Caracas: ban­chieri e impre­nditori dietro i nuovi piani gol­pi­sti

Seconda tornata di incontri con l’opposizione 

di  Geraldina Colotti – il manifesto 

Caracas, 14mar2014.- Un anno di governo per il presidente Maduro, mentre continuano le proteste violente.

«Abril rebelde y vic­to­rioso, no vol­ve­ran». Aprile ribelle e vit­to­rioso, non tor­ne­ranno. Così, dome­nica il Vene­zuela ha ricor­dato il ritorno al potere di Hugo Cha­vez, depo­sto con un colpo di stato l’11 aprile del 2002. Un’assenza durata solo 47 ore, prima che il popolo lo rimet­tesse in sella, obbli­gando alla fuga Pedro Car­mona Estanga, capo della locale Con­fin­du­stria, l’usurpatore. Con il plauso di Washing­ton, dei media pri­vati e delle gerar­chie eccle­sia­sti­che, Car­mona aveva abo­lito tutte le garan­zie costi­tu­zio­nali e dato avvio a una feroce repres­sione, silen­ziata da stampa e tele­vi­sioni. «Se andas­sero al potere oggi, fareb­bero lo stesso», ha detto ieri Nico­las Maduro rife­ren­dosi all’opposizione che vor­rebbe cac­ciarlo con la vio­lenza delle bar­ri­cate (le «gua­rim­bas»). Maduro ha com­piuto ieri un anno di governo. Tutto in salita.

Dopo la morte di Cha­vez, il 5 marzo del 2013, il 14 aprile vince con uno scarto di 272.000 voti su Hen­ri­que Capri­les. Il lea­der dalla Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) grida alla frode, chiede il ricon­teg­gio dei voti e istiga i suoi alla rivolta. E si apre un anno di tur­bo­lenze per il Vene­zuela. Le vio­lenze post-elettorali pro­vo­cano 11 morti cha­vi­sti e oltre 80 feriti. Il 2 mag­gio, Capri­les impu­gna i risul­tati, ma il Tri­bu­nal supremo de justi­cia gli dà torto, men­tre i voti ven­gono con­fer­mati anche dal riscon­tro manuale. Maduro risponde con «il governo della strada». Chiama il popolo cha­vi­sta alla mobi­li­ta­zione per­ma­nente per affron­tare «il sabo­tag­gio e la guerra eco­no­mica», chiede e ottiene la pos­si­bi­lità di legi­fe­rare per decreto: soprat­tutto con­tro la spe­cu­la­zione e l’aumento dei prezzi. In meno di un anno, ven­gono costruite sette nuove uni­ver­sità e inau­gu­rate sette altre Misio­nes (i piani sociali del governo, ner­ba­tura del cha­vi­smo).

Intanto, si con­suma l’ennesima cri­si con gli Usa, con l’espulsione di alcuni fun­zio­nari con­so­lari, accu­sati di desta­bi­liz­zare il governo, a fine set­tem­bre. L’opposizione spera di tra­sfor­mare le ele­zioni comu­nali dell’8 dicem­bre in un refe­ren­dum con­tro Maduro. Ma il socia­li­smo boli­va­riano vince in 255 dei 335 muni­cipi, con oltre un milione di voti di dif­fe­renza sulla destra. I set­tori più oltran­zi­sti della Mud, in guerra per la lea­der­ship, cer­cano allora nuove vie. Il 12 feb­braio, Maria Corina Machado, Leo­poldo Lopez e Anto­nio Lede­zma lan­ciano la cam­pa­gna per «la salida» (l’uscita) di Maduro e gui­dano le pro­te­ste oltran­zi­ste, ancora in corso nei quar­tieri agiati del paese, che hanno pro­vo­cato 41 morti.


Insieme ad altri lea­der della Mud, Capri­les (gover­na­tore del ricco stato di Miranda), ha accet­tato il dia­logo offerto da Maduro. Il primo incon­tro si è tenuto l’8 aprile, con la media­zione della Una­sur e del Vati­cano. Oggi prende avvio il secondo giro. Ricor­dando il 14 aprile, Capri­les ha riba­dito che «occorre un cam­bio di modello nel paese» e che biso­gna coniu­gare l’attività isti­tu­zio­nale con quella della piazza «ma senza vio­lenza». L’opposizione accusa il cha­vi­smo di aver mol­ti­pli­cato l’insicurezza e prodotto un’inflazione stel­lare. Chiede l’azzeramento delle poli­ti­che socia­li­ste e il ritorno al modello con­so­cia­tivo in vigore durante gli anni della IV repub­blica. Allora, si alter­na­vano governi di centro-destra e centro-sinistra, ma con l’esclusione del Par­tito comu­ni­sta e quella dei mili­tari pro­gres­si­sti, che non ave­vano diritto di voto.


La destra chiede anche lo scio­gli­mento delle mili­zie popo­lari e la messa fuori legge dei «col­let­tivi» di auto­di­fesa attivi nei quar­tieri. Da mesi, con­duce una cam­pa­gna con­tro alcuni par­titi che appog­giano il cha­vi­smo, come i Tupa­ma­ros. Per parare i colpi, i lea­der dei col­let­tivi mol­ti­pli­cano le con­fe­renze stampa e por­tano i cro­ni­sti a visi­tare i quar­tieri in cui più forte è la loro pre­senza in ter­mini di lavoro sociale. In rispo­sta alle richie­ste di «tra­spa­renza» rivolte dall’opposizione, il governo ha pub­bli­cato gli ultimi dati sulll’inflazione, la cui media tende al ribasso e in feb­braio ha fatto regi­strare un 2,4%. Comu­ni­cando la libe­ra­zione di una nota gior­na­li­sta tele­vi­siva, rapita giorni fa, il mini­stero degli Interni ha detto che i seque­stri sono dimi­nuiti del 50%. Le Forze armate hanno ammesso alcuni «eccessi» com­piuti da poli­zia e mili­tari durante le mani­fe­sta­zioni vio­lente. Il gene­rale di divi­sione Vla­di­mir Padrino ha con­fer­mato la lealtà al governo e la soli­dità dell’«unione civico-militare» e ha affer­mato che i ten­ta­tivi desta­bi­liz­zanti con­ti­nuano. E un gruppo di depu­tati cha­vi­sti ha pre­sen­tato un fasci­colo alla Pro­cura per denun­ciare il ruolo di ban­chieri e impre­nditori nel finan­zia­mento dei nuovi piani gol­pi­sti.


Secondo un’inchiesta di Hin­ter­la­ces, il 79% dei vene­zue­lani appog­gia il dia­logo e la media­zione del papa, e il 47% ritiene che il pro­blema più grave sia quello economico.

 

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