(VIDEO) «Mi amigo Hugo» di Oliver Stone

Julián Rodríguez: «opposizione disperata»

da lindro.it

Ambasciatore, nel suo Paese la protesta continua. Quali sono state le cause scatenanti dei disordini di questi giorni?
Dal 1999 esiste per il Venezuela una strategia di destabilizzazione che si acutizza ogni qual volta l’opposizione perde una opportunità elettorale. Recentemente ha perso due elezioni presidenziali (con Chávez e poi con Maduro) e una elezioni a livello nazionale dei sindaci nella quale ha vinto in 74 comuni contro 261 del chavismo. Questa è la causa: la disperazione. Cercano di creare il caos come in Ucraina: Noi non siamo l’Ucraina, né l’Egitto, né tanto meno la Siria. Qui c’è un popolo cosciente, che si è sviluppato politicamente e socialmente, che conosce le “rivoluzioni colorate” e i sogni dell’imperialismo.

Quanto può aver giocato la difficile situazione economica che vive il Paese nell’esacerbare i motivi della protesta?
Esistono problemi economici. Certo non li nascondiamo. Una rivoluzione aggredita, affinché sia sconfitta deve avere problemi economici. Gli introiti economici hanno contenuto gli assalti esterni. Il nostro problema è politico, non economico. Abbiamo ridotto la povertà del 70%, la disoccupazione non arriva al 6%. Il paniere delle famiglie è garantito dal sussidio del governo. L’educazione è pubblica e conta con la più alta percentuale di iscritti in America latina. La quinta a livello mondiale, riconosciuta dall’Unesco.

C’è chi sostiene che il restringersi del pluralismo mediatico nel suo Paese lasci sempre meno spazio alle opposizioni politiche di esprimere il proprio dissenso. Come risponde il Governo che rappresenta?
Chiunque visiti il Venezuela si può facilmente rendere conto che si tratta di un’ulteriore menzogna della guerra mediatica e dei manuali delle guerre di 4’ e 5’ Generazione. I giornali di maggiore circolazione El Nacional, El Universal e Ultimas Noticias sono al servizio dell’opposizione. Il 67% dei canali radiofonici appartiene agli avversari del chavismo e i canali delle televisioni più seguite (Televén e Venevisión) sono stati artefici attivi del Golpe del 2002. Il Governo è mediaticamente in minoranza nel paese. All’esterno non esiste. Siamo totalmente invisibili e non abbiamo diritti di replica.

I rapporti tra il Governo e l’opposizione sembravano meno tesi dopo la stretta di mano dell’8 gennaio tra Maduro e Capriles. Cosa è cambiato in così poco tempo?
L’opzione di potere per l’opposizione, la perdita di immagine di Capriles che adesso non è più il leader dell’opposizione. Le divisioni interne della stessa opposizione. Fanno a gara per accaparrarsi le risorse economiche che inviano loro dall’estero per destabilizzare il Paese. Un settore moderato aspira a governare e uno violento teme di essere scalzato dagli oppositori di maggiore esperienza.

Leopoldo López, uno dei principali organizzatori delle manifestazioni, rimane in carcere, nonostante siano cadute le accuse più pesanti mosse nei suoi confronti (terrorismo e omicidio). Non crede che la carcerazione di uno dei leader della protesta possa fomentare i contrasti?
Leopoldo López ha partecipato al colpo di Stato venezuelano del 2002. Adesso ha diviso l’opposizione in violenti e non violenti. Si è consegnato alle autorità perché un settore più violento di lui è intenzionato ad ucciderlo per far poi credere che sarebbe stato assassinato dal Governo. Le accuse di terrorismo non sono state ritirate. Inoltre, ci sono un insieme di reati da codice penale che ancora pendono su di lui.

I ‘collettivi’ paramilitari come 23 de Enero hanno giocato un ruolo fondamentale nell’escalation della violenza. Come pensa che dovrebbe comportarsi il Governo nei loro confronti?
In Venezuela non esistono collettivi paramilitari. Esistono individualità paramilitari che vengono dall’esterno per assassinare a distanza con armi telescopiche. Il Collettivo ’23 de enero’ è un gruppo duro, da quel quartiere si è posto fine ad una dittatura nel 1958, sono gruppi popolari radicali con una coscienza politica e sociale.

