Caracas: la MUD di nuovo in piazza

di Geraldina Colotti – Il Manifesto

21feb2014.- «Se vogliono con­ti­nuare a bat­tere sulle pen­tole, gli con­si­glio di com­prarne una di acciaio per­ché la rivo­lu­zione durerà ancora molti anni». Così il pre­si­dente vene­zue­lano Nico­las Maduro ha com­men­tato il per­si­stere dei «cace­ro­la­zos» da parte dell’opposizione. Nei quar­tieri bene all’est della capi­tale Cara­cas, le bat­ti­ture di pen­tole fanno da colonna sonora alle deva­sta­zioni messe in atto dai set­tori oltran­zi­sti della pro­te­sta, ini­ziata lo scorso 12 feb­braio: cas­so­netti e pneu­ma­tici bru­ciati, auto­bus e metro­po­li­tane deva­state, bloc­chi stra­dali, scon­tri not­turni con la poli­zia, che risponde con lacri­mo­geni. Bilan­cio: 8 morti, 137 feriti e 80 fermi.

«Ma la gente tran­quilla comin­cia ad averne abba­stanza della puzza di fumo, delle moto potenti che scor­raz­zano e magari spa­rano — dice al mani­fe­sto Rodrigo, un abi­tante di Los Cor­ti­jos, quar­tiere pre­va­len­te­mente di oppo­si­zione – l’altra sera, un gruppo che orga­niz­zava una veglia di pre­ghiera sotto le fine­stre non ha gra­dito l’arrivo di una tren­tina di gio­vani con spran­ghe come quelli che hanno asse­diato la Tv nazio­nale qui vicina». Di giorno, gruppi di stu­denti – sem­pre meno nume­rosi – mani­fe­stano vestiti di bianco mostrando fiori dello stesso colore e car­telli con­tro «la dit­ta­tura cubano-venezuelana» e la «repres­sione». Di notte, le bande pro­vo­cano incendi e devastazioni.

La situa­zione sem­bra più cao­tica in alcune grandi città di pro­vin­cia come Mara­caibo, San Cri­sto­bal o Valen­cia. Nel Tachira, ai con­fini della Colom­bia, il governo ha inviato gruppi di para­ca­du­ti­sti denun­ciando l’entrata di para­mi­li­tari. Nel Zulia, ieri sono state seque­strate 60 ton­nel­late di ali­menti e arti­coli per l’igine per­so­nale e 40 vei­coli desti­nati al mer­cato nero. L’ennesimo capi­tolo della «guerra eco­no­mica», secondo il governo, che ha anche mostrato cen­ti­naia di moto di grossa cilin­drata, seque­strate durante le pro­te­ste e ora messe all’asta. Maduro ha nuo­va­mente fatto appello al «popolo cosciente e orga­niz­zato», annun­ciando l’istituzione di «com­mando popo­lari anti­golpe in ogni fab­brica, in ogni cen­tro di lavoro, in ogni quar­tiere, in ogni uni­ver­sità».

«È in corso un ten­ta­tivo di desta­bi­liz­za­zione vio­lenta del paese — ha dichia­rato Igna­cio Ramo­net, diret­tore del Diplo spa­gnolo — Una pic­cola mino­ranza, in base a una pro­te­sta stu­den­te­sta senza vere riven­di­ca­zioni e appog­giata dai grandi media ha sca­te­nato una serie di vio­lenze che hanno pro­vo­cato morti, feriti e danni. Il Vene­zuela — ha con­ti­nuato — non è nuovo a que­ste crisi, pro­vo­cate dall’opposizione interna con appoggi esterni».

