Geraldina Colotti: intervista a un guarimbero

unnamed (1)Si consiglia vivamente l’attenta lettura della seguente intervista poiché di sicuro interesse per chi voglia comprendere il profilo psicologico, culturale, sociale e politico di chi si è reso responsabile delle violenze reazionarie dell’ultimo mese.  

di  Geraldina Colotti, Il Manifesto

Caracas, 21mar2014.- Intervista a un componente delle “mani bianche”. «Così noi studenti di centro-destra ci riprendiamo le strade e ci facciamo sentire da questo governo che ha distrutto l’economia, ha portato la fame e le code»

«Con le gua­rim­bas ci siamo ripresi la strada, ci ser­vono per farci sen­tire», dice al mani­fe­sto lo stu­dente vene­zue­lano. Lo chia­me­remo Miguel. Fre­quenta la facoltà di Scienze della comu­ni­ca­zione all’università pri­vata Monte Avila, casa dell’Opus Dei in Vene­zuela. Vive in un quar­tiere di classe media della capi­tale. In fami­glia sono tutti cha­vi­sti e mili­tanti, padre, madre e fra­telli. Lui, un acceso oppo­si­tore. Fa parte dei «Mani­tas blan­cas», chia­mati così per via del palmo di mano dipinto di bianco che gli stu­denti mostrano quando avan­zano verso la poli­zia. Manos blan­cas arriva in Vene­zuela nel 2007 sull’esempio di Otpor (Resi­stenza), il gruppo “paci­fi­sta” finan­ziato dalla Cia per orien­tare le mani­fe­sta­zioni nella ex-Jugoslavia nel 2000. Il suo sim­bolo è un pugno, i cui colori variano a seconda del posto in cui si ripro­duce. Un sim­bolo di “pace”, secondo il gua­rim­bero, ma anche di «limite, fron­tiera della dignità che non ti per­met­terò di oltre­pas­sare», che segue le tec­ni­che “non-violente” illu­strate nel libro dell’ex agente Cia, Gene Sharp.

Per cosa protestate?
Soprat­tutto con­tro l’insicurezza e l’impunità pro­dotte da que­sto governo, che ha distrutto l’economia, ha por­tato la fame e le code, e non sa pro­teg­gere gli stu­denti nelle uni­ver­sità. Ci sen­tiamo in pericolo.

Lei sof­fre la fame? Ha subito aggres­sioni per strada?
Io vivo in un quar­tiere di classe media, fre­quento un’università pri­vata per­ché in quelle pub­bli­che stanno sem­pre in piazza, e voglio pro­se­guire gli studi in Europa. Però vedo la dome­stica che fa le code. E i turi­sti non ven­gono più in Vene­zuela per­ché hanno paura, nono­stante tutte le bel­lezze natu­rali del paese. Ogni giorno le camere mor­tua­rie sono piene di cada­veri. Una volta ho visto ban­diti spor­gere le armi dai fine­strini, sono scap­pato insieme ai miei amici. Dopo le mani­fe­sta­zioni del 12 feb­braio, durante gli scon­tri, sono stato preso a mal par­tito da un indi­vi­duo, evi­den­te­mente cha­vi­sta, che poi ha chia­mato altri. Quando ha visto la Mano bianca sulla maglietta, sim­bolo delle lotte stu­den­te­sche, mi ha preso a calci chia­man­domi «fasci­sta assas­sino». Sono finito all’ospedale. I col­let­tivi che appog­giano il governo devono essere disarmati.

Le «gua­rim­bas» hanno pro­vo­cato morti, feriti, deva­sta­zioni. Lot­tate con­tro l’insicurezza e poi la pro­du­cete? Chie­dete più poli­zia e poi pro­te­state per la pre­senza della Guar­dia nacio­nal bolivariana?
Le gua­rim­bas sono un’espressione demo­cra­tica, il governo deve garan­tirne l’espressione, non man­dare la Guar­dia nacio­nal. Ci sono dei momenti in cui si deve ricor­rere a certi metodi, che sosten­gono le mani­fe­sta­zioni paci­fi­che. In que­sto modo ci stiamo facendo sen­tire e abbiamo deciso di continuare.

Alcuni diri­genti della Mud chie­dono la caduta del governo. Lei è d’accordo?
Loro fanno poli­tica, hanno pro­getti, noi pro­te­stiamo, vogliamo solo stu­diare in pace, girare tranquilli.

Alcune orga­niz­za­zioni stu­den­te­sche hanno accet­tato il dia­logo con il governo. Cosa ne pensa?
Dev’essere un dia­logo alla pari. Noi abbiamo le nostre con­di­zioni: la sicu­rezza e la libe­ra­zione dei dete­nuti, in primo luogo Lopez e Simonovis.

L’ex com­mis­sa­rio Ivan Simo­no­vis ha spa­rato su mani­fe­stanti disar­mati a Puente Lla­guno, durante il golpe del 2002. Fra gli arre­stati ci sono per­sone accu­sate di omi­ci­dio. Siete con­tro l’impunità e volete fuori dal car­cere gli assassini?
Si tratta di pri­gio­nieri poli­tici, vit­time della dit­ta­tura chavista.

Secondo gli indi­ca­tori inter­na­zio­nali, il Vene­zuela ha uno dei più alti indici di svi­luppo umano, i diritti eco­no­mici sono garan­titi, si stu­dia gra­tui­ta­mente. Nella IV repub­blica gli stu­denti scen­de­vano in piazza per la scuola pub­blica, e mori­vano. In quale tipo di società le pia­ce­rebbe vivere?
IV, V, VI repub­blica… Non posso ricor­darmi com’era prima e non mi inte­res­sano i grandi discorsi. Sono con­tro le vio­lenze delle parti più estreme, ma mi con­si­dero uno stu­dente di centro-destra. Voglio viag­giare con tutti i dol­lari a dispo­si­zione senza dipen­dere da Cadivi, senza que­sto con­trollo dei cambi, voglio sce­gliere cosa com­prare, ma anche vivere qui con tutto que­sto, lavo­rare in una televisione.

Lei è un lau­reando in comu­ni­ca­zione sociale. Come valuta l’informazione sul Vene­zuela? I media inter­na­zio­nali par­lano di vio­la­zione dei diritti umani. Ha potuto veri­fi­carlo di persona?

Io no, ma alcuni amici me ne hanno rac­con­tate, molti sono stati fer­mati, altri sono in car­cere. Qui le tele­vi­sioni si divi­dono fra quelle che tra­smet­tono solo tele­no­vela e poca infor­ma­zione, e quelle che san­ti­fi­cano il dit­ta­tore Chávez. L’unica che infor­mava per dav­vero era Rctv, ma Chávez  non gli ha rin­no­vato la con­ces­sione e ha smesso di tra­smet­tere. C’era Glo­bo­vi­sion ma è stata com­prata da uno vicino all’apparato e si è ammorbidita.

Rctv ha par­te­ci­pato al colpo di stato con­tro Cha­vez nel 2002. Allora lei aveva 6 anni, in una foto pub­blica com­pare con la ban­diera boli­va­riana per mano di sua madre. Cos’è cam­biato dopo?
Cre­scendo, Chávez  non mi è pia­ciuto, nel 2008 sono stato eletto segre­ta­rio del Cen­tro stu­denti della mia uni­ver­sità e quando è arri­vata Manos blan­cas ho ade­rito. Ho comin­ciato a liti­gare in fami­glia per­ché sono tutti cha­vi­sti. E in que­sto mese la situa­zione è diven­tata più dif­fi­cile, evi­tiamo di par­lare di poli­tica, è molto dolo­roso. Spero che si risolva presto.

[Si ringrazia Mario Neri per la segnalazione]

La fiera del libro a Caracas

unnameddi Geraldina Colotti – Il Manifesto 

Caracas, 21mar2014.- «Il sog­getto della rivo­lu­zione boli­va­riana è l’essere umano nelle sue arti­co­la­zioni di genere, quello delle destre è sto­ri­ca­mente il capi­tale. Abbiamo messo in moto una rivo­lu­zione cul­tu­rale nell’immaginario dei popoli del mondo». Fidel Bar­ba­rito, mini­stro della Cul­tura vene­zue­lana, posa «el Cua­tro» (una pic­cola chi­tarra accor­data una quinta sopra quella tra­di­zio­nale) e sor­ride accal­dato. L’incontro avviene alla X Fiera inter­na­zio­nale del libro, in corso a Cara­cas negli spazi del tea­tro Teresa Car­reño dedi­cata al Bra­sile e che si chiude domani. Tra gli stand si fatica a cam­mi­nare, gli spazi per la pre­sen­ta­zione dei libri, per la musica o per rea­ding di poe­sia sono sem­pre affollati.

Quali sono i temi e quale il bilan­cio della Fiera?
Que­sto è il quinto giorno, dome­nica la Fiera si con­clude. Oggi (mar­tedì, ndr) lo stand del mini­stero della Cul­tura è stato visi­tato da 6.307 per­sone. Tre case edi­trici di stato sono pre­senti con 26.000 volumi. I tre libri più ven­duti (dalle 500 alle 1.000 copie cia­scuno solo oggi) sono: «Lati­noa­me­rica en la geo­po­li­tica del impe­ria­li­smo» dell’argentino Ati­lio Boron; e due libri su Hugo Chávez, a un anno dalla sua scom­parsa, del gior­na­li­sta e depu­tato vene­zue­lano Earle Her­rera e quello di Igna­cio Ramo­net. Oltre 7.000 per­sone hanno par­te­ci­pato ai semi­nari per­ma­nenti sull’editoria pub­blica e sulla let­te­ra­tura sto­rica. Le donne sono le più forti let­trici. Più di 6.000 bam­bine e bam­bini hanno fre­quen­tato i semi­nari a loro dedi­cati. Come può vedere, il 30% degli spazi è occu­pato dalla let­te­ra­tura per l’infanzia. Sto­ria, memo­ria­li­stica e iden­tità ori­gi­na­ria dei nostri popoli indi­geni e afro­di­scen­denti sono i temi più trat­tati. Que­sto è uno spa­zio crea­tivo e plu­rale, un luogo di incon­tro e scam­bio di saperi men­tre una pic­co­lis­sima mino­ranza di fra­telli vene­zue­lani è immersa in una dina­mica di morte, gioca alla desta­bi­liz­za­zione e alla violenza.

Qual è la sua ana­lisi delle pro­te­ste in corso, cosa dice ai gio­vani «guarimberos»?

In 15 anni di governo rivo­lu­zio­na­rio, con­fer­mato da 18 ele­zioni su 19, i gio­vani sono il cen­tro del potere popo­lare. Qui non devono pro­te­stare e andare in galera per il diritto allo stu­dio, per il diritto al lavoro, per la mensa o la casa. Prima di Chávez , era dif­fi­cile acce­dere alle facoltà, c’erano 700.000 stu­denti, ora abbiamo 2.700.000 matri­cole uni­ver­si­ta­rie, siamo il secondo paese in Ame­rica latina e il V nel mondo. L’educazione e la cul­tura sono stru­menti fon­da­men­tali nella costru­zione di un modello sociale alter­na­tivo, basato sulla soli­da­rietà e il lavoro comune, che ha la forza per con­fron­tarsi con gli inte­ressi indi­vi­duali e con quelli della minoranza.

Il prezzo dei libri, però, è aumen­tato e l’importazione dall’estero è com­pli­cata. Fino a pochi mesi fa, la carta per stam­pare era ferma nei con­tai­ner dei porti…

Anche l’editoria sconta la guerra eco­no­mica e soprat­tutto com­mer­ciale, un’inflazione gon­fiata da un set­tore di com­mer­cianti che sfugge a tutte le regole dello stesso capi­ta­li­smo. Dubito che in Ita­lia si pos­sano rea­liz­zare gua­da­gni del 3.000 per cento, invece qui lo fanno. Chi ha il mono­po­lio di pro­dotti essen­ziali cerca di tirare il guin­za­glio dove vuole. E allora scom­pare la farina, il riso, la carta igie­nica. L’accaparramento e la ven­dita al mer­cato nero, fanno il resto. Le nuove leggi sul prezzo giu­sto, la tes­sera infor­ma­tiz­zata e il con­trollo dal basso sono gli scudi pro­tet­tivi messi in campo per pro­teg­gere il nostro popolo.

[Si ringrazia Mario Neri per la segnalazione]

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