La Colombia rivoluzionaria ricorda il Comandante Chávez

La Habana, Cuba, 5 Marzo 2014

Ad un anno dalla morte del Presidente Chávez tutti i popoli del mondo devono unirsi nella difesa della Rivoluzione bolivariana del Venezuela.

Il 5 marzo del 2013, i sentimenti e la ragione dei popoli venezuelano, caraibico, latinoamericano e del mondo sono stati scossi dall’infausta notizia della morte del Comandante e Presidente Hugo Rafael Chávez Frías.

Como rivoluzionari socialisti e bolivariani di tutta la vita, noi, i comandi e i combattenti delle FARC – Esercito del Popolo, abbiamo sofferto, nel più profondo del nostro essere, l’enorme perdita che per la felicità dei popoli significava la mancanza definitiva di un leader con tante eccezionali qualità.

Il Tenente Colonnello che si è fatto conoscere mondialmente quando con un pugno di uomini provò ad assaltare il cielo quel 4 febbraio, avrebbe librato a partire da allora una formidabile battaglia contro tutti gli ingiusti poteri del pianeta, si sarebbe messo alla testa della lotta della gente umile del suo paese per il recupero della dignità nazionale, avrebbe riconquistato per tutti gli sfruttati la speranza nella rivoluzione socialista, si sarebbe opposto senza titubanze alla volontà arrogante dell’impero, avrebbe scavato con le sue proprie mani il sentiero dell’integrazione continentale, avrebbe messo in un angolo l’oligarchia del suo paese e seminato lo sconcerto nelle fila delle oligarchie delle nazioni vicine.

Chávez, l’incorruttibile dirigente, amato e seguito dal popolo del Venezuela, il simbolo della sovranità nazionale e dell’indipendenza latinoamericana e caraibica, il faro che illumina il cammino della liberazione per gli emarginati del mondo, il portentoso ribelle che scalza re e despota, il gigantesco Libertador del 21° secolo, ci ha lasciato per sempre, lasciando in noi che abbiamo imparato ad ammirarlo, appoggiarlo e seguirlo, un’angosciante sentimento di sconsolazione, facendoci sentire orfani. Dover continuare a combattere senza di lui, allo stesso modo di come è successo a noi delle FARC-EP sei anni prima, quando sempre a marzo morì il Comandante Manuel Marulanda Vélez, per alcuni istanti ci è sembrata un’impresa impossibile.

Ma simili titani non passano per questa Terra senza aver piantato un’impronta incancellabile, senza aver seminato le loro idee, i loro sogni e la loro fermezza con una forte presenza nell’anima popolare. Chávez ha lasciato dietro di sé un popolo cosciente, unito dalla bandiera della giustizia e dell’uguaglianza di Simón Bolívar, fedele alla sua causa anti-imperialista e socialista, organizzato socialmente e politicamente, disposto a combattere quanto sia necessario per difendere la Patria e i suoi beni comuni. Ed ha lasciato anche per il futuro una eredità di quadri altrettanto convinti come lui della necessità di condurre in maniera sicura il movimento rivoluzionario. Tutti loro, uniti ed ispirati dall’esempio del loro indimenticabile maestro, hanno assunto la missione di continuare avanti fino a culminarne l’opera.

Con lo sguardo sempre teso all’avvenire del paese potenza integrato alle patrie sorelle in un mondo multipolare, il Presidente Chávez si incaricò anche di materializzare gli strumenti per raggiungere questo fine, la costruzione di istituzioni ispirate nei più alti valori democratici. La Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, prodotto della più ampia Assemblea, è stata inoltre sottoposta all’approvazione dell’insieme delle maggioranze cittadine nelle urne, stabilendo in maniera incontrovertibile un ambito giuridico legittimo per l’azione politica dei Venezuelani e delle Venezuelane. Le lotte di massa, per la prima volta nella storia latinoamericana, hanno conseguito il carattere di diritto pubblico e si sono infinitamente rafforzate, contando con il fermo appoggio della Forza Armata Bolivariana, un vero Esercito del popolo venezuelano.

Grazie alle previsioni del Comandante, uniti sotto il motto “Tutti siamo figli di Chávez”, il governo del Presidente Nicolás Maduro, l’eroico popolo bolivariano, le loro organizzazioni politiche di avanguardia e la loro Forza Armata, affrontano con valore e patriottismo eroici l’aggressione dell’imperialismo e dell’oligarchia reazionaria, che pretende riportare indietro il paese ai tempi della colonia degli USA e fonte di arricchimento per la borghesia corrotta. Migliaia di volte ha giurato Hugo Chávez che non torneranno mai più a governare il Venezuela. Adesso il suo popolo e i suoi continuatori in prima fila nel processo e del governo sono impegnati nel far compiere questo sacro giuramento.

Non è la prima volta che l’Impero ricorre a operazioni coperte di destabilizzazione. Risulta chiaro che la sua fraudolenta mano dirige le azioni terroriste degli estremisti della destra fascista, nessuno può avere dubbi che la campagna di disinformazione messa in atto dai monopoli mediatici nordamericani, europei e latinoamericani obbedisce ad un maligno piano previamente concepito.

La realtà di ciò che avviene in Venezuela è deformata inoltre dalla diplomazia e dalle autorità dei paesi vicini prostrate alla volontà imperiale. Una autentica trama, simile a quella impiegata contro il governo socialista di Salvador Allende in Cile, è messa in atto contro il Venezuela. Ispirata dalla volontà del capitale transnazionale al fine di recuperare il controllo sulla favolosa ricchezza petrolifera del paese.

Tutti i popoli del mondo devono unirsi intorno alla difesa della Rivoluzione bolivariana del Venezuela. Il suo carattere democratico, umanista, bolivariano, terzomondista, antimperialista, socialista, integralmente fraterno e tollerante, la rendono un patrimonio morale e politico per l’intera umanità.

Noi, le FARC-EP, in occasione del primo anniversario della morte del Presidente Chávez, esprimiamo il nostro pieno sentimento di solidarietà con il governo di Nicolás Maduro e dell’eroico popolo bolivariano. Non abbiamo alcun dubbio nell’identificarci con la sua nobile causa, la appoggiamo e definitivamente faremo quanto è nelle nostre possibilità per favorirla. Invitiamo tutta la sinistra colombiana e latinoamericana, e tutti i loro popoli, a stringerci incondizionatamente al governo democratico venezuelano.

Ci avvertì il compagno Raúl Reyes, assassinato a Sucumbíos da una cospirazione simile come quella che messa in atto oggi contro il Venezuela, che la pace della Colombia è la pace del continente. Così lo ha riconosciuto il Presidente Chávez, dedicando in maniera disinteressata i suoi migliori sforzi per conseguire questo obiettivo. Nella sua memoria e la sua opera, diciamo ora, noi, le FARC-EP che la pace del Venezuela è un presupposto fondamentale per la pace della Colombia e per tutta la Nuestra América. Ma allo stesso modo che nel nostro paese, la pace del Venezuela non può essere la pax romana imposta per opera della violenza ed il terrore imperiali, né da una sanguinaria oligarchia reazionaria. La unica pace possibile e autentica per i nostri popoli è la nascita della sovranità nazionale piena, la giustizia sociale e la volontà maggioritaria dei suoi popoli liberi.

SEGRETARIATO DELLO STATO MAGGIORE CENTRALE

FORZE ARMATE RIVOLUZIONARIE DI COLOMBIA – ESERCITO DEL POPOLO

Montagne della Colombia, 5 marzo 2014

[Trad. dal castigliano a cura di ALBAinformazione]

“Indipendencia!” – Concorso di fotografia a Napoli

Aperto a cittadini maggiorenni di ogni nazionalità

Invia le tue foto entro il giorno 8 giugno 2014
all’e-mail: concorso.foto.venezuela@gmail.com

Premiazione : 

sabato 5 luglio 2014
Festa d’Indipendenza del Venezuela

Le 20 foto migliori saranno esposte al Pan

Cos’è l’Indipendenza? Come pensiamo e come rappresentiamo la pace, la rivoluzione sociale, la solidarietà e lo scambio interculturale tra cittadini e nazioni diverse? Emigrazione, integrazione, viaggi, volti di due popoli. Italiani e venezuelani.

Il bando del concorso è consultabile di seguito, nella sezione “Note” della pagina FB del Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli
e sui siti web degli enti partner e patrocinanti 

BANDO E REGOLAMENTO

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, in vista delle celebrazioni per la Festa d’Indipendenza del Venezuela (5 LUGLIO), indice ufficialmente un concorso di fotografia a premi, nei tempi e nelle modalità di seguito specificate:

PERIODO PER L’INVIO DELLE FOTO: 07 marzo-08 giugno 2014 

TERMINE ULTIMO PER INVIO FOTOGRAFIE: domenica 08 giugno 2014

ASSEGNAZIONE PREMI CON GIURIA: sabato 5 luglio 2014

CONCORSO E PREMI 

Il Concorso di fotografia “INDEPENDENCIA!” è realizzato con la collaborazione della Scuola di Cinema e Fotografia Pigrecoemme e con il patrocinio morale del Comune di Napoli, nonché con il patrocinio e la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e dell’Università Suor Orsola Benincasa.

Lo stesso prevede la realizzazione di una mostra collettiva dei 20 finalisti presso le sale del PAN a Napoli, con serata di vernissage e premiazione il 5 luglio 2014, e la pubblicazione di un catalogo a colori dedicato ai fotografi in esposizione.

DESTINATARI
Cittadini maggiorenni di ogni nazionalità.
Sono esclusi dalla partecipazione al concorso i dipendenti e i funzionari di Missioni diplomatiche della Repubblica Bolivariana del Venezuela ospitate in Italia e all’estero e chiunque abbia un ruolo nell’organizzazione del concorso.

TEMI

A. Foto concettuale. Cos’è l’Indipendenza? Come pensiamo e come rappresentiamo la pace, la rivoluzione sociale, la solidarietà tra cittadini e nazioni, l’incontro e lo scontro tra culture diverse, l’interculturalità? 

B. Foto documentario e foto storico-sociale. Emigrazione e integrazione sociale. Italiani in Venezuela e venezuelani in Italia. Usi, costumi culturali, mestieri, abitudini di vita.

C. Ritratto e paesaggio. Il viaggio alla scoperta del Venezuela e l’Italia vista dai venezuelani. Scenari, panorami, incontri e volti di due popoli.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

Ciascun concorrente potrà partecipare con un massimo di 3 (tre) fotografie, distribuite a suo piacere tra i temi oppure di un unico tema. Resta ad ogni modo facoltà della Giuria attribuire le fotografie a temi diversi rispetto a quelli indicati dai partecipanti.

L’invio delle immagini potrà avvenire esclusivamente in formato elettronico, unitamente al modulo di partecipazione che verrà messo a disposizione dei concorrenti (scaricabile da siti degli enti partner o richiesto via e-mail all’indirizzo convenap.cultura@gmail.com). Il modulo dovrà essere compilato dai concorrenti in tutte le sue parti. 

Per le fotografie in cui compaiono persone riconoscibili il concorrente dovrà essersi munito della liberatoria firmata dal/i soggetto/i fotografato/i. Detta liberatoria dovrà essere scannerizzata e inviata, pena l’esclusione dal Concorso, all’indirizzo di posta elettronica concorso.foto.venezuela@gmail.com oppure stampata e trasmessa via fax al N° 081.5422846.

Le immagini dovranno essere in formato JPEG o TIFF, da 300 dpi. Sono ammesse sia immagini scansionate scattate su pellicola (negativa o diapositiva), sia realizzate direttamente con apparecchi digitali. Non verranno accettate fotografie con logo, firma, watermark e segni riconoscibili di qualsiasi genere. Non sono ammessi fotomontaggi, doppie esposizioni, solarizzazioni, filtri digitali o ritocchi digitali, salvo lievi correzioni di colore, contrasto o esposizione, pena l’esclusione dal Concorso. 

Entro il giorno 15 giugno 2014 si riunirà una giuria, che sarà resa nota successivamente, appositamente selezionata e composta da accademici, docenti, fotografi, esponenti autorevoli del mondo dell’arte fotografica.

Il giudizio della giuria si baserà su criteri di creatività, originalità, qualità della fotografia. L’assegnazione dei premi avviene secondo il giudizio tecnico e culturale della giuria e le decisioni della stessa sono insindacabili.

Inoltre la giuria si riserva, a sua totale discrezione, di non accettare quelle immagini la cui realizzazione rechi offesa o danno all’immagine della/e missione/i diplomatica/che della Repubblica Bolivariana del Venezuela. 

Le migliori opere saranno esposte al museo PAN per la mostra fotografica dal titolo Independencia! I concorrenti raggiungeranno la sede della premiazione / mostra fotografica con mezzi propri il giorno dell’inaugurazione della mostra, sabato 5 luglio 2014, Festa Nazionale del Venezuela. 

In caso di vincitori non rintracciabili e non presenti in luogo e data indicati, subentreranno i nominativi individuati dalla giuria come riserve, nell’ordine dalla giuria stessa definito. I premi destinati ai primi classificati saranno più avanti resi noti.

DICHIARAZIONI DEI CONCORRENTI

Per ciascuna fotografia inviata, il concorrente dichiara e garantisce al Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli-Italia:

• di essere l’autore delle foto inviate e di essere il titolare esclusivo e legittimo di tutti i diritti di autore e di sfruttamento, anche economico, di ciascuna fotografia, quindi di possedere ogni diritto di riproduzione;

• di aver ricevuto dai soggetti ritratti l’autorizzazione degli stessi o di chi ne esercita la patria potestà, in caso di minorenni;

• di aver acquisito da terzi legittimati tutti i diritti d’immagine e/o diritti di terzi, in generale, per quanto ritratto;

• che niente di quanto inviato è contrario a norme di legge, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il contenuto delle fotografie non è osceno, diffamatorio, blasfemo, razzista, pedopornografico o in violazione dei diritti di proprietà intellettuale, dei diritti morali, dei diritti d’autore o diritti di tutela dei dati personali di terzi, dei diritti di pubblicazione e in generale rispetta quanto stabilito dalla legge sul diritto d’autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633) e successive modifiche e integrazioni;

• di essere responsabile del contenuto delle proprie opere, mantenendo indenne il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli-Italia da qualsiasi pretesa e/o azione di terzi e che sarà tenuto a risarcire il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli-Italia da qualsiasi conseguenza pregiudizievole, incluse eventuali spese legali, anche di carattere extragiudiziale, che Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli-Italia dovesse subire in conseguenza della violazione di quanto sopraindicato.

• Partecipando al Concorso, l’autore di ciascuna fotografia concede, a titolo gratuito, a Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli-Italia, il diritto di pubblicare le immagini inviate su materiale promozionale e locandine di eventi, nonché di utilizzarle in occasione di mostre o eventi promossi dal Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli-Italia, con l’unico onere di citare ogni volta l’autore delle fotografie. 

È responsabilità di ogni partecipante assicurarsi che la pubblicazione delle fotografie non sollevi alcun tipo di controversia legale e non sia lesiva di altrui diritti.

La partecipazione al Concorso implica per il Concorrente l’accettazione incondizionata del presente regolamento. Per qualsiasi controversia che potesse ingenerarsi sarà competente il Foro di Napoli.

CALENDARIO:
Data inizio Concorso: 07 marzo 2014
Data ultima invio delle fotografie: 08 giugno 2014
Data di riunione della giuria: entro il 15 giugno 2014
Data di premiazione delle foto vincenti: 05 luglio 2014

PER INFORMAZIONI RIVOLGERSI A:
Sezione Cultura
Consolato Generale 
Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli 
Tel.: 081.5518159
Fax: 081.5422846
e-mail per info: convenap.cultura@gmail.com
e-mail per invio foto: concorso.foto.venezuela@gmail.com 

DICHIARAZIONI

Il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli-Italia dichiara che:

‐ non intende avvalersi del diritto di rivalsa ai sensi dell’art. 30 D.P.R. 600 del 29.09.1973;

‐ i premi non assegnati, o rifiutati, saranno devoluti a: Scuola di Cinema e Fotografia Pigrecoemme;

‐ i dati personali rilasciati dai concorrenti verranno trattati nel rispetto di quanto previsto dal D.Lgs. N.196 del 30 giugno 2003 (Codice in materia di protezione dati personali) e della normativa vigente in tema di privacy;

‐ in ogni momento, i partecipanti potranno esercitare i diritti previsti dall’art. 7 del Codice Privacy (accesso, correzione, cancellazione, opposizione al trattamento) mediante richiesta rivolta senza formalità Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli-Italia ‐ quale Titolare del trattamento ‐ con sede legale in Napoli, Via Agostino Depretis 102;

‐ sono esclusi dalla partecipazione i dipendenti e i funzionari delle missioni diplomatiche della Repubblica Bolivariana del Venezuela, i loro familiari e chiunque abbia un ruolo organizzativo nel Concorso.

Durante il periodo previsto dal presente regolamento il Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli / Sezione Cultura pubblicherà aggiornamenti o integrazioni del presente bando e si occuperà di comunicazione e promozione della manifestazione attraverso la pagina www.facebook.com/Consolato.Venezuela.Napoli, i siti delle istituzioni partner e patrocinanti nonché attraverso media e pubblicità. 

Napoli, 07 marzo 2014

Sezione Cultura
Consolato Generale 
Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli 

Main partner:

Scuola di cinema e fotografia PIGRECOEMME

Con il patrocinio e la collaborazione di:

Comune di Napoli
PAN
Accademia di Belle Arti
Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa

I ‘cuccioli’ della reazione

di Luis Hernández Navarro*

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Lorent Saleh è un giovane venezuelano di  25 anni, dalla lingua incendiaria, ha studiato commercio estero; è uno dei volti visibili della coalizione che sta cercando di far cadere il governo del presidente Nicolás Maduro. Dirige l’organizzazione Operación Libertad, che definisce il castro-comunismo cubano come il principale nemico del Venezuela.

Loreth ha messo a disposizione la sua manovalanza contro la Rivoluzione bolivariana nel 2007. Da allora non si è fermato un attimo. Egli stesso ha organizzato scioperi della fame e campagne come “Chávez miente”. Anche se da anni ha abbandonato le aule, si presenta ancora come leader studentesco. E, anche se non ha alcun impiego conosciuto, viaggia  per l’America Latina nel tentativo di isolare il governo di Maduro.

Il giovane Saleh ha buoni amici in diversi paesi. In Colombia, per esempio, lo coprono e promuovono la Alianza Nacionalista por la Libertad e Tercera Fuerza, gruppi di matrice neonazista (El Espectador, 21/7/13).

Vanessa Eisig è una simpatica ragazza bionda di 22 anni, che usa occhiali da sole e si descrive nel suo profilo Twitter come guerriera della luce e bigama, sposata con la sua carriera e con il Venezuela. Studia comunicazione nella Università Andrés Bello e confessa che, partecipando alle proteste, sente che sta costruendo la Storia.

Vanessa è militante della Juventud Activa Venezuela Unida (JAVU). Esige la deposizione “dell’usurpatore Nicolás Maduro” e di tutto il suo governo. L’organizzazione ha come simbolo un pugno destro chiuso di colore bianco, che – afferma la giovane – “è simbolo di resistenza e di burla al socialismo”.

JAVU, che incentiva l’iniziativa Operación Libertad, si è disimpegnata in un ruolo rilevante negli attuali disturbi che si vivono in Venezuela. Fondata nel 2007, l’organizzazione si definisce come una piattaforma giovanile di resistenza, la quale cerca di “minare i pilastri che sostengono un governo che disprezza la Costituzione, debilita i nostri diritti e consegna la nostra sovranità agli ordini dei decrepiti fratelli Castro”.

Nel suo comunicato del 22 febbraio di quest’anno, JAVU ha denunciato che “forze straniere hanno occupato militarmente il Venezuela. I loro mercenari attaccano in maniera vile e selvaggia. I loro obiettivo è schiavizzarci”. Per conquistare la loro libertà, evidenzia, “è vitale difendere la sovranità della nazione, espellendo i comunisti cubani che qui si trovano per usurpare il governo e la Forza Armata”.

JAVU si ispira e mantiene strette relazioni con OTPOR, che significa Resistenza, e con il Centro per l’applicazione delle azioni e strategie “non violente” Canvas. OTPOR è stato un movimento “studentesco” creato in Serbia per rimuovere il governo del presidente Slobodan Milósevic nel 2000, ricevendo finanziamento da parte delle agenzie governative statunitensi. Canvas è la faccia rinnovata di OTPOR.

Il guru di tali gruppi è il filosofo Gene Sharp, che rivendica l’azione “non violenta” per sconfiggere i governi. Sharp ha fondato l’Istituto “Albert Einstein”, promotore delle cosiddette rivoluzioni di colore nei paesi che non sono affini agli interessi della NATO e di Washington.

Rivelazioni di Wikileaks hanno reso pubblico che Canvas –presente in Venezuela dal 2006– ha elaborato per l’opposizione di questo paese un piano di azione, nel quale propone che siano i gruppi studenteschi e gli attori non formali, quelli capaci di costruire una infrastruttura e sfruttare la legittimità nella lotta contro il governo di Hugo Chávez.

La relazione tra JAVU, Otpor e Canvas è molto stretta. Come ha confessato Marialvic Olivares, militante del gruppo di estrema destra: “le organizzazioni internazionali che ci stanno appoggiando in questo momento sono sempre state al nostro fianco, non soltanto nelle questioni delle proteste, ma anche nelle questioni inerenti la formazione, e noi siamo sempre stati al loro fianco. Non ce ne vergogniamo e non ci fa paura dirlo”.

Ma i vincoli tra i giovani dirigenti studenteschi venezuelani, i think tanks e le agenzie di cooperazione di destra vanno ben oltre l’alleanza con Otpor/Canvas. Diverse fondazioni statunitensi hanno finanziato apertamente il movimento dissidente. Inoltre hanno contato con il sostegno del Partido Popular dello Stato spagnolo e con la organizzazione giovanile di Silvio Berlusconi in Italia.

Come nel caso del giovane avvocato Yon Goicoechea, stella rutilante nelle proteste del 2007 e che adesso studia con un master alla Columbia University, dopo essersi affiliato al partito di Henrique Capriles e dopo averlo abbandonato quando non gli hanno offerto alcuna candidatura. Nel 2008 è stato generosamente ricompensato per il suo impegno nella lotta contro Hugo Chávez. Il Cato Institute gli ha consegnato il premio Milton Friedman per la Libertà, consegnandogli mezzo milione di dollari. 

Un altra forza che ha svolto un ruolo rilevante nel tentativo di deponere Maduro è il Movimento Sociale Universitario 13 Marzo, organizzazione sutdentesca che agisce nella Università de los Andes. Il suo dirigente più conosciuto è Nixon Moreno, antico studente di scienze politiche, accusato di aver violentato Sofia Aguilar, adesso profugo esiliato a Panama.

unnamedQuesti giovani sanno bene quello che fanno: promuovono la destabilizzazione politica. Ricevono finanziamenti internazionali. Militano nelle fila dell’ultradestra e dell’anticomunismo. Sono xenofobi. Sono vincolati con organizzazioni naziste e conservatrici in diversi paesi. E marciano gomito a gomito con politici della destra estrema come Leopoldo López, María Corina Marchado e Antonio Ledezma.

Nonostante ricevano tutto questo sostegno, Lorent Saleh, della Operación Libertad, si lamenta: “Siamo tremendamente soli”. In parte ha ragione. Tra i giovani latinoamericani non riscuotono grandi simpatie né solidarietà. Al contrario, suscitano ripudio e sfiducia. Si vede loro il “pennacchio”… La loro causa non ha nulla a che vendere con le idee del movimento studentesco popolare messicano del 1968. Non c’è da stupirsi che il movimento studentesco cileno li abbiano pubblicamente ripudiati. Per loro, i ‘cuccioli’ della reazione sono impresentabili.

* giornalista de La Jornada (Messico)

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Ciro Brescia]

P-CARC: Intervista con l’Ambasciatore venezuelano in Italia

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Qui di seguito riportiamo l’intervista del P-CARC (Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo) a Julián Isaías Rodríguez Díaz, Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia

Dal mese di febbraio gli imperialisti USA hanno lanciato un’operazione di destabilizzazione per arrivare a un colpo di Stato (come nel 2002 contro il presidente Chávez). Quali sono le principali forze su cui fanno leva all’interno del paese?
Tentativi di questo genere ce ne sono stati anche prima. Già nel ’98 e prima, successivamente si sono concretizzati in un colpo di Stato nel 2002, una serrata del settore petrolifero nel 2003, e, in sequenza, azioni esattamente uguali a queste sono state messe in atto nel 2004, nel 2005 e nel 2007. Non è certo la prima volta che in Venezuela ci troviamo in una situazione di questo tipo. Questi avvenimenti sono parte di ciò che è stato definito “golpe morbido”. Una variante della guerra di quarta generazione, con la quale gli USA inizialmente non si mostrano, non si intromettono in maniera diretta, come è avvenuto in Cile. Agiscono disarticolando la società per generare il caos e in maniera che venga attribuita la responsabilità al governo venezuelano e, successivamente, attraverso i mezzi di comunicazione nazionali ed internazionali, manipolano i fatti, ingigantendo e amplificando ciò che sta avvenendo.

 
In Venezuela in questo momento ci troviamo in una situazione economica difficile e complessa proprio a causa dei fatti di cui sopra, e che ancora oggi accadono. In Venezuela andiamo a dormire con il nemico, ci conviviamo. È una situazione diversa da quella che vive Cuba e che hanno vissuto altri paesi che hanno provato a costruire una società alternativa. Come accade in Bolivia, in Ecuador, o nello stesso Brasile, questa strategia di destabilizzazione il Venezuela la sta vivendo da molto tempo. Non si tratta semplicemente di un problema di ordine economico. È un problema inerente al fatto che c’è chi non vuole che esista alcun riferimento alla costruzione di un sistema diverso dal capitalismo. Noi siamo questo riferimento, continueremo ad esserlo e siamo assolutamente certi che il popolo venezuelano, i cittadini venezuelani che hanno sconfitto la reazione 17 volte nelle ultime 18 elezioni, faranno fallire i tentativi di destabilizzazione. 

 

Possiamo dire che questa operazione è il segno che il tentativo delle forze reazionarie interne di rovesciare il governo bolivariano per via elettorale è andato a vuoto? I risultati delle elezioni amministrative dell’8 dicembre scorso da questo punto di vista parlano chiaro…
Nella domanda è già insita la risposta. Come dicevo, in Venezuela in 18 elezioni il processo popolare rivoluzionario si è imposto per ben 17 volte. Le ultime tre sono state chiare: Capriles perde con Chávez, Capriles perde con Maduro e, successivamente, con le elezioni municipali, la differenza tra le forze rivoluzionarie e l’opposizione è superiore ad un milione di voti garantendoci la vittoria nel 71% dei municipi. Questo ha fatto pensare, non all’opposizione venezuelana, ma a coloro che la animano, a coloro che la utilizzano, che non c’è alcuna possibilità di imporsi con le elezioni e la democrazia. 
L’imperialismo, il fascismo non si fanno problemi nell’inventare qualsiasi cosa che non sia democratica, elettorale e pacifica per prendere il potere.  È per loro fondamentale mantenere il potere per continuare a tenere in piedi le relazioni capitaliste appoggiando tutte le azioni utili ad allargare il dominio dell’imperialismo neoliberista. Se per fare ciò hanno bisogno di ricorrere alla violenza fascista, lo fanno… e abbiamo già diversi esempi: il più recente è quello dell’Ucraina, ma prima c’è stato l’attacco contro la Siria e quello contro l’Egitto, nulla di nuovo quindi. Specialmente nei paesi produttori di petrolio: non in Arabia Saudita né in Qatar, ma in quei paesi che possono offrire una resistenza all’imperialismo e che possono in qualche modo offrire un’immagine di rinnovamento della società in funzione di una maggiore giustizia e uguaglianza. 

Da noi i giornali che non hanno collaborato alla campagna di disinformazione e diversione made in USA hanno principalmente denunciato l’operato delle squadre fasciste e la falsità delle notizie (e delle immagini!) partite dalla CNN. Noi vorremmo concentrarci sull’azione che il governo sta conducendo per continuare la rivoluzione bolivariana e avanzare verso il socialismo. Recentemente infatti il presidente Maduro ha annunciato un piano in 4 punti: 1. lotta alla speculazione sui prezzi nel commercio al minuto, 2. lotta contro l’insicurezza e la criminalità diffusa con interventi per creare posti di lavoro, 3. lotta per rafforzare le amministrazioni locali (comunali), 4. lotta contro la cospirazione. Quali sono le forze mobilitate per attuarlo e i risultati a oggi raggiunti?
La lotta contro l’insicurezza, contro la speculazione, contro l’irreperibilità dei prodotti, è una lotta che stiamo portando avanti da molti anni e che negli ultimi tempi si sta approfondendo. E’ una lotta permanente, perché uno dei modi per destabilizzare il nostro processo rivoluzionario da parte di questo nemico con cui andiamo a dormire, che abbiamo in casa, è provocare l’irreperibilità dei prodotti attraverso il controllo del commercio, quello che ancora sta nelle loro mani, e della produzione di alcuni beni di prima necessità e materie prime, che ancora conservano, per mettere in difficoltà il governo. Per arginare questa situazione stiamo agendo in maniera creativa [ndt: il riferimento implicito è alla frase di Simón Rodríguez “o inventamos, o erramos”, che può essere tradotta con “se non siamo creativi, commettiamo un errore”]. Stiamo dando una risposta nuova, promuovendo la mobilitazione popolare, delle donne, degli anziani, dei diversamente abili, dei lavoratori dell’industria petrolifera, affinché il Paese prenda coscienza che la sua forza fondamentale, pacificamente, sta nella mobilitazione di massa per dare sostegno al governo. E affinché il governo si esprima con forza con la voce delle comunità, pacificamente e nel migliore dei modi, con l’obiettivo di disarticolare le manifestazioni violente del fascismo. La violenza di coloro che vogliono trascinare nel caos e nel disordine la nostra società per generare eventuali scontri con il governo e quindi dimostrare che il governo è repressivo e che bisogna liberarsene con ogni mezzo, anche in maniera non democratica. Alla luce del fatto che non sono riusciti a raggiungere questo obiettivo, rimane solo la carta del golpe e dell’intervento esterno di terzi. Nel paese sono già sconfitti, sanno di non avere alcuna possibilità elettorale e nessuna possibilità democratica di imporsi e stanno intraprendendo forme non democratiche per arrivare al potere. Ma questo meccanismo non darà loro alcun risultato.
Il governo sta affrontando le questioni economiche, della giustizia, dell’occupazione, della sanità, abitative e dell’educazione. La Rivoluzione non si è mai fermata e possiamo vantare, di fronte al mondo, cifre e statistiche grazie alle quali la nostra Rivoluzione, agli occhi del mondo, non è solo una parola, ma conta su conquiste, fatti concreti, progressi sociali che danno profonda dignità alla società venezuelana. Ci sono meno poveri e ci sono molti più studenti di prima, siamo al quinto posto nel mondo per numero di nuovi iscritti all’Università. La popolazione del Venezuela è giovane, con una età media di 35 anni, e questa popolazione aspira ad un futuro migliore, come si è visto nelle elezioni: nell’ultima tornata elettorale il rapporto tra maggioranza e opposizione si è attestato al 60% contro il 40%.
Siamo perfettamente coscienti che tutto ciò è un riferimento mondiale nella lotta contro il capitalismo. 

Che dimensioni ha la classe operaia di fabbrica in Venezuela? Come è organizzata? Che orientamento e che ruolo ha nell’attuazione del piano in 4 punti?
Facevo prima riferimento al fatto che una delle mobilitazioni di appoggio al Governo rivoluzionario è stata una manifestazione di migliaia di lavoratori dell’industria del petrolio a Caracas. Una manifestazione così non c’era mai stata prima in Venezuela, una manifestazione dei soli lavoratori del settore petrolifero che sono scesi in piazza per sostenere pacificamente Maduro. La classe operaia si organizza in sindacati, ci sono centrali operaie nazionali, esistono diverse organizzazioni sindacali e reti sociali. Indubbiamente, con il processo rivoluzionario i più favoriti sono stati i lavoratori: c’è più lavoro, ci sono salari migliori, abbiamo il salario minimo più alto dell’America latina. Ci sono diverse opportunità per i figli dei lavoratori, opportunità di educazione e di formazione, ci sono opportunità di studio per gli stessi lavoratori: la giornata lavorativa è stata ridotta, i lavoratori hanno molto più tempo libero, hanno più tempo a disposizione per la formazione intellettuale, accademica, pratica, spirituale. Soprattutto esiste la certezza che la società marcia verso l’uguaglianza dei cittadini, marcia per dare risposte ai problemi di chi ha meno e fra questi ci sono i lavoratori. Non è un caso che la campagna di destabilizzazione si sia basata sulla categoria degli “studenti”, in nessun caso hanno provato a coinvolgere i lavoratori. Questo indica che i lavoratori sono parte fondamentale del processo rivoluzionario. 

Nel 2002, all’epoca del colpo di Stato contro il governo del presidente Chávez, il grosso delle Forze Armate venezuelane rimase fedele alla Costituzione e alla rivoluzione. Qual è attualmente il loro orientamento?
Una delle cose interessanti delle Forze Armate venezuelane è che rappresentano le uniche Forze Armate dell’America latina di estrazione popolare. La maggior parte delle caste che si sono formate in America latina tra le FA viene dall’élite della società, dell’aristocrazia sociale, invece in Venezuela proviene dal popolo e questo fa sì che abbiano una visione del paese molto più aderente e reale, con maggiore senso di responsabilità rispetto ad altre dell’America latina. Inoltre abbiamo avuto anche un altro elemento importante, con il Presidente Chávez, che proviene dalle fila delle Forze Armate con un’estrazione popolare: un contadino, un uomo di famiglia molto povera che è arrivato ad essere un comandante delle FA ed è arrivato ad essere Presidente della Repubblica uscendo da una caserma. Questo ha generato nelle FA una visione che noi chiamiamo “civico-militare”, che mette insieme l’elemento civile e militare con l’obiettivo di costruire il Paese. Uniti per costruire il Paese. In nessun altro Paese si è verificata una situazione di questo genere, ed è qualcosa che difficilmente può accadere dove le FA non hanno un’estrazione popolare. Inoltre hanno anche una maggiore coscienza politica. Il militare non è solo colui che ha come missione la difesa dello Stato, ma piuttosto la difesa della società. Questa difesa della società si articola in azioni che non sono necessariamente di guerra, ma in azioni con le quali i militari partecipano al lavoro civile con l’obiettivo di dare senso, formazione e conquiste alla società rivoluzionaria. I nostri soldati partecipano permanentemente alle attività per far fronte al problema degli approvvigionamenti alimentari, alla lotta al contrabbando, per evitare che gli alimenti vengano contrabbandati fuori dal paese. Trasporto, educazione, salute: i militari partecipano a tutte queste attività che sono attività civili. Ma l’aspetto più importante, che noi consideriamo imprescindibile, è che i militari sono strettamente legati al concetto di sovranità del nostro paese: per loro la cosa più importante è che il nostro paese sia un paese sovrano (concetto fondamentale di qualsiasi forza armata che sia tale), integrando a questo l’idea della società, della propria famiglia, dei propri fratelli, e facendo proprie le idee dei libertadores. Le nostre FA sono forze liberatrici, per liberare il nostro paese dall’oppressione. 

Sempre nel 2002, la gerarchia ecclesiastica (in particolare l’allora vescovo di Caracas Velasco Garcia) ebbe una parte importante nel colpo di Stato. Che forza ha la gerarchia ecclesiastica in Venezuela? qual è oggi il suo atteggiamento?
Esistono due Chiese. Quella dall’alto e quella dal basso. Quella che dirige la Chiesa e quella che milita, che partecipa alla Chiesa. Quella che partecipa alla Chiesa con contenuto popolare, non sarà mai domata né addomesticata da questa gerarchia ecclesiastica. Questa gerarchia ecclesiastica risponde agli interessi fondamentali di dominazione, ma coloro che stanno in basso, i dominati, sanno che devono liberarsi di questi gerarchi e sanno che devono liberarsi da questi elementi di dominazione. La Chiesa in Venezuela ha sempre giocato un ruolo determinante contro la liberazione. Nell’epoca di Bolívar la Chiesa provò a frenare l’emancipazione del Venezuela e in tutte le altre occasioni la Chiesa, per quanto concerne la sua gerarchia, è stata una Chiesa assolutamente conservatrice. Oggi continua ad avere lo stesso ruolo. Ma, insisto, esistono due Chiese: una cosa sono quelli che la dirigono e altro sono coloro che partecipano alla Chiesa. Chi partecipa alla Chiesa non necessariamente si identifica con i cardinali, con i vescovi. Inoltre ci sono molti sacerdoti in America latina che fanno ancora parte della Teologia della Liberazione e sono impegnati in un’interessante attività al fine di usare lo strumento della religione per unirsi al popolo e organizzare nelle fila del popolo una forza di liberazione.  

Ringraziamo Ciro Brescia, redattore di ALBAinformazione – per l’amicizia e la solidarietà tra i popoli, che ha curato la traduzione dell’intervista.

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