Alcuni analisti sostengono che il Governo abbia in realtà tutto da guadagnare da un’opposizione più radicale.
La discussione attuale nelle fila dell’opposizione è questa. A chi beneficia di più la violenza radicale di un settore dell’opposizione? É evidente la stanchezza nella classe media che appoggia gli oppositori. Il vandalismo si realizza nelle zone dove governa l’opposizione dove il valore del metro quadrato delle proprietà è il più alto dell’America latina.

Tre diplomatici statunitensi sono stati espulsi con l’accusa di cospirazione. Condivide il parere di chi vede nei disordini la mano degli Stati Uniti, che vorrebbero liberarsi di un Governo con cui non sono in sintonia?
La diplomazia nordamericana cospira sempre. Hanno spiato il Papa, gli israeliani e gli inglesi. In America Latina a chi chiede del perché negli USA non ci sono colpi di Stato, si risponde: perché non ci sono Ambasciate USA. In Venezuela il Golpe del 2002 è stato diretto da quest’Ambasciata e anche la serrata petrolifera che ha fatto perdere al Paese 20 miliardi di dollari in 64 giorni è stata da lì orchestrata. I tre funzionari sono stati scoperti mentre consegnavano i visti agli studenti nelle tre Università più importanti del Paese: la UCV, la Universidad de los Andes e La Universidad del Zulia. I settori della società più sensibili sono tra le classi medie, l’oligarchia che si divideva i proventi del petrolio e gli importatori. Il resto dell’opposizione sono le briciole che restano dei partiti tradizionali che sono spariti o che stanno sparendo.

I Governi dell’Alba si sono mostrati solidali con il Governo, mentre altri, come la Colombia, hanno avuto una posizione più critica. Pensa che questi eventi possano cambiare le relazioni diplomatiche e gli equilibri regionali?
Nella vigna del Signore si trova di tutto. Specialmente quando ‘il Signore’ ha un nome e un cognome. Faremo tutto il possibile per mantenere le relazioni con la Colombia. Siamo fratelli, figli dello stesso Libertador. Condividiamo un confine di oltre mille chilometri e siamo latinoamericani.

Qui in Italia, e in Europa, si parla più di Ucraina che di Venezuela. Viene spontaneo fare un parallelo tra le due vicende. Pensa che la protesta possa raggiungere i livelli di Kiev, e causare un cambio al Governo, o nuove elezioni?
Non siamo l’Ucraina. Abbiamo vinto 18 su 19 elezioni. Siamo il riferimento di una società alternativa di fronte al capitalismo. Non ci siamo separati da una potenza alla quale appartenevamo. Abbiamo storicamente una guerra di indipendenza e una guerra federale nonostante le ingerenza quotidiane degli USA non sono mancate. Siamo cresciuti elettoralmente e nella coscienza. Siamo alla ricerca di una identità che la Spagna prima e gli USA dopo ci hanno ritardato. Vogliamo la sovranità e la non dipendenza. In Venezuela non c’è Kiev.

A proposito di cambi di Governo, vede un parallelismo con il Colpo di Stato del 2002? Quanto pesa la memoria storica di quell’evento nella lettura dei fatti di oggi?
La lettura pesa. In America diciamo: “a quien lo pica culebra, bejuco le para el pelo” [Chi rivive una brutta esperienza accaduta in passato, presta maggiore attenzione]. Per il resto è stato lo stile USA per liberarsi, non dei governi che li avversano ma di quelli che non possono controllare. Hanno imposto una politica di forza ed interferenza che oggi l’America latina rifiuta. Non solo il Venezuela, il Brasile, l’Argentina, l’Uruguay e ovviamente l’Ecuador e la Bolivia. Il Cile lentamente sta cercando una definizione che quanto prima troverà. In Perù accade lo stesso. Solo la Colombia sembra essere un interrogativo costante.

