La menzogna: strumento principe della propaganda fascista contro il Venezuela

da avn.info.ve

Caracas, 20feb2014, AVN.- La menzogna è il principale strumento della strategia di propaganda dell’ultradestra venezuelana. Persegue la vittimizzazione presentando come pacifici i gruppi fascisti che ricercano la caduta del governo costituzionale e persino la morte del Presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, eletto da circa dieci mesi dalla maggioranza popolare, che disconoscono e rifiutano.

Tutto è diretto alla creazione di un racconto basato sui «giovani sognatori» che affrontano uno «Stato potente ed oppressivo», senza includere nel racconto i finanziamenti degli USA, l’addestramento da parte di gruppi specializzati nella esportazione dei colpi di Stato, il carattere fascista delle organizzazioni coinvolte con la violenza e il sostegno del potere economico e delle transnazionali della comunicazione.

Alla stessa maniera dell’aprile del 2002, quando fu sconfitto per 48 ore il Comandante Hugo Chávez, ancora una volta il carattere principale della sceneggiatura se lo aggiudica la menzogna, non c’è spazio per la verità. La falsità si esprime in diverse forme: la violenza la si chiama pace e le azioni violente si chiamano proteste pacifiche.

Risulta interessante enumerare a grandi linee ed alcune delle bugie che sono diffuse e posizionate come matrice di opinione per promuovere un altro colpo di Stato contro la Rivoluzione Bolivariana. In questo senso, il 19 febbraio passato affermava il Cancelliere Elías Jaua che, per continuare nella direzione chavista di costruire il socialismo, «durante i 10 mesi di Governo di Nicolás Maduro non si è avuto un solo giorno, una sola settimana, un solo mese dove non si sia tentato portare al Governo a una situazione di destabilizzazione che giustifichi la sua sconfitta».

Sono proteste

Le proteste sono caratterizzate da richieste ed obiettivi specifici, un’agenda di richieste per la soluzione immediata delle problematiche sociali. Queste sono azioni violente, convocate con un solo slogan: «La salida», in riferimento al loro colpo di Stato contro il presidente Maduro. Eventualmente ricorrono a temi sentiti da parte dei venezuelani nonché sfruttati costantemente da parte della propaganda delle organizzazioni di opposizione e attraverso i media privati come l’insicurezza, l’inflazione e la difficoltà di acquisire alcuni beni di prima necessità.

Si protesta per l’insicurezza dando fuoco ai mezzi delle forze dell’ordine, distruggendo la sede del Ministerio Público. Si lamentano per la scarsità nell’approviggionamento dando fuoco ai veicoli della Rete pubblica di vendita e distribuzione come il Mercal e il Pdval.

Nuovamente, l’appello alla pace del Governo Nazionale e la maggioranza del popolo venezuelano – che affronta una durissima guerra economica caratterizzata dall’accaparramento e della speculazione – è omesso e i gruppi di assalto continuano a rifiutare il dialogo generando caos nelle zone dove l’antichavismo governa o ottiene più voti, come nella zona est della Città Capitale.

Sono gli studenti a protestare

La convocazione alle azioni di strada non proviene dal movimento studentesco, anche e vi partecipano alcuni studenti, la mobilitazione è promossa dal partito politico dell’ultradestra Voluntad Popular.

Non vi è alcun dubbio che studenti vi abbiano preso parte, ma ciò che caratterizza queste manifestazioni non è il movimento studentesco bensì i sostenitori della destra venezuelana, tra questi si fanno notare i gruppi addestrati all’estero per generare la violenza.

Repressione e tortura

La falsità delle repressioni si evidenza nel fatto che – di fronte all’assenza di questa – la destra si è trovata nella necessità di importare foto dei violenti scontri di piazza avvenuti altrove, come in Egitto, in Brasile, in Grecia, in Siria ed in Cile, e l’ha diffusa attraverso i social network ed altri media come «dimostrazione della repressione statale”, a questo scopo hanno potuto contare con il lancio di queste immagini di network interazionali come ABC, Tal Cual, El Nacional e El Mercurio ed altri.

A differenza del terrorismo di Stato, che ha imperato per 40 anni durante la IV Repubblica, quando sono stati assassinati, fatti sparire e torturati circa 3.000 persone, nella Rivoluzione Bolivariana ha prevalso il rispetto dei diritti umani.

Anche quando le azioni volente di strada mascherate da protesta hanno incluso la distruzione alle proprietà pubbliche e private: danni alle sedi del Ministerio Público, alla Dirección Ejecutiva de la Magistratura (DEM), del Ministerio de Transporte Terrestre, alle stazioni della Metro di Caracas, delle banche Venezuela e Provincial, le case dei governatori degli Stati Táchira e Aragua, l’incendio delle pattuglie del Cuerpo de Investigaciones Científicas, Penales y Criminalísticas (Cicpc), appartamenti e veicoli di persone in particolare, tra gli altri, i corpi di sicurezza statali hanno agito in accordo alla Costituzione e alle leggi vigenti. Non esiste alcun elemento che dimostri il contrario.