Una crisi che fa leva su pro­blemi reali — insi­cu­rezza e alta infla­zione — ma che mostra anche due visioni oppo­ste per affron­tarla, due pro­getti di paese. L’uno, quello del socia­li­smo boli­va­riano, basato sulla redi­stri­bu­zione della ren­dita petro­li­fera a favore delle classi non abbienti e sulla sovra­nità del paese rispetto al grande capi­tale mul­ti­na­zio­nale. L’altro, quello della Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud), che vor­rebbe un ritorno al neo­li­be­ri­smo e alle pri­va­tiz­za­zioni e al modello di gestione della IV Repub­blica. Certa stampa parla di «pri­ma­vere lati­noa­me­ri­cane» con­tro pre­sunte dit­ta­ture dei governi pro­gres­si­sti: dimen­ti­cando che, pur con tutti i suoi pro­blemi, il Vene­zuela non è il Cile di Pinera, in cui gli stu­denti hanno dovuto pro­te­stare per l’istruzione gra­tuita e con­tro le pri­va­tiz­za­zioni. Con­tro Maduro, le parti s’invertono: a scen­dere in piazza sono pre­va­len­te­mente stu­denti delle scuole pri­vate, il cui basso livello — hanno fatto notare alcuni pro­fes­sori — è evi­dente dal loro modo di scri­vere i mes­saggi con­tro «la dit­ta­tura vene­cu­bana». Il Vene­zuela non è nean­che il Bra­sile, dove gli stu­denti hanno pro­te­stato con­tro il caro tra­sporti e con­tro la repres­sione nelle fave­las. Quanto alla «dit­ta­tura», basta andare in una qua­lun­que edi­cola del paese per vedere a quale colore appar­tenga la mag­gio­ranza della stampa, oppure sof­fer­marsi sui risul­tati delle urne delle ultime 18 ele­zioni.

Quella che si sta gio­cando in Vene­zuela è una par­tita per la rap­pre­sen­tanza e per i ruoli all’interno della liti­gio­sis­sima Mud, che vor­rebbe pen­sio­nare Hen­ri­que Capri­les, ma non è del tutto con­vinta da Leo­poldo Lopez, il «duro» di Volun­tad popu­lar, ora agli arre­sti con l’accusa di aver diretto le vio­lenze di piazza. A soste­nerlo da vicino, Maria Corina Machado e Anto­nio Lede­zma, ani­ma­tori della cam­pa­gna per la «salida» (l’uscita) di Maduro dal governo con ogni mezzo, che oggi saranno di nuovo in piazza. Molti, però, si sono dis­so­ciati dalla via vio­lenta: a par­tire da Capri­les, che ha invece rilan­ciato la vec­chia tat­tica del «dividi et impera» all’interno del cha­vi­smo accu­sando Dio­sdado Cabello (pre­si­dente dell’assemblea) di essere die­tro ai cec­chini che hanno ucciso dei mani­fe­stanti in piazza: per far le scarpe a Maduro. «Gli si è ful­mi­nato il cer­vello», ha ribat­tuto quest’ultimo a Capri­les. E un gruppo di asso­cia­zioni e par­la­men­tari ha chie­sto per la terza volta al par­la­mento di togliere l’immunità a Machado, accu­sata di pren­dere ordini da Washington.

 

Chi controlla l’informazione internazionale del circuito oggi dominante?

di Manuel Pineda

I fascisti in Venezuela, insieme ai loro utili idioti, continuano a tirare la corda, rischiando che si rompa.

Costoro, che i “media civilizzati” come il Grupo PRISA o la CNN chiamano “la opposizione” stanno collocando fil di ferro nelle strade, all’altezza del collo dei motociclisti: in questo modo hanno decapitato un ragazzo di un quartiere operaio che circolava con la sua motocicletta per le strade di una urbanizzazione di classe media.
Non contenti, hanno anche aggredito la famiglia del ragazzo quando si sono recati sul posto, provocando in questo modo lo scontro tra il quartiere operaio e la zona ‘sifrina’.
Allo stesso modo hanno ucciso ieri una donna a Mérida.
Il Popolo Venezuelano sta oggi di nuovo chiamando a scendere nelle strade al fine di dissuadere “l’opposizione” fascista nei suoi intenti ad andare oltre, questo popolo sta agendo in maniera responsabile e molto disciplinata, nonostante ciò, i media internazionali continuano a raccontare il loro film, sotto dettatura dell’impero.
Se la corda continua ad essere tesa è possibile che si rompa, ed è quindi possibile che non dovranno più ricorrere a ridicoli montaggi fotografici. Questo popolo sa difendere i suoi interessi, e lo farà, costi quel che costi.
 __
Qui una raccolta di immagini estrapolate e decontestualizzate (albaciudad.org) e per manipolare l’informazione del circuito oggi dominante e gettare discredito sul Venezuela e la Rivoluzione Bolivariana 
[Si ringrazia per la segnalazione la UNADIKUM International Brigades] 

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