Su quali basi si può ristabilire un dialogo più costruttivo e pacifico fra il Governo e l’opposizione?
Sulla base del riconoscimento dell’avversario. Il Governo è cosciente che esiste una opposizione. L’opposizione non riconosce il Governo. Secondo le loro stesse parole bisogna sconfiggerli nelle elezioni come ha fatto Chávez affinché sentano la sconfitta. Il Governo sa che i processi elettorali è assolutamente impossibile truccarli. Per l’opposizione solo quando vince sono legittime. Come nella legge “dell’imbuto”: se mi favorisce è legittima, se non mi favorisce non esiste la divisione dei poteri. Su 19 elezioni ne abbiamo vinte 18 e per l’opposizione la maggioranza continua ad essere in discussione. Capiamo che non vogliono il socialismo come opzione ma non offrono al Paese nessuna altra alternativa che non siano “le dimissioni del Governo”. Le idee si discutono e siamo disposti a dibattere ciò che vogliamo per l’Americalatina ed il mondo. Abbiamo accettato la legalità borghese, lo Stato di diritto borghese, la legittimità elettorale, il pacifismo e la non violenza, la società per tutti e non solo per una minoranza, i diritti umani per i neri e per i bianchi, per i meticci, per los pardos e los zambos. Nel colpo di Stato del 2002 si è intravista una corrente razziale come segno di potere cosa che ha già prodotto una guerra mondiale.

Elias Jaua: media amplificano le notizie negative sul Venezuela

Immaginedi Magdalena Valdez – YVKE Radio Mundial

Il ministro degli Esteri, Elias Jaua Milano ha partecipato lunedi 3 Marzo alla 25° sessione della Commissione per i Diritti Umani tenutasi a Ginevra, in Svizzera.

Il Ministro degli Esteri ha denunciato la guerra psicologica realizzata dai potenti media nazionali e internazionali al fine di amplificare le notizie negative sul Venezuela e «presentare l’immagine di un paese sprofondato nel caos e nella guerra civile».

Ha sottolineato come questi media abbiano cercato di rappresentare un Venezuela in preda al caos generalizzato, dove le autorità attuano una repressione indiscriminata e sproporzionata nei confronti del popolo, «al fine di giustificare l’intervento straniero negli affari interni, e promuovere condanne e sanzioni ingiuste».

Di fronte alle violente proteste poste in essere da gruppi estremisti in diverse città del paese, il Ministro degli Esteri ha sostenuto che per la Rivoluzione Bolivariana la protesta pacifica costituisce una delle forme di partecipazione diretta del popolo «che promuove la necessaria pluralità e il dissenso che dev’essere presente in un sistema politico e democratico», ma ha sottolineato che nell’ultimo mese «il popolo venezuelano è stato sottoposto a un continuo assedio da parte dei militanti di destra».

«Gruppi addestrati, in nome del legittimo diritto a manifestare, hanno in maniera violenta chiuso strade pubbliche, impedendo così il libero transito necessario per esercitare il diritto al lavoro, all’istruzione, agli acquisti di prodotti alimentari, al trasporto dei pazienti presso i centri di assistenza sanitaria» ha spiegato il Ministro.

Ha inoltre affermato che durante le manifestazioni violente, i sostenitori dell’opposizione hanno bruciato camion di cibo, distrutto gli uffici governativi, le ambulanze, hanno attaccato i mezzi di trasporto pubblico e i suoi utenti.

L’inviato speciale di Telesur a Ginevra, Julio Cesar Mejias, ha riferito che Jaua si è riunito lunedi con una delegazione del Vietnam, mentre martedì incontrerà Ban Ki -moon e i rappresentanti di Cuba, Bolivia e Unione Europea per esporre la situazione reale che si vive in Venezuela.

[Trad. dal castigliano per ALBAinformazione di Fabrizio Verde]

«Guarimbas»: in Venezuela è golpe strisciante

Il desfile civico-militar del 5 marzo in omaggio al Comandante Eterno

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

In piazza Alta­mira, il pupazzo impic­cato al sema­foro è il pre­si­dente Nico­las Maduro. A Los Rui­ces – altro quar­tiere di classe media con l’opposizione all’80% dei voti — altri pupazzi col cap­pio. Rap­pre­sen­tano i mili­tari «servi dei cubani», che un car­tello defi­ni­sce «lec­ca­culi, tra­di­tori, codardi». Di fianco, pen­zo­lano pro­dotti che scar­seg­giano nei super­mer­cati. Par­tono tre vie a croce, in parte bloc­cate da cumuli di coper­toni, letti, spaz­za­tura che all’occorrenza sarà incen­diata. Nei giorni scorsi – rac­conta un abi­tante — il camion della net­tezza urbana ha ten­tato di riti­rarla, ma è stato dis­suaso a sassate.