Rispetto alle ipotesi di tortura dei manifestanti, persino la conosciuta ONG Programa Venezuelano de Educación-Acción en Derechos Humanos (Provea) -finanziata dagli USA – conferma l’assenza di casi di tortura.

I manifestanti sono pacifici

Le distruzioni, registrate in video ed immagini, con pietre, bombe molotov, fatti violenti che hanno generato morti e feriti, fanno sì che questo argomento cada di per se stesso.

Il motivo della mobilitazione è violento: far cadere un governo democraticamente eletto, in base a richieste generali come il miglioramento della sicurezza dei cittadini.

D’altra parte, si esprime un chiaro rifiuto al dialogo con il Governo Nazionale, poiché lo disconoscono e non lo rispettano.

Sono stati violati diritti fondamentali come la libera circolazione e la sana convivenza. Persino il sindaco oppositore di Chacao (Est di Caracas), Ramón Muchacho, ha denunciato che «da diversi giorni, gli abitanti di questo municipio soffrono per il fumo dovuto all’incendio di qualsiasi tipo di cose nelle strade».

Questo giovedì 20 febbraio, i gruppi violenti hanno impedito la circolazione dei venezuelani che volevano raggiungere il cimitero dell’Est, a Caracas, per partecipare alla sepoltura del cantautore venezuelano, Simón Díaz.

Non c’è libertà di espressione

Questa menzogna è ripetuta migliaia di volte – in maniera contraddittoria – gridata di fronte alle telecamere delle televisioni, delle agenzie e di altri media pubblici e privati, nazionali ed internazionali.

Nei social network la chiamata alla violenza e alla morte del presidente è espressa senza problemi, foto e commenti circolano liberamente sui muri virtuali e concreti.

Le agenzie internazionali coprono tutte le manifestazioni, i media nazionali anche, il principale canale dello Stato, Venezolana de Televisión (VTV), è assediato da giorni, pietre, spari, espressioni di disprezzo sono scagliate contro la sede di Caracas.

La libertà di espressione e la libertà politica, raggiungono il loro climax nelle strade di fronte alle guardie e ai poliziotti insultandoli e aggredendoli al passaggio di «una manifestazione pacifica».

Come nel 2002, i media sono attori politici e cassa di risonanza del colpo di Stato. Il titolo de El Nacional il passato martedì 11 febbraio è stato: «Rimarremo nelle strade fino alla caduta del governo». Molto simile a quello pubblicato l’11 aprile del 2002, in una versione straordinaria del giornale, dove si diceva: «La battaglia finale sarà a Miraflores”.

Inoltre, il titolo principale di questo giornale il 13 di febbraio, dopo la violenze che hanno causato due morti delle vicinanze della Fiscalía, è stato: «Manifestazione per la pace è stata attaccata da violenti».

I media internazionali non restano indietro, questo 19 di febbraio, El País di Spagna ha dedicato la foto centrale della sua prima pagina a Leopoldo López nella quale si descrive che «fu preso dalla polizia dalla mano dei suoi seguaci”, quando aveva accordato giorni prima con le autorità la sua volontà di consegnarsi alla giustizia. Si manipola, si mente.

La violenza conviene al Governo

Conviene ad un governo la distruzione delle istallazioni pubbliche e l’alterazione dell’ordine? La destra denuncia che le violenze sono generate da gruppi infiltrati del chavismo; però, quando i violenti sono fermati ed arrestati si esige subito la loro liberazione, altra contraddizione che evidenzia la menzogna.

L’appello alla violenza si può constatare nelle espressioni della destra in tutte le reti sociali e nell’appoggio che gli offrono i partiti ed i governanti di questa ideologia, convocando nelle strade la gente con una richiesta anticostituzionale: la dimissione immediata del governo democraticamente eletto.

Il governo del presidente Nicolás Maduro ha insistito nella chiamata alla pace, ha attivato il Plan de pacificación nacional e promuove il Movimiento por la Vida y la Paz, iniziative alle quali hanno aderito diversi settori della vita nazionale, inclusi sindaci e governatori oppositori, che si sono riuniti con l’esecutivo.

Altro aspetto evidente è che la violenza avviene nelle zone dove l’opposizione ottiene maggiore appoggio, a Caracas le guarimbas avvengono nell’Est della città. I settori popolari non partecipano a questi gruppi di assalto.

Ana Navea AVN 20/02/2014 16:02
[Si ringrazia Mario Neri per la segnalazione – Trad. a cura di ALBAinformazione]
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