. dal portoghese per ALBAinformazione di Vincenzo Paglione]

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