Le strade di Cara­cas sono inso­li­ta­mente scor­re­voli per via dei giorni di festa, ma a Los Rui­ces ferve la «gua­rimba». Una tec­nica insur­re­zio­nale, già vista nel 2004 con­tro la pre­si­denza di Hugo Cha­vez. Si bloc­cano le strade dei quar­tieri e anche le arte­rie prin­ci­pali. Si attac­cano edi­fici e forze gover­na­tive: per pro­vo­care una rea­zione «repres­siva» dello Stato che giu­sti­fi­chi un inter­vento stra­niero, appog­giato da una sol­le­va­zione interna. Roberto Alonso, l’ideologo di estrema destra della «gua­rimba», la definì uno sfogo senza con­trollo di tutte le sin­gole fru­stra­zioni: con l’unico obiet­tivo di para­liz­zare il paese.

Fino al tra­monto, l’accesso alle mac­chine è par­zial­mente con­sen­tito. La stessa gente di oppo­si­zione comin­cia a non poterne più del fumo dei rifiuti bru­ciati e di quello dei lacri­mo­geni, quando la Guar­dia nacio­nal boli­va­riana (Gnb) inter­viene per disper­dere gli attac­chi più accesi: «Los Rui­ces si rispetta», ha scritto qual­cuno. Nei cor­tili dei palazzi che affac­ciano sulla strada, sta­zio­nano cumuli di oggetti get­tati dalle fine­stre sui mili­tari, resti di bot­ti­glie molo­tov, un’enorme testug­gine, e per­sino un vec­chio water. La Gnb sta­ziona poco lon­tano. Quando entra con le moto­ci­clette, quello die­tro stende uno scudo di ple­xi­glas sulla testa del gui­da­tore.

Lunedì sera, quando un’ottantina di per­sone ha ripreso la «gua­rimba», una ragazza della Gbn è entrata a piedi in una delle strade bloc­cate per evi­tare il lin­ciag­gio di un ladro, seguita da due altri mili­tari. Altri mani­fe­stanti hanno sro­to­lato un len­zuolo con su scritto «Gente de Los Rui­ces» e hanno mar­ciato fino alla vicina Tv Canal 8, che ha subìto danni e aggres­sioni ai gior­na­li­sti. Visi­bile anche all’entrata degli studi tv resti di molo­tov e di oggetti lan­ciati. Poi il suono delle cas­se­ruole si è inter­rotto, per ripren­dere verso le 2 di notte. Per strada, alcune per­sone hanno gio­cato a domino fino a tardi, intorno a un tavolo con su scritto «spiag­gia». La festa e la pro­te­sta. Da una parte le maschere del car­ne­vale e i fuo­chi d’artificio, dall’altra i pas­sa­mon­ta­gna e gli incendi dei «gua­rim­be­ros» che chie­dono «la salida» (la par­tenza) di Maduro. Nel fine set­ti­mana, la mag­gio­ranza dei cit­ta­dini ha appro­fit­tato dei 4 giorni di vacanza per godersi la spiag­gia.

Un’altra parte del paese ha scelto la piazza. Nei quar­tieri di classe medio alta, dove la Mesa de la uni­dad popu­lar (Mud) fa il pieno di voti, l’opposizione ha ani­mato una grossa mani­fe­sta­zione. E ieri c’è stata un’altra mar­cia nella parte est.

Oggi, una grande sfi­lata civico-militare ricorda l’ex pre­si­dente Cha­vez, scom­parso da un anno. Tra gli ospiti inter­na­zio­nali, il regi­sta Oli­ver Stone, che pre­senta il suo film «Il mio amico Chavez».

Gli stu­denti «chie­dono rispo­ste chiare», tito­lano i grandi media pri­vati, men­tre Maduro rin­nova l’invito al dia­logo. Ma, al di là di una gene­rica pro­te­sta con­tro l’insicurezza e l’inflazione (pro­blemi sto­rici del Vene­zuela che non si risol­vono per decreto e sui quali di certo non si è fatto peg­gio dei governi della IV Repub­blica, modello Fmi), l’unica richie­sta chiara è: far cadere il governo. Che sarà «inef­fi­ciente», ma quando inter­viene con­tro le spe­cu­la­zioni dei com­mer­cianti e il con­trab­bando non va più bene. Si pro­te­sta con­tro «l’impunità» e al con­tempo con­tro «la dit­ta­tura che reprime». Il tasso di cri­mi­na­lità è ele­vato (che dire del Mes­sico e di altri paesi lati­noa­me­ri­cani?). In nes­sun paese demo­cra­tico, un gene­rale gol­pi­sta può asser­ra­gliarsi nella villa di lusso con un mitra­glia­tore, minac­ciare una strage e non venire arre­stato, com’è suc­cesso qui. Che sarebbe acca­duto se l’esercito fosse intervenuto?

In un paese in cui l’istruzione è gra­tuita così come tutti gli altri diritti ele­men­tari, le con­te­sta­zioni nascono soprat­tutto dalle scuole pri­vate, ove i ceti poli­tici abi­tuati al comando non accet­tano che «anche la cuoca possa diri­gere lo stato» (in que­sto caso l’ex ope­raio del metro Nico­las Maduro). Il coro di anime belle dirige la gran­cassa sui «diritti umani». Il cileno José Vivanco, diret­tore della sezione ame­ri­cana di Human Rights Watch, se l’è presa per­sino con Miguel Insulza, segre­ta­rio dell’Organizzazione degli stati ame­ri­cani (Osa). Sol­le­ci­tato dai governi neo­li­be­ri­sti di Panamà e Para­guay, Insulza ha rispo­sto che l’Osa «non inter­verrà in Vene­zuela né in nes­sun altro paese».

Dichia­ra­zioni «sfor­tu­nate», secondo Vivanco, per­ché «i diritti umani sono uni­ver­sali». Uni­ver­sali, sì, ma evi­den­te­mente «con riserva» per Vivanco, per nulla toc­cato dalla vio­lenza dei «gua­rim­be­ros». Si dà per inteso che lo fac­ciano per una «giu­sta causa», quella dei ban­chieri e degli oli­gar­chi. E qui, che il fine giu­sti­fi­chi i mezzi non scan­da­lizza nes­sun pro­fes­sio­ni­sta della «non vio­lenza». A Gine­vra, il mini­stro degli Esteri, Elias Jaua, ha espo­sto la situa­zione al Segre­ta­rio Onu, Ban Ki-moon.

In Gran Bre­ta­gna, oltre 70 per­so­na­lità hanno fir­mato un appello pub­bli­cato dal Guar­dian con­tro il golpe stri­sciante in Vene­zuela. Fra cui Ken Loach, John Pil­ger, Tariq Ali, l’ex sin­daco di Lon­dra Ken Living­ston e l’economista Itsvan Mesza­ros. «Maduro, però, non cadrà, i suoi indici di gra­di­mento restano mode­ra­ta­mente alti», com­menta dagli Usa Mer­rill Lynch, tra le ana­li­ste più cri­ti­che della gestione eco­no­mica del governo bolivariano.

GAlleЯi@rt: Por aquí pasó Chávez!

di Stefania Moschini

In tutto il mondo, le ambasciate e i consolati della Repubblica Bolivariana del Venezuela hanno organizzato tantissimi eventi per ricordare la scomparsa del Presidente Chávez nel suo primo anniversario. Un uomo che si è dato anima e corpo per il suo popolo. Militare, ma anche intellettuale, idealista ma dall’atteggiamento pragmatico. Grazie al suo profondo rispetto per la legge, oggi il Venezuela ha una delle costituzioni più avanzate al mondo, in cui uomini e donne sono posti sullo stesso piano, in ogni dimensione d’identità. A conclusione del mese di feste ed eventi a lui dedicati, presso la Gallery Art della Galleria Principe, il 7 marzo alle ore 18.00 il Consolato della Repubblica Bolivariana di Napoli ha organizzato un evento intitolato“Encuentro con el Comandante”.

Durante la serata, sarà presentata la rivista “Amerindia”, uno stralcio dell’America Latina tra storia moderna e contemporanea. Le parole dei consoli Carlos Abreu Colmenares e Marnoglia Hernández Groeneveledt anticiperanno l’inaugurazione del murales “Por aquí pasó Chávez”, realizzato dagli artisti Leticia Cascone Ruiz e Jorit Agoch. Il “Progetto Eva”, collettivo facente parte della Consulta Giovani di Quarto, svolgerà un reading di racconti, estratti di discorsi e poesie del Presidente Chávez.

La serata si finirà con il concerto tradizional-popolare venezuelano, latinoamericano e italiano di Massimo Ferrante, cantautore consapevole della canzone popolare del Sud Italia.

"En Tiempos de Guarimba"

Conoce a quienes te quieren dirigir

La Covacha Roja

Donde encontramos ideas avanzadas

Pensamiento Nuestro Americano

Articulando Luchas, Cultivando Resistencias

RE-EVOLUCIÓN

Combatiendo al neofascismo internacional

Comitè Antiimperialista

Contra les agressions imperialistes i amb la lluita dels pobles per la seva sobirania

SLAVYANGRAD.es

Nuestra ira no tiene limites. (c) V. M. Molotov

Auca en Cayo Hueso

Just another WordPress.com site

Gli Appunti del Paz83

Internet non accende le rivoluzioni, ma aiuta a vincerle - Il Blog di Matteo Castellani Tarabini

Sociología crítica

Articulos y textos para debate y análisis de la realidad social

Hugo Chavez Front - Canada

Get to know what's really going on in Venezuela

Revista Nuestra América

Análisis, política y cultura

Avanzada Popular

Colectivo Avanzada Popular

Leonardo Boff

O site recolhe os artigos que escrevo semanalmente e de alguns outros que considero notáveis.Os temas são ética,ecologia,política e espiritualidade.

Vientos del Este

Actualidad, cultura, historia y curiosidades sobre Europa del Este

My Blog

Just another WordPress.com site

Festival delle idee politiche

Rassegna annuale di teorie politiche e pratiche della partecipazione civile

Far di Conto

Piccoli numeri e liberi pensieri

Miradas desde Nuestra América

Otro Mundo es Posible, Necesario, Urgente. Desde la provincia chilena

Como te iba contando

Bla bla bla bla...

Coordinadora Simón Bolívar

¡Bolívar vive la lucha sigue!

LaDu

Laboratorio di Degustazione Urbana

il Blog di Daniele Barbieri & altr*

"Per conquistare un futuro bisogna prima sognarlo" (Marge Piercy)

KFA Italia - notizie e attività

notizie dalla Corea Popolare e dalla Korean Friendship Association

KFA Euskal Herria

Korearekiko Laguntasun Elkartea | Korean Friendship Association

ULTIMOTEATRO.PRODUZIONIINCIVILI

Nuova Drammaturgia del Contemporaneo

Sociales en PDF

Libro de sociales en formato digital.

matricola7047

Notes de lectura i altres informacions del seminari sobre el Quaderns de la Presó d'Antonio Gramsci ( Associació Cultural Espai Marx)

Centro Cultural Tina Modotti Caracas

Promoción de la cultura y arte Hispanoamericana e Italiana. Enseñanza y educaciòn.

Racconti di quasi amore

a costo di apparire ridicolo

Ex UAGDC

Documentazioni "Un altro genere di comunicazione"

Esercizi spirituali per signorine

per un'educazione di sani principi e insane fini

JoséPulido

La página del escritor venezolano

Donne in rosso

foglio dell'ADoC (Assemblea delle donne comuniste)

Conferenza Mondiale delle Donne - Caracas 2011

Just another WordPress.com site

críticaypunto

expresamos la verdad

NapoliNoWar

(sito momentaneamente inattivo)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: