(VIDEO) Il Presidente Nicolás Maduro incontra gli studenti

Il 28 marzo 2014, il Presidente Maduro incontra al Poliedro di Caracas gli studenti medi.   

Ambasciatori dei Paesi dell’ALBA emettono comunicato congiunto

Comunicato degli Ambasciatori dei Paesi membri dell’ALBA, accreditati presso il Governo Italiano e gli Organismi delle Nazioni Unite a Roma

Roma, 28mar2014.- Gli Ambasciatori dei Paesi membri dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe – ALBA – accreditati presso il Governo Italiano e gli Organismi delle Nazioni Unite a Roma, condannano nel modo più assoluto gli atti e i piani destabilizzanti organizzati dall’opposizione e dai movimenti fascisti internazionali, che attentano contro la sovranità e la convivenza pacifica della fraterna Repubblica Bolivariana del Venezuela, causando ingiustificate e lamentabili perdite di vite umane.

Denunciamo la complicità dei grandi gruppi mediatici che violando l’etica professionale, costruiscono false campagne destinate a disinformare i popoli del mondo, con il fine di istigare alla violenza e a favorire i piani golpisti.

Riaffermiamo il nostro appoggio incondizionato ai processi guidati dal Presidente Nicolás Maduro per preservare la prosperità costruita ed il benessere e la libertà raggiunte dal popolo venezuelano, riconoscendoci negli sforzi consacrati per consolidare l’unità e l’integrazione regionale.

Salutiamo le iniziative come la Conferenza Nazionale di Pace, promossa dal Governo e dai cittadini venezuelani, che riafferma la dichiarazione ed il riconoscimento dell’America Latina e dei Caraibi come zona di pace e contro la guerra, sancita dall’accordo sottoscritto dai capi di Stato e di Governo durante l’ultimo Vertice della Celac celebrato a La Habana.

Riaffermando ed attualizzando i sentimenti dei nostri popoli a favore della libertà, della democrazia e la difesa dell’ordine costituzionale, uniamo le nostre voci a quelle delle centinaia di organizzazioni di solidarietà, politiche e sociali, così come della maggioranza dei governi ed istituzioni regionali, che vedono in questo nuovo intento golpista un rischio per l’intera regione.

[Si ringrazia Alfredo Viloria per la segnalazione]

 

XI Congresso Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

LocandinaA3ItaCubadi Marco Papacci

Nei giorni 28 al 30 Marzo si svolgerà a Genova presso la sala del CAP il Congresso Nazionale dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, associazione storica nata a Genova nel 1961. 

Saranno presenti al congresso una delegazione cubana composta da Elio Gamez Neyra – primo Vice-presidente dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), Gladys Ayllon Oliva – direttrice per l’Europa dell ICAP,  Roberto Rodriguez Dicks – resposabile di Area Specialista per l’Italia dell’ICAP, Milagros Carina Soto Aguero – Ambasciatrice cubana in Italia, Eduardo Vidal – Console generale cubano in Italia.

Porteranno i saluti rappresentanti di Comune, Provincia e Regione, parlamentari, e responsabili di diverse associazioni tra cui ARCI, ANPI, Italia-Nicaragua, Cuba-Salvador, Viva Cuba (cubani residenti in Liguria), Comunità di San Benedetto.

I principi ispiratori che  hanno guidato il nostro lavoro si trovano nell’articolo 1 del nostro Statuto: “L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba è l’organizzazione democratica delle persone che vogliono operare, nel rispetto della Costituzione italiana, per lo sviluppo dei rapporti internazionali di amicizia, di solidarietà e cooperazione con il popolo cubano e i suoi legittimi rappresentanti.

L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba si ispira agli ideali della Resistenza italiana e della Rivoluzione cubana, ai principi della solidarietà, dell’uguaglianza e della fraterna collaborazione tra i popoli, contro ogni forma di razzismo e di oppressione, per la salvaguardia dei diritti umani collettivi e individuali, per il consolidamento della pace nel mondo.
L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba è un’associazione di promozione sociale autonoma e pluralista e si colloca nel vasto movimento progressista e antifascista del nostro Paese”.

In tutti questi anni ci siamo distinti per  coerenza, coesione ed unità d’intenti con metodo democratico che sono stati gli strumenti che ci hanno permesso di portare avanti una informazione e una solidarietà vera e reale nei confronti dell’Isola e della sua Rivoluzione

Le serate di Venerdi e Sabato saranno ricche di eventi con spettacoli teatrali (Por la Vida – dedicato alle Madres de Plaza de Mayo), concerti (Bricchi Gotti e Lambicchi – Malsuerte FI-SUD) e balli cubani.

 

Venezuela oggi e Burkina Faso ieri: una…

… lettera aperta al Circolo Arci Thomas Sankara di Messina

di Francesco Cecchini (*)   

Cari amici e amiche, compagni e compagne,

conosco il vostro impegno culturale sociale che onora il nome di Thomas Sankara.   

Vedo che il Circolo organizza sabato 22 marzo un evento/dibattito sul Venezuela con la seguente premessa:

Il Circolo Arci Thomas Sankara riapre le proprie finestre sul mondo, dopo il racconto sulla mobilitazione popolare in Mali è la volta della mobilitazione studentesca in Venezuela.

Iniziata il 4 febbraio, dopo che una denuncia di tentato stupro da parte di una studentessa universitaria di San Cristobal ha scatenato un’ondata di proteste contro l’insicurezza e la situazione economica che si è estesa a tutto il Paese. Proteste che il governo di Maduro ha liquidato come parte di un complotto “golpista” e “fascista”, censurando i media e i social network. Gli studenti denunciano stupri, torture e sequestri. Riappare la parola desaparecidos. Mostreremo video realizzati dagli studenti e immagini di media indipendenti. Intervengono la dott.ssa MATILDE ELIZABETH RAMIREZ BRICENO, socia venezuelana del circolo, il prof. DANIELE POMPEJANO docente di storia dell’America Latina (Università di Messina). E’ previsto un collegamento Skype con il Venezuela.

In Venezuela, l’inflazione è al 56,2%. C’è una penuria di generi di prima necessità che nel caso della carta ha esiti grotteschi (la scomparsa di quella igienica) e inquietanti (il rischio di chiusura dei giornali, soprattutto quelli di opposizione).

L’insicurezza è indicata dai 23.763 omicidi commessi nel 2013: uno ogni 20 minuti, per un totale di 200 mila nei 15 anni di governo prima di Hugo Chávez e adesso di Nicolás Maduro, con un tasso – il 5° al mondo – passato dai 19 omicidi ogni 100 mila abitanti del 1998 ai 79 attuali.

Il deterioramento del pluralismo informativo, dopo che le minacce di azioni penali e multe draconiane hanno intimidito i media non allineati al punto che i proprietari della tv critica Globovisión hanno deciso – per disperazione – di vendere a un imprenditore filo-chavista, è testimoniato da quanto successo il 13 febbraio: mentre la violenza nelle manifestazioni dilagava, c’è stato un black-out informativo interrotto solo da reti sociali e dalla tv colombiana Ntn 24. Questa a un certo punto è stata bruscamente oscurata e poco dopo è stato bloccato anche Twitter…. («LIMES, rivista italiana di geopolitica»).

Care e cari,

vi vorrei invitare a tener conto di altre informazioni. A esempio di quanto ha scritto Ignacio Ramonet sull’ultimo numero del mensile «Le Monde Diplomatique»; è il direttore dell’edizione spagnola di «Diplò» e profondo conoscitore dell’America Latina, compreso il Venezuela. Ecco il testo.

Nei mesi scorsi, in Venezuela, ci sono state quattro elezioni decisive: due presidenziali, il voto per i governatori e infine le municipali. Tutte vinte dal blocco della rivoluzione bolivariana. Nessun risultato è stato impugnato dalle missioni degli osservatori internazionali. La votazione più recente ha avuto luogo appena due mesi fa… E si è conclusa con una netta vittoria –l’ 11,5% di differenza – dei chavisti. Da quando Hugo Chávez ha assunto la presidenza nel 1999, tutte le tornate elettorali mostrano che, sociologicamente, l’appoggio alla rivoluzione bolivariana è maggioritario.

In America latina, Chávez è stato il primo leader progressista – dai tempi di Salvador Allende – che ha scelto la via democratica per arrivare al potere. Non si può capire il chavismo se non si considera il suo carattere profondamente democratico.

La scommessa di Chávez ieri, e di Nicolás Maduro oggi, è il socialismo democratico. Una democrazia non solo elettorale. Anche economica, sociale, culturale… In 15 anni il chavismo ha consentito a milioni di persone – che in quanto poveri non avevano carta d’identità – lo statuto di cittadini e ha consentito loro di votare. Ha devoluto oltre il 42% del bilancio dello Stato agli investimenti sociali. Ha tolto dalla povertà 5 milioni di persone. Ha ridotto la mortalità infantile. Ha sradicato l’analfabetismo. Ha moltiplicato per cinque il numero di maestri nella scuola pubblica (da 65.000 a 350.000). Ha creato 11 nuove università. Ha concesso pensioni d’anzianità a tutti i lavoratori (incluso quelli del settore informale)… Questo spiega l’appoggio popolare che ha sempre avuto Chávez, e le recenti vittorie elettorali di Nicolás Maduro.

Perché allora le proteste? Non dimentichiamo che il Venezuela chavista – che custodisce le principali riserve di idrocarburi del pianeta – è stato (e sarà) sempre oggetto di tentativi di destabilizzazione e di campagne mediatiche sistematicamente ostili.

Nonostante si sia unita sotto la leadership di Henrique Capriles, l’opposizione ha perso quattro elezioni in successione. Di fronte a questo fallimento, la sua frazione più di destra, legata agli Stati uniti e diretta dal golpista Leopoldo López, punta ora su un colpo di stato a lenta combustione. E applica le tecniche del manuale di Gene Sharp.

In una prima fase: creare lo scontento mediante l’accaparramento massiccio dei prodotti di prima necessità; far credere nell’incompetenza del governo; fomentare manifestazioni di scontento; e intensificare la persecuzione mediatica.

Dal 12 febbraio, gli oltranzisti sono passati alla seconda fase, propriamente insurrezionale: utilizzare lo scontento di un gruppo sociale (una minoranza di studenti) per provocare proteste violente, e arresti; organizzare manifestazioni di solidarietà con i detenuti; introdurre tra i manifestanti pistoleri con il compito di provocare vittime da ambedue i lati (la perizia balistica ha stabilito che gli spari che hanno ucciso a Caracas, il 12 febbraio, lo studente Bassil Alejandro Dacosta e il chavista Juan Montoya provenivano dalla stessa pistola, una Glock calibro 9 mm); incrementare le proteste e il loro livello di violenza; raddoppiare l’attacco mediatico, con l’appoggio delle reti sociali, contro la repressione del governo; fare in modo che le grandi istituzioni umanitarie condannino il governo per l’uso smisurato della violenza; ottenere che i governi amici lancino avvertimenti alle autorità locali.…

Siamo in questa tappa. E dunque: è a rischio la democrazia in Venezuela? Sì, perché è minacciata, una volta di più, dal golpismo di sempre.

Certamente è importante analizzare e capire anche quali cambiamenti in Venezuela sono necessari. Nello stesso numero di «Le Monde dipolomatique» in un articolo intitolato «Nuovi strumenti per gli obiettivi rivoluzionari» Jaques Sapir afferma che contro la destabilizzazione tentata dalla destra e dall’élite si impongono, in campo monetario e di bilancio, nuove misure economiche di breve e lungo periodo. Ma è prioritaria la difesa e il sostegno della rivoluzione bolivariana, per quello che significa per Venezuela, America Latina e il mondo intero, contro il golpismo interno e l’imperialismo degli Stati Uniti.

Voi che avete intitolato il circolo a Sankara sapete bene quanto sia feroce l’imperialismo contro chi osa ribellarsi

Grazie per l’attenzione.

Un caro saluto e buon lavoro,

Francesco Cecchini
(*) Mentre scrivevo questa nota il vento della crisi ha investito l’Arci, mettendo in rilievo le contraddizioni fra una concezione istituzionale e una movimentista dell’organizzazione. Ne può nascere un reale rinnovamento dell’Arci e una sua maggiore presenza nel fronte delle lotte politiche, sociali e culturali. Leggendo «il manifesto» del 18 marzo ho appreso che l’Arci sostiene il legittimo governo del Venezuela. Dell’iniziativa del circolo Thomas Sankara di Messina, intitolata «CARACAS BRUCIA», ho saputo perché invitato. Dissento da un’ impostazione che non prende una chiara e netta posizione a favore della rivoluzione bolivariana; l’oratrice ufficiale Elizabeth Ramirez accusa apertamente il governo di Maduro di essere una dittatura. Da qui la mia lettera aperta. Segnalo anche per chi volesse sentire una campana diversa dai media italiani tutti schierati contro la Rivoluzione bolivariana:

– un ottimo articolo di Marina Correggia: «L’ ALBA, HUGO CHAVEZ E L’AFRICA», dove si accenna anche a Thomas Sankara; mi piacerebbe che fosse letto sabato a Messina per onorare sia la memoria di Hugo che quella di Thomas.

– le riflessioni di Valerio Evangelisti: Venezuela, la repubblica degli accattoni

pubblicate il 9 marzo 2014 nella rivista «Carmilla» (http://www.carmillaonline.com)

Il modo indicativo ed imperativo nella comunicazione

di Vicente Romano

Estratto da La intoxicación lingüística. El uso perverso de la lengua. Caracas

Ediciones Correo del Orinoco, correodelorinoco.gob.ve

 

Il testo del professor Romano, di cui qui si propone un piccolo estratto tratto dal libro La intoxicación lingüística. El uso perverso de la lengua, analizza il modo in cui l’autoreferenzialità assoluta si presenta come uno degli aspetti con i quali si definisce la cultura imperiale. L’ideologizzazione della realtà mediante l’uso strumentale del linguaggio, tema principale del libro, veicolata dai moderni mezzi di comunicazione (stampa, televisione satellitare, Internet, ecc.) garantisce in modo autoreferenziale la secolarizzazione morale di teorie economico-politiche originariamente teologiche. Sotto questa luce diventa immorale tutto ciò che non rispetta i termini contrattualistici che la potenza occultante del linguaggio ideologico universalmente condiviso propone. Pertanto chi se ne discosta da questa logica, è considerato una minaccia alla propria assolutezza paranoica. La più fondamentale delle domande economiche di miliardi di persone in tutto il mondo, il bisogno concreto al nutrimento, all’igiene e alle cure mediche (compreso il diritto a far rispettare i fondamentali diritti dei popoli) è sostituita dagli economisti e dai governanti da quella del denaro atto a soddisfarli. L’elaborazione linguistica praticata per raggiungere questo scopo, nonostante tutto quello che comporta a livello di condizionamenti subiti e le sue reali mistificazioni, rende intelligibile e significativa la sua presenza all’interno dei rapporti di lavoro e di produzione così come li conosciamo. Ciò è all’origine di tutti i presupposti materiali, psicologici e militari di una complicità occultata dal lavoro linguistico che reprime quegli stessi principi fondamentali che i governanti e gli economisti invocano.

Vincenzo Paglione

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Il modo indicativo e imperativo

Il modo con il quale si presenta il discorso diretto è quello dell’indicativo e dell’imperativo. È la parola che, come affermava Marcuse, “induce ad agire, comprare e accettare”. E tutto ciò si veicola mediante uno stile conciso, con una sintassi compressa e condensata che impedisce lo sviluppo del vero significato che si cela in ogni singola espressione. Non ammette né contraddizioni né sfumature. La definizione chiusa con la quale si presentano i concetti può corrompere il discorso a tal punto da consentire in nome della libertà di espressione il bombardamento dei giornali e delle emittenti radiofoniche e televisive, oppure definire la guerra come “pace” e le vittime “danni collaterali”. La guerra criminale contro la Iugoslavia, l’Afghanistan, l’Iraq o il Libano, può servire da esempio per descrivere questa perversione del linguaggio. All’interno di questa logica della ragione pervertita gli affari di guerra e gli effetti che essi producono, così come gli interessi privati di coloro che si arricchiscono con la distruzione e la morte, s’identificano con i vantaggi della pace e gli interessi generali fondati sul bene comune.

Le proposizioni di questo linguaggio indifferenziato, magico, sono intimidatorie e allo stesso tempo glorificatrici. Sono le forme di ordini suggestivi, più evocativi che dimostrativi. Si tratta del discorso ipnotico della réclame pubblicitaria o di quello della brutalità imperativa dell’ “ordino e comando”, se il caso lo richieda. È il linguaggio unidimensionale che incalza la formazione dell’uomo unidimensionale.

La frequenza con la quale si esibiscono le abbreviature (come NATO, ONU, UE, ecc.) ostacola l’impostazione delle domande non fatte. In questo modo, NATO non suggerisce la stessa cosa se dicessimo Organizzazione del Trattato Atlantico Nord. In questo caso c’è da chiedersi cosa fanno al suo interno paesi come la Turchia, la Grecia o l’Italia, poiché non condividono nulla con l’Atlantico Nord o che le loro truppe in questo momento stiano difendendo gli interessi delle grandi multinazionali petrolifere usa-americane in Asia centrale.

Il discorso chiuso presenta la realtà in termini dicotomici di buoni e cattivi. Non dimostra né spiega, solo insegue il controllo riducendo le forme e i simboli della riflessione, l’astrazione, la contraddizione e la dialettica della complessa realtà sociale in immagini semplificatrici. E nonostante le persone non credano in questo linguaggio o lo ignorino, tuttavia essi agiscono d’accordo a esso, seguendo le sue indicazioni.

Nel frattempo i mezzi di comunicazione impiegano con sempre maggiore frequenza l’indicativo nella vita pubblica. Nella realtà la gente si domanda quotidianamente cosa succederebbe se…  Ciò ha a che fare con l’imperativo dalla parola “breve” e con la brevità della trasmissione tecnica. L’informazione televisiva rafforza questa tendenza. Un’immagine mostra quello che presenta. Il linguaggio deve spiegare il significato plurale delle cose, la relatività dei concetti. Ma, per ragioni di tempo e di spazio, non consente nessun congiuntivo né condizionale, nessuna subordinata. Lo sguardo fugace verso i piccoli segni si può compensare con le illusioni che si ricavano da Internet, seduti comodamente nella propria postazione. Ma ciò non fornisce nessuna certezza. Se è ciò quello che si desidera, bisogna che ciascuno di noi la verifichi per se stesso attraverso l’interazione con la realtà e con gli altri esseri umani, mediante il dialogo costruttivo.

[Trad. dal castigliano per AlbaInformazione di Vincenzo Paglione]

Gli Usa annunciano: «Sanzioni a Caracas, ma escludiamo l’intervento militare»

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

Caracas, 27mar2014.- San­zioni eco­no­mi­che sì, ma nes­sun inter­vento mili­tare in Vene­zuela. Parola di Roberta Jacob­son, sot­to­se­gre­ta­ria di Stato Usa per l’Emisfero occi­den­tale: «Se non c’è movi­mento, se non c’è pos­si­bi­lità di dia­logo, se non c’è spa­zio demo­cra­tico per l’opposizione, è chiaro che dovremo pen­sare alle san­zioni, e ci stiamo pen­sando — ha affer­mato Jacob­son -, ma nes­suno sce­na­rio include azioni militari».

Una pro­po­sta di legge bipar­ti­san per chie­dere a Obama san­zioni al Vene­zuela è stata pre­sen­tata alle due camere. Intanto il Con­so­lato Usa ha già ridotto i visti turi­stici ai vene­zue­lani, addu­cendo dif­fi­coltà di per­so­nale: dovuta all’espulsione di tre fun­zio­nari con­so­lari Usa, accu­sati di orga­niz­zare piani ever­sivi, e alla suc­ces­siva ritor­sione di Washing­ton nei con­fronti dell’ambasciatore vene­zue­lano. Cara­cas ne ha nomi­nato un altro, chie­dendo la nor­ma­liz­za­zione dei rap­porti «su un piano di rispetto reci­proco», ma Jacob­son ha rin­viato la deci­sione «a quando si sarà con­so­li­dato il dia­logo fra tutte le parti».

Ha anche espresso pre­oc­cu­pa­zione per la deci­sione delle auto­rità vene­zue­lane di togliere l’immunità par­la­men­tare a Maria Corina Machado e ha defi­nito «deplo­re­vole» che la set­ti­mana scorsa la depu­tata di oppo­si­zione non abbia potuto inter­ve­nire alla sezione pub­blica dell’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa), boc­ciata dalla maggioranza.

Il Panama, che ha richie­sto l’invio di una mis­sione Osa con­tro il governo Maduro, ha pro­vo­cato la rot­tura degli accordi diplo­ma­tici e com­mer­ciali con Cara­cas. E in seguito ha ceduto il suo diritto di parola a Machado, grande spon­sor degli Usa nel suo paese, attiva nel golpe con­tro Cha­vez del 2002. Secondo il pre­si­dente dell’Assemblea, Dio­sdado Cabello, Machado ha vio­lato la costi­tu­zione accet­tando di rap­pre­sen­tare un paese stra­niero senza l’autorizzazione del par­la­mento. E per que­sto è stata destituita.

Non ha però smesso di isti­gare le piazze alle “gua­rim­bas” — bar­ri­cate di chiodi, cemento e spaz­za­tura incen­diata — che hanno già pro­vo­cato 36 morti e milioni di dol­lari di danni: pensa di vin­cere così lo scon­tro per il potere in corso nella Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud) ege­mo­niz­zato dalle com­po­nenti più oltran­zi­ste. Su di lei pende però una denun­cia e la deci­sione della magi­stra­tura, che potrebbe por­tarla in car­cere come Leo­poldo Lopez (lea­der del par­tito di estrema destra Volun­tad popu­lar) e a due sin­daci di oppo­si­zione che hanno diretto, incap­puc­ciati, gli scon­tri violenti.

Il governo man­tiene il con­trollo poli­tico e mili­tare del paese, ma in alcune zone (soprat­tutto alla fron­tiera e nei quar­tieri agiati della capi­tale), i gruppi vio­lenti (e anche armati) con­ti­nuano i bloc­chi stra­dali e gli attac­chi ai mili­tanti cha­vi­sti e alle strut­ture pubb­bli­che: case popo­lari, cen­tri medici, biblio­te­che, uni­ver­sità, tra­sporti gratuiti…

Dal ’99 a oggi, il socia­li­smo boli­va­riano ha desti­nato ai pro­getti sociali circa 623.508 milioni di dol­lari: la cifra più alta di tutto il Suda­me­rica. Uno spreco, secondo l’opposizione che ha salu­tato la pro­po­sta del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale di tor­nare nel paese, da cui è stato espulso durante il governo Cha­vez: per «aiu­tare» l’economia venezuelana.

Ieri, la com­mis­sione della Una­sur, a Cara­cas per age­vo­lare il pro­cesso di pace, ha incon­trato i rap­pre­sen­tanti stu­den­te­schi della destra, finora sordi agli inviti al dia­logo rivolti dal pre­si­dente Nico­las Maduro. Il governo ha intanto deciso di instal­lare un Con­si­glio nazio­nale per i diritti umani per rac­co­gliere «ogni tipo di denuncia».

E per domani è pre­vi­sta una mani­fe­sta­zione ambien­ta­li­sta, orga­niz­zata dal cha­vi­smo per denun­ciare i danni all’ambiente pro­vo­cati dalle vio­lenze e riba­dire le linee pro­gram­ma­ti­che dell’eco-socialismo appro­vate dall’Assemblea nazio­nale «per pre­ser­vare la natura attra­verso uno svi­luppo respon­sa­bile, equi­li­brato, ecologico